Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.
Parlare di Praga a volte é superfluo, la cittá magica lascia sempre a bocca aperta….
Uno dei numerosi video della cittá di Praga (copyright @prague.eu)
Sul seguente download si trova la mappa di Praga, in ottima definizione, che rappresenta un must per potersi orientare in cittá. Ulteriori informazioni operative sono a disposizione nel post di informazioni pratiche di Praga per potersi orientare.
Molto bello il video seguente che ci racconta Praga con immagini, parole e musica
copryright @prague.eu
I ragazzi di HONEST GUIDE hanno tantissimi video interessanti su YOU TUBE, e come dice il nome stesso, si sono dati come obbiettivo primario combattere le truffe disoneste perpetrate ai danni dei turisti. Sono molto bravi anche nei suggerimenti per godersi la cittá al meglio, senza spendere cifre enormi. Di seguito il loro video piú visualizzato.
Purtroppo non ho studi classici alle spalle, per cui mi avvicino alla letteratura ed alla poesia in modo poco organizzato, piú per voluto caso.
Recentemente mi é capitato di leggere in ceco i primi passaggi della poesia Máj (maggio) del poeta Mácha, e sará forse per il periodo dell´anno, o per questa strana sensibilitá che si porta dietro questo difficile periodo, che questi versi mi hanno emozionato.
Era la tarda sera – il primo maggio – il seral maggio, tempo d’amor, quando le colombe si chiamano tubando, là dove intorno odora il pin selvaggio. Bisbigliava d’amor la silenziosa borraccina e mentia d’amore il duolo l’albero in fior; cantava l’usignolo alla rosa il suo amore e della rosa per lui l’amore in un sospiro auliva. Il lago terso tra gli arbusti ombrosi suonava sordo di dolori ascosi e tutto intorno lo stringea la riva: i chiari soli d’altri mondi intanto vagavan per l’azzurro come pianto d’amore. E i loro mondi ammaliati come al tempio salian dell’immortale amore, incontro all’universo astrale, fino a quando d’affetto fiammeggianti, in scintille spegnentisi mutati, s’incontravano come erranti amanti. La bella faccia della luna piena, chiara nel suo pallore e nel chiarore pallida, s’infiammò di roseo ardore, come amante che spia l’amante, appena nell’acque la sua immagine riflessa vide e languì d’amore per se stessa. Sull’orizzonte un poco più lontano l’ombra tenue splendea delle cascine, fino a che ad abbracciarsi più vicine si fecero e il crepuscolo pian piano entro il suo oscuro grembo lo rinchiuse ed il bosco con loro si confuse. Più lungi ancora l´ombra si diffonde delle montagne; alla betulla il pino e la betulla al pino fa un inchino. Corrono a gara nel ruscello l’onde. In quest’ora d’amore un amor pieno ribolle ad ogni creatura in seno.
Per la veritá, in lingua ceca, questi versi hanno ovviamente un´altra sonoritá.
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Indagando nella storia di questo scrittore poeta, Karel Hynek Mácha, purtroppo morí giovanissimo, a soli 26 anni. Definito anche come poeta pessimistico, nell´intera sua opera piú importante – Máj – accanto ai temi romantici dell´amore e della passione pone la tragica storia di una famiglia (il bandito Vilém uccide il proprio avversario in amore -dell´amata Jarmila- che scopre poi essere il proprio padre, e viene condatto a morte).
Mácha pone le basi del ceco moderno e viene studiato in tutte le scuole locali.
Narrando questi eventi svolti nel mese di maggio, rafforza la tradizione del maggio mese dell´amore, molto sentita a queste latitudini (máj lásky čas).
Il lago Máchovo jezero, nel nord della Boemia, porta il nome in ricordo di questo artista.
A Praga, nei giardini di Petřín, esiste una statua in suo ricordo.
Si cammina come dei fantasmi, degli spiriti che nemmeno si vogliono guardare in faccia, ognuno assorto in un suo pensiero strano e incredulo – stammi lontano e non mi guardare – il respiro nella mascherina è pesante e affannoso.
A volte sembra che il tempo si sia fermato, al 12 marzo 2020, una beffarda storia di Kafka che si ripete continuamente e non trova fine.
Girando per le strade come un Hrabal senza birreria, in una delle sue frasi interminabili che girano e rimescolano, e ripartono dall’inizio.
Praga è surreale, in questo pomeriggio, che è sempre stato un giorno di festa, di turismo, di pomlázke e di uova colorate. Nulla di tutto questo, fatto salvo per i papaveri gialli in piazza San Venceslao.
Mentre le statue di Carlo IV e Jan Hus guardano il silenzio, dominato da San Venceslao sul cavallo, che nasconde la scritta „assieme ce la faremo“ sulla facciata appena ristrutturata del Museo nazionale, orgoglio di questa nazione e di questo popolo.
Jan Hus e la chiesa di Tyn
Carlo IV
La piazza Staroměstské náměstí, con l’orologio astronomico di Mistr Hanuš, e la chiesa di Tyn sembra osservare il silenzio di tutte le attività commerciali inesorabilmente ferme e vuote – la via Pařižská che ricorda un post war dream.
Il ponte Carlo è vuoto, senza persona, sembrano appena passati gli Svedesi nella Guerra dei trent’anni, uno sguardo al Castello e alla cattedrale di San Vito dove sventola la bandiera ceca, la collina di Petřín si sta riempiendo di verde come ogni primavera, mentre dal lato opposto si vede una scritta “ce la faremo” sull´Hanavský pavilon, mentre dietro, il metronomo è fermo immobile sdraiato a sinistra… il tempo si è davvero fermato, quando riprenderà?
La Moldava mormora in sottofondo, l’atmosfera è cupa ed angosciante, grazie al cielo plumbeo di questa solitaria passeggiata che mi lascia tanto amaro in bocca e cupi pensieri praghesi.
Quando finirà tutto questo? E poi ci domanderemo … ma è potuto davvero succedere tutto questo?
Ricordo che nell’estate dei primi anni Ottanta, arrivato dall’Italia per trascorrere il periodo estivo dai nonni, ritrovai i coetanei cecoslovacchi travolti dalla mania dei céčka, le piccole lettere (inizialmente le C, ma poi si aggiunsero anche altre lettere) in plastica, di svariati colori, che si incastravano tra loro. Non potei che adattarmi al fenomeno, iniziando una spasmodica ricerca di questa merce che allora era rarissima.
La “montagna” di céčka – un must degli anni Ottanta
Concepiti ancora negli anni 60, come catenella alla moda da abbinare alle minigonne, dopo un periodo iniziale di insuccesso, divennero improvvisamente un fenomeno moda negli anni Ottanta.
Possedere i céčka, possederne tanti, addirittura catene di svariati metri che producevano un suono di plastica simile ad un fruscio, era diventato uno status symbol tra i teenagers. Divenne anche merce di scambio tra i ragazzi, ed alcune letterine e colori rari, avevano un valore ovviamente maggiore.
Le catene di céčka
Si trattò di un fenomeno che rimase limitato ad un breve periodo di un paio di anni ma paradossalmente, pur in presenza di una economia socialista, la mancanza di prodotto in presenza di una domanda elevata portò alla nascita di vari produttori artigianali
Lo stesso Michal David – cantante ancora oggi molto famoso – che inizió la carriera negli anni ´80, ha una delle sue hit denominata „Céčka“, canzone dalla musica e dal testo diretto, che raccontano della ricerca dei céčka di negozio in negozio, ma vanamente, nonostante la disponibilità di denaro – con lo scopo di rendere felice la ragazza.
La hit anni Ottanta “Céčka” del cantante ceco Michal David
Prendo spunto da una segnalazione su Facebook, per inserire questo splendido video degli anni ´30, che ci mostra una Praga a colori, piena di automobili, tram e persone.
Si tratta di un breve filmato realizzato da James A. FitzPatrick, che fu un noto produttore, scrittore, direttore e narratore noto negli USA dai primi anni ´30, come „The Voice of the Globe“ dal suo Fitzpatrick´s Traveltalks.
La Praga degli anni ´30
È davvero incredibile osservare Piazza San Venceslao piena di automobili e tram, il Ponte Carlo con i marciapiedi al lato e la strada per le auto, la chiesa di Tyn, il castello di Praga – soprattutto se si considera il fatto che nell’arco di breve tempo, la Seconda guerra mondiale avrebbe portato tanta tristezza e desolazione in una nazione, la Cecoslovacchia, che veniva annoverata tra quelle all´avanguardia nel mondo intero.
La Valle di Ledro è oggi un luogo incantevole e ambita meta turistica in quanto si trova in prossimità della parte a nord del Garda, tra le alpi dolomitiche, in Trentino-Alto Adige. Agli albori della Prima guerra mondiale, questa valle aveva una posizione strategica al confine tra l’Impero Austroungarico e il Regno d’Italia. Nella primavera del 1915, quando l’Italia entrò in Guerra, tutto il Trentino si trasformò in un campo di battaglia.
La valle di Ledro in inverno
La popolazione civile fu spostata frettolosamente dalla prima linea, e in questo contesto nacque il connubio tra la valle di Ledro e la regione boema, ancora oggi ricordato come esempio di integrazione e accoglienza, in un periodo molto triste della storia europea.
Il 22 maggio 1915 oltre 11 mila civili originari di questa valle furono frettolosamente evacuati per decreto delle autorità con destinazione Boemia. Possiamo solo immaginare la disperazione e la rassegnazione di queste persone, che furono costrette a lasciare tutti i propri averi, le loro abitazioni, le proprie terre.
Numerosi racconti e testimonianze ricordano queste angosce, le difficoltà iniziali ad integrarsi con una popolazione, quella boema, di lingua completamente diversa, con usi, costumi e cibi diversi. Tuttavia, in breve tempo, l’umanità e la solidarietà tra le persone, ebbero il sopravvento e consentirono una convivenza serena di queste persone fino al termine del conflitto mondiale, avvenuto nel 1918.
I comuni della valle di Ledro hanno numerosi gemellaggi con i comuni cechi che furono interessati da questo esodo. Proprio i reciproci comuni interessati, hanno sottoscritto un accordo di collaborazione nel corso del 2008, che oltre a ripudiare la guerra, si propone di mantenere vivo il ricordo di quanto avvenne in quegli anni, esaltando lo spirito di accoglienza, rispetto reciproco, tolleranza e amore tra popoli che emersero da questo episodio. A tal fine, questo accordo, impegna i comuni aderenti ad un reciproco scambio culturale e istituzionale e sociale, volto a comprendersi reciprocamente e a rafforzare lo spirito di fratellanza europeo. Di seguito il recente video che ha interessato la cittá di Příbram ed i comuni del Ledro.
I comuni cechi interessati furono Buštehrad, Chynava, Doksy, Dřetovice, Nový Knin, Milin, Přibram, Ptice, Svárov, Železná, Všeň e Stříbro. Nella Valle di Ledro, si ricordano vari comuni e le cittadine con le denominazioni che ricordano proprio questo episodio storico: Piazza Millin a Tiarno di Sopra, Via Vsen a Tiarno di Sotto, Via Chynava a Bezzecca, Piazza Novy Knin a Locca, la Casa delle Associazioni Bustehrad a Lenzumo, il Birrificio artigianale Leder, il l Parco Giochi Doksy e Via Pribam a Pieve di Ledro, per concludere con Via Ptice a Mezzolago.
Il legame storico tra il Trentino e la Boemia ha tuttavia origine ancora nel Medioevo. Nel 1337, il Principe Vescovo il Boemo Nicolò da Bruna (da Brno) chiese e ottenne da Re Giovanni di Boemia l’aquila fiammeggiante sullo scudo di san Venceslao come simbolo del Principato di Trento.
Due luoghi sono dedicati al Legionari cecoslovacchi: il sentiero loro dedicato tra Nago – Malga Zures e Doss Alto e il Sacrario militare di Castel Dante a Rovereto – legato al Museo della Guerra, che custodisce numerosi cimeli del periodo bellico – dove si trovano le salme di oltre 20.000 soldati appartenuti agli eserciti italiano, austro-ungarico e alla legione cecoslovacca.
Sempre ndella zona del Ledro, si segnala inoltre il monumento al legionario Alois Storch a Riva del Garda, la statua di San Venceslao e via Legionari cecoslovacchi ad Arco, il Monumento ai Legionari cecoslovacchi a Prabi di Arco, il Cippo a ricordo del Comune di Svarov e Ptice a valle San Felice e la targa commemorativa dei Legionari cecoslovacchi a Brentonico.
La lingua ufficiale in Repubblica Ceca è il ceco. Lingua slava, del medesimo ceppo delle lingua polacca, slovacca ed in parte balcaniche, il ceco ha un vocabolario straordinariamente ricco, molte espressioni grammaticali particolari o alcune consonanti che spesso sembrano creare parole impronunciabili. Nei luoghi turistici (alberghi, ristoranti, monumenti, musei, gallerie, negozi e centri servizi) si parla in inglese, tedesco e, in casi eccezionali, anche in francese ed italiano.
A Praga si può comunicare in inglese o tedesco, ma salutando con Dobrý den [dobri den – buon giorno] non farete certo una brutta figura. Ringraziate con la parola děkuji [diekui – grazie].
Vocabolario
Buongiorno!
Dobrý den!
Ciao!
Ahoj!
Buona sera
Dobrý večer
Buona notte
Dobrou noc
Arrivederci
Na shledanou!
Addio
Sbohem
Per favore / Prego
Prosím
Permesso
S dovolením
Scusi
Promiňte
Gracie
Děkuji
Di nulla
Není zač
Sì
Ano
No
Ne
Entrata
Vchod
Uscita
Východ
Aperto
Otevřeno
Chiuso
Zavřeno
Attenzione
Pozor
Aiuto!
Pomoc!
Vietato fumare
Zákaz kouření. / Kouření zakázáno.
Ingresso vietato
Vstup zakázán
Ponte
most
Castello
hrad
Chiesa
kostel
Giardino
zahrada
Fiume
řeka
Negozio
obchod, prodejna
Piazza
náměstí
Stazione
nádraží
Fermata
stanice, zastávka
Via, strada
ulice
Teatro
divadlo
Città
město
Sono Italiano
Jsem Ital
Non capisco
Nerozumím
I mezzi pubblici e TAXI a Praga
Non escludete a priori i mezzi pubblici che rientrano nella MHD (městská hromadná doprava – il servizio comunale dei trasporti cittadini): la metrò funziona molto bene ed è solo di tre linee, per cui orientarsi non dovrebbe essere complicatissimo… anche i tram, caratteristici, sono puntualissimi e velocissimi, così come le linee di autobus che circolano per Praga.
Il biglietto si compra presso un normale giornalaio, oppure nei sottopassaggi dei metrò si trovano i rivenditori automatici. In alcune stazioni, quelle maggiormente frequentate del centro, ci sono anche veri e propri sportelli adibiti. Esistono anche applicazioni per smart phone, che consentono di fare biglietti immediati, così come è possibile fare biglietti tramite SMS (in tal caso però occorre avere un numero di telefono locale).
La tariffa minima è quella di 24 CZK, ed è un biglietto che ha una durata di 30 minuti.
Standard è 36 CZK, per un’ora e mezza.
Vi sono anche diverse forme di abbonamento giornaliero/periodico per turisti.
Gli abbonamenti più gettonati dai residenti, sono quelli annuali, trimestrali e mensili.
I biglietti sono uguali per metro, tram e autobus a condizione che resti nella tariffa cittadina denominata PID 0 (che comunque abbraccia tutto il comune della città di Praga). Sempre nell’arco cittadino, valgono anche per i treni locali.
Per determinate categorie sono previste agevolazioni (studenti, bambini entro i 6 anni, portatori di handicap, …) e peri pensionati over 70 anni il viaggio è gratuito.
TAXI A PRAGA
Non è consigliato prendere il taxi “al volo” per strada, le tariffe applicate, specie per gli stranieri, sono spesso delle vere e proprie fregature, meglio chiamare il centralino di servizi provati e attendere qualche minuto prenotando il taxi.
Ci sono inoltre diverse applicazioni per smart phone, che funzionano bene e sono in grado di determinare la tariffa indicativa a priori, durante la prenotazione. Io personalmente utilizzo la app Liftago, che mi soddisfa ampiamente.
A Praga esiste anche Uber, oltre che un servizio similare denominato Bolt. Non sono veri e propri taxisti, e proprio per questo motivo, spesso sono più economici.
Attenzione anche ai taxi che vi chiamano in albergo o al ristorante, spesso sono più cari, e l’hotel o ristorante posso avere anche la provvigione. Discorso a parte meritano i taxi che sono in aeroporto: dato che la ditta che ha il diritto di avere i taxi in prima linea all’aeroporto ha vinto l´appalto che viene indetto periodicamente, le tariffe, pur essendo fisse, sono piuttosto elevate.
I principali servizi di taxi hanno siti web, oltre che alle menzionate app, dove è possibile interagire, prenotare ed avere indicazioni sul costo della tratta. Le tariffe che si applicano possono essere anche inferiori ai massimi di legge (come riferimento indicativo: la tariffa cittadina massima per emanazione comunale è di 28 corone per chilometro, salita in auto 40 CZK – solitamente).
Eccone di seguito alcuni contatti, ma è davvero impossibile essere esaustivi essendoci un mercato delle licenze per taxi sostanzialmente libero:
AAA TAXI – Tel. 14014 (ceco inglese)
Mody Andel – +420737222333 (ceco inglese)
Tick Tack (le audi bianche) – Tel 14222 (ceco e inglese)
Liftago
COME ARRIVARE DALL´AEROPORTO AL CENTRO CON I MEZZI PUBBLICI
Il bus numero 119, che transita ogni 5-10 minuti, consente di raggiungere la fermata del metrò verde denominata Veleslavín, e poi tramite la linea verde è davvero semplice raggiungere il centro città.
Il percorso è lo stesso dal centro all’aeroporto, prima la linea A fino alla fermata di Veleslavín e poi il bus 119 che fa diverse fermate.
Il terminal corretto, per l’Italia, è il numero 2. Se invece la destinazione è extra UE, occorre andare al terminal 1. Sono comunque terminal limitrofi, dove lo spostamento a piedi richiede pochi minuti. Da evitare il terminal 3 che è solo cargo.
Esiste anche un ulteriore bus, il numero 100. In questo caso, la direzione del bus è verso la periferia ovest della città di Praga, ed arriva alla fermata di Zličín, tramite la quale è possibile prendere la linea gialla del metrò, o linea B. I tempi di percorrenza sono superiori al bus 119 e non conoscendo la città, ci si potrebbe perdere facilmente l’orientamento.
Un buon motivo per utilizzare i mezzi pubblici ed i taxi a Praga e pick up service
ATTENZIONE: tolleranza ZERO sull´alcool alla guida e la Polizia é praticamente incorruttibile e molto severa. Pertanto, se avete un´auto da portare a casa, ed avete alzato il gomito, a Praga esistono diversi servizi di pick up (in pratica arrivano due persone in taxi ed una guida il vostro mezzo). Sono servizi ottimi per evitare problemi, e negli anni sono divenuti molto affidabili. I principali operatori sono Modry Andel (V. contatto sopra), Rychlé želvy e SOS drink.
Da qualche tempo mi ero ripromesso di studiare meglio la questione della privatizzazione delle imprese appartenenti allo Stato, che avvenne in Cecoslovacchia, poi solo in Repubblica Ceca, negli anni ´90, sia perché spesso avevo percepito da varie fonti che si fosse trattato di un grande raggiro che ha arricchito poche persone, sia perché non mi ero mai soffermato a fondo sui motivi che avevano portato a questo processo economico.
Definizione della kuponova privatizace
Punto di partenza, come spesso accade, è Wikipedia: la Kuponová privatizace (ovvero privatizzazione tramite cedole) rappresenta un metodo di privatizzazione in base al quale i cittadini di uno stato hanno la possibilità di acquistare a prezzi molto bassi, a volte anche gratuiti, dei libretti di voucher, tramite i quali sono poi possibile acquisire la proprietà di quote in imprese statali designate alla privatizzazione.
Il contesto politico, sociale ed economico dopo il 1989
I rapidi eventi che portarono alla dissoluzione del blocco sovietico non consentirono un graduale passaggio dall´economia a conduzione centralizzata statale a un’economia privata, e questo fu il principale problema dei politici coinvolti. Non esisteva una classe di cittadini con una capacità economica sufficiente a potersi misurare in un ambiente internazionale concorrenziale, le persone avevano mediamente scarse attitudini imprenditoriali, dall´altra parte lo Stato non era più in grado di farsi carico della programmazione economica del paese, era necessario ricorrere a stratagemmi anche radicali, volti alla privatizzazione delle imprese di Stato, stando attenti, dove possibile, di non svendere l´intero patrimonio a imprese straniere. Questi, i timori principali dei politici ed economi del periodo. Con il senno del poi, furono timori fondati, e come risaputo, in diversi casi, le strategie di privatizzazione, portarono al risultato opposto rispetto a quello atteso.
Le ondate di privatizzazione tramite cupon
Le basi per procedere a questa forma di privatizzazione, furono due nuove
normativa varate giá nel 1990: la legge sulle società per azioni e fondi num.
104/1990 e la legge sulle attività imprenditoriali libere dei cittadini, legge
n. 104/1990 (zákon o akciových společnostech a fondech (IPF) č. 104/1990
Sb. a zákon o soukromém podnikání občanů č. 104/1990 Sb).
La Kuponova privatizace fu concepita in Cecoslovacchia – e poi in seguito solo in Repubblica Ceca a dopo la scissione del 1993 della Repubblica Slovacca – da un gruppo di politici ed economi provenienti dall´Istituto di prognosi ČSAV, governato dal Ministero della Scienza. I principali fautori di questa procedura di privatizzazione furono Dušan Tříska, Tomáš Ježek e Václav Klaus. Specie l´ultima figura, è da considerarsi uno dei principali politici che abbia governato nel ventennio successivo alla Rivoluzione di Velluto, ricoprendo il ruolo di Ministro delle Finanze, di Premier e di capo del partito ODS, divenendo anche Presidente della Repubblica per due mandati fino al 2013.
La prima ondata di privatizzazioni di questo tipo risale al 1992,
nell´allora Cecoslovacchia stato federale, tramite la vendita dei libretti
voucher, prezzo minimo d’investimento 1.000 corone ceche. Parteciparono
complessivamente 8,5 milioni di cittadini cecoslovacchi e furono privatizzate
2.352 società, di cui 487 in Slovacchia. I voucher offerti rappresentavano 450
milioni di azioni, del valore di 1.000 corone cecoslovacche ciascuna. A questa
prima collocazione, parteciparono 265 fondi privati di investimento cechi e 164
slovacchi.
Nel 1994, partì la seconda ondata di privatizzazioni per coupon, che
interessò solo la Repubblica Ceca. Furono organizzati sei turni dal mese di
marzo fino a dicembre cui aderirono 6,2 milioni di cittadini cechi. I fondi
privati d’investimento che si presentarono furono ben 349.
Ogni cittadino adulto poteva acquistare un libretto di cupon del
valore 35 corone ceche ed un bollo da
1.000 corone. Il libretto di cupon comprendeva 10 voucher da 100 punti. In questo
modo, si diventava titolari di queste cedole d’investimento che potevano essere
utilizzate per l´acquisto delle azioni nei vari turni, ai prezzi stabiliti
dallo Stato.
Fu consentita l´entrata nella procedura di privatizzazione ai fondi d’investimento
dal secondo turno, con un meccanismo di partecipazione particolare: se la
domanda non superava l´offerta, allora le azioni venivano effettivamente
trasferite ai nuovi acquirenti, se la domanda superava l´offerta, allora le
azioni non venivano trasferite a nessuno degli offerenti, e venivano in
automatico spostate al turno successivo. Qualora fossero restate azioni alla
fine dei turni stabiliti, queste sarebbero state fatte passare (e, di fatto, lo
furono) a favore del Fondo dei beni nazionali (Fond národního majetku).
Furono comunque collocazioni di successo, nella prima ondata, il 7,2% delle
azioni offerte non fu collocata, nella seconda, il 3,7%.
Trovarono ampio spazio, come si può intuire dai numeri sopra riportai, i
fondi d’investimento privati, tra cui è spesso menzionato l´Hardvarský
investiční fond che prometteva lauti guadagni agli investitori e consentì al
discusso imprenditore Viktor Kožený, il controllo di oltre 50 aziende
privatizzate dal valore di decine di miliardi di corone.
Scavando nella storia dei miliardari cechi – tra cui anche il ceco più ricco secondo le statistiche Forbes, Petr Kellner, accanto alla figura di imprenditori di successo come Radovan Vítek e Pavel Tykač – si può facilmente capire che la loro ricchezza deriva in gran parte da queste operazioni di privatizzazione tramite cupon, che consentirono l´accumulo d’ingenti ricchezze in tempi rapidi.
Le critiche a questo sistema
E´ opinione diffusa, che i meccanismi legali di protezione previsti dalla normativa di allora, furono insufficienti e portarono a vari raggiri e frodi, fino ad arrivare addirittura al c.d. tunelovani, ossia lo svuotamento sistematico delle aziende per poi privarle di tutti i beni portanti. Si cita spesso la frase “krádež století”, che tradotta letteralmente vuol dire “furto del secolo”. Una delle principali critiche considera che nell´allora sistema giuridico, non si prevedeva la tutela degli azionisti di minoranza, per cui in svariati casi, molti azionisti si ritrovarono in mano con azioni che valevano in pratica zero poiché le imprese cui partecipavano, erano state completamente depredate.
La grande e la piccola privatizzazione
La privatizzazione tramite questo sistema di cupon, che rientra nella c.d.
“velká privatizace” – grande privatizzazione – interessa solo una parte delle
imprese statali.
Sempre nell´ambito della grande privatizzazione, rientrarono anche le
vendite dirette a soggetti prescelti e interessati (procedura che interessò le
aziende più performanti e concorrenziali sul mercato), le offerte pubbliche e
la trasformazione delle imprese in società per azioni, per poi successiva
collocazione.
Risale al 1991, e termina nel 1993, il primo procedimento di
privatizzazione tramite aste, dove furono collocate 24 mila piccole attività, denominata
“malá privatizace” – piccola privatizzazione, che interessò principalmente le
attività legate ai servizi.
L´altro sistema utilizzato per privatizzare fu possibile tramite le c.d. restituzioni e la normativa correlata varata nel 1991: le restituzioni d’imprese e immobili ai legittimi proprietari o successori delle persone che nel dopoguerra si videro espropriare in virtù della nazionalizzazione imposta dal regime. Ancora oggi, sono di attualità le restituzioni alla Chiesa cattolica, per le quali la normativa fu varata solo nel 2012.
Capita spesso di sentire delle frasi, oppure dei post o degli articoli, che lasciano intendere che la Rivoluzione di Velluto Cecoslovacca, che ebbe inizio il 17.11.1989 e portò alla democratizzazione di un regime fino ad allora totalitario, fu frutto di una cospirazione programmata, di un complotto.
Quest’articolo ha lo scopo di riepilogare queste teorie, per quanto possibile di valutarne il fondamento minimo, ma soprattutto di dimostrare come queste teorie abbiano lo scopo di sminuire l´importanza di un evento storico che portò alla libertà di un popolo e pertanto sono decisamente quello che con i termini moderni di oggi viene definito come fake news.
Teoria cospiratoria 1 – Rivoluzione programmata a tavolino– La rivoluzione di velluto, viene definita di velluto in quanto non arrivò a scontri mortali, a carneficine e successivamente non ebbero luogo tribunali inquisitori volti a giudicare i membri dell´uscente apparato comunista. Proprio per questo motivo – recitano alcune teorie cospiratorie – è la dimostrazione che fu tutto programmato a tavolino.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 1 – In realtá, la rivoluzione ha inizio con uno scontro molto violento nella via Narodni Třída di Praga, tra gli studenti e le forze dell´ordine che per l´occasione presentano anche milizie speciali appositamente addestrate. Il corteo studentesco fu circondato e gradualmente stretto nella morsa nella via chiusa. Fu solo fortuna che non vi furono morti o feriti gravi. Il sussegurisi degli eventi nei giorni successivi, ad iniziare dagli scioperi generali ed alle manifestazioni di piazza, cosí come le rapide dimissioni tra i membri politici e di partito, dimostrano che gli eventi non erano programmati a tavolino, ma furono il frutto di graduali accordi presi tra il Governo comunista ed i politici emergenti rientranti nel partito Občanský forům. Negli eventi di quel periodo, che interessarono anche gli altri paesi del Patto di Varsavia, fu decisivo il fatto che l´Unione Sovietica non fosse in grado di intervenire, evitando situazioni che si erano giàverificate in precedenza nel 1956 (Ungheria), 1968 (Cecoslovacchia) e negli anni 80 in Polonia.
Teoria cospiratoria n. 2 – teoria di Miroslav Dolejš – il passaggio del regime fu programmato con largo anticipo, e gestito da alcuni figli di comunisti che hanno potuto studiare all´estero, dagli ebrei e da alcuni massoni. Vaclav Havel non fu che un burattino e Charta 77 non fu che una prima programmazione nell´intento di arrivare alla rivoluzione pilotata.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 2 – Anche in questo caso, questa teoria non ha alcun fondamento.
Gli stessi gerarchi di partito furono sorpresi dagli eventi e dalla rapida caduta del regime. Certamente, era del tutto naturale che le persone istruite seppero approfittare delle opportunitá che la nuova situazione offriva, tuttavia, sostenere che vi fosse una cospirazione programmata a priori, é veramente poco improbabile. Come in tutte le situazioni, anche in altre parti del mondo, le cospirazioni sono frutto degli ebrei, considerati avidi e spregiudicati, e dai massoni. Gli ebrei, nella Cecoslovacchia comunista non ebbero vita facile e non é immaginabile che organizzassero la cospirazione a priori. La massoneria durante il periodo nazista prima, e poi quello comunista, non é potuta esistere in Cecoslovacchia, pertanto, non esisteva pressoché alcun punto di riferimento che potesse capeggiare queste trame.
E´ indubbio, infine, che coloro che hanno sottoscritto il documento Charta 77, siano stati oggetto di ritorsioni politiche e controlli degli organi di sorveglianza della polizia segreta, al punto che alcuni esponenti furono anche imprigionati ed altri emigrarono clandestinamente. Sostenere che Charta 77 rientrasse tra gli strumenti programmati per arrivare alla caduta del regime stesso, é un misero tentativo di sminuire il gesto eroico dei segnatari. Parimenti, la figura di Vaclav Havel, non fu una figura di burattino, ma rappresentò la persona scelta dal popolo e non da possibili cospiratori.
Teoria cospiratoria n. 3 – i servizi segreti cecoslovacchi (STB) organizzarono il cambio di regime, con il benestare della CIA americana.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 3 – i servizi segreti cecoslovacchi (STB) furono sorpresi dal rapido susseguirsi degli eventi, al punto che é risaputo che molti documenti ritenuti compromettenti furono fatti sparire nel mese di dicembre 1989 e nei primi mesi del 90. Se avessero organizzato questo cambio di regime, avrebbero gestito la cosa molto piú tranquillamente, ed i documenti che sarebbero spariti sarebbero stati probabilmente molti di piú e soprattutto scelti per celare i nomi dei collaboratori – nomi che invece furono costretti a rendere pubblici negli anni a seguire e che tuttora sono accessibili.
Per quanto riguarda la CIA, la Cecoslovacchia é sempre stata un paese di confine e pertanto ancora oggi ritenuto strategico dai servizi segreti americani – e non solo – ma é altamente improbabile che potesse esistere una collaborazione con i servizi segreti cecoslovacchi su questo tema.
Teoria cospiratoria n. 4 – i servizi segreti cecoslovacchi (STB) manipolarono la manifestazione del 17 novembre 1989 volutamente, per creare scontri ed avviare rapidamente un passaggio del regime.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 4 – non vi é alcun dubbio che i servizi segreti cecoslovacchi avessero delle persone infiltrate nella manifestazione organizzata dagli studenti in occasione dei cinquanta anni dalla morte dello studente Opletal per opera del regime nazista. Giá negli anni precedenti, i servizi segreti infiltravano persone nei movimenti studenteschi di protesta in modo sistematico. Tuttavia, questi infiltrati avevano prevalentemente il compito di osservare ed individuare i nemici di partito da arrestare o segnalare. Resta un dato di fatto, inoltre, che questa manifestazione vide una partecipazione massiccia inaspettata, anche da parte degli stessi organi di polizia.
Teoria cospiratoria n. 5 – Dopo la manifestazione del 17 novembre 1989 la stampa nazionale ed internazionale diede risalto alla morte di uno studente, di nome Martin Šmid, che sarebbe rimasto ucciso durante gli scontri. La notizia nei giorni successivi si riveló infondata, ma fu dato risalto a questa fake news per condizionare la pubblica opinione.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 5 – nelle ore successive agli scontri sulla via Narodní, si diffuse effettivamente la notizia della possibile morte di Martin Šmid, studente della facoltá di Matematica alla Karlova Univerzita di Praga. Sarebbe stata la portinaia dello studentato di Praga Troja, la signora Drahomira Dražská a diffondere questa notizia. Una persona effettivamente restó a terra dopo gli scontri, ma in seguito si scoprí che si trattava di un infiltrato dei servizi segreti STB il tenente Ludvík Zifčák, con nome operativo Martin Ruzicka, che rimase a terra svenuto per alcuni minuti a seguito di una botta alla testa e poi venne caricato in ambulanza. Varie speculazioni, nei mesi successivi, lasciavano intedere che il tenente Zifčák abbia finto lo svenimento appositamente, ma si sono poi dimostrate infondate anche per testimonianza delle persone coinvolte.
Teoria cospiratoria n. 6 – i membri del partito cecoslovacco hanno programmato a priori la rivoluzione di velluto, delegando all’avvocato Martin Čalfa il ruolo di mediatore.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 6 – L’avvocato Marian Čalfa fu il personaggio che effettivamente si sedette al tavolo della trattativa a quattr’occhi con Václav Havel il giorno 15 dicembre 1989 con il mandato dei membri del consiglio. Selezionato certamente per le sue doti strategiche e organizzative, Čalfa portó il consiglio comunista alla nomina (senza alcuna opposizione) di Václav Havel come Presidente della Cecoslovacchia il giorno 29 dicembre 1989.
Se il passaggio di regime fu “di velluto”, un grande merito deve essere dato a questa persona, che consentí un civile passaggio di potere, anche con lo scopo di non arrivare a condannare completamente il regime uscente. In sostanza, il regime si era accorto dell’impossibilitá di fermare la rivoluzione democratica in corso, e pertanto fu costretto ad accettare questo passaggio di potere. Alcune membri comunisti, considerati scomodi e contrari a questa posizione, si erano piú o meno volontariamente dimessi dal partito.
Nella valutazione complessiva degli eventi, occorre non dimenticare che comunque alle prime elezioni democratiche del 1990, il partito comunista ottenne comunque un 14% dei voti.
In conclusione, non ci sono elementi che fanno pensare ad una preorganizzazione di quanto accaduto.
Teoria cospiratoria n. 7 – La santificazione di Anežka Česká nominata tale dal Papa Giovanni Paolo II il giorno 12 novembre 1989 ha consentito il miracolo del cambio di regime.
Risposta alla teoria cospiratoria n. 7 – Credere nei miracoli divini è un fatto di coscienza individuale e di fede che non intediamo giudicare, ma non rappresenta un fatto oggettivo. Il ruolo della Chiesa cattolica in Cecoslovacchia é sempre stato piuttosto limitato negli ultimi secoli (prevalentemente puó aver interessato la regione della Moravia e della Slesia, non la Boemia) in quanto per motivi storici la Chiesa è sempre stata piuttosto distante dal popolo (si pensi all´eroe nazionale Jan Hus, bruciato come eretico, o al fatto che l´Impero Austroungarico fosse fortemente cattolico). Difficilmente questo evento púo aver condizionato il corso degli eventi.
Certamente, non é da sminuire il ruolo del Papa Giovanni Paolo II che negli anni Ottanta svolse un ruolo importante nei rapporti tra Occidente ed Oriente, costituendo un elemento importante nello scenario geopolitico di alcuni stati (come ad es. la Polonia). Tuttavia, per la Cecoslovacchia questo impatto non fu cosí significativo.
Per gran parte dei cittadini cecoslovacchi, la giornata del 17.11.1989 non si caratterizzava per peculiarità diverse rispetto ai consueti venerdì: ci si apprestava al week end autunnale, alle spese correnti per la famiglia, al viaggio per andare alla chata e fare i lavori in giardino antecedenti l´inverno. Il tempo quel giorno era tipicamente autunnale, temperatura poco sopra lo zero durante il giorno, cielo plumbeo. Nell´aria c´era l´odore del carbone, la fonte primaria per il riscaldamento. Quanto inquinamento nell´aria, era visibile agli occhi di tutti un graduale degrado della situazione ambientale negli anni ottanta: non era possibile non scorgere le chiazze di olio e sporcizia sul fiume Vltava (Moldava, n.d.r.).Certamente, gli avvenimenti degli ultimi mesi, dove si era diffusa la notizia di aperture di confini in Ungheria, e soprattutto le vicende di pochi giorni prima di Berlino (al 9 novembre si fa risalire la caduta del muro), stimolavano vari pensieri nelle menti delle persone. Era anche risaputo che il movimento avviato da Gorbaciov, la perestrojka, per riammodernare l´URSS, stava dando risultati scadenti e i russi si erano certamente impoveriti, mancando addirittura beni di prima necessità.
La gerontocrazia ceca degli anni Settanta e Ottanta, inoltre, si era sempre piú distanziata dalla realtá e dai cittadini, portando il popolo ad una situazione di apatia se non antipatia verso la classe che pretendeva di essere dirigente.
Come in molti eventi storici, durante un certo periodo di cambiamento, non sempre si colgono immediatamente le conseguenze di certe situazioni, e le correlazioni, che solo in seguito, a mente fredda, si riescono a ristabilire spesso trovando un filo comune.
Le notizie che tuttavia arrivarono dai media occidentali e dal passaparola, fecero capire la portata degli incidenti che avvennero nella via Narodni nelle ore serali di quel 17 novembre. Inizialmente non era chiaro se c´erano state delle vittime (i media occidentali parlarono a lungo di uno studente deceduto a seguito degli scontri), ma certamente fu chiaro che le forze di polizia speciali attuarono una violenta repressione della manifestazione degli studenti
che aveva la sola finalità di ricordare gli studenti trucidati e le repressioni avviate dal regime nazista cinquanta anni prima. In quella piazza c´erano solo dei ragazzi, senza armi, per quale motivo si attuó una repressione brutale?Nelle ore a seguire, il silenzio imbarazzante dei media di stato, le condanne burocratiche piene di paroloni di regime e l´inizio, nei giorni successivi, degli scioperi a cui seguirono le manifestazioni, l´arrivo del partito democratico Občanský Forum e naturalmente del prossimo presidente Václav Havel, dissidente a tutti gli effetti fino a quei giorni di novembre.
Questa fu la prima notizia ufficiale degli eventi del 17 novembre, che fu trasmessa solo il giorno 24.11:ri
L´aria autunnale stava arrivando per ribaltare certi dogmi che parevano intoccabili, il cittadino normale assistette a questi eventi, facendosi trascinare dall´entusiasmo, ma anche continuando il suo quotidiano, fatto di lavoro, di preoccupazioni per la famiglia, di una birra tra amici – attori felici di un vento nuovo, ma saldamente con i piedi per terra per non perdersi in inutili illusioni e attese.
In fondo, il sarcasmo e la disillusione ceca, avevano consentito di preservare l´identità nazionale anche nei momenti più bui.L´organizzazione della manifestazione del 17.11.1989 venne fatta tramite un volantino i cui contenuti sono riportati in questa immagine dal titolo “prendete con voi un fiore ed una candela!”