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I cittadini cecoslovacchi nel 1989 – ricordando la rivoluzione di velluto che ebbe inizio il 17.11.1989

Per gran parte dei cittadini cecoslovacchi, la giornata del 17.11.1989 non si caratterizzava per peculiarità diverse rispetto ai consueti venerdì: ci si apprestava al week end autunnale, alle spese correnti per la famiglia, al viaggio per andare alla chata e fare i lavori in giardino antecedenti l´inverno. Il tempo quel giorno era tipicamente autunnale, temperatura poco sopra lo zero durante il giorno, cielo plumbeo. Nell´aria c´era l´odore del carbone, la fonte primaria per il riscaldamento. Quanto inquinamento nell´aria, era visibile agli occhi di tutti un graduale degrado della situazione ambientale negli anni ottanta: non era possibile non scorgere le chiazze di olio e sporcizia sul fiume Vltava (Moldava, n.d.r.). Certamente, gli avvenimenti degli ultimi mesi, dove si era diffusa la notizia di aperture di confini in Ungheria, e soprattutto le vicende di pochi giorni prima di Berlino (al 9 novembre si fa risalire la caduta del muro), stimolavano vari pensieri nelle menti delle persone. Era anche risaputo che il movimento avviato da Gorbaciov, la perestrojka, per riammodernare l´URSS, stava dando risultati scadenti e i russi si erano certamente impoveriti, mancando addirittura beni di prima necessità. Come in tutti gli eventi storici, durante un certo periodo di cambiamento, non sempre si colgono immediatamente le conseguenze di certe situazioni, e le correlazioni, che solo in seguito, a mente fredda, si riescono a ristabilire spesso trovando un filo comune. Le notizie che tuttavia arrivarono dai media occidentali e dal passaparola, fecero capire la portata degli incidenti che avvennero nella via Narodni nelle ore serali di quel 17 novembre. Inizialmente non era chiaro se c´erano state delle vittime, ma certamente fu chiaro che le forze di polizia speciali attuarono una violenta repressione della manifestazione degli studenti che aveva la sola finalità di ricordare gli studenti trucidati e le repressioni avviate dal regime nazista cinquanta anni prima. In quella piazza c´erano solo dei ragazzi, senza armi, per quale motivo si attuo una repressione brutale? Nelle ore a seguire, il silenzio imbarazzante dei media di stato, le condanne burocratiche piene di paroloni di regime e l´inizio, nei giorni successivi, degli scioperi a cui seguirono le manifestazioni, l´arrivo di Havel. Questa fu la prima notizia ufficiale degli eventi del 17 novembre, che fu trasmessa solo il giorno 24.11: L´aria autunnale stava arrivando per ribaltare certi dogmi che parevano intoccabili, il cittadino normale assistette a questi eventi, facendosi trascinare dall´entusiasmo, ma anche continuando il suo quotidiano, fatto di lavoro, di preoccupazioni per la famiglia, di una birra tra amici – attori felici di un vento nuovo, ma saldamente con i piedi per terra per non perdersi in inutili illusioni e attese. In fondo, il sarcasmo e la disillusione ceca, avevano consentito di preservare l´identità nazionale anche nei momenti più bui.
L´organizzazione della manifestazione del 17.11.1989 venne fatta tramite un volantino i cui contenuti sono riportati in questa immagine dal tiolo “prendete con voi un fiore ed una candela!”

La forza del gesto – omaggio all´atleta Věra Čáslavská

Siamo nel 1968, alle Olimpiadi in Messico. Věra Čáslavská, la ginnasta cecoslovacca migliore al mondo, finisce prima nella disciplina del corpo libero a pari merito con l´atleta dell´URSS Petrikovova.

Durante l´inno sovietico, Věra abbassa la testa per non guardare la bandiera sovietica.

Si trattò di un chiaro gesto di protesta, istintivo, che rimase nella storia, in quanto tutto il mondo capí cosa stava comunicando. Per la ginnasta, tuttavia, si decretò la fine della sua carriera internazionale, a soli 26 anni.

Tichý protest

Rientrò in patria, ma il regime esistente la mise subito da parte, non consentendole più di competere a livello internazionale. Věra Časlávská rimase tuttavia un simbolo importante per i cecoslovacchi, pertanto anche il regime stesso, non fu in grado di oscurarla davanti alla pubblica opinione. Le fu consentito di accedere all´insegnamento della ginnastica, nel tentativo di portarla gradualmente al dimenticatoio.

„Quando arrivarono i carri armati, non sapevamo se avremmo potuto partecipare all´olimpiade. Il tutto era discusso tra Praga e Mosca e le comunicazioni furono molto intense. A un certo punto pareva che saremmo rimasti a casa, ma alla fine hanno capito che se fosse stato così, sarebbe stata ancora più chiaro l´orrore dell´occupazione, cosa che invece non desideravano. Breznev ci ha fatti andare. Fu un errore, poiché in Messico li misi in scacco (in ceco „dávat na frak“).

Era la mia motivazione morale, in quanto l´occupazione ci ha messi tutti in ginocchio, tutto il popolo, e per questo ho messo tutta la forza per dimostrare che non ci arrendiamo.“

Front foto

In realtà Věra era nell´occhio del mirino del regime, aveva infatti sottoscritto il c.d. „Manifesto delle due mila parole“, una carta nella quale si domandava pubblicamente un progresso nella democrazia dell´allora Cecoslovacchia.

Insegnante

Věra Čáslavská, nata a Praga il 3.5.1942. Nella sua carriera di ginnasta vinse 7 ori olimpici, 4 mondiali, 11 campionati europei. Dopo gli eventi sopra descritti, nel 1968 fu espulsa dalla squadra nazionale cecoslovacca. Le fu consentito in seguito l´insegnamento della ginnastica artistica. A cavallo tra gli anni settanta – ottanta, le fu permesso di andare in Messico dove rimase a insegnare ginnastica per tre anni. Rimase tuttavia sempre legata al suo paese, e non pensò mai di emigrare definitivamente. Dopo la rivoluzione di velluto del 1989, nel periodo dal 1990 al 1996 fu presidente del comitato olimpico cecoslovacco (divenuto poi dal ´93 comitato olimpico ceco) e nel periodo 1995-2001 fu anche membro del Comitato internazionale olimpico. Molto legata al presidente e drammaturgo Václav Havel – nel 1990 divenne consigliera del nuovo presidente democratico –  non ebbe una vita semplice anche dal punto di vista personale. Dal 1993 a seguito di alcune sfortunate vicende familiari, visse un periodo di forti depressioni che la costrinsero anche a vari ricoveri. Solo dopo sedici anni riuscì ad uscire dal tunnel della depressione ed a tornare attiva nella politica, sostenendo sempre le forze democratiche del paese. Morì a seguito di un tumore che le fu diagnosticato nel 2015.

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28.10.2018 – I 100 anni della Repubblica Cecoslovacca

In occasione del weekend a cavallo del 27 e  28. ottobre si sono svolti importanti festeggiamenti per commemorare il centenario della nascita della Repubblica Cecoslovacca.

Pur non esistendo piú la Cecoslovacchia, a seguito della separazione tra Cechia e Slovacchia dal 1.1.1993, il 28 ottobre rappresenta una giornata di festa nazionale che in Repubblica Ceca si festeggia regolarmente. E´ curioso invece il fatto che in Slovacchia questa festa non venga osservata – in via eccezionale, quest´anno, la ricorrenza centenaria é stata fissata per il giorno 30 ottobre, che coincide con il giorno della dichiarazione di Martin (Martinská deklarace), dichiarazione in cui il popolo slovacco dichiaró la propria autonomia e indipendenza aderendo al nuovo stato cecoslovacco.

Gli eventi sono stati ovviamente  numerosi. Ovunque si é ricordata la figura del primo presidente della repubblica, Tomáš Garrigue Masaryk. Masaryk, amato e riconosciuto ovunque, rappresenta – insieme a Václav Havel – la migliore espressione politica che il paese in cento anni abbia vissuto per i valori democratici e morali che ha saputo trasmettere alle future generazioni.

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Praga é stata visitata  dal presidente slovacco Kiska, dal premier slovacco Pellegrini, dal premier tedesco Merkel, dal presidente Macron. Accanto a questi nomi ecclatanti, sono state numerosissime le rappresentanze politiche degli stati europei e non solo.

Per l´occasione sono stati aperti al pubblico tutti i Ministeri e le istituzioni principali della cittá. Diversi concerti e spettacoli teatrali si sono tenuti per commemorare questi 100 anni.

Tra gli eventi mediatici piú interessanti, il videomapping trasmesso sul Museo Nazionale Ceco, in fondo a piazza San Venceslao dove in pochi minuti si ripercorre la storica cecoslovacca degli ultimi cento anni. Per l´occasione, il Museo nazionale é stato riaperto al pubblico dopo svariati anni di ristrutturazione. Si tratta di un gioiello ritrovato che domina la cittá di Praga. Un ulteriore video si trova al seguente link.

Praga, nel giorno di questa importante ricorrenza,  ha vissuto anche la parata militare piú imponente degli ultimi trenta anni. I principali corpi militari hanno sfilato per la via Evropská a Praga 7, oltre ai mezzi tecnici ed a rappresentanzi militari di altri stati (tra cui l´Italia con il corpo dei bersaglieri).

Gli artisti musicali cechi hanno pubblicato la canzone con video “za 100 let” – tra 100 anni. In ogni angolo del paese si sono svolti eventi, rappresentazioni, spettacoli teatrali per questa ricorrenza.

Una curiositá, nel 1918, l´Italia fu il primo paese che riconobbe la Cecoslovacchia come stato autonomo a testimonianza delle ottime relazioni storiche esistenti tra i due paesi.

Lunga vita alla Cechia ed alla Slovacchia!

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Václav Havel – il presidente del popolo

Václav Havel, drammaturgo e dissidente, viene nominato presidente della Cecoslovacchia sul finire del 1989, in piena rivoluzione di velluto.

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Di seguito, la traduzione del primo discorso del presidente, trasmesso dalle reti televisive e radiofoniche il 1.1.1990.

Intriso di spiritualitá, di sentimenti positivi e speranze, ancora oggi rappresenta un messaggio per le generazioni non solo ceche, ma di tutto il mondo, su come dovrebbe essere la politica e sui valori a cui forse si dovrebbe puntare per un un mondo migliore.

Cari concittadini,

Per quarant´anni in questa giornata avete udito dalle bocche dei miei predecessori, sotto varie forme, la stessa cosa: come la nostra nazione fiorisce, quanti altri milioni di tonnellate di acciaio abbiamo prodotto, come siamo tutti felici, come crediamo nel nostro governo e quali belle prospettive si aprono davanti a noi.

Presuppongo che non mi abbiate proposto a questa funzione affinché anche io vi mentissi.

La nostra nazione non fiorisce. Il grande potenziale creativo e spirituale dei nostri popoli non é sfruttato in modo significativo. Interi settori industrali producono oggetti di cui non vi é interesse, mentre non otteniamo ció di cu abbiamo bisogno.  Lo Stato, che si fa chiamare lo Stato degli operai, umilia e sfrutta gli operai. La nostra economia obsoleta spreca la poca energia che abbiamo a disposizione. La nazione, che una volta poteva essere orgogliosa dell´istruzione del proprio popolo, destina alla formazione cosí poco, che oggi occupa il novantesimo posto al mondo. Abbiamo rovinato la terra, i fiumi e le foreste, l´ereditá dei nostri predecessori, ed abbiamo oggi il peggior ambiente in tutta Europa. Le persone adulte da noi muoiono prima, rispetto alla maggioranza dei paesi europei.

 Permettetemi una piccola esperienza personale: mentre recentemente volavo a Bratislava, ho trovato il tempo durante i vari impegni, per osservare dal finestrino. Ho visto il complesso di Slovnaft e subito dopo  il grande quartiere cittadino di Petržalka. Quella visione mi é bastata per farmi capire che i nostri statisti e politici per decenni non hanno guardato o non hanno voluto guardare dai finestrini dei loro aeroplani. Nessuna lettura delle statistiche che ho a mia disposizione mi permetterebbe di capire più facilmente e rapidamente la situazione dove siamo arrivati.

Ma tutto questo, non é ancora il tema principale. La cosa peggiore e´ che viviamo in un ambiente morale marcio. Moralmente ci siamo ammalati, perche´ ci siamo abituati a dire qualcosa, ed a pensare diversamente. Abbiamo imparato a non credere a nulla, ad ignorare gli altri, a prendere cura solo di noi stessi. Termini come l’amore, l’amicizia, la compassione, l’umiltà e il perdono hanno perso la loro profondità e dimensione, e per molti di noi significano solo alcune peculiarità psicologiche, oppure si configurano come dimenticati saluti del lontano passato, piuttosto ridicoli nell´epoca dei computer e dei missili cosmici. Solo pochi di noi sono stati in grado di alzare la voce, che i potenti non dovrebbero essere onnipotenti e che le fattorie speciali, che per loro coltivano prodotti di qualitá ed ecologici, dovrebbero inviare i propri prodotti nelle scuole, negli orfanotrofi e negli ospedali, visto che da noi l´agricoltura, per il momento non puo´ offrire questo a tutti. Il regime esistente – armato della sua orgogliosa e intollerante ideologia – ha umiliato l´uomo a forza produttiva e la natura a strumento produttivo. In questo modo ha attaccato la loro stessa origine e le loro relazioni reciproche. Delle talentuose e capaci persone, geniali imprenditori della propria nazione, ha fatto delle viti di una macraba, opulenta,  rumorosa e puzzolente macchina, di cui nessuno sa quale sia il senso. Macchina che non riesce a fare altro che lentamente ma inesorabilmente autoconsumarsi ed a consumare tutte le proprie viti.

Parlando di un ambiente morale marcio, non parlo solo riferendomi ai signori che mangiano prodotti agricoli ecologicamente puliti e non guardano dai finestrini degli aerei. Parlo di noi tutti. Tutti ci siamo infatti abituati al sistema totalitario e lo abbiamo accettato come un fatto immodificabile ed in questo modo lo abbiamo mantenuto. In altre parole, tutti siamo – anche se chiaramente ognuno in modo diverso – responsabili dell´andamento della macchina totalitaria, nessuno di noi é solo vittima, ma tutti siamo contemporaneamente i corresponsabili.

Per quale motivo parlo di questo: non sarebbe molto saggio capire la triste ereditá degli ultimi quaranta anni, come qualcosa di sconosciuto, che ci ha lasciato un lontano parente. Viceversa, dobbiamo accettare questa ereditá come qualcosa che abbiamo commesso su noi stessi. Se lo accettiamo in questo modo, capiamo che é il compito di tutti noi farne qualcosa. Non possiamo dare la colpa di tutto ai precedenti governanti, non solo perche´ non corrisponderebbe alla veritá, ma anche perche´ potrebbe indebolire il dovere che oggi spetta ad ognuno di noi, il dovere di agire in modo autonomo, libero, ragionevole e rapido. Non sbagliamoci: il miglior governo, il miglior parlamento ed il miglior presidente, da soli non possono fare molto. E sarebbe profondamente ingiusto attendersi un rimedio generale solo da loro. La libertá e la democrazia implica la compartecipazione e pertanto corresponsabilitá di tutti.

 Se ne siamo consapevoli, immediatamente tutti gli orrori che la nuova democrazia cecoslovacca ha ereditato, cessano di essere orrori. Se ne siamo consapevoli, allora nei nostri cuori torna la speranza.

Per porre rimedio alle cose generali, abbiamo dove affidarci.  Gli ultimi tempi – e soprattutto le ultime sei settimane della nostra rivoluzione pacifica – hanno dimostrato quanta carica personale, morale e spirtuale ha il genere umano, e quanto la cultura civica sonnecchiava nella nostra società sotto la forzata maschera dell´apatia. Ogni volta che qualcuno categoricamente ha affermato che siamo stati questi o quelli, ho sempre obiettato che la società è una creatura molto misteriosa e che non è mai bene credere solo alla facciata che mostra. Sono contento di non essermi sbagliato. Ovunque nel mondo la gente si domanda in che modo, in quei deformati, umiliati, scettici e apparentemente non credenti a nulla, cittadini della Cecoslovacchia, ha preso bruscamente potere l´incredibile forza che in poche settimane ha portato in modo abbastanza decente e pacifico a scrollarsi di dosso e lasciarsi alle spalle il suo sistema totalitario. Noi stessi siamo sorpresi. E ci chiediamo: da dove i giovani che non hanno mai conosciuto altri sistemi, traggono il loro desiderio di verità, il loro amore del libero pensiero, la loro immaginazione politica, il loro coraggio civico e la saggezza civile? Come mai i loro genitori – esattamente la generazione che era considerata perduta – si sono uniti a loro? Com’è possibile che così tante persone abbiano capito immediatamente cosa fare, e nessuno di loro ha bisogno di consigli o istruzioni?

Penso che questa facciata piena di speranze della nostra odierna situazione abbia due principi: l´uomo prima di tutto non é mai solo un prodotto del mondo esterno, ma ha sempre la capacitá di elevarsi a qualcosa di superiore, anche se questa capacitá sia stata sistematicamente distrutta nel mondo esterno; ed in secondo luogo, i principi umanistici e democratici tradizionali, dei quali si e´spesso parlato, alla fine, nonostante tutto, nel subconscio del nostro popolo e delle minoranze nazionali dormivano ed in modo non apparente si trasferivano di generazione in generazione, in modo che nel momento opportuno ognuno di noi li ha trovati in sé stesso e li ha trasformati in azione.

Tuttavia, anche noi abbiamo dovuto pagare per l´odierna libertá. Molti dei nostri cittadini morirono nelle prigioni negli anni ’50, molti furono giustiziati, migliaia di vite umane sono state distrutte, centinaia di migliaia di persone di talento sono state espulse all’estero. I perseguitati furono quelli che durante la guerra salvarono l’onore delle nostre nazioni, quelli che resistettero al governo totalitario e quelli che riuscirono semplicemente ad essere se stessi ed a pensare liberamene. Non si dovrebbe dimenticare nessuna delle persone che abbia in qualche modo pagato per l´odierna libertá. I tribunali indipendenti dovrebbero valutare correttamente la possibile colpa di coloro che furono responsabili e rendere vera la verità completa sul nostro recente passato.

Non dovremmo inoltre dimenticare, che altre nazioni hanno pagato l´odierna libertá in modo ancora piú duro, e tramite questo hanno in qualche maniera pagato anche indirettamente per noi. Laghi di sangue che sono abbiamo visto scorrere in Ungheria, Polonia, Germania e recentemente in modo terrificante in Romania, cosí come i mari di sangue che hanno versato i popoli dell´Unione Sovietica, non devono essere dimenticati, prima di tutto perché ogni sofferenza umana riguarda ogni essere umano. Ma non solo questo: non si deve dimenticare perché questi grandi sacrifici sono il tragico sfondo della libertà di oggi oltre che della graduale liberazione delle nazioni del blocco sovietico, sullo sfondo della nostra libertà appena acquisita. Senza i cambiamenti in Unione Sovietica, Polonia, Ungheria e Repubblica Democratica Tedesca, sarebbe stato difficile per noi far accadere ciò che è accaduto e, se fosse accaduto, non sarebbe stato sicuramente con caratteristiche cosí belle e pacifiche.

Il fatto che abbiamo avuto condizioni internazionali favorevoli, non significa tuttavia, che in queste settiamane ci abbia aiutato qualcuno. Dopo secoli, in defintiva, i nostri due popoli si sono rialzati autonomamente, senza l’aiuto degli stati  più potenti o delle superpotenze. Mi sembra che questo sia il grande contributo morale a questo momento: nasconde la speranza che non soffriremo più del complesso di coloro che devono ringraziare sempre qualcuno per qualcosa. Ora tocca solo a noi, se questa speranza sarà soddisfatta e se a livello storico si risveglia in modo nuovo la fiducia civile, nazionale e politica, in noi stessi.

 L’autostima non è l’orgoglio.

Al contrario, solo una persona o una nazione nel senso migliore della parola autostima è in grado di ascoltare la voce degli altri, accettarli come uguali, perdonare i loro nemici e rimpiangere le proprie colpe. Proviamo a trasmettere tale fiducia in noi stessi come persone nella vita della nostra comunità e come persone nel nostro comportamento sulla scena internazionale. Questo è l’unico modo per ottenere rispetto per noi stessi,  e di conseguenza il rispetto reciproco degli altri popoli.

Il nostro stato non dovrebbe essere piú schiavo o parente povero di qualsiasi altro. Dobbiamo prendere molto dagli altri e imparare molto, ma dobbiamo farlo, dopo tanto tempo,  come partner alla pari, che hanno anche qualcosa da offrire.

Il nostro primo presidente ha scritto: Gesú, e non Cesare. Si ricollegava in questa maniera a Čelčický e Komenský. Oggi questa idea é tornata in vita. Oserei dire che forse abbiamo anche l’opportunità di diffonderla ulteriormente, introducendo un nuovo elemento nella politica europea e mondiale. Dal nostro paese, se vogliamo, si può irradiare il nostro amore per sempre, il desiderio di comprensione, il potere dello spirito e dei pensieri. Questi raggi possono essere esattamente ciò che possiamo offrire come nostro contributo unico alla politica mondiale.

Masaryk ha fondato la politica sulla moralità. Proviamo nei tempi moderni a rinnovare questo concetto nella politica. Insegniamo noi stessi e gli altri che la politica dovrebbe essere un’espressione del desiderio di contribuire alla felicità della comunità e non al bisogno di imbrogliare o violentare la comunitá stessa. Insegniamo a noi stessi e agli altri che la politica non può essere solo un’arte possibile, soprattutto se si intende l’arte della speculazione, calcoli, intrighi, accordi segreti e manovre pragmatiche, ma che può anche essere un’arte dell´impossibile, vale a dire l’arte di rendere se stessi e il mondo migliori.

Siamo un piccolo paese, eppure in passato siamo stati il crocevia spirituale dell´Europa. Perché non lo dovremmo diventare nuovamente? Non sarebbe un ulteriore fondamento, su cui poter ripagare l´atrui aiuto, di cui avremo bisogno?

La mafia domestica di coloro che non guardano fuori dai finestrini dei loro aerei e mangiano suini appositamente ingrassati, purtroppo vive ancora e occasionalmente muove le acque, ma non é  più il nostro principale nemico. Ancor meno lo é qualsiasi mafia internazionale. Il nostro più grande nemico oggi é rappresentato dalle nostre cattive caratteristiche. Indifferenza nei confronti degli affari generali, vanità, ambizione, egoismo, ambizioni personali e rivalità. In questi campi ci attende la nostra partita principale.

Abbiamo davanti a noi le libere elezioni e pertanto anche lo scontro preelettorale.

Non lasciamo che questa lotta sporchi il volto ancora puro della nostra meravigliosa rivoluzione. Impediamo che le simpatie del mondo, che abbiamo così rapidamente conquistato, in modo altrettanto rapido si perdano nei meandri degli squali del potere. Non lasciamo che sul desiderio di servire l´interesse generale, rifiorisca il solo desiderio di curare l´interesse personale del singolo. Ora non si tratta davvero di quale partito, club o gruppo vincerà le elezioni. Ora si tratta che all´interno di questi vincano- indipendentemente dalla loro legittimità- le parti migliore di noi nel senso morale,civile e politico. La politica futura e il prestigio del nostro Stato dipenderanno da quali personalità scegliamo e quindi voteremo di essere nostri rappresentanti nei nostri enti.

Cari concittadini!

Tre giorni fa sono divenuto, per espressione della vostra volontá, tradotto davanti dall’Assemblea federale, il presidente di questa repubblica. Quindi vi aspettate giustamente, che io menzioni i compiti che vedo come Vostro presidente dinnanzi a me.

Il primo di questi compiti è l´utilizzo di tutti i miei poteri e la mia influenza per arrivare tutti  rapidamente e dignitosamente alle urne in libere elezioni e che il nostro percorso verso questa pietra miliare storica sia gentile e e pacifico.

Il mio secondo compito è vegliare affinché accediamo a queste elezioni come due nazioni autonome e autentiche,  che rispettano gli interessi reciproci, l’identità nazionale, le tradizioni religiose ed  i propri simboli. Come Ceco, all’ufficio presidenziale, dove ho fatto un giuramento nelle mani dell´illustre ed a me vicino Slovacco, sento, dopo le varie amare esperienze passate degli slovacchi, un dovere speciale per garantire che tutti gli interessi della nazione slovacca siano rispettati e che non gli siano impediti in futuro gli accessi alle funzioni statali, ivi compresa la piú prestigiosa.

Come mio terzo compito, considero il sostegno a tutto ciò che porterà a una posizione migliore per i bambini, gli anziani, le donne, i malati, i lavoratori laboriosi, i membri delle minoranze nazionali e tutti i cittadini che stanno peggio di altri per qualsiasi motivo. Nessun cibo o ospedale migliore dovrebbe essere il privilegio dei potenti, ma devono essere offerti a coloro che ne hanno più bisogno.

In qualitá di capo delle forze di difesa, voglio essere garanzia, che la difesa del nostro stato non rappresenti  più per nessuno la scusa per abiurare audaci iniziative di pace, compresa la riduzione del servizio militare, l’istituzione di un servizio militare sostitutivo e l’umanizzazione complessiva della vita militare.

Nel nostro paese ci sono molti prigionieri che sono gravemente colpevoli e pertanto punti, ma che hanno dovuto passare attraverso – nonostante la buona volontà di alcuni investigatori, giudici e soprattutto di avvocati – la decadente giustizia che ha ridotto i loro diritti, e devono vivere nelle carceri, che non cercano di risvegliare il meglio di ogni uomo, ma, al contrario, umiliano dal punto di vista fisico e spirituale le persone. Alla luce di tutto questo, ho deciso di dichiarare un’amnistia abbastanza ampia. Incoraggio tuttavia i carcerati a capire che quaranta anni di cattive indagini, giudizi e incarcerazioni non possono essere rimossi da un giorno all’altro, e che capiscano che tutte le rapide previste future modifiche, richiedono comunque un certo tempo. Le rivolte non aiuteranno né questa società né loro stesse. Alla pubblica opinione domando di non temere i prigionierj liberati,  di non imbarazzarli nella loro vita e di aiutarli in senso cristiano dopo il loro ritorno, per ritrovare dentro se stessi ciò che non potevano trovare nella prigione: la possibilità di pentimento e il desiderio di vivere in modo corretto.

Il mio compito solenne é di incrementare l´autoritá della nostra nazione nel mondo. Sarei felice se altri stati ci considerino per quanto dimostreremo nella comprensione, tolleranza e amore verso la pace. Sarei lieto se, ancora prima delle elezioni, potesse visitare la nostra nazione – anche solo per un giorno – il papa Giovanni Paolo II ed il dalaj lama tibetano. Sarei felice se si rinforzassero i nostri rapporti amichevoli con tutte le nazioni. Sarei felice, se riuscissimo a instaurare ancora nel periodo preelettorale, dei rapporti diplomatici con il Vaticano ed Israele. Voglio contribuire alla pace anche tramite la mia breve visita di domani presso i nostri affini vicini. La Germania democratica e la Germania federale. Non dimentico nemmeno i nostri ulteriori vicini – i fartelli polacchi ed i sempre piu´nostri vicini ungherei e austriaci.

In conclusione sono felice di affermare che voglio essere presidente, che parlerá meno, ma lavorerá di piú. Il presidente che osserverá lieto dai finestrini del proprio aeroplano, ma anche quello che soprattutto sará presente tra i propri concittadini e saprá ben ascoltarli.

Forse vi domandate quale sia la repubblica che sogno.

Vi rispondo: sogno di una repubblica indipendente, libera, democratica, di una una repubblica prospera dal punto di vista imprenditoriale e contemporaneamente socialmente giusta, in breve, di una repubblica della gente, che é al servizio del singolo, e per questo che abbia la speranza affinché anche il singolo la serva. Di una repubblica di persone universalmente istruite, perché senza di queste non é possibile affrontare nessuno dei nostri problemi. Umani, economici, ecologici, sociali e politici.

Il mio predecessore piú importante inizió il suo primo discorso citando Comenius. Permettemi, che il mio primo discorso lo termini con una parafrasi delle sue stesse affermazioni:

Il vostro governo, gente, é tornato a voi!”

Gli italiani a Praga – il PCI, i partigiani ed altre vicende del secondo dopoguerra.

L´Europa, dopo la devastante II guerra mondiale, fu sostanzialmente spartita in zone di influenza tra le potenze vincitrici, gettando le basi dei patti militari (Nato e Patto di Varsavia) ed economici che presero concretezza a partire dagli anni 50.

La fine della guerra, non rappresento´ tuttavia un periodo di calma per i singoli stati europei: nuovi equilibri politici esterni e situazioni interne alle soglie della guerra civile, proseguirono anche negli anni successivi al 45.

La Cecoslovacchia nel 1948 vide definitivamente l´ascesa del partito comunista filosovietico. Ebbe inizio il periodo di progressiva imposizione dei diktat di regime con una emarginazione a volte anche violenta degli oppositori, mentre l´Italia, tra tante contraddizioni e problematiche socio economiche, dopo aver decretato la fine della monarchia, lentamente si avviava verso una repubblica parlamentare, non in grado di accontentare tutte le parti politiche.

La fine della guerra, aveva infatti portato in Italia un periodo di instabilitá sociale tipico dei cambiamenti di regime – da una parte i dirigenti e impiegati del periodo fascista, che comunque ricoprivano ancora ruoli istituzionali importanti, dall´altra tante persone che avevano abbracciato gli ideali socialisti-comunisti, che negli anni della guerra avevano combattuto come partigiani e in generale come oppositori. Le aspettative delle persone, delle varie fazioni erano diverse, e la disorganizzazione post bellica aveva portato a regolamenti dei conti, scontri fisici e tensioni in diverse parti d´Italia che poi diventarono oggetto di omicidi, arresti, processi e polemiche politiche molto aspre.

Il Partito Comunista italiano ricopriva un ruolo molto importante, era saldamente il secondo partito politico italiano, era in grado di esprimere dirigenti e politici preparati, forte di un consenso di massa solido. L´Unione Sovietica aveva interesse a sostenere questi partiti, l´organizzazione internazionale comunista che riguardava tutti i  partiti comunisti anche occidentali, prevedeva scuole di formazione che riguardavano non solo coloro che sarebbero poi divenuti i leader di partito, ma anche una formazione delle semplici persone, una sorta di indotrinizzazione agli ideali socialisti e comunisti. Il PCI raggiunse i primi degli anni ´50 un accordo con il Partito Comunista Cecoslovacco per consentire l´espatrio di vari esponenti (che in alcuni casi erano stati reputati colpevoli dalla giustizia italiana) e di giovani leve, sul territorio cecoslovacco, utilizzando anche falsi nomi e documenti. Si parla di centinaia di persone che arrivarono sul territorio cecoslovacco, specie nei primi anni cinquanta.

Lo scopo, oltre al preservare queste persone e proteggerle anche dagli effetti di una giustizia che non veniva ritenuta oggettiva,  era quello di creare anche una adeguata rete di informazioni che in qualche modo potesse essere utile anche in Italia. Contemporaneamente, la Cecoslovacchia, e in particolare Praga, era considerata paese di confine e pertanto non estremamente distante fisicamente dall´Italia.

Molte persone furono recrutate per lavorare a RADIO PRAGA, la radio antagonista di Radio Europa Libera. Alcune lavorarono anche al progetto radio di Oggi in Italia, la radio di propaganda diretta al popolo italiano. Altre andarono a lavorare nelle fabbriche statali e presso le cooperative agricole, affrontando situazioni di vita difficili.

Gradualmente, gli italiani espatriati rientrarono per la maggior parte in Italia negli anni successivi, al mitigarsi degli effetti del dopo guerra e della ripresa economica. Tuttavia, é certo che vi siano diverse decine di persone che decisero di restare in Cecoslovacchia, principalmente per il fatto che nel frattempo avevano creato famiglie ed i legami con l´Italia si erano affievoliti. Una figura di rilievo che spesso viene citata, oltre al politico Francesco Moranino che ha abitato a Praga per diversi anni tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, é il personaggio di Giulio Paggio, che visse e morí a Praga nel 2008, la cui storia é contraddittoria e fonte di diverse interpretazioni politiche.

Esiste una discreta letteratura su questi avvenimenti, a volte di parte. Un celebre romanzo é “Uomini Ex” di Giuseppe Fiori, che narra le vicende di italiani emigrati in Cecoslovacchia. Massimo Recchioni, scrittore e politico, ha pubblica diversi libri narrando le storie umane e politiche di diversi personaggi. Lo scrittore Rocco Turi ha ripreso le storie di questi partigiani emigrati, nel suo libro “Storia segreta del PCI. Dai partigiani al caso Moro”.

 

L´uomo destinato all´eliminazione – MUKL – Il Monumento alle vittime del Comunismo – Praga

M.U.K.L (můž určený k likvidaci) indica letteralmente l´uomo destinato all´eliminazione, una definizione che circolò nelle prigioni politiche cecoslovacche, presa direttamente dagli orrori del nazismo.

Sette statue in bronzo disseminate lungo una scalinata, sono l´opera realizzata dall´artista Olbram Zoubek, assieme agli architetti Zdenek Holzl e Jan Kerel, che mostra l´inquietante dissolversi dell´individuo – a memoria del progressivo annientamento dell´uomo generato da una dittatura. L´individuo però resiste con fierezza, anche se menomato nello spirito e fisicamente – resistendo in piedi.

Il monumento alle vittime del comunismo si trova a Praga, nella zona di Malá Strana, alla base della collina di Petřín dal 2002.

Ha l´obiettivo di ricordare ai posteri i prigionieri politici e le vittime del regime che ha governato la Cecoslovacchia dal 1948 al 1989.

Una fascia in bronzo, ed una stele alla base del monumento ripetono i numeri di queste persecuzioni: 205 486 persone condannate, 248 condanne capitali, 4 500 persone decedute nelle prigioni, 327 persone morte ai confini, 170 938 cittadini emigrati. (“Oběti komunismu 1948 – 1989: 205 486 odsouzeno – 248 popraveno – 4 500 zemřelo ve věznicích – 327 zahynulo na hranicích – 170 938 občanů emigrovalo”).

I MUKL erano tipicamente dei prigionieri politici, che erano ritenuti scomodi per il regime, e pertanto erano destinati a lavori umilianti e molto faticosi. Tipico il lavoro nelle miniere di uranio o di carbone. Vi sono molte testimonianze delle pessime condizioni in cui versavano questi individui, e delle difficoltà per comunicare con la loro famiglia e loro cari, fino ad arrivare ad un progressivo annientamento dell´individuo che lo portava all´oblio ed alla morte.

Questa opera é particolarmente suggestiva la notte: grazie dall´illuminazione, gli effetti luce colpiscono l´animo molto più che durante il giorno. Purtroppo, il monumento è stato bersaglio di vari atti vandalici nel recente passato.

pomnik

CHARTA 77 – la dichiarazione sui diritti dell´uomo

Nel 1977 una organizzazione informale di cittadini cecoslovacchi sottoscrisse una dichiarazione che ebbe lo scopo di denunciare pubblicamente il mancato rispetto dei diritti di base dell´uomo, diritti previsti dalle dichiarazioni internazionali sui diritti civili, culturali politici cui l´allora Cecoslovacchia, nel 1976, aderí.

Questa dichiarazione va inquadrata nel contesto socio culturale e politico dell´allora Cecoslovacchia, segnata pesantemente dai fatti avvenuti nel 1968 con la repressione della primavera di Praga e dal successivo periodo c.d. di normalizzazione, dove lo Stato riprese in mano le redini instaurando un regime dittatoriale volto a emarginare chiunque non fosse d´accordo con l´idea politica.

Il j´accuse di CHARTA 77 fu sottoscritto da diversi personaggi importanti del contesto artistico e culturale di allora (tra cui il celebre Vaclav Havel, divenuto poi Presidente dopo il 1989) che in automatico vennero catalogati come dissidenti e pericolosi per l´allora regime. Complessivamente, dal 1977 al 1989, i signatari della Charta furono 1889.

Rileggerla oggi evidenzia accuse dirette che spiegano quali possono essere i connotati tipici di un regime dittatoriale:

  • l´impossibilitá del cittadino di difendersi in qualsiasi sede giudiziaria qualora esprima le proprie libere opinioni in contrasto con la linea politica statale.
  • la discriminazione da parte dell´apparato statale per le persone non gradite, aspetto che si ribalta anche sui familiari e conoscenti vicini (con ad es. impossibilitá di frequentare scuole o universitá per i figli, ad esempio).
  • la mancanza di libera espressione culturale, con emarginazione degli artisti non graditi, della libertá religiosa e di associazione (politica, sindacale e dei liberi cittadini).
  • il controllo diretto sull´uomo, sulla famiglia, sulla corrispondenza, sui sistemi di comunicazione e sulla casa, tramite ispezioni dirette e sistemi di spie.
  • l´impossibilitá per le persone arrestate per motivi politici di difendersi e l´utilizzo di sistemi e metodi contro la dignitá della persona e la libertá in generale

Con coraggio, i sottoscrittori di CHARTA 77 denunciarono pubblicamente questi soprusi.

La parte finale della CHARTA 77, tuttavia, spiegava anche che lo scopo non era entrare in contrasto aperto al regime di allora, oppure di creare una forza politica alternativa. Lo scopo era quello di poter collaborare nella democratizzazione del sistema, nel cercare di raggiungere le libertá di base previste dagli accordi internazionali universalmente riconosciuti.

OGGI IN ITALIA – la radio clandestina che trasmetteva da Praga

OGGI IN ITALIA fu una radio portavoce del Partito Comunista Italiano, che trasmise in lingua italiana dal 1950 al 1970 da Praga verso l´Italia. Rispetto ad altre radio di propaganda sovietiche (come ad esempio anche Radio Praga o Radio Mosca) le notizie non erano di carattere internazionale, ma erano esclusivamente indirizzate al territorio italiano.

Sull´etere si trasmetteva solo a certi orari della giornata, commentando i fatti del giorno, l´operato del Governo e dei politici, in un ottica di aperta critica.

La radio venne definita clandestina, per il fatto che le trasmissioni erano ascoltabili in tutta Italia su frequenze radio medie, ma di fatto non erano autorizzate alla trasmissione.

Tuttavia, trasmettendo dalla allora Cecoslovacchia, nessuno fu in grado di intervenire anche perché per moltissimi anni, non fu mai chiarito da dove trasmettesse questa radio (seppure, ad onor del vero, diverse interpellanze parlamentari parlarono di Praga, cosí come furono frequenti le critiche mosse dal Governo italiano verso la Cecoslovacchia).

La radio fu gestita quasi interamente da italiani trasferiti in Cecoslovacchia dal PCI nell´ambito di un accordo con il Partito Comunista Cecoslovacco, sotto placet del PCUS di Mosca.

Questi militanti di partito furono trasferiti a Praga prevalentemente per motivi politici, per evitare ritorsioni e anche al fine di evitare processi che furono avviati dalla giustizia italiana negli anni del dopoguerra – per fatti avvenuti nell´immediato dopoguerra, anni che furono turbolenti e pieni di tensioni sociali. Si parla di diverse centinaia di italiani che furono trasferiti in Cecoslovacchia a scopi di tutela e precauzione negli anni 50 e 60 dello scorso secolo.

In realtá, solo pochissime persone furono dedicate al progetto segreto OGGI IN ITALIA (Araldo Tolomelli fu il caporedattore, Stella Amici la speaker storica), e queste avevano precisi obblighi di non svelare la loro identitá (avevano nomi falsi) e nemmeno parlare della radio.

La radio, nei primi anni 50 inizio´ a trasmettere dalla sede della Radio nazionale cecoslovacca – Československý Rozhlas, ma proprio per mantenerne comunque l´indipendenza, fu trasferita negli anni successivi nel quartiere di Nusle, a Praga 4, in una villa appositamente dedicata. Negli anni sessanta, le autoritá ceche continuarono a monitorare in maniera distratta l´attivitá di questa radio, poiché  non era effettivamente correlata alla realtá del paese, ma era focalizzata solo sull´Italia.

Collaborarono con la radio anche giornalisti italiani di sinistra di primissimo ordine, quali Curzi e Carlo Ripa di Meana ed in generale diversi professionisti dell´Unitá. Si trattó di un progetto unico nel suo genere, molto veloce nel trasmettere le informazioni (si dice che sia stata la prima radio al mondo a trasmettere l´informazione dell´invasione dell´Ungheria nel ´56) e commentare la realtá quotidiana italiana.

Per la storia Cecoslovacca, la radio OGGI IN ITALIA assunse un ruolo importante dopo l´invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia avvenuta il 21 agosto 1968. Queste, immediatamente occuparono la sede della radio Cecoslovacca a Praga 2, Vinohrady, e diversi giornalisti locali di rilevo  trovarono rifugio e possibilitá di trasmettere in maniera libera nei 12 giorni successivi, proprio dalla sede di Praga 4 di Nusle. Gli italiani presenti a Praga, erano solidali con i loro colleghi cecoslovacchi e apertamente si schierarono contro l´occupazione. Si tratto certamente del motivo principale che porto´ poi a terminare l´attivitá di questa radio nei primi mesi del 1970 quando in Cecoslovacchia inizió il periodo c.d. di “normalizzazione”.

Per ulteriori approfondimenti segnalo un recente articolo molto interessante e completo del sito Centrum report.



Fonti:

wikipedia

český rozhlas – radio nazionale ceca.

la guerra delle onde

Sametová revoluce – la rivoluzione di velluto del 1989

E´ facile cadere nel retorico e nell´ovvio, parlando della Sametova revoluce – rivoluzione di velluto che interessó la Cecoslovacchia.

In generale, la rivoluzione di velluto si colloca in periodo storico che  ha inizio il 17.11.1989 e si conclude nei mesi successivi del 1990, con la caduta della dittatura comunista in Cecoslovacchia, che era al potere dal 1948.

Viene definita di velluto, in quanto fu una rivoluzione che non porto´ a scontri eclatanti e soprattutto non vi furono morti. Come ogni rivoluzione, il cambiamento coinvolse rapidamente tutto il sistema paese, non essendo solo un momento politico, ma riguardo´ tutta la popolazione, la struttura economico organizzativa e pertanto tocco´ ogni cittadino.

17111989

La lapide in memoria del giorno 17.11.1989 si trova in via Narodni nel centro di Praga 1 ed e´ opera di due artisti Miroslav Krátký e Otakar Příhoda. Le due dita alzate al cielo con il segno di vittoria furono uno dei simboli della rivoluzione di velluto.

Il 17.11.1989 rappresenta il giorno dell´inizio della Rivoluzione e ricorda la manifestazione degli studenti universitari che ebbe come epilogo lo scontro con le forze di pubblica sicurezza. La manifestazione fu organizzata per ricordare i 50 anni dalla chiusura delle Universitá da parte dei Nazisti, partendo dalla zona di Albertov e di fatto devio´ dal percorso originario che era stato autorizzato dalle autoritá di pubblica sicurezza. L´obbiettivo non fu di creare una manifestazione violenta e non vi parteciparono nemmeno i principali dissidenti. Addirittura anche sezioni filo sinistroide ufficiali (come l´organizzazione dei giovani socialisti) ne fecero parte. Parteciparono diverse migliai di persone.

Narodni foto

Sulla via Narodni, la manifestazione fu bloccata dalle forze di pubblica sicurezza (VB veřejná bezpečnost) e si narra che la manifestazione di fatto fu stretta in una morsa delle forze di polizia collocate davanti e dietro alla manifestazione, costringendo gli studenti a cercare vie di fuga che di fatto non c´erano. Vi furono numerosi feriti (addirittura oltre 500), fortunatamente non vi furono morti (tuttavia si diffuse questa falsa notizia sui media occidentali). Vi sono diverse testimonianze che parlano di forze speciali di pubblica sicurezza appositamente addestrate per situazioni di questo tipo. In sintesi, senza andare a spiegare molti dettagli, ampiamente disponibili su wikipedia, l´immagine degli studenti caricati dalle forza di pubblica sicurezza in modo brutale fece il giro del mondo e condizionó pesantemente l´opinione pubblica nei giorni successivi. Fu sostanzialmente questo l´inizio della rivoluzione e da Praga si estese a tutto il paese nel giro di poche ore.

Occorre tuttavia collocare questo periodo nel contesto internazionale che si stava creando nei paesi c.d. satelliti del Patto di Varsavia: l´Unione Sovietica, nel pieno delle difficoltá economiche e nel tentativo di riforma economica denominato perestrojka, di fatto aveva ufficialmente manifestato l´impossibilitá di sostenere i paesi alleati, specie dal punto di vista economico e di conseguenza militare, l´Ungheria che nell´estate del 1989 aveva aperto le frontiere con l´Austria, la Polonia dove i movimenti politico – operai, stavano cercando di introdurre la democrazia nel sistema politica, e non ultimo, l´evento del 9 novembre 1989 che aveva portato improvvisamente all´apertura del muro di Berlino permettendo ai cittadini di Berlino Est di circolare liberamente nella Germania dell´Ovest.

Albertov pametni deska

Questa lapide in memorida del fatidico giorno si trova ad Albertov n.6, in Praga 2. Il testo riporta “Quando – quando se non ora? Chi – chi se non noi?”.

Ci sono numerosi libri e articoli che hanno riassunto i motivi che portarono a questa rivoluzione, personalmente distinguerei due categorie di motivazioni:

1. Motivazioni endogene della Cecoslovacchia.

La Cecoslovacchia solo 20 anni prima ha vissuta la c.d. Primavera di Praga, dove i movimenti che auspicavano maggiore libertá furono repressi dalla invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Subentro´ negli anni 70 un periodo denominato di normalizzazione, dove furono epurate le persone che in qualche maniera si consideravano socialmemte problematiche, ma il sottobosco culturale cecoslovacco ha continuato a non tollerare la mancanza di libertá. Molto significativa fu la sottoscrizione della Charta 77 nel 1977 da parte di molti artisti rinomati che si schieravano apertamente sotto il regime.

Su come si vivesse nel periodo di dittatura ho dedicato alcune considerazioni personali in un articolo a parte: La vita in Cecoslovacchia al tempo del comunismo.

Negli anni e mesi precedenti, diverse manifestazioni di studenti e non si erano disperse grazie all´intervento delle forze dell´ordine. Questi avvenimenti, censurati dai media dell´epoca, in realtá erano ben conosciuti in ambienti universitari e culturali dell´epoca.

La Cecoslovacchia e´ sempre stato un paese di confine, e Praga negli anni ´80 vide incrementare molto il turismo, anche perche´ fonte di valuta per lo Stato ceco. In altre parole, non era possibile mantenere lo Stato isolato dal resto del mondo, il mondo occidentale era alle porte, i confronti da parte dei cecoslovacchi, sulla qualitá della vita, sui beni di consumo, su quanto erano le prospettive del singolo rispetto ai cittadini dell´Europa occidentale, erano all´ordine del giorno.

Infine, i danni ambientali creati da un sistema industriale poco evoluto, senza rispetto dell’uomo e della natura, erano agli occhi di molte persone ed i naturali responsabili erano consiiderati i politici comunisti che governavano il paese da quaranta anni.

2. Motivazioni esogene alla Cecoslovacchia, dettate dalla situazione internazionale

Negli anni ´80 personalmente identifico tre elementi importanti e determinanti per i successivi avvenimenti che sto descrivendo:

  • la perdita di forza politico economica dell´Unione Sovietica – a seguito della corsa agli armamenti lanciata dagli USA e dalla Nato che aveva portato a spese eccessive un sistema economico interno gravemente inefficiente e incapace di offrire uno standard di vita adeguato ai cittadini, oltre ad una congiuntura economica mondiale negativa per il prezzo del petrolio (la maggiore fonte di entrate per l´URSS) che inevitabilmente aveva minato le finanze statali.
  • l´arrivo di Gorbaciov e della perestrojka, che hanno cercato di dare un volto umano al comunismo dopo anni di leader di stato dell´URSS estremamente conservativi. Gorbaciov, consapevole delle difficoltá economiche del proprio paese, cercó di promuovere riforme nell´interesse dei cittadini, tuttavia fu costretto ad ammettere una impossibilitá di supportare le economie dei paesi satelliti, sia in termini economici che militari.
  • La presenza di un Papa polacco, Giovanni Paolo II, che ha esercitato un carisma importante sui paesi del blocco di Varsavia ed in particolare su un paese importante come la Polonia.

In generale, il collasso dell´Unione Sovietica era alle porte e sempre nell´autunno del 1989, movimenti analoghi a quelli avvenuti in Cecoslovacchia si verificarono nell´ex Germania dell´Est (si ricorda la caduta del muro di Berlino il giorno 9.11.1989), in Polonia, in Ungheria (dove nell´agosto del 1989 fu aperto il confine con l´Austria) e in Romania (seppure in prima battuta fortemente repressi dal dittatore Causescu, poi ucciso nei mesi successivi in vari avvenimenti drammatici antecedenti il natale 1989).

Tuttavia, in generale, ritengo determinante la caduta del muro di Berlino, in quanto diede conferma alla pubblica opinione che l´Unione Sovietica davvero non fosse piu´ in grado di intervenire militarmente come fece nel 1968 in Cecoslovacchia, nel 1956 in Ungheria o in parte, seppure indirettamente, agli inizi degli anni 80 in Polonia.

La rivoluzione di velluto portó alla nomina di Václav Havel come Presidente della Cecoslovacchia democratica, e nel 1990 si svolsero le prime elezioni democratiche.

Signifivativo fu il primo discorso da Presidente al popolo cecoslovacco all’alba del 1990.