Categorie
Arte Turismo

Lilith – la statua gigante di Černý nel progetto FRAGMENT

Viaggiando per la via Sokolovksá a ridosso della zona di Rohanské nábřeží, nel quartiere di Karlín (Praga 8), ci si imbatte in una gigante statua di donna in acciaio, che sostiene un edificio.

Si tratta di una incredibile scultura concepita dal mitico David Černý, ricca di simboli e messaggi che vuole trasmettere.

Installata a fine 2022, la donna gigantesca raffigura il mito di Lilith: la prima donna che vide la luce ancora prima di Eva e che era uguale ad Adamo. Rifiutò di obbedire ad Adamo e, secondo una leggenda della Bibbia, fu dannata.

Tuttavia, non si tratta dell’unica statua in questo contesto, sono presenti anche un braccio ed una gamba giganti nel contesto denominato FRAGMENT (FRGMNT). Il peso totale delle sculture raggiunge le 60 tonnellate e sono realizzate in acciaio inossidabile con una superficie lucidata a specchio.

La scultura più grande è quella di Lilith, alta 24 metri e pesante 35 tonnellate, che regge simbolicamente l’intera casa tra le sue braccia. La statua gira meccanicamente la testa di 180° dopo la mezzanotte.

La casa – la cui forma ricorda una figura reclinata si dice essere un omaggio all’architetto Kilian Dientzenhofer che progettó la zona contigua denominata Invalidovna – è sostenuta da queste tre monumentali sculture iconiche.

Si tratta appunto del progetto denominato FRAGMENT, una casa che simboleggia la comunità umana e la sua capacità di sostenersi a vicenda in caso di necessità, nonché il potere che ha l’appartenenza umana. La casa stessa ospita 140 unità abitative per una superficie di 10.500 m2.

Fragment è eccezionale anche per la sua architettura. La sua facciata divisa in modo non convenzionale, fatta di blocchi modulari (frammenti) che vengono poi stratificati in una struttura funzionale, simboleggia la natura multistrato della vita, che è composta da un numero infinito di piccole parti, dalle esperienze minime a quelle più formative.

Le statue iconiche che sostengono l’edificio richiamano l’attenzione sul fatto che l’uomo ha bisogno della comunità di altre persone per vivere, simboleggiano la solidarietà e la socialità e raffigurano in modo fantasioso le cellule che compongono il corpo umano.

Le attrezzature tecnologiche sono un altro elemento che contraddistingue questo fantastico progetto. Tra le tecnologie utilizzate vi sono, ad esempio, le pompe di calore ad acqua di falda con un sistema di 30 pozzi geotermici a 180 m di profondità, la climatizzazione con recupero del calore, la filtrazione e il trattamento dell’umidità e della temperatura dell’aria in entrata, il riscaldamento e il raffreddamento degli appartamenti tramite soffitti attivi, l’utilizzo dell’acqua di pozzo e dell’acqua piovana per coprire i consumi operativi (scarico dei bagni e innaffiatura del verde). Inoltre, tutti i tetti del nuovo complesso sono stati progettati come “tetti verdi” con vegetazione.

Categorie
cucina Storia

Magia del Natale in Repubblica Ceca: Tradizioni Uniche che Incantano

Il Natale in Repubblica Ceca ha degli aspetti tradizionali che lo rendono magico, specie per i bambini.

I miei ricordi risalgono anche al periodo natalizio vissuto prima della rivoluzione di velluto del 1989. Questa magica atmosfera, pur evolvendosi, ha mantenuto una sua tradizione che fortunatamente è solo in parte condizionata dal consumismo sfrenato, nonostante il massiccio bombardamento offerto dai media come in ogni paese occidentale.

L´albero di Natale in piazza della cittá vecchia a Praga (Natale 2023)

In generale, si ritiene che le origini del Natale siano prima di tutto pagane, legate alla celebrazione del solstizio d’inverno. Gli antichi slavi celebravano il ritorno della luce e la fine dei giorni più bui dell´anno. Successivamente, su queste tradizioni, si sono inseriti i valori portati dal Cristianesimo. La nascita di Gesù divenne il fulcro della stagione natalizia

Ježíšek (Gesù Bambino)

A differenza di molte culture occidentali che hanno Babbo Natale o Santa Claus, in Repubblica Ceca è Ježíšek che porta i regali.

Ježíšek è immaginato come un bambino angelico che distribuisce i doni, mantenendo un’atmosfera di magia e meraviglia intorno alla tradizione natalizia. Nelle settimane antecedenti il Natale, tutti i bambini hanno scritto la letterina indicando i regali attesi ed auspicati.

Nei miei ricordi di bambino, sentivo anche parlare anche di Děda Mráz (nonno ghiaccio)del tutto simile al Babbo Natale che conosciamo. In effetti Dědá Mráz venne inserito negli anni Cinquanta dal regime comunista, ereditando questa figura dalla tradizione sovietica. Tuttavia, questo tentativo non ebbe successo. Un aneddoto simpatico: nel 1952, l´allora Presidente della Cecoslovacchia socialista Zápotocký, si prese la briga di spiegare che Gesù era cresciuto, gli era venuta la barba ed era diventato Děda Mráz.

Ogni regione, ogni provincia e anche ogni famiglia ha delle proprie tradizioni che rendono il Natale unico. Sono rituali che vengono dal passato, condizionati anche dai paesi vicini e dalle situazioni contingenti. Siamo tuttavia in grado d’identificare dei tratti comuni peculiari di questa regione.

La vigilia di Natale

Questo giorno festivo è tradizionalmente trascorso in famiglia. Si decora l´albero, si predispone la cena, si finisce d’impacchettare i regali.

Il pranzo viene saltato, oppure viene fatto in forma leggera con una zuppa tradizionale (tipo la bramboračka, o una zuppa di funghi). Nell’immaginario collettivo viene citata spesso la leggenda di “zlaté prasátko”: secondo una antica leggenda, se viene mantenuto il digiuno, si avrà la possibilità di vedere il maialino d´oro

La televisione trasmette i film delle favole popolari, sia ceche, che straniere. Lo sport preferito del giorno è restare a letto o sul divano, osservando la televisione con i numerosi film e favole, guardando le luci dell´albero di Natale e delle candele che spesso vengono accese per creare l´atmosfera.

Non possono mancare le canzoni natalizie tradizionali e moderne. Si tratta delle vánoční koledy che i bambini imparano fin da piccolini.

L´albero di Natale è tradizionalmente l´abete, ma non mancano anche altre tipologie. Negli anni recenti si sono diffuse anche le versioni sintetiche. La tradizione in Repubblica Ceca risale a secoli fa, con influenze sia da tradizioni germaniche che slave. Inizialmente, gli alberi venivano decorati con mele e noci, simboleggianti abbondanza e fertilità. Tipiche erano anche le decorazioni di paglia. Le candele sono ormai oggi interamente sostituite dai led. Risalgono al periodo comunista le decorazioni in cioccolata con caramelle di svariati tipi. Ancora oggi sono venduti in abbondanza nei supermercati. Non mancano le palline di Natale, in plastica e vetro (alcune veramente belle e artigianali) e le stelline. Da piccolo mettevo anche le „prskavky“ sull´albero, ossia dei bastoncini che venivano accesi con la fiamma, emettendo poi delle scintille molto suggestive.

La cena di Natale è il momento centrale della vigilia che precede l´arrivo di Gesù Bambino.

Un rito onnipresente in tutte le famiglie è il taglio della mela che precede o conclude la cena della vigilia: la mela prescelta viene tagliata di traverso. Se nella mela si trova un torsolo a forma di stella, allora si può sperare nella salute e felicità per l’anno a venire. Se si trova un torsolo a forma di croce, si preannuncia l’arrivo della malattia della morte. Se la mela è con un ospite inatteso, tipo un vermicello, secondo la tradizione, vi aspetta la malattia.

Ci sono tante altre tradizioni, più o meno rispettate dalle famiglie. Alcune sono davvero carine, come le barchette fatte di noci riempite di candele (ogni membro della famiglia sceglie la propria barca, e il modo in cui galleggia può fornire risposte sul futuro prossimo) o il versamento di piombo fuso nell’acqua (sempre con la speranza di interpretare il futuro), che potrebbe anche avere origini celtiche.

Sul sontuoso tavolo natalizio, non possono mancare i křížaly (spicchi o fette di mela essiccata) e le frutte secche che ricordano le tradizioni del passato.

Una ulteriore tradizione diffusa è quella di lasciare un posto a tavola libero, pronto per essere occupato, dovesse presentarsi un ospite oppure per ricordare i familiari che non ci sono più.

Si ritiene che il festeggiamento del Natale nel giorno della vigilia venga dal passato: la giornata terminava con il tramonto del sole, pertanto, era lecito iniziare a festeggiare il Natale dalla cena.

Dopo la cena, si attende il tintinnare di un campanellino che segnala l´arrivo dei doni. Gesù bambino consegna i regali. Purtroppo non si è fatto vedere nemmeno questo anno. Eppure tutti i bambini guardano dalla finestra e cercano la sagoma tra le tante luci della notte. Inizia la tradizionale distribuzione dei regali, che coinvolge tutta la famiglia e rende questi momenti magici e indimenticabili.

Per i credenti, la messa di mezzanotte ha poi un significato religioso importante ricordando la nascita di Cristo. Ritrovarsi davanti alla Chiesa con familiari e amici, rende questa festa unica.

Vánoční cukroví (i dolcetti di Natale)

I vánoční cukroví (i dolcetti di Natale) sono l´orgoglio di ogni massaia. Il mese di dicembre si dedica a creare vari tipi di dolci nel rispetto delle tradizioni familiari, con ore dedicate a fare queste prelibatezze. Spesso si lavora anche di notte, oppure si cercano di coinvolgere i bambini nell´addobbare i dolcetti in modo impeccabile. L´abitudine più diffusa è lo scambio di questi dolcetti tra parenti e amici, con successive disquisizioni in famiglia su chi li faccia più buoni, più tradizionali, più belli esteticamente. Naturalmente i propri sono sempre i migliori.

Un ulteriore dolce natalizio molto diffuso è la Vánočka che avrebbe origini addirittura medioevali. Si tratta di un impasto dolce morbido, che viene intrecciato e poi le trecce vengono sovrapposte. Sopra la vánočka, abitualmente vengono messe le mandorle da tostare al forno durante la cottura. L´impasto contiene l´uvetta sultanina, e oltre alla farina zucchero e uova si usa inserire anche un poco di scorza di limone. La vánočka è soggetta a lievitazione, e talvolta viene mangiata con uno strato di burro che la rende più gradevole al palato e meno pastosa. Anche in questo caso, ogni famiglia ha la sua ricetta tradizionale. Personalmente ho avuto la fortuna di avere un nonno che aveva studiato da fornaio e pasticciere. La sua vánočka è inimitabile, e nel rientro in Italia dopo le vacanze natalizie passate in Cecoslovacchia, era un dono che portavamo a tutti i familiari italiani.

La carpa

La carpa è il piatto della vigilia per eccellenza. Per noi italiani si tratta di un fatto del tutto incomprensibile, dato che si tratta di un pesce d´acqua dolce, che vive nei fondali (dunque con un sapore piuttosto fangoso) e per giunta pieno di lische.

Ho provato a fare delle ricerche, e questa tradizione ha probabilmente delle radici storiche connesse al digiuno Cristiano, dove alla vigilia di Natale il pesce era un alimento consentito, e delle radici territoriali: la Cechia è ricca di fiumi e laghi e le carpe sono pesci molto diffusi capaci di resistere senza problemi nell´acqua fredda. La scelta di questo pesce è stata naturale e legata alla facile accessibilità sul mercato. Il posto più conosciuto per gli allevamenti di carpe è la cittadina di Třeboň, nel sud della Boemia. Sta di fatto, che può capitare ancora oggi, in certe famiglie, che la carpa venga acquistata qualche giorno prima e collocata nella vasca di casa per consentire uno „spurgo“ della fangosità in acqua dolce pulita.

Quale giorno prima di Natale, per le strade delle città ceche si vedono enormi vasche, con i commercianti che pernottano nell´automobile davanti a queste vasche e si dedicano alla preparazione del pesce dalla mattina alla sera (se il cliente lo richiede, il pesce viene ucciso seduta stante, ripulito e porzionato in pochi minuti). Questo rito talvolta barbarico persiste in Cechia, ma mi risulta sia stato vietato in Slovacchia.

La carpa porta tradizionalmente fortuna e e prosperità. È comune che le famiglie conservino le squame della carpa come portafortuna per l’anno nuovo nel portafoglio, oppure vengano messe sotto al piatto.

La carpa viene cucinata in svariati modi. Anzitutto, dalle parti interne e intestinali, può essere fatta una rybí polévka. Si tratta del tradizionale brodo di pesce che si propone come apertura dopo gli antipasti.

La carpa viene anche porzionata e proposta fritta. Si tratta della preparazione probabilmente più apprezzata e spesso è accompagnata dalla insalata di patate, con verdure, sottaceti e maionese. È il piatto principale della vigilia.

Come accennato, le lische sono molte e inoltre anche piuttosto grandi. Inghiottire una lisca di carpa non è affatto piacevole e alla vigilia di Natale i pronti soccorso sono presi letteralmente di assalto.

Risiedendo da molti anni in Repubblica Ceca, ho combattuto e combatto una battaglia contro la carpa. Devo dire che per fortuna non è stata una battaglia invana. Mi viene cotto un pesce di mare a parte, mentre i parenti locali seguono la tradizione. Con gli anni, anche i parenti si stanno gradualmente spostando su un pesce di mare.

Avendo accennato all’insalata di patate (detta talvolta anche insalata russa), aggiungo che ovviamente ogni famiglia ha una propria ricetta (migliore delle altre). Il quantitativo che viene prodotto, di solito supera abbondantemente le necessità di una famiglia media per vari giorni e pertanto questo piatto di accompagnamento viene riproposto nei giorni successivi al Natale nei più svariati modi divenendo quasi un incubo.

Come per i dolcetti natalizi, anche l’insalata di patate diviene merce di scambio tra parenti e amici

Film di Natale

I film legati alle favole locali sono un vero e proprio mito riproposto ogni anno dai vari canali televisivi. Si potrebbe dedicare un articolo intero a questa tematica.

Accenno a tre film veramente famosi:

  • “S tebou mě baví svět” (con te mi godo il mondo), commedia esilerante del 1982
  • “Tři oříšky pro Popelku” (tre noci per Cenerentola), film del 1973.
  • “S čerti nejsou žerty” (i diavoli non sono da prendere alla leggera), film del 1985.

Nella programmazione natalizia è sempre presente il film russo con la favola di „Mrazík“, del 1984, entrato a far parte della cultura popolare ceca. Nella programmazione non mancano ovviamente nemmeno i film americani, del tipo “Mamma ho perso l’aereo”, “La Vita è Meravigliosa”, e similari.

Tuttavia, Il film ceco più visto e amato con tema natalizio è certamente “Pelíšky”. Film capolavoro del 1999, nel quale si svolgono delle vicende familiari ambientate alla fine degli anni Sessanta, in occasione della invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia. L´umorismo e la amara malinconia si intrecciano al dramma inaspettato della occupazione che avrebbe cambiato il futuro di tutti.

Categorie
Storia Turismo

Praga e il suo BRUTALISMO

Il Brutalismo ceco è un movimento architettonico che ha avuto un impatto significativo sulla scena urbana del paese durante il XX secolo, indicativamente dal 1945 al 1989.

Caratterizzato dall’uso audace del cemento e da un design funzionale, il Brutalismo ha suscitato controversie ma ha anche contribuito a plasmare l’identità architettonica della Repubblica Ceca.

Il movimento ha avuto origine nel dopoguerra, quando la necessità di una rapida ricostruzione ha influenzato gli architetti a utilizzare materiali economici come il cemento armato, lamine in acciaio e vetro. In un periodo segnato dalla Guerra Fredda e dalla divisione politica, il Brutalismo ha assunto un ruolo simbolico nella rappresentazione di un’architettura moderna e funzionale.

Una caratteristica chiave del Brutalismo ceco è l’uso evidente del cemento, spesso a vista. Gli architetti hanno abbracciato questo materiale per la sua durabilità e il suo carattere rustico, sfidando gli standard estetici convenzionali.

Gli edifici brutalisti cechi spesso presentano forme geometriche audaci e irregolari, in un approccio noto come “brutalismo morfologico”. Questo stile conferisce agli edifici un’identità unica, esprimendo la loro funzione e rompendo con le tradizioni architettoniche precedenti.

Il Brutalismo ceco non è stato immune dalle critiche. Alcuni lo vedono come un simbolo di un’epoca grigia e austera, mentre altri lo elogiano per la sua audacia e originalità. La polarizzazione tra sostenitori e detrattori ha alimentato il dibattito sull’eredità di questo movimento.

Sebbene molti edifici brutalisti siano stati oggetto di demolizione nel corso degli anni, alcuni vengono ancora preservati come patrimonio culturale. La riscoperta di questi edifici è in corso, con molte persone che apprezzano ora il Brutalismo ceco per la sua unicità e il suo contributo all’architettura moderna.

Vediamo di seguito alcuni edifici “Brutalisti” per eccellenza, lungi dal poter essere del tutto esaustivi.

Hotel International, Praga 6

Progettato dall’architetto František Ježek e costruito tra il 1974 e il 1981, l’Hotel International è uno degli esempi più iconici di brutalismo a Praga. La sua imponente struttura a “Y” e la facciata di cemento a vista sono diventate caratteristiche distintive della skyline della città. L’hotel ha ospitato numerosi personaggi famosi e funzionari di governo durante il periodo comunista, gradualmente ha perso importanza divenendo obsoleto e meta da parte di gruppi turistici.

Si caratterizza per una enorme stella a capeggiare l’edificio centrale. L’hotel ha un marchingegno che permette di spostare la stella verso il basso per poterla pulire secondo necessità.

Palazzo Žižkov Television Tower

Costruita tra il 1985 e il 1992, la Torre della Televisione di Žižkov è un esempio di brutalismo tardivo. Progettata dagli architetti Václav Aulický e Jiří Kozák, la torre è alta 216 metri ed è caratterizzata da protuberanze in acciaio e una struttura geometrica. La sua funzione originale era quella di migliorare la trasmissione televisiva, ma è diventata anche una piattaforma panoramica e ospita un ristorante ed una stanza ad uso hotel esclusiva. Da oltre venti anni sulla torre sono visibili i bambini (miminka) a quattro zampe dell’architetto Černý.

Palazzo della Federazione (Budova Federálního Shromáždění) in Praga 1

Costruito tra il 1972 e il 1979, il Palazzo della Federazione è stato progettato da Věra and Vladimír Machonin. L’edificio, situato sulla famosa Piazza San Venceslao, presenta una facciata in cemento grezzo e forme geometriche audaci. Durante il periodo comunista, il palazzo ospitava organizzazioni governative e partiti politici.

Dopo il 1989 ha ospitato per diversi anni Radio Free Europe, mentre oggi é destinato ad alcune esposizioni del Museo Nazionale di Praga.

Kotva in Náměstí Republiky

Costruito tra il1970-1975, gli architetti furono Věra e Vladimír Machonin

Il Palazzo Kotva è un grande centro commerciale e ufficio situato nella zona centrale di Praga. La sua facciata in cemento grezzo e la struttura geometrica lo rendono un esempio significativo di architettura brutalista. L’edificio è diventato un punto di riferimento nella zona commerciale di Náměstí Republiky ed è stato oggetto di dibattito sulla sua conservazione e ristrutturazione.

Kotva appartiene oggi alle Assicurazioni Generali ed é imminente una ristrutturazione importante che inizierá nel 2024. La destinazione resterá commerciale, per il settore lusso.

Nová Scena in Narodni třída

La “Nová scena” a Praga è un teatro situato nella zona di Národní, nel centro della città. La Nová scena, che tradotto significa “Nuova scena”, è stata inaugurata nel 1983 e rappresenta un esempio di architettura brutalista.

La Nová scena è un teatro che ospita una varietà di spettacoli teatrali, musicali e culturali. Nel corso degli anni, ha continuato a essere un importante centro culturale nella città di Praga.

Palazzo Strojimport


Il Palazzo Strojimport a Praga è un noto edificio brutalista situato nella zona di Pankrác, costruito tra il 1972 e il 1977, durante il periodo comunista in Cecoslovacchia.

L’architetto responsabile del progetto fu Jiří Hozman. L’edificio fu commissionato dalla compagnia cecoslovacca Strojimport, un’azienda che si occupava di importazione ed esportazione di macchinari e attrezzature industriali.

Il palazzo era destinato a servire come sede per questa azienda.

Il progetto fu ritardato a causa di un complesso processo di selezione dei contraenti. A causa dell’esigenza di una struttura in acciaio e degli elevati requisiti di qualità della costruzione, che non potevano essere soddisfatti dalle aziende cecoslovacche, è stata scelta l’azienda italiana FEAL di Milano, con una grande esperienza in grattacieli simili, compresa la produzione e un grande ufficio di progettazione, che ha collaborato con il team di Kun alla concezione di tutti i dettagli (la ventilazione e il condizionamento dell’aria sono stati forniti da Marelli di Milano, l’ingegneria elettrica avanzata è stata realizzata ancora una volta in collaborazione con aziende straniere di alto livello (Magrini, PIVI Milano). La costruzione di questo edificio portò diversi italiani a trasferirsi temporaneamente in Cecoslovacchia negli anni Settanta.

Palazzo ČKD in zona Můstek


Il Palazzo ČKD (Českomoravská-Kolben-Daněk) a Můstek a Praga è un edificio noto per la sua architettura distintiva costruito negli anni ’70.Il progetto fu realizzato dagli architetti Věra Machoninová e Vladimír Machonin.Il Palazzo ČKD è stato originariamente concepito come la sede dell’azienda ČKD, che operava nell’ingegneria elettromeccanica e nella produzione di macchinari industriali.

La funzione dell’edificio includeva uffici, laboratori e spazi per esposizioni.

Hotel Jalta

L’Hotel Jalta è un hotel situato in Piazza San Venceslao (Václavské náměstí) a Praga, inaugurato nel 1958.

L’edificio è stato progettato dall’architetto Antonín Tenzer e presenta uno stile moderno funzionalista. In seguito, l’hotel è stato sottoposto a una ristrutturazione negli anni ’90 e poi nel 2013, quando è stata aggiunta una nuova ala moderna.

L’Hotel Jalta occupa una posizione prominente nella parte superiore di Piazza San Venceslao, offrendo una vista panoramica sulla piazza. Durante la Guerra Fredda, l’Hotel Jalta era frequentato da diplomatici e rappresentanti del governo, e la sua posizione centrale lo rendeva un luogo strategico per incontri e negoziati.

Durante l’occupazione sovietica nel 1968, l’Hotel Jalta fu il centro di attività di resistenza, e la sua facciata fu segnata dai proiettili delle truppe sovietiche.

L’hotel è noto per il suo orologio gigante che mostra la fase della luna. All’interno, ospita il Café Jalta, un luogo storico frequentato da intellettuali e artisti nel corso degli anni.

Palazzo Motokov in Pankrác

Il Palazzo Motokov a Praga è un edificio noto per la sua architettura brutalista e la sua storia legata all’epoca comunista.  Fu costruito tra il 1972 e il 1978, e progettato dagli architetti Václav Aulický e Jiří Eisenreich.

Il palazzo fu commissionato dall’azienda Motokov, che era un’importante società statale cecoslovacca che si occupava della produzione e dell’importazione di veicoli a motore e attrezzature correlate. L’edificio fungeva da sede per questa organizzazione.

Categorie
Storia Turismo

Orloj: l’affascinante orologio astronomico di Praga

Nel cuore della città di Praga, in piazza della città vecchia (Staroměstské náměstí), un’opera d’arte meccanica e astrale cattura l’attenzione di visitatori e cittadini che ad ogni ora formano un cappannello di curiosi in attesa dello scoccare dell´ora.

Si tratta dell’Orologio Astronomico di Praga. Situato nella Piazza della Città Vecchia, questo straordinario orologio non è solo un capolavoro ingegneristico, ma anche un simbolo ricco di storia e significato.

La sua maestosità e il suo significato storico lo rendono una tappa obbligata per chiunque voglia immergersi nella cultura e nella storia di Praga. La Piazza della Città Vecchia stessa è un luogo che palpita di vita, circondato da caffè accoglienti, ristoranti tradizionali e architettura magnifica.

La storia

L’Orologio Astronomico di Praga, conosciuto anche come l’Orloj, è un vero gioiello dell’architettura medievale. Costruito nel 1410 da Mikuláš di Kadaň e Jan Šindel, questo orologio è uno dei più antichi al mondo ancora in funzione. La sua costruzione fu un momento significativo per l’epoca, quando la scienza, l’arte e la tecnologia si fusero in opere senza precedenti.

Nel contesto rinascimentale, questo orologio rappresentava l´avanguardia ed era oggetto di ammirazione da parte di tutti i passanti.

Naturalmente, non mancano nemmeno le leggende legate a questo orologio. Alois Jirásek (scrittore vissuto a cavallo tra l´Ottocento e il Novecento) ci ha lasciato una leggenda secondo la quale il creatore dell’orologio era un certo maestro Hanuš. L’opera era così notevole che nulla al mondo poteva essere paragonato ad essa. Invece della gratitudine, però, Hanuš andò incontro a un destino orribile: i consiglieri lo fecero accecare in modo che non potesse accettare un incarico simile in un’altra città e Praga potesse continuare a vantare una completa unicità.

Hanuš tuttavia non fu il creatore dell´orologia, ma tuttavia, il Maestro non sembra essere un personaggio di fantasia. Si dice che si chiamasse Jan di Růže, che si occupò dell’orologio astronomico di Praga intorno al 1490 come addetto alla manutenzione e fu anche l’autore della nuova tavola del calendario.

Nel 1945 i nazisti diedero fuoco a parte dello stabile alla ricerca dei partigiani che si erano rifugiati nei sotterranei. Questo danneggiò in modo importante la struttura e anche l’orologio stesso. Anche gli apostoli oggi sono solo delle riproduzioni degli originali in quanto queste bruciarono. Il funzionamento di questo monumento fu ripristinato nel ’48, ma si perse l´ala alla destra dell’orologio che fu demolita del tutto ed oggi al suo posto esiste un giardino.

Nonostante le vicissitudini della storia e i conflitti che hanno interessato Praga, l’Orologio Astronomico ha resistito al passare del tempo ed è un gioiello che viene curato e ristrutturato costantemente.

Il funzionamento dell’orologio

Ciò che rende l’Orologio Astronomico di Praga unico è il suo complesso meccanismo che va oltre la semplice indicazione del tempo.

Ogni ora, dalle 9 del mattino alle 9 di sera, le figure dell’orologio prendono vita, offrendo uno spettacolo che affascina i presenti. Le dodici figure apostoliche si muovono lentamente attraverso le finestre superiori, mentre in basso si svolge un vero e proprio spettacolo di marionette che rappresenta il mondo terreno.

Il Teatro Terreno

L’orologio astronomico di Praga è intriso di simbolismo e significati astronomici. Le sue complicazioni includono indicatori del calendario, rappresentazioni dei segni zodiacali e posizioni astronomiche. Questi elementi non solo indicano l’ora, ma riflettono anche la concezione del tempo nel contesto della vita umana e celestiale.

Di seguito i principali personaggi raffigurati.

Il gallo d’orato, simbolo della vita, che con il suo chicchirichí chiude la “processione degli apostoli”.

Il vanitoso, che muove la propria testa guardandosi allo specchio,

L’avaro che muove il proprio bastone e la borsa dei vizi e dell´avarizia.

Lo scheletro caratterizzato da una clessidra, che gira come simbolo della misurazione del tempo della vita. Con il suo rintocco e il suo cenno di assenso, ricorda a tutti il loro inevitabile destino.

La figura del turco è raffigurata con un liuto. La xilografia policroma è spesso considerata un simbolo di dissolutezza o di piacere nel senso di vizio umano. Tuttavia, sono state avanzate altre spiegazioni.

Senza entrare nel dettaglio delle interpretazioni, sono inoltre presenti inoltre il filosofo, l’astronomo, l´arcangelo Michele, il cronista e l’angelo di pietra.

Non tutti questi personaggi furono presenti dall’inizio, alcuni furono inseriti nei secoli successivi. Durante la seconda guerra mondiale, diverse marionette furono ricostruite a seguito dei danni creati dai bombardamenti limitrofi.

Il movimento meccanico visto dall´interno degli apostoli che al battere dell’ora sono visibili dalla piazza antistante.

L’Orologio Astronomico di Praga è molto più di un semplice indicatore di tempo; è una testimonianza dell’ingegno umano, un simbolo di connessione tra passato e presente.

Mentre si visita la Piazza della Città Vecchia e si ammira questo capolavoro meccanico, si può apprezzare la ricchezza della storia di Praga e la maestosità dell’arte che ha resistito al passare dei secoli.

La torre dell’orologio è visitabile acquistando il biglietto di ingresso presso l’ufficio turistico nello stabile accanto. Ci sono due ascensori per accedere (il secondo è a pagamento), ma si accede alla torre anche attraverso una serie di comode rampe, per cui si tratta di una salita non particolarmente faticosa. La vista panoramica da sopra è molto suggestiva e merita un piccolo sforzo.

L’Orologio Astronomico allo scoccare dell’ora.

Categorie
Politica Storia

Le defenestrazioni di Praga

La storia della città di Praga, porta inevitabilmente a parlare delle defenestrazioni.

Defenestrare significa letteralmente lanciare dalla finestra, e secondo l´Academic Dictionary of Contemporary Czech, si tratta „del lancio di una o più persone, di solito di alto rango, da una finestra“.

La prima defenestrazione del 1419

La prima importante defenestrazione risale al 30 luglio 1419, quando circa una decina consiglieri comunali praghesi contrario ai riformisti hussiti, furono lanciati da questi dalle finestre del comune (Novoměstská radnice, in Karlovo Náměstí) dato che si rifiutavano di liberare alcuni prigionieri appartenenti al movimento riformista in questione.

La defenestrazione del luglio 1419 è generalmente considerata come inizio delle guerre hussite che si trascinarono per circa un ventennio. Portarono miseria, villaggi bruciati, chiese e monasteri saccheggiati, migliaia di morti e diedero al regno ceco la poco lusinghiera etichetta di terra di eretici.

Il movimento hussita aveva origine dalle prediche dell’eroe nazionale boemo Jan Hus, morto sul rogo come eretico nel 1415 per condanna della Chiesa cattolica, che si trascinarono per circa un ventennio. Portarono miseria, villaggi bruciati, chiese e monasteri saccheggiati, migliaia di morti e diedero al regno ceco la poco lusinghiera etichetta di terra di eretici. Jan Hus, in particolare, proponeva di riformare la Chiesa cattolica per un ritorno ai principi morali delle origini, e non volte a cumulare ricchezza e potere. In tal senso, i movimenti hussiti continuarono a propagare questi valori. In quel periodo, il padre spirituale fu Jan Želivský, che si contrapponeva alle idee dell’allora re di Boemia Venceslao IV.

Le Seconda Defenestrazione di Praga del 1483: Un Turbamento Religioso e Politico

Le tensioni religiose che agitavano la città di Praga nel XV secolo raggiunsero il loro apice con la Seconda Defenestrazione, un tragico evento che ebbe luogo il 24 settembre 1483 sotto il regno del re Vladislav Jagiellon. La lotta tra i cattolici, sostenitori del papato, e gli utocratici, che invece non accettavano l’autorità del Papa, si trasformò in una serie di disordini religiosi e politici, culminando in una rivolta che scosse profondamente la città.

Il contesto dell’epoca era già tumultuoso, con dispute ideologiche che permeavano la vita quotidiana. Quando la peste si abbatté su Praga, il re Vladislav Jagiellon lasciò la città, lasciando dietro di sé un vuoto di potere. La situazione si deteriorò rapidamente, e a settembre del 1483, l’atmosfera di scontento sfociò in una rivolta senza precedenti.

Le folle infuriate catturarono tutti e tre i municipi della città. Il Municipio Vecchio e il Municipio Nuovo divennero teatro di sanguinosi scontri, mentre la Città Piccola fu colpita da ondate di proteste. La violenza si estese anche ai monasteri, al Castello di Praga e a Vyšehrad, con il quartiere ebraico che, purtroppo, non fu risparmiato dalla furia delle folle.

Uno degli episodi più atroci della rivolta fu il cosiddetto “massacro dei conigli” e il lancio di persone, viventi e morte, dalle finestre della Città Nuova. Sebbene alcune fonti suggeriscano che questa orribile scena si sia svolta solo in determinate parti della città, altre raccontano che addirittura il sindaco volò fuori dalle finestre del Municipio della Città Vecchia.

Il caos e la violenza che insanguinarono Praga durante questa rivolta ebbero un impatto duraturo sulla comunità. Ci vollero due lunghi anni prima che la riconciliazione religiosa potesse finalmente emergere. La dichiarazione di uguaglianza delle due chiese avvenne solo nel 1485, durante la Dieta di Kutná Hora. Questo segnò un passo significativo verso la fine delle ostilità religiose, anche se le cicatrici della Seconda Defenestrazione di Praga avrebbero continuato a essere visibili nella memoria collettiva della città per generazioni a venire.

La terza defenestrazione del 1618

Le defenestrazioni del 1419 e del 1483 non furono dimenticate nei secoli successivi e fornirono un precedente storico significativo per le defenestrazioni del 1618. L’atmosfera di tensione e il desiderio di autonomia si intrecciarono attraverso le generazioni, creando un terreno fertile per l’ulteriore conflitto.

Per comprendere appieno le defenestrazioni di Praga, è essenziale immergersi nel contesto storico del periodo. Nel 1618, la Boemia era un territorio conteso all’interno del Sacro Romano Impero, e le tensioni religiose e politiche tra i cattolici e i protestanti erano crescenti.

Il 23 maggio 1618, un evento sconvolgente ebbe luogo al Castello di Praga. I governatori cattolici Jaroslav Bořita di Martinice e Vilém Slavata di Chlum e Košumberk con lo scriba Filip Fabricio volarono fuori dalle finestre defenestrati da una finestra del castello dai nobili boemi protestanti. Si dice che tutti e tre siano sopravvissuti alla caduta da un’altezza di circa diciassette metri solo perché sono atterrati su un pendio scosceso e su una discarica che si era creata sotto le finestre degli uffici grazie all’abitudine consolidata di gettare la spazzatura fuori dalle finestre. I due governatori furono salvati da un ulteriore linciaggio dalla signora Polissena di Lobkowicz, moglie del Cancelliere Supremo, nel Palazzo Lobkowicz.

Queste defenestrazioni sono spesso considerate il preludio della Guerra dei Trent’anni, un conflitto che coinvolse molte nazioni europee e durò dal 1618 al 1648. Questa guerra, caratterizzata da una complessa rete di alleanze e scontri religiosi, ebbe un impatto devastante sulla popolazione e sulla struttura politica dell’Europa. Praga e le terre boeme furono profondamente condizionate dalla Guerra dei Trent’anni, vedendo diversi conflitti e cambi di potere tra protestanti e cattolici, fino al celebre assedio degli Svedesi, protestanti, che portarono ulteriore distruzione e sofferenze alla popolazione. Praga inizió un declino economico e demografico ed a seguito del Trattato di Westfalia del 1648 fu costretta ad adattarsi ad un nuovo ordine geopolitico, finendo sotto l’influenza degli Asburgo per i successivi quasi trecento anni.

Il mistero della quarta defenestrazione

Risale al 1948 la morte del Ministro degli Esteri del Governo Jan Masaryk, figlio del primo Presidente della Cecoslovacchi Tomáš Garrigue Masaryk.

La morte del diplomatico e politico Jan Masaryk, è avvolta da mistero e controversie. Egli svolse un ruolo significativo nella politica cecoslovacca prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, pur avendo delle debolezze caratteriali che ne condizionarono l’azione.

La sua morte avvenne il 10 marzo 1948. La versione ufficiale riportava che Jan Masaryk morì precipitando dalla finestra del suo appartamento al Černínský Palác a Praga. Tuttavia, le circostanze della sua morte sollevarono dubbi e interrogativi sulla reale dinamica degli eventi.

La versione ufficiale, presentata dal regime comunista che era salito al potere in Cecoslovacchia nel febbraio 1948, dichiarava che Masaryk si era suicidato. Tuttavia, molte persone, sia a livello nazionale che internazionale, contestarono questa spiegazione. La sua morte avvenne poco dopo il colpo di Stato comunista del 1948, che portò alla formazione di un governo comunista a guida filo-sovietica.

Il contesto politico tumultuoso e il coinvolgimento di forze esterne, come l’Unione Sovietica, portarono molte persone a sospettare che la morte di Jan Masaryk potesse essere stata un omicidio politico mascherato da suicidio. Le indagini ufficiali della polizia sotto il regime comunista sostennero la tesi del suicidio, ma la verità rimase oggetto di dibattito per molti anni.

Dopo la caduta del regime comunista nel 1989, la questione della morte di Jan Masaryk fu nuovamente esaminata. Nel 2004, un’indagine è stata riaperta e, sulla base delle nuove prove e di una revisione delle circostanze, la Corte Suprema della Repubblica Ceca concluse che Jan Masaryk era stato vittima di omicidio. Tuttavia, nonostante la dichiarazione di omicidio, il mistero della sua morte persiste, e non è chiaro chi siano stati gli autori materiali dell’omicidio e quali fossero le loro motivazioni seppure é risaputo che Masaryk fosse contrario ai comunisti.

Categorie
Politica Storia

1968 – La Primavera di Praga

La Primavera di Praga (in ceco Pražské jaro) rappresenta un breve periodo – appunto una stagione – intercorso a partire dal mese di marzo 1968 e terminato nella notte tra il 20 ed il 21 agosto dello stesso anno con l’invasione delle truppe del patto di Varsavia.

L’inizio fu sancito dalla nomina dei comunisti cosiddetti riformisti a capo del partito comunista cecoslovacco, capeggiati dal politico slovacco Alexander Dubček. Tale nomina fu seguita nel marzo del ’68 dalle dimissioni di Antonin Novotný dal ruolo di Presidente cecoslovacco e dalla successiva nomina del moderato Ludvík Svboda. Novotný rappresentava ancora la vecchia espressione dello “stalinismo” del dopoguerra, basato sul totalitarismo e la repressione, che aveva condizionato gli anni Cinquanta ed i primi anni Sessanta.

La Primavera di Praga in realtà non nacque casualmente.

La revisione della violenta politica stalinista a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta da parte del capo del PCUS Nikita Kruscev, non avevano ancora prodotto un ricambio nella classe politica cecoslovacca. Il sistema economico basato su piani quinquennali utopistici mostrava lacune di base e il sistema sociale era sempre più in crisi ed insofferente.

Negli anni Sessanta, gli intellettuali supportati dagli studenti e in certi momenti dalla importante classe operaia, iniziarono a sentire sempre più necessità di criticare il sistema e aspirare ad una riforma che portasse ad una progressiva democratizzazione del sistema e alla destituzione del presidente conservatore Novotný.

Il piano di azione dei “riformisti” nominati nel gennaio del 68, prevedeva cambiamenti che aspiravano ad un “socialismo dal volto umano”.

Nella pratica tentarono di riformare il sistema comunista introducendo una maggiore libertà di espressione abolendo la censura e cavalcando l’entusiasmo del popolo aspirarono a introdurre riforme politiche, sociali ed economiche. Tra le riforme principali, pur prevedendo sempre il ruolo centrale del partito comunista al servizio del popolo e non più alla guida, si auspicava la reintroduzione del diritto dei cittadini all’associazionismo, la libertà di circolazione e la possibilità di esercitare delle piccole attività imprenditoriali individuali. Nel 1968 la Cecoslovacchia divenne anche uno stato federale, riconoscendo maggiore autonomia alla regione slovacca, da sempre critica verso il cosiddetto “pragocentrismo”.

Aspramente criticato dall’URSS e dagli alleati del Patto di Varsavia, il piano d’azione fu al centro di numerosi tentativi di mediazione da parte dei politici cecoslovacchi di allora nei confronti della critica mossa dai partner alleati.

La crisi politica degenerò rapidamente: Leonid Breznev, capo del PCUS, riteneva che la situazione fosse sfuggita di mano e che occorreva rapidamente ripristinare la centralità del partito unico, abolendo la libertà di opinione e bloccando ogni velleità pluripartitica democratica. I paesi del patto di Varsavia, in particolare la Germania dell’Est e la Polonia, temevano un contagio delle idee riformiste, pertanto si mostrarono categorici nella condanna.

Dubcek e gli altri membri del presidium cecoslovacco cercarono sempre di ammorbidire le critiche, assicurando che la situazione fosse sotto controllo ed in certi momenti mostrarono anche la fermezza nel sostenere che alcuni argomenti ritenevano fossero un problema da risolvere internamente.

Tuttavia, la crescente tensione internazionale creò le condizioni per l’occupazione militare avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 da parte dei militari di 5 paesi alleati (Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Germania dell´Est). Restarono in disparte la Jugoslavia e la Romania.

Nelle settimane antecedenti erano state organizzate imponenti esercitazioni militari ai confini Cecoslovacchi. Si trattò del giusto pretesto per spostare truppe senza particolari imbarazzi.

Nel giro di breve, la libertà di espressione fu nuovamente imbavagliata e tutti i riformisti vennero gradualmente epurati dai posti di comando divenendo dei dissidenti. Diversi emigrarono all’estero (tra cui anche il direttore della TV cecoslovacca Jiří Pelikán che chiese asilo politico in Italia), altri furono incarcerati (tra questi anche il futuro presidente Václav Havel), altri si ritrovarono ai margini della società civile avendo interdetti tutti i posti di comando.

Il conservatore Gustav Husák venne nominato a capo del partito comunista e Presidente della Cecoslovacchia, rimanendo in carica per un ventennio, ossia fino al 1989, anno in cui la Rivoluzione di Velluto spazzò via il sistema socialista.

 L’occupazione del 1968 cancellò tutti i sogni riformisti, creando le basi per periodo denominato di „normalizzazione“ iniziato dal 1969.

Una delle conseguenze più tragiche fu l’accordo che sancì e legittimò l’invasione da parte delle truppe sovietiche del territorio cecoslovacco. Questa occupazione straniera terminò nel 1991.

L’invasione delle truppe del Patto di Varsavia non comportò fortunatamente delle stragi di piazza (seppure i morti ufficiali ammontarono a 137 ed i feriti furono oltre 500). I combattimenti più aspri si verificarono a Praga, davanti all’edificio della radio di Stato, Český rozhlas, sulla via Vinohradská in Praga 2 e in piazza San Venceslao, di fronte al museo nazionale.

I cittadini cecoslovacchi furono invitati anche dagli stessi politici riformisti a mantenere la calma e ad astenersi da comportamenti aggressivi.

Si trattò di una resistenza passiva che disorientò gli invasori stranieri, almeno nelle fasi iniziali.

I cecoslovacchi cercarono di spiegare il loro punto di vista ai militari sovietici, parlando la loro lingua. Questo fu anche uno dei motivi per cui si stima che il 70% dei militari venissero dalle regioni caucasiche dell’URSS centrale: le differenze linguistiche e culturali impedivano una comunicazione con i locali. Peraltro, le truppe militari ritenevano di essere i benvenuti in Cecoslovacchia e che venissero considerati dei liberatori.

Per il popolo cecoslovacco si trattò di un triste epilogo dalla portata storica indelebile alla pari della vicenda degli sciagurati patti di Monaco del 1938. Dubcek e i riformisti di spicco furono costretti a capitolare a Mosca negli immediati giorni successivi alla occupazione: sottoscrissero ed approvarono un ripristino delle normative totalitarie e per l’opinione pubblica si dimostrarono dei deboli perdenti che gradualmente finirono in un dimenticatoio.

Nel gennaio del 1969, l’autoimmolazione di Jan Palach in Piazza Venceslao rappresentò un gesto di protesta, ma soprattutto un grido di dolore angoscioso lanciato da un paese inerme al mondo intero. Purtroppo, questo gesto fu emulato successivamente da altri giovani.

La crisi cecoslovacca aveva tuttavia evidenziato al mondo intero la brutalità della politica imperialistica sovietica che non intendeva perdere il controllo delle zone di influenza. Le giustificazioni alla base di questo intervento, basate nell’affermare che vi fosse interesse dei paesi capitalisti occidentali a destabilizzare la situazione geopolitica dell’Est Europe e che nella Cecoslovacchia vi fosse in corso un colpo di stato nazionalista e neofascista si rivelarono essere del tutto inventate e volutamente diffuse per trasfigurare la realtà.

Da questo episodio si distanziarono anche i partiti comunisti occidentali (tra cui il PCI italiano). Ciò aprì le porte ad una loro maggiore inclinazione socialdemocratica negli anni successivi, portandoli ad un graduale distacco dalla politica sovietica.

Categorie
sport Storia

Emil e Dana Zátopek – essere leggende sportive nei difficili anni del dopoguerra

Ancora oggi, i coniugi Emil e Dana vengono ricordati come atleti primari del periodo a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. In effetti vinsero numerose medaglie, stabilirono vari record mondiali e nazionali, dando lustro alla Cecoslovacchia del dopoguerra.

In particolare Emil Zatopek, vincendo medaglie olimpiche sia nelle gare di mezzofondo che di fondo, resta ancora oggi una figura mitica dello sport mondiale. Nel 2012 fu incluso nella IAAF Hall of Fame, della federazione internazionale dell´atletica leggera, nella quale attualmente rientrano solo 24 atleti.

L´immagine di Dana è stata in parte messa in ombra da questi straordinari successi del marito, pur restando comunque un punto di riferimento del mondo atletico nazionale cecoslovacco per diversi decenni.

La loro storia è fatta di tante luci, e qualche ombra che per fortuna con il tempo sembrano sbiadirsi. D´altra parte, vissero negli anni della Cecoslovacchia comunista, e non poterono certamente restare chiusi in una bolla di vetro.

EMIL, LA LOCOMOTIVA UMANA e DANA, LA GIAVELlOTTISTA

Sia Emil che Dana, nacquero lo stesso giorno, il 19 settembre 2022. Si unirono in matrimonio nel 1948 dopo le olimpiadi di Londra.

Emil Zatopek nacque a Kopřivnice, in Moravia. Solo per caso, grazie al suo primo datore di lavoro Baťa, si avvicinò al mondo della corsa dimostrando fin dalla adolescenza un innato talento, ma anche una enorme forza di dedizione e passione che lo portò a trionfare in varie discipline olimpiche, tra il 1948 a Londra (oro nei 5 km ed argento nella 10 km) ed il 1952 a Helsinky (oro nei 5 km, nei 10 km e nella maratona), oltre a vincere diverse gare europee e nazionali. Probabilmente avrebbe potuto vincere ulteriori medaglie alle olimpiadi del ´56 di Melbourne se non avesse dovuto subire una operazione all´ernia qualche settimana prima dell´evento (giunse comunque sesto alla maratona).

Sviluppò un particolare metodo di allenamento all´avanguardia per il periodo, fatto di diverse ripetute alternate e di carichi di lavoro estenuanti. Il suo volto contratto dallo sforzo fisico e lo stile della corsa molto particolare, divennero famosi in tutto il mondo, e venne soprannominato “Emil il terribile” e “la locomotiva umana”.

Resta inoltre nella storia dell´atletica questa capacità di vincere in discipline diverse nella media e lunga distanza.

La moglie Dana Zátopková, originaria di Frýštat (paese nella provincia di Karvina situato nella regione della Slesia), fu campionessa olimpica nel 1952 nella disciplina di lancio del giavellotto e vinse gli europei del 1954 e del 1958. Alle olimpiadi di Roma, nel 1960, ottenne la medaglia d´argento.

Successivamente, Dana dedicò i suoi anni ad allenare le giovani promesse non perdendo mai la passione per lo sport. Visse sempre accanto al marito senza avere figli. Viene ricordata come una donna molto forte, con proprie opinioni e metodi, senza peli sulla lingua. Il rapporto con Emil fu molto schietto e sincero.

Si narra che nel 1952, Ťopek (cosí veniva chiamato Emil dalla moglie) vinse i 5.000 metri, e poi a distanza di pochi minuti Dana vinse l´oro nel lancio del giavellotto. Il marito in conferenza stampa fece capire che con la sua vittoria aveva probabilmente inspirato la moglie. Dana rispose „Davvero? Va bene, vai a cercare di ispirare qualche altra ragazza e vedi se anche lei riesce a lanciare un giavellotto a cinquanta metri!”.

* * *

Tuttavia, se le qualità straordinarie degli atleti Zatopek non si possono certamente mettere in discussione, i Zatopek „cittadini“, che hanno vissuto durante il regime comunista, sono spesso fonte di riflessione e critica da parte degli storici.

Le seguenti considerazioni si basano prevalentemente sulla figura del marito Emil, ma occorre tenere conto che Dana restò sempre al suo fianco e pertanto probabilmente condivise  le scelte del marito.

EMIL e LA POLITICA, NON SEMPRE UNA SCELTA DI COERENZA

Per farsi un´opinione, occorre calarsi nel contesto storico: senza dubbio, Emil Zatopek rappresentò una grande icona per il regime comunista, esprimeva la vita dello sportivo vincente, famoso in tutto il mondo e rappresentava un fiore all´occhiello a livello internazionale. D´altra parte, lo stesso Zatopek amava presentarsi pubblicamente, e non temeva di esprimere pubblicamente le proprie opinioni, senza particolari peli sulla lingua. Sono rimaste nella storia alcune sue affermazioni, che riportiamo in calce a questo articolo.

Visse l´apice della carriera sportiva negli anni dal 1948 al 1952 anni in cui il regime totalitario mostrò molti lati negativi ad iniziare dalle repressioni dei dissidenti e delle persone ritenute problematiche, passando per l´epurazione interna che portò a decretare la pena di morte per alcuni membri fondatori del regime, fino alla riforma monetaria che venne introdotta nel 1953 in Cecoslovacchia.

In questi anni, Zatopek, entro a far parte dell´esercito e aderì al partito comunista (tradizione di famiglia, dato che il padre ne era stato membro tra gli anni 20 e 30) e svolse fedelmente il ruolo che gli venne domandato dai gerarchi di partito, seppure non abbia celato alcune sue opinioni contrarie in difesa di alcuni atleti che lui conobbe e che il regime cercò di penalizzare e offuscare, forte – probabilmente – della sua pubblica immagina. Si dice che abbia espresso parere positivo alla condanna a morte di Milada Horakova e che rientrasse tra le persone catalogate come spie di regime nella polizia segreta STB, sotto lo pseudonimo di „Macek“.

Dopo aver terminato l´attività agonistica, nel 1956, continuò a svolgere una opera educativa incontrando scolari e studenti e promuovendo lo sport tra i giovani. Negli anni Sessanta, come dipendente del Ministero della Difesa, rientrò nel reparto che si occupava della preparazione fisica dei militari.

Con l´arrivo del 1968, Zatopek si schierò apertamente a favore delle riforme che la Primavera di Praga e il Governo Dubcek stava introducendo nella Cecoslovacchia. Sottoscrisse anche il manifesto pubblico denominato delle „2 mila parole“ a favore del riformismo, documento che poi successivamente venne definito controrivoluzionario.

In effetti, a partire dal 1969, durante il periodo c.d. della „normalizzazione“ nel quale il regime ristabilì i principi socialisti alla base dello Stato debellando qualsiasi velleità democratica, anche Zatopek fu oggetto di inchiesta, allontanato dall´esercito e assegnato a lavori geodetici di ricerca e scavo di pozzi per sei anni dato che nessuno voleva assumerlo. Furono indubbiamente anni duri per Emil: il regime lo stava cercando di portare nell´oblio collettivo, si narra avesse problemi con l´alcool e durante le settimane di duro lavoro, fu costretto a dormire in una c.d. „maringotka“ (caravan su ruote utilizzato dagli operai).

Zatopek in quegli anni rinnegò la sua adesione ai progetti riformistici ritenuti „rivoluzionari“ e pubblicamente dichiarò di ritirare la propria firma dal manifesto delle 2 mila parole che aveva sottoscritto assieme alla moglie.

Gradualmente fu riabilitato. Nel 1976 venne assunto presso il  centro di documentazione dell’Unione cecoslovacca di educazione fisica, per tornare ad essere negli anni 80 il simbolo della Cecoslovacchia riconosciuto a livello internazionale. Nel 1984 approvò pubblicamente la decisione della Cecoslovacchia di non partecipare alle olimpiadi di Los Angeles.

Nonostante questi cambiamenti di opinione del Zatopek „uomo“, l´immagine dell´atleta e del mito che rappresentó non furono mai offuscati, ed ancora oggi vengono largamente riconosciuti.

Gli storici discutono spesso se Zatopek non abbia mai pensato ad emigrare, come fecero alcuni sportivi e artisti durante gli anni Settanta. Il regime probabilmente lo avrebbe anche sostenuto in questa scelta, ma in realtà, tutti convergono nel ritenere che Zatopek  e la moglie non avrebbero mai lasciato la propria terra, alla quale erano profondamente legati.

* * *

Un ultimo ricordo di Zatopek, riguarda la sua amicizia con l´italiano Carlo Capalbo, l´organizzatore della maratona di Praga e delle numerose gare podistiche in Repubblica Ceca, nonché fondatore del progetto RUN CZECH riconosciuto a livello internazionale.

Si incontrarono negli anni novanta per discutere appunto della maratona di Praga, ed una foto li ritrae assieme sorridenti.

Zatopek morì nel 2000, dopo una lunga malattia. La moglie Dana nel 2020, a 98 anni.

Nel 2021 è stato presentato il film ceco „Zátopek“.

* * *

Le frasi celebri attribuite a Zatopek:

  • Non mi è stata data la possibilità di correre e sorridere allo stesso tempo
  • dovete sapere che non si tratta di ginnastica o di pattinaggio artistico
  • Se vuoi vincere qualcosa, corri 100 metri. Se vuoi fare un’esperienza, corri una maratona
  • Se non ce la fai, accelera
  • È la linea del dolore e della sofferenza che separa i ragazzi dagli uomini
  • Vincere è una grande cosa, ma l’amicizia è ancora meglio

Categorie
Storia

La campana #9081 di Praga

La campana del progetto #9081 é stata inaugurata ufficiale il 28 agosto 2022 e per il momento é esposta a Praga lungo la Moldava su un pontone ormeggiato sulla riva destra della Moldava, nell’immaginario collegamento tra il Castello di Praga e il Teatro Nazionale.

Nel prossimo futuro troverá la sua definitiva collocazione nella zona di Rohanský ostrov nel corso del 2024.

Non é una campana qualunque: ha il compito di ricordare le 9.801 campane che i Nazisti fecero raccogliere e convogliare nella zona di Maniny – Rohanský ostrov nel 1941 per poi trasferirle in Germania via fiume, fonderle e destinarle alla produzione di armi.

Circa il 90% delle campane presenti sul territorio dell´allora protettorato ceco sparirono. Il suono di questa campana ha il compito di ricordare le 9.801 campane sottratte ed ammutolite. Una imposizione che ha penalizzato lo spirito di comunità di città e villaggi, in uno dei momenti più tristi della storia ceca.  

La frase incisa sulla nuova campana

La campana 9081, prodotta dalla azienda leader austriaca Grossmayr  di Innsbruck, pesa 9.801 chilogrammi, é alta 187 centimetri e il corpus centrale pesa 300 kg. La base ha oltre 2,5 metri di larghezza. La progettazione ha coinvolto i campanari praghesi, che nell´involucro esterno hanno voluto inserire i frammenti delle campane perdute per sempre. Per suonarla, occorrono almeno 4 campanari.

Il costo ha superato i 12 milioni di corone (circa 500 mila EUR). La raccolta fondi, tutt´ora in corso sul sito 9801.cz, è stata organizzata dalla associazione no profit Sanctus Castulus, z. s., in collaborazione con le principali fondazioni e associazioni no profit ceche.

La campana non ha ancora un nome, secondo gli ideatori il nome verrà scelto dalla gente, come nel caso della famosa campana del Castello di Praga (presso la cattedrale di San Vito) denominata Zikmund – fusa nel 1549 e che pesa oltre 16 tonnellate – o delle campana di Vaclav, che si trova presso la Chiesa di San Havel, vicino a piazza della città vecchia, che è stata creata per in memoria del drammaturgo ed ex presidente Vaclav Havel.

Fonti: il sito 9801.cz, il podcast Přepiště dějiny, Wikipedia, vari articoli dei quotidiani.

Categorie
Politica Storia

DUBČEK ed il sogno del socialismo dal volto umano.

Il 13 novembre 1988, Alexander Dubcek, ricevette la laurea ad honoris causa in Scienze politiche dall’Università di Bologna in occasione del IX centenario di nascita dell’Ateneo. Nei giorni seguenti il Comune di Bologna conferì allo stesso la cittadinanza onoraria.

Queste onorificenze rappresentarono la definitiva riabilitazione a livello internazionale del politico statista che rappresentò la Primavera di Praga nel 1968.

Alexander Dubček, agli occhi del mondo occidentale, ha sempre rappresentato la figura simbolo del sogno di riforma e democratizzazione del socialismo. Questo sogno fu brutalmente represso dall’invasione delle truppe del patto di Varsavia il 20 agosto 1968.

Spesso Dubček viene associato alla figura di Michail Gorbaciov, il premier sovietico che nella seconda metà degli anni 80 cercò tramite la perestrojka e la glasnost di riformare il sistema sovietico. In effetti Dubček ha espresso in varie interviste di allora la simpatia per il leader sovietico, rivedendo vari punti riformisti di cui si era fatto promotore un ventennio prima.

Come per Gorbaciov, tuttavia, l’immagine trasmessa dal leader Alexander Dubček verso i paesi c.d. occidentali, non ha un riscontro del tutto paritetico nella politica interna del paese di appartenenza, dove ancora oggi viene criticato per alcuni passaggi politici conseguenti all’invasione sovietica del 1968.

Questa critica, associata alla lontananza dalla politica attiva di oltre un ventennio, portarono ad escludere fin da subito la figura di Alexander Dubcek come presidente della neonata democratica Cecoslovacchia nel 1989, a scapito di Václav Havel – figura non collusa al precedente regime.

Ciò nonostante, comunque Dubček venne designato dal 1990 a capo del Parlamento Confederale, di fatto ricoprendo la seconda carica più importante a livello istituzionale fino al 1992, l’anno in cui morì a seguito di un incidente stradale sull’autostrada D1.

Di seguito proviamo ad analizzare alcune definizioni ed aspetti della figura politica di Alexander Dubček che talvolta capita di ascoltare ancora oggi.

  1. Dubček – un vero comunista

Nato nel 1921 a Uhrovec, vicino alla città di Trenčin, nell’attuale Slovacchia, Alexander Dubcek, nei primissimi anni della propria vita seguì i propri genitori, di fede dichiarata comunista, in Unione Sovietica fino al 1938. Durante il secondo conflitto mondiale partecipò ai combattimenti e fu ferito in modo non grave.

Nel dopoguerra, divenne membro del partito Comunista Cecoslovacco e iniziò la propria carriera politica, studiando anche per un certo periodo a Mosca, fino a divenire il presidente del partito comunista cecoslovacco nel gennaio 1968 a sostituire l´uscente Antonin Novotný, visto come un conservatore anacronistico.

Presumibilmente l’idea di riforma del sistema è maturata in Dubček negli anni, avendo constatato come certi periodi storici sovietici fossero stati molto bui e poco vicini alle esigenze della gente. Per questo motivo, fu fermamente convinto nell´introdurre le riforme per cercare di realizzare il “socialismo dal volto umano”.

Il successo delle riformo introdotte molto rapidamente nei primi mesi del ´68 non fu solo di Dubček, ma dell’ala riformista dei comunisti cecoslovacchi che gradualmente presero il potere sostituendo i precedenti membri conservatori. Non si può tuttavia dimenticare, che tra gli stessi riformisti, vi furono anche persone che dopo l’invasione dell’agosto del 68, rinnegarono le riforme per riportare il paese alla normalità. Tra questi, il più celebre fu il futuro presidente del partito nonché´ presidente Cecoslovacco Gustav Husák, definito non a caso come un comunista pragmatico.

Alexander Dubček non ha mai rinnegato la sua fede politica comunista/socialista e dopo la rivoluzione di velluto del 1989, entrò a far parte del partito socialdemocratico.

2. Dubček – un ingenuo sognatore

Nella valutazione obbiettiva di questo personaggio, occorre tenere conto del fatto che la sua carriera politica ebbe origine nel secondo dopoguerra, negli anni in cui i comunisti presero il potere con metodi assai poco democratici, e consolidarono la propria posizione con epurazioni importanti dei possibili oppositori, nonché anche al proprio interno.

Dubček trovò spazio per fare carriera, e naturalmente affermarsi anche contro avversari politici di partito, avendo la meglio -non ultimo il menzionato segretario del partito comunista cecoslovacco uscente Novotny (nonché´ presidente cecoslovacco), che nei mesi successivi venne addirittura espulso dal partito.

Sempre con il sorriso sulle labbra, non conflittuale, amato dalla gente, Dubcek rappresentava agli occhi degli elettori del partito il giusto compromesso tra riformisti e conservatori. In realtà, da solo avrebbe potuto ben poco. Il suo avvento al potere all’interno del partito era accompagnato da vari riformisti, che prevalsero sull’ala conservatrice del partito ed avviarono importanti riforme.

In effetti, i riformisti proposero al comitato centrale del partito nell’aprile del 68 un manifesto politico che si basava su alcuni pilastri riformisti che proponevano

  • una propria strada al socialismo
  • maggiore potere agli organi statali
  • la libertà di parola
  • la riforma economica
  • la federalizzazione della Cecoslovacchia

Questo manifesto fu approvato e nelle settimane a seguire vi fu un forte fermento. Di fatto si introdusse la libertà di parola, si andò a revisionare la politica di partito degli anni Cinquanta evidenziando i gravi errori, si permise la nascita di organizzazioni politiche che sostavano la democrazia e la aggregazione tra le persone.

Forse Dubček fu ingenuo nel ritenere che Mosca e gli alleati del patto di Varsavia non intervenissero a seguito delle riforme introdotte. Nel corso del 68 vi furono diversi incontri e riunioni tra le parti, dove Dubček venne ripreso e invitato a ripristinare lo stato delle cose secondo le aspettative di Leonid Breznev e degli altri alleati. Non fu solo l’Unione Sovietica ad essere preoccupata di questo nuovo decorso, ma anche i paesi del patto di Varsavia – specie quelli limitrofi – che temevano che questo riformismo potesse prendere piede anche nei loro Stati.

Furono dati vari segnali a Dubček che la pazienza stava per terminare, non ultimo durante lo storico incontro dei primi di agosto del 68 a Čierna nad Tisou.

Avendo avviato le riforme, Dubček e tutti i riformisti si potrebbero essere trovati nella situazione di non avere idea di come annullare le concessioni democratiche. Probabilmente, loro stessi furono sorpresi dalla rapidità di intervento delle armate sovietiche e dei paesi del patto.

Con il senno del poi, furono ingenui nel non comprendere che l’invasione della Cecoslovacchia si stava preparando già da diversi mesi. Questo aspetto fu dimostrato dalla massiccia capacità di intervento e dall’immediata occupazione dei centri di potere da parte dei militari sovietici.

3. Dubček – un politico debole

Questa affermazione nasce certamente dalla situazione politica successiva all’invasione sovietica dell’agosto del 68, ed alle posizioni che Dubček ha assunto in determinate situazioni.

L’intelligenza politica di Mosca fu quella di non liquidare la figura di Dubček immediatamente, ma di lasciarlo comunque attivo in politica per un ulteriore anno, costringendolo ad attuare le misure di ripristino del regime, che poi portarono al successivo periodo denominato della “normalizzazione”.

Dubček, fino all’estate del 68 era al top delle preferenze politiche non solo di partito, ma del popolo cecoslovacco. Oltre ad introdurre delle riforme democratiche, si presentava al pubblico con il proprio sorriso e gli occhi socchiusi che sembravano sorridere. Si presentava “umano”, molto distante dagli uomini di partito a cui si era abituati. Questa sua immagine, di uomo del popolo, che amava incontrare la gente, era entrata nel cuore dei cecoslovacchi e non solo. Anche i media occidentali avevano notato questo personaggio.

Un primo piano di Alexander Dubček

Una rapida eliminazione di Dubček avrebbe potuto avere conseguenze rischiose creando ulteriori tensioni, e l’URSS si sarebbe trovata a dover affrontare critiche internazionali ancora più pesanti di quelle che già si trovava a fronteggiare. In vari momenti Mosca fece capire che era poco propensa a spargimenti di sangue oltre a quelli che già stavano avvenendo.

La capitolazione politica di Dubček é certamente da far risalire ad un anno dalla invasione dei carri armati, quando nell’agosto del 1969 sottoscrisse quello che ancora oggi è conosciuto come “Pendrekový zákon”, ossia la legge federale di alcuni provvedimenti transitori per la tutela dell´ordine pubblico, che di fatto fu la legge che consentì di imprigionare migliaia di manifestanti, di espellerli dalle attività lavorative, o dalle scuole e di limitare le organizzazioni civili.

Dubček stesso, in varie occasioni, anche a distanza di anni, ha reputato questo gesto come un errore politico imperdonabile e del quale ha sempre espresso un vivo rammarico.

Nei mesi precedenti, tuttavia, aveva dovuto assistere all’uscita indotta di molte figure chiave della Primavera di Praga, alcuni riformisti si dimisero volontariamente ed emigrarono, altri furono oggetto di una politica denigratoria volta a screditarli. Il Governo fu costretto a sottoscrivere un accordo di soggiorno temporaneo dei militari sovietici sul territorio cecoslovacco. Per le strade le proteste furono gradualmente sedate, spesso con violenza. La polizia segreta stava riprendendo forza e reintroducendo metodi totalitari nel controllo delle persone. A fine gennaio del 69, il mondo intero fu scosso dal gesto di un giovane studente universitario, Jan Palach, che si tolse la vita immolandosi. L’intera drammatica aggressione che stava opprimendo la Cecoslovacchia era racchiusa in quel drammatico gesto.

In questo contesto, Dubček, ricopriva ancora un ruolo politico attivo, pur senza particolari ambizioni, ma che logorava la sua popolarità. In fondo, non si era mai apertamente schierato contro l’invasore.

Potrebbe averlo fatto per senso di responsabilità, per evitare una guerra civile e ulteriori morti. Tuttavia, agli occhi della gente, emergeva la sua debolezza.

4. Dubček – il ventennio dell’oblio ed il ritorno

Il 24 settembre 1969 il direttivo del partito comunista decise la revoca di Dubček dalla funzione di presidente della assemblea federale e la nomina ad ambasciatore in Turchia, nomina poi ratificata a dicembre dello stesso anno dallo stesso presidente. Ad Ankara rimase solo un anno, per poi rientrare in patria, essere espulso dal partito comunista cecoslovacco ed infine essere riposto in funzioni secondarie di carattere regionale dove volutamente fu emarginato dalla vita sociale e politica (Nel 1970-1985 Dubček ha lavorato per le Foreste di Stato della Slovacchia occidentale a Bratislava Krasňany).

Pur rappresentando sempre un potenziale rischio, i servizi segreti Stb probabilmente non ebbero problemi nella gestione di Alexander Dubček in quanto non divenne mai apertamente un dissidente.

Il suo ritorno alla politica attiva risale al novembre del 1989, ai primi giorni della rivoluzione di velluto, dove fu acclamato dai manifestanti e invitato dallo stesso Havel. Tuttavia, come già detto in apertura, la candidatura a presidente dello stato cecoslovacco venne rapidamente esclusa a priori, ma gli fu assegnata la presidenza dell’assemblea federale della neonata democrazia, vista l’immagine pulita e molto apprezzata in Occidente. Questo incarico lo coprì fino alla morte, avvenuta nel settembre del 1992 a seguito di un incidente automobilistico sull’autostrada D1 tra Praga e Brno.

Categorie
Turismo

Lo zoo di Praga – uno dei migliori giardini zoologici al mondo

Tra le escursioni più bella della città di Praga, è certamente da annoverare la visita allo Zoo Praha nella zona di Troja, a Praga 8. Non ci sono dubbi che rappresenti una delle più belle passeggiate, con ampi spazi e iniziative che interessano grandi e piccini.

Africký dům – la casa africana

Lo zoo si estende su 58 ettari e comprende 14 padiglioni con varie mostre interattive, e si distingue per i numerosi progetti dedicati alle specie in via di estinzione. Sono ospitati oltre 680 specie, per complessivi 5.868 animali presenti.

Aperto al pubblico per la prima volta il 28 settembre 1931, lo zoo gestito dalla Città di Praga è un continuo evolversi di nuovi padiglioni e investimenti volti a rendere questi spazi più confortevoli, moderni ed attrattivi.

Nel corso del 2019, il numero di visite ha raggiunto la cifra record di 1,4 milioni di ingressi, al terzo posto tra le attrazioni turistiche ceche (dopo il castello di Praga e Petřín). Nella classifica di Tripadvisor si trova al 5. posto al mondo tra i giardini zoologici. Certamente, è tra gli zoo più importanti d’Europa e tra i più belli al mondo.

A seguito delle limitazioni e chiusure imposte dalla pandemia COVID nel 2020 e nel 2021, le presenze sono scese sotto il milione di persone (850 mila nel 2020 e 962 mila nel 2021). In questi ultimi anni lo zoo ha sviluppato molto la presenza sui social ed esiste un canale YOUTUBE denominato Zoologická zahrada hl. m. Prahy oltre al profilo su INSTAGRAM e Facebook. I dipendenti sono 251. Le esposizioni presenti sono oltre 150.

Lo zoo di Praga partecipa a numerosi programmi per la tutela delle specie animali a rischio di estinzione. In particolare, il programma a tutela dei cavalli di Przewalski, noti come pony della Mongolia, è certamente uno dei simboli dello zoo di Praga, avendo consentito il rientro in natura a diverse decine di cavalli (peraltro a primavera, i cavalli vengono delocalizzati in una zona aperta denominata Dívčí Hrady in Praga 5, proprio per favorire l’adattamento allo stato bardo).

Il cavallo Przewalski

Anche i gorilla sono sotto tutela, così come gli uccelli dell’Indonesia ed altre specie animali che si possono supportare anche finanziariamente tramite contributi, acquisti via e shop o SMS di supporto. Diverse aziende e privati aderiscono inoltre ai programmi di sponsoring e adozione a distanza.

Richard – il gorilla capo dello Zoo di Praga

Il 28 settembre 2022 é stato inaugurato il nuovo splendido padiglione dedicato agli animali africani ed in particolare ai gorilla, che trova un logico posto accanto agli elefanti ed alle giraffe.

la nuova area dedicata all´ambiente africano ed ai gorilla

Dal 2023 si dovrebbero iniziare i nuovi lavori per il padiglione Arktida, dove troveranno un posto più confortevole gli orsi bianchi Tom e Berta.

È possibile acquistare on line i biglietti di ingresso, così come sono presenti numerosi programmi e servizi per gli ospiti. Naturalmente, sono previste visite guidate e programmi dedicati a bambini e scuole. Specie nei week end di bel tempo è consigliabile muoversi per tempo in quanto i parcheggi vengono rapidamente colmati, lo zoo viene in effetti preso d’assalto dalle famiglie locali e dai turisti.

La guereza, la scimmia che si trova nel padiglione africano