Archivi categoria: Storia

La vita in Cecoslovacchia al tempo del comunismo

Spesso mi viene domandato di raccontare come si viveva ai tempi del comunismo a Praga, ed in generale in Cecoslovacchia.

Mi limito a fornire delle informazioni sulla base della mia esperienza e per quanto ho potuto capire successivamente, studiando maggiormente la storia del paese.

A tre anni dalla pubblicazione di questo articolo, ho ricevuto diversi ringraziamenti, ma anche qualche critica. Ho cercato volutamente di non inserire dei giudizi politici, e quanto riportato è ampiamente confermato da diverse fonti oltre che da quanto ho vissuto direttamente.

Una precisazione: parlare di comunismo non è del tutto esatto, in quanto sarebbe più corretto parlare di socialismo, come di un periodo di passaggio verso una organizzazione comunista vera e propria che però non è mai stato possibile realizzare (nemmeno nell’Unione Sovietica). In ogni caso, per semplicità riporto la parola “comunismo”, data la diffusione comune del termine.

Sono consapevole che le mie percezioni siano state caratterizzate dalla condizione privilegiata nata dal vivere stabilmente in Italia, ma ho avuto anche la fortuna di visitare i parenti che abitavano a Praga per circa due mesi all’anno tutti gli anni fino al 1989. Occorre premettere che non ho mai risentito di problemi economici e di reperimento di materie per una alimentazione di base; certamente, specie con l’adolescenza, iniziai a notare che non era possibile trovare nei negozi tutta la gamma di prodotti a cui eravamo abituati in Italia.

  • Mancanza di libertà e l’informazione distorta

Ogni regime dittatoriale porta inevitabilmente alla repressione della libertà dell’individuo.

“La pressione che un moderno Stato totalitario può esercitare sull’individuo è paurosa. Le sue armi sono sostanzialmente tre: la propaganda diretta, o camuffata da educazione, da istruzione, da cultura popolare; lo sbarramento opposto al pluralismo delle informazioni; il terrore.” (cit. da “I sommersi e i salvati” di Primo Levi).

La censura riguardò tutti gli strumenti di comunicazione di massa: radio, televisione, libri, quotidiani e periodici. In generale tutti i media erano controllati in maniera pressoché totale.

Diversi libri e romanzi occidentali non erano permessi. Gran parte della popolazione ascoltava segretamente le onde radio trasmesse da Radio Europa Libera, lo strumento di propaganda occidentale sulle onde di modulazione d’ampiezza AM che trasmetteva da Monaco di Baviera. L’ascolto era vietato, pertanto occorreva essere molto cauti e solitamente, si ascoltava la sera o la notte.

La televisione aveva due canali, il primo ed il secondo. L´ intervento politico su questo media era importante, per cui diversi programma parlavano del comunismo, della storia degli uomini di partito comunisti, dell’URSS e degli altri paesi del blocco sovietico. I notiziari dedicavano ampi spazi all’elogio dei successi economici, produttivi, agricoli della nazione, sfoderando dati ottimistici. Non si perdeva occasione per parlare dei guai delle economie e delle società occidentali: la corruzione, i disordini sociali, la povertà, le droghe, e così via.

La libera espressione delle proprie idee non era concessa e determinati argomenti si potevano affrontare solo in un gruppo ristretto di amici fidati, parlando sottovoce e stando molto attenti. Esistevano pubblicazioni clandestine di produzione casalinga– i samizdat a cui ho dedicato un articolo a parte – che consentivano di trasmettere idee, poesie e racconti inneggianti alla libertà. Solamente in determinati luoghi ed in determinati contesti si discuteva di politica (come nelle hospoda – birrerie), ma sempre in maniera molto accorta.

I servizi segreti nella veste di polizia politica della Cecoslovacchia (denominata STB), il sistema capillare di spie e il controllo dell’ordine pubblico attraverso le forze di polizia (VB – veřejná bezpečnost), oltre che instaurare un regime di terrore, portarono ad un disinteresse alla politica attiva, in quanto si era persa la speranza di cambiamento – specie dopo la repressione della Primavera di Praga del 1968.

Un ruolo importante fu svolto da diversi ambienti culturali teatrali (in definitiva anche Václav Havel, primo presidente dopo la caduta del regime, fu un drammaturgo), dove in determinati momenti storici, l’opposizione al regime dittatoriale fu netta e determinata a sostegno dei movimenti studenteschi.

Nel corso dei 40 anni, l’oppressione della libertà non fu sempre costante, si alternarono periodi molto duri (come ad esempio dopo il 1948 o nel periodo della normalizzazione degli anni 70) a periodi più miti (ad esempio negli anni antecedenti la primavera di Praga del 1968 o la progressiva apertura nel corso degli anni 80).

Ricordo chiaramente, come il solo arrivo di una automobile della polizia VB, comportava un fuggi fuggi generale ed uno spiare dalla finestra i loro movimenti.

Le persone apertamente schierate contro il regime, definite come dissidenti, erano oggetto di frequenti arresti, perquisizioni, e naturalmente erano monitorate dai servizi segreti di Stato. Spesso venivano anche costrette ad emigrare, anche se l’atteggiamento principale era quello di degradare al massimo la persona, e tutti i suoi familiari, cercando di portarla all’oblio. Emblematico il caso dell´atleta Věra Čáslavská a cui ho dedicato un articolo.

In effetti, in fasi alterne, i nemici dello Stato non furono solo i dissidenti, ma addirittura furono fatte varie epurazioni interne ai membri del partito comunista stesso, con metodi di tortura, degrado e violenza inauditi. Si ricordano gli anni successivi al 1948, dove vennero regolati diversi conti interni, portando addirittura a corti marziali, e gli anni successivi al 1968.

Il 27 giugno di ogni anno, si celebra la giornata delle vittime del comunismo: questa data ricorda la pena di morte inflitta alla giurista politica Milada Horáková il giorno 27 giugno 1950.

L’epurato per eccellenza, simbolo della Primavera di Praga, fu Alexander Dubček, l’allora presidente del partito comunista cecoslovacco, fautore di un “socialismo dal volto umano”, che trovò epilogo nell’invasione delle truppe del patto di Varsavia, nell’agosto del ´68. Tuttavia, non fu che la punta di un iceberg: negli anni successivi, tutti i funzionari e coloro che avevano partecipato al processo di rinnovamento, vennero allontanati dal partito, persero il lavoro e non poterono più partecipare attivamente alla vita pubblica. Negli anni successivi a questi eventi, ben 620 mila iscritti al partito furono cancellati.

La presenza di un familiare dissidente o epurato, così come la presenza di familiari che erano emigrati fuggendo dal regime instaurato, comportava difficoltà per tutti i membri della famiglia rimasti: impossibilità di carriere lavorative se non addirittura posizioni lavorative degradanti, impossibilità di accedere a scuole o università per i figli, impossibilità di viaggiare verso altri paesi.

Forse come conseguenza di questo sistema autoalimentato basato sul terrore, esisteva anche una invidia mista all’odio tra le persone, anche tra semplici vicini, che contribuiva ad amplificare gli effetti di questa situazione. Si tratta di un sentimento difficile da descrivere, ma di fatto rese i cecoslovacchi molto diffidenti tra loro, se non indifferenti.

Ancora oggi, sotto certi aspetti, permane questa misteriosa coltre di indifferenza e diffidenza. Demetrio Volčič – giornalista e scrittore – scrisse “Il silenzio, a Praga, non è un fenomeno raro…. in questi paesi in transizione, anche quando il sistema totalitario non esiste più. Le paure hanno percorsi strani, fiumi carsici, si vedono, spariscono, rispuntano e sono così più misteriosi…”

Il partito comunista cecoslovacco

Nonostante varie fasi alterne, come poc’anzi menzionato, il partito comunista cecoslovacco (KSČ) vantava 1,5 milioni di iscritti.

Spesso per poter trovare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni e garantire un certo futuro alla propria famiglia si era costretti alla tessera di partito ed alla partecipazione alla vita politica attiva.

Tuttavia, è ovvio come tutto il sistema creato comportasse centinaia di migliaia di persone potenzialmente spie, per cui davvero non si era sicuri di nessuno. Inoltre, il solo fatto di avere la tessera di partito non garantiva alcuna tranquillità in quanto si era comunque un potenziale soggetto da tenere sotto osservazione.

legitimace KSČ

Oltre alla mancata libertà di espressione citata, esisteva anche una limitazione agli spostamenti: era possibile viaggiare abbastanza liberamente per turismo solo nei paesi alleati tramite un visto “výjezdní doložka”. Risale a quel periodo, anche la passione dei cecoslovacchi per il mare, grazie alla Jugoslavia e alla Bulgaria.

Non erano vietati i viaggi in Occidente, tuttavia occorreva richiedere un visto alle autorità locali e motivare il viaggio. Raramente veniva concesso il viaggio all’intera famiglia (le possibilità di emigrazione illegale si riduceva se si tratteneva un membro della famiglia a casa, consapevoli anche delle conseguenze che avrebbe potuto affrontare in caso di emigrazione di familiari).

Per i dissidenti ed i nemici del partito, qualsiasi espatrio, invece, era praticamente impossibile.

La proprietà privata non era permessa e pertanto anche la figura di imprenditori individuali praticamente non esisteva. Era consentita l’assegnazione di un terreno ai fini di consentire l’allevamento domestico e la coltivazione per usi familiari, così come negli anni ´80 divenne frequente l’attribuzione di terreni ai privati per le costruzioni di case che si potevano considerare proprie (le villette vanivano costruite direttamente dal cittadino, nel tempo libero, per cui la costruzione poteva durare anche diversi anni).

I programmi scolastici, oltre ad imporre l’insegnamento del russo obbligatorio dalla terza elementare, erano condizionati dalla visione della storia che il regime voleva diffondere tra le nuove generazioni.

L’associazionismo pubblico era propagato a tutte le fasce di età, come collante della identità socialistica e migliore difensore dei principi propagati.

Erano frequenti manifestazioni pubbliche volte a festeggiare le date importanti per la storia cecoslovacca e dell’URSS, con slogan volti a rimarcare i principi socialisti e di fratellanza tra i paesi dell’area socialista. Ogni buona famiglia, in queste ricorrenze, era raccomandata di appendere alle finestre le bandierine nazionali e quelle sovietiche. La partecipazione a questi eventi era ovviamente vista di buon occhio.

Ogni cinque anni si svolgeva la Spartakiada, un evento ginnico nazionale che coinvolgeva tutte le generazioni ed era il fiore all’occhiello del regime. In tutta la Cecoslovacchia si svolgevano eventi ginnici nei giorni programmati (l’ultima si tenne a fine giugno 1985). I numeri sono impressionanti: oltre 2 milioni di persone che si sono dedicati ad attività ginnica, il pubblico ha superato la cifra di 4 milioni di persone. Il principale programma si svolgeva allo stadio di Strahov, a Praga. Il video a questo link rende l’idea di cosa rappresentavano questi giochi.

La presenza di familiari che vivevano all’Occidente – seppur regolarmente emigrati, come nel mio caso – rappresentava di per sé un primo sospetto importante. La posta poteva essere oggetto di controlli da parte degli organi preposti, le telefonate potevano essere monitorate, occorreva cautela anche nei rapporti quotidiani con le persone.

Circolare con un’automobile occidentale a targa straniera, portava a due fenomeni che oggi fanno sorridere: l’ammirazione delle persone che si fermavano a guardare il mezzo nei minimi dettagli, ma anche le frequenti soste dovute ai controlli di Polizia che spesso e volentieri trovavano le peggiori scuse per appioppare una ammenda.

Era frequente, incrociando una automobile targata italiana, farsi le luci o il colpo di clacson di saluto. Questo per spiegare quanto fossero rari i connazionali in visita da queste parti. D’altra parte, per entrare nel paese i controlli doganali erano lunghi e noiosi, con ore di sosta e talvolta di preoccupazione in attesa che venissero restituiti i passaporti.

  • La piena occupazione, il lavoro, la casa per tutti e le vacanze.

Il “lavoro per tutti” si presta a varie interpretazioni politiche, specie nel confronto con l’epoca attuale.

Certamente, è un dato di fatto che i regimi comunisti andarono in crisi anche per la scarsa efficienza sul lavoro: la motivazione al lavoro era quasi assente. Le posizioni lavorative molto spesso non corrispondevano alle reali aspirazioni della persona, comportando forte demotivazione se non totale apatia al lavoro.

Le retribuzioni erano appianate, la meritocrazia era praticamente inesistente, e pertanto per poter arrotondare si vendevano prodotti di propria produzione (i prodotti agricoli e di allevamento che si ottenevano dall’orto) oppure si entrava a far parte più o meno direttamente del mondo illecito del cambio in nero e del mercato nero.

La valuta estera pregiata consentiva gli acquisti nella catena di negozi statali denominata Tuzex dove si potevano acquistare i prodotti occidentali tramite i c.d. bony (una forma di moneta cartacea creata appositamente per questi negozi) o tramite valuta estera. Ogni cittadino medio aveva il sogno di potersi recare per acquisti al Tuzex, dove era possibile acquistare anche auto occidentali.

tuzex

Per quanto ricordo, le professioni dove era possibile guadagnare maggiormente, erano quelle che comportavano i servizi ai turisti (tassisti, camerieri, service in hotel, in quanto consentivano l’accesso anche alla valuta estera, consentendo dei cambi in nero e guadagni nella speculazione della vendita di valuta a terzi).

Molto ambite erano anche le posizioni che comportavano la possibilità di viaggiare, come ad es. i manager di imprese statali che si dedicavano all’export ed in parte all’import, quelle di ambasciatori e funzionari di ambasciate. Anche lo sport consentiva di viaggiare legalmente e passare diversi periodi all’estero, per cui era molto praticato (nota è la celebre tennista Navratilová che emigrò illegalmente negli Stati Uniti oppure Ivan Lendl, originario di Ostrava che fu naturalizzato statunitense).

La situazione, come già accennato, comportava anche il sorgere del mercato nero, consentendo la possibilità di accedere a prodotti di migliore qualità (come ad es. la carne), rispetto alla scarsa qualità e differenziazione presente nei negozi locali, in cambio di soldi e favori.

Anche la casa rappresentava un diritto garantito. Fu questo il motivo che portò alla crescita negli anni 70 e 80 di interi quartieri denominati “paneláky” (le case in pannello), nelle zone di periferia delle principali città. Occorre ricordare che negli anni 70, vi fu una esplosione demografica importante, si tratta della generazione dei c.d. “husákovy děti” (ossia i bambini di Husák, l’allora presidente che fu nominato in carica dal 1969 fino al 1989 nel pieno della normalizzazione post primavera di Praga).

paneláky

I migliori appartamenti, così come i migliori trattamenti erano garantiti a favore dei membri di partito e dell’apparato militare. Anche questo aspetto fu una conseguenza naturale del regime instaurato.

Le giovani famiglie – dato che tendenzialmente in Cecoslovacchia ci si sposava molto giovani, subito dopo gli studi se non addirittura durante gli studi- spesso dovevano attendere qualche mese se non qualche anno per vedersi attribuito un alloggio nuovo trovando sistemazioni di fortuna.

Come già indicato in precedenza, ogni famiglia praticamente si dedicava alla cura di un orto, così come era diffusissimo il fenomeno delle “chaty”, equiparabili alle dacie presenti in Unione Sovietica, ossia della casa immersa nella natura fuori dalla città, dove i locali trascorrevano serenamente i loro weekend ed a volte le proprie ferie. Ancora oggi, la “chata” è un sogno dei cechi, uno status symbol.

La vita immersi nella natura rappresenta ancora oggi una passione del popolo ceco. Negli anni 70-80 era molto diffuso il “trempink”, ancora oggi presente seppur in forma più lieve, che si può a mio avviso definire come un movimento sociale alla ricerca della natura, dell´avventura e del romanticismo legato alla vita immersi nella flora e nella fauna che condizionò molti giovani, che vagabondavano all´avventura dormendo “pod širákem” ossia sotto il cielo, o nelle tende. “Táborák”, ossia il falò, la musica country delle chitarre, la birra e gli alcolici, i cibi cotti sul fuoco sono stati il lato romantico sognatore di questo modo di vivere. Non è un caso che ancora oggi la radio maggiormente ascoltata dai cechi sia Country Radio.

La caduta del regime nel 1989 è imputabile, oltre ad altri fenomeni oggettivi, anche ai danni ambientali che negli anni 70-80 iniziarono a manifestarsi e portarono a frequenti proteste. Non fu un caso il fatto che Havel, il primo presidente democraticamente eletto dopo la rivoluzione di velluto dell´89, menzionò in uno dei suoi primi discorsi al popolo, i terribili danni ambientali a cui si assisteva ed ai quali occorreva reagire per il bene comune.

  • Le associazioni di partito

L’associazionismo, come ho già scritto in precedenza, era molto favorito, quasi un obbligo “consigliato” per tutti i cittadini

Si partiva dalle scuole elementari, dai c.d. pioníři, ossia l’associazione dei bambini simili agli scout, passando per il Socialistický svaz mládeže (associazione dei giovani socialisti) fino alla militanza nel KSČ – il partito comunista cecoslovacco.

pioníři

I pionýry furono un fenomeno particolare che cerco di descrivere meglio, in quanto aveva lo scopo di creare associazionismo tra i giovani (forse quanto ha rappresentato la vita parrocchiale per molti giovani italiani). La Pionýrská organizace Socialistického svazu mládeže – L’organizzazione e associazione socialista di giovani pionieri – fu una organizzazione dominante negli anni 70 e 80 per i giovani cecoslovacchi.

Facevano parte dell’organizzazione i bambini tra i 6 e 15 anni, alunni delle scuole elementari, cittadini cecoslovacchi che dovevano fare il giuramento ed avere il consenso dei genitori. Al termine della scuola obbligatoria, la partecipazione terminava.

Lo slogan principale era ” K budování a obraně socialistické vlasti buď připraven! ” – che tradotto vuol dire “Sii preparato alla costruzione ed alla difesa dello stato socialista!” al quale i bambini rispondevano “Vždy připraven!” – “Sempre pronto!”.

Si divideva in tre fasce a seconda dell´etá dei bambini: jisrky (“scintille”) nell´età tra i 6-8 anni, “mladsí pionýry” ossia i pionieri giovani tra gli 8 – 12 anni e “starší pionýri” tra i 12 e 15 anni. Esisteva poi la quarta categoria dei lavoratori pionieri (i comandanti sopra i 18 anni e gli istruttori tra i 15-17 anni).

Abolita nel 1990, esiste ancora oggi ma non ha più una ideologia politica, resta solo una associazione. Per quanto mi riguarda, non conosco nessuno che ne faccia parte.

Frequenti erano anche le c.d. “brigáde”, lavori collettivi organizzati nei giorni di festività da parte del comune per finalità di pubblica utilità (pulizia di spazi pubblici, lavori di manutenzione a scuole, ecc…).

Per le generazioni di cechi che vissero quegli anni come studenti, sono certamente indimenticabili anche i lavori estivi (“letní brigády”) che erano chiamati a svolgere obbligatoriamente, nei campi di frutta o verdura, o presso aziende produttive.

Gli slogan di partito erano estremamente diffusi, scritti sui monumenti e propagati come vere e proprie pubblicità. Ne elenco alcuni:

  • Buduj vlast, posílíš mír – Costruisci la patria, accresci la pace
  • Sovětský svaz – náš vzor – L’Unione sovietica – il nostro esempio
  • Proletáři všech zemí, spojte se! – Proletari di tutte le terre, unitevi!
  • Se Sovětským svazem na věčné časy a nikdy jinak! – Con l’Unione Sovietica per sempre e mai diversamente!
  • Komunismus – náš cíl – il comunismo, il nostro fine
  • Komunismus – náš zítřek – Il comunismo il nostro domani
  • Socialisticky pracovat, socialisticky žít! – Lavorare e vivere da socialista!

In agricoltura operavano i c.d. družstva, le cooperative agricole, che gestivano i terreni frutto della collettivizzazione partita nel 1948 (la nazionalizzazione della proprietà privata), erano presenti inoltre i družstva che gestivano imprese di interesse regionale come i trasporti, gli acquisti centralizzati, ecc…

A capo dei družstvo, veniva nominato solitamente un membro del partito KSČ.

Oltre agli slogan, diverse vie, piazze, scuole ed altri luoghi pubblici avevano denominazioni che richiamavano personaggi ed istituzioni comuniste. Anche diverse stazioni della metró cambiarono il nome nei primi anni Novanta. Ho dedicato un breve articolo a questo fenomeno visibile cliccando su questo link.

  • Aspetti pratici della vita di tutti i giorni

Come ho già indicato all’inizio di questo articolo, non ho mai sofferto la fame. Spesso quando sento raccontare situazioni di carenza di prodotti di base che avrebbero vissuto certi paesi dell’Est, posso affermare che non riguardarono certamente la Cecoslovacchia che ho conosciuto e frequentato. Potrebbe essere dovuto al fatto che Praga ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello del paese, ma devo dire che anche quando ho viaggiato al nord ed al sud della Boemia, non ho mai percepito la povertà e la fame

In generale, nei negozi e nei supermercati mancava la scelta tra varie tipologie di prodotti, spesso era presente solo una marca, quella proposta dalle imprese di Stato, e la qualità talvolta era scadente. Frutta e verdura erano limitati, di produzione nazionale o proveniente dai paesi “fratelli”. Le arance cubane, i meloni dalla Bulgaria, le banane dall’America del Sud… In occasione dell’arrivo delle primizie, spesso sorgevano delle file di persone che pazientemente attendevano il loro turno per acquistare questi beni privilegiati.

Ricordo che nel paese dove abitavano i miei nonni, la carne veniva portata al giovedì, pertanto si andava a fare la fila una mezzoretta prima per cercare di acquistare i tagli migliori. Inoltre, come ho già accennato, praticamente ogni famiglia aveva un terreno che coltivava per avere primizie proprie e talvolta si allevavano animali da giardino, come conigli e galline, per avere una carne fresca e di qualità.

La Coca Cola e la Pepsi erano un bene di lusso, che si trovava nei locali turistici e bar del centro di Praga, raramente arrivavano in periferia. Le Marlboro venivano prodotte da queste parti, sulla base di una licenza concessa dalla Philip Morris, ma prevalevano le marche locali (tra cui le onnipresenti Start e le Sparta).

La TV alternava programmi in lingua ceca e programmi in lingua slovacca, questo per favorire l´unione culturale di due realtà che pur avendo radici vicine, avevano una storia ed anche lingue diverse.
I film/telefilm americani erano sporadici: trovavano maggiore spazio i film italiani e francesi (ma sempre in modo molto limitato: ricordo ad es. le commedie di Bud Spencer e Terence Hill che effettivamente qua arrivarono, ricordo il film Amici miei trasmesso negli anni Ottanta nei cinema locali, ricordo Ragazzo di Campagna di Pozzetto, ricordo Fantozzi – mentre di francese ricordo Louis de Funés – tipo fantomas e film commedie).

La filmografia predominante era locale (si produceva prevalentemente negli studi di Barrandov a Praga). Anche i telefilm erano maggiormente di produzione locale o comunque dei paesi del blocco sovietico.

Ricordo che in quegli anni, trasmettevano anche il telefilm La piovra con il commissario Cattani… molte persone ritenevano che in Italia le pratiche mafiose fossero piuttosto diffuse e talvolta mi domandavano come si potesse vivere in Italia. D’estate, poi veniva trasmesso un riassunto del festival di Sanremo. Anche grazie a questo, credo, la musica italiana trovò una diffusione importante e maggiore rispetto agli altri paesi occidentali (conosciutissimi, dalle vecchie generazioni, sono Albano e Romina, I ricchi e poveri, Toto Cutugno, Tozzi). Ho dedicato un articolo del blog a questo tema.

Come già accennato ad inizio articolo, i telegiornali di allora, guardati oggi, fanno sorridere. Acclamavano ai risultati produttivi (per lo piú palesemente falsificati) dell’industria e dell’agricoltura, alla crescita della Cecoslovacchia. Non a caso, Havel, nel primo discorso da presidente tenuto il 1.1.1990, dichiarava pubblicamente che seppure per 40 anni il popolo ed i cittadini hanno sentito come il paese cresce ed è prosperoso, lui partiva dal principio che fosse stato eletto pubblicamente per non mentire, pertanto tutte queste cose non erano vere.

L’imponente progetto della Metro a Praga nasce negli anni ´70 grazie al supporto ed alla tecnologia sovietica. L’apertura della prima linea risale al 1974, l’ampliamento ad una ulteriore linea risale al 1977. L’efficienza odierna di tale sistema di trasporto, occorre riconoscerlo, nasce proprio negli anni della Cecoslovacchia socialista.

Quasi tutte le donne si dedicavano al cucito, a tessere la lana, a creare i propri abiti moda con stoffe acquistate. Le tendenze occidentali inevitabilmente arrivavano. Il sogno di ognuna era di essere vestita alla moda. La scarsa capacità di acquisto, si compensava con questa passione che per certi versi è rimasta ancora largamente diffusa ai giorni nostri. Collegato a questa necessità, esisteva anche una larga diffusione dei second hand, denominati “Bazar” dove era possibile acquistare abbigliamento di seconda mano a prezzi modici.

Negli anni Ottanta, a mia memoria, i capelli lunghi degli uomini erano in generale accettati. In realtà i capelli lunghi furono oggetto di aspre contestazioni sul finire degli anni 60: il regime riteneva che le persone con i capelli lunghi fossero ribelli, socialmente problematici e rischiosi per l’ordine pubblico. Risale al ´66 un intervento molto forte da parte delle autorità di polizia (VB) nei confronti di un gruppo di giovani ritenuti problematici. Il tentativo fu di discreditare queste persone, impedendo in alcuni casi anche l’ingresso nelle scuole, nei luoghi di pubblico interesse ed addirittura sui mezzi pubblici.

Di seguito alcuni prodotti che ricordo con nostalgia (non tanto per la qualità, ma per quanto fossero diversi a quanto eravamo abituati in Italia). Peraltro, il fenomeno “retro” è molto amato anche dai locali, ricordando un periodo che oggi appare molto diverso dalla realtà quotidiana.

Per molti aspetti il tempo tende a cancellare i ricordi negativi, lasciando quelli migliori.

  • Il litro di latte nella plastica

Ebbene sì, non esistevano i tetrapack, e le bottiglie di vetro erano poco diffuse. Il latte si comprava confezionato in plastica sottile. A volte, nel tragitto verso casa la plastica cedeva, magari a seguito di una semplice caduta, e facilmente si combinava un disastro.

mléko v sáčku

Per i bambini, il latte in polvere era il “Sunar“. Le generazioni degli anni 70 e 80, anche per la scarsa propensione all’allattamento, sono cresciute con questo alimento.

sunar

Non penso di aver mai mangiato (o bevuto?) in Italia il latte dolce condensato venduto nella confezione a tubetto. Questo latte, da molti giudicato di una dolcezza quasi nauseante, viene venduto ancora oggi.

tatra
  • Il cacao in polvere Granko

Delizia di oDelizia di ogni bambino, il cacao in polvere Granko è nella mente di tutti i 30-40 enni, peraltro si vende ancora nei negozi con questo marchio.

granko
  • Le Tatranky e Horalky

I I biscotti wafer, generalmente con il ripieno alla nocciola, si sono sempre venduti da queste parti, ricordo in particolare questi due marchi.

  • Le caramelle

Per la verità, gran parte dei marchi sono ancora presenti oggi. Ricordo vari nomi: le caramelle bohemians – klokánky, le caramelle Slavia, Hašlerky. Le mie preferite erano le caramelle Bon Pari e le Hašlerky

E naturalmente la gomma da masticare Pedro… che dopo 5 minuti erano già senza sapore

pedro

La cioccolata maggiormente diffusa, ancora oggi, è sotto il marchio storico ceco Orion, oggi rientrante nel gruppo Nestlé.

orion
  • I negozi

Risalgono agli anni 70-80 il centro commerciale Kotva di Praga, i supermercati commerciali marchio Prior e Máj. I negozi di alimentari erano quasi tutti sotto il marchio Jednota.

  • Le scatolette di carne

Ancora diffuse oggi, la carne in scatola sotto forma di paté, aveva una grande diffusione dappertutto. Majka rappresenta probabilmente il marchio più celebre ed ancora oggi è ampiamente consumato.

konzervy
  • Il pane nero

Abituato al pane bianco italiano, il pane nero era per me una grande diversità rispetto alle abitudini. Tuttavia, era un pane che mi piaceva, specie con il burro e sale, oppure con il prosciutto cotto (šunka).

chleba
  • La birra

La Cecoslovacchia é sempre stata un grande produttore di birra pregiata, ed il consumo pro-capite è sempre stato molto elevato. Oltre che servita nelle hospode, veniva vendute in bottiglie di vetro, con vuoto a rendere (abitudine rimasta anche oggi). Le birre più celebri erano la Budwaiser e il Plzenský Prazdroj (Pilsner Urquell), ma vi erano numerosi marchi più regionali, come Staropramen, Kozel, Krušovice, ecc….

piva
  • Le automobili

La Škoda è la casa automobilistica ceca per eccellenza. I modelli che ricordo maggiormente, sono: škoda embéčko, škoda 120 e škoda favorit. Sinonimi di scarso design, praticamente zero accessori e pochissima tecnologia, questi modelli, dato che le auto occidentali difficilmente si potevano acquistare anche per i prezzi proibitivi, hanno rappresentato il sogno di ogni ceco medio.

Esistevano anche altre marche prodotte nei paesi alleati, come il Trabant, oppure l’auto Wartburg prodotti nella ex Germania dell’Est o il žigulík. A volte capitava di vedere anche la Fiat, con la 126 oppure la 127, considerando che veniva prodotta in Polonia.

Un modello di automezzo a tre ruote che mi è rimasto impresso è il Velorex

velorex

Le moto e scooter non erano particolarmente diffuse, i marchi più famosi erano la Jawa, il modello Babeta e Čezeta e le moto Samson.

  • Le bibite

Le bibite occidentali (Coca Cola, Pepsi, Fanta, Sprite,…) non erano facilmente reperibili. Rispetto all’Italia, si diffusero molto le bibite dolci saporite, una sorta di limonata che veniva venduta nei negozi, bar e ristoranti a prezzo molto popolari. I vuoti erano a rendere.

Risale a quel periodo anche la nascita del marchio e della bibita Kofola, che ancora oggi è molto diffusa.

maliny
  • Buchty a domácí koláče

La tradizione dolciaria ceca è ancora oggi molto viva. Ogni famiglia ha la donna di casa che prepara i dolci tradizionali. A seconda dei periodi dell’anno, si alternano varie prelibatezze. Anche la frutta di stagione condiziona molto i dolci e le torte che si servono sulle tavole locali. Personalmente mi porto dentro dei sapori che quando incontro oggi (purtroppo sempre piú raramente) mi risvegliano i ricordi della mia infanzia, della nonna che nei giorni di festa preparava i koláče e le torte. Un posto nel mio cuore le hanno le “buchty”, dei dolci lievitati e ripieni di ricotta dolce, cosparsi di zucchero a velo.

Ho dedicato un articolo alla cucina ceca.

Céčka

Piccole letterine in plastica, dai tanti colori, che si incastravano tra loro. Si trattó di un incredibile fenomeno moda degli anni Ottanta, a cui ho dedicato anche un post autonomo visibile al seguente link.

Gli italiani a Praga – il PCI, i partigiani ed altre vicende del secondo dopoguerra.

L´Europa, dopo la devastante II guerra mondiale, fu sostanzialmente spartita in zone di influenza tra le potenze vincitrici, gettando le basi dei patti militari (Nato e Patto di Varsavia) ed economici che presero concretezza a partire dagli anni 50.

La fine della guerra, non rappresento´ tuttavia un periodo di calma per i singoli stati europei: nuovi equilibri politici esterni e situazioni interne alle soglie della guerra civile, proseguirono anche negli anni successivi al 45.

La Cecoslovacchia nel 1948 vide definitivamente l´ascesa del partito comunista filosovietico. Ebbe inizio il periodo di progressiva imposizione dei diktat di regime con una emarginazione a volte anche violenta degli oppositori, mentre l´Italia, tra tante contraddizioni e problematiche socio economiche, dopo aver decretato la fine della monarchia, lentamente si avviava verso una repubblica parlamentare, non in grado di accontentare tutte le parti politiche.

La fine della guerra, aveva infatti portato in Italia un periodo di instabilitá sociale tipico dei cambiamenti di regime – da una parte i dirigenti e impiegati del periodo fascista, che comunque ricoprivano ancora ruoli istituzionali importanti, dall´altra tante persone che avevano abbracciato gli ideali socialisti-comunisti, che negli anni della guerra avevano combattuto come partigiani e in generale come oppositori. Le aspettative delle persone, delle varie fazioni erano diverse, e la disorganizzazione post bellica aveva portato a regolamenti dei conti, scontri fisici e tensioni in diverse parti d´Italia che poi diventarono oggetto di omicidi, arresti, processi e polemiche politiche molto aspre.

Il Partito Comunista italiano ricopriva un ruolo molto importante, era saldamente il secondo partito politico italiano, era in grado di esprimere dirigenti e politici preparati, forte di un consenso di massa solido. L´Unione Sovietica aveva interesse a sostenere questi partiti, l´organizzazione internazionale comunista che riguardava tutti i  partiti comunisti anche occidentali, prevedeva scuole di formazione che riguardavano non solo coloro che sarebbero poi divenuti i leader di partito, ma anche una formazione delle semplici persone, una sorta di indotrinizzazione agli ideali socialisti e comunisti. Il PCI raggiunse i primi degli anni ´50 un accordo con il Partito Comunista Cecoslovacco per consentire l´espatrio di vari esponenti (che in alcuni casi erano stati reputati colpevoli dalla giustizia italiana) e di giovani leve, sul territorio cecoslovacco, utilizzando anche falsi nomi e documenti. Si parla di centinaia di persone che arrivarono sul territorio cecoslovacco, specie nei primi anni cinquanta.

Lo scopo, oltre al preservare queste persone e proteggerle anche dagli effetti di una giustizia che non veniva ritenuta oggettiva,  era quello di creare anche una adeguata rete di informazioni che in qualche modo potesse essere utile anche in Italia. Contemporaneamente, la Cecoslovacchia, e in particolare Praga, era considerata paese di confine e pertanto non estremamente distante fisicamente dall´Italia.

Molte persone furono recrutate per lavorare a RADIO PRAGA, la radio antagonista di Radio Europa Libera. Alcune lavorarono anche al progetto radio di Oggi in Italia, la radio di propaganda diretta al popolo italiano. Altre andarono a lavorare nelle fabbriche statali e presso le cooperative agricole, affrontando situazioni di vita difficili.

Gradualmente, gli italiani espatriati rientrarono per la maggior parte in Italia negli anni successivi, al mitigarsi degli effetti del dopo guerra e della ripresa economica. Tuttavia, é certo che vi siano diverse decine di persone che decisero di restare in Cecoslovacchia, principalmente per il fatto che nel frattempo avevano creato famiglie ed i legami con l´Italia si erano affievoliti. Una figura di rilievo che spesso viene citata, oltre al politico Francesco Moranino che ha abitato a Praga per diversi anni tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, é il personaggio di Giulio Paggio, che visse e morí a Praga nel 2008, la cui storia é contraddittoria e fonte di diverse interpretazioni politiche.

Esiste una discreta letteratura su questi avvenimenti, a volte di parte. Un celebre romanzo é “Uomini Ex” di Giuseppe Fiori, che narra le vicende di italiani emigrati in Cecoslovacchia. Massimo Recchioni, scrittore e politico, ha pubblica diversi libri narrando le storie umane e politiche di diversi personaggi. Lo scrittore Rocco Turi ha ripreso le storie di questi partigiani emigrati, nel suo libro “Storia segreta del PCI. Dai partigiani al caso Moro”.

 

Il Golem di Praga – la leggenda

Praga magica, Praga capitale dell´esoterismo e dell´alchimia, Praga incrocio di varie culture e paese di confine.
Questa miscela di fattori ha da sempre contribuito a creare miti, leggende e racconti che spesso hanno trovato spazio anche nella letteratura.
Il Golem
golem
Narra la leggenda, di origine ebraica, che il rabbino Rabbi Jehuda Low (o Loewú ben Bezalel – figura magica e mitologica, ma effettivamente vissuta dato che ha la tomba nel vecchio cimitero ebraico situato in Josefov – creó dall´argilla una figura, una sorta di statua, che veniva attivata tramite una pietra magica denominata “šém” e la rendeva viva per compiere lavori, ma priva di anima, parola e sentimenti.
Siamo nella Praga di fine XVI secolo, nel quartiere ebraico di Josefov, che era profondamente diverso da quanto possiamo vedere al giorno d´oggi, la comunitá ebraica non era affatto integrata ad altre comunitá, coma ad es. quella cattolica e vi sono diverse versioni che sostengono che il Golem fosse stato creato non solo per servire nei rituali religiosi in sinagoga, ma anche per proteggere gli ebrei dagli assalti dei cattolici.
Naturalmente, fu un rito magico e basato sul numero sette, che diede le origini al Golem.
Il Golem inizió a crescere di forza, diventando sempre meno controllabile, ed il rabbino Low, alla fine, fu costretto a riporlo nella soffitta della vecchia sinagoga, portandolo poi alla autodistruzione.
Una versione di questa leggenda spiega che la figlia del rabbino Low fosse molto malata, e che il Golem lo aiutava nell´assisterla. Un giorno, essendo chiamato agli obblighi religiosi, dimenticó di togliere la pietra che lo animava, ed il Golem, privo di istruzioni, inizió a demolire l´abitazione del rabbino e poi si recó per le strade distruggendo tutto. La figlia trovó la forza di recarsi presso la sinagoga per cercare il padre, e davanti a tale disastro, urló al Golem di fermarsi e prelevó la pietra. Essendo giorno di festa per la cultura ebraica, il Golem si trasformó in polvere. Il rabbino tornó quindi alla preghiera per terminare la cerimonia. Si dice che le polveri del Golem siano state nascoste nella soffitta della vecchia sinagoga (Sinagoga Staronova) esistente ancora oggi (si considera che sia la sinagoga piú vecchia del centro est Europa). Da allora l´accesso alla soffitta sarebbe stato vietato, anche se dei residui del Golem sembra non si sia trovata traccia. La figlia del rabbino Low guarí immediatamente.

SVLI-100-Praha_Staronova

Sinagova Staronova

La leggenda é corredata di vari dettagli e precisazioni che evidentemente sono sorti nel tempo, come ad esempio il fatto che il Golem avesse la scrittá “veritá” sulla fronte, e che per farlo terminare nell´attivitá distruttiva, si sia scritta la parola “morte”. Altre fonti sostengono che il Golem fosse talmente grande, che il rabbino non riuscisse piú a raggiungere la bocca del Golem e per riuscire a raggiungerlo per togliere la pietra, si narra gli abbia detto di allacciargli la scarpa, ma una volta che tolse la pietra, il Golem  cadde direttamente sul rabbino e questi morí.
Sarebbe stato un sogno, invece, a portare il rabbino Low a crare il Golem. Si narra che alcune formule magighe, o forse preghiere, attivassero il Golem, assieme alla pietra magica. Il corpo del Golem si riscaldava, e man mano che si attivava, diventava sempre piú grande. Sarebbe stata la paura di non poter controllare piú la forza del mostro, quella che ha portato alla sua distruzione decretata dal suo genitore.
Diversi film sono stati dedicati alla figura del Golem, un robot antesignano.

L´uomo destinato all´eliminazione – MUKL – Il Monumento alle vittime del Comunismo – Praga

M.U.K.L (můž určený k likvidaci) indica letteralmente l´uomo destinato all´eliminazione, una definizione che circolò nelle prigioni politiche cecoslovacche, presa direttamente dagli orrori del nazismo.

Sette statue in bronzo disseminate lungo una scalinata, sono l´opera realizzata dall´artista Olbram Zoubek, assieme agli architetti Zdenek Holzl e Jan Kerel, che mostra l´inquietante dissolversi dell´individuo – a memoria del progressivo annientamento dell´uomo generato da una dittatura. L´individuo però resiste con fierezza, anche se menomato nello spirito e fisicamente – resistendo in piedi.

Il monumento alle vittime del comunismo si trova a Praga, nella zona di Malá Strana, alla base della collina di Petřín dal 2002.

Ha l´obiettivo di ricordare ai posteri i prigionieri politici e le vittime del regime che ha governato la Cecoslovacchia dal 1948 al 1989.

Una fascia in bronzo, ed una stele alla base del monumento ripetono i numeri di queste persecuzioni: 205 486 persone condannate, 248 condanne capitali, 4 500 persone decedute nelle prigioni, 327 persone morte ai confini, 170 938 cittadini emigrati. (“Oběti komunismu 1948 – 1989: 205 486 odsouzeno – 248 popraveno – 4 500 zemřelo ve věznicích – 327 zahynulo na hranicích – 170 938 občanů emigrovalo”).

I MUKL erano tipicamente dei prigionieri politici, che erano ritenuti scomodi per il regime, e pertanto erano destinati a lavori umilianti e molto faticosi. Tipico il lavoro nelle miniere di uranio o di carbone. Vi sono molte testimonianze delle pessime condizioni in cui versavano questi individui, e delle difficoltà per comunicare con la loro famiglia e loro cari, fino ad arrivare ad un progressivo annientamento dell´individuo che lo portava all´oblio ed alla morte.

Questa opera é particolarmente suggestiva la notte: grazie dall´illuminazione, gli effetti luce colpiscono l´animo molto più che durante il giorno. Purtroppo, il monumento è stato bersaglio di vari atti vandalici nel recente passato.

pomnik

La giornata della memoria delle vittime del comunismo si celebra il giorno 27 giugno di ogni anno, la data ricorda l´esecuzione di Milada Horáková, che avvenne il 27 giugno 1950.

Il carro armato n.23 rosa di David Černý

David Černý rappresenta una delle migliori espressione dell´arte moderna ceca, pur essendo capace di trasmettere emozioni forti ed a volte molto discusse se non pesantemente criticate. Praghese dalla nascita, ha studiato presso l´universitá  artistico industriale, rappresenta l´artista boemo per eccezione. Frequentatore di birrerie nella zona di Mala Strana, spesso oggetto di forti critiche se non denucie, la fama di Černý ha valicato anche i confini cechi, poiché diverse opere sono esposte in giro per il mondo.

IL CARRO ARMATO ROSA – il carro armato IS (Iosif Stalin)-2 prodotto dall´Unione Sovietica nel 1943 fu utilizzato durante la seconda guerra mondiale e rappresentó  uno dei simboli della vittoria dell´Unione Sovietica nei confronti dell´impero nazista.

Il carro armato numero 23, conosciuto anche come il tank di Smichov, fu esposto a lungo presso l´attuale Piazza Kinsky (prima Piazza dei tankisti sovietici) negli anni del dopoguerra a Praga, ed era considerato monumento nazionale.

Il carro divenne famoso, quando improvvisamente fu colorato di rosa….

ruzovy-tank-lesany_military_muzeum_4101

Il 27 aprile 1991, Černý assieme ad alcune persone coloro´ il tank di rosa. Il giorno successivo lo scalpore fu enorme, al punto che anche l´ambasciata sovietiva avrebbe protestato. Černý fu arrestato sotto l´accusa di disturbo della quiete pubblica e successivamente liberato. Il tank fu dipinto nuovamente di verde, ma nel giro di qualche giorno, 15 neo parlamentari eletti, forti del loro status di immunitá, ridipinsero il tank di rosa per protestare dell´arresto di David Černy.

Il tank rosa si trova oggi presso il museo militare di Lešany (Týnec nad Sázavou) e non é piú un monumento nazionale.

 Le vicende attorno al tank rosa, in realtá si sono protratte nel tempo. David Černý propose un nuovo monumento al posto del tank rosa che doveva essere solo una parte del tank, in quanto i tre quarti dovevano essere sepolti sotto terra.

tre-quarti-_ruzovy-tank_david_cerny_-_ruzovy_tank_2008_3

Effettivamente questa idea fu realizzata nel 2001, ma fu fonte di ulteriori critiche anche da parte di politici cechi (tra cui l´allora premier ed oggi presidente Zeman) e non venne mai installato nella Piazza Kinsky. Oggi, questa opera si trova a Lázně Bohdalec. L´opera peraltro fu anche oggetto di ulteriori provocazioni politiche da parte di Černý, come nel 2008 in cui fu inserita una fascia bianca sul carroarmato e nuovamente situata nella Piazza Kinsky, per protestare contro il conflitto russo-georgiano. Un ulteriore curiositá, il tank originale, fu temporaneamente spostato a Praga sul fiume Moldava, dove resto´esposto per qualche mese nel 2011 nell´ambito della settimana della libertá.

QUO VADIS- la trabant a 4 zampe di David Černý

David Černý rappresenta una delle migliori espressione dell´arte moderna ceca, pur essendo capace di trasmettere emozioni forti ed a volte molto discusse se non pesantemente criticate. Praghese dalla nascita, ha studiato presso l´universitá  artistico industriale, rappresenta l´artista boemo per eccezione. Frequentatore di birrerie nella zona di Mala Strana, spesso oggetto di forti critiche se non denucie, la fama di Černý ha valicato anche i confini cechi, poiché diverse opere sono esposte in giro per il mondo.

QUO  VADIS – Si tratta della prima opera di Černý e risale al 1991. Fabbricato in plastica, che ritrae la celebre auto Trabant (automobile prodotta nell´ex Germania dell´Est, simbolo associato alla caduta del muro di Berlino del 1989) a cui sono state aggiunte 4 gambe.

foto-cerny

Nel 1989 quattro mila tedeschi provenienti dalla Germiania dell´Est (DDR) occuparono il giardino dell´ambasciata federale tedesca (Germania dell´Ovest) di Praga in ricerca di asilo politico. Furono momenti storici importanti, prima della caduta del muro di Berlino ed il collasso di tutti i regimi socialisti avvenuto nei mesi successivi.

I tedeschi della DDR avevano principalmente le Trabant, un´auto con motore a due tempi e telaio in materiale plastico.

Opera esposta per la prima volta nel 1991 in piazza della cittá vecchia (Staroměské náměstí) ed inaugurata il giorno in cui le due valute tedesche di allora (i marchi) si unificarono. Oggi, l´originale si trova presso il Forum di storia moderna a Lipsia ed una copia in bronzo (in realtá solo dopo 10 anni l´opera fu ricoperta dal bronzo per mitigare l´azione del tempo) é  collocata nei  giardini dell´ambascita germanica di Mala Strana in Praga 1, dal 1991, in via Vlašská 19/118.

Praga – le origini del nome

Le origini del nome Praga, in ceco “Praha”, non sono chiare e lasciano spazio a diverse interpretazioni.

La piú diffusa sostiene che il nome della cittá sia da far risalire alla principessa Libuše, che predisse la stellare gloria della cittá, guardando la collina di Vyšehrad. La principessa disse al popolo di costruire una cittá alla soglia della foresta, dove aveva visto un falegname che stava delineando la soglia di una casa (sarebbe nella zona di Malastrana). „Prah“ in ceco infatti significa soglia. Come ci si inchina entrando nella soglia di casa, cosí le persone si inchineranno alla grandezza della cittá di Praga – predisse la principessa.

L´origine del nome Praga, secondo alcune teorie, deriva invece dalla parola ceca „Pražit“ ossia „bruciare“. In merito a questa interpretazione esistono due tesi: una che intende „bruciata dal sole“ lasciando intendere l´origine di Praga su un monte sul quale batteva il sole (per alcuni Hradčany – dove si trova attualmente il castello di Praga), la seconda che intende un luogo che sarebbe stato bruciato dal fuoco, forse una foresta, per far posto alla cittá.

I „prahy“ nell´antichitá erano anche i legni messi di traverso su un fiume per formare un passaggio consentendo il transito sull´altra sponda. La cittá di Praha, potrebbe richiamare questo antico ricordo.

Poiche´ „Prah“ significa soglia in lingua ceca, richiama anche l´idea di confine, forse evidenziando una meta dei mercanti, di passaggio tra Ovest ed Est, oltre che tra Nord e Sud. Peraltro, in antico slavo, „pražnice“ erano delle sorte di anfore dove gli antichi agricoltori seccavano il grano e il posto dove poi si bruciava/cuoceva il grano era detto „Praga“. Vi sono anche sostenitori dell´idea che avrebbe origine dal polacco, dove Praha sarebbe una sorta di soglia all´arrivo a Varsavia, forse una via dei vecchi mercanti.

Alcune tesi sostengono che sia la soglia dell´inferno („Prah do pekla“), richiamando la forte vena esoterica e alchimistica che Praga racchiude in se, altre troverebbero l´origine ancora piú lontana – un mercante arabo, tale Ibrahim avrebbe parlato di Praga – forse anche definita come Faraga o Paraga prima dell´anno mille, descrivendo una cittadina costruita in pietra e calce.

Praga potrebbe derivare anche dal „Pareguv vrch“ oggi collina di Petřín.

CHARTA 77 – la dichiarazione sui diritti dell´uomo

Nel 1977 una organizzazione informale di cittadini cecoslovacchi sottoscrisse una dichiarazione che ebbe lo scopo di denunciare pubblicamente il mancato rispetto dei diritti di base dell´uomo, diritti previsti dalle dichiarazioni internazionali sui diritti civili, culturali politici cui l´allora Cecoslovacchia, nel 1976, aderí.

Questa dichiarazione va inquadrata nel contesto socio culturale e politico dell´allora Cecoslovacchia, segnata pesantemente dai fatti avvenuti nel 1968 con la repressione della primavera di Praga e dal successivo periodo c.d. di normalizzazione, dove lo Stato riprese in mano le redini instaurando un regime dittatoriale volto a emarginare chiunque non fosse d´accordo con l´idea politica.

Il j´accuse di CHARTA 77 fu sottoscritto da diversi personaggi importanti del contesto artistico e culturale di allora (tra cui il celebre Vaclav Havel, divenuto poi Presidente dopo il 1989) che in automatico vennero catalogati come dissidenti e pericolosi per l´allora regime. Complessivamente, dal 1977 al 1989, i signatari della Charta furono 1889.

Rileggerla oggi evidenzia accuse dirette che spiegano quali possono essere i connotati tipici di un regime dittatoriale:

  • l´impossibilitá del cittadino di difendersi in qualsiasi sede giudiziaria qualora esprima le proprie libere opinioni in contrasto con la linea politica statale.
  • la discriminazione da parte dell´apparato statale per le persone non gradite, aspetto che si ribalta anche sui familiari e conoscenti vicini (con ad es. impossibilitá di frequentare scuole o universitá per i figli, ad esempio).
  • la mancanza di libera espressione culturale, con emarginazione degli artisti non graditi, della libertá religiosa e di associazione (politica, sindacale e dei liberi cittadini).
  • il controllo diretto sull´uomo, sulla famiglia, sulla corrispondenza, sui sistemi di comunicazione e sulla casa, tramite ispezioni dirette e sistemi di spie.
  • l´impossibilitá per le persone arrestate per motivi politici di difendersi e l´utilizzo di sistemi e metodi contro la dignitá della persona e la libertá in generale

Con coraggio, i sottoscrittori di CHARTA 77 denunciarono pubblicamente questi soprusi.

La parte finale della CHARTA 77, tuttavia, spiegava anche che lo scopo non era entrare in contrasto aperto al regime di allora, oppure di creare una forza politica alternativa. Lo scopo era quello di poter collaborare nella democratizzazione del sistema, nel cercare di raggiungere le libertá di base previste dagli accordi internazionali universalmente riconosciuti.

OGGI IN ITALIA – la radio clandestina che trasmetteva da Praga

OGGI IN ITALIA fu una radio portavoce del Partito Comunista Italiano, che trasmise in lingua italiana dal 1950 al 1970 da Praga verso l´Italia. Rispetto ad altre radio di propaganda sovietiche (come ad esempio anche Radio Praga o Radio Mosca) le notizie non erano di carattere internazionale, ma erano esclusivamente indirizzate al territorio italiano.

Sull´etere si trasmetteva solo a certi orari della giornata, commentando i fatti del giorno, l´operato del Governo e dei politici, in un ottica di aperta critica.

La radio venne definita clandestina, per il fatto che le trasmissioni erano ascoltabili in tutta Italia su frequenze radio medie, ma di fatto non erano autorizzate alla trasmissione.

Tuttavia, trasmettendo dalla allora Cecoslovacchia, nessuno fu in grado di intervenire anche perché per moltissimi anni, non fu mai chiarito da dove trasmettesse questa radio (seppure, ad onor del vero, diverse interpellanze parlamentari parlarono di Praga, cosí come furono frequenti le critiche mosse dal Governo italiano verso la Cecoslovacchia).

La radio fu gestita quasi interamente da italiani trasferiti in Cecoslovacchia dal PCI nell´ambito di un accordo con il Partito Comunista Cecoslovacco, sotto placet del PCUS di Mosca.

Questi militanti di partito furono trasferiti a Praga prevalentemente per motivi politici, per evitare ritorsioni e anche al fine di evitare processi che furono avviati dalla giustizia italiana negli anni del dopoguerra – per fatti avvenuti nell´immediato dopoguerra, anni che furono turbolenti e pieni di tensioni sociali. Si parla di diverse centinaia di italiani che furono trasferiti in Cecoslovacchia a scopi di tutela e precauzione negli anni 50 e 60 dello scorso secolo.

In realtá, solo pochissime persone furono dedicate al progetto segreto OGGI IN ITALIA (Araldo Tolomelli fu il caporedattore, Stella Amici la speaker storica), e queste avevano precisi obblighi di non svelare la loro identitá (avevano nomi falsi) e nemmeno parlare della radio.

La radio, nei primi anni 50 inizio´ a trasmettere dalla sede della Radio nazionale cecoslovacca – Československý Rozhlas, ma proprio per mantenerne comunque l´indipendenza, fu trasferita negli anni successivi nel quartiere di Nusle, a Praga 4, in una villa appositamente dedicata. Negli anni sessanta, le autoritá ceche continuarono a monitorare in maniera distratta l´attivitá di questa radio, poiché  non era effettivamente correlata alla realtá del paese, ma era focalizzata solo sull´Italia.

Collaborarono con la radio anche giornalisti italiani di sinistra di primissimo ordine, quali Curzi e Carlo Ripa di Meana ed in generale diversi professionisti dell´Unitá. Si trattó di un progetto unico nel suo genere, molto veloce nel trasmettere le informazioni (si dice che sia stata la prima radio al mondo a trasmettere l´informazione dell´invasione dell´Ungheria nel ´56) e commentare la realtá quotidiana italiana.

Per la storia Cecoslovacca, la radio OGGI IN ITALIA assunse un ruolo importante dopo l´invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia avvenuta il 21 agosto 1968. Queste, immediatamente occuparono la sede della radio Cecoslovacca a Praga 2, Vinohrady, e diversi giornalisti locali di rilevo  trovarono rifugio e possibilitá di trasmettere in maniera libera nei 12 giorni successivi, proprio dalla sede di Praga 4 di Nusle. Gli italiani presenti a Praga, erano solidali con i loro colleghi cecoslovacchi e apertamente si schierarono contro l´occupazione. Si tratto certamente del motivo principale che porto´ poi a terminare l´attivitá di questa radio nei primi mesi del 1970 quando in Cecoslovacchia inizió il periodo c.d. di “normalizzazione”.

Per ulteriori approfondimenti segnalo un recente articolo molto interessante e completo del sito Centrum report.



Fonti:

wikipedia

český rozhlas – radio nazionale ceca.

la guerra delle onde

Il “cimitero degli italiani” di Milovice

Il cimitero militare di Milovice

conosciuto anche come „il cimitero degli italiani“

Milovice e´ una cittadina che si trova a circa 50 chilometri a nord est di Praga.

Durante la I guerra mondiale, nei pressi di Milovice esisteva un campo di prigionia (Mladá) che per le scarse condizioni igienico sanitarie e alimentari ha visto morire molte persone (alcune fonti parlano di una  media di 36 morti al giorno) e complessivamente il numero di prigionieri sarebbe stato di oltre 20.000. Per ovvi motivi, fu indispensabile adibire una zona nell´area cittadina che consentisse di sepellire un numero cosí elevato di persone, poiché i cimiteri civili si dimostrarono subito insufficienti. Nacque cosí un cimitero militare che fu utilizzato fino al 1945.

Il cimitero militare, che oggi si trova in via Italská (via Italia), é un luogo importante per la storia d´Italia in quanto sono stati seppelliti i corpi di 5.276 italiani per lo piú in fosse comuni (alcuni fonti parlano anche di 7 mila italiani) che furono prigionieri di guerra. La maggior parte dei connazionali affluí dopo la battaglia di Caporetto (nota come una delle maggiori disfatte dell´esercito italiano) avvenuta nell´autunno del 1917.

I morti italiani furono certamente i piú numerosi, e da qui nasce la denominazione di „cimitero degli italiani“, ma non furono gli unici: in questo luogo sono stati sotterrati anche i corpi di 527 russi, 60 serbi, 323 militari austro ungarici (224 cechi, 49 ungheresi, 40 polacchi, 4 austriaci e 2 infermiere ceche). Il cimitero ha continuato a svolgere la sua triste funzione anche nel primo dopoguerra, fino al 1945. Pertanto si sono aggiunti i corpi di 49 soldati cechi, 61 tedeschi  e 12 russi.

Ogni anno, i primi giorni di novembre, l´Ambasciata italiana ed altre istituzioni organizzano eventi commemorativi e messe in loco. E´ frequente la presenza di associazioni del corpo degli alpini e dei bersaglieri.

In prossimitá del cimitero e´ presente anche un  piccolo museo istituito nel 1996, e curato dall´Ambasciata d´Italia.

Per dovere di cronaca, diverse fonti sostengono che gli italiani morirono non solo di malattie dovute alle scarse condizioni igienico sanitarie, ma anche per fame. Il campo di prigionia, infatti, era anche un campo di lavoro ed i pasti erano molto poveri con apporti calorici modestissimi. Una parte della critica sostiene che da questo punto di vista, l´Italia non fu in grado di garantire approvigionamenti sufficienti per i propri prigionieri all´estero (pratica consentita da accordi internazionali), cosa che invece altri stati furono in grado di fare. Altre fonti sostengono che i problemi furono nell´incapacitá di recapitare i rifornimenti in una terra distante e difficilmente raggiungibile. Il dato di fatto, purtroppo, e´ che il numero dei morti italiani fu davvero incredibilmente elevato ed oggi non resta che rendere onore alla loro memoria.

La zona del campo di prigionia, denominata Mladá, e´ rimasta zona militare fino al 1991. Creata ancora ai tempi dell´impero austroungarico, nel 1904, dopo l´occupazione del 1968, vide la presenza di oltre 100.000 soldati sovietici con relative famiglie. Dal 1968 al 1990, oltre alle abitazioni civili, furono costruiti un aeroporto, 44 hangar per attrezzature militari e carri armati, una stazione dei treni (si dice che ogni giorno vi fosse un treno speciale proveniente da Mosca), ospedali, asili e scuole, negozi e luoghi di svago per i militari e relativi familiari sovietici. Oggi la zona viene gradualmente riconvertita ad usi civili.