Il grande furto nel nome del popolo lavoratore – la riforma monetaria del 1953 in Cecoslovacchia

Veder sparire quasi tutti i risparmi familiari di una vita in una sola notte, ritrovarsi a maneggiare nuovi tagli di denaro dal giorno successivo senza alcuna preparazione, non poter protestare nelle strade per questa ingiustizia… anche questo accadde nel dopoguerra cecoslovacco.

Scenari quasi impossibili da immaginare oggi, eppure accaddero davvero e la popolazione dovette adeguarsi per sopravvivere, forse memore dello grande spirito di adattamento avuto durante l’occupazione nazista.

Siamo nella Cecoslovacchia socialista nel pieno della crisi del dopoguerra, dopo che nel 1948 il regime comunista ha preso il sopravvento sui partiti democratici. Nel primo quinquennio della programmazione economica di partito si puntò molto all’industria pesante, tuttavia, l’economia stentava a ripartire e la popolazione aveva forti carenze di beni di prima necessità. Esisteva ancora un razionamento alimentare, continuavano ad essere utilizzate le carte annonarie, il mercato nero era molto diffuso con prezzi decisamente più elevati rispetto a quelli ufficiali, risultando di fatto fuori controllo.

Il debito statale era crescente, non solo per i debiti di guerra che continuavano a sussistere, ma anche per la notevole spesa pubblica che si stava sostenendo per la conversione dell’economia dal sistema capitalistico a quello socialista.

Nel maggio del 1953 si iniziarono a diffondere notizie su una possibile riforma monetaria che avrebbe portato a logorare i risparmi dei cittadini.

Per questo motivo, diversi negozi furono presi d´assalto con lunghe code, nel tentativo di spendere il „vecchio“ denaro, che a breve si sarebbe potuto svalutare.

Nemmeno l’intervento del presidente cecoslovacco Zapotocky, che assicurò la pubblica opinione che non sarebbe accaduto nulla pochi giorni della riforma, servì per placare gli animi. Le persone erano molto diffidenti, ed effettivamente non sbagliarono.

Il 30 maggio 1953, il Governo annunciò senza alcun preavviso l’introduzione della riforma monetaria a partire dal giorno successivo. Lo fece alle ore 17, dopo che i negozi, banche ed uffici erano già stati chiusi.

Retribuzioni, pensioni e prezzi furono ridotti d’ufficio nel rapporto 5 a 1 (ossia per 5 vecchie corone cecoslovacche, si otteneva una corona cecoslovacca nuova). La liquidità fino a 300 corone (lo stipendio medio si aggirava attorno alle 1.100 corone, giusto per avere idea del parametro) si poté cambiare secondo il rapporto 5 a 1, oltre questo ammontare, il rapporto passava per gradi fino ad arrivare al massimo di 50 a 1.

Sempre al cambio 50:1 fu destinato il denaro delle persone giuridiche che eccedeva le ultime retribuzioni saldate. Parimenti, furono di fatto annullati tutti i debiti di Stato ed altri strumenti finanziari emessi a partire dal 1945. I risparmi, le assicurazioni previdenziali e similari, furono cancellati definitivamente.

In macro-numeri, la liquidità totale disponibile sul mercato, fu mediamente cambiato secondo il rapporto 37:1. Il cambio della corona cecoslovacca fu ancorato al rublo russo, ritenuto molto più stabile.

La riforma monetaria fu presentata come una „vittoria del popolo lavoratore “, agli occhi di gran parte della pubblica opinione apparve tuttavia come un grande furto.

Il regime sancì il supporto delle milizie per mantenere l’ordine pubblico. Le proteste popolari furono prontamente stroncate con l’interventismo tipico delle forze di polizia. Pur essendoci un disaccordo diffuso, poche persone lo manifestarono apertamente. Prontamente furono imprigionate e malmenate.

Per effetto di questa riforma monetaria non annunciata e discussa in precedenza, il Fondo Monetario Internazionale arrivò ad espellere la Cecoslovacchia.

Questo fu l’ultimo passaggio che fece sparire definitivamente la borghesia imprenditrice, la fascia media tipica dei paesi capitalistici. L’intera nazione di fatto si impoverì, diverse fonti parlano di bancarotta dello Stato cecoslovacco.

Per riassumere quanto già scritto in precedenza tra le righe, la riforma monetaria del 1953 fu un passaggio indispensabile per portare l’economia ad un sistema socialista. I motivi principali furono:

  • Necessità di controllare la quantità di denaro sul mercato, per bloccare le spinte inflattive ed il mercato nero che aveva preso il sopravvento anche negli anni del dopoguerra. In generale, la paura degli economi comunisti, era che la gente utilizzasse i risparmi per acquistare i beni, anche di prima necessità, creando poi un grave problema sociale se tale merce, già scarseggiante, ad un tratto fosse sparita dal mercato.
  • Necessità di ridurre il debito statale. Una nota: non furono annullati i debiti internazionali, che comunque restavano in valuta, ma furono annullati i debiti interni.
  • Necessità di annientare definitivamente la media borghesia, che dal punto di vista politico rappresentava una spina nel fianco, viste le simpatie verso i sistemi capitalistici.

I risultati attesi furono raggiunti in maniera limitata.

il mercato nero – pur non essendo debellato del tutto – perse di importanza, tuttavia, la riforma monetaria non cancellò un innalzamento dei prezzi che continuò anche negli anni successivi, in particolare sui beni di prima necessità (in proporzione, si riusciva ad acquistare meno prodotto a parità di retribuzione confrontando gli anni antecedenti il 1953 e quelli successivi).

Il debito statale fu cancellato a discapito dei risparmiatori nazionali, tuttavia, da un punto di vista internazionale, la Cecoslovacchia perse di credibilità, spostandola sempre più sotto il baricentro sovietico.

La media borghesia imprenditoriale fu effettivamente debellata, oppure costretta a migrare, dall’altra parte, alcune figure di partito seppero approfittare di questa situazione per arricchirsi, e quindi creare le basi per l’oligarchia tipica dei regimi dittatoriali.

I politici comunisti si resero tuttavia conto che non potevano puntare solo su un’economia pesante ed industriale, ma dovevano spostare la produzione anche sui beni di consumo e soprattutto sui beni di prima necessità, per avere un sufficiente sostegno popolare. I piani quinquennali programmatici successivi non poterono fare a meno di tenere presente questi importanti aspetti.

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