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Il muro di Lennon a Praga

Siamo a Praga, a ridosso della zona di Kampa, accanto a Čertovka, in Malá Strana, in piazza Velkopřerovské (náměstí Velkopřerovské), di fronte all´Ambasciata Francese. Troviamo il MURO DI LENNON.

Su questo muro, fin dagli anni ´70 iniziarono a comparire i primi messaggi poetici, ma fu dopo la morte di Lennon, che iniziò a diventare un simbolo dei giovani praghesi, inneggiante alla libertà e alla pace, nel ricordo dell´artista e delle sue canzoni.

Nel 1980, nei giorni successivi alla morte di John, fu creato un memoriale simbolico e le persone iniziarono a deporre fiori e candele. Il muro si iniziò a ricoprire di messaggi inneggianti le canzoni di Lennon, la libertà e la pace – tutti aspetti che il regime faticò a tollerare. Risale a questi giorni, la denominazione odierna di “muro di John Lennon”.

Nei primi anni 90 il muro fu restituito ai proprietari originari, l´ordine dei cavalieri di Malta, restando comunque un muro dedicato all´artista e preservando per quanto possibile l´idea originaria.

Dunque messaggi su messaggi, che si tramandano al prossimo, anche se nonsono mancati momenti particolari come ad esempio nel 2014, dove in una notte ilmuro fu completamente imbiancato e ornato della scritta „Wall is over“ – azionevoluta da un movimento di artisti che si proponeva di riazzerare la situazioneed adattarla ai messaggi più attuali. In brevissimo tempo, il muro si riempìnuovamente di scritte e graffiti, riacquistando la sua immagine ormaitradizionale e mutevole.

Oggi è considerato un must per qualsiasi turista, per questo motivo, personalmentene colgo l´atmosfera di sera, o di notte, quando passaggio per le affascinanti vie di Malá Strana.

Non basta considerarlo un monumento – per quanto possibile occorre entrare nelle parole che sono scritte sul muro e dedicare un po´ di autoriflessione per recuperare i valori di libertà e pace, concetti che oggi consideriamo come acquisiti, ma sui quali occorre consapevolmente vegliare.

Anthropoid – l´attentato a Heydrich da parte dei paracadutisti cechi nel 1942

In via Resslova n. 9 a Praga, si trova l´accesso alla cripta della Cattedrale di San Cirillo e Metodio: si tratta di una meta visitata da migliaia di turisti.

La lapide in memoria del gruppo dei paracadutisti che fecero l´attentato a Haydrich nel 1942 è sempre accompagnata da candele e fiori.

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Sono i luoghi dove si svolse la drammatica vicenda che portò alla morte di tantissime persone, ma che rappresentò un duro colpo per il regime nazista che aveva instaurato il protettorato in Boemia e Moravia dal 1938.

Parliamo dell´operazione Anthropoid, una operazione militare che ebbe lo scopo di programmare e realizzare l´attentato al Reinhard Heydrich, nominato nel 1941 governatore del Protettorato della Boemia e Moravia.

Heydrich fu un gerarca nazista, molto vicino a Himmler e Hitler stesso. Si ritiene sia stata una persona chiave nella programmazione dello sterminio sistematico degli ebrei. Una figura spietata, che fu nominata al fine di reprimere la ribellione che continuava a manifestarsi nei boemi in seno al protettorato creato dal 1938.

L´organizzazione dell´attentato vide la collaborazione tra le autorità inglesi, ceche e la resistenza nazionale ceca.

Furono i paracadutisti cecoslovacchi appositamente addestrati in Scozia che entrarono in azione progressivamente dal dicembre 1941.

Josef Bublík, Jozef Gabčík, Jan Hrubý, Jan Kubiš, Adolf Opálka, Jaroslav Švarc, Josef Valčík – questi i nomi dei sette patrioti, che organizzarono e realizzarono l´attentato a Heydrich il 27 maggio 1942. Il temuto governatore morì nei giorni seguenti, il 4 giugno 1942, nonostante alcuni inconvenienti sorte in fase di realizzazione dell´attentato che ne fecero dubitare la riuscita.

Subito dopo l´attentato, i sette militari si nascosero nella Chiesa Ortodossa di San Cirillo e Metodio, che si trova nel centro di Praga, coperti dal silenzio dei partigiani della resistenza e dei sacerdoti stessi.

La Gestapo nei giorni seguenti all´attentato scatenò una repressione importante, uccidendo varie persone anche innocenti  – celebre è la strage di Lidice, il 10 giugno1942, in cui furono uccise 340 persone – con lo scopo di trovare gli attentatori ed instaurare un regime di terrore.

In breve tempo, i nazisti scoprirono il luogo dove si erano rifugiati i paracadutisti  – vi fu il tradimento di un militare, chiamato Čurda, che era a conoscenza degli autori dell´attentato e delle persone che avevano aiutato il gruppo militare.

Il 18 giugno 1942 scatenarono l´azione volta a scovare i traditori. Furono impiegati vari corpi militari, oltre ottocento persone, nella chiesa la battaglia durò ben 7 ore. Gradualmente, i paracadutisti furono uccisi, i rimanenti decisero di suicidarsi con l´ultimo colpo a disposizione.

Terminata l´operazione, i nazisti imprigionarono nei giorni seguenti 262 persone ritenute vicine ai paracadutisti. Tutti furono trucidati nell´ottobre del 1942 nel campo di sterminio di Mauthausen.

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Non ultimo, una nuova rappresaglia fu compiuta nella cittadina di Ležáky – dove i paracadutisti si rifugiarono nel momento del loro arrivo sul territorio boemo – dove furono uccisi 33 uomini e 11 bambini furono inviati alle camere a gas.

Recentemente, questa operazione é stata oggetto di un film denominato proprio Anthropoid, che riprende la vicenda di questi paracadutisti, oggi considerati eroi nazionali.

La forza del gesto – omaggio all´atleta Věra Čáslavská

Siamo nel 1968, alle Olimpiadi in Messico. Věra Čáslavská, la ginnasta cecoslovacca migliore al mondo, finisce prima nella disciplina del corpo libero a pari merito con l´atleta dell´URSS Petrikovova.

Durante l´inno sovietico, Věra abbassa la testa per non guardare la bandiera sovietica.

Si trattò di un chiaro gesto di protesta, istintivo, che rimase nella storia, in quanto tutto il mondo capí cosa stava comunicando. Per la ginnasta, tuttavia, si decretò la fine della sua carriera internazionale, a soli 26 anni.

Tichý protest

Rientrò in patria, ma il regime esistente la mise subito da parte, non consentendole più di competere a livello internazionale. Věra Časlávská rimase tuttavia un simbolo importante per i cecoslovacchi, pertanto anche il regime stesso, non fu in grado di oscurarla davanti alla pubblica opinione. Le fu consentito di accedere all´insegnamento della ginnastica, nel tentativo di portarla gradualmente al dimenticatoio.

„Quando arrivarono i carri armati, non sapevamo se avremmo potuto partecipare all´olimpiade. Il tutto era discusso tra Praga e Mosca e le comunicazioni furono molto intense. A un certo punto pareva che saremmo rimasti a casa, ma alla fine hanno capito che se fosse stato così, sarebbe stata ancora più chiaro l´orrore dell´occupazione, cosa che invece non desideravano. Breznev ci ha fatti andare. Fu un errore, poiché in Messico li misi in scacco (in ceco „dávat na frak“).

Era la mia motivazione morale, in quanto l´occupazione ci ha messi tutti in ginocchio, tutto il popolo, e per questo ho messo tutta la forza per dimostrare che non ci arrendiamo.“

Front foto

In realtà Věra era nell´occhio del mirino del regime, aveva infatti sottoscritto il c.d. „Manifesto delle due mila parole“, una carta nella quale si domandava pubblicamente un progresso nella democrazia dell´allora Cecoslovacchia.

Insegnante

Věra Čáslavská, nata a Praga il 3.5.1942. Nella sua carriera di ginnasta vinse 7 ori olimpici, 4 mondiali, 11 campionati europei. Dopo gli eventi sopra descritti, nel 1968 fu espulsa dalla squadra nazionale cecoslovacca. Le fu consentito in seguito l´insegnamento della ginnastica artistica. A cavallo tra gli anni settanta – ottanta, le fu permesso di andare in Messico dove rimase a insegnare ginnastica per tre anni. Rimase tuttavia sempre legata al suo paese, e non pensò mai di emigrare definitivamente. Dopo la rivoluzione di velluto del 1989, nel periodo dal 1990 al 1996 fu presidente del comitato olimpico cecoslovacco (divenuto poi dal ´93 comitato olimpico ceco) e nel periodo 1995-2001 fu anche membro del Comitato internazionale olimpico. Molto legata al presidente e drammaturgo Václav Havel – nel 1990 divenne consigliera del nuovo presidente democratico –  non ebbe una vita semplice anche dal punto di vista personale. Dal 1993 a seguito di alcune sfortunate vicende familiari, visse un periodo di forti depressioni che la costrinsero anche a vari ricoveri. Solo dopo sedici anni riuscì ad uscire dal tunnel della depressione ed a tornare attiva nella politica, sostenendo sempre le forze democratiche del paese. Morì a seguito di un tumore che le fu diagnosticato nel 2015.

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28.10.2018 – I 100 anni della Repubblica Cecoslovacca

In occasione del weekend a cavallo del 27 e  28. ottobre si sono svolti importanti festeggiamenti per commemorare il centenario della nascita della Repubblica Cecoslovacca.

Pur non esistendo piú la Cecoslovacchia, a seguito della separazione tra Cechia e Slovacchia dal 1.1.1993, il 28 ottobre rappresenta una giornata di festa nazionale che in Repubblica Ceca si festeggia regolarmente. E´ curioso invece il fatto che in Slovacchia questa festa non venga osservata – in via eccezionale, quest´anno, la ricorrenza centenaria é stata fissata per il giorno 30 ottobre, che coincide con il giorno della dichiarazione di Martin (Martinská deklarace), dichiarazione in cui il popolo slovacco dichiaró la propria autonomia e indipendenza aderendo al nuovo stato cecoslovacco.

Gli eventi sono stati ovviamente  numerosi. Ovunque si é ricordata la figura del primo presidente della repubblica, Tomáš Garrigue Masaryk. Masaryk, amato e riconosciuto ovunque, rappresenta – insieme a Václav Havel – la migliore espressione politica che il paese in cento anni abbia vissuto per i valori democratici e morali che ha saputo trasmettere alle future generazioni.

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Praga é stata visitata  dal presidente slovacco Kiska, dal premier slovacco Pellegrini, dal premier tedesco Merkel, dal presidente Macron. Accanto a questi nomi ecclatanti, sono state numerosissime le rappresentanze politiche degli stati europei e non solo.

Per l´occasione sono stati aperti al pubblico tutti i Ministeri e le istituzioni principali della cittá. Diversi concerti e spettacoli teatrali si sono tenuti per commemorare questi 100 anni.

Tra gli eventi mediatici piú interessanti, il videomapping trasmesso sul Museo Nazionale Ceco, in fondo a piazza San Venceslao dove in pochi minuti si ripercorre la storica cecoslovacca degli ultimi cento anni. Per l´occasione, il Museo nazionale é stato riaperto al pubblico dopo svariati anni di ristrutturazione. Si tratta di un gioiello ritrovato che domina la cittá di Praga. Un ulteriore video si trova al seguente link.

Praga, nel giorno di questa importante ricorrenza,  ha vissuto anche la parata militare piú imponente degli ultimi trenta anni. I principali corpi militari hanno sfilato per la via Evropská a Praga 7, oltre ai mezzi tecnici ed a rappresentanzi militari di altri stati (tra cui l´Italia con il corpo dei bersaglieri).

Gli artisti musicali cechi hanno pubblicato la canzone con video “za 100 let” – tra 100 anni. In ogni angolo del paese si sono svolti eventi, rappresentazioni, spettacoli teatrali per questa ricorrenza.

Una curiositá, nel 1918, l´Italia fu il primo paese che riconobbe la Cecoslovacchia come stato autonomo a testimonianza delle ottime relazioni storiche esistenti tra i due paesi.

Lunga vita alla Cechia ed alla Slovacchia!

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La Cappella degli Italiani a Praga

La Congregazione degli italiani, nata sul finire del XVI secolo a Praga, comportó la costruzione di due importanti edifici: il c.d. ospedale degli italiani, oggi sede dell´istituto di cultura italiano, e la Cappella dell’Assunzione della Vergine Maria, meglio conosciuta come Cappella degli italiani – in ceco Vlašská kaple Nanebevzetí Panny Marie. Questo breve articolo é dedicato a questo secondo edificio.

La Cappella, che si trova in via Karlova, a poche centinaia di metri dal ponte Carlo in Praga 1, sfugge alla visione immediata, dato che é contigua ad altri edifici e luoghi sacri. In particolare é parte del grande complesso denominato Klementinum – antica sede del movimento dei Gesuiti ed oggi sede della biblioteca nazionale – e si trova accanto alla Chiesa di San Clemente.

Bene dello Stato italiano da fine dell ´800, per diversi decenni la cappella é stata inagibile, ma fortunatamente,  nel 2017, grazie ad un sforzo congiunto da parte della comunitá imprenditoriale italiana presente in Boemia e delle istituzioni italiane dedicate, si sono completati i lavori di restauro.

Questa localitá fu scelta da parte degli italiani residenti a Praga, in quanto si trovava vicino al Klementinum, luogo dove i Gesuiti offrivano la messa in lingua italiana.

Di struttura ovale tipica del tardo rinascimento, con influenze importanti del  periodo barocco manieristico, viene considerata dagli esperti del settore come una delle costruzioni europee piú significative del periodo.

La costruzione fu affidata all´arch. Bossi, sulla base del progetto di O. Mascarino e venne realizzata in una decia d´anni.

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L´affresco della volta riprende l´assunzione della Vergine Maria, opera di artista sconosciuto databile nel 1773. Sulle pareti, sono affrescati i sette segreti della Vergine Maria, risalenti al 1603. Sempre dedicato alla assunzione della Vergine Maria, l´affresco sull´altare risale al 1813 e fu realizzato dal direttore dell´accademia J. Bergler. L´altare laterale é dedicato a Jan Nepomuceno e fu realizzato nel 1775 dall´artista F. Lichtenreiter.  Il portico con le sbarre in mettallo, risale al 1715, aut. F.M. Kaňka.

Di seguito i motivi di fondo che portarono alla costituzione di questa chiesa:

Vedendo noi qui in questa barbara et confusissima et piena di heresie citta‘ di Praga

gran moltitudine di gente della nation nostra italiana, qual per continerla nel culto

della catholica et apostolica fede, pieta‘ et timor d’Addio universal re del cielo et del

nostro mondo, aiutati da sua Sacra Cesarea Maesta’ et da altri Signori Principali,

ultimamente anco in parte da Sua Santita‘ havemo preso l’impresa di fabricar una

chiesa nel sito del colleggio delli reverendi padri del Giesu‘, qual e‘ intitulata la Assun-

tion della Madona. E’ chiesa tale che veramente muove a pieta‘ ciascuno che la vede;

ci mancano alcune cose necessarie al culto divino principalmente per il sacrosanto

sacrificio della messa, pero‘ tutti unitamente preghiamo l’altezza vostra voglia per

bonta‘ e clemenza sua et per quel amor et reverenza che porta a quella Sacra Vergine

contribuirci et donarci qualche benigna sua elemosina ..

Antonio Brocco, Rettore e tutta la Congregazione Italiana della Beatissima Vergine

Maria. Di Praga il primo di Agosto 1600

E´ interessante notare che questa Cappella rappresenta l´unico caso di luogo sacro di proprietá di uno Stato sovrano estero sul territorio ceco (ad eccezione dei beni che appartengono al Vaticano). Questo status ha comportato in passato anche diverse difficoltá ad ottenere i fondi necessari per il mantenimento e la ristrutturazione. Fortunatamente, dopo vari anni di tentativi, oggi la Cappella ha ritrovato una nuova linfa, pur restando chiusa al largo pubblica essendo dedicata solo ad eventi specifici e culturali che si svolgono solo in certi periodi dell´anno.

La messa in lingua italiana non si tiene in questa cappella. E´ possibile assistere alle funzioni  in italiano in due posti: la Chiesa del Bambin Gesú di Praga – in ceco Kostel Panny Marie Vítězné a sv. Antonína Paduánského –  in Malá Strana, via Karmelitská 9, Praga 1, e la Chiesa della Santa Croce, che si trova in via Na Příkopě 856/16, Praga 1, nella zona di Nové Město.

Rivoluzione di velluto del 1989 – come si sono modificati i nomi di vie, piazze e stazioni di metró a Praga.

Uno dei tanti effetti generati dalla rivoluzione di velluto del 1989, implicó anche la modifica di nomi di strade, piazze, stazioni della metró, scuole ed altri spazi pubblici che evocavano nomi, slogan e personaggi del regime precedente.

In realtá si trattó di un processo che duró diversi anni. Nacque anche una associazione indipendente di volontari per la modifica dei nomi di strade e spazi pubblici giá nel dicembre del 1989.

Alcune variazioni furono spontaneamente proposte dalle persone. É il caso di piazza dell´Armata rossa (denominata náměsti Krásnoarmějců in ceco) che divenne nel corso di una notte la piazza di Jan Palach (Náměstí Jana Palacha, nel pieno centro di Praga 1) per semplice iniziativa popolare.

Ben otto denominazioni di stazioni della metró furono cambiate: l´attuale Dejvická si chiamava Leninova, la frequentatissima stazione di Florenc era chiamata Sokolovská, Jinonice si chiamava Švermova, Nové Butovice era Dukelská, Nádraží Holešovice era denominata Fučíkova. In ricordo del primo presidente della Cecoslovacchia socialista Klement Gottwald, la stazione che conosciamo oggi come Vyšehrad si chiamava Gottwaldová. Pankrác si chiamava Mládežnícká, Roztyly aveva il nome di Primátora Vacka. L´attuale Chodov era denominata Budovatelů, Opatov era Družby e Háje aveva un nostrano nome in ricordo dei cosmonauti (Kosmonautů).

Tuttavia, il cambio di nome non fu solo un effetto del dopo ´89. Vinohradská, la grande arteria che attraversa Praga 2, ha questo nome dal 1962. Prima si chiamava Stalinová, ma proprio nel 1962, il culto del leader sovietico inizió ad appannarsi. In realtá a Praga Stalinová continuó ad esistere, ma nel nuovo quartiere di Chodov (attualmente la via si chiama Starochodovská).

Kubanské náměstí (piazza Cuba) a Praga 10, durante il regime si chiamava Kubanská revoluce (piazza della rivoluzione cubana) in memoria della vittoria del rivoluzionario Fidel Castro.

Nábřeží Bedřicha Engelse (corso lungo fiume Fredrick Engels) riprese dopo l´89 il nome di Rašinovo Nábřeží – denominazione che fu modificata nel 1951.

La piazza della rivoluzione di ottobre (náměstí říjnové revoluce) oggi si chiama Vítěžné náměstí (piazza della Vittoria). Tuttavia, nel gergo comune dei praghesi, questa piazza viene denominata sempre “kulaták”, in funzione della enorme rotonda che la caratterizza.

Oggi a Praga 6 troviamo anche via Patočková, in ricordo del filosofo ceco e fondatore di Charta 77 Jan Patočka. Durante il periodo comunista, si chiamava ulice Pionýrů (la via dei pionieri).

Denominata oggi ulice Milady Horákové, in ricordo della politica giurista Milada Horáková simbolo della resistenza al nazismo e successivamente al comunismo – poi incredibilmente condannata a morte da un processo farsa imbastito dal regime comunista nei primi anni 50 – durante il periodo comunista la via assunse il nome di ulice Obránce míru (via dei difensori della pace).

L´odierno Most legií (il ponte delle legioni), dal 1960 al 1990 era denominato Most 1. máje (ponte del primo maggio). La via Eliášova, fino al 1991 si chiamava via delle guardie di frontiera. La grande strada di Praga 7, Evropská, modificó varie volte il proprio nome, ma dal 1967 fino al 1991 si chiamó Leninová.

La caduta del regime vide la riabilitazione del primo presidente della Cecoslovacchia nata nel 1918, Tomáš Garrigue Masaryk. Centinaia di scuole sono denominate in ricordo di questo personaggio della storia ceca, ed esiste anche una importante stazione dei treni, sita in Praga 1, che si chiama Stazione di Masaryk (Masarykovó nádráží).

Infine, nel 2012, poco dopo la morte del drammaturgo, politico ed ex presidente ceco Václav Havel, su proposta di un importante regista, Fero Fenič, si decise in tempi rapidi di modificare il nome dell´aeroporto fino ad allora denominato Ruzyně, in aeroporto di Václav Havel (letiště Václava Havla).

Václav Havel – il presidente del popolo

Václav Havel, drammaturgo e dissidente, viene nominato presidente della Cecoslovacchia sul finire del 1989, in piena rivoluzione di velluto.

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Di seguito, la traduzione del primo discorso del presidente, trasmesso dalle reti televisive e radiofoniche il 1.1.1990.

Intriso di spiritualitá, di sentimenti positivi e speranze, ancora oggi rappresenta un messaggio per le generazioni non solo ceche, ma di tutto il mondo, su come dovrebbe essere la politica e sui valori a cui forse si dovrebbe puntare per un un mondo migliore.

Cari concittadini,

Per quarant´anni in questa giornata avete udito dalle bocche dei miei predecessori, sotto varie forme, la stessa cosa: come la nostra nazione fiorisce, quanti altri milioni di tonnellate di acciaio abbiamo prodotto, come siamo tutti felici, come crediamo nel nostro governo e quali belle prospettive si aprono davanti a noi.

Presuppongo che non mi abbiate proposto a questa funzione affinché anche io vi mentissi.

La nostra nazione non fiorisce. Il grande potenziale creativo e spirituale dei nostri popoli non é sfruttato in modo significativo. Interi settori industrali producono oggetti di cui non vi é interesse, mentre non otteniamo ció di cu abbiamo bisogno.  Lo Stato, che si fa chiamare lo Stato degli operai, umilia e sfrutta gli operai. La nostra economia obsoleta spreca la poca energia che abbiamo a disposizione. La nazione, che una volta poteva essere orgogliosa dell´istruzione del proprio popolo, destina alla formazione cosí poco, che oggi occupa il novantesimo posto al mondo. Abbiamo rovinato la terra, i fiumi e le foreste, l´ereditá dei nostri predecessori, ed abbiamo oggi il peggior ambiente in tutta Europa. Le persone adulte da noi muoiono prima, rispetto alla maggioranza dei paesi europei.

 Permettetemi una piccola esperienza personale: mentre recentemente volavo a Bratislava, ho trovato il tempo durante i vari impegni, per osservare dal finestrino. Ho visto il complesso di Slovnaft e subito dopo  il grande quartiere cittadino di Petržalka. Quella visione mi é bastata per farmi capire che i nostri statisti e politici per decenni non hanno guardato o non hanno voluto guardare dai finestrini dei loro aeroplani. Nessuna lettura delle statistiche che ho a mia disposizione mi permetterebbe di capire più facilmente e rapidamente la situazione dove siamo arrivati.

Ma tutto questo, non é ancora il tema principale. La cosa peggiore e´ che viviamo in un ambiente morale marcio. Moralmente ci siamo ammalati, perche´ ci siamo abituati a dire qualcosa, ed a pensare diversamente. Abbiamo imparato a non credere a nulla, ad ignorare gli altri, a prendere cura solo di noi stessi. Termini come l’amore, l’amicizia, la compassione, l’umiltà e il perdono hanno perso la loro profondità e dimensione, e per molti di noi significano solo alcune peculiarità psicologiche, oppure si configurano come dimenticati saluti del lontano passato, piuttosto ridicoli nell´epoca dei computer e dei missili cosmici. Solo pochi di noi sono stati in grado di alzare la voce, che i potenti non dovrebbero essere onnipotenti e che le fattorie speciali, che per loro coltivano prodotti di qualitá ed ecologici, dovrebbero inviare i propri prodotti nelle scuole, negli orfanotrofi e negli ospedali, visto che da noi l´agricoltura, per il momento non puo´ offrire questo a tutti. Il regime esistente – armato della sua orgogliosa e intollerante ideologia – ha umiliato l´uomo a forza produttiva e la natura a strumento produttivo. In questo modo ha attaccato la loro stessa origine e le loro relazioni reciproche. Delle talentuose e capaci persone, geniali imprenditori della propria nazione, ha fatto delle viti di una macraba, opulenta,  rumorosa e puzzolente macchina, di cui nessuno sa quale sia il senso. Macchina che non riesce a fare altro che lentamente ma inesorabilmente autoconsumarsi ed a consumare tutte le proprie viti.

Parlando di un ambiente morale marcio, non parlo solo riferendomi ai signori che mangiano prodotti agricoli ecologicamente puliti e non guardano dai finestrini degli aerei. Parlo di noi tutti. Tutti ci siamo infatti abituati al sistema totalitario e lo abbiamo accettato come un fatto immodificabile ed in questo modo lo abbiamo mantenuto. In altre parole, tutti siamo – anche se chiaramente ognuno in modo diverso – responsabili dell´andamento della macchina totalitaria, nessuno di noi é solo vittima, ma tutti siamo contemporaneamente i corresponsabili.

Per quale motivo parlo di questo: non sarebbe molto saggio capire la triste ereditá degli ultimi quaranta anni, come qualcosa di sconosciuto, che ci ha lasciato un lontano parente. Viceversa, dobbiamo accettare questa ereditá come qualcosa che abbiamo commesso su noi stessi. Se lo accettiamo in questo modo, capiamo che é il compito di tutti noi farne qualcosa. Non possiamo dare la colpa di tutto ai precedenti governanti, non solo perche´ non corrisponderebbe alla veritá, ma anche perche´ potrebbe indebolire il dovere che oggi spetta ad ognuno di noi, il dovere di agire in modo autonomo, libero, ragionevole e rapido. Non sbagliamoci: il miglior governo, il miglior parlamento ed il miglior presidente, da soli non possono fare molto. E sarebbe profondamente ingiusto attendersi un rimedio generale solo da loro. La libertá e la democrazia implica la compartecipazione e pertanto corresponsabilitá di tutti.

 Se ne siamo consapevoli, immediatamente tutti gli orrori che la nuova democrazia cecoslovacca ha ereditato, cessano di essere orrori. Se ne siamo consapevoli, allora nei nostri cuori torna la speranza.

Per porre rimedio alle cose generali, abbiamo dove affidarci.  Gli ultimi tempi – e soprattutto le ultime sei settimane della nostra rivoluzione pacifica – hanno dimostrato quanta carica personale, morale e spirtuale ha il genere umano, e quanto la cultura civica sonnecchiava nella nostra società sotto la forzata maschera dell´apatia. Ogni volta che qualcuno categoricamente ha affermato che siamo stati questi o quelli, ho sempre obiettato che la società è una creatura molto misteriosa e che non è mai bene credere solo alla facciata che mostra. Sono contento di non essermi sbagliato. Ovunque nel mondo la gente si domanda in che modo, in quei deformati, umiliati, scettici e apparentemente non credenti a nulla, cittadini della Cecoslovacchia, ha preso bruscamente potere l´incredibile forza che in poche settimane ha portato in modo abbastanza decente e pacifico a scrollarsi di dosso e lasciarsi alle spalle il suo sistema totalitario. Noi stessi siamo sorpresi. E ci chiediamo: da dove i giovani che non hanno mai conosciuto altri sistemi, traggono il loro desiderio di verità, il loro amore del libero pensiero, la loro immaginazione politica, il loro coraggio civico e la saggezza civile? Come mai i loro genitori – esattamente la generazione che era considerata perduta – si sono uniti a loro? Com’è possibile che così tante persone abbiano capito immediatamente cosa fare, e nessuno di loro ha bisogno di consigli o istruzioni?

Penso che questa facciata piena di speranze della nostra odierna situazione abbia due principi: l´uomo prima di tutto non é mai solo un prodotto del mondo esterno, ma ha sempre la capacitá di elevarsi a qualcosa di superiore, anche se questa capacitá sia stata sistematicamente distrutta nel mondo esterno; ed in secondo luogo, i principi umanistici e democratici tradizionali, dei quali si e´spesso parlato, alla fine, nonostante tutto, nel subconscio del nostro popolo e delle minoranze nazionali dormivano ed in modo non apparente si trasferivano di generazione in generazione, in modo che nel momento opportuno ognuno di noi li ha trovati in sé stesso e li ha trasformati in azione.

Tuttavia, anche noi abbiamo dovuto pagare per l´odierna libertá. Molti dei nostri cittadini morirono nelle prigioni negli anni ’50, molti furono giustiziati, migliaia di vite umane sono state distrutte, centinaia di migliaia di persone di talento sono state espulse all’estero. I perseguitati furono quelli che durante la guerra salvarono l’onore delle nostre nazioni, quelli che resistettero al governo totalitario e quelli che riuscirono semplicemente ad essere se stessi ed a pensare liberamene. Non si dovrebbe dimenticare nessuna delle persone che abbia in qualche modo pagato per l´odierna libertá. I tribunali indipendenti dovrebbero valutare correttamente la possibile colpa di coloro che furono responsabili e rendere vera la verità completa sul nostro recente passato.

Non dovremmo inoltre dimenticare, che altre nazioni hanno pagato l´odierna libertá in modo ancora piú duro, e tramite questo hanno in qualche maniera pagato anche indirettamente per noi. Laghi di sangue che sono abbiamo visto scorrere in Ungheria, Polonia, Germania e recentemente in modo terrificante in Romania, cosí come i mari di sangue che hanno versato i popoli dell´Unione Sovietica, non devono essere dimenticati, prima di tutto perché ogni sofferenza umana riguarda ogni essere umano. Ma non solo questo: non si deve dimenticare perché questi grandi sacrifici sono il tragico sfondo della libertà di oggi oltre che della graduale liberazione delle nazioni del blocco sovietico, sullo sfondo della nostra libertà appena acquisita. Senza i cambiamenti in Unione Sovietica, Polonia, Ungheria e Repubblica Democratica Tedesca, sarebbe stato difficile per noi far accadere ciò che è accaduto e, se fosse accaduto, non sarebbe stato sicuramente con caratteristiche cosí belle e pacifiche.

Il fatto che abbiamo avuto condizioni internazionali favorevoli, non significa tuttavia, che in queste settiamane ci abbia aiutato qualcuno. Dopo secoli, in defintiva, i nostri due popoli si sono rialzati autonomamente, senza l’aiuto degli stati  più potenti o delle superpotenze. Mi sembra che questo sia il grande contributo morale a questo momento: nasconde la speranza che non soffriremo più del complesso di coloro che devono ringraziare sempre qualcuno per qualcosa. Ora tocca solo a noi, se questa speranza sarà soddisfatta e se a livello storico si risveglia in modo nuovo la fiducia civile, nazionale e politica, in noi stessi.

 L’autostima non è l’orgoglio.

Al contrario, solo una persona o una nazione nel senso migliore della parola autostima è in grado di ascoltare la voce degli altri, accettarli come uguali, perdonare i loro nemici e rimpiangere le proprie colpe. Proviamo a trasmettere tale fiducia in noi stessi come persone nella vita della nostra comunità e come persone nel nostro comportamento sulla scena internazionale. Questo è l’unico modo per ottenere rispetto per noi stessi,  e di conseguenza il rispetto reciproco degli altri popoli.

Il nostro stato non dovrebbe essere piú schiavo o parente povero di qualsiasi altro. Dobbiamo prendere molto dagli altri e imparare molto, ma dobbiamo farlo, dopo tanto tempo,  come partner alla pari, che hanno anche qualcosa da offrire.

Il nostro primo presidente ha scritto: Gesú, e non Cesare. Si ricollegava in questa maniera a Čelčický e Komenský. Oggi questa idea é tornata in vita. Oserei dire che forse abbiamo anche l’opportunità di diffonderla ulteriormente, introducendo un nuovo elemento nella politica europea e mondiale. Dal nostro paese, se vogliamo, si può irradiare il nostro amore per sempre, il desiderio di comprensione, il potere dello spirito e dei pensieri. Questi raggi possono essere esattamente ciò che possiamo offrire come nostro contributo unico alla politica mondiale.

Masaryk ha fondato la politica sulla moralità. Proviamo nei tempi moderni a rinnovare questo concetto nella politica. Insegniamo noi stessi e gli altri che la politica dovrebbe essere un’espressione del desiderio di contribuire alla felicità della comunità e non al bisogno di imbrogliare o violentare la comunitá stessa. Insegniamo a noi stessi e agli altri che la politica non può essere solo un’arte possibile, soprattutto se si intende l’arte della speculazione, calcoli, intrighi, accordi segreti e manovre pragmatiche, ma che può anche essere un’arte dell´impossibile, vale a dire l’arte di rendere se stessi e il mondo migliori.

Siamo un piccolo paese, eppure in passato siamo stati il crocevia spirituale dell´Europa. Perché non lo dovremmo diventare nuovamente? Non sarebbe un ulteriore fondamento, su cui poter ripagare l´atrui aiuto, di cui avremo bisogno?

La mafia domestica di coloro che non guardano fuori dai finestrini dei loro aerei e mangiano suini appositamente ingrassati, purtroppo vive ancora e occasionalmente muove le acque, ma non é  più il nostro principale nemico. Ancor meno lo é qualsiasi mafia internazionale. Il nostro più grande nemico oggi é rappresentato dalle nostre cattive caratteristiche. Indifferenza nei confronti degli affari generali, vanità, ambizione, egoismo, ambizioni personali e rivalità. In questi campi ci attende la nostra partita principale.

Abbiamo davanti a noi le libere elezioni e pertanto anche lo scontro preelettorale.

Non lasciamo che questa lotta sporchi il volto ancora puro della nostra meravigliosa rivoluzione. Impediamo che le simpatie del mondo, che abbiamo così rapidamente conquistato, in modo altrettanto rapido si perdano nei meandri degli squali del potere. Non lasciamo che sul desiderio di servire l´interesse generale, rifiorisca il solo desiderio di curare l´interesse personale del singolo. Ora non si tratta davvero di quale partito, club o gruppo vincerà le elezioni. Ora si tratta che all´interno di questi vincano- indipendentemente dalla loro legittimità- le parti migliore di noi nel senso morale,civile e politico. La politica futura e il prestigio del nostro Stato dipenderanno da quali personalità scegliamo e quindi voteremo di essere nostri rappresentanti nei nostri enti.

Cari concittadini!

Tre giorni fa sono divenuto, per espressione della vostra volontá, tradotto davanti dall’Assemblea federale, il presidente di questa repubblica. Quindi vi aspettate giustamente, che io menzioni i compiti che vedo come Vostro presidente dinnanzi a me.

Il primo di questi compiti è l´utilizzo di tutti i miei poteri e la mia influenza per arrivare tutti  rapidamente e dignitosamente alle urne in libere elezioni e che il nostro percorso verso questa pietra miliare storica sia gentile e e pacifico.

Il mio secondo compito è vegliare affinché accediamo a queste elezioni come due nazioni autonome e autentiche,  che rispettano gli interessi reciproci, l’identità nazionale, le tradizioni religiose ed  i propri simboli. Come Ceco, all’ufficio presidenziale, dove ho fatto un giuramento nelle mani dell´illustre ed a me vicino Slovacco, sento, dopo le varie amare esperienze passate degli slovacchi, un dovere speciale per garantire che tutti gli interessi della nazione slovacca siano rispettati e che non gli siano impediti in futuro gli accessi alle funzioni statali, ivi compresa la piú prestigiosa.

Come mio terzo compito, considero il sostegno a tutto ciò che porterà a una posizione migliore per i bambini, gli anziani, le donne, i malati, i lavoratori laboriosi, i membri delle minoranze nazionali e tutti i cittadini che stanno peggio di altri per qualsiasi motivo. Nessun cibo o ospedale migliore dovrebbe essere il privilegio dei potenti, ma devono essere offerti a coloro che ne hanno più bisogno.

In qualitá di capo delle forze di difesa, voglio essere garanzia, che la difesa del nostro stato non rappresenti  più per nessuno la scusa per abiurare audaci iniziative di pace, compresa la riduzione del servizio militare, l’istituzione di un servizio militare sostitutivo e l’umanizzazione complessiva della vita militare.

Nel nostro paese ci sono molti prigionieri che sono gravemente colpevoli e pertanto punti, ma che hanno dovuto passare attraverso – nonostante la buona volontà di alcuni investigatori, giudici e soprattutto di avvocati – la decadente giustizia che ha ridotto i loro diritti, e devono vivere nelle carceri, che non cercano di risvegliare il meglio di ogni uomo, ma, al contrario, umiliano dal punto di vista fisico e spirituale le persone. Alla luce di tutto questo, ho deciso di dichiarare un’amnistia abbastanza ampia. Incoraggio tuttavia i carcerati a capire che quaranta anni di cattive indagini, giudizi e incarcerazioni non possono essere rimossi da un giorno all’altro, e che capiscano che tutte le rapide previste future modifiche, richiedono comunque un certo tempo. Le rivolte non aiuteranno né questa società né loro stesse. Alla pubblica opinione domando di non temere i prigionierj liberati,  di non imbarazzarli nella loro vita e di aiutarli in senso cristiano dopo il loro ritorno, per ritrovare dentro se stessi ciò che non potevano trovare nella prigione: la possibilità di pentimento e il desiderio di vivere in modo corretto.

Il mio compito solenne é di incrementare l´autoritá della nostra nazione nel mondo. Sarei felice se altri stati ci considerino per quanto dimostreremo nella comprensione, tolleranza e amore verso la pace. Sarei lieto se, ancora prima delle elezioni, potesse visitare la nostra nazione – anche solo per un giorno – il papa Giovanni Paolo II ed il dalaj lama tibetano. Sarei felice se si rinforzassero i nostri rapporti amichevoli con tutte le nazioni. Sarei felice, se riuscissimo a instaurare ancora nel periodo preelettorale, dei rapporti diplomatici con il Vaticano ed Israele. Voglio contribuire alla pace anche tramite la mia breve visita di domani presso i nostri affini vicini. La Germania democratica e la Germania federale. Non dimentico nemmeno i nostri ulteriori vicini – i fartelli polacchi ed i sempre piu´nostri vicini ungherei e austriaci.

In conclusione sono felice di affermare che voglio essere presidente, che parlerá meno, ma lavorerá di piú. Il presidente che osserverá lieto dai finestrini del proprio aeroplano, ma anche quello che soprattutto sará presente tra i propri concittadini e saprá ben ascoltarli.

Forse vi domandate quale sia la repubblica che sogno.

Vi rispondo: sogno di una repubblica indipendente, libera, democratica, di una una repubblica prospera dal punto di vista imprenditoriale e contemporaneamente socialmente giusta, in breve, di una repubblica della gente, che é al servizio del singolo, e per questo che abbia la speranza affinché anche il singolo la serva. Di una repubblica di persone universalmente istruite, perché senza di queste non é possibile affrontare nessuno dei nostri problemi. Umani, economici, ecologici, sociali e politici.

Il mio predecessore piú importante inizió il suo primo discorso citando Comenius. Permettemi, che il mio primo discorso lo termini con una parafrasi delle sue stesse affermazioni:

Il vostro governo, gente, é tornato a voi!”

Il quartiere di Vinohrady – Praga 2

L´elegante quartiere residenziale a ridosso di Praga 1, il quartiere di Vinohrady, divenne territorio catastale di Praga solo nel 1922. Denominato Viničné hory (“montagne di vigneti”) dal 1788, fu un comune limitrofo a Praga per divesi lustri, divenendo sempre piú importante e popolato. Dal 1867 questa area prese il nome di Kralovské Vinohrady (“vigneti reali”), nome diffuso ancora oggi nella tradizione popolare.

Come spiega il nome, fin dal Medioevo questa collina era disseminata di vigneti a servizio della cittá di Praga e naturalmente a favore del re (da qui la denominazione “Královské” – reali – denominazione poi volutamente boicottata nel secondo dopoguerra da parte del regime, per motivi ideologici).

L´espansione demografica di fine del secolo diciannovesimo, e la graduale espansione urbanistica della cittá di Praga, hanno portato alla crescita di questo quartiere, oggi ritenuto uno dei piú interessanti e belli.

 

Le piazza principale del quartiere é Náměstí Míru (Piazza della pace), dove arriva la metro´ della linea A (dove si trova la scala mobile continua piú lunga di tutte le stazioni praghesi).

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Al centro della piazza si trova la chiesa in stile neogotico di Santa Ludmila, e tra gli splendidi palazzi di fine ´800 e ´900 spiccano il teatro di Vinohrady ed il palazzo comunale di Vinohrady (Národní dům na Vinohradech).

La seconda piazza per importanza é quella di Jiřího z Poděbrad, dove al centro del parco si trova la chiesa del grande cuore del Signore (kostel Nejsvětějšího Srdce Páně), costruita tra le due guerre.

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Vinohrady é un quartiere moderno, con zone di verde rilevanti e molto belle, quale il parco di Riegrový Sady, dal quale si puo´ godere di una splendida vista su Praga, e il parco di Havličkový sady (denominato anche Grébovka). Questi parchi, con la bella stagione sono letteralmente presi d´assalto dai praghesi.

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Nella prima parte della via principale, denominata Vinohradská třída, si trova l´edificio della radio ceca (Český rozhlas). La radio ceca nella storia del ´900, nei vari momenti storici, ha assunto rilievo per cui esistono varie lapidi a commemorare determinati momenti storici.

  • Alla sinistra dell´entrata si trova una lapide a ricordo dei caduti della radio ceca nella seconda guerra mondiale. Esiste inoltre una seconda lapide che ricorda i nomi di tutte le persone morte a difesa della radio ceca nella seconda guerra mondiali.
  • Ě presente la lapide riportante la data del 5 maggio 1945 che indica la frase “ore 12:33, chiamiamo tutti i Cechi, segnale della rivolta della gente ceca”
  • Risale al 21 agosto 1948 la lapide che indica le ore 4:30, riportante la frase “siamo con voi, state con noi” segnale della trasmissione dell´agosto della radio ceca
  •  Infine, esiste una lapide che riporta i nominativi dei morti davanti alla radio ceca nel corso del 1968 in sua difesa.

Ceský rozhlas 1968

Nello stesso stabili, trasmetteva anche la celebre Radio Praga, radio di propaganda del blocco sovietico, nella quale lavorarono diversi italiani dagli anni ´50 agli anni ´70. A questo tema, ho dedicato un paio di  articoli (Gli italiani a Praga – il PCI, i partigiani ed altre vicende del secondo dopoguerraOGGI IN ITALIA – la radio clandestina che trasmetteva da Praga).

La vita in Cecoslovacchia al tempo del comunismo

Spesso mi viene domandato di raccontare come si viveva ai tempi del comunismo a Praga, ed in generale in Cecoslovacchia.

Mi limito a fornire delle informazioni sulla base della mia esperienza e per quanto ho potuto capire successivamente, studiando maggiormente la storia del paese.

A tre anni dalla pubblicazione di questo articolo, ho ricevuto diversi ringraziamenti, ma anche qualche critica. Ho cercato volutamente di non inserire dei giudizi politici, e quanto riportato è ampiamente confermato da diverse fonti oltre che da quanto ho vissuto direttamente.

Una precisazione: parlare di comunismo non è del tutto esatto, in quanto sarebbe più corretto parlare di socialismo, come di un periodo di passaggio verso una organizzazione comunista vera e propria che però non è mai stato possibile realizzare (nemmeno nell’Unione Sovietica). In ogni caso, per semplicità riporto la parola “comunismo”, data la diffusione comune del termine.

Sono consapevole che le mie percezioni siano state caratterizzate dalla condizione privilegiata nata dal vivere stabilmente in Italia, ma ho avuto anche la fortuna di visitare i parenti che abitavano a Praga per circa due mesi all’anno tutti gli anni fino al 1989. Occorre premettere che non ho mai risentito di problemi economici e di reperimento di materie per una alimentazione di base; certamente, specie con l’adolescenza, iniziai a notare che non era possibile trovare nei negozi tutta la gamma di prodotti a cui eravamo abituati in Italia.

  • Mancanza di libertà e l’informazione distorta

Ogni regime dittatoriale porta inevitabilmente alla repressione della libertà dell’individuo.

“La pressione che un moderno Stato totalitario può esercitare sull’individuo è paurosa. Le sue armi sono sostanzialmente tre: la propaganda diretta, o camuffata da educazione, da istruzione, da cultura popolare; lo sbarramento opposto al pluralismo delle informazioni; il terrore.” (cit. da “I sommersi e i salvati” di Primo Levi).

La censura riguardò tutti gli strumenti di comunicazione di massa: radio, televisione, libri, quotidiani e periodici. In generale tutti i media erano controllati in maniera pressoché totale.

Diversi libri e romanzi occidentali non erano permessi. Gran parte della popolazione ascoltava segretamente le onde radio trasmesse da Radio Europa Libera, lo strumento di propaganda occidentale sulle onde di modulazione d’ampiezza AM che trasmetteva da Monaco di Baviera. L’ascolto era vietato, pertanto occorreva essere molto cauti e solitamente, si ascoltava la sera o la notte.

La televisione aveva due canali, il primo ed il secondo. L´ intervento politico su questo media era importante, per cui diversi programma parlavano del comunismo, della storia degli uomini di partito comunisti, dell’URSS e degli altri paesi del blocco sovietico. I notiziari dedicavano ampi spazi all’elogio dei successi economici, produttivi, agricoli della nazione, sfoderando dati ottimistici. Non si perdeva occasione per parlare dei guai delle economie e delle società occidentali: la corruzione, i disordini sociali, la povertà, le droghe, e così via.

La libera espressione delle proprie idee non era concessa e determinati argomenti si potevano affrontare solo in un gruppo ristretto di amici fidati, parlando sottovoce e stando molto attenti. Esistevano pubblicazioni clandestine di produzione casalinga– i samizdat a cui ho dedicato un articolo a parte – che consentivano di trasmettere idee, poesie e racconti inneggianti alla libertà. Solamente in determinati luoghi ed in determinati contesti si discuteva di politica (come nelle hospoda – birrerie), ma sempre in maniera molto accorta.

I servizi segreti nella veste di polizia politica della Cecoslovacchia (denominata STB), il sistema capillare di spie e il controllo dell’ordine pubblico attraverso le forze di polizia (VB – veřejná bezpečnost), oltre che instaurare un regime di terrore, portarono ad un disinteresse alla politica attiva, in quanto si era persa la speranza di cambiamento – specie dopo la repressione della Primavera di Praga del 1968.

Un ruolo importante fu svolto da diversi ambienti culturali teatrali (in definitiva anche Václav Havel, primo presidente dopo la caduta del regime, fu un drammaturgo), dove in determinati momenti storici, l’opposizione al regime dittatoriale fu netta e determinata a sostegno dei movimenti studenteschi.

Nel corso dei 40 anni, l’oppressione della libertà non fu sempre costante, si alternarono periodi molto duri (come ad esempio dopo il 1948 o nel periodo della normalizzazione degli anni 70) a periodi più miti (ad esempio negli anni antecedenti la primavera di Praga del 1968 o la progressiva apertura nel corso degli anni 80).

Ricordo chiaramente, come il solo arrivo di una automobile della polizia VB, comportava un fuggi fuggi generale ed uno spiare dalla finestra i loro movimenti.

Le persone apertamente schierate contro il regime, definite come dissidenti, erano oggetto di frequenti arresti, perquisizioni, e naturalmente erano monitorate dai servizi segreti di Stato. Spesso venivano anche costrette ad emigrare, anche se l’atteggiamento principale era quello di degradare al massimo la persona, e tutti i suoi familiari, cercando di portarla all’oblio. Emblematico il caso dell´atleta Věra Čáslavská a cui ho dedicato un articolo.

In effetti, in fasi alterne, i nemici dello Stato non furono solo i dissidenti, ma addirittura furono fatte varie epurazioni interne ai membri del partito comunista stesso, con metodi di tortura, degrado e violenza inauditi. Si ricordano gli anni successivi al 1948, dove vennero regolati diversi conti interni, portando addirittura a corti marziali, e gli anni successivi al 1968.

L’epurato per eccellenza, simbolo della Primavera di Praga, fu Alexander Dubček, l’allora presidente del partito comunista cecoslovacco, fautore di un “socialismo dal volto umano”, che trovò epilogo nell’invasione delle truppe del patto di Varsavia, nell’agosto del ´68. Tuttavia, non fu che la punta di un iceberg: negli anni successivi, tutti i funzionari e coloro che avevano partecipato al processo di rinnovamento, vennero allontanati dal partito, persero il lavoro e non poterono più partecipare attivamente alla vita pubblica. Negli anni successivi a questi eventi, ben 620 mila iscritti al partito furono cancellati.

La presenza di un familiare dissidente o epurato, così come la presenza di familiari che erano emigrati fuggendo dal regime instaurato, comportava difficoltà per tutti i membri della famiglia rimasti: impossibilità di carriere lavorative se non addirittura posizioni lavorative degradanti, impossibilità di accedere a scuole o università per i figli, impossibilità di viaggiare verso altri paesi.

Forse come conseguenza di questo sistema autoalimentato basato sul terrore, esisteva anche una invidia mista all’odio tra le persone, anche tra semplici vicini, che contribuiva ad amplificare gli effetti di questa situazione. Si tratta di un sentimento difficile da descrivere, ma di fatto rese i cecoslovacchi molto diffidenti tra loro, se non indifferenti.

Ancora oggi, sotto certi aspetti, permane questa misteriosa coltre di indifferenza e diffidenza. Demetrio Volčič – giornalista e scrittore – scrisse “Il silenzio, a Praga, non è un fenomeno raro…. in questi paesi in transizione, anche quando il sistema totalitario non esiste più. Le paure hanno percorsi strani, fiumi carsici, si vedono, spariscono, rispuntano e sono così più misteriosi…”

Il partito comunista cecoslovacco

Nonostante varie fasi alterne, come poc’anzi menzionato, il partito comunista cecoslovacco (KSČ) vantava 1,5 milioni di iscritti.

Spesso per poter trovare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni e garantire un certo futuro alla propria famiglia si era costretti alla tessera di partito ed alla partecipazione alla vita politica attiva.

Tuttavia, è ovvio come tutto il sistema creato comportasse centinaia di migliaia di persone potenzialmente spie, per cui davvero non si era sicuri di nessuno. Inoltre, il solo fatto di avere la tessera di partito non garantiva alcuna tranquillità in quanto si era comunque un potenziale soggetto da tenere sotto osservazione.

legitimace KSČ

Oltre alla mancata libertà di espressione citata, esisteva anche una limitazione agli spostamenti: era possibile viaggiare abbastanza liberamente per turismo solo nei paesi alleati tramite un visto “výjezdní doložka”. Risale a quel periodo, anche la passione dei cecoslovacchi per il mare, grazie alla Jugoslavia e alla Bulgaria.

Non erano vietati i viaggi in Occidente, tuttavia occorreva richiedere un visto alle autorità locali e motivare il viaggio. Raramente veniva concesso il viaggio all’intera famiglia (le possibilità di emigrazione illegale si riduceva se si tratteneva un membro della famiglia a casa, consapevoli anche delle conseguenze che avrebbe potuto affrontare in caso di emigrazione di familiari).

Per i dissidenti ed i nemici del partito, qualsiasi espatrio, invece, era praticamente impossibile.

La proprietà privata non era permessa e pertanto anche la figura di imprenditori individuali praticamente non esisteva. Era consentita l’assegnazione di un terreno ai fini di consentire l’allevamento domestico e la coltivazione per usi familiari, così come negli anni ´80 divenne frequente l’attribuzione di terreni ai privati per le costruzioni di case che si potevano considerare proprie (le villette vanivano costruite direttamente dal cittadino, nel tempo libero, per cui la costruzione poteva durare anche diversi anni).

I programmi scolastici, oltre ad imporre l’insegnamento del russo obbligatorio dalla terza elementare, erano condizionati dalla visione della storia che il regime voleva diffondere tra le nuove generazioni.

L’associazionismo pubblico era propagato a tutte le fasce di età, come collante della identità socialistica e migliore difensore dei principi propagati.

Erano frequenti manifestazioni pubbliche volte a festeggiare le date importanti per la storia cecoslovacca e dell’URSS, con slogan volti a rimarcare i principi socialisti e di fratellanza tra i paesi dell’area socialista. Ogni buona famiglia, in queste ricorrenze, era raccomandata di appendere alle finestre le bandierine nazionali e quelle sovietiche. La partecipazione a questi eventi era ovviamente vista di buon occhio.

Ogni cinque anni si svolgeva la Spartakiada, un evento ginnico nazionale che coinvolgeva tutte le generazioni ed era il fiore all’occhiello del regime. In tutta la Cecoslovacchia si svolgevano eventi ginnici nei giorni programmati (l’ultima si tenne a fine giugno 1985). I numeri sono impressionanti: oltre 2 milioni di persone che si sono dedicati ad attività ginnica, il pubblico ha superato la cifra di 4 milioni di persone. Il principale programma si svolgeva allo stadio di Strahov, a Praga. Il video a questo link rende l’idea di cosa rappresentavano questi giochi.

La presenza di familiari che vivevano all’Occidente – seppur regolarmente emigrati, come nel mio caso – rappresentava di per sé un primo sospetto importante. La posta poteva essere oggetto di controlli da parte degli organi preposti, le telefonate potevano essere monitorate, occorreva cautela anche nei rapporti quotidiani con le persone.

Circolare con un’automobile occidentale a targa straniera, portava a due fenomeni che oggi fanno sorridere: l’ammirazione delle persone che si fermavano a guardare il mezzo nei minimi dettagli, ma anche le frequenti soste dovute ai controlli di Polizia che spesso e volentieri trovavano le peggiori scuse per appioppare una ammenda.

Era frequente, incrociando una automobile targata italiana, farsi le luci o il colpo di clacson di saluto. Questo per spiegare quanto fossero rari i connazionali in visita da queste parti. D’altra parte, per entrare nel paese i controlli doganali erano lunghi e noiosi, con ore di sosta e talvolta di preoccupazione in attesa che venissero restituiti i passaporti.

  • La piena occupazione, il lavoro, la casa per tutti e le vacanze.

Il “lavoro per tutti” si presta a varie interpretazioni politiche, specie nel confronto con l’epoca attuale.

Certamente, è un dato di fatto che i regimi comunisti andarono in crisi anche per la scarsa efficienza sul lavoro: la motivazione al lavoro era quasi assente. Le posizioni lavorative molto spesso non corrispondevano alle reali aspirazioni della persona, comportando forte demotivazione se non totale apatia al lavoro.

Le retribuzioni erano appianate, la meritocrazia era praticamente inesistente, e pertanto per poter arrotondare si vendevano prodotti di propria produzione (i prodotti agricoli e di allevamento che si ottenevano dall’orto) oppure si entrava a far parte più o meno direttamente del mondo illecito del cambio in nero e del mercato nero.

La valuta estera pregiata consentiva gli acquisti nella catena di negozi statali denominata Tuzex dove si potevano acquistare i prodotti occidentali tramite i c.d. bony (una forma di moneta cartacea creata appositamente per questi negozi) o tramite valuta estera. Ogni cittadino medio aveva il sogno di potersi recare per acquisti al Tuzex, dove era possibile acquistare anche auto occidentali.

tuzex

Per quanto ricordo, le professioni dove era possibile guadagnare maggiormente, erano quelle che comportavano i servizi ai turisti (tassisti, camerieri, service in hotel, in quanto consentivano l’accesso anche alla valuta estera, consentendo dei cambi in nero e guadagni nella speculazione della vendita di valuta a terzi).

Molto ambite erano anche le posizioni che comportavano la possibilità di viaggiare, come ad es. i manager di imprese statali che si dedicavano all’export ed in parte all’import, quelle di ambasciatori e funzionari di ambasciate. Anche lo sport consentiva di viaggiare legalmente e passare diversi periodi all’estero, per cui era molto praticato (nota è la celebre tennista Navratilová che emigrò illegalmente negli Stati Uniti oppure Ivan Lendl, originario di Ostrava che fu naturalizzato statunitense).

La situazione, come già accennato, comportava anche il sorgere del mercato nero, consentendo la possibilità di accedere a prodotti di migliore qualità (come ad es. la carne), rispetto alla scarsa qualità e differenziazione presente nei negozi locali, in cambio di soldi e favori.

Anche la casa rappresentava un diritto garantito. Fu questo il motivo che portò alla crescita negli anni 70 e 80 di interi quartieri denominati “paneláky” (le case in pannello), nelle zone di periferia delle principali città. Occorre ricordare che negli anni 70, vi fu una esplosione demografica importante, si tratta della generazione dei c.d. “husákovy děti” (ossia i bambini di Husák, l’allora presidente che fu nominato in carica dal 1969 fino al 1989 nel pieno della normalizzazione post primavera di Praga).

paneláky

I migliori appartamenti, così come i migliori trattamenti erano garantiti a favore dei membri di partito e dell’apparato militare. Anche questo aspetto fu una conseguenza naturale del regime instaurato.

Le giovani famiglie – dato che tendenzialmente in Cecoslovacchia ci si sposava molto giovani, subito dopo gli studi se non addirittura durante gli studi- spesso dovevano attendere qualche mese se non qualche anno per vedersi attribuito un alloggio nuovo trovando sistemazioni di fortuna.

Come già indicato in precedenza, ogni famiglia praticamente si dedicava alla cura di un orto, così come era diffusissimo il fenomeno delle “chaty”, equiparabili alle dacie presenti in Unione Sovietica, ossia della casa immersa nella natura fuori dalla città, dove i locali trascorrevano serenamente i loro weekend ed a volte le proprie ferie. Ancora oggi, la “chata” è un sogno dei cechi, uno status symbol.

La vita immersi nella natura rappresenta ancora oggi una passione del popolo ceco. Negli anni 70-80 era molto diffuso il “trempink”, ancora oggi presente seppur in forma più lieve, che si può a mio avviso definire come un movimento sociale alla ricerca della natura, dell´avventura e del romanticismo legato alla vita immersi nella flora e nella fauna che condizionò molti giovani, che vagabondavano all´avventura dormendo “pod širákem” ossia sotto il cielo, o nelle tende. “Táborák”, ossia il falò, la musica country delle chitarre, la birra e gli alcolici, i cibi cotti sul fuoco sono stati il lato romantico sognatore di questo modo di vivere. Non è un caso che ancora oggi la radio maggiormente ascoltata dai cechi sia Country Radio.

La caduta del regime nel 1989 è imputabile, oltre ad altri fenomeni oggettivi, anche ai danni ambientali che negli anni 70-80 iniziarono a manifestarsi e portarono a frequenti proteste. Non fu un caso il fatto che Havel, il primo presidente democraticamente eletto dopo la rivoluzione di velluto dell´89, menzionò in uno dei suoi primi discorsi al popolo, i terribili danni ambientali a cui si assisteva ed ai quali occorreva reagire per il bene comune.

  • Le associazioni di partito

L’associazionismo, come ho già scritto in precedenza, era molto favorito, quasi un obbligo “consigliato” per tutti i cittadini

Si partiva dalle scuole elementari, dai c.d. pioníři, ossia l’associazione dei bambini simili agli scout, passando per il Socialistický svaz mládeže (associazione dei giovani socialisti) fino alla militanza nel KSČ – il partito comunista cecoslovacco.

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I pionýry furono un fenomeno particolare che cerco di descrivere meglio, in quanto aveva lo scopo di creare associazionismo tra i giovani (forse quanto ha rappresentato la vita parrocchiale per molti giovani italiani). La Pionýrská organizace Socialistického svazu mládeže – L’organizzazione e associazione socialista di giovani pionieri – fu una organizzazione dominante negli anni 70 e 80 per i giovani cecoslovacchi.

Facevano parte dell’organizzazione i bambini tra i 6 e 15 anni, alunni delle scuole elementari, cittadini cecoslovacchi che dovevano fare il giuramento ed avere il consenso dei genitori. Al termine della scuola obbligatoria, la partecipazione terminava.

Lo slogan principale era ” K budování a obraně socialistické vlasti buď připraven! ” – che tradotto vuol dire “Sii preparato alla costruzione ed alla difesa dello stato socialista!” al quale i bambini rispondevano “Vždy připraven!” – “Sempre pronto!”.

Si divideva in tre fasce a seconda dell´etá dei bambini: jisrky (“scintille”) nell´età tra i 6-8 anni, “mladsí pionýry” ossia i pionieri giovani tra gli 8 – 12 anni e “starší pionýri” tra i 12 e 15 anni. Esisteva poi la quarta categoria dei lavoratori pionieri (i comandanti sopra i 18 anni e gli istruttori tra i 15-17 anni).

Abolita nel 1990, esiste ancora oggi ma non ha più una ideologia politica, resta solo una associazione. Per quanto mi riguarda, non conosco nessuno che ne faccia parte.

Frequenti erano anche le c.d. “brigáde”, lavori collettivi organizzati nei giorni di festività da parte del comune per finalità di pubblica utilità (pulizia di spazi pubblici, lavori di manutenzione a scuole, ecc…).

Per le generazioni di cechi che vissero quegli anni come studenti, sono certamente indimenticabili anche i lavori estivi (“letní brigády”) che erano chiamati a svolgere obbligatoriamente, nei campi di frutta o verdura, o presso aziende produttive.

Gli slogan di partito erano estremamente diffusi, scritti sui monumenti e propagati come vere e proprie pubblicità. Ne elenco alcuni:

  • Buduj vlast, posílíš mír – Costruisci la patria, accresci la pace
  • Sovětský svaz – náš vzor – L’Unione sovietica – il nostro esempio
  • Proletáři všech zemí, spojte se! – Proletari di tutte le terre, unitevi!
  • Se Sovětským svazem na věčné časy a nikdy jinak! – Con l’Unione Sovietica per sempre e mai diversamente!
  • Komunismus – náš cíl – il comunismo, il nostro fine
  • Komunismus – náš zítřek – Il comunismo il nostro domani
  • Socialisticky pracovat, socialisticky žít! – Lavorare e vivere da socialista!

In agricoltura operavano i c.d. družstva, le cooperative agricole, che gestivano i terreni frutto della collettivizzazione partita nel 1948 (la nazionalizzazione della proprietà privata), erano presenti inoltre i družstva che gestivano imprese di interesse regionale come i trasporti, gli acquisti centralizzati, ecc…

A capo dei družstvo, veniva nominato solitamente un membro del partito KSČ.

Oltre agli slogan, diverse vie, piazze, scuole ed altri luoghi pubblici avevano denominazioni che richiamavano personaggi ed istituzioni comuniste. Anche diverse stazioni della metró cambiarono il nome nei primi anni Novanta. Ho dedicato un breve articolo a questo fenomeno visibile cliccando su questo link.

  • Aspetti pratici della vita di tutti i giorni

Come ho già indicato all’inizio di questo articolo, non ho mai sofferto la fame. Spesso quando sento raccontare situazioni di carenza di prodotti di base che avrebbero vissuto certi paesi dell’Est, posso affermare che non riguardarono certamente la Cecoslovacchia che ho conosciuto e frequentato. Potrebbe essere dovuto al fatto che Praga ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello del paese, ma devo dire che anche quando ho viaggiato al nord ed al sud della Boemia, non ho mai percepito la povertà e la fame

In generale, nei negozi e nei supermercati mancava la scelta tra varie tipologie di prodotti, spesso era presente solo una marca, quella proposta dalle imprese di Stato, e la qualità talvolta era scadente. Frutta e verdura erano limitati, di produzione nazionale o proveniente dai paesi “fratelli”. Le arance cubane, i meloni dalla Bulgaria, le banane dall’America del Sud… In occasione dell’arrivo delle primizie, spesso sorgevano delle file di persone che pazientemente attendevano il loro turno per acquistare questi beni privilegiati.

Ricordo che nel paese dove abitavano i miei nonni, la carne veniva portata al giovedì, pertanto si andava a fare la fila una mezzoretta prima per cercare di acquistare i tagli migliori. Inoltre, come ho già accennato, praticamente ogni famiglia aveva un terreno che coltivava per avere primizie proprie e talvolta si allevavano animali da giardino, come conigli e galline, per avere una carne fresca e di qualità.

La Coca Cola e la Pepsi erano un bene di lusso, che si trovava nei locali turistici e bar del centro di Praga, raramente arrivavano in periferia. Le Marlboro venivano prodotte da queste parti, sulla base di una licenza concessa dalla Philip Morris, ma prevalevano le marche locali (tra cui le onnipresenti Start e le Sparta).

La TV alternava programmi in lingua ceca e programmi in lingua slovacca, questo per favorire l´unione culturale di due realtà che pur avendo radici vicine, avevano una storia ed anche lingue diverse.
I film/telefilm americani erano sporadici: trovavano maggiore spazio i film italiani e francesi (ma sempre in modo molto limitato: ricordo ad es. le commedie di Bud Spencer e Terence Hill che effettivamente qua arrivarono, ricordo il film Amici miei trasmesso negli anni Ottanta nei cinema locali, ricordo Ragazzo di Campagna di Pozzetto, ricordo Fantozzi – mentre di francese ricordo Louis de Funés – tipo fantomas e film commedie).

La filmografia predominante era locale (si produceva prevalentemente negli studi di Barrandov a Praga). Anche i telefilm erano maggiormente di produzione locale o comunque dei paesi del blocco sovietico.

Ricordo che in quegli anni, trasmettevano anche il telefilm La piovra con il commissario Cattani… molte persone ritenevano che in Italia le pratiche mafiose fossero piuttosto diffuse e talvolta mi domandavano come si potesse vivere in Italia. D’estate, poi veniva trasmesso un riassunto del festival di Sanremo. Anche grazie a questo, credo, la musica italiana trovò una diffusione importante e maggiore rispetto agli altri paesi occidentali (conosciutissimi, dalle vecchie generazioni, sono Albano e Romina, I ricchi e poveri, Toto Cutugno, Tozzi). Ho dedicato un articolo del blog a questo tema.

Come già accennato ad inizio articolo, i telegiornali di allora, guardati oggi, fanno sorridere. Acclamavano ai risultati produttivi (per lo piú palesemente falsificati) dell’industria e dell’agricoltura, alla crescita della Cecoslovacchia. Non a caso, Havel, nel primo discorso da presidente tenuto il 1.1.1990, dichiarava pubblicamente che seppure per 40 anni il popolo ed i cittadini hanno sentito come il paese cresce ed è prosperoso, lui partiva dal principio che fosse stato eletto pubblicamente per non mentire, pertanto tutte queste cose non erano vere.

L’imponente progetto della Metro a Praga nasce negli anni ´70 grazie al supporto ed alla tecnologia sovietica. L’apertura della prima linea risale al 1974, l’ampliamento ad una ulteriore linea risale al 1977. L’efficienza odierna di tale sistema di trasporto, occorre riconoscerlo, nasce proprio negli anni della Cecoslovacchia socialista.

Quasi tutte le donne si dedicavano al cucito, a tessere la lana, a creare i propri abiti moda con stoffe acquistate. Le tendenze occidentali inevitabilmente arrivavano. Il sogno di ognuna era di essere vestita alla moda. La scarsa capacità di acquisto, si compensava con questa passione che per certi versi è rimasta ancora largamente diffusa ai giorni nostri. Collegato a questa necessità, esisteva anche una larga diffusione dei second hand, denominati “Bazar” dove era possibile acquistare abbigliamento di seconda mano a prezzi modici.

Negli anni Ottanta, a mia memoria, i capelli lunghi degli uomini erano in generale accettati. In realtà i capelli lunghi furono oggetto di aspre contestazioni sul finire degli anni 60: il regime riteneva che le persone con i capelli lunghi fossero ribelli, socialmente problematici e rischiosi per l’ordine pubblico. Risale al ´66 un intervento molto forte da parte delle autorità di polizia (VB) nei confronti di un gruppo di giovani ritenuti problematici. Il tentativo fu di discreditare queste persone, impedendo in alcuni casi anche l’ingresso nelle scuole, nei luoghi di pubblico interesse ed addirittura sui mezzi pubblici.

Di seguito alcuni prodotti che ricordo con nostalgia (non tanto per la qualità, ma per quanto fossero diversi a quanto eravamo abituati in Italia). Peraltro, il fenomeno “retro” è molto amato anche dai locali, ricordando un periodo che oggi appare molto diverso dalla realtà quotidiana.

Per molti aspetti il tempo tende a cancellare i ricordi negativi, lasciando quelli migliori.

  • Il litro di latte nella plastica

Ebbene sì, non esistevano i tetrapack, e le bottiglie di vetro erano poco diffuse. Il latte si comprava confezionato in plastica sottile. A volte, nel tragitto verso casa la plastica cedeva, magari a seguito di una semplice caduta, e facilmente si combinava un disastro.

mléko v sáčku

Per i bambini, il latte in polvere era il “Sunar“. Le generazioni degli anni 70 e 80, anche per la scarsa propensione all’allattamento, sono cresciute con questo alimento.

sunar

Non penso di aver mai mangiato (o bevuto?) in Italia il latte dolce condensato venduto nella confezione a tubetto. Questo latte, da molti giudicato di una dolcezza quasi nauseante, viene venduto ancora oggi.

tatra
  • Il cacao in polvere Granko

Delizia di oDelizia di ogni bambino, il cacao in polvere Granko è nella mente di tutti i 30-40 enni, peraltro si vende ancora nei negozi con questo marchio.

granko
  • Le Tatranky e Horalky

I I biscotti wafer, generalmente con il ripieno alla nocciola, si sono sempre venduti da queste parti, ricordo in particolare questi due marchi.

  • Le caramelle

Per la verità, gran parte dei marchi sono ancora presenti oggi. Ricordo vari nomi: le caramelle bohemians – klokánky, le caramelle Slavia, Hašlerky. Le mie preferite erano le caramelle Bon Pari e le Hašlerky

E naturalmente la gomma da masticare Pedro… che dopo 5 minuti erano già senza sapore

pedro

La cioccolata maggiormente diffusa, ancora oggi, è sotto il marchio storico ceco Orion, oggi rientrante nel gruppo Nestlé.

orion
  • I negozi

Risalgono agli anni 70-80 il centro commerciale Kotva di Praga, i supermercati commerciali marchio Prior e Máj. I negozi di alimentari erano quasi tutti sotto il marchio Jednota.

  • Le scatolette di carne

Ancora diffuse oggi, la carne in scatola sotto forma di paté, aveva una grande diffusione dappertutto. Majka rappresenta probabilmente il marchio più celebre ed ancora oggi è ampiamente consumato.

konzervy
  • Il pane nero

Abituato al pane bianco italiano, il pane nero era per me una grande diversità rispetto alle abitudini. Tuttavia, era un pane che mi piaceva, specie con il burro e sale, oppure con il prosciutto cotto (šunka).

chleba
  • La birra

La Cecoslovacchia é sempre stata un grande produttore di birra pregiata, ed il consumo pro-capite è sempre stato molto elevato. Oltre che servita nelle hospode, veniva vendute in bottiglie di vetro, con vuoto a rendere (abitudine rimasta anche oggi). Le birre più celebri erano la Budwaiser e il Plzenský Prazdroj (Pilsner Urquell), ma vi erano numerosi marchi più regionali, come Staropramen, Kozel, Krušovice, ecc….

piva
  • Le automobili

La Škoda è la casa automobilistica ceca per eccellenza. I modelli che ricordo maggiormente, sono: škoda embéčko, škoda 120 e škoda favorit. Sinonimi di scarso design, praticamente zero accessori e pochissima tecnologia, questi modelli, dato che le auto occidentali difficilmente si potevano acquistare anche per i prezzi proibitivi, hanno rappresentato il sogno di ogni ceco medio.

Esistevano anche altre marche prodotte nei paesi alleati, come il Trabant, oppure l’auto Wartburg prodotti nella ex Germania dell’Est o il žigulík. A volte capitava di vedere anche la Fiat, con la 126 oppure la 127, considerando che veniva prodotta in Polonia.

Un modello di automezzo a tre ruote che mi è rimasto impresso è il Velorex

velorex

Le moto e scooter non erano particolarmente diffuse, i marchi più famosi erano la Jawa, il modello Babeta e Čezeta e le moto Samson.

  • Le bibite

Le bibite occidentali (Coca Cola, Pepsi, Fanta, Sprite,…) non erano facilmente reperibili. Rispetto all’Italia, si diffusero molto le bibite dolci saporite, una sorta di limonata che veniva venduta nei negozi, bar e ristoranti a prezzo molto popolari. I vuoti erano a rendere.

Risale a quel periodo anche la nascita del marchio e della bibita Kofola, che ancora oggi è molto diffusa.

maliny
  • Buchty a domácí koláče

La tradizione dolciaria ceca è ancora oggi molto viva. Ogni famiglia ha la donna di casa che prepara i dolci tradizionali. A seconda dei periodi dell’anno, si alternano varie prelibatezze. Anche la frutta di stagione condiziona molto i dolci e le torte che si servono sulle tavole locali. Personalmente mi porto dentro dei sapori che quando incontro oggi (purtroppo sempre piú raramente) mi risvegliano i ricordi della mia infanzia, della nonna che nei giorni di festa preparava i koláče e le torte. Un posto nel mio cuore le hanno le “buchty”, dei dolci lievitati e ripieni di ricotta dolce, cosparsi di zucchero a velo.

Ho dedicato un articolo alla cucina ceca.

Céčka

Piccole letterine in plastica, dai tanti colori, che si incastravano tra loro. Si trattó di un incredibile fenomeno moda degli anni Ottanta, a cui ho dedicato anche un post autonomo visibile al seguente link.

Gli italiani a Praga – il PCI, i partigiani ed altre vicende del secondo dopoguerra.

L´Europa, dopo la devastante II guerra mondiale, fu sostanzialmente spartita in zone di influenza tra le potenze vincitrici, gettando le basi dei patti militari (Nato e Patto di Varsavia) ed economici che presero concretezza a partire dagli anni 50.

La fine della guerra, non rappresento´ tuttavia un periodo di calma per i singoli stati europei: nuovi equilibri politici esterni e situazioni interne alle soglie della guerra civile, proseguirono anche negli anni successivi al 45.

La Cecoslovacchia nel 1948 vide definitivamente l´ascesa del partito comunista filosovietico. Ebbe inizio il periodo di progressiva imposizione dei diktat di regime con una emarginazione a volte anche violenta degli oppositori, mentre l´Italia, tra tante contraddizioni e problematiche socio economiche, dopo aver decretato la fine della monarchia, lentamente si avviava verso una repubblica parlamentare, non in grado di accontentare tutte le parti politiche.

La fine della guerra, aveva infatti portato in Italia un periodo di instabilitá sociale tipico dei cambiamenti di regime – da una parte i dirigenti e impiegati del periodo fascista, che comunque ricoprivano ancora ruoli istituzionali importanti, dall´altra tante persone che avevano abbracciato gli ideali socialisti-comunisti, che negli anni della guerra avevano combattuto come partigiani e in generale come oppositori. Le aspettative delle persone, delle varie fazioni erano diverse, e la disorganizzazione post bellica aveva portato a regolamenti dei conti, scontri fisici e tensioni in diverse parti d´Italia che poi diventarono oggetto di omicidi, arresti, processi e polemiche politiche molto aspre.

Il Partito Comunista italiano ricopriva un ruolo molto importante, era saldamente il secondo partito politico italiano, era in grado di esprimere dirigenti e politici preparati, forte di un consenso di massa solido. L´Unione Sovietica aveva interesse a sostenere questi partiti, l´organizzazione internazionale comunista che riguardava tutti i  partiti comunisti anche occidentali, prevedeva scuole di formazione che riguardavano non solo coloro che sarebbero poi divenuti i leader di partito, ma anche una formazione delle semplici persone, una sorta di indotrinizzazione agli ideali socialisti e comunisti. Il PCI raggiunse i primi degli anni ´50 un accordo con il Partito Comunista Cecoslovacco per consentire l´espatrio di vari esponenti (che in alcuni casi erano stati reputati colpevoli dalla giustizia italiana) e di giovani leve, sul territorio cecoslovacco, utilizzando anche falsi nomi e documenti. Si parla di centinaia di persone che arrivarono sul territorio cecoslovacco, specie nei primi anni cinquanta.

Lo scopo, oltre al preservare queste persone e proteggerle anche dagli effetti di una giustizia che non veniva ritenuta oggettiva,  era quello di creare anche una adeguata rete di informazioni che in qualche modo potesse essere utile anche in Italia. Contemporaneamente, la Cecoslovacchia, e in particolare Praga, era considerata paese di confine e pertanto non estremamente distante fisicamente dall´Italia.

Molte persone furono recrutate per lavorare a RADIO PRAGA, la radio antagonista di Radio Europa Libera. Alcune lavorarono anche al progetto radio di Oggi in Italia, la radio di propaganda diretta al popolo italiano. Altre andarono a lavorare nelle fabbriche statali e presso le cooperative agricole, affrontando situazioni di vita difficili.

Gradualmente, gli italiani espatriati rientrarono per la maggior parte in Italia negli anni successivi, al mitigarsi degli effetti del dopo guerra e della ripresa economica. Tuttavia, é certo che vi siano diverse decine di persone che decisero di restare in Cecoslovacchia, principalmente per il fatto che nel frattempo avevano creato famiglie ed i legami con l´Italia si erano affievoliti. Una figura di rilievo che spesso viene citata, oltre al politico Francesco Moranino che ha abitato a Praga per diversi anni tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, é il personaggio di Giulio Paggio, che visse e morí a Praga nel 2008, la cui storia é contraddittoria e fonte di diverse interpretazioni politiche.

Esiste una discreta letteratura su questi avvenimenti, a volte di parte. Un celebre romanzo é “Uomini Ex” di Giuseppe Fiori, che narra le vicende di italiani emigrati in Cecoslovacchia. Massimo Recchioni, scrittore e politico, ha pubblica diversi libri narrando le storie umane e politiche di diversi personaggi. Lo scrittore Rocco Turi ha ripreso le storie di questi partigiani emigrati, nel suo libro “Storia segreta del PCI. Dai partigiani al caso Moro”.