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Le teorie cospiratorie della “rivoluzione di velluto cecoslovacca” del 1989

Capita spesso di sentire delle frasi, oppure dei post o degli articoli, che lasciano intendere che la Rivoluzione di Velluto Cecoslovacca, che ebbe inizio il 17.11.1989 e portò alla democratizzazione di un regime fino ad allora totalitario, fu frutto di una cospirazione programmata, di un complotto.

Quest’articolo ha lo scopo di riepilogare queste teorie, per quanto possibile di valutarne il fondamento minimo, ma soprattutto di dimostrare come queste teorie abbiano lo scopo di sminuire l´importanza di un evento storico che portò alla libertà di un popolo e pertanto sono decisamente quello che con i termini moderni di oggi viene definito come fake news.

Teoria cospiratoria 1 – Rivoluzione programmata a tavolino – La rivoluzione di velluto, viene definita di velluto in quanto non arrivò a scontri mortali, a carneficine e successivamente non ebbero luogo tribunali inquisitori volti a giudicare i membri dell´uscente apparato comunista. Proprio per questo motivo – recitano alcune teorie cospiratorie – è la dimostrazione che fu tutto programmato a tavolino.

Risposta alla teoria cospiratoria n. 1 – In realtá, la rivoluzione ha inizio con uno scontro molto violento nella via Narodni Třída di Praga, tra gli studenti e le forze dell´ordine che per l´occasione presentano anche milizie speciali appositamente addestrate. Il corteo studentesco fu circondato e gradualmente stretto nella morsa nella via chiusa. Fu solo fortuna che non vi furono morti o feriti gravi. Il sussegurisi degli eventi nei gironi successivi, ad iniziare dagli scioperi generali ed alle manifestazioni di piazza, cosí come le rapide dimissioni tra i membri politici e di partito, dimostrano che gli eventi non erano programmati a tavolino, ma furono il frutto di graduali accordi presi tra il Governo comunista ed i politici emergenti rientranti nel partito Občanský forům. Negli eventi di quel periodo, che interessarono anche gli altri paesi del Patto di Varsavia, fu decisivo il fatto che l´Unione Sovietica non fosse in grado di intervenire, evitando situazioni che si erano già verificate in precedenza nel 1956 (Ungheria), 1968 (Cecoslovacchia) e negli anni 80 in Polonia.

Teoria cospiratoria n. 2 – teoria di Miroslav Dolejš – il passaggio del regime fu programmato con largo anticipo, e gestito da alcuni figli di comunisti che hanno potuto studiare all´estero, dagli ebrei e da alcuni massoni. Vaclav Havel non fu che un burattino e Charta 77 non fu che una prima programmazione nell´intento di arrivare alla rivoluzione pilotata.

Risposta alla teoria cospiratoria n. 2Anche in questo caso, questa teoria non ha alcun fondamento.

Gli stessi gerarchi di partito furono sorpresi dagli eventi e dalla rapida caduta del regime. Certamente, era del tutto naturale che le persone istruite seppero approfittare delle opportunitá che la nuova situazione offriva, tuttavia, sostenere che vi fosse una cospirazione programmata a priori, é veramente poco improbabile. Come in tutte le situazioni, anche in altre parti del mondo, le cospirazioni sono frutto degli ebrei, considerati avidi e spregiudicati, e dai massoni. Gli ebrei, nella Cecoslovacchia comunista non ebbero vita facile e non é immaginabile che organizzassero la cospirazione a priori. La massoneria durante il periodo nazista prima, e poi quello comunista, non é potuta esistere in Cecoslovacchia, pertanto, non esisteva pressoché alcun punto di riferimento che potesse capeggiare queste trame.

E´ indubbio, infine, che coloro che hanno sottoscritto il documento Charta 77, siano stati oggetto di ritorsioni politiche e controlli degli organi di sorveglianza della polizia segreta, al punto che alcuni esponenti furono anche imprigionati ed altri emigrarono clandestinamente. Sostenere che Charta 77 rientrasse tra gli strumenti programmati per arrivare alla caduta del regime stesso, é un misero tentativo di sminuire il gesto eroico dei segnatari. Parimenti, la figura di Vaclav Havel, non fu una figura di burattino, ma rappresentò la persona scelta dal popolo e non da possibili cospiratori.

Teoria cospiratoria n. 3 – i servizi segreti cecoslovacchi (STB) organizzarono il cambio di regime, con il benestare della CIA americana.

Risposta alla teoria cospiratoria n. 3i servizi segreti cecoslovacchi (STB) furono sorpresi dal rapido susseguirsi degli eventi, al punto che é risaputo che molti documenti ritenuti compromettenti furono fatti sparire nel mese di dicembre 1989 e nei primi mesi del 90. Se avessero organizzato questo cambio di regime, avrebbero gestito la cosa molto piú tranquillamente, ed i documenti che sarebbero spariti sarebbero stati probabilmente molti di piú e soprattutto scelti per celare i nomi dei collaboratori – nomi che invece furono costretti a rendere pubblici negli anni a seguire e che tuttora sono accessibili.

Per quanto riguarda la CIA, la Cecoslovacchia é sempre stata un paese di confine e pertanto ancora oggi ritenuto strategico dai servizi segreti americani – e non solo – ma é altamente improbabile che potesse esistere una collaborazione con i servizi segreti cecoslovacchi su questo tema.

I cittadini cecoslovacchi nel 1989 – ricordando la rivoluzione di velluto che ebbe inizio il 17.11.1989

Per gran parte dei cittadini cecoslovacchi, la giornata del 17.11.1989 non si caratterizzava per peculiarità diverse rispetto ai consueti venerdì: ci si apprestava al week end autunnale, alle spese correnti per la famiglia, al viaggio per andare alla chata e fare i lavori in giardino antecedenti l´inverno. Il tempo quel giorno era tipicamente autunnale, temperatura poco sopra lo zero durante il giorno, cielo plumbeo. Nell´aria c´era l´odore del carbone, la fonte primaria per il riscaldamento. Quanto inquinamento nell´aria, era visibile agli occhi di tutti un graduale degrado della situazione ambientale negli anni ottanta: non era possibile non scorgere le chiazze di olio e sporcizia sul fiume Vltava (Moldava, n.d.r.). Certamente, gli avvenimenti degli ultimi mesi, dove si era diffusa la notizia di aperture di confini in Ungheria, e soprattutto le vicende di pochi giorni prima di Berlino (al 9 novembre si fa risalire la caduta del muro), stimolavano vari pensieri nelle menti delle persone. Era anche risaputo che il movimento avviato da Gorbaciov, la perestrojka, per riammodernare l´URSS, stava dando risultati scadenti e i russi si erano certamente impoveriti, mancando addirittura beni di prima necessità. Come in tutti gli eventi storici, durante un certo periodo di cambiamento, non sempre si colgono immediatamente le conseguenze di certe situazioni, e le correlazioni, che solo in seguito, a mente fredda, si riescono a ristabilire spesso trovando un filo comune. Le notizie che tuttavia arrivarono dai media occidentali e dal passaparola, fecero capire la portata degli incidenti che avvennero nella via Narodni nelle ore serali di quel 17 novembre. Inizialmente non era chiaro se c´erano state delle vittime, ma certamente fu chiaro che le forze di polizia speciali attuarono una violenta repressione della manifestazione degli studenti che aveva la sola finalità di ricordare gli studenti trucidati e le repressioni avviate dal regime nazista cinquanta anni prima. In quella piazza c´erano solo dei ragazzi, senza armi, per quale motivo si attuo una repressione brutale? Nelle ore a seguire, il silenzio imbarazzante dei media di stato, le condanne burocratiche piene di paroloni di regime e l´inizio, nei giorni successivi, degli scioperi a cui seguirono le manifestazioni, l´arrivo di Havel. Questa fu la prima notizia ufficiale degli eventi del 17 novembre, che fu trasmessa solo il giorno 24.11: L´aria autunnale stava arrivando per ribaltare certi dogmi che parevano intoccabili, il cittadino normale assistette a questi eventi, facendosi trascinare dall´entusiasmo, ma anche continuando il suo quotidiano, fatto di lavoro, di preoccupazioni per la famiglia, di una birra tra amici – attori felici di un vento nuovo, ma saldamente con i piedi per terra per non perdersi in inutili illusioni e attese. In fondo, il sarcasmo e la disillusione ceca, avevano consentito di preservare l´identità nazionale anche nei momenti più bui.
L´organizzazione della manifestazione del 17.11.1989 venne fatta tramite un volantino i cui contenuti sono riportati in questa immagine dal tiolo “prendete con voi un fiore ed una candela!”

SAMIZDAT – la scrittura clandestina nei regimi totalitari

La fonetica di questa parola di origine slava, non appare delle piú piacevoli. I samizdat furono scritti di “edizione propria”, come dice la parola stessa, e rappresentarono una vera e propria spina nel fianco dei regimi totalitari ed un modo per diffondere tra le persone gli scritti di natura politica, letteraria e poetica soggetti a potenziale censura e divieto di diffusione.

VZDOR – divieto esplicito di fare ulteriori copie scrivendo a mano

In Repubblica Ceca, i samizdat furono raccolti a migliaia successivamente alla Rivoluzione di Velluto del 1989. Nacquero varie organizzazioni dedicate al tema in questione, tra questi é da menzionare certamente la libreria Libri Prohibiti che tuttora promuove attivamente il ricordo di questo movimento che alla base aveva la libertá di espressione e di opinione. La raccolta comprende migliaia di scritti, foto e video. I samizdat ricoprono anche un ruolo importante negli archivi storici statali.

Il classico samizdat scritto a macchina

Si trattava di produzioni autonome, spesso scritte tramite una macchina da scrivere utilizzando la carta carbone, dove non era presente la censura, e venivano diffusi in ambienti amici, in quanto il rischio di essere colti in flagrante non era da trascurare. Soprattutto, l´efficiente sistema di spie che il regime poliziesco aveva, era alla costante ricerca di individuare i fautori di ideali contrari.

Lo scritto artigianale, prodotto in poche copie in casa, rappresenta il classico samizdat. Tuttavia, non furono poche le stamperie che in via illegale ed abusiva, stampavano scritti di varia natura ed addirittura riuscivano a coordinarsi con editori esteri che pubblicavano in contemporanea gli scritti nel mondo occidentale.

I samizdat potevano avere anche la forma di un rivista periodica. La testata giornalistica odierna denominata Lidové Noviny fu pubblicata per la prima volta ancora nel 1988, e nel primo numero fu presentato un articolo di Vaclav Havel, drammaturgo perseguitato dal regime che poi divenne presidente della Cecoslovacchia. La prima tiratura fu di 350 copie. Altre riviste importanti in Cecoslovacchia furono Kritický sborník, Revolver Revue, Střední Evropa, Vokno, Pražské komunikace. Indubbiamo, la pubblicazione di Charta 77, rappresento un importante impulso alla diffusione dei samizdat, anche se questa non rientra in questa categoria di scritti (in quanto fu sottoscritta da molte personalitá e volutamente resa pubblica).

Rientravano nei samizdat anche i testi delle canzoni (le canzoni di Karel Kryl e di altri cantautori censurati), le opere letterarie vietate (1984 di Orwell ad esempio), i libri pubblicati dai dissidenti emigrati (Bohumil Hrabal, Milan Kundera, Vaculik, Seifert), le opere e gli scritti di persone perseguitate ed incarcerate dal regime (Václav Havel). Anche gli scritti di natura religiosa potevano essere oggetto di una diffusione clandestina.

Il muro di Lennon a Praga

Siamo a Praga, a ridosso della zona di Kampa, accanto a Čertovka, in Malá Strana, in piazza Velkopřerovské (náměstí Velkopřerovské), di fronte all´Ambasciata Francese. Troviamo il MURO DI LENNON.

Su questo muro, fin dai primi decenni del secolo scorso iniziarono a comparire i primi messaggi poetici, ma fu dopo la morte di Lennon avvenuta nel dicembre del 1980, che iniziò a diventare un simbolo dei giovani praghesi, inneggiante alla libertà e alla pace, nel ricordo dell´artista, delle sue canzoni e dei Beatles.

Nei giorni successivi alla morte di John, fu creato un memoriale simbolico e le persone iniziarono a deporre fiori e candele. Il muro si iniziò a ricoprire di messaggi inneggianti le canzoni di Lennon, la libertà e la pace – tutti aspetti che il regime faticò a tollerare. Questo muro, in effetti, per il regime comunista ha rappresentato sempre una spina al fianco, al punto che negli anni Ottanta, il muro di fatto fu coperto da cartelloni per l’affissione di pubblicità, ma la memoria collettiva fu sempre mantenuta, rendendo questo luogo di culto della memoria.

Risale a questi anni, la denominazione ancora oggi utilizzata di “muro di John Lennon”.

Nei primi anni 90 il muro fu restituito ai proprietari originari, l´Ordine dei Cavalieri di Malta, riacquistando la funzione originaria e divenendo una meta preferita dei turisti in visita alla cittá.

Varie volte il muro è stato ripulito imbiancandolo, ma in breve tempo si è nuovamente alimentato di nuovi pensieri, frasi e disegni. Anche nel 2014, in una notte il muro fu completamente imbiancato e ornato della scritta „Wall is over“ – azionevoluta da un movimento di artisti che si proponeva di riazzerare la situazione ed adattarla ai messaggi più attuali.

In brevissimo tempo, il muro si riempìnuovamente di scritte e graffiti, riacquistando la sua immagine ormaitradizionale e mutevole.

Non basta considerarlo un monumento – per quanto possibile occorre entrare nelle parole che sono scritte sul muro e dedicare un po´ di autoriflessione per recuperare i valori di libertà e pace, concetti che oggi consideriamo come acquisiti, ma sui quali occorre consapevolmente vegliare. Personalmente preferisco l´atmosfera notturna.

Nell´estate 2021, nasce a Praga il museo del muro di John Lennon, sotto il bar Napa in via Prokopská, a circa cinque minuti di passeggiata dal muro tanto celebre. Aperto (per il momento) dal venerdì alla domenica, dall´iniziativa di Evu Tichákovou che ha raccolto decine di foto d’epoca, filmati, documenti testimoniano la storia di questo muro divenuto attrazione turistica ormai da decenni.

Anthropoid – l´attentato a Heydrich da parte dei paracadutisti cechi nel 1942

In via Resslova n. 9 a Praga, si trova l´accesso alla cripta della Cattedrale di San Cirillo e Metodio: si tratta di una meta visitata da migliaia di turisti.

La lapide in memoria del gruppo dei paracadutisti che fecero l´attentato a Haydrich nel 1942 è sempre accompagnata da candele e fiori.

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Sono i luoghi dove si svolse la drammatica vicenda che portò alla morte di tantissime persone, ma che rappresentò un duro colpo per il regime nazista che aveva instaurato il protettorato in Boemia e Moravia dal 1938.

Parliamo dell´operazione Anthropoid, una operazione militare che ebbe lo scopo di programmare e realizzare l´attentato al Reinhard Heydrich, nominato nel 1941 governatore del Protettorato della Boemia e Moravia.

Heydrich fu un gerarca nazista, molto vicino a Himmler e Hitler stesso. Si ritiene sia stata una persona chiave nella programmazione dello sterminio sistematico degli ebrei. Una figura spietata, che fu nominata al fine di reprimere la ribellione che continuava a manifestarsi nei boemi in seno al protettorato creato dal 1938.

L´organizzazione dell´attentato vide la collaborazione tra le autorità inglesi, ceche e la resistenza nazionale ceca.

Furono i paracadutisti cecoslovacchi appositamente addestrati in Scozia che entrarono in azione progressivamente dal dicembre 1941.

Josef Bublík, Jozef Gabčík, Jan Hrubý, Jan Kubiš, Adolf Opálka, Jaroslav Švarc, Josef Valčík – questi i nomi dei sette patrioti, che organizzarono e realizzarono l´attentato a Heydrich il 27 maggio 1942. Il temuto governatore morì nei giorni seguenti, il 4 giugno 1942, nonostante alcuni inconvenienti sorte in fase di realizzazione dell´attentato che ne fecero dubitare la riuscita.

Subito dopo l´attentato, i sette militari si nascosero nella Chiesa Ortodossa di San Cirillo e Metodio, che si trova nel centro di Praga, coperti dal silenzio dei partigiani della resistenza e dei sacerdoti stessi.

La Gestapo nei giorni seguenti all´attentato scatenò una repressione importante, uccidendo varie persone anche innocenti  – celebre è la strage di Lidice, il 10 giugno1942, in cui furono uccise 340 persone – con lo scopo di trovare gli attentatori ed instaurare un regime di terrore.

In breve tempo, i nazisti scoprirono il luogo dove si erano rifugiati i paracadutisti  – vi fu il tradimento di un militare, chiamato Čurda, che era a conoscenza degli autori dell´attentato e delle persone che avevano aiutato il gruppo militare.

Il 18 giugno 1942 scatenarono l´azione volta a scovare i traditori. Furono impiegati vari corpi militari, oltre ottocento persone, nella chiesa la battaglia durò ben 7 ore. Gradualmente, i paracadutisti furono uccisi, i rimanenti decisero di suicidarsi con l´ultimo colpo a disposizione.

Terminata l´operazione, i nazisti imprigionarono nei giorni seguenti 262 persone ritenute vicine ai paracadutisti. Tutti furono trucidati nell´ottobre del 1942 nel campo di sterminio di Mauthausen.

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Non ultimo, una nuova rappresaglia fu compiuta nella cittadina di Ležáky – dove i paracadutisti si rifugiarono nel momento del loro arrivo sul territorio boemo – dove furono uccisi 33 uomini e 11 bambini furono inviati alle camere a gas.

Recentemente, questa operazione é stata oggetto di un film denominato proprio Anthropoid, che riprende la vicenda di questi paracadutisti, oggi considerati eroi nazionali.

La forza del gesto – omaggio all´atleta Věra Čáslavská

Siamo nel 1968, alle Olimpiadi in Messico. Věra Čáslavská, la ginnasta cecoslovacca migliore al mondo, finisce prima nella disciplina del corpo libero a pari merito con l´atleta dell´URSS Petrikovova.

Durante l´inno sovietico, Věra abbassa la testa per non guardare la bandiera sovietica.

Si trattò di un chiaro gesto di protesta, istintivo, che rimase nella storia, in quanto tutto il mondo capí cosa stava comunicando. Per la ginnasta, tuttavia, si decretò la fine della sua carriera internazionale, a soli 26 anni.

Tichý protest

Rientrò in patria, ma il regime esistente la mise subito da parte, non consentendole più di competere a livello internazionale. Věra Časlávská rimase tuttavia un simbolo importante per i cecoslovacchi, pertanto anche il regime stesso, non fu in grado di oscurarla davanti alla pubblica opinione. Le fu consentito di accedere all´insegnamento della ginnastica, nel tentativo di portarla gradualmente al dimenticatoio.

„Quando arrivarono i carri armati, non sapevamo se avremmo potuto partecipare all´olimpiade. Il tutto era discusso tra Praga e Mosca e le comunicazioni furono molto intense. A un certo punto pareva che saremmo rimasti a casa, ma alla fine hanno capito che se fosse stato così, sarebbe stata ancora più chiaro l´orrore dell´occupazione, cosa che invece non desideravano. Breznev ci ha fatti andare. Fu un errore, poiché in Messico li misi in scacco (in ceco „dávat na frak“).

Era la mia motivazione morale, in quanto l´occupazione ci ha messi tutti in ginocchio, tutto il popolo, e per questo ho messo tutta la forza per dimostrare che non ci arrendiamo.“

Front foto

In realtà Věra era nell´occhio del mirino del regime, aveva infatti sottoscritto il c.d. „Manifesto delle due mila parole“, una carta nella quale si domandava pubblicamente un progresso nella democrazia dell´allora Cecoslovacchia.

Insegnante

Věra Čáslavská, nata a Praga il 3.5.1942. Nella sua carriera di ginnasta vinse 7 ori olimpici, 4 mondiali, 11 campionati europei. Dopo gli eventi sopra descritti, nel 1968 fu espulsa dalla squadra nazionale cecoslovacca. Le fu consentito in seguito l´insegnamento della ginnastica artistica. A cavallo tra gli anni settanta – ottanta, le fu permesso di andare in Messico dove rimase a insegnare ginnastica per tre anni. Rimase tuttavia sempre legata al suo paese, e non pensò mai di emigrare definitivamente. Dopo la rivoluzione di velluto del 1989, nel periodo dal 1990 al 1996 fu presidente del comitato olimpico cecoslovacco (divenuto poi dal ´93 comitato olimpico ceco) e nel periodo 1995-2001 fu anche membro del Comitato internazionale olimpico. Molto legata al presidente e drammaturgo Václav Havel – nel 1990 divenne consigliera del nuovo presidente democratico –  non ebbe una vita semplice anche dal punto di vista personale. Dal 1993 a seguito di alcune sfortunate vicende familiari, visse un periodo di forti depressioni che la costrinsero anche a vari ricoveri. Solo dopo sedici anni riuscì ad uscire dal tunnel della depressione ed a tornare attiva nella politica, sostenendo sempre le forze democratiche del paese. Morì a seguito di un tumore che le fu diagnosticato nel 2015.

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28.10.2018 – I 100 anni della Repubblica Cecoslovacca

In occasione del weekend a cavallo del 27 e  28. ottobre si sono svolti importanti festeggiamenti per commemorare il centenario della nascita della Repubblica Cecoslovacca.

Pur non esistendo piú la Cecoslovacchia, a seguito della separazione tra Cechia e Slovacchia dal 1.1.1993, il 28 ottobre rappresenta una giornata di festa nazionale che in Repubblica Ceca si festeggia regolarmente. E´ curioso invece il fatto che in Slovacchia questa festa non venga osservata – in via eccezionale, quest´anno, la ricorrenza centenaria é stata fissata per il giorno 30 ottobre, che coincide con il giorno della dichiarazione di Martin (Martinská deklarace), dichiarazione in cui il popolo slovacco dichiaró la propria autonomia e indipendenza aderendo al nuovo stato cecoslovacco.

Gli eventi sono stati ovviamente  numerosi. Ovunque si é ricordata la figura del primo presidente della repubblica, Tomáš Garrigue Masaryk. Masaryk, amato e riconosciuto ovunque, rappresenta – insieme a Václav Havel – la migliore espressione politica che il paese in cento anni abbia vissuto per i valori democratici e morali che ha saputo trasmettere alle future generazioni.

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Praga é stata visitata  dal presidente slovacco Kiska, dal premier slovacco Pellegrini, dal premier tedesco Merkel, dal presidente Macron. Accanto a questi nomi ecclatanti, sono state numerosissime le rappresentanze politiche degli stati europei e non solo.

Per l´occasione sono stati aperti al pubblico tutti i Ministeri e le istituzioni principali della cittá. Diversi concerti e spettacoli teatrali si sono tenuti per commemorare questi 100 anni.

Tra gli eventi mediatici piú interessanti, il videomapping trasmesso sul Museo Nazionale Ceco, in fondo a piazza San Venceslao dove in pochi minuti si ripercorre la storica cecoslovacca degli ultimi cento anni. Per l´occasione, il Museo nazionale é stato riaperto al pubblico dopo svariati anni di ristrutturazione. Si tratta di un gioiello ritrovato che domina la cittá di Praga. Un ulteriore video si trova al seguente link.

Praga, nel giorno di questa importante ricorrenza,  ha vissuto anche la parata militare piú imponente degli ultimi trenta anni. I principali corpi militari hanno sfilato per la via Evropská a Praga 7, oltre ai mezzi tecnici ed a rappresentanzi militari di altri stati (tra cui l´Italia con il corpo dei bersaglieri).

Gli artisti musicali cechi hanno pubblicato la canzone con video “za 100 let” – tra 100 anni. In ogni angolo del paese si sono svolti eventi, rappresentazioni, spettacoli teatrali per questa ricorrenza.

Una curiositá, nel 1918, l´Italia fu il primo paese che riconobbe la Cecoslovacchia come stato autonomo a testimonianza delle ottime relazioni storiche esistenti tra i due paesi.

Lunga vita alla Cechia ed alla Slovacchia!

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La Cappella degli Italiani a Praga

La Congregazione degli italiani, nata sul finire del XVI secolo a Praga, comportó la costruzione di due importanti edifici: il c.d. ospedale degli italiani, oggi sede dell´istituto di cultura italiano, e la Cappella dell’Assunzione della Vergine Maria, meglio conosciuta come Cappella degli italiani – in ceco Vlašská kaple Nanebevzetí Panny Marie. Questo breve articolo é dedicato a questo secondo edificio.

La Cappella, che si trova in via Karlova, a poche centinaia di metri dal ponte Carlo in Praga 1, sfugge alla visione immediata, dato che é contigua ad altri edifici e luoghi sacri. In particolare é parte del grande complesso denominato Klementinum – antica sede del movimento dei Gesuiti ed oggi sede della biblioteca nazionale – e si trova accanto alla Chiesa di San Clemente.

Bene dello Stato italiano da fine dell ´800, per diversi decenni la cappella é stata inagibile, ma fortunatamente,  nel 2017, grazie ad un sforzo congiunto da parte della comunitá imprenditoriale italiana presente in Boemia e delle istituzioni italiane dedicate, si sono completati i lavori di restauro.

Questa localitá fu scelta da parte degli italiani residenti a Praga, in quanto si trovava vicino al Klementinum, luogo dove i Gesuiti offrivano la messa in lingua italiana.

Di struttura ovale tipica del tardo rinascimento, con influenze importanti del  periodo barocco manieristico, viene considerata dagli esperti del settore come una delle costruzioni europee piú significative del periodo.

La costruzione fu affidata all´arch. Bossi, sulla base del progetto di O. Mascarino e venne realizzata in una decia d´anni.

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L´affresco della volta riprende l´assunzione della Vergine Maria, opera di artista sconosciuto databile nel 1773. Sulle pareti, sono affrescati i sette segreti della Vergine Maria, risalenti al 1603. Sempre dedicato alla assunzione della Vergine Maria, l´affresco sull´altare risale al 1813 e fu realizzato dal direttore dell´accademia J. Bergler. L´altare laterale é dedicato a Jan Nepomuceno e fu realizzato nel 1775 dall´artista F. Lichtenreiter.  Il portico con le sbarre in mettallo, risale al 1715, aut. F.M. Kaňka.

Di seguito i motivi di fondo che portarono alla costituzione di questa chiesa:

Vedendo noi qui in questa barbara et confusissima et piena di heresie citta‘ di Praga

gran moltitudine di gente della nation nostra italiana, qual per continerla nel culto

della catholica et apostolica fede, pieta‘ et timor d’Addio universal re del cielo et del

nostro mondo, aiutati da sua Sacra Cesarea Maesta’ et da altri Signori Principali,

ultimamente anco in parte da Sua Santita‘ havemo preso l’impresa di fabricar una

chiesa nel sito del colleggio delli reverendi padri del Giesu‘, qual e‘ intitulata la Assun-

tion della Madona. E’ chiesa tale che veramente muove a pieta‘ ciascuno che la vede;

ci mancano alcune cose necessarie al culto divino principalmente per il sacrosanto

sacrificio della messa, pero‘ tutti unitamente preghiamo l’altezza vostra voglia per

bonta‘ e clemenza sua et per quel amor et reverenza che porta a quella Sacra Vergine

contribuirci et donarci qualche benigna sua elemosina ..

Antonio Brocco, Rettore e tutta la Congregazione Italiana della Beatissima Vergine

Maria. Di Praga il primo di Agosto 1600

E´ interessante notare che questa Cappella rappresenta l´unico caso di luogo sacro di proprietá di uno Stato sovrano estero sul territorio ceco (ad eccezione dei beni che appartengono al Vaticano). Questo status ha comportato in passato anche diverse difficoltá ad ottenere i fondi necessari per il mantenimento e la ristrutturazione. Fortunatamente, dopo vari anni di tentativi, oggi la Cappella ha ritrovato una nuova linfa, pur restando chiusa al largo pubblica essendo dedicata solo ad eventi specifici e culturali che si svolgono solo in certi periodi dell´anno.

La messa in lingua italiana non si tiene in questa cappella. E´ possibile assistere alle funzioni  in italiano in due posti: la Chiesa del Bambin Gesú di Praga – in ceco Kostel Panny Marie Vítězné a sv. Antonína Paduánského –  in Malá Strana, via Karmelitská 9, Praga 1, e la Chiesa della Santa Croce, che si trova in via Na Příkopě 856/16, Praga 1, nella zona di Nové Město.

Rivoluzione di velluto del 1989 – come si sono modificati i nomi di vie, piazze e stazioni di metró a Praga.

Uno dei tanti effetti generati dalla rivoluzione di velluto del 1989, implicó anche la modifica di nomi di strade, piazze, stazioni della metró, scuole ed altri spazi pubblici che evocavano nomi, slogan e personaggi del regime precedente.

In realtá si trattó di un processo che duró diversi anni. Nacque anche una associazione indipendente di volontari per la modifica dei nomi di strade e spazi pubblici giá nel dicembre del 1989.

Alcune variazioni furono spontaneamente proposte dalle persone. É il caso di piazza dell´Armata rossa (denominata náměsti Krásnoarmějců in ceco) che divenne nel corso di una notte la piazza di Jan Palach (Náměstí Jana Palacha, nel pieno centro di Praga 1) per semplice iniziativa popolare.

Ben otto denominazioni di stazioni della metró furono cambiate: l´attuale Dejvická si chiamava Leninova, la frequentatissima stazione di Florenc era chiamata Sokolovská, Jinonice si chiamava Švermova, Nové Butovice era Dukelská, Nádraží Holešovice era denominata Fučíkova. In ricordo del primo presidente della Cecoslovacchia socialista Klement Gottwald, la stazione che conosciamo oggi come Vyšehrad si chiamava Gottwaldová. Pankrác si chiamava Mládežnícká, Roztyly aveva il nome di Primátora Vacka. L´attuale Chodov era denominata Budovatelů, Opatov era Družby e Háje aveva un nostrano nome in ricordo dei cosmonauti (Kosmonautů).

Tuttavia, il cambio di nome non fu solo un effetto del dopo ´89. Vinohradská, la grande arteria che attraversa Praga 2, ha questo nome dal 1962. Prima si chiamava Stalinová, ma proprio nel 1962, il culto del leader sovietico inizió ad appannarsi. In realtá a Praga Stalinová continuó ad esistere, ma nel nuovo quartiere di Chodov (attualmente la via si chiama Starochodovská).

Kubanské náměstí (piazza Cuba) a Praga 10, durante il regime si chiamava Kubanská revoluce (piazza della rivoluzione cubana) in memoria della vittoria del rivoluzionario Fidel Castro.

Nábřeží Bedřicha Engelse (corso lungo fiume Fredrick Engels) riprese dopo l´89 il nome di Rašinovo Nábřeží – denominazione che fu modificata nel 1951.

La piazza della rivoluzione di ottobre (náměstí říjnové revoluce) oggi si chiama Vítěžné náměstí (piazza della Vittoria). Tuttavia, nel gergo comune dei praghesi, questa piazza viene denominata sempre “kulaták”, in funzione della enorme rotonda che la caratterizza.

Oggi a Praga 6 troviamo anche via Patočková, in ricordo del filosofo ceco e fondatore di Charta 77 Jan Patočka. Durante il periodo comunista, si chiamava ulice Pionýrů (la via dei pionieri).

Denominata oggi ulice Milady Horákové, in ricordo della politica giurista Milada Horáková simbolo della resistenza al nazismo e successivamente al comunismo – poi incredibilmente condannata a morte da un processo farsa imbastito dal regime comunista nei primi anni 50 – durante il periodo comunista la via assunse il nome di ulice Obránce míru (via dei difensori della pace).

L´odierno Most legií (il ponte delle legioni), dal 1960 al 1990 era denominato Most 1. máje (ponte del primo maggio). La via Eliášova, fino al 1991 si chiamava via delle guardie di frontiera. La grande strada di Praga 7, Evropská, modificó varie volte il proprio nome, ma dal 1967 fino al 1991 si chiamó Leninová.

La caduta del regime vide la riabilitazione del primo presidente della Cecoslovacchia nata nel 1918, Tomáš Garrigue Masaryk. Centinaia di scuole sono denominate in ricordo di questo personaggio della storia ceca, ed esiste anche una importante stazione dei treni, sita in Praga 1, che si chiama Stazione di Masaryk (Masarykovó nádráží).

Infine, nel 2012, poco dopo la morte del drammaturgo, politico ed ex presidente ceco Václav Havel, su proposta di un importante regista, Fero Fenič, si decise in tempi rapidi di modificare il nome dell´aeroporto fino ad allora denominato Ruzyně, in aeroporto di Václav Havel (letiště Václava Havla).

Václav Havel – il presidente del popolo

Václav Havel, drammaturgo e dissidente, viene nominato presidente della Cecoslovacchia sul finire del 1989, in piena rivoluzione di velluto.

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Di seguito, la traduzione del primo discorso del presidente, trasmesso dalle reti televisive e radiofoniche il 1.1.1990.

Intriso di spiritualitá, di sentimenti positivi e speranze, ancora oggi rappresenta un messaggio per le generazioni non solo ceche, ma di tutto il mondo, su come dovrebbe essere la politica e sui valori a cui forse si dovrebbe puntare per un un mondo migliore.

Cari concittadini,

Per quarant´anni in questa giornata avete udito dalle bocche dei miei predecessori, sotto varie forme, la stessa cosa: come la nostra nazione fiorisce, quanti altri milioni di tonnellate di acciaio abbiamo prodotto, come siamo tutti felici, come crediamo nel nostro governo e quali belle prospettive si aprono davanti a noi.

Presuppongo che non mi abbiate proposto a questa funzione affinché anche io vi mentissi.

La nostra nazione non fiorisce. Il grande potenziale creativo e spirituale dei nostri popoli non é sfruttato in modo significativo. Interi settori industrali producono oggetti di cui non vi é interesse, mentre non otteniamo ció di cu abbiamo bisogno.  Lo Stato, che si fa chiamare lo Stato degli operai, umilia e sfrutta gli operai. La nostra economia obsoleta spreca la poca energia che abbiamo a disposizione. La nazione, che una volta poteva essere orgogliosa dell´istruzione del proprio popolo, destina alla formazione cosí poco, che oggi occupa il novantesimo posto al mondo. Abbiamo rovinato la terra, i fiumi e le foreste, l´ereditá dei nostri predecessori, ed abbiamo oggi il peggior ambiente in tutta Europa. Le persone adulte da noi muoiono prima, rispetto alla maggioranza dei paesi europei.

 Permettetemi una piccola esperienza personale: mentre recentemente volavo a Bratislava, ho trovato il tempo durante i vari impegni, per osservare dal finestrino. Ho visto il complesso di Slovnaft e subito dopo  il grande quartiere cittadino di Petržalka. Quella visione mi é bastata per farmi capire che i nostri statisti e politici per decenni non hanno guardato o non hanno voluto guardare dai finestrini dei loro aeroplani. Nessuna lettura delle statistiche che ho a mia disposizione mi permetterebbe di capire più facilmente e rapidamente la situazione dove siamo arrivati.

Ma tutto questo, non é ancora il tema principale. La cosa peggiore e´ che viviamo in un ambiente morale marcio. Moralmente ci siamo ammalati, perche´ ci siamo abituati a dire qualcosa, ed a pensare diversamente. Abbiamo imparato a non credere a nulla, ad ignorare gli altri, a prendere cura solo di noi stessi. Termini come l’amore, l’amicizia, la compassione, l’umiltà e il perdono hanno perso la loro profondità e dimensione, e per molti di noi significano solo alcune peculiarità psicologiche, oppure si configurano come dimenticati saluti del lontano passato, piuttosto ridicoli nell´epoca dei computer e dei missili cosmici. Solo pochi di noi sono stati in grado di alzare la voce, che i potenti non dovrebbero essere onnipotenti e che le fattorie speciali, che per loro coltivano prodotti di qualitá ed ecologici, dovrebbero inviare i propri prodotti nelle scuole, negli orfanotrofi e negli ospedali, visto che da noi l´agricoltura, per il momento non puo´ offrire questo a tutti. Il regime esistente – armato della sua orgogliosa e intollerante ideologia – ha umiliato l´uomo a forza produttiva e la natura a strumento produttivo. In questo modo ha attaccato la loro stessa origine e le loro relazioni reciproche. Delle talentuose e capaci persone, geniali imprenditori della propria nazione, ha fatto delle viti di una macraba, opulenta,  rumorosa e puzzolente macchina, di cui nessuno sa quale sia il senso. Macchina che non riesce a fare altro che lentamente ma inesorabilmente autoconsumarsi ed a consumare tutte le proprie viti.

Parlando di un ambiente morale marcio, non parlo solo riferendomi ai signori che mangiano prodotti agricoli ecologicamente puliti e non guardano dai finestrini degli aerei. Parlo di noi tutti. Tutti ci siamo infatti abituati al sistema totalitario e lo abbiamo accettato come un fatto immodificabile ed in questo modo lo abbiamo mantenuto. In altre parole, tutti siamo – anche se chiaramente ognuno in modo diverso – responsabili dell´andamento della macchina totalitaria, nessuno di noi é solo vittima, ma tutti siamo contemporaneamente i corresponsabili.

Per quale motivo parlo di questo: non sarebbe molto saggio capire la triste ereditá degli ultimi quaranta anni, come qualcosa di sconosciuto, che ci ha lasciato un lontano parente. Viceversa, dobbiamo accettare questa ereditá come qualcosa che abbiamo commesso su noi stessi. Se lo accettiamo in questo modo, capiamo che é il compito di tutti noi farne qualcosa. Non possiamo dare la colpa di tutto ai precedenti governanti, non solo perche´ non corrisponderebbe alla veritá, ma anche perche´ potrebbe indebolire il dovere che oggi spetta ad ognuno di noi, il dovere di agire in modo autonomo, libero, ragionevole e rapido. Non sbagliamoci: il miglior governo, il miglior parlamento ed il miglior presidente, da soli non possono fare molto. E sarebbe profondamente ingiusto attendersi un rimedio generale solo da loro. La libertá e la democrazia implica la compartecipazione e pertanto corresponsabilitá di tutti.

 Se ne siamo consapevoli, immediatamente tutti gli orrori che la nuova democrazia cecoslovacca ha ereditato, cessano di essere orrori. Se ne siamo consapevoli, allora nei nostri cuori torna la speranza.

Per porre rimedio alle cose generali, abbiamo dove affidarci.  Gli ultimi tempi – e soprattutto le ultime sei settimane della nostra rivoluzione pacifica – hanno dimostrato quanta carica personale, morale e spirtuale ha il genere umano, e quanto la cultura civica sonnecchiava nella nostra società sotto la forzata maschera dell´apatia. Ogni volta che qualcuno categoricamente ha affermato che siamo stati questi o quelli, ho sempre obiettato che la società è una creatura molto misteriosa e che non è mai bene credere solo alla facciata che mostra. Sono contento di non essermi sbagliato. Ovunque nel mondo la gente si domanda in che modo, in quei deformati, umiliati, scettici e apparentemente non credenti a nulla, cittadini della Cecoslovacchia, ha preso bruscamente potere l´incredibile forza che in poche settimane ha portato in modo abbastanza decente e pacifico a scrollarsi di dosso e lasciarsi alle spalle il suo sistema totalitario. Noi stessi siamo sorpresi. E ci chiediamo: da dove i giovani che non hanno mai conosciuto altri sistemi, traggono il loro desiderio di verità, il loro amore del libero pensiero, la loro immaginazione politica, il loro coraggio civico e la saggezza civile? Come mai i loro genitori – esattamente la generazione che era considerata perduta – si sono uniti a loro? Com’è possibile che così tante persone abbiano capito immediatamente cosa fare, e nessuno di loro ha bisogno di consigli o istruzioni?

Penso che questa facciata piena di speranze della nostra odierna situazione abbia due principi: l´uomo prima di tutto non é mai solo un prodotto del mondo esterno, ma ha sempre la capacitá di elevarsi a qualcosa di superiore, anche se questa capacitá sia stata sistematicamente distrutta nel mondo esterno; ed in secondo luogo, i principi umanistici e democratici tradizionali, dei quali si e´spesso parlato, alla fine, nonostante tutto, nel subconscio del nostro popolo e delle minoranze nazionali dormivano ed in modo non apparente si trasferivano di generazione in generazione, in modo che nel momento opportuno ognuno di noi li ha trovati in sé stesso e li ha trasformati in azione.

Tuttavia, anche noi abbiamo dovuto pagare per l´odierna libertá. Molti dei nostri cittadini morirono nelle prigioni negli anni ’50, molti furono giustiziati, migliaia di vite umane sono state distrutte, centinaia di migliaia di persone di talento sono state espulse all’estero. I perseguitati furono quelli che durante la guerra salvarono l’onore delle nostre nazioni, quelli che resistettero al governo totalitario e quelli che riuscirono semplicemente ad essere se stessi ed a pensare liberamene. Non si dovrebbe dimenticare nessuna delle persone che abbia in qualche modo pagato per l´odierna libertá. I tribunali indipendenti dovrebbero valutare correttamente la possibile colpa di coloro che furono responsabili e rendere vera la verità completa sul nostro recente passato.

Non dovremmo inoltre dimenticare, che altre nazioni hanno pagato l´odierna libertá in modo ancora piú duro, e tramite questo hanno in qualche maniera pagato anche indirettamente per noi. Laghi di sangue che sono abbiamo visto scorrere in Ungheria, Polonia, Germania e recentemente in modo terrificante in Romania, cosí come i mari di sangue che hanno versato i popoli dell´Unione Sovietica, non devono essere dimenticati, prima di tutto perché ogni sofferenza umana riguarda ogni essere umano. Ma non solo questo: non si deve dimenticare perché questi grandi sacrifici sono il tragico sfondo della libertà di oggi oltre che della graduale liberazione delle nazioni del blocco sovietico, sullo sfondo della nostra libertà appena acquisita. Senza i cambiamenti in Unione Sovietica, Polonia, Ungheria e Repubblica Democratica Tedesca, sarebbe stato difficile per noi far accadere ciò che è accaduto e, se fosse accaduto, non sarebbe stato sicuramente con caratteristiche cosí belle e pacifiche.

Il fatto che abbiamo avuto condizioni internazionali favorevoli, non significa tuttavia, che in queste settiamane ci abbia aiutato qualcuno. Dopo secoli, in defintiva, i nostri due popoli si sono rialzati autonomamente, senza l’aiuto degli stati  più potenti o delle superpotenze. Mi sembra che questo sia il grande contributo morale a questo momento: nasconde la speranza che non soffriremo più del complesso di coloro che devono ringraziare sempre qualcuno per qualcosa. Ora tocca solo a noi, se questa speranza sarà soddisfatta e se a livello storico si risveglia in modo nuovo la fiducia civile, nazionale e politica, in noi stessi.

 L’autostima non è l’orgoglio.

Al contrario, solo una persona o una nazione nel senso migliore della parola autostima è in grado di ascoltare la voce degli altri, accettarli come uguali, perdonare i loro nemici e rimpiangere le proprie colpe. Proviamo a trasmettere tale fiducia in noi stessi come persone nella vita della nostra comunità e come persone nel nostro comportamento sulla scena internazionale. Questo è l’unico modo per ottenere rispetto per noi stessi,  e di conseguenza il rispetto reciproco degli altri popoli.

Il nostro stato non dovrebbe essere piú schiavo o parente povero di qualsiasi altro. Dobbiamo prendere molto dagli altri e imparare molto, ma dobbiamo farlo, dopo tanto tempo,  come partner alla pari, che hanno anche qualcosa da offrire.

Il nostro primo presidente ha scritto: Gesú, e non Cesare. Si ricollegava in questa maniera a Čelčický e Komenský. Oggi questa idea é tornata in vita. Oserei dire che forse abbiamo anche l’opportunità di diffonderla ulteriormente, introducendo un nuovo elemento nella politica europea e mondiale. Dal nostro paese, se vogliamo, si può irradiare il nostro amore per sempre, il desiderio di comprensione, il potere dello spirito e dei pensieri. Questi raggi possono essere esattamente ciò che possiamo offrire come nostro contributo unico alla politica mondiale.

Masaryk ha fondato la politica sulla moralità. Proviamo nei tempi moderni a rinnovare questo concetto nella politica. Insegniamo noi stessi e gli altri che la politica dovrebbe essere un’espressione del desiderio di contribuire alla felicità della comunità e non al bisogno di imbrogliare o violentare la comunitá stessa. Insegniamo a noi stessi e agli altri che la politica non può essere solo un’arte possibile, soprattutto se si intende l’arte della speculazione, calcoli, intrighi, accordi segreti e manovre pragmatiche, ma che può anche essere un’arte dell´impossibile, vale a dire l’arte di rendere se stessi e il mondo migliori.

Siamo un piccolo paese, eppure in passato siamo stati il crocevia spirituale dell´Europa. Perché non lo dovremmo diventare nuovamente? Non sarebbe un ulteriore fondamento, su cui poter ripagare l´atrui aiuto, di cui avremo bisogno?

La mafia domestica di coloro che non guardano fuori dai finestrini dei loro aerei e mangiano suini appositamente ingrassati, purtroppo vive ancora e occasionalmente muove le acque, ma non é  più il nostro principale nemico. Ancor meno lo é qualsiasi mafia internazionale. Il nostro più grande nemico oggi é rappresentato dalle nostre cattive caratteristiche. Indifferenza nei confronti degli affari generali, vanità, ambizione, egoismo, ambizioni personali e rivalità. In questi campi ci attende la nostra partita principale.

Abbiamo davanti a noi le libere elezioni e pertanto anche lo scontro preelettorale.

Non lasciamo che questa lotta sporchi il volto ancora puro della nostra meravigliosa rivoluzione. Impediamo che le simpatie del mondo, che abbiamo così rapidamente conquistato, in modo altrettanto rapido si perdano nei meandri degli squali del potere. Non lasciamo che sul desiderio di servire l´interesse generale, rifiorisca il solo desiderio di curare l´interesse personale del singolo. Ora non si tratta davvero di quale partito, club o gruppo vincerà le elezioni. Ora si tratta che all´interno di questi vincano- indipendentemente dalla loro legittimità- le parti migliore di noi nel senso morale,civile e politico. La politica futura e il prestigio del nostro Stato dipenderanno da quali personalità scegliamo e quindi voteremo di essere nostri rappresentanti nei nostri enti.

Cari concittadini!

Tre giorni fa sono divenuto, per espressione della vostra volontá, tradotto davanti dall’Assemblea federale, il presidente di questa repubblica. Quindi vi aspettate giustamente, che io menzioni i compiti che vedo come Vostro presidente dinnanzi a me.

Il primo di questi compiti è l´utilizzo di tutti i miei poteri e la mia influenza per arrivare tutti  rapidamente e dignitosamente alle urne in libere elezioni e che il nostro percorso verso questa pietra miliare storica sia gentile e e pacifico.

Il mio secondo compito è vegliare affinché accediamo a queste elezioni come due nazioni autonome e autentiche,  che rispettano gli interessi reciproci, l’identità nazionale, le tradizioni religiose ed  i propri simboli. Come Ceco, all’ufficio presidenziale, dove ho fatto un giuramento nelle mani dell´illustre ed a me vicino Slovacco, sento, dopo le varie amare esperienze passate degli slovacchi, un dovere speciale per garantire che tutti gli interessi della nazione slovacca siano rispettati e che non gli siano impediti in futuro gli accessi alle funzioni statali, ivi compresa la piú prestigiosa.

Come mio terzo compito, considero il sostegno a tutto ciò che porterà a una posizione migliore per i bambini, gli anziani, le donne, i malati, i lavoratori laboriosi, i membri delle minoranze nazionali e tutti i cittadini che stanno peggio di altri per qualsiasi motivo. Nessun cibo o ospedale migliore dovrebbe essere il privilegio dei potenti, ma devono essere offerti a coloro che ne hanno più bisogno.

In qualitá di capo delle forze di difesa, voglio essere garanzia, che la difesa del nostro stato non rappresenti  più per nessuno la scusa per abiurare audaci iniziative di pace, compresa la riduzione del servizio militare, l’istituzione di un servizio militare sostitutivo e l’umanizzazione complessiva della vita militare.

Nel nostro paese ci sono molti prigionieri che sono gravemente colpevoli e pertanto punti, ma che hanno dovuto passare attraverso – nonostante la buona volontà di alcuni investigatori, giudici e soprattutto di avvocati – la decadente giustizia che ha ridotto i loro diritti, e devono vivere nelle carceri, che non cercano di risvegliare il meglio di ogni uomo, ma, al contrario, umiliano dal punto di vista fisico e spirituale le persone. Alla luce di tutto questo, ho deciso di dichiarare un’amnistia abbastanza ampia. Incoraggio tuttavia i carcerati a capire che quaranta anni di cattive indagini, giudizi e incarcerazioni non possono essere rimossi da un giorno all’altro, e che capiscano che tutte le rapide previste future modifiche, richiedono comunque un certo tempo. Le rivolte non aiuteranno né questa società né loro stesse. Alla pubblica opinione domando di non temere i prigionierj liberati,  di non imbarazzarli nella loro vita e di aiutarli in senso cristiano dopo il loro ritorno, per ritrovare dentro se stessi ciò che non potevano trovare nella prigione: la possibilità di pentimento e il desiderio di vivere in modo corretto.

Il mio compito solenne é di incrementare l´autoritá della nostra nazione nel mondo. Sarei felice se altri stati ci considerino per quanto dimostreremo nella comprensione, tolleranza e amore verso la pace. Sarei lieto se, ancora prima delle elezioni, potesse visitare la nostra nazione – anche solo per un giorno – il papa Giovanni Paolo II ed il dalaj lama tibetano. Sarei felice se si rinforzassero i nostri rapporti amichevoli con tutte le nazioni. Sarei felice, se riuscissimo a instaurare ancora nel periodo preelettorale, dei rapporti diplomatici con il Vaticano ed Israele. Voglio contribuire alla pace anche tramite la mia breve visita di domani presso i nostri affini vicini. La Germania democratica e la Germania federale. Non dimentico nemmeno i nostri ulteriori vicini – i fartelli polacchi ed i sempre piu´nostri vicini ungherei e austriaci.

In conclusione sono felice di affermare che voglio essere presidente, che parlerá meno, ma lavorerá di piú. Il presidente che osserverá lieto dai finestrini del proprio aeroplano, ma anche quello che soprattutto sará presente tra i propri concittadini e saprá ben ascoltarli.

Forse vi domandate quale sia la repubblica che sogno.

Vi rispondo: sogno di una repubblica indipendente, libera, democratica, di una una repubblica prospera dal punto di vista imprenditoriale e contemporaneamente socialmente giusta, in breve, di una repubblica della gente, che é al servizio del singolo, e per questo che abbia la speranza affinché anche il singolo la serva. Di una repubblica di persone universalmente istruite, perché senza di queste non é possibile affrontare nessuno dei nostri problemi. Umani, economici, ecologici, sociali e politici.

Il mio predecessore piú importante inizió il suo primo discorso citando Comenius. Permettemi, che il mio primo discorso lo termini con una parafrasi delle sue stesse affermazioni:

Il vostro governo, gente, é tornato a voi!”