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14.2.1945 – Praga sotto le bombe: un ricordo doloroso della II. Guerra Mondiale

Esattamente ottant’anni fa, la città di Praga subiva un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, che causò la morte di centinaia di persone e la distruzione di numerosi edifici civili, sebbene l’obiettivo primario fossero le infrastrutture militari e industriali. Il 14 febbraio 1945, sessanta aerei alleati B-17 sganciarono oltre 150 tonnellate di esplosivo in meno di cinque minuti.

Contesto storico e la sorpresa

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Praga era sotto l’occupazione nazista, in quanto parte del protettorato tedesco. Praga, centro culturale e politico, rappresentava un obiettivo strategico per gli Alleati, che miravano a indebolire il regime nazista e supportare la resistenza ceca. La guerra terminò per Praga l’8 maggio 1945, quindi questa azione rappresentò un ulteriore passo verso l’indebolimento del regime dittatoriale, purtroppo con pesanti conseguenze per la popolazione civile innocente.

In realtà, Praga fu relativamente risparmiata dalle ondate di bombardamenti alleate che colpirono. Altre città come Dresda e Norimberga, dove i morti furono decine di migliaia e furono praticamente rase al suolo. Per questo motivo, l’attacco violento del 14 febbraio 1945 colse di sorpresa gran parte della popolazione civile.

I racconti dei testimoni storici narrano che le sirene dell’allarme antiaereo, che suonavano frequentemente in quel periodo, furono sottovalutate da molte persone, e questo contribuì al tragico bilancio di circa 700 morti e oltre 1200 feriti. Alcune fonti non confermate sostengono che gli aerei alleati abbiano addirittura confuso Praga per Dresda, il che spiegherebbe la violenza dell’attacco. Tuttavia, questa ipotesi non ha mai trovato riscontri ufficiali.

Obiettivi colpiti

I bombardamenti avevano lo scopo di distruggere le fabbriche di armamenti situate a Praga e di interrompere le linee di comunicazione tedesche. Tuttavia, a causa della scarsa precisione dei lanci, molte bombe caddero su aree residenziali e monumenti storici, causando gravi danni e perdite di vite civili.

Il bombardamento del 14 febbraio causò la distruzione e il danneggiamento di edifici storici, tra cui l’ospedale, la Casa dei Telefoni e il Faustův dům in Karlovo Náměstí, la chiesa di Emmaus nella zona limitrofa e circa 500 tra case e palazzi. Tra questi, il palazzo dove sorge oggi la famosa “Casa Danzante” fu completamente abbattuto, e l’odierna costruzione risale al 1996. Altre zone colpite furono Praga 2, in particolare la zona di Namesti Miru, il teatro di Vinohrady, la via Vinohradska e il parco di Grebovka, dove si trovava la sede dell’organizzazione giovanile nazista Hitlerjugend.

I bombardamenti ebbero un impatto profondo sulla popolazione di Praga. Molti testimoni ricordano ancora oggi la paura, il caos e la disperazione di quei giorni. Le testimonianze dei sopravvissuti offrono uno spaccato toccante sulla realtà della guerra e sulla resilienza della popolazione ceca.

Gli altri bombardamenti su Praga e la memoria odierna

Oltre al bombardamento del 14 febbraio, Praga subì un altro attacco aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. In particolare, il 25 marzo 1945, un altro bombardamento causò ulteriori danni e vittime, concentrandosi maggiormente sulle zone industriali di Praga 10 (Vrošovice) e Praga 5.

    Il ricordo dei bombardamenti di Praga è ancora vivo. Ogni anno, il 14 febbraio, vengono deposte corone di fiori nei luoghi colpiti e dove sono presenti lapidi commemorative per ricordare le vittime e ribadire l’importanza della pace.

    Presso l’ospedale in Karlovo náměstí, per la precisione sulla Všeobecné fakultní nemocnice, si trova una lapide commemorativa creata nel 2015 dallo scultore Petr Císařovský a ricordo del bombardamento del febbraio 1945, costruita con i residui delle bombe cadute sulla città. Non lontano da questa località si trovava uno dei più grandi rifugi antiaerei, che fu colpito da una bomba provocando la morte di oltre 130 persone, prevalentemente donne e bambini.

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    Politica Storia

    Ferdinand Vaňek, alias Václav Havel.

    Scenario: autunno 1989, a pochi giorni dall’inizio della Rivoluzione di Velluto. Non si era coscienti del fatto che il regime comunista stava per essere travolto, anche se stava scricchiolando da tempo.

    La scrittura clandestina si diffondeva con i Samizdat, l’elite culturale contraria alla dittatura continuava ad essere perseguitata, con interventi da parte dei servizi segreti STB, incarcerazioni e ostracismi di varia natura.

    Quale migliore occasione se non augurare con una inserzione il buon compleanno il 5.10.1989 a Ferdinand Vaňek, alias Václav Havel, sul giornale di partito? La foto naturalmente é quella di Havel.

    Una curiositá, nel corso di una manifestazione dei movimenti populisti nel 2022, il programma degli interventi fu interrotto con un messaggio “Si cerca Ferdinand Vaněk, il nipote lo sta aspettando qua sotto il cavallo (statua di San Venceslao nella omonima piazza, ndr). Potrebbe venire qua?”.

    E allora tanti auguri Ferdinand! Mi raccomando, non vogliamo dimenticarti!

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    Storia

    Tomáš Garrigue Masaryk, il primo predestinato Presidente cecoslovacco

    Tomáš Garrigue Masaryk, primo presidente della Cecoslovacchia eletto nel 1918, è stato una figura poliedrica: scienziato, professore, filosofo, educatore, politico e giornalista.

    Venne percepito come un uomo moderno per l’epoca, che dimostrava di voler perseguire i propri valori etici, democratici e di rispetto verso gli altri non esitando di scontrarsi anche con l’opinione pubblica comune.

    Non per nulla, il soprannome di Masaryk fu “tatíček”, che letteralmente tradotto in italiano significa papà, a considerazione del fatto che venne considerato fin da subito come il padre della moderna nazione cecoslovacco.

    Questa “aura magica” attorno a Masaryk nasce in parte dalla percezione del periodo democratico cecoslovacco (1918-1938) come un “età d’oro”, in cui il Paese raggiunse livelli elevati di industrializzazione e benessere per standard dell’epoca. Tuttavia, è importante non dimenticare la complessità di quel periodo storico, segnato dalla crisi economica mondiale e dall’ascesa di nazionalismi che avrebbero portato all’instaurazione dei totalitarismi e, infine, alla tragedia della Seconda guerra mondiale.

    Parliamo comunque di uno dei personaggi più importante della storia ceca, la cui immagine è riuscita a superare l’ostracizzazione da parte del regime comunista, così come il tentativo di lederne l’immagine durante il periodo del protettorato nazista post prima repubblica.

    Bibliografia di un predestinato

    Tomáš Garrigue Masaryk (indicato spesso anche solo come TGM, oppure talvolta con il nome Tomáš Garik Masaryk), nato il 7 marzo 1850 a Hodonín, nell’attuale Repubblica Ceca, proveniva da una famiglia di origini modeste. Suo padre lavorava come cocchiere per un aristocratico, mentre sua madre, di origini slovacche, svolgeva la mansione di domestica. Nonostante le ristrettezze economiche, Masaryk mostrò fin dalla giovane età una straordinaria intelligenza e una grande sete di conoscenza, qualità che lo spinsero a superare le difficoltà e a cercare un’educazione di alto livello.

    Dopo aver frequentato il ginnasio tedesco a Brno, proseguì gli studi a Vienna, dove si laureò in filosofia. Durante questo periodo, sviluppò un forte senso critico e un profondo interesse per le questioni sociali e politiche. Gli studi accademici e l’ambiente culturale viennese contribuirono a formare il suo pensiero progressista, gettando le basi per il suo futuro impegno politico.

    In questi anni, Masaryk si interessò particolarmente ai temi legati alla libertà individuale, all’etica e alla giustizia sociale, valori che avrebbero guidato tutta la sua carriera politica. Fu anche influenzato dalle correnti di pensiero europee dell’epoca, maturando una visione politica che si sarebbe rivelata fondamentale per il ruolo chiave che avrebbe giocato nella fondazione della Cecoslovacchia. La sua formazione intellettuale, unita a un forte senso morale, lo rese una delle figure centrali nella storia della nazione ceca e un esempio di integrità politica.

    Negli anni successivi, TGM, per sostenere economicamente la sua famiglia, accettò un posto come docente all’Università di Praga, dove si trasferì nel 1882. A quel tempo, la città era divisa tra le comunità ceca e tedesca. Masaryk si distinse subito per le sue idee innovative e il suo approccio non convenzionale agli studenti, trattando temi fino ad allora considerati tabù, come i problemi sociali e la prostituzione, sorprendendo l’ambiente conservatore. Sua moglie, un’americana emancipata, condivideva le sue opinioni progressiste.

    Nonostante le sue posizioni divergenti e alcune contraddizioni rispetto alla cultura dominante, Masaryk fu accettato e rispettato dalla società ceca fin dall’inizio. Da una prospettiva protestante, egli criticò alcune caratteristiche della Chiesa cattolica, chiedendo una riforma radicale, poiché riteneva la religione essenziale per una società moderna e moralmente giusta.

    Masaryk si creò una solida rete di amicizie, in particolare tra i suoi studenti e i collaboratori della rivista Athenaeum, che fondò lui stesso. Tuttavia, una delle controversie più significative della sua carriera riguardò l’autenticità dei manoscritti di Královédvorský e Zelenohorský, considerati tesori della letteratura ceca. Masaryk sostenne che fossero falsi, scatenando l’ira di molti nazionalisti, che lo considerarono un traditore. Questa vicenda segnò una frattura con una parte del movimento nazionalista, ma rafforzò la sua posizione di intellettuale coraggioso e indipendente.

    Masaryk, politico determinato

    Tomáš Garrigue Masaryk iniziò a lavorare attivamente nel campo della politica negli anni 1890, collaborando con figure come Josef Kaizl e Karel Kramář. Masaryk formulò un nuovo orientamento politico basato sul “realismo”, opponendosi al romanticismo nazionalista del suo tempo. Sosteneva l’importanza di una “conoscenza scientifica accurata delle cose”, un approccio razionale che cercava di superare le illusioni romantiche della politica. La rivista Čas (Tempo) divenne la tribuna dei realisti, attraverso la quale Masaryk e i suoi colleghi diffusero le loro opinioni, sebbene a un pubblico limitato.

    Nel 1891, Masaryk venne eletto al Parlamento austriaco e alla Dieta provinciale, rappresentando il Partito dei Giovani Boemi. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe temporaneamente quando la sua famiglia si allargò con la nascita di Jan e Olga. Durante questo periodo, si dedicò principalmente all’attività letteraria e accademica, pubblicando numerosi studi e articoli scientifici. Partecipò inoltre alla creazione del Dizionario Otto dell’apprendimento, un progetto enciclopedico di grande importanza, e contribuì a riviste come Naše doba e Čas.

    Masaryk non esitava a criticare apertamente la limitatezza di vedute della società ceca, opponendosi al nazionalismo basato su odio e pregiudizi, in particolare verso i tedeschi e gli ebrei. Nel 1899, difese pubblicamente Leopold Hilsner, un ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, esponendosi contro l’antisemitismo crescente.

    Durante la Prima guerra mondiale, Masaryk divenne un sostenitore dell’indipendenza della nazione ceca e della separazione dall’Impero austro-ungarico. Nel suo libro “Nuova Europa: un’opinione slava”, giustificava la necessità di un sistema statale migliore in Europa orientale e prefigurava una futura cooperazione tra Stati europei sotto forma di una federazione democratica. TGM riteneva infatti che fosse terminato il periodo delle teocrazie, ed era giunto il momento di consolidare i regimi democratici basati su principi etici moderni.

    Nel suo percorso verso l’indipendenza ceca, Masaryk lavorò per rendere visibile la causa ceca a livello internazionale. Nel 1915, lasciò l’Europa centrale per stabilire contatti diplomatici in Svizzera, Francia e Inghilterra, con il supporto di Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik. In seguito, si trasferì in Russia per organizzare le legioni ceche e slovacche. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, Masaryk si recò in America, dove lanciò una campagna di persuasione tra i cechi e slovacchi americani, e lavorò per influenzare il presidente Woodrow Wilson, contribuendo a cambiare la sua posizione riguardo alla monarchia austro-ungarica.

    Masaryk primo presidente della neonata Cecoslovacchia

    Il 14 novembre 1918, in seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico alla fine della Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia fu ufficialmente riconosciuta come Stato indipendente, e Tomáš Garrigue Masaryk fu eletto suo primo presidente. Questo evento rappresentava il coronamento di anni di lavoro diplomatico, politico e intellettuale da parte di Masaryk, che, insieme a Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik, aveva convinto le potenze occidentali della necessità di creare una nuova nazione. Il suo ruolo non fu solo quello di un leader simbolico, ma anche di un abile statista che guidò il Paese attraverso anni di grande incertezza e sfide complesse.

    Durante la sua presidenza, Masaryk si trovò ad affrontare una serie di difficoltà interne ed esterne. Una delle prime sfide fu l’integrazione di popolazioni con diverse etnie e culture, in particolare la convivenza tra cechi, slovacchi e le minoranze tedesche, ungheresi e ucraine. Il sistema politico cecoslovacco, ispirato ai principi democratici occidentali, si fondava su un governo parlamentare che cercava di bilanciare queste differenze etniche e culturali. Masaryk, che credeva profondamente nei valori della democrazia e del liberalismo, fu abile nel gestire le tensioni, promuovendo una visione di unità e coesistenza.

    Sul piano economico, il Paese dovette affrontare le difficoltà della ricostruzione postbellica e della modernizzazione. La Cecoslovacchia ereditava una parte significativa dell’industria austro-ungarica, ma il processo di integrazione delle varie componenti economiche non fu semplice. Masaryk sostenne politiche di sviluppo industriale e agricolo, cercando di bilanciare le necessità delle diverse regioni del Paese, con un’attenzione particolare alle problematiche sociali, che avevano sempre avuto un posto centrale nel suo pensiero. Alla fine degli anni Venti, il mondo dovette affrontare la Grande Depressione, che ebbe ripercussioni anche in Cecoslovacchia.

    Non mancarono le sfide internazionali. Le tensioni con i vicini, in particolare con la Germania e l’Ungheria, furono costanti, specialmente a causa delle rivendicazioni territoriali. La Cecoslovacchia dovette anche confrontarsi con il crescente nazionalismo in Europa e, negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Masaryk comprese presto i rischi rappresentati dai regimi totalitari e cercò di mantenere la Cecoslovacchia come un baluardo di democrazia in un continente sempre più polarizzato.

    Il suo approccio era improntato a un realismo politico, ma allo stesso tempo era guidato da un profondo senso morale. Masaryk si distingueva per la sua capacità di conciliare principi etici con le necessità pratiche della politica. Era noto per il suo motto, “Non temere e non rubare”, che rifletteva la sua visione di una leadership fondata sull’integrità personale e sulla giustizia. Questa integrità gli valse il rispetto non solo all’interno del Paese, ma anche sulla scena internazionale, dove veniva visto come un leader capace di mediare e costruire ponti.

    Nel 1935, Masaryk decise di abdicare per motivi di salute, lasciando la presidenza nelle mani del suo fedele collaboratore Edvard Beneš. Nonostante l’abbandono della vita politica attiva, Masaryk rimase una figura di riferimento morale per la nazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Lány, una residenza dove poteva ritirarsi in tranquillità, ma continuò a essere consultato su questioni di importanza nazionale.

    La sua morte, avvenuta il 14 settembre 1937 per polmonite, segnò la fine di un’era per la Cecoslovacchia. Per milioni di cittadini cecoslovacchi, che seguirono con emozione le sue ultime ore via radio, Masaryk rappresentava non solo il fondatore della Repubblica, ma anche un simbolo di grandezza morale e integrità politica.

    In definitiva, la figura di Masaryk, con tutte le sue luci e le poche ombre, rimane una pietra miliare della storia cecoslovacca, incarnando l’ideale di una leadership morale e democratica che ha resistito alle tempeste della storia. Solo il presidente Václav Havel, eletto nel 1989 dopo la rivoluzione di velluto, è in grado competere per popolarità e messaggio alle generazioni future.

    Masaryk e la moglie Charlotte – un grande amore

    Tomáš Masaryk e Charlotte Garrigue si conobbero nel 1877 a Lipsia, in Germania, mentre Masaryk stava completando i suoi studi. Il loro incontro fu immediatamente significativo, poiché entrambi condividevano una visione progressista della vita e una forte passione per le questioni sociali e intellettuali.

    Si sposarono il 15 marzo 1878 a Brooklyn, New York, dopo un periodo di corrispondenza, e Charlotte cambiò ufficialmente il suo nome in Charlotte Garrigue Masaryková, unendo il cognome del marito al suo. Anche il marito Tomáš cambiò il proprio cognome, inserendo il quello della moglie, Garrigue. Si trattó di un gesto simbolico di rispetto e parità tra i coniugi, molto innovativo per l’epoca. Questo rifletteva anche i valori di uguaglianza e modernità che caratterizzavano il loro pensiero e la loro visione della società.

    La coppia ebbe cinque figli, che contribuirono ulteriormente a rafforzare il legame familiare e l’equilibrio nella vita di Masaryk. Ricordiamo la primogenita Alice nata nel 1879, che di fatto ricoprì il ruolo di first lady e consigliera del padre negli anni della presidenza, e Jan Masaryk, nato nel 1866, che divenne uno statista e diplomatico di rilievo nella Cecoslovacchia postbellica e noto per la triste fine rappresentata da un suicidio, che tuttavia ha dei connotati di omicidio politico, proprio nei giorni successivi al colpo di stato che portò al potere i comunisti nel 1948. Nonostante il forte legame tra Masaryk e Charlotte, quest’ultima dovette affrontare gravi problemi di salute mentale negli ultimi anni della sua vita. A partire dai primi anni del XX secolo, Charlotte cominciò a manifestare sintomi di disturbi psichiatrici, probabilmente legati a depressione e a episodi psicotici. Questo rappresentò una sfida importante per la famiglia, ma Masaryk rimase sempre profondamente legato a lei e cercò di fornirle tutto il supporto possibile. La condizione di Charlotte peggiorò nel corso degli anni, influenzando anche la vita personale di Masaryk, che cercava di conciliare la cura della moglie con i suoi impegni politici. Charlotte morì nel 1923, lasciando un vuoto significativo nella vita di Masaryk, che la considerava non solo sua moglie, ma anche la sua più grande alleata.

    Masaryk e l’Italia

    Negli anni successivi alla fondazione della Cecoslovacchia, TGM compì diversi viaggi in Italia, soprattutto per motivi di salute. Il più significativo fu il suo soggiorno sull’isola di Capri nel 1921 e 1922, durante i quali cercò di riprendersi da una lunga malattia. Questo periodo rappresentò il primo viaggio all’estero prolungato del presidente dopo il suo ritorno in patria nel 1918. A causa delle sue condizioni fisiche, i medici consigliarono un soggiorno in un clima più mite, e fu scelta Capri, che Masaryk aveva già visitato nel 1913 con la figlia Alice, incontrando anche lo scrittore russo Maksim Gorkij.

    Nel maggio 1921, Masaryk e il suo entourage si recarono a Capri in treno e nave, soggiornando a Villa Sirena, mentre nel 1922 si stabilirono nella più modesta Villa Discopoli. I suoi viaggi non erano semplici ritiri, ma combinavano relax e cura con doveri ufficiali: Masaryk continuava a gestire la corrispondenza politica e gli affari di Stato, rimanendo in costante contatto con l’Ufficio presidenziale a Praga grazie al telegrafo e a corrieri diplomatici. La sua assenza, che durava diversi mesi, era attentamente pianificata e discussa con il governo per evitare ripercussioni sulla politica interna.

    Durante i soggiorni a Capri, Masaryk non si limitò a recuperare le energie, ma continuò a dedicarsi all’attività letteraria, iniziando a scrivere le sue memorie di guerra, “La rivoluzione mondiale”, nel 1922. Si dedicò anche alla vita sociale, ricevendo diplomatici, artisti e giornalisti, promuovendo così l’immagine della Cecoslovacchia all’estero. Masaryk, sempre attento a valorizzare il proprio Paese, regalava oggetti in vetro ceco a chi incontrava, dimostrando la sua capacità di coniugare interessi personali e promozione nazionale.

    I viaggi a Capri rafforzarono il presidente cecoslovacco, che poté così affrontare con maggiore vigore i compiti gravosi della sua presidenza negli anni successivi. Al contempo, questi soggiorni stabilirono una tradizione per i futuri presidenti cecoslovacchi, che avrebbero seguito un modello simile per i loro viaggi privati.

    Il legame tra Masaryk e l’Italia si consolidò ulteriormente durante questi soggiorni, mostrando un profondo rispetto per la cultura e il territorio italiani.

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    La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth: la matita Ceca conosciuta in tutto il mondo

    Quando pensiamo a Koh-i-Noor, molti di noi associano subito il nome al famoso diamante, ma per milioni di artisti, studenti e professionisti, Koh-i-Noor è sinonimo di qualità nei prodotti per l’arte e la scrittura. Questa è la storia di un marchio che, con le sue matite, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’industria mondiale degli strumenti per il disegno e la scrittura.

     Le origini di Koh-i-Noor Hardtmuth

    La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth inizia nel 1790 a Vienna, in Austria, quando Joseph Hardtmuth fondò la sua azienda. La sua invenzione rivoluzionaria fu la miscela di argilla e grafite per creare matite con diverse gradazioni di durezza. Prima di questa scoperta, le matite non offrivano molta varietà e precisione, ma grazie all’intuizione di Hardtmuth, divenne possibile produrre matite adatte sia al disegno artistico che alla scrittura tecnica.

    Nel 1848, l’azienda si trasferì a České Budějovice, città del Sud Boemia, dove ancora oggi continua la sua produzione. Koh-i-Noor Hardtmuth si affermò presto come una delle più antiche e rinomate case produttrici di matite al mondo.

     Il successo internazionale dal 1889

    Un momento chiave per Koh-i-Noor fu il 1889, quando l’azienda presentò la sua celebre matita gialla esagonale all’Esposizione Universale di Parigi. Questa matita non solo aveva una forma innovativa e una caratteristica estetica unica, ma portava anche il nome del leggendario diamante Koh-i-Noor, uno dei più grandi e famosi al mondo, il cui nome significa “Montagna di luce” in arabo. Questa scelta simbolica voleva sottolineare la straordinaria qualità e valore delle matite Koh-i-Noor, rendendole subito riconoscibili e apprezzate a livello internazionale.

     La statalizzazione e la successiva privatizzazione

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il regime comunista in Cecoslovacchia, l’azienda fu nazionalizzata, ma riuscì a mantenere la sua posizione di leader nel settore. Con la Rivoluzione di Velluto del 1989, che portò alla caduta del regime comunista, Koh-i-Noor Hardtmuth fu privatizzata e tornò a competere a pieno titolo nel mercato globale.

     Koh-i-Noor oggi

    Oggi Koh-i-Noor Hardtmuth è un nome di riferimento non solo per le matite, ma anche per una vasta gamma di prodotti per artisti, come matite colorate, gomme per cancellare, strumenti tecnici e materiali per il disegno professionale. Grazie alla sua dedizione all’innovazione e alla qualità, il marchio è amato da generazioni di artisti, studenti e professionisti in tutto il mondo.

    In generale l´azienda si definisce leader nella cancelleria scolastica e per ufficio, segmentata in varie linee di prodotti denominate: KIDs, Creative, Art, Office, DIY, linee specializzate e personalizzate volte a corpire le piú svariate esigenze.

    Koh-i-noor richiama immediatamente alla mente le matite di grafite, i colori, le tempere. Nel gruppo é presente anche la società Logarex specializzata nella produzione di materiali plastici quali righelli, compassi, e altri oggetti specialistici. Inoltre, esiste la divisione Koh-i-noor machineries che é specializzata in produzione di stampi ad iniezione e stampi tecnici per i piú svariati settori.

    Dal 2000 la holding Koh-i-noor é di proprietà dell’ing. Vlastilav Bříza che acquistò l´azienda dal noto imprenditore Petr Kellner. Il gruppo comprende quasi trenta società operanti in varie parti del mondo.

    La Koh-i-noor di Vršovice in Praga 10

    La fabbrica situata a Praga 10 non rientra nel gruppo KOH-I- NOOR HARDMUTCH, ma rientra oggi nel gruppo MASSAG (KOH-I-NOOR MASSAG, a.s.). L´azienda é specializzata nella produzione in serie di piccoli oggetti in metallo industriali, spille e altri articoli di merceria ed iniziò la produzione nel 1902 grazie agli imprenditori Jindřích Waldes e Hynek Puc. Miss Kin é la donna ritratta nel logo, assieme al prodotto che rese celebre questa azienda: il bottone a pressione brevettato.

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    Storia Turismo

    Il parco di Vyšehrad: un’oasi di storia, leggende e tranquillità a Praga

    Praga è una città straordinaria e romantica, piena di vicoli nascosti, palazzi pomposi in stile liberty, monumenti gotici e neogotici, e chiese barocche sinuose… ma Praga ha anche splendidi parchi pubblici che si integrano perfettamente alla città, offrendo oasi di tranquillità, riflessione e freschezza. Il parco nazionale di Vyšehrad è sicuramente uno dei parchi più importanti della città.

    Il parco di Vyšehrad

    La storia di Vyšehrad è strettamente legata allo sviluppo delle città di Praga e alla storia della nazione ceca. La imponente roccia, che svetta sul fiume Moldava, ha attirato insediamenti fin dai tempi più antichi ed è diventata oggetto di molte leggende. Tuttavia, la prima prova certa dell’esistenza della fortezza di Vyšehrad risale alla metà del X secolo, quando qui furono coniati i denari del principe Boleslav II. Da allora Vyšehrad ha cambiato più volte funzione e aspetto. È stato un castello reale, per un breve periodo anche residenza del monarca. Divenne una città e poi una fortezza barocca, di cui ha conservato la forma fino ad oggi.

    Ho un motivo personale per dedicare questo post a questo parco: una delle mie prime foto da bambino mi ritrae con i miei nonni nel verde di questi prati. Stiamo parlando dei primi anni Settanta, in un contesto che sembra lontanissimo nel tempo (e purtroppo lo è), ma che oggi mi sembra più vicino nella memoria passeggiando per questo parco.

    L’areale di Vyšehrad, oltre ad essere uno splendido parco con viste panoramiche mozzafiato, è un monumento culturale di interesse nazionale dove si svolgono eventi, rappresentazioni teatrali, visite guidate e matrimoni. I praghesi di ogni età, specie nei fine settimana primaverili, adorano le passeggiate per questo parco.

    Inoltre, è  facilmente raggiungibile attraverso la metropolitana linea C (rossa), dove è presente la fermata di Vyšehrad vicino al centro congressi di Praga 4 .

    Il programma culturale di Vyšehrad è ben illustrato nelle pagine web dedicate all´indirizzo https://www.praha-vysehrad.cz/.

    Le varie zone del parco

    Il parco circonda la Basilica (minor) dei Santi Pietro e Paolo, situata nel centro del parco accanto al cimitero nazionale costruito a partire dal XIX secolo, dove sono sepolte oltre 600 celebrità ceche dei più svariati settori, tra cui Antonin Dvořák, Petr Erben, Milada Horáková, e Karel Hynek Mácha.

    La neogotica Basilica di San Pietro e Paolo appare oggi interamente ristrutturata fu concepita nelle attuali fattezze nel corso del XIX secolo, ma da almeno un millennio questo luogo è stato adibito al culto religioso.

    Non appena si entra nel parco, è visibile inoltre una splendida chiesta romanica intitolata a San Martino (Rotunda), dove ancora oggi vengono svolti riti ecclesiastici. Si tratta della chiesa più datata presente sul territorio di Praga costruita attorno al 1.100, sopravvissuta a vari eventi che ne hanno anche cambiato anche la destinazione d´uso.

    L´areale ha al disotto un complicato sistema di passaggi sotterranei e aree adibite a magazzino in ceco „kasematy“) che complessivamente superano un chilometro di lunghezza. Furono creati per consentire gli spostamenti militari tra le varie zone limitrofe in tempi rapidi.

    La sala sotterranea Gorlice è il più grande spazio di questo tipo presente nell´areale, con una superficie di 290 m2 e un’altezza di 12 metri. Fu costruita nel 1656-1678 come sistema di protezione. In caso di minaccia bellica, Gorlice doveva servire come punto di raccolta per le truppe, le munizioni e il deposito di cibo. Nel secolo scorso è servito come rifugio antiaereo oltre che deposito di patate e verdure. Oggi l’area è utilizzata come galleria e dagli anni ’90 ospita sei sculture barocche originali del Ponte Carlo.

    Le leggende di Vyšehrad

    Ci sono diversi racconti legati alla magia e all’esoterismo di questo luogo.

    Čertuv sloup – la colonna del diavolo

    La colonna del diavolo si trova in Karlachovy sady, nel giardino accanto alla chiesa principale, dal 1888.

    I singoli pezzi sono lunghi da 160 a 240 cm.

    Secondo la leggenda, la colonna fu portata qui a seguito di una scommessa fatta dal diavolo con un prete locale: sarebbe stato in grado di portare una colonna della cattedrale di San Pietro di Roma prima che il sacerdote finisse la messa. 

    In realtà, la colonna del diavolo apparteneva alle colonne di sostegno della volta della chiesa originaria (oggi scomparsa) di San Pietro e Paolo a Vyšehrad. Nel 1503, tuttavia, accadde un fatto strano: la colonna si ruppe improvvisamente e crollò sul pavimento della chiesa abbattendo una volta. Fortunatamente, questo episodio avvenne in un momento in cui nessuno si trovava nella chiesa. Peraltro, a seguito di ulteriori analisi, si é scoperto che non si tratta dello stesso tipo di colonna, ma si tratterebbe di due colonne diverse. La pietra non sarebbe originaria della città di Praga, ma sarebbe originaria della cava di Krhanice, vicina a Kamenný Přívoz sul fiume Sazava, a circa 50 chilometri a Sud della capitale.

    Libuše e il tesoro nascosto

    La principessa Libuše – la storica regina che avrebbe dato origine alla dinastia dei Přemyslovci, i primi re boemi – avrebbe profetizzato proprio dalle alture di Vyšehrad la nascita e la fama di Praga „città, la cui gloria avrebbe toccato le stelle“.

    Il fantasma della famosa principessa, sotto forma di una dama bianca, apparirebbe ancora nell´areale. Si dice che custodisca i suoi tesori nascosti nella roccia sottostante insieme a un grosso cane nero. I due a volte posano lo sguardo su Praga dall’alto delle mura di Vyšehrad per vedere lo stato di salute odierno della città.

    I demoni di Vyšehrad

    Si dice che un demone sia imprigionato nella montagna assieme a immense ricchezze in attesa che qualcuno trovi la maniera di spezzare la catena magica che lo tiene imprigionato. Sarebbe presente una caverna piena di immense ricchezze e tesori, in coincidenza della chiesa principale. Chiaramente questa leggenda potrebbe richiamare la sala Gorlice a cui ho acennato in precedenza, che effettivamente esiste.

    I cavalieri

    La leggenda del cavaliere Bruncvík racconta di un viaggio avventuroso per guadagnare un simbolo del suo coraggio e della sua virtù. Dopo molte peripezie, ottenne una spada magica da un leone che aveva aiutato. La leggenda narra che la spada fu nascosta nelle mura di Vyšehrad e che Bruncvík tornerà a reclamarla in un momento di grande bisogno per il regno boemo.

    Infine, è presente nella memoria collettiva ceca il salto fatto dalle alte mura di Vyšehrad alla Moldava dal nobile cavaliere Horymir sul cavallo Šemik che lo portò alla salvezza dalla morte certa e dalle false accuse di tradimento. Per questo gesto eroico, Horymir fu graziato.

    * * *

    In conclusione, mi sento di suggerire di inserire la passeggiata per il parco di Vyšehrad sia per ritrovare un momento di tranquillità e riflessione, sia per uscire dai circuiti super tradizionali di percorsi praghesi oggi pieni di turisti. In ogni stagione questo posto è incantevole, ma i periodi primaverili e autunnali sono particolarmente consigliati.

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    Storia

    Otto Wichterle: l’inventore visionario

    Otto Wichterle è stato un chimico, scienziato e inventore ceco di fama mondiale, nato nel 1913 a Prostějov e deceduto nel 1998 nella località di Stražisko.

    Nei suoi ottantaquattro anni di vita ha vissuto la demolizione del suo lavoro da parte del regime comunista, ma anche vari momenti di gloria che lo fanno reputare come un genio visionario. Non si perse mai d’animo e affrontò ogni situazione che la vita gli presentò, restando una persona ottimista e creativa.

    È noto per essere la persona che ha inventato le lenti a contatto morbide o la fibra denominata silon. Nel complesso ha registrato circa 150 brevetti.

    È stato membro di molte società internazionali, titolare di numerosi premi stranieri, professore in molte università, autore o coautore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

    Biografia

    Wichterle proveniva da una famiglia di imprenditori e politici. Si laureò presso la Facoltà di Ingegneria Chimica e Tecnologica dell’Università Tecnica Ceca di Praga, dove lavorò come professore fino alla sua chiusura nel 1939.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale si recò a Zlín, dove lavorò nei laboratori di ricerca chimica della famosa azienda calzaturiera Bata. Questo scienziato ebbe mano libera nelle sue ricerche presso Bata e presto sviluppò un processo tecnologico per la produzione di fibre poliammidiche. Il nome silon fu scelto per questa invenzione perché esisteva già una fibra simile, chiamata nylon.

    Appena terminata la guerra, Wichterle tornò a Praga, dove iniziò la ricerca di materiali adatti per le protesi oculari presso l’Università di Tecnologia Chimica.

    Sviluppo di prototipi di lenti a contatto

    All’epoca del professor Wichterle esistevano già delle lenti, ideate dall’oftalmologo tedesco Adolf Gaston Eugen Fick, ma erano fatte di vetro e di plastica dura e inflessibile. Tuttavia, i piani di Wichterle furono vanificati dalle purghe politiche comuniste, durante le quali lui e alcuni altri insegnanti di spicco furono espulsi dalla scuola e la ricerca sulle lenti intraoculari fu temporaneamente abbandonata.

    Continuò quindi le sue ricerche presso la più liberale Accademia delle Scienze, dove divenne direttore del neonato Istituto di Chimica Molecolare. Nel 1961, a Natale, Wichterle condusse esperimenti cruciali per trasformare le lenti a contatto in gel in una forma adatta.

    Assemblò il primo prototipo di macchina per la fusione di lenti a contatto in gel da un kit di metallo per bambini (stavebnice Merkur – del tutto simile al Meccano, ndr) e ne colò i primi quattro pezzi. Questa famosa “macchina per lenti” è ora esposta al Museo Nazionale della Tecnica di Praga.

    Nonostante avesse brevettato le lenti a contatto, dovette iniziare diverse cause verso aziende straniere, specie americane, per la tutela del suo brevetto e le vinse tutte in modo definitivo.

    Durante il periodo denominato della Primavera di Praga, Wichterle firmò il manifesto delle 2.000 parole (il documento letterario di protesta piú importante contro l’occupazione da parte dei paesi del Patto di Varsavia avvenuta nell’Agosto ’68) e, durante un discorso in Parlamento, criticò apertamente le azioni delle autorità al potere dopo l’occupazione del Paese da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

    Nel 1970 fu quindi privato di tutte le cariche dirigenziali e destinato ad essere ostracizzato.

    Dopo la Rivoluzione di Velluto dell’89, fu eletto presidente dell’Accademia Cecoslovacca delle scienze, carica che mantenne fino alla divisione della Cecoslovacchia nel 1993.

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    Storia

    Nel cuore di Praga: l’ospedale psichiatrico di Bohnice

    Nel quartiere di Praga 8 denominato Bohnice, trova posto l’ospedale psichiatrico principale della città. Non si tratta di un edificio unico, ma si compone di vari padiglioni autonomi sparsi in un giardino aperto al pubblico che si estende per oltre 300 ettari.

    Questa struttura venne concepita ai primi del Novecento per rendere più efficaci le cure delle malattie psichiatriche in luoghi dedicati e con varie specializzazioni.

    Un ospedale psichiatrico si concentra sul trattamento o sull’esame di individui che rappresentano un pericolo per sé stessi o per gli altri a causa della loro malattia mentale. Tuttavia, l’apertura di questo areale al pubblico, il fatto che si tratti di un vero e proprio giardino, dove sono presenti anche attività commerciali e per il tempo libero, ha lo scopo di consentire ai pazienti di restare parti di una vita normale e corrente, e uno stimolo al reinserimento nella vita sociale una volta guariti.  

    Nel linguaggio popolare praghese, la parola “Bohnice” è usata come termine simbolico generale per indicare un manicomio o un istituto psichiatrico, a testimonianza che non tutti i pregiudizi sono superati.

    Questo post si divide in due parti: una dedicata alla organizzazione attuale dell’areale, la seconda ne riassume la storia.

    L’organizzazione e le attività dell’ospedale

    L’ospedale dispone di numerosi dipartimenti, tra cui un centro di intervento per le situazioni di crisi. Il centro fornisce interventi per la gestione di urgenze e supporto psicologico. Offre inoltre un servizio di assistenza telefonica gratuito e attivo 24 ore su 24.

    Per quanto riguarda i reparti ospedalieri, a titolo di esempio riportiamo il reparto pediatrico, la gerontopsichiatria e il reparto per il trattamento delle dipendenze (alcol, droga, gioco d’azzardo), i reparti psichiatrici per adolescenti e bambini.

    Ogni padiglione ha un proprio programma ed una propria organizzazione.

    Nei locali dell’ospedale sono presenti anche laboratori terapeutici, dove, ad esempio, si producono ceramiche, si intrecciano cesti, si fabbricano candele, si pesano libri e si lavora il legno. I pazienti ricoverati hanno anche la possibilità di partecipare alla musicoterapia e all’ippoterapia.

    Cosa si trova nell´area ospedaliera di Bohnice?

    Divadlo Za Plotem – Il teatro dietro il recinto

    Il teatro è il centro culturale, sociale ed educativo dell’ospedale. Ospita concerti, spettacoli teatrali e cinematografici per i pazienti e i loro parenti e per il pubblico in generale. Tra le altre cose, affitta sale per vari corsi di formazione, seminari e balli.

    V. Kolona – la caffetteria

    V. Kolona è una caffetteria che offre comodi posti a sedere all’aperto o al chiuso con una tazza di caffè, altre bevande e snack. Il personale del bar è composto da persone con esperienza di malattie psicotiche e da pazienti dell’ospedale di Bohnice. La formazione al lavoro è stata concepita per aiutare le persone affette da malattie mentali a migliorare abilità quali l’organizzazione, la pianificazione del lavoro, la concentrazione e la comunicazione.

    Periodicamente vengono esposte opere di artisti alle pareti di questa caffetteria che effettivamente ha una atmosfera unica.

    I festival

    Il festival Mezy Ploty (letteralmente „tra i recinti) e il festival multi-genere Babí Léto si svolgono ogni anno nell´areale e vedono una grande partecipazione pubblica e il supporto di numerosi sponsor.

    La chiesa di San Venceslao

    La chiesa si trova al centro dell’ospedale psichiatrico di Bohnice, di fronte all’ingresso principale. È opera dell’architetto Václav Roštlapil. Attualmente viene utilizzata per le funzioni domenicali cattoliche, evangeliche e hussite e il lunedì si tengono incontri sulla Bibbia.

    Oltre che per scopi liturgici e terapeutici, la chiesa dell’ospedale viene utilizzata per eventi culturali.

    Il parco

    Il parco dell’ospedale, che si estende per 64 ettari, è visitabile gratuitamente. Gli alberi che circondano l’intera area hanno raggiunto dimensioni impressionanti. Tra questi troviamo tigli, castagni, aceri, abeti, oltre a molti rari alberi.

    La fattoria

    L’area dell’ospedale comprende anche un’ex fattoria, dove attualmente opera una fattoria socioterapeutica.

    Il giardinaggio, ad esempio, fa parte del regime di trattamento delle dipendenze. In generale, i lavori di giardinaggio rappresentano un modo per tranquillizzare e curare alcune tipologie.

    Sono noti, inoltre, gli effetti benefici della ippoterapia e la presenza di altri animali da cortile allieta la vita dei pazienti di questo areale.

    Il cimitero storico e la lapide in memoria dei pazienti italiani

    Il cimitero istituzionale si trova all’esterno dell’ospedale. Le sepolture sono cessate nel 1951 e il cimitero è stato trasferito al servizio funebre della città di Praga, che non lo ha utilizzato e lo ha lasciato in sostanziale abbandono.

    Oggi ha una immagine piuttosto tetra, tuttavia, esistono delle pagine web dedicate che raccolgono la storia di questo posto a testimonianza del fatto che non cadrà nel dimenticatoio.

    Nelle pagine web sono presenti anche alcune informazioni in italiano, in quanto nel cimitero si trova un monumento commemorativo di pazienti psichiatrici italiani evacuati a Bohnice dalla zona di Trento durante la Grande Guerra e venuti a mancare. Fu consacrato il 16 ottobre 1932 dall’arcivescovo di Praga, Karl Cardinal Kašpar, alla presenza dell’ambasciatore italiano. Consiste in due lapidi di marmo di Carrara incastonate nelle pareti all’ingresso della cappella del cimitero con un’iscrizione in italiano e in ceco.

    Sotto la lapide furono collocate delle cassette di rame contenenti la terra del cimitero Trento, a ricordo del suolo della propria patria. Per la cronaca, i profughi italiani affetti da malattie psichiatriche trasporti dal Trentino a Praga furono 281.

    La storia

    L’inizio del XX secolo ha portato nuove condizioni economiche e sociali. Soprattutto il rapido sviluppo dell’industrializzazione e il conseguente aumento dei ritmi di vita e delle situazioni di stress sono stati responsabili dell’inasprimento delle condizioni di vita e sociali.

    L’industrializzazione ha imposto un aumento del numero di letti psichiatrici, poiché le città in crescita e i sobborghi affollati presentavano condizioni di assistenza domiciliare per i familiari malati di mente ancora peggiori rispetto alle zone rurali.

    Nel 1903, dopo aver constatato che la capacità di posti letto di altri istituti, soprattutto di quello di Praga, era costantemente superata, il comitato provinciale decise di costruire un istituto per malati mentali a Bohnice, vicino a Praga. A questo scopo, decise di acquistare la tenuta di Bohnice, compresi gli edifici, i campi e l’adiacente Čimický háje per la somma di 730.000 corone.

    La fondazione viene fatta risalire al 1909. Si trattò di uno degli istituti più moderni e più grandi dell’Impero austro-ungarico, al pari di quello presente a Vienna.

    L’architetto dell’ospedale fu Václav Roštlapil, un architetto ceco che lavorò principalmente a Praga per scopi scientifici, educativi e medici. L’estetica storicista fu scelta come stile perché esprimeva la visione del mondo rinascimentale e antropomorfa dell’epoca. A lui si devono, tra l’altro, la monumentale Accademia Straka e l’Accademia di Belle Arti di Praga.

    Dal punto di vista organizzativo, l’istituto nascente entrò a far parte del sistema sanitario praghese in coordinamento con le altre strutte ospedaliere sul territorio ma mantenne una propria autonomia organizzativa data la specificità dei trattamenti.

    Dei 303 ettari di terreno acquisiti, 64 ettari furono destinati all’istituto stesso e dal 1906 al 1912 vi furono costruiti inizialmente 28 padiglioni di cura.

    Con l’occupazione dei Sudeti e l’occupazione nazista a partire dal 1938, si verificò un periodo di tempo in cui non solo l’assistenza ai malati cessò a livello di cura, ma anche l’istituto dovette autosostenersi economicamente per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

    La fine della guerra e la liberazione nel 1945 portarono nuove speranze e anche una rinascita della psichiatria di Bohnice. Il personale si avvicinò con entusiasmo e le sue qualifiche vennero migliorate, vennero introdotti nuovi metodi di trattamento e vennero effettuati cambiamenti organizzativi.

    Tuttavia, negli anni Cinquanta, per decisione della Presidenza del Governo cecoslovacco, l’ospedale venne designato alla chiusura e i suoi spazi vennero destinati ad essere riconvertiti a caserma militare per la difesa aerea.

    Il piano prevedeva che i pazienti venissero trasferiti negli ospedali di appartenenza in base al loro domicilio. All’inizio del 1951 vennero attuate le risoluzioni del governo. Il ricovero dei pazienti fu interrotto e l’ospedale psichiatrico di Kosmonosy fu designato come bacino di utenza principale per la città di Praga. Tuttavia, si verificò un rapido sovraffollamento che portò alla revoca del provvedimento originario.

    Alla fine, si decise di mantenere aperto l’areale di Bohnice con 1.000 posti letto sparsi in 17 padiglioni, ma accanto restava la struttura militare.

    Il fatto che un’unità militare esistesse nei locali della struttura medica contravveniva a tutte le convenzioni internazionali.

    Pertanto, nella seconda metà degli anni Cinquanta, nove padiglioni furono riadattati a scopi sanitari e ricostruiti. Il numero di letti e di unità mediche fu ampliato e il sistema sanitario di Praga fu riorganizzato. Da allora, l’areale ha ripreso a funzionare dedicato interamente alle cure dei pazienti

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    Storia

    Carlo IV: L’imperatore boemo, mecenate e filosofo del XIV secolo

    In Repubblica Ceca, Carlo IV viene considerato dalla opinione pubblica il padre della patria e vince tutte le classifiche che periodicamente riportano i personaggi cechi ritenuti più importanti. Si tratta di un simbolo intoccabile, ammirato e certamente anche idealizzato.

    Re della Boemia, poi successivamente Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV ha lasciato la sua impronta indelebile nella storia boema, sia per la sua enorme intelligenza politica e culturale che gli ha permesso di raggiungere obbiettivi che varcano i confini di una singola regione, sia per l’ampia visione delle istituzioni realizzate e per la grandezza dei monumenti concepiti nel suo periodo di regno. È proprio negli anni della sua reggenza che Praga ha gettato le basi per divenire una delle più belle capitali del mondo.

    Chi è Carlo IV – istruzione e ascesa al potere

    Carlo IV. (nato a Praga il 14.5.1316 e deceduto sempre a Praga il 29.11.1378) apparteneva al casato dei Lussemburgo: figlio di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia deceduto in battaglia nel 1346, e della regina Elisabetta Premysl, figlia del re di Boemia, Polonia e Ungheria Venceslao III, ultimo della dinastia dei Premysl.

    Educato in Francia, viene ricordato per la grande intelligenza e cultura, acquisita fin da bambino. Parlava correttamente cinque lingue e fu un grande viaggiatore. In effetti, a differenza di molti dei suoi contemporanei, Carlo IV viaggiò per tutta l’Europa. Questi viaggi non erano solo di natura diplomatica ma servivano anche per acquisire conoscenze, reliquie e ispirazione per il suo regno. La sua esperienza diretta con diverse culture e sistemi politici influenzò profondamente le sue politiche e la sua visione di governo.

    Carlo IV è stato anche un abile diplomatico e stratega politico. La sua politica estera fu incentrata sulla stabilizzazione e l’espansione dell’influenza del Sacro Romano Impero e della Boemia. Stabilì alleanze attraverso una serie di matrimoni strategici per i suoi figli e per sé stesso, consolidando così il potere della sua dinastia in Europa.

    Aveva un profondo interesse per l’astrologia e la numerologia, che influenzarono la scelta della data per la sua incoronazione come re di Boemia. Si dice che abbia scelto il giorno e l’ora specifici basandosi su calcoli astrologici per assicurarsi il maggior favore celeste possibile.

    Carlo IV era inoltro noto per la sua devozione religiosa e per aver raccolto una notevole quantità di reliquie sacre. Inoltre, fece creare la Corona di San Venceslao, parte delle Insegne del Regno di Boemia, considerata uno dei tesori più preziosi del paese.

    Si dice che la corona sia così sacra che solo i re di Boemia (e più tardi i presidenti cechi) avevano il diritto d’indossarla, e solo in occasioni particolarmente solenni. I tesori della corona sono conservati presso la cattedrale di San Vito, al castello di Praga, ma non sono accessibili e visitabili se non in occasioni straordinarie.

    Contesto storico durante il regno di Carlo IV

    Nel corso del XIV secolo si iniziarono a delineare i primi stati sovrani europei – per lo piú monarchici – che avrebbero dominato nei secoli successivi (Francia, Spagna, Inghilterra, Germania). L’Italia viceversa era divisa in signorie, Stato Pontificio e Regno di Napoli e Sicilia in un contesto piuttosto conflittuale e fatto di alleanze con ingerenze anche straniere. L’Euro

    La Peste Nera, conosciuta anche come la Grande Pestilenza, fu un’epidemia devastante che colpì l’Europa nel XIV secolo, precisamente tra il 1347 e il 1351. È stata una delle malattie più letali nella storia umana e si stima che abbia ucciso tra i 75 e i 200 milioni di persone, cancellando circa un terzo della popolazione europea dell’epoca.

    Le conseguenze della Peste Nera furono enormi, non solo in termini di perdite umane, ma anche per l’impatto sociale, economico e culturale sull’Europa medievale. La riduzione drastica della popolazione portò a carenze di manodopera, aumenti dei salari per i sopravvissuti, rivolte contadine e una profonda crisi delle strutture sociali ed economiche dell’epoca. Inoltre, la peste contribuì a un cambiamento nel panorama religioso e culturale, con un aumento della devozione e della ricerca di espiazioni per i peccati, vista da molti come causa della malattia.

    Nei centri urbani si osservava il coprifuoco, che imponeva la chiusura di taverne e l’accesso alle città e strade con catene. I crimini notturni venivano puniti con maggiore severità rispetto a quelli diurni.

    Durante il periodo di Carlo IV, la legge era specifica per ogni stato sociale. Solo i tribunali della Chiesa potevano giudicare gli ecclesiastici, esclusi dal giudizio dei tribunali laici eccetto che per le questioni legate ai beni. I nobili erano regolati dalle leggi locali e, in Boemia e Moravia, potevano essere giudicati esclusivamente nei tribunali locali. Per i cittadini delle città era in vigore una legislazione particolare. Le normative legali differivano da una città all’altra, ma generalmente seguivano o la legge di Norimberga o quella di Magdeburgo nel XIV secolo. Il re era considerato intoccabile dalla legge, non soggetto a giudizio. Carlo IV si vedeva come un monarca designato divinamente, con il potere di creare decreti e leggi grazie al suo status imperiale.

    Carlo IV mecenate e promotore culturale

    Carlo IV, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia, è celebrato come uno dei più grandi mecenati del Medioevo, il cui regno segnò un’epoca di straordinario sviluppo culturale e artistico. La sua passione per le arti, l’architettura e l’istruzione trasformò Praga in uno dei centri culturali più importanti d’Europa, attirando artisti, architetti, studiosi e pensatori da tutto il continente.

    Inoltre, Carlo IV fu un sostenitore delle scienze e della letteratura, promuovendo la traduzione di importanti opere religiose e filosofiche e sostenendo la creazione di manoscritti illuminati, che contribuirono alla conservazione e alla diffusione della conoscenza in un’epoca dominata da conflitti e incertezze.

    L’Università Carolina

    Nel 1348, Carlo IV fondò l’Università Carolina di Praga, la prima università nell’Europa centrale e la più antica università ancora in funzionamento nella Repubblica Ceca. Questo atto non solo rafforzò il prestigio di Praga e della Boemia ma creò anche un importante centro di apprendimento e cultura che attirava studenti da tutta Europa.

    Codex Carolina

    la “Constitutio Criminalis Carolina”, nota anche come “Carolina”, che è un corpo di legge criminale dell’Impero tedesco promulgata nel 1532 sotto l’imperatore Carlo V. La Carolina è riconosciuta come il primo corpo di legge criminale comune per il Sacro Romano Impero e rappresentava un tentativo di unificare le diverse pratiche legali esistenti all’epoca. Includeva regolamenti su procedimenti legali, prove e pene, stabilendo un importante precedente per la codificazione del diritto penale in Europa.

    La bolla d´oro del 1356

    La Bolla d’Oro del 1356 fu emessa dall’Imperatore Carlo IV e rappresenta uno dei documenti costituzionali più importanti del Sacro Romano Impero. Aveva lo scopo di organizzare il sistema elettorale imperiale, stabilendo procedure precise per l’elezione del Re dei Romani, che sarebbe poi diventato l’Imperatore del Sacro Romano Impero, se coronato dal Papa. Questo documento codificava il numero e l’identità dei principi elettori, che includevano tre arcivescovi e quattro principi secolari, garantendo loro esclusivi privilegi e poteri. La Bolla d’Oro mirava a prevenire conflitti successori e stabilizzare il sistema politico dell’impero, consolidando il potere nelle mani delle famiglie principesche dominanti.

    I contributi architettonici di un urbanista visionario

    Il Ponte Carlo, uno dei simboli più riconoscibili di Praga, porta il suo nome. Questo ponte gotico fu commissionato da Carlo IV e la sua costruzione iniziò nel 1357 sotto la supervisione dell’architetto Petr Parléř. Si dice che Carlo IV abbia scelto personalmente la posizione e il design del ponte, basandosi anche qui su calcoli astrologici per determinarne l’inizio esatto della costruzione.

    In generale Carlo IV trasformò Praga in una delle città più splendide del suo tempo. È considerato il “padre” della Nuova Città di Praga, che fondò nel 1348. Questa espansione significativa della città mostrava la sua visione urbanistica, anticipando un aumento della popolazione e la necessità di spazi per mercati, residenze e chiese.

    L’imperatore si dedicò anche alla costruzione e al restauro di numerose chiese, monasteri e castelli, arricchendo la Boemia e i territori circostanti con capolavori dell’architettura gotica.

    Carlo, insieme al padre Giovanni e al fratello Giovanni Enrico, posa la prima pietra della nuova cattedrale gotica di San Vito. Essa sorgerà sul sito della precedente basilica e di una rotonda ancora più antica. Dopo il costruttore Mattia d’Arras, la cattedrale viene costruita dal brillante architetto Petr Parléř, di soli ventitré anni. La cattedrale completa sarà terminata solo quasi 600 anni dopo, nel 1929.

    Infine, come non menzionare il castello dedicato a Carlo IV: Karlštejn, a circa 20 km da Praga, meta turistica dei tempi moderni ambitissima. Carlo fondò il Castello di Karlštejn a partire dal 1348, dove dovevano essere conservati i gioielli della corona imperiale (in seguito anche ceca) e molte preziose reliquie che Carlo aveva raccolto nel corso della sua vita.

    Il muro della fame

    Il Muro della Fame, Hladová zeď in ceco, è un’antica fortificazione situata a Praga, la cui costruzione è tradizionalmente attribuita a Carlo IV, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia. Questo muro, eretto nella metà del XIV secolo, è avvolto da leggende e storie che riflettono la complessa storia sociale ed economica di Praga durante il regno di Carlo IV.

    La costruzione del Muro della Fame iniziò nel 1360 o 1361, in un periodo di relativa pace, ma durante il quale la Boemia stava affrontando gravi problemi economici e carestie. Secondo la leggenda, Carlo IV ordinò la costruzione di questo muro per due motivi principali: rafforzare le difese della città e, contemporaneamente, fornire lavoro ai cittadini di Praga che stavano soffrendo la fame, da qui il nome “Muro della Fame”.

    Il Muro della Fame era parte di un più ampio sistema difensivo intorno a Praga. Si estende per circa 4 chilometri, dal quartiere di Malá Strana fino alla collina di Petřín. Il suo scopo principale era difensivo, progettato per proteggere la città dagli attacchi esterni. Tuttavia, la sua costruzione servì anche come misura di soccorso economico, impiegando i cittadini poveri e disoccupati. La costruzione del muro è vista come un esempio precoce di “lavoro pubblico” destinato a mitigare le difficoltà economiche.

    Carlo IV e l´Italia

    Diversi luoghi italiani e in diversi periodi storici hanno visto il passaggio di Carlo IV.

    il piccolo borgo toscano di Montecarlo, in Toscana, nei pressi di Lucca, ha una origine medioevale. Montecarlo deve la sua nascita proprio all´imperatore Carlo IV, che nel 1333 fortificò la rocca rendendola un presidio militare strategico durante le guerre del XIV secolo fra Lucca e Pisa, tanto da liberare Lucca dall’occupazione dei pisani.

    Nel 1331, il giovane Carlo, quindicenne, venne inviato in Italia per difendere la signoria di Lussemburgo nell’Italia settentrionale. Poco dopo l’arrivo a Pavia, a Pasqua, si assiste a un tentativo di avvelenarlo. Carlo sfugge alla morte digiunando, ma parte del suo seguito perde la vita.

    Nell’ottobre del 1332 il giovanissimo Carlo, alla testa di un esercito di almeno cinquemila soldati, vinse la sua prima battaglia a San Felice sul Panaro, vicino Modena, sconfiggendo una coalizione formata dagli Estensi, dagli Scaligeri e dai Gonzaga. La vittoria in quella battaglia avvenne nel giorno di Santa Caterina, santa alla quale Carlo rimase molto devoto per tutta la vita.

    Nel 1355 Carlo riceve la corona lombarda a Milano in gennaio e, soprattutto, viene incoronato con la corona imperiale a Roma a Pasqua. La situazione in Italia è complicata: alla cerimonia d’incoronazione non partecipa il Papa, ma solo il cardinale Pierre de Colombiers. Sulla via del ritorno, Carlo sfugge nuovamente alla congiura di Pisa, salvandosi di notte dal palazzo in fiamme.

    Le corrispondenze epistolari e gli incontri con Francesco Petrarca

    Francesco Petrarca, poeta illustre del Trecento italiano, ebbe diversi scambi epistolari con Carlo IV e si incontrarono personalmente almeno tre volte nel corso di quasi un ventennio. Petrarca vedeva l´imperatore come una persona illuminata, che avrebbe potuto restaurare la grandezza romana.

    In effetti, varie lettere di Petrarca a Carlo IV tra il 1351 e il 1365, contenevano l´esortazione all´imperatore a scendere in Italia per risolvere i problemi politici che avevano frammentato l´Italia. Lo stile di scrittura utilizzato era ricco di citazioni storiche e di lodi, seppure non mancassero anche critiche dirette alla scarsa azione dell´imperatore.

    Nel 1356 Petrarca visitò Praga per oltre 20 giorni in missione per conto di Visconti. Fu accolto calorosamente dalla comunità e Carlo IV lo nominò conte palatino.

    Tuttavia, le aspettative di Francesco Petrarca non si realizzarono e indubbiamente portarono una certa delusione nel sommo poeta che terminò le sue corrispondenze nel 1365. Probabilmente aveva idealizzato la figura del sovrano, che in realtà non aveva particolari intenzioni belligeranti nella penisola italiana ritenendola probabilmente poco interessante dal punto di vista strategico.

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    A oltre sette secoli dalla nascita di Carlo IV, le gesta e i lasciti culturali dell’imperatore hanno creato un segno indelebile nella storia europea e soprattutto ceca. Colpisce la visione a lungo termine delle riforme e dei provvedimenti attuati, oltre al patrimonio architettonico ideato.

    Carlo IV si può definire come un visionario, che a buona ragione è un esempio per tutte le generazioni passate, presenti e future.

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    Il memoriale di Terezin – un viaggio nel triste passato per non dimenticare

    Non è semplice scrivere questo post sul memoriale di Terezin: oltre al dramma dell’Olocausto, al quale si deve per forza accennare, nella fortezza convertita a prigione e campo di lavoro fu ospite per circa tre mesi anche mio nonno.

    Questo luogo viene seguito con dedizione per garantire la memoria delle orribili vicende che accaddero. Oggi viene visitato da migliaia di persone, sia straniere, che ceche in tutti i periodi dell´anno. Le pagine web dedicate sono al seguente indirizzo: https://www.pamatnik-terezin.cz/.

    Nonostante le tragiche vicende, la storia di quanto accaduto a Terezín presenta anche dei messaggi di speranza per il futuro. La cultura trovò in effetti spazio per resistere all’orrore. Fu un tentativo per restare umani e una indicazione per le future generazioni.

    Terezín – la cittadina fortezza

    Terezín (in tedesco Theresienstadt) è una piccola cittadina situata nel Nord Ovest della Boemia. Rientra nel distretto della città di Litoměřice – regione di Ústí nad Labem – a circa 70 chilometri da Praga. La città si trova su entrambe le sponde del fiume Ohře, che la divide in Fortezza Piccola e Fortezza Principale. Il fiume poi sfocia nell’Elba a nord della città.

    Questa località è conosciuta principalmente per il campo di concentramento creato dai Nazisti durante la II Guerra Mondiale.

    Circa 150 000 prigionieri ebrei – uomini, donne e bambini – passarono per il ghetto di Terezín. Inizialmente furono alloggiati in caserme, ma dopo lo sfratto degli abitanti di Terezín a metà del 1942, furono alloggiati anche in case civili. A Terezín giunsero trasporti di ebrei non solo dal Protettorato (74.000), ma anche da Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e, alla fine della guerra, da Slovacchia e Ungheria. Circa 35.000 prigionieri morirono a causa dello stress, della fame e delle terribili condizioni abitative e sanitarie. Sessantatré trasporti con 87.000 prigionieri furono spediti dal ghetto di Terezín, la maggior parte dei quali diretti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau che si trova nel sud della Polonia.

    La Fortezza piccola e la Fortezza grande

    Terezín fu fondata come fortezza alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Giuseppe II e chiamata così in onore della madre Maria Teresa. Fin dall’inizio, la fortezza fu concepita come prigione e durante la costruzione furono costruite delle celle. Qui vennero imprigionati prigionieri militari e politici. Nel corso del tempo, la fortezza perse il suo scopo militare e di fatto servì solo come prigione e campo di lavoro.

    La Fortezza piccola

    Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte di Hitler tra il 1938 ed il 1939, i nazisti notarono i “vantaggi” della Fortezza Piccola e nel giugno 1940 vi stabilirono una prigione di polizia, dove in particolare la Gestapo inviava i suoi prigionieri.

    Questi detenuti provenivano principalmente dalla Boemia e dalla Moravia, ma vi furono rinchiusi anche polacchi, slavi del sud, francesi, italiani, prigionieri di guerra inglesi e membri di altre nazioni.

    Nell’agosto del 1940 mio nonno venne imprigionato per circa tre mesi, avendo cercato la fuga dalle fabbriche tedesche dove era stato deportato nel 1939. Dai documenti recuperati, venne trasferito dalla Gestapo di Litoměřice alla piccola Fortezza dove rimase per alcuni mesi, prima di essere destinato nuovamente deportato, questa volta nelle fabbriche della città di Vienna dove rimase fino alla fine del conflitto mondiale.

    Le condizioni di vita dei prigionieri peggiorarono di anno in anno e furono costretti a svolgere un estenuante lavoro da schiavi. I cosiddetti commandos interni erano responsabili della manutenzione e del funzionamento della prigione, della coltivazione dei campi adiacenti e della costruzione di vari edifici.

    La maggior parte dei prigionieri, tuttavia, lavorava fuori dalla fortezza in varie aziende della zona e partecipava alla produzione bellica e al lavoro per il Reich fino agli ultimi giorni di guerra.

    A partire dal 1943, nella Fortezza piccola furono eseguite anche esecuzioni senza processo. In totale, più di 250 prigionieri furono fucilati in questa località.

    La Fortezza piccola era una prigione di passaggio, da cui i prigionieri venivano inviati dopo un certo periodo di tempo per il processo o per i campi di concentramento. 2.600 prigionieri morirono qui a causa di fame, abusi e cure mediche e igieniche inadeguate.

    La Fortezza grande

    Durante le trattative per la creazione di un ghetto ebraico sul territorio del Protettorato, Terezín fu scelto come il più adatto a questo scopo. Il primo trasporto verso la Fortezza principale arrivò il 24 novembre 1941. Era composto da 342 giovani uomini, per lo più operai, artigiani e altri lavoratori professionisti. Questo gruppo fu designato AK I (commando interno). I trasporti arrivarono gradualmente, ogni volta con migliaia di persone, e vennero occupate le singole baracche. All’inizio i trasporti provenivano solo da Praga e Brno, ma nel gennaio 1942 cominciarono ad arrivare trasporti da tutto il Paese e dall’Europa. Questi trasporti divennero sempre più piccoli fino a fermarsi il 23 ottobre 1942. A metà del 1942, anche la popolazione civile fu sfrattata dalla città e i prigionieri occuparono tutti gli spazi disponibili. Fino a quel momento, i prigionieri non potevano lasciare le caserme, poi furono autorizzati a muoversi per la città.

    I nazisti cercarono di dare al ghetto l’aspetto di una normale città. C’era un bar con caffè sostitutivo, ma solo su buoni, e alcuni negozi, ma di solito non c’era nulla da comprare. Il ghetto aveva il suo denaro, che veniva dato ai lavoratori come ricompensa, ma non potevano comprare nulla con esso. Per i bambini c’erano le altalene e le rotonde del parco, dove i bambini dovevano giocare obbligatoriamente quando arrivavano i visitatori stranieri.

    Ma la vita “normale” qui era impensabile. La gente si accalcava nelle soffitte, nelle cantine, ecc. Il cibo era del tutto inadeguato e l’igiene assolutamente nulla. Chi poteva lavorare stava un po’ meglio. Era più facile per loro ottenere anche un piccolo sussidio, che ancora una volta aiutava a mantenere le forze per un po’. Chi era malato stava meglio in infermeria o in ospedale, dove i medici ebrei potevano esercitarsi. Il personale infermieristico aiutava giorno e notte. Grazie a questi lavoratori, venivano prestate cure speciali anche ai bambini.

    Al momento della liberazione, nel maggio 1945, il campo contava 8.521 persone, tra cui circa 1.600 bambini sotto i 15 anni.

    Campo di concentramento di Litoměřice e fabbriche sotterranee

    Negli ultimi anni della guerra, quando l’industria tedesca delle armi era sempre più minacciata dai raid aerei alleati, i nazisti decisero di trasferire parte della produzione sottoterra. Anche a Litoměřice venne utilizzata l’ex miniera di calcare sotto la pianura di Bídnice.

    Nella primavera del 1944 iniziarono a essere costruite fabbriche sotterranee con i nomi in codice Riccardo I e Riccardo II. Per la loro costruzione furono portati qui migliaia di prigionieri, soprattutto polacchi, slavi del sud, russi, francesi, belgi, italiani e di altre nazionalità. Nei pressi della fabbrica in costruzione fu allestito un campo di concentramento.

    I prigionieri si occupavano di sbancare la superficie, scavare gallerie e preparare i capannoni della fabbrica. Individui appositamente selezionati furono poi coinvolti nella produzione di parti di motore per carri armati, veicoli militari pesanti e navi, insieme agli operai totali. Per diversi mesi, nella Fortezza Piccola lavorò anche un nutrito gruppo di prigionieri della Gestapo di Terezín.

    Il trattamento disumano, la fame, il lavoro da schiavi nei sotterranei, dove si rischiavano crolli, e infine la diffusione dell’epidemia di tifo fecero sì che 4.500 dei 18.000 prigionieri deportati qui morissero in meno di un anno.

    La propaganda Nazista del villaggio modello

    I nazisti usarono Terezín per una famigerata campagna di propaganda. Nel 1944, permisero alla Croce Rossa di visitare il ghetto, che era stato trasformato in un “villaggio modello” per nascondere le reali condizioni di vita. Prima della visita, migliorarono le condizioni, ridussero la popolazione del campo e misero in scena eventi culturali per dare l’impressione di una comunità vivace.

    Nonostante non fosse un campo di sterminio, le condizioni di vita erano estremamente dure, con sovraffollamento, malattie e scarsità di cibo. La fortezza, originariamente costruita per ospitare circa 7.000 soldati, in alcuni periodi conteneva oltre 50.000 prigionieri. Si stima che circa 33.000 persone siano morte a Terezín a causa delle dure condizioni, delle malattie e della fame.

    Oltre alle malattie e alla violenza fisica, i prigionieri subivano anche delle violenze psicologiche. La costante paura delle deportazioni, la perdita di familiari e amici e la lotta quotidiana per la sopravvivenza avevano un impatto devastante sul benessere mentale dei detenuti.

    Cultura come forma di resistenza

    Nonostante le terribili condizioni, i prigionieri di Terezín mantennero un’attività culturale notevole. Ci furono concerti, conferenze, e lezioni, e gli artisti internati produssero disegni e poesie che documentavano la vita nel campo. Queste attività non solo fornivano una fuga psicologica, ma servivano anche come forma di resistenza spirituale e culturale contro l’oppressione nazista.

    Uno degli episodi più noti è quello del compositore ceco Viktor Ullmann e del poeta e artista Petr Kien. Nonostante fossero prigionieri, continuarono a creare arte e musica. Ullmann compose diverse opere a Terezín, tra cui l’opera “L’Imperatore di Atlantide”, una satira contro Hitler.

    Gli ebrei internati organizzarono un’orchestra che suonava regolarmente, dirigendo concerti nonostante le condizioni disperate. L’orchestra era composta da musicisti professionisti e dilettanti.

    Ilse Weber, una scrittrice e poetessa ebraica internata a Terezín con la sua famiglia, scrisse poesie che descrivevano la vita nel campo. Le sue opere sono un commovente tributo alla speranza e alla sofferenza dei prigionieri. Tragicamente, Weber fu deportata ad Auschwitz nel 1944, dove morì insieme a uno dei suoi figli.

    I disegni dei bambini di Terezín

    Circa 15.000 bambini passarono attraverso Terezín. Solo poche centinaia sopravvissero alla guerra. Molte delle loro esperienze sono state documentate attraverso disegni e scritti che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.

    Sotto la guida dell’insegnante e artista Friedl Dicker-Brandeis, i bambini crearono migliaia di disegni e dipinti. Questi lavori rivelano la vita quotidiana nel campo, ma anche le speranze e i sogni dei bambini. Molti di questi disegni sono stati conservati e sono oggi esposti come parte della memoriale di Terezín e presso la Sinagoga di Praga, nel quartiere ebraico.

    In particolare, la collezione è la più grande raccolta al mondo di disegni di bambini del periodo della Shoah. Contiene un totale di 4.387 opere di bambini ebrei che hanno attraversato il ghetto di Terezín durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutti i disegni sono stati creati in un breve periodo di meno di due anni (1943-1944) durante i corsi di disegno organizzati da Friedl Dicker-Brandeis (1898-1944), una delle più importanti rappresentanti femminili dell’avanguardia tra le due guerre.

    L’obiettivo di Friedl, non fu quello di crescere i bambini come artisti, ma di sviluppare la loro creatività e il loro intelletto emotivo e sociale.

    Nell’autunno del 1944, Friedl e la maggior parte dei suoi alunni furono deportati verso est. Quasi tutti i bambini e la loro insegnante morirono nelle camere a gas di Auschwitz.

    I quattromila e cinquecento disegni di bambini di Terezín, che la Friedl raccolse di ora in ora e conservò in due valigie che conservò prima della deportazione in uno degli orfanotrofi di Terezín, fanno parte delle collezioni del Museo ebraico di Praga dalla fine della guerra. Dal 1945 i disegni sono stati esposti in tutto il mondo, sono stati pubblicati molti libri su di essi e sono stati realizzati molti film, tra cui opere di animazione in cui i disegni sono protagonisti.

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    Cristallo di Boemia: un capolavoro inscritto nell’UNESCO, tra eleganza e tradizione artistica

    Il cristallo di Boemia è rinomato in tutto il mondo da molti secoli.

    La tradizione artigianale presente in questa regione ha saputo affermarsi ovunque, creando una sorta di mito ed esclusività data dalla scala di produzione e dall’ampia gamma di prodotti, dal vetro da tavola cristallino, spesso tagliato, inciso e dipinto, ai gioielli, ai lampadari di cristallo giganti o al design originale di oggetti d’arte contemporanea.

    Nel 2023 la produzione artigianale ceca è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

    In effetti, la Repubblica Ceca occupa una posizione eccezionale nell’industria del vetro sotto diversi aspetti. A differenza di altri Paesi, la produzione locale vetraria comprende tecniche di lavorazione manuale come la soffiatura, la molatura, la pittura, l’avvolgimento di perle, la realizzazione di tubi, bastoncini per gioielli e altro ancora.

    Per curiosità ho provato a ricercare su Google la differenza tra vetro e cristallo. La differenza sostanziale si può ricercare nella composizione chimica dei due materiali. Il vetro è composto prevalentemente da ossido di silicio, mentre il cristallo in aggiunta all’ossido di silicio presenta anche una percentuale minima del 24% di ossido di piombo. In ogni caso, si tratta di “parenti stretti”. Il cristallo si contraddistingue per una lucentezza e brillantezza più spiccata, appunto garantita dall’ossido di piombo.

    Il vetro ceco e la Valle dei Cristalli

    Il Museo del vetro e della bigiotteria di Jablonec nad Nisou e la Scuola secondaria di artigianato e servizi di Jablonec godono di una reputazione eccezionale. La scuola offre diversi corsi di lavorazione del vetro che non vengono impartiti in nessun altro luogo della Repubblica Ceca, e vi si insegnano anche i futuri creatori di gioielli in vetro e metallo, orafi e gioiellieri. Inoltre, nella regione di Liberec operano 160 aziende di vetro, gioielleria e bigiotteria, commercianti, studi, musei e scuole. La produzione di vetro, con un’alta percentuale di vetro fatto a mano, dà lavoro a migliaia di persone e il progetto della Valle dei Cristalli è propagato anche per turisti e visitatori.

    Ulteriori informazioni sono accessibili direttamente al bellissimo sito della valle dei cristalli presente a questo link: https://crystalvalley.cz

    I trofei per i concorsi nazionali e internazionali nascono nelle vetrerie ceche e i lampadari, le brocche e le sculture prodotti in vetro compaiono nei film di Hollywood.

    Il vetro ceco, la fama mondiale e le collaborazioni internazionali

    Gli artisti professionisti hanno iniziato a collaborare con le aziende vetrarie europee e ceche già nella seconda metà del XIX secolo. Tuttavia, una nuova dimensione dell’arte vetraria è stata introdotta a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando è nata la produzione del vetro libera espressione artistica. Le tradizioni del design del vetro ceco, associate ai nomi di Jan Kotěra, Josef Hoffmann, Ludvika Smrčková, Alois Metelák, Ladislav Sutnar e Adolf Loos, sono state portate avanti con successo da decine di artisti del vetro.

    Lo sviluppo del vetro da studio e del design ceco è sostenuto anche dai simposi sul vetro e dall’educazione al vetro, che non ha eguali al mondo.

    Tra i nomi più rinomati è da citare sicuramente Bořek Šípek, architetto, designer e visionario, purtroppo deceduto nel 2016. Bořek Šípek ha concepito il premio Thalia, il prestigioso premio per gli artisti teatrali che viene assegnato su base annua.

    Le aziende ceche, alcune segnalazioni

    Senza la pretesa di voler essere esaustivi, segnaliamo alcuni nomi di aziende affermate e di fama internazionale che vengono dalla Repubblica Ceca:

    Moser – azienda di Karlový Vary nata nel 1857, specializzata nella lavorazione del cristallo di altissima qualità. Ha un punto vendita anche nella via Na Příkopě in Praga 1 da almeno cinquanta anni. A Karlový Vary é presente il museo Moser.

    Preciosa – azienda di Jablonec nad Nisou e Liberec, affermata in tutto il mondo, ha uno spettacolare flag ship store principale in Praga 1, Rytířská 29

    Crystalex – azienda di Nový Bor, attiva da oltre 50 anni.

    La vetreria Rückl di Nížbor che fornisce anche il premio Český lev (Leone ceco) destinato alla produzione cinematografica ceca su base annuale fin dal 1993 (https://www.ruckl.com/cs/cms/2/cesky-lev).

    Rautis: La produzione di perle di vetro soffiato e di decorazioni natalizie con perline ha una lunga tradizione nella zona di Poniklá, sui monti Krakonoše. L’artigianato della perlatura si è conservato qui come l’ultimo posto al mondo e viene ancora tramandato nelle famiglie di generazione in generazione. La prima azienda produttrice di perle fu fondata a Poniklá già nel 1902.