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Tomáš Garrigue Masaryk, il primo predestinato Presidente cecoslovacco

Tomáš Garrigue Masaryk, primo presidente della Cecoslovacchia eletto nel 1918, è stato una figura poliedrica: scienziato, professore, filosofo, educatore, politico e giornalista.

Venne percepito come un uomo moderno per l’epoca, che dimostrava di voler perseguire i propri valori etici, democratici e di rispetto verso gli altri non esitando di scontrarsi anche con l’opinione pubblica comune.

Non per nulla, il soprannome di Masaryk fu “tatíček”, che letteralmente tradotto in italiano significa papà, a considerazione del fatto che venne considerato fin da subito come il padre della moderna nazione cecoslovacco.

Questa “aura magica” attorno a Masaryk nasce in parte dalla percezione del periodo democratico cecoslovacco (1918-1938) come un “età d’oro”, in cui il Paese raggiunse livelli elevati di industrializzazione e benessere per standard dell’epoca. Tuttavia, è importante non dimenticare la complessità di quel periodo storico, segnato dalla crisi economica mondiale e dall’ascesa di nazionalismi che avrebbero portato all’instaurazione dei totalitarismi e, infine, alla tragedia della Seconda guerra mondiale.

Parliamo comunque di uno dei personaggi più importante della storia ceca, la cui immagine è riuscita a superare l’ostracizzazione da parte del regime comunista, così come il tentativo di lederne l’immagine durante il periodo del protettorato nazista post prima repubblica.

Bibliografia di un predestinato

Tomáš Garrigue Masaryk (indicato spesso anche solo come TGM, oppure talvolta con il nome Tomáš Garik Masaryk), nato il 7 marzo 1850 a Hodonín, nell’attuale Repubblica Ceca, proveniva da una famiglia di origini modeste. Suo padre lavorava come cocchiere per un aristocratico, mentre sua madre, di origini slovacche, svolgeva la mansione di domestica. Nonostante le ristrettezze economiche, Masaryk mostrò fin dalla giovane età una straordinaria intelligenza e una grande sete di conoscenza, qualità che lo spinsero a superare le difficoltà e a cercare un’educazione di alto livello.

Dopo aver frequentato il ginnasio tedesco a Brno, proseguì gli studi a Vienna, dove si laureò in filosofia. Durante questo periodo, sviluppò un forte senso critico e un profondo interesse per le questioni sociali e politiche. Gli studi accademici e l’ambiente culturale viennese contribuirono a formare il suo pensiero progressista, gettando le basi per il suo futuro impegno politico.

In questi anni, Masaryk si interessò particolarmente ai temi legati alla libertà individuale, all’etica e alla giustizia sociale, valori che avrebbero guidato tutta la sua carriera politica. Fu anche influenzato dalle correnti di pensiero europee dell’epoca, maturando una visione politica che si sarebbe rivelata fondamentale per il ruolo chiave che avrebbe giocato nella fondazione della Cecoslovacchia. La sua formazione intellettuale, unita a un forte senso morale, lo rese una delle figure centrali nella storia della nazione ceca e un esempio di integrità politica.

Negli anni successivi, TGM, per sostenere economicamente la sua famiglia, accettò un posto come docente all’Università di Praga, dove si trasferì nel 1882. A quel tempo, la città era divisa tra le comunità ceca e tedesca. Masaryk si distinse subito per le sue idee innovative e il suo approccio non convenzionale agli studenti, trattando temi fino ad allora considerati tabù, come i problemi sociali e la prostituzione, sorprendendo l’ambiente conservatore. Sua moglie, un’americana emancipata, condivideva le sue opinioni progressiste.

Nonostante le sue posizioni divergenti e alcune contraddizioni rispetto alla cultura dominante, Masaryk fu accettato e rispettato dalla società ceca fin dall’inizio. Da una prospettiva protestante, egli criticò alcune caratteristiche della Chiesa cattolica, chiedendo una riforma radicale, poiché riteneva la religione essenziale per una società moderna e moralmente giusta.

Masaryk si creò una solida rete di amicizie, in particolare tra i suoi studenti e i collaboratori della rivista Athenaeum, che fondò lui stesso. Tuttavia, una delle controversie più significative della sua carriera riguardò l’autenticità dei manoscritti di Královédvorský e Zelenohorský, considerati tesori della letteratura ceca. Masaryk sostenne che fossero falsi, scatenando l’ira di molti nazionalisti, che lo considerarono un traditore. Questa vicenda segnò una frattura con una parte del movimento nazionalista, ma rafforzò la sua posizione di intellettuale coraggioso e indipendente.

Masaryk, politico determinato

Tomáš Garrigue Masaryk iniziò a lavorare attivamente nel campo della politica negli anni 1890, collaborando con figure come Josef Kaizl e Karel Kramář. Masaryk formulò un nuovo orientamento politico basato sul “realismo”, opponendosi al romanticismo nazionalista del suo tempo. Sosteneva l’importanza di una “conoscenza scientifica accurata delle cose”, un approccio razionale che cercava di superare le illusioni romantiche della politica. La rivista Čas (Tempo) divenne la tribuna dei realisti, attraverso la quale Masaryk e i suoi colleghi diffusero le loro opinioni, sebbene a un pubblico limitato.

Nel 1891, Masaryk venne eletto al Parlamento austriaco e alla Dieta provinciale, rappresentando il Partito dei Giovani Boemi. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe temporaneamente quando la sua famiglia si allargò con la nascita di Jan e Olga. Durante questo periodo, si dedicò principalmente all’attività letteraria e accademica, pubblicando numerosi studi e articoli scientifici. Partecipò inoltre alla creazione del Dizionario Otto dell’apprendimento, un progetto enciclopedico di grande importanza, e contribuì a riviste come Naše doba e Čas.

Masaryk non esitava a criticare apertamente la limitatezza di vedute della società ceca, opponendosi al nazionalismo basato su odio e pregiudizi, in particolare verso i tedeschi e gli ebrei. Nel 1899, difese pubblicamente Leopold Hilsner, un ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, esponendosi contro l’antisemitismo crescente.

Durante la Prima guerra mondiale, Masaryk divenne un sostenitore dell’indipendenza della nazione ceca e della separazione dall’Impero austro-ungarico. Nel suo libro “Nuova Europa: un’opinione slava”, giustificava la necessità di un sistema statale migliore in Europa orientale e prefigurava una futura cooperazione tra Stati europei sotto forma di una federazione democratica. TGM riteneva infatti che fosse terminato il periodo delle teocrazie, ed era giunto il momento di consolidare i regimi democratici basati su principi etici moderni.

Nel suo percorso verso l’indipendenza ceca, Masaryk lavorò per rendere visibile la causa ceca a livello internazionale. Nel 1915, lasciò l’Europa centrale per stabilire contatti diplomatici in Svizzera, Francia e Inghilterra, con il supporto di Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik. In seguito, si trasferì in Russia per organizzare le legioni ceche e slovacche. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, Masaryk si recò in America, dove lanciò una campagna di persuasione tra i cechi e slovacchi americani, e lavorò per influenzare il presidente Woodrow Wilson, contribuendo a cambiare la sua posizione riguardo alla monarchia austro-ungarica.

Masaryk primo presidente della neonata Cecoslovacchia

Il 14 novembre 1918, in seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico alla fine della Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia fu ufficialmente riconosciuta come Stato indipendente, e Tomáš Garrigue Masaryk fu eletto suo primo presidente. Questo evento rappresentava il coronamento di anni di lavoro diplomatico, politico e intellettuale da parte di Masaryk, che, insieme a Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik, aveva convinto le potenze occidentali della necessità di creare una nuova nazione. Il suo ruolo non fu solo quello di un leader simbolico, ma anche di un abile statista che guidò il Paese attraverso anni di grande incertezza e sfide complesse.

Durante la sua presidenza, Masaryk si trovò ad affrontare una serie di difficoltà interne ed esterne. Una delle prime sfide fu l’integrazione di popolazioni con diverse etnie e culture, in particolare la convivenza tra cechi, slovacchi e le minoranze tedesche, ungheresi e ucraine. Il sistema politico cecoslovacco, ispirato ai principi democratici occidentali, si fondava su un governo parlamentare che cercava di bilanciare queste differenze etniche e culturali. Masaryk, che credeva profondamente nei valori della democrazia e del liberalismo, fu abile nel gestire le tensioni, promuovendo una visione di unità e coesistenza.

Sul piano economico, il Paese dovette affrontare le difficoltà della ricostruzione postbellica e della modernizzazione. La Cecoslovacchia ereditava una parte significativa dell’industria austro-ungarica, ma il processo di integrazione delle varie componenti economiche non fu semplice. Masaryk sostenne politiche di sviluppo industriale e agricolo, cercando di bilanciare le necessità delle diverse regioni del Paese, con un’attenzione particolare alle problematiche sociali, che avevano sempre avuto un posto centrale nel suo pensiero. Alla fine degli anni Venti, il mondo dovette affrontare la Grande Depressione, che ebbe ripercussioni anche in Cecoslovacchia.

Non mancarono le sfide internazionali. Le tensioni con i vicini, in particolare con la Germania e l’Ungheria, furono costanti, specialmente a causa delle rivendicazioni territoriali. La Cecoslovacchia dovette anche confrontarsi con il crescente nazionalismo in Europa e, negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Masaryk comprese presto i rischi rappresentati dai regimi totalitari e cercò di mantenere la Cecoslovacchia come un baluardo di democrazia in un continente sempre più polarizzato.

Il suo approccio era improntato a un realismo politico, ma allo stesso tempo era guidato da un profondo senso morale. Masaryk si distingueva per la sua capacità di conciliare principi etici con le necessità pratiche della politica. Era noto per il suo motto, “Non temere e non rubare”, che rifletteva la sua visione di una leadership fondata sull’integrità personale e sulla giustizia. Questa integrità gli valse il rispetto non solo all’interno del Paese, ma anche sulla scena internazionale, dove veniva visto come un leader capace di mediare e costruire ponti.

Nel 1935, Masaryk decise di abdicare per motivi di salute, lasciando la presidenza nelle mani del suo fedele collaboratore Edvard Beneš. Nonostante l’abbandono della vita politica attiva, Masaryk rimase una figura di riferimento morale per la nazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Lány, una residenza dove poteva ritirarsi in tranquillità, ma continuò a essere consultato su questioni di importanza nazionale.

La sua morte, avvenuta il 14 settembre 1937 per polmonite, segnò la fine di un’era per la Cecoslovacchia. Per milioni di cittadini cecoslovacchi, che seguirono con emozione le sue ultime ore via radio, Masaryk rappresentava non solo il fondatore della Repubblica, ma anche un simbolo di grandezza morale e integrità politica.

In definitiva, la figura di Masaryk, con tutte le sue luci e le poche ombre, rimane una pietra miliare della storia cecoslovacca, incarnando l’ideale di una leadership morale e democratica che ha resistito alle tempeste della storia. Solo il presidente Václav Havel, eletto nel 1989 dopo la rivoluzione di velluto, è in grado competere per popolarità e messaggio alle generazioni future.

Masaryk e la moglie Charlotte – un grande amore

Tomáš Masaryk e Charlotte Garrigue si conobbero nel 1877 a Lipsia, in Germania, mentre Masaryk stava completando i suoi studi. Il loro incontro fu immediatamente significativo, poiché entrambi condividevano una visione progressista della vita e una forte passione per le questioni sociali e intellettuali.

Si sposarono il 15 marzo 1878 a Brooklyn, New York, dopo un periodo di corrispondenza, e Charlotte cambiò ufficialmente il suo nome in Charlotte Garrigue Masaryková, unendo il cognome del marito al suo. Anche il marito Tomáš cambiò il proprio cognome, inserendo il quello della moglie, Garrigue. Si trattó di un gesto simbolico di rispetto e parità tra i coniugi, molto innovativo per l’epoca. Questo rifletteva anche i valori di uguaglianza e modernità che caratterizzavano il loro pensiero e la loro visione della società.

La coppia ebbe cinque figli, che contribuirono ulteriormente a rafforzare il legame familiare e l’equilibrio nella vita di Masaryk. Ricordiamo la primogenita Alice nata nel 1879, che di fatto ricoprì il ruolo di first lady e consigliera del padre negli anni della presidenza, e Jan Masaryk, nato nel 1866, che divenne uno statista e diplomatico di rilievo nella Cecoslovacchia postbellica e noto per la triste fine rappresentata da un suicidio, che tuttavia ha dei connotati di omicidio politico, proprio nei giorni successivi al colpo di stato che portò al potere i comunisti nel 1948. Nonostante il forte legame tra Masaryk e Charlotte, quest’ultima dovette affrontare gravi problemi di salute mentale negli ultimi anni della sua vita. A partire dai primi anni del XX secolo, Charlotte cominciò a manifestare sintomi di disturbi psichiatrici, probabilmente legati a depressione e a episodi psicotici. Questo rappresentò una sfida importante per la famiglia, ma Masaryk rimase sempre profondamente legato a lei e cercò di fornirle tutto il supporto possibile. La condizione di Charlotte peggiorò nel corso degli anni, influenzando anche la vita personale di Masaryk, che cercava di conciliare la cura della moglie con i suoi impegni politici. Charlotte morì nel 1923, lasciando un vuoto significativo nella vita di Masaryk, che la considerava non solo sua moglie, ma anche la sua più grande alleata.

Masaryk e l’Italia

Negli anni successivi alla fondazione della Cecoslovacchia, TGM compì diversi viaggi in Italia, soprattutto per motivi di salute. Il più significativo fu il suo soggiorno sull’isola di Capri nel 1921 e 1922, durante i quali cercò di riprendersi da una lunga malattia. Questo periodo rappresentò il primo viaggio all’estero prolungato del presidente dopo il suo ritorno in patria nel 1918. A causa delle sue condizioni fisiche, i medici consigliarono un soggiorno in un clima più mite, e fu scelta Capri, che Masaryk aveva già visitato nel 1913 con la figlia Alice, incontrando anche lo scrittore russo Maksim Gorkij.

Nel maggio 1921, Masaryk e il suo entourage si recarono a Capri in treno e nave, soggiornando a Villa Sirena, mentre nel 1922 si stabilirono nella più modesta Villa Discopoli. I suoi viaggi non erano semplici ritiri, ma combinavano relax e cura con doveri ufficiali: Masaryk continuava a gestire la corrispondenza politica e gli affari di Stato, rimanendo in costante contatto con l’Ufficio presidenziale a Praga grazie al telegrafo e a corrieri diplomatici. La sua assenza, che durava diversi mesi, era attentamente pianificata e discussa con il governo per evitare ripercussioni sulla politica interna.

Durante i soggiorni a Capri, Masaryk non si limitò a recuperare le energie, ma continuò a dedicarsi all’attività letteraria, iniziando a scrivere le sue memorie di guerra, “La rivoluzione mondiale”, nel 1922. Si dedicò anche alla vita sociale, ricevendo diplomatici, artisti e giornalisti, promuovendo così l’immagine della Cecoslovacchia all’estero. Masaryk, sempre attento a valorizzare il proprio Paese, regalava oggetti in vetro ceco a chi incontrava, dimostrando la sua capacità di coniugare interessi personali e promozione nazionale.

I viaggi a Capri rafforzarono il presidente cecoslovacco, che poté così affrontare con maggiore vigore i compiti gravosi della sua presidenza negli anni successivi. Al contempo, questi soggiorni stabilirono una tradizione per i futuri presidenti cecoslovacchi, che avrebbero seguito un modello simile per i loro viaggi privati.

Il legame tra Masaryk e l’Italia si consolidò ulteriormente durante questi soggiorni, mostrando un profondo rispetto per la cultura e il territorio italiani.

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Economia Storia Turismo

La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth: la matita Ceca conosciuta in tutto il mondo

Quando pensiamo a Koh-i-Noor, molti di noi associano subito il nome al famoso diamante, ma per milioni di artisti, studenti e professionisti, Koh-i-Noor è sinonimo di qualità nei prodotti per l’arte e la scrittura. Questa è la storia di un marchio che, con le sue matite, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’industria mondiale degli strumenti per il disegno e la scrittura.

 Le origini di Koh-i-Noor Hardtmuth

La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth inizia nel 1790 a Vienna, in Austria, quando Joseph Hardtmuth fondò la sua azienda. La sua invenzione rivoluzionaria fu la miscela di argilla e grafite per creare matite con diverse gradazioni di durezza. Prima di questa scoperta, le matite non offrivano molta varietà e precisione, ma grazie all’intuizione di Hardtmuth, divenne possibile produrre matite adatte sia al disegno artistico che alla scrittura tecnica.

Nel 1848, l’azienda si trasferì a České Budějovice, città del Sud Boemia, dove ancora oggi continua la sua produzione. Koh-i-Noor Hardtmuth si affermò presto come una delle più antiche e rinomate case produttrici di matite al mondo.

 Il successo internazionale dal 1889

Un momento chiave per Koh-i-Noor fu il 1889, quando l’azienda presentò la sua celebre matita gialla esagonale all’Esposizione Universale di Parigi. Questa matita non solo aveva una forma innovativa e una caratteristica estetica unica, ma portava anche il nome del leggendario diamante Koh-i-Noor, uno dei più grandi e famosi al mondo, il cui nome significa “Montagna di luce” in arabo. Questa scelta simbolica voleva sottolineare la straordinaria qualità e valore delle matite Koh-i-Noor, rendendole subito riconoscibili e apprezzate a livello internazionale.

 La statalizzazione e la successiva privatizzazione

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il regime comunista in Cecoslovacchia, l’azienda fu nazionalizzata, ma riuscì a mantenere la sua posizione di leader nel settore. Con la Rivoluzione di Velluto del 1989, che portò alla caduta del regime comunista, Koh-i-Noor Hardtmuth fu privatizzata e tornò a competere a pieno titolo nel mercato globale.

 Koh-i-Noor oggi

Oggi Koh-i-Noor Hardtmuth è un nome di riferimento non solo per le matite, ma anche per una vasta gamma di prodotti per artisti, come matite colorate, gomme per cancellare, strumenti tecnici e materiali per il disegno professionale. Grazie alla sua dedizione all’innovazione e alla qualità, il marchio è amato da generazioni di artisti, studenti e professionisti in tutto il mondo.

In generale l´azienda si definisce leader nella cancelleria scolastica e per ufficio, segmentata in varie linee di prodotti denominate: KIDs, Creative, Art, Office, DIY, linee specializzate e personalizzate volte a corpire le piú svariate esigenze.

Koh-i-noor richiama immediatamente alla mente le matite di grafite, i colori, le tempere. Nel gruppo é presente anche la società Logarex specializzata nella produzione di materiali plastici quali righelli, compassi, e altri oggetti specialistici. Inoltre, esiste la divisione Koh-i-noor machineries che é specializzata in produzione di stampi ad iniezione e stampi tecnici per i piú svariati settori.

Dal 2000 la holding Koh-i-noor é di proprietà dell’ing. Vlastilav Bříza che acquistò l´azienda dal noto imprenditore Petr Kellner. Il gruppo comprende quasi trenta società operanti in varie parti del mondo.

La Koh-i-noor di Vršovice in Praga 10

La fabbrica situata a Praga 10 non rientra nel gruppo KOH-I- NOOR HARDMUTCH, ma rientra oggi nel gruppo MASSAG (KOH-I-NOOR MASSAG, a.s.). L´azienda é specializzata nella produzione in serie di piccoli oggetti in metallo industriali, spille e altri articoli di merceria ed iniziò la produzione nel 1902 grazie agli imprenditori Jindřích Waldes e Hynek Puc. Miss Kin é la donna ritratta nel logo, assieme al prodotto che rese celebre questa azienda: il bottone a pressione brevettato.

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Turismo

Il viaggio a Praga: 15 luoghi da visitare

Praga, la città delle cento torri, è un luogo dove il passato e il presente si incontrano in un armonioso dialogo. Quasi ogni angolo della città ha una storia da raccontare, un segreto da svelare, e per i viaggiatori più curiosi, è un vero e proprio scrigno di tesori nascosti.

Personalmente ritengo che Praga vada vissuta gradualmente, e una sola visita di qualche giorno non é sufficiente. Solo le  visite successive permetteranno di approfondire alcune storie, oppure dettagli e aspetti a noi più vicini che renderanno questa città davvero magica.

Vi invito a seguire questi itinerari e che vi porteranno alla scoperta dei luoghi più suggestivi e affascinanti di Praga, per un’esperienza che non potrete dimenticare.

In questa passeggiata ideale, partiremo dalla parte „alta“ di Praga, dietro al Castello per scendere ed arrivare al Ponte Carlo oltre il quale troveremo la città vecchia e nuova, il quartiere ebraico e piazza San Venceslao. Infine, accenno ad alcuni parchi suggestivi nelle zone limitrofe al centro storico.

1. Il panorama dalla Terrazza di Strahov

Praga è una città che si svela lentamente, rivelando i suoi segreti a chi ha il tempo e la pazienza di scoprirli. Uno dei luoghi più suggestivi per ammirare la città in tutto il suo splendore è la terrazza panoramica del Monastero di Strahov. Questo antico monastero, fondato nel XII secolo, non è solo un luogo di grande importanza storica e religiosa con una biblioteca di manoscritti preziosissima, ma offre anche una vista mozzafiato sul centro storico di Praga. La terrazza é da visitare nel tardo pomeriggio o la sera, quando la luce del tramonto avvolge la città in un caldo abbraccio dorato. Da qui, potrete ammirare il profilo della Cattedrale di San Vito, le torri del Castello di Praga e i tetti che si estendono a perdita d’occhio, creando un panorama che sembra uscito da un quadro. La terrazza di Strahov è il luogo ideale per scattare foto indimenticabili o semplicemente per godersi un momento di quiete, lontano dal trambusto della metropoli.

2. Hradčany: le passeggiate notturne con atmosfere d’altri tempi

Hradčany, il borgo del Castello di Praga, è un luogo dove la storia sembra prendere vita. Questo quartiere, fondato nel 1321 per ospitare i funzionari del vicino Castello, ha mantenuto intatto il suo aspetto rinascimentale e barocco, rifiutando l’intrusione del moderno. Passeggiare per Hradcany di notte è come fare un tuffo nel passato: le strade deserte, le facciate degli edifici illuminate dalla luce soffusa dei lampioni, e il silenzio che avvolge il quartiere creano un’atmosfera sospesa nel tempo. Ogni angolo di Hradcany racconta una storia, dai palazzi nobiliari alle chiese secolari, fino alla maestosa Cattedrale di San Vito, che domina il profilo del Castello. Vi consiglio di iniziare la vostra passeggiata dalla parte più alta del quartiere, a Pohorelec, da dove potrete godere di una vista impareggiabile sulla città. Da lì, scendete lentamente verso il Castello, esplorando i vicoli nascosti e lasciandovi trasportare dall’atmosfera unica di questi luoghi, chiese e leggende.

3. La cattedrale di San Vito

La Cattedrale di San Vito, situata all’interno del maestoso Castello di Praga, è uno dei simboli più importanti della città e della Repubblica Ceca. Costruita a partire dal 1344 e completata solo nel XX secolo, la cattedrale è un capolavoro dell’architettura gotica, arricchita da elementi barocchi e rinascimentali. Ospita le tombe di molti re boemi, inclusi san Venceslao e Carlo IV, e funge da sede delle incoronazioni reali. Al suo interno, le splendide vetrate colorate, tra cui quella di Alfons Mucha, creano un’atmosfera suggestiva, mentre l’esterno è dominato dalle torri imponenti, che offrono una vista panoramica mozzafiato su Praga.

4. La sala di Vladislao dentro al Castello di Praga

La Sala di Vladislao, situata all’interno del Palazzo Reale del Castello di Praga, è uno degli esempi più straordinari di architettura gotica tardiva in Europa. Costruita alla fine del XV secolo per volere del re Vladislao II, questa sala è famosa per le sue dimensioni imponenti e per il soffitto a volta decorato con nervature che si intrecciano in un disegno complesso e affascinante. La sala è ancora oggi utilizzata per importanti cerimonie statali, tra cui i discorsi del Presidente della Repubblica. Entrare nella Sala di Vladislao è un’esperienza che lascia senza fiato: le sue proporzioni grandiose, la luce che filtra dalle alte finestre e l’atmosfera solenne che vi si respira vi faranno sentire parte della storia. Vi consiglio di visitarla con calma, prendendovi il tempo per osservare i dettagli architettonici e per immaginare le storiche cerimonie che vi si sono svolte nel corso dei secoli.

5. Il vicolo d´oro

Il Vicolo d’oro è erroneamente conosciuto come il vicolo degli Alchimisti. Questo vicolo prende invece il suo nome dalle botteghe di orafi che vi si trovavano nel passato. Nella casa n.22 abitava la sorella di Franz Kafka e lui  veniva qui a scrivere, perché allora era un posto tranquillo, quando la casa era vuota.

6. Malá Strana: il cuore pittoresco di Praga

Malá Strana, il “Piccolo Quartiere”, è senza dubbio uno dei luoghi più incantevoli di Praga. Questo quartiere, che si estende ai piedi del Castello di Praga, è un vero e proprio viaggio indietro nel tempo. Le sue stradine fatte di cubetti di profido, gli edifici color pastello e le chiese barocche creano un’atmosfera quasi fiabesca, che incanta i visitatori. Passeggiando per le sue vie, sembra che il tempo si sia fermato: le automobili scompaiono e i dettagli moderni svaniscono, lasciando spazio alla bellezza intatta dei secoli passati. Durante il giorno, Malá Strana è animata dai turisti, ma è al calar del sole che il quartiere rivela il suo lato più magico. Vi consiglio di perdervi tra le sue vie la sera, quando le luci soffuse della pubblica illuminazione illuminano gli edifici storici, creando un gioco di ombre e luci che rende l’atmosfera ancora più affascinante.

7. Piazza di Kampa

Situata sull’isola di Kampa, la Piazza di Kampa è uno degli angoli più pittoreschi di Praga. Questa piazza, circondata da edifici storici e affacciata sul fiume Moldava, è diventata famosa grazie al film “Missione Impossibile I”, che ha contribuito a farla conoscere al grande pubblico. Tuttavia, la sua bellezza va ben oltre il fascino cinematografico: Kampa è un luogo dove si respira un’atmosfera tranquilla e rilassata, lontano dal caos del centro città. Vi consiglio di visitare la piazza al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce è più morbida e i turisti sono pochi. Salite la scalinata che parte dal Ponte Carlo e lasciatevi sorprendere dalla vista che si apre davanti a voi: il ponte, il fiume e i tetti della Città Vecchia creano un panorama che sembra uscito da un quadro. E´ il momento di sedersi per un caffè in uno degli angoli più suggestivi di Praga.

8. Il Ponte Carlo – lo preferiamo nei momenti di quiete

Il Ponte Carlo è uno dei simboli indiscussi di Praga, un capolavoro di architettura gotica che collega la Città Vecchia con Malá Strana. Costruito nel 1357 su volere di Carlo IV, il ponte è ornato da 30 statue barocche che rappresentano santi e personaggi storici. Sebbene sia affollatissimo durante il giorno, il momento migliore per visitarlo è all´alba o al tramonto. Anche la notte il ponte assume un’atmosfera quasi mistica dato che i turisti si diradano. Camminare sul Ponte Carlo con il fiume Moldava che scorre placido sotto di voi e la città che si illumina lentamente è un’esperienza che rimarrà impressa nella vostra memoria. Le luci delle lanterne, il rumore dei vostri passi sul selciato e il silenzio della notte creano un’atmosfera unica, che vi farà sentire come protagonisti di un racconto medievale.

Il ponte ha resistito alla inondazione del 2002 ancora oggi viva nella memoria dei praghesi, tuttavia, circa 130 anni fa fu in parte distrutto per effetto di una inondazione frutto di un nubifragio che in pochissimo tempmo, ha gonfiato e riempito di detriti il fiume.

Alcune curiosità di questo ponte: la costruzione avrebbe avuto inizio il giorno 9.7.1357 alle ore 5:31 del mattino secondo una sequenza che veniva ritenuta magica e protettrice della costruzione. La prima pietra fu posata dall´imperatore Carlo IV. Nella costruzione, furono impiegate anche le uova.

9. Il Quartiere Ebraico

Il Quartiere Ebraico di Praga, conosciuto come Josefov, è un luogo carico di storia e di memoria. Questo quartiere, che un tempo era un ghetto, è oggi un’area che conserva testimonianze preziose della millenaria storia della comunità ebraica di Praga. Le sinagoghe storiche, tra cui la Sinagoga Vecchio-Nuova, una delle più antiche d’Europa ancora in funzione, e il cimitero ebraico, con le sue lapidi ammassate l’una sull’altra, raccontano storie di fede, di persecuzione e di sopravvivenza in un contesto suggestivo. Passeggiare per Josefov è un’esperienza che colpisce nel profondo: i musei, le collezioni di oggetti rituali e i monumenti commemorativi vi immergeranno in una dimensione diversa, fatta di rispetto e riflessione.

Vi consiglio vivamente di visitare questo quartiere con una guida esperta, che vi aiuterà a comprendere meglio la complessità e la ricchezza culturale di questo luogo unico al mondo.

Al ricordo di questi monumenti, vengono associate le immagini crudeli della Seconda guerra mondiale, delle deportazioni e dei campi di concentramento e sterminio. In Repubblica Ceca era presente il campo di concentramento (non di sterminio) di Terezín, a cui ho dedicato un post specifico. Nella zona delle sinagoghe sono visibili i disegni dei bambini che sono stati prigionieri a Terezin, alla ricerca di una normalità in un contesto funesto.

10. Piazza della città vecchia  – Staroměstské náměstí

La Piazza della Città Vecchia di Praga (Staroměstské náměstí) è il cuore pulsante della capitale ceca, un luogo ricco di storia e fascino che risale al Medioevo. Circondata da edifici storici dalle facciate colorate e da chiese imponenti, come la Chiesa di Nostra Signora di Týn, la piazza è famosa per la sua vibrante atmosfera e per essere il palcoscenico di eventi storici e culturali. Il gioiello della piazza è senza dubbio l’Orloj, l’orologio astronomico medievale situato sulla torre del Municipio. In funzione dal 1410, l’Orloj è una meraviglia ingegneristica che ogni ora attira folle di visitatori per assistere alla processione dei dodici apostoli e al suono della campana della morte. Con le sue intricate raffigurazioni del tempo, delle stagioni e delle fasi lunari, l’orologio astronomico è un simbolo di Praga e una testimonianza dell’ingegnosità dei suoi creatori medievali. Ogni palazzo ha una sua storia, una propria leggenda da approfondire.

11. Piazza San Venceslao

Piazza San Venceslao è uno dei luoghi più emblematici della città, nonché un importante centro culturale e commerciale. Personalmente non lo ritengo un luogo particolarmente attraente, e certe zone appaiono anche poco raccomandabili nelle ore serali; pertanto, faccio presente che potreste restarne delusi. Tuttavia, questa piazza è stata il teatro di numerosi eventi storici cruciali, tra cui le proteste durante la Primavera di Praga nel 1968 e l´immolazione di Jan Palach e le manifestazioni della Rivoluzione di Velluto nel 1989 che portarono alla caduta del regime comunista

Originariamente un mercato di cavalli nel Medioevo, oggi la piazza si estende per circa 750 metri ed è fiancheggiata da palazzi storici, negozi, ristoranti e hotel. Al centro della piazza si erge la statua equestre di San Venceslao, patrono della Boemia, che vigila maestosamente sul viale.

Negli anni è stata gradualmente pedonalizzata, e nella parte superiore, al di sotto del Museo Nazionale che sovrasta la piazza, riprenderanno a circolare i tram elettrici nei prossimi nel corso del 2025.

12. Passaggio Lucerna: il cuore liberty praghese.

Praga è famosa per i suoi passaggi coperti, e il Passaggio Lucerna è senza dubbio il più rappresentativo di tutti. Costruito all’inizio del XX secolo dal nonno di Václav Havel, il passaggio è un capolavoro di architettura Liberty, con i suoi ascensori a ciclo continuo, le vetrate colorate e le eleganti decorazioni.

Ma ciò che rende davvero unico il Passaggio Lucerna è la presenza della statua “Il cavallo al rovescio”, un’opera provocatoria dell’artista ceco David Černý, che rappresenta San Venceslao seduto su un cavallo capovolto. Questa scultura, che prende in giro la statua ufficiale di San Venceslao situata in Piazza Venceslao, è diventata un simbolo dell’irriverenza e dell’umorismo che caratterizzano la cultura praghese. Passeggiare per il Passaggio Lucerna è come fare un tuffo nel passato, ma con un tocco di modernità e di ironia che rendono l’esperienza ancora più interessante.

Quando la monarchia costituzionale verrá restaurata, secondo gli accordi contrattuali presi con l´arch. Černý, si potrá togliere questo cavallo a rovescio.

13. Il panorama di Praga visto da Letná

Se volete ammirare Praga in tutta la sua maestosità, non potete perdere la vista che si gode dalla collina di Letná. Situata sulla riva sinistra del fiume Moldava, questa collina offre uno dei panorami più spettacolari sulla città. Da qui, potrete vedere il Ponte Carlo, la Cattedrale di San Vito, il Castello di Praga e i tetti rossi della Città Vecchia, tutto in un solo colpo d’occhio. Il parco di Letná, con i suoi ampi viali alberati e le aree verdi, è il luogo ideale per una passeggiata rilassante. Vi consiglio di visitare Letná nel tardo pomeriggio, quando la luce del sole al tramonto tinge di rosso e oro i tetti della città, creando un’atmosfera magica. Se siete appassionati di fotografia, questo è il luogo perfetto per scattare immagini mozzafiato di Praga, che vi faranno rivivere il fascino della città ogni volta che le riguarderete.

Letná è sovrastata dal metronomo, dove un tempo sorgeva una enorme statua di Stalin che nei primi anni Sessanta fu demolita.

14. Picnic a Riegrovy Sady: un momento di relax tra i Praghesi

Per chi desidera vivere Praga come un locale e godersi un po’ di relax lontano dalle mete più turistiche, un picnic a Riegrovy Sady nella zona di Praga 2 Vinohrady è un’esperienza imperdibile. Questo parco, situato nel quartiere di Vinohrady, è uno dei luoghi preferiti dai praghesi per trascorrere i pomeriggi estivi. Riegrovy Sady offre ampi spazi verdi, alberi ombrosi e soprattutto una vista spettacolare sul Castello di Praga e sulla città sottostante. È il luogo ideale per stendere una coperta sull’erba, gustare qualche prelibatezza locale acquistata in uno dei mercati vicini, e rilassarsi osservando la vita della città che scorre lenta. Il parco è anche famoso per la sua birreria all’aperto, dove potrete gustare una birra ceca fresca in compagnia di amici, godendo dell’atmosfera rilassata e conviviale che caratterizza questo angolo di Praga. Un picnic a Riegrovy Sady vi farà sentire parte della vita quotidiana dei praghesi, offrendovi un’esperienza autentica e piacevole.

15. Vyšehrad: una passeggiata in un luogo storico.

Vyšehrad, situato su una collina a sud del centro di Praga, è uno dei luoghi più antichi e suggestivi della città. Questo sito, che secondo la leggenda fu la prima sede dei sovrani boemi, è oggi un’area ricca di storia e di bellezze naturali. Le antiche mura barocche, che offrono una vista spettacolare sulla città e sul fiume Moldava, sono il luogo ideale per una passeggiata tranquilla, lontano dalla folla. All’interno del complesso, potrete visitare la Basilica dei Santi Pietro e Paolo, con i suoi interni riccamente decorati, e il cimitero di Vyšehrad, dove sono sepolti molti dei più grandi artisti e scrittori cechi. Vi consiglio di dedicare un paio d’ore a questa visita, prendendovi il tempo per esplorare i sentieri che attraversano il parco e per ammirare i panorami che si aprono lungo le mura. Vyšehrad è un luogo dove la storia si intreccia con la natura, creando un’atmosfera unica che vi lascerà incantati.

Al parco di Vyšehrad ho dedicato un post specifico, nel quale accenno anche alle numerose leggende.

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Hockey su ghiaccio in Repubblica Ceca: dai trionfi della Cecoslovacchia ai giorni nostri

L’hockey su ghiaccio occupa un posto speciale nei cuori dei cechi. La passione per questo sport è iniziata molto tempo fa, durante l’era della Cecoslovacchia, e continua a brillare nella Repubblica Ceca di oggi.

Il palmarès è impressionante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Cecoslovacchia ha vinto la Coppa del Mondo nel 1947, 1949, 1972, 1976, 1977 e 1985. La Repubblica Ceca ha proseguito questa tradizione vincente, ottenendo sette ori nel 1996, 1999, 2000, 2001, 2005, 2010 e 2024. In numerose edizioni, i cechi hanno conquistato anche argenti e bronzi.

La vittoria più importante della storia dell’hockey ceco risale alle Olimpiadi invernali di Nagano del 1998. Infatti, i Mondiali si giocano ogni anno, solitamente nel mese di maggio, mentre le Olimpiadi Invernali si disputano solo ogni quattro anni.

Le regole in estrema sintesi

L’hockey su ghiaccio si gioca in tre periodi di 20 minuti ciascuno, per un totale di 60 minuti di tempo effettivo. Questo significa che il tempo si ferma durante le pause, garantendo che ogni secondo di gioco sia conteso. Tra un periodo e l’altro ci sono due intervalli di 15 minuti ciascuno, durante i quali le squadre possono riposarsi e riorganizzarsi.

La partita si svolge su una pista da hockey, con sei giocatori per squadra: un portiere e cinque giocatori di movimento, tutti dotati di pattini e bastoni da hockey. Le sostituzioni possono avvenire in qualsiasi momento, tranne in caso di “icing”, una particolare infrazione che interrompe il gioco. I cinque giocatori di movimento sono divisi in tre attaccanti (ala sinistra, centro e ala destra) e due difensori.

Le regole dell’hockey su ghiaccio sono rigorose e il rispetto per l’avversario è fondamentale. Al termine della partita, i giocatori delle due squadre si scambiano una stretta di mano, un gesto di sportività nonostante l’intensa competizione. Le penalità sono previste per gioco scorretto, falli e uso improprio del bastone. L’antisportività è particolarmente punita, per mantenere l’integrità del gioco.

Questo sport è noto per la sua velocità, dinamicità e, a volte, per la sua violenza. La bellezza di assistere a una partita di hockey risiede nel ritmo di gioco costantemente elevato. Durante le pause, l’attenzione del pubblico è mantenuta viva grazie a mascotte, cheerleader e giochi interattivi. Questi elementi contribuiscono a rendere l’hockey su ghiaccio uno sport molto popolare e affascinante da vedere.


Di seguito ripercorriamo alcuni momenti salienti della storia dell´hockey ceco con alcune curiosità storiche.

 Le origini e i primi trofei

La storia dell’hockey su ghiaccio in Cecoslovacchia inizia negli anni ’20 del XX secolo. La federazione di hockey su ghiaccio della Cecoslovacchia fu fondata nel 1908, ma fu solo dopo la Prima Guerra Mondiale che il paese iniziò a emergere come una potenza nel mondo dell’hockey. Tuttavia, il primo grande successo internazionale arrivò nel 1947, quando la Cecoslovacchia vinse il suo primo Campionato Mondiale di Hockey su Ghiaccio.

La ČSSR divenne campione del mondo nel 1949 a Stoccolma, ma l´anno successivo, a seguito di un boicotto del mondiale di Londra imposto dal partito, si svolse un processo politico volto a punire i giocatori che criticarono aspramente il regime per tale decisione.

In quella occasione, i dirigenti comunisti temettero che alcuni giocatori potessero emigrare e preferirono vietare questa trasferta adducendo ragioni diplomatiche (mancati accrediti ad alcuni giornalisti). I giocatori delusi e sorpresi da questa decisione, si spostarono successivamente in alcuni locali pubblici praghesi dove si lasciarono andare a severe critiche al regime, evidentemente anche sotto l´influenza di alcolici. Purtroppo, queste dichiarazioni e atteggiamenti vennero immediatamente giudicati come sovversivi.

Nel pieno della repressione comunista, il processo giudiziario si svolse nell’ostracismo generale nell´autunno del 1950. Sulla panchina degli imputati sedettero dodici giocatori di hockey, undici dei quali rappresentanti nazionali. Il processo si concluse con severe condanne per gli imputati e tutti i dodici imputati furono dichiarati colpevoli. Le condanne furono le seguenti: Bohumil Modrý (15 anni), Augustin Bubník (14 anni), Stanislav Konopásek (12 anni), Vladimír Kobranov (10 anni), Václav Roziňák (10 anni), Josef Jirka (6 anni), Zlatko Červený (3 anni), Mojmír Ujčík (3 anni), Jiří Macelis (2 anni), Přemysl Hainý (1 anno), Antonín Španinger (8 mesi), Josef Stock (8 mesi).

Gli anni d’oro dell’hockey su ghiaccio

Il periodo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta viene ricordato come l’età d’oro dell’hockey cecoslovacco.

Durante questo periodo, la squadra nazionale cecoslovacca vinse numerosi titoli mondiali. I trionfi più memorabili furono la vittoria ai Campionati Mondiali del 1972, 1976, 1977 e 1985, che consolidarono la reputazione della Cecoslovacchia come una delle migliori squadre di hockey su ghiaccio del mondo.

Uno dei momenti più iconici fu la vittoria ai Giochi Olimpici Invernali del 1968 a Grenoble, dove la Cecoslovacchia conquistò la medaglia d’argento, dietro solo all’Unione Sovietica. Questo successo non solo portò orgoglio nazionale, ma anche un’immensa popolarità al gioco dell’hockey su ghiaccio nel paese.

Nella primavera del 1969, i giocatori di hockey cecoslovacchi portarono a casa con orgoglio la medaglia di bronzo del Campionato mondiale. La nazione li accolse come se avessero vinto l’oro. I cecoslovacchi considerarono queste vittorie come una dolce vendetta dato che sconfissero per ben due volte l´Unione Sovietica.

Il totale dei punti assegnò la medaglia d’oro all’Unione Sovietica. Ma fu una vittoria amara. I cecoslovacchi vincitori della medaglia di bronzo tornarono a casa come se avessero vinto la guerra. Il 31 marzo furono accolti a Ruzyně da una folla infinita di tifosi, che festeggiavano soprattutto le due partite vittoriose contro i rappresentanti della potenza occupante. Significativi furono anche alcuni episodi di teppismo avvenuti a Praga, come la distruzione degli uffici della compagnia aerea sovietica Aeroflot.

La leadership dell’URSS non lasciò che tutto ciò andasse dimenticato. Inviò immediatamente a Praga il maresciallo Grechko, che minacciò di intervenire militarmente. La crisi politica culminò con la rimozione di Alexander Dubček da primo segretario del Partito Comunista ceco e la sostituzione dell’intero presidium. L’atmosfera della Primavera di Praga si esaurì e iniziò il periodo c.d. della normalizzazione, accompagnato da una nuova repressione dei diritti umani e delle libertà.

La transizione alla Repubblica Ceca dopo la rivoluzione di velluto

Dopo la divisione pacifica della Cecoslovacchia nel 1993, la Repubblica Ceca continuò a costruire sulla solida base lasciata dai suoi predecessori.

La squadra nazionale ceca non perse tempo nel farsi un nome sulla scena internazionale. Nel 1996, solo tre anni dopo la divisione dalla Slovacchia, la Repubblica Ceca vinse la Coppa del Mondo di Hockey, battendo squadre come il Canada e la Russia.

Il Miracolo di Nagano 1998

Uno dei capitoli più gloriosi della storia dell’hockey ceco è senza dubbio la vittoria alle Olimpiadi Invernali del 1998 a Nagano. La squadra, guidata dal leggendario portiere Dominik Hašek, superò squadre potenti come gli Stati Uniti e il Canada prima di battere la Russia in una finale memorabile. Questo trionfo olimpico è considerato uno dei più grandi successi sportivi nella storia della Repubblica Ceca.

Si trattò di una generazione d´oro, al punto che la Rep. Ceca dominò i mondiali del 1999,2000 e 2001. Oltre al già menzionato Hašek, un vero e proprio eroe nazionale che risale a quegli anni è sicuramente Jaromir Jágr, giocatore che ancora oggi è in attività e che ha conseguito record di presenze, assist e goals anche nella NHL americana.

 Successi recenti

La Repubblica Ceca ha continuato a essere una forza da non sottovalutare nei tornei internazionali. La vittoria ai Campionati Mondiali del 2010 è stata una testimonianza della continua qualità e dedizione che la squadra nazionale mette in ogni competizione.

Nel 2024 la Repubblica Ceca ha trionfato al mondiale svoltosi a Praga ed Ostrava, ritornando a festeggiare meritatamente in piazza della città vecchia a Praga. Si è trattata dell´edizione dei mondiali con la maggior presenza di spettatori (quasi 797 mila).

L’hockey su ghiaccio è più di un semplice sport nella Repubblica Ceca; è parte integrante della cultura e dell’identità nazionale. Dai primi trionfi della Cecoslovacchia agli incredibili successi moderni, la storia dell’hockey ceco è ricca di momenti di gloria e di passione. Con una tradizione così forte e una dedizione costante che inizia fin dalle scuole specializzate per bambini, possiamo essere certi che la Repubblica Ceca continuerà a mietere successi nel panorama internazionale dell’hockey su ghiaccio per molti anni a venire.

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Arte Turismo

Le farfalle di Černý: le sculture installate sul centro commerciale Máj di Praga

Praga si è arricchita di una opera d’arte grazie al celebre artista David Černý, conosciuto per le sue provocatorie e innovative sculture sparse per la città.

Le due sculture, rappresentanti farfalle con ali di aerei Spitfire di un colore vivido viola – blu, sono state recentemente installate sulle facciate del rinnovato centro commerciale Máj, situato tra le vie Národní e Spálená a Praga 1. Le ali di farfalla si muovono periodicamente in modo delicato, come l’elica delle fusoliere.

Il Significato delle sculture

Queste opere d’arte sono state commissionate dalla società immobiliare che ha curato la ristrutturazione dell’edificio in questione, e intendono principalmente rendere omaggio ai piloti cecoslovacchi che hanno combattuto nella Royal Air Force britannica durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche far riflettere del contrasto e del delicato equilibrio tra la guerra – simboleggiata dalle fusoliere degli aerei Spitfire – e la pace – rappresentata dalle ali di farfalla.

Questo progetto si inserisce nel contesto storico e culturale di Praga, specialmente per la sua posizione in Národní, un luogo significativo per le manifestazioni della Rivoluzione di Velluto del 1989 che ha segnato la fine del regime comunista in Cecoslovacchia.

È inoltre chiaro il richiamo alle vicende dei piloti cecoslovacchi che da veri eroi presero parte alla RAF per combattere le forze naziste, ma che al ritorno in patria, negli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, furono confinati nel dimenticatoio e mandati ai lavori forzati da parte dei comunisti saliti al potere. Diversi di loro furono costretti anche ad emigrare all’estero e solo dopo il 1989 ricevettero il giusto riconoscimento da parte dell’opinione pubblica.

La Ristrutturazione del Centro Commerciale Máj

Il centro commerciale Máj riapre ufficialmente il 24 giugno 2024, dopo una ristrutturazione durata alcuni anni. Questo edificio storico, originariamente aperto negli anni ’70, è stato modernizzato per offrire una vasta gamma di negozi, ristoranti e spazi per l’intrattenimento, distribuiti su undici piani e coprendo oltre 17.000 metri quadrati. La riapertura del Máj rappresenta non solo un’importante rinascita architettonica, ma anche un punto di riferimento culturale arricchito dall’arte di Černý.

Ricordiamo che a pochi metri si trova anche la famosa testa di Kafka a movimentazione meccanica, divenuta ormai una delle mete turistiche predilette.

Concludiamo segnalando che, come per ogni opera di Černý, ci siano aperti dibattiti sulla opportunità di tali sculture, essendo considerate da alcuni come troppo chic e provocanti.

Insomma, si tratta proprio di una classica scultura di David Černý da non perdere! É inoltre un’ opera a scadenza: entro un paio di anni, andranno smantellate… pertanto si consiglia di non tralasciare questo angolo praghese

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Storia Turismo

Il parco di Vyšehrad: un’oasi di storia, leggende e tranquillità a Praga

Praga è una città straordinaria e romantica, piena di vicoli nascosti, palazzi pomposi in stile liberty, monumenti gotici e neogotici, e chiese barocche sinuose… ma Praga ha anche splendidi parchi pubblici che si integrano perfettamente alla città, offrendo oasi di tranquillità, riflessione e freschezza. Il parco nazionale di Vyšehrad è sicuramente uno dei parchi più importanti della città.

Il parco di Vyšehrad

La storia di Vyšehrad è strettamente legata allo sviluppo delle città di Praga e alla storia della nazione ceca. La imponente roccia, che svetta sul fiume Moldava, ha attirato insediamenti fin dai tempi più antichi ed è diventata oggetto di molte leggende. Tuttavia, la prima prova certa dell’esistenza della fortezza di Vyšehrad risale alla metà del X secolo, quando qui furono coniati i denari del principe Boleslav II. Da allora Vyšehrad ha cambiato più volte funzione e aspetto. È stato un castello reale, per un breve periodo anche residenza del monarca. Divenne una città e poi una fortezza barocca, di cui ha conservato la forma fino ad oggi.

Ho un motivo personale per dedicare questo post a questo parco: una delle mie prime foto da bambino mi ritrae con i miei nonni nel verde di questi prati. Stiamo parlando dei primi anni Settanta, in un contesto che sembra lontanissimo nel tempo (e purtroppo lo è), ma che oggi mi sembra più vicino nella memoria passeggiando per questo parco.

L’areale di Vyšehrad, oltre ad essere uno splendido parco con viste panoramiche mozzafiato, è un monumento culturale di interesse nazionale dove si svolgono eventi, rappresentazioni teatrali, visite guidate e matrimoni. I praghesi di ogni età, specie nei fine settimana primaverili, adorano le passeggiate per questo parco.

Inoltre, è  facilmente raggiungibile attraverso la metropolitana linea C (rossa), dove è presente la fermata di Vyšehrad vicino al centro congressi di Praga 4 .

Il programma culturale di Vyšehrad è ben illustrato nelle pagine web dedicate all´indirizzo https://www.praha-vysehrad.cz/.

Le varie zone del parco

Il parco circonda la Basilica (minor) dei Santi Pietro e Paolo, situata nel centro del parco accanto al cimitero nazionale costruito a partire dal XIX secolo, dove sono sepolte oltre 600 celebrità ceche dei più svariati settori, tra cui Antonin Dvořák, Petr Erben, Milada Horáková, e Karel Hynek Mácha.

La neogotica Basilica di San Pietro e Paolo appare oggi interamente ristrutturata fu concepita nelle attuali fattezze nel corso del XIX secolo, ma da almeno un millennio questo luogo è stato adibito al culto religioso.

Non appena si entra nel parco, è visibile inoltre una splendida chiesta romanica intitolata a San Martino (Rotunda), dove ancora oggi vengono svolti riti ecclesiastici. Si tratta della chiesa più datata presente sul territorio di Praga costruita attorno al 1.100, sopravvissuta a vari eventi che ne hanno anche cambiato anche la destinazione d´uso.

L´areale ha al disotto un complicato sistema di passaggi sotterranei e aree adibite a magazzino in ceco „kasematy“) che complessivamente superano un chilometro di lunghezza. Furono creati per consentire gli spostamenti militari tra le varie zone limitrofe in tempi rapidi.

La sala sotterranea Gorlice è il più grande spazio di questo tipo presente nell´areale, con una superficie di 290 m2 e un’altezza di 12 metri. Fu costruita nel 1656-1678 come sistema di protezione. In caso di minaccia bellica, Gorlice doveva servire come punto di raccolta per le truppe, le munizioni e il deposito di cibo. Nel secolo scorso è servito come rifugio antiaereo oltre che deposito di patate e verdure. Oggi l’area è utilizzata come galleria e dagli anni ’90 ospita sei sculture barocche originali del Ponte Carlo.

Le leggende di Vyšehrad

Ci sono diversi racconti legati alla magia e all’esoterismo di questo luogo.

Čertuv sloup – la colonna del diavolo

La colonna del diavolo si trova in Karlachovy sady, nel giardino accanto alla chiesa principale, dal 1888.

I singoli pezzi sono lunghi da 160 a 240 cm.

Secondo la leggenda, la colonna fu portata qui a seguito di una scommessa fatta dal diavolo con un prete locale: sarebbe stato in grado di portare una colonna della cattedrale di San Pietro di Roma prima che il sacerdote finisse la messa. 

In realtà, la colonna del diavolo apparteneva alle colonne di sostegno della volta della chiesa originaria (oggi scomparsa) di San Pietro e Paolo a Vyšehrad. Nel 1503, tuttavia, accadde un fatto strano: la colonna si ruppe improvvisamente e crollò sul pavimento della chiesa abbattendo una volta. Fortunatamente, questo episodio avvenne in un momento in cui nessuno si trovava nella chiesa. Peraltro, a seguito di ulteriori analisi, si é scoperto che non si tratta dello stesso tipo di colonna, ma si tratterebbe di due colonne diverse. La pietra non sarebbe originaria della città di Praga, ma sarebbe originaria della cava di Krhanice, vicina a Kamenný Přívoz sul fiume Sazava, a circa 50 chilometri a Sud della capitale.

Libuše e il tesoro nascosto

La principessa Libuše – la storica regina che avrebbe dato origine alla dinastia dei Přemyslovci, i primi re boemi – avrebbe profetizzato proprio dalle alture di Vyšehrad la nascita e la fama di Praga „città, la cui gloria avrebbe toccato le stelle“.

Il fantasma della famosa principessa, sotto forma di una dama bianca, apparirebbe ancora nell´areale. Si dice che custodisca i suoi tesori nascosti nella roccia sottostante insieme a un grosso cane nero. I due a volte posano lo sguardo su Praga dall’alto delle mura di Vyšehrad per vedere lo stato di salute odierno della città.

I demoni di Vyšehrad

Si dice che un demone sia imprigionato nella montagna assieme a immense ricchezze in attesa che qualcuno trovi la maniera di spezzare la catena magica che lo tiene imprigionato. Sarebbe presente una caverna piena di immense ricchezze e tesori, in coincidenza della chiesa principale. Chiaramente questa leggenda potrebbe richiamare la sala Gorlice a cui ho acennato in precedenza, che effettivamente esiste.

I cavalieri

La leggenda del cavaliere Bruncvík racconta di un viaggio avventuroso per guadagnare un simbolo del suo coraggio e della sua virtù. Dopo molte peripezie, ottenne una spada magica da un leone che aveva aiutato. La leggenda narra che la spada fu nascosta nelle mura di Vyšehrad e che Bruncvík tornerà a reclamarla in un momento di grande bisogno per il regno boemo.

Infine, è presente nella memoria collettiva ceca il salto fatto dalle alte mura di Vyšehrad alla Moldava dal nobile cavaliere Horymir sul cavallo Šemik che lo portò alla salvezza dalla morte certa e dalle false accuse di tradimento. Per questo gesto eroico, Horymir fu graziato.

* * *

In conclusione, mi sento di suggerire di inserire la passeggiata per il parco di Vyšehrad sia per ritrovare un momento di tranquillità e riflessione, sia per uscire dai circuiti super tradizionali di percorsi praghesi oggi pieni di turisti. In ogni stagione questo posto è incantevole, ma i periodi primaverili e autunnali sono particolarmente consigliati.

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Storia

Otto Wichterle: l’inventore visionario

Otto Wichterle è stato un chimico, scienziato e inventore ceco di fama mondiale, nato nel 1913 a Prostějov e deceduto nel 1998 nella località di Stražisko.

Nei suoi ottantaquattro anni di vita ha vissuto la demolizione del suo lavoro da parte del regime comunista, ma anche vari momenti di gloria che lo fanno reputare come un genio visionario. Non si perse mai d’animo e affrontò ogni situazione che la vita gli presentò, restando una persona ottimista e creativa.

È noto per essere la persona che ha inventato le lenti a contatto morbide o la fibra denominata silon. Nel complesso ha registrato circa 150 brevetti.

È stato membro di molte società internazionali, titolare di numerosi premi stranieri, professore in molte università, autore o coautore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

Biografia

Wichterle proveniva da una famiglia di imprenditori e politici. Si laureò presso la Facoltà di Ingegneria Chimica e Tecnologica dell’Università Tecnica Ceca di Praga, dove lavorò come professore fino alla sua chiusura nel 1939.

Durante la Seconda Guerra Mondiale si recò a Zlín, dove lavorò nei laboratori di ricerca chimica della famosa azienda calzaturiera Bata. Questo scienziato ebbe mano libera nelle sue ricerche presso Bata e presto sviluppò un processo tecnologico per la produzione di fibre poliammidiche. Il nome silon fu scelto per questa invenzione perché esisteva già una fibra simile, chiamata nylon.

Appena terminata la guerra, Wichterle tornò a Praga, dove iniziò la ricerca di materiali adatti per le protesi oculari presso l’Università di Tecnologia Chimica.

Sviluppo di prototipi di lenti a contatto

All’epoca del professor Wichterle esistevano già delle lenti, ideate dall’oftalmologo tedesco Adolf Gaston Eugen Fick, ma erano fatte di vetro e di plastica dura e inflessibile. Tuttavia, i piani di Wichterle furono vanificati dalle purghe politiche comuniste, durante le quali lui e alcuni altri insegnanti di spicco furono espulsi dalla scuola e la ricerca sulle lenti intraoculari fu temporaneamente abbandonata.

Continuò quindi le sue ricerche presso la più liberale Accademia delle Scienze, dove divenne direttore del neonato Istituto di Chimica Molecolare. Nel 1961, a Natale, Wichterle condusse esperimenti cruciali per trasformare le lenti a contatto in gel in una forma adatta.

Assemblò il primo prototipo di macchina per la fusione di lenti a contatto in gel da un kit di metallo per bambini (stavebnice Merkur – del tutto simile al Meccano, ndr) e ne colò i primi quattro pezzi. Questa famosa “macchina per lenti” è ora esposta al Museo Nazionale della Tecnica di Praga.

Nonostante avesse brevettato le lenti a contatto, dovette iniziare diverse cause verso aziende straniere, specie americane, per la tutela del suo brevetto e le vinse tutte in modo definitivo.

Durante il periodo denominato della Primavera di Praga, Wichterle firmò il manifesto delle 2.000 parole (il documento letterario di protesta piú importante contro l’occupazione da parte dei paesi del Patto di Varsavia avvenuta nell’Agosto ’68) e, durante un discorso in Parlamento, criticò apertamente le azioni delle autorità al potere dopo l’occupazione del Paese da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

Nel 1970 fu quindi privato di tutte le cariche dirigenziali e destinato ad essere ostracizzato.

Dopo la Rivoluzione di Velluto dell’89, fu eletto presidente dell’Accademia Cecoslovacca delle scienze, carica che mantenne fino alla divisione della Cecoslovacchia nel 1993.

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cucina

Olomoucké Tvarůžky: un assaggio di tradizione e cultura Ceca

Ho deciso di dedicare questo post a questo particolare formaggio, dato che ho la sensazione che non sia dato un giusto risalto a questo prodotto che è estremamente naturale e sano. Si tratta certamente di uno degli emblemi culinari più distintivi della Moravia: un autentico gioiello della gastronomia ceca.

Per quanto mi riguarda, si tratta di una scoperta relativamente recente che sto imparando ad apprezzare. Certamente, ho ricordi di infanzia degli Olomoucke tvaruzky, ma il loro odore mi ha sempre fatto desistere, come probabilmente accade per ogni bambino.

Tuttavia, ricordo bene un campeggio fatto negli anni Ottanta, dove per l’ultima sera si decisero di sciogliere decine di Olomoucké Tvarůžky all’interno di un vaso di vetro accanto al focolare. Se potessi tornare indietro nel tempo, non mi farei certamente scappare questa prelibatezza con un bel boccale di birra fresca!


Questo formaggio tradizionale, noto per il suo sapore pungente e la sua consistenza unica, vanta una storia che risale a secoli fa, diventando non solo una specialità regionale, ma anche un orgoglio nazionale.

Gli Olomoucké Tvarůžky sono riconoscibili per il loro colore giallo paglierino e la loro superficie leggermente rugosa. La loro texture morbida e la caratteristica forma a piccoli dischi o barrette li rendono immediatamente riconoscibili. Tuttavia, è il sapore deciso e leggermente acre che realmente li distingue: un gusto che si sviluppa attraverso un processo di maturazione naturale senza l’uso di additivi chimici.

Gli ingredienti sono semplici: latte scremato, sale e caglio. Si tratta di formaggi di ricotta – la parola “tvaroh” in ceco significa ricotta. Il segreto della loro unicità risiede nella fermentazione e nella maturazione, che avvengono in ambienti naturali specifici della regione di Olomouc, contribuendo al profilo aromatico distintivo del formaggio.

Riconosciuti come prodotto a denominazione di origine protetta (DOP) dall’Unione Europea, gli Olomoucké Tvarůžky non sono solo un piacere per il palato, ma anche un patrimonio culturale che racconta la storia e le tradizioni della Moravia.

Questi formaggi sono legati storicamente alla famiglia Wessels originaria della cittadina di Loštice, nella provincia di Olomouc. Dal 1876 questa famiglia si dedicò alla loro produzione e soprattutto grazie ad Alois Wessels, nei primi decenni del XX secolo, ebbe inizio la più grande produzione industriale della zona. Ancora oggi, la famiglia detiene saldamente l´azienda che produce gli olomoucke tvaruzky in varie varianti nella storica località vicino ad Olomouc dove è presente anche un Museo e sono possibili dei tour guidati. I prodotti sono riconoscibili per la presenza del logo A.W.

Per chi visita Olomouc, o per gli amanti della gastronomia in cerca di sapori autentici e unici, gli Olomoucké Tvarůžky rappresentano una tappa obbligatoria nel viaggio culinario. Non solo offrono un assaggio della tradizione locale, ma sono anche una testimonianza dell’amore e della dedizione dei moravi per la loro cucina. Fortunatamente, i formaggi sono ampiamente distribuiti su tutto il territorio ceco, pertanto li potrete trovare in qualsiasi grande distribuzione presente sul territorio.

Il consiglio è di provarli, di non farsi spaventare dalle prime impressioni dell´olfatto e vedrete che resterete sorpresi imparando ad apprezzarli mano a mano.

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Storia

Nel cuore di Praga: l’ospedale psichiatrico di Bohnice

Nel quartiere di Praga 8 denominato Bohnice, trova posto l’ospedale psichiatrico principale della città. Non si tratta di un edificio unico, ma si compone di vari padiglioni autonomi sparsi in un giardino aperto al pubblico che si estende per oltre 300 ettari.

Questa struttura venne concepita ai primi del Novecento per rendere più efficaci le cure delle malattie psichiatriche in luoghi dedicati e con varie specializzazioni.

Un ospedale psichiatrico si concentra sul trattamento o sull’esame di individui che rappresentano un pericolo per sé stessi o per gli altri a causa della loro malattia mentale. Tuttavia, l’apertura di questo areale al pubblico, il fatto che si tratti di un vero e proprio giardino, dove sono presenti anche attività commerciali e per il tempo libero, ha lo scopo di consentire ai pazienti di restare parti di una vita normale e corrente, e uno stimolo al reinserimento nella vita sociale una volta guariti.  

Nel linguaggio popolare praghese, la parola “Bohnice” è usata come termine simbolico generale per indicare un manicomio o un istituto psichiatrico, a testimonianza che non tutti i pregiudizi sono superati.

Questo post si divide in due parti: una dedicata alla organizzazione attuale dell’areale, la seconda ne riassume la storia.

L’organizzazione e le attività dell’ospedale

L’ospedale dispone di numerosi dipartimenti, tra cui un centro di intervento per le situazioni di crisi. Il centro fornisce interventi per la gestione di urgenze e supporto psicologico. Offre inoltre un servizio di assistenza telefonica gratuito e attivo 24 ore su 24.

Per quanto riguarda i reparti ospedalieri, a titolo di esempio riportiamo il reparto pediatrico, la gerontopsichiatria e il reparto per il trattamento delle dipendenze (alcol, droga, gioco d’azzardo), i reparti psichiatrici per adolescenti e bambini.

Ogni padiglione ha un proprio programma ed una propria organizzazione.

Nei locali dell’ospedale sono presenti anche laboratori terapeutici, dove, ad esempio, si producono ceramiche, si intrecciano cesti, si fabbricano candele, si pesano libri e si lavora il legno. I pazienti ricoverati hanno anche la possibilità di partecipare alla musicoterapia e all’ippoterapia.

Cosa si trova nell´area ospedaliera di Bohnice?

Divadlo Za Plotem – Il teatro dietro il recinto

Il teatro è il centro culturale, sociale ed educativo dell’ospedale. Ospita concerti, spettacoli teatrali e cinematografici per i pazienti e i loro parenti e per il pubblico in generale. Tra le altre cose, affitta sale per vari corsi di formazione, seminari e balli.

V. Kolona – la caffetteria

V. Kolona è una caffetteria che offre comodi posti a sedere all’aperto o al chiuso con una tazza di caffè, altre bevande e snack. Il personale del bar è composto da persone con esperienza di malattie psicotiche e da pazienti dell’ospedale di Bohnice. La formazione al lavoro è stata concepita per aiutare le persone affette da malattie mentali a migliorare abilità quali l’organizzazione, la pianificazione del lavoro, la concentrazione e la comunicazione.

Periodicamente vengono esposte opere di artisti alle pareti di questa caffetteria che effettivamente ha una atmosfera unica.

I festival

Il festival Mezy Ploty (letteralmente „tra i recinti) e il festival multi-genere Babí Léto si svolgono ogni anno nell´areale e vedono una grande partecipazione pubblica e il supporto di numerosi sponsor.

La chiesa di San Venceslao

La chiesa si trova al centro dell’ospedale psichiatrico di Bohnice, di fronte all’ingresso principale. È opera dell’architetto Václav Roštlapil. Attualmente viene utilizzata per le funzioni domenicali cattoliche, evangeliche e hussite e il lunedì si tengono incontri sulla Bibbia.

Oltre che per scopi liturgici e terapeutici, la chiesa dell’ospedale viene utilizzata per eventi culturali.

Il parco

Il parco dell’ospedale, che si estende per 64 ettari, è visitabile gratuitamente. Gli alberi che circondano l’intera area hanno raggiunto dimensioni impressionanti. Tra questi troviamo tigli, castagni, aceri, abeti, oltre a molti rari alberi.

La fattoria

L’area dell’ospedale comprende anche un’ex fattoria, dove attualmente opera una fattoria socioterapeutica.

Il giardinaggio, ad esempio, fa parte del regime di trattamento delle dipendenze. In generale, i lavori di giardinaggio rappresentano un modo per tranquillizzare e curare alcune tipologie.

Sono noti, inoltre, gli effetti benefici della ippoterapia e la presenza di altri animali da cortile allieta la vita dei pazienti di questo areale.

Il cimitero storico e la lapide in memoria dei pazienti italiani

Il cimitero istituzionale si trova all’esterno dell’ospedale. Le sepolture sono cessate nel 1951 e il cimitero è stato trasferito al servizio funebre della città di Praga, che non lo ha utilizzato e lo ha lasciato in sostanziale abbandono.

Oggi ha una immagine piuttosto tetra, tuttavia, esistono delle pagine web dedicate che raccolgono la storia di questo posto a testimonianza del fatto che non cadrà nel dimenticatoio.

Nelle pagine web sono presenti anche alcune informazioni in italiano, in quanto nel cimitero si trova un monumento commemorativo di pazienti psichiatrici italiani evacuati a Bohnice dalla zona di Trento durante la Grande Guerra e venuti a mancare. Fu consacrato il 16 ottobre 1932 dall’arcivescovo di Praga, Karl Cardinal Kašpar, alla presenza dell’ambasciatore italiano. Consiste in due lapidi di marmo di Carrara incastonate nelle pareti all’ingresso della cappella del cimitero con un’iscrizione in italiano e in ceco.

Sotto la lapide furono collocate delle cassette di rame contenenti la terra del cimitero Trento, a ricordo del suolo della propria patria. Per la cronaca, i profughi italiani affetti da malattie psichiatriche trasporti dal Trentino a Praga furono 281.

La storia

L’inizio del XX secolo ha portato nuove condizioni economiche e sociali. Soprattutto il rapido sviluppo dell’industrializzazione e il conseguente aumento dei ritmi di vita e delle situazioni di stress sono stati responsabili dell’inasprimento delle condizioni di vita e sociali.

L’industrializzazione ha imposto un aumento del numero di letti psichiatrici, poiché le città in crescita e i sobborghi affollati presentavano condizioni di assistenza domiciliare per i familiari malati di mente ancora peggiori rispetto alle zone rurali.

Nel 1903, dopo aver constatato che la capacità di posti letto di altri istituti, soprattutto di quello di Praga, era costantemente superata, il comitato provinciale decise di costruire un istituto per malati mentali a Bohnice, vicino a Praga. A questo scopo, decise di acquistare la tenuta di Bohnice, compresi gli edifici, i campi e l’adiacente Čimický háje per la somma di 730.000 corone.

La fondazione viene fatta risalire al 1909. Si trattò di uno degli istituti più moderni e più grandi dell’Impero austro-ungarico, al pari di quello presente a Vienna.

L’architetto dell’ospedale fu Václav Roštlapil, un architetto ceco che lavorò principalmente a Praga per scopi scientifici, educativi e medici. L’estetica storicista fu scelta come stile perché esprimeva la visione del mondo rinascimentale e antropomorfa dell’epoca. A lui si devono, tra l’altro, la monumentale Accademia Straka e l’Accademia di Belle Arti di Praga.

Dal punto di vista organizzativo, l’istituto nascente entrò a far parte del sistema sanitario praghese in coordinamento con le altre strutte ospedaliere sul territorio ma mantenne una propria autonomia organizzativa data la specificità dei trattamenti.

Dei 303 ettari di terreno acquisiti, 64 ettari furono destinati all’istituto stesso e dal 1906 al 1912 vi furono costruiti inizialmente 28 padiglioni di cura.

Con l’occupazione dei Sudeti e l’occupazione nazista a partire dal 1938, si verificò un periodo di tempo in cui non solo l’assistenza ai malati cessò a livello di cura, ma anche l’istituto dovette autosostenersi economicamente per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

La fine della guerra e la liberazione nel 1945 portarono nuove speranze e anche una rinascita della psichiatria di Bohnice. Il personale si avvicinò con entusiasmo e le sue qualifiche vennero migliorate, vennero introdotti nuovi metodi di trattamento e vennero effettuati cambiamenti organizzativi.

Tuttavia, negli anni Cinquanta, per decisione della Presidenza del Governo cecoslovacco, l’ospedale venne designato alla chiusura e i suoi spazi vennero destinati ad essere riconvertiti a caserma militare per la difesa aerea.

Il piano prevedeva che i pazienti venissero trasferiti negli ospedali di appartenenza in base al loro domicilio. All’inizio del 1951 vennero attuate le risoluzioni del governo. Il ricovero dei pazienti fu interrotto e l’ospedale psichiatrico di Kosmonosy fu designato come bacino di utenza principale per la città di Praga. Tuttavia, si verificò un rapido sovraffollamento che portò alla revoca del provvedimento originario.

Alla fine, si decise di mantenere aperto l’areale di Bohnice con 1.000 posti letto sparsi in 17 padiglioni, ma accanto restava la struttura militare.

Il fatto che un’unità militare esistesse nei locali della struttura medica contravveniva a tutte le convenzioni internazionali.

Pertanto, nella seconda metà degli anni Cinquanta, nove padiglioni furono riadattati a scopi sanitari e ricostruiti. Il numero di letti e di unità mediche fu ampliato e il sistema sanitario di Praga fu riorganizzato. Da allora, l’areale ha ripreso a funzionare dedicato interamente alle cure dei pazienti

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Il teatro a Praga non è semplicemente un’arte

Praga è famosa per il suo patrimonio culturale ricco e un’atmosfera unica che attrae visitatori da tutto il mondo. Ma ciò che rende Praga veramente speciale non è solo la sua bellezza architettonica o le strade vivaci piene di storia; è anche il suo profondo legame con il teatro. Il teatro a Praga non è semplicemente un’arte; è una parte viva dell’anima della città, un ponte tra il passato e il presente che ci permette di intravedere la ricchezza della cultura ceca. Il ruolo del teatro ha anche una valenza sociale, non a caso le voci del dissidio al regime comunista si originavano in questi ambienti. Anche la famosa Rivoluzione di Velluto del 1989 ha visto l’affiancamento degli attori teatrali agli studenti fin dai primi momenti. Non a caso, il primo presidente democratico fu Václav Havel, di professione drammaturgo.

L’etimologia della parola “teatro ”  in ceco “divadlo” può essere tracciata fino alla radice proto-slava, che si riferisce all’atto di vedere o guardare. Questo termine è correlato al verbo ceco “dívat se”, che significa “guardare”.

Nell’antica lingua slava, il termine per indicare lo spettacolo o il teatro aveva connotazioni legate all’osservazione e alla visione. Con il tempo, questo concetto si è evoluto per includere non solo l’atto di vedere, ma anche il luogo in cui gli spettacoli venivano presentati al pubblico. Così, “divadlo” è venuto a designare non solo l’azione di assistere a uno spettacolo, ma anche il luogo fisico in cui si svolgono le rappresentazioni teatrali.

Il teatro ha radici profonde nella storia di Praga, essendo un elemento centrale della vita culturale cittadina per secoli. Dai tempi del Rinascimento, quando le rappresentazioni teatrali erano appannaggio delle corti reali, fino all’era moderna, il teatro a Praga ha continuato a evolversi, diventando uno specchio dei cambiamenti sociali, politici ed estetici che hanno attraversato la città e la nazione.

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La scena teatrale di Praga non solo arricchisce culturalmente la città, ma funge anche da importante veicolo di espressione linguistica e creativa. Attraverso il teatro, storie universali e questioni contemporanee trovano voce, permettendo agli spettatori di esplorare nuove prospettive e connessioni emotive.

Inoltre, i teatri di Praga giocano un ruolo cruciale nel sostenere il turismo e l’economia locale. Le stagioni teatrali attraenti portano nella città un flusso costante di visitatori, felici di immergersi nella sua offerta culturale unica. Allo stesso tempo, il teatro offre alla comunità locale uno spazio per il dialogo culturale e la riflessione, rafforzando il tessuto sociale di Praga.

I teatri praghesi piú importanti

Praga vanta una varietà di teatri storici e moderni che offrono un ampio spettro di esibizioni, dalla tradizionale opera e balletto, al dramma moderno e sperimentale. Ecco i tre più importanti:

Teatro Nazionale (Národní divadlo)
  • Storia: Icona culturale ceca, il Teatro Nazionale è un simbolo di identità nazionale e di orgoglio, inaugurato nel 1881.
  • Si ricorda che il teatro a fine Ottocento fu danneggiato da un rovinoso incendio ma prontamente il popolo volle ricostruire questo luogo alla base della identità nazionale ceca.
  • Spettacoli: È rinomato per le sue produzioni di opere, balletti e drammi di alta qualità.
  • Sito Web: narodni-divadlo.cz
  • Indirizzo: Národní 2, 110 00 Praha 1

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Teatro degli Stati (Stavovské divadlo)
  • Storia: Conosciuto per essere il teatro dove Mozart diresse la prima di “Don Giovanni” nel 1787, conserva un’atmosfera storica unica.
  • Spettacoli: Ospita una varietà di opere, balletti e pezzi teatrali classici.
  • Sito Web: estatestheatre.cz
  • Indirizzo: Železná, 110 00 Staré Město

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Opera di Stato di Praga (Státní opera Praha)
  • Storia: Aperta nel 1888 come Nuovo Teatro Tedesco, è un pezzo importante del patrimonio culturale di Praga.
  • Spettacoli: Famosa per le sue produzioni operistiche e concerti.
  • Sito Web: statniopera.cz
  • Indirizzo: Wilsonova 4, 110 00 Praha 1

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Visitare i teatri di Praga non è semplicemente passare una serata fuori; è un’immersione in un mondo di tradizione, innovazione e bellezza senza tempo. Ecco alcune ragioni per cui i teatri di Praga meritano un posto d’onore nel vostro itinerario:

Tradizione e Innovazione

I teatri di Praga sono testimoni viventi della storia culturale ceca, custodendo tradizioni secolari. Allo stesso tempo, sono all’avanguardia nell’esplorare nuove forme d’arte e performance sperimentali, offrendo una fusione unica di classico e contemporaneo.

Varietà di Spettacoli

Con un’offerta che spazia dalla classica opera e balletto a drammi moderni e teatro sperimentale, c’è sempre qualcosa che può catturare l’interesse di tutti. Che siate appassionati di storie classiche o in cerca di nuove esperienze artistiche, i teatri di Praga vi accoglieranno a braccia aperte.

Esperienza Culturale Autentica

Assistere a uno spettacolo in uno dei teatri storici di Praga offre un’opportunità unica di connettersi con l’essenza culturale della città. È un modo per vivere la storia e l’arte ceche in maniera autentica e memorabile.

Architettura Impressionante

Oltre agli spettacoli, l’architettura dei teatri di Praga è di per sé degna di ammirazione. Dall’opulento stile barocco al modernismo elegante, i teatri sono capolavori architettonici che raccontano la storia della città anche attraverso i loro muri.

Accoglienza Internazionale

Molti teatri offrono sottotitoli in inglese per le loro produzioni principali o programmi in lingua inglese, rendendo l’esperienza accessibile ai visitatori internazionali. Questa accoglienza rende facile per tutti godere della magia del teatro praghese.

Il teatro a Praga è più di una forma d’arte; è un pilastro della cultura e dell’identità della città, un ponte che collega il passato glorioso di Praga al suo presente vibrante e dinamico. Esplorare i teatri di Praga significa immergersi in un mondo di storie, emozioni e bellezza, offrendo un’esperienza culturale profonda e arricchente.

Personalmente adoro i teatri estivi, all’aperto. Sono splendidi gli spettacoli dedicati alle opere di Schakespeare nell´ambito del festival estivo denominato Shakespearovské slavnosti. Questo splendido festival si tiene anche nelle città di Brno e Ostrava.