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Nel cuore di Praga: l’ospedale psichiatrico di Bohnice

Nel quartiere di Praga 8 denominato Bohnice, trova posto l’ospedale psichiatrico principale della città. Non si tratta di un edificio unico, ma si compone di vari padiglioni autonomi sparsi in un giardino aperto al pubblico che si estende per oltre 300 ettari.

Questa struttura venne concepita ai primi del Novecento per rendere più efficaci le cure delle malattie psichiatriche in luoghi dedicati e con varie specializzazioni.

Un ospedale psichiatrico si concentra sul trattamento o sull’esame di individui che rappresentano un pericolo per sé stessi o per gli altri a causa della loro malattia mentale. Tuttavia, l’apertura di questo areale al pubblico, il fatto che si tratti di un vero e proprio giardino, dove sono presenti anche attività commerciali e per il tempo libero, ha lo scopo di consentire ai pazienti di restare parti di una vita normale e corrente, e uno stimolo al reinserimento nella vita sociale una volta guariti.  

Nel linguaggio popolare praghese, la parola “Bohnice” è usata come termine simbolico generale per indicare un manicomio o un istituto psichiatrico, a testimonianza che non tutti i pregiudizi sono superati.

Questo post si divide in due parti: una dedicata alla organizzazione attuale dell’areale, la seconda ne riassume la storia.

L’organizzazione e le attività dell’ospedale

L’ospedale dispone di numerosi dipartimenti, tra cui un centro di intervento per le situazioni di crisi. Il centro fornisce interventi per la gestione di urgenze e supporto psicologico. Offre inoltre un servizio di assistenza telefonica gratuito e attivo 24 ore su 24.

Per quanto riguarda i reparti ospedalieri, a titolo di esempio riportiamo il reparto pediatrico, la gerontopsichiatria e il reparto per il trattamento delle dipendenze (alcol, droga, gioco d’azzardo), i reparti psichiatrici per adolescenti e bambini.

Ogni padiglione ha un proprio programma ed una propria organizzazione.

Nei locali dell’ospedale sono presenti anche laboratori terapeutici, dove, ad esempio, si producono ceramiche, si intrecciano cesti, si fabbricano candele, si pesano libri e si lavora il legno. I pazienti ricoverati hanno anche la possibilità di partecipare alla musicoterapia e all’ippoterapia.

Cosa si trova nell´area ospedaliera di Bohnice?

Divadlo Za Plotem – Il teatro dietro il recinto

Il teatro è il centro culturale, sociale ed educativo dell’ospedale. Ospita concerti, spettacoli teatrali e cinematografici per i pazienti e i loro parenti e per il pubblico in generale. Tra le altre cose, affitta sale per vari corsi di formazione, seminari e balli.

V. Kolona – la caffetteria

V. Kolona è una caffetteria che offre comodi posti a sedere all’aperto o al chiuso con una tazza di caffè, altre bevande e snack. Il personale del bar è composto da persone con esperienza di malattie psicotiche e da pazienti dell’ospedale di Bohnice. La formazione al lavoro è stata concepita per aiutare le persone affette da malattie mentali a migliorare abilità quali l’organizzazione, la pianificazione del lavoro, la concentrazione e la comunicazione.

Periodicamente vengono esposte opere di artisti alle pareti di questa caffetteria che effettivamente ha una atmosfera unica.

I festival

Il festival Mezy Ploty (letteralmente „tra i recinti) e il festival multi-genere Babí Léto si svolgono ogni anno nell´areale e vedono una grande partecipazione pubblica e il supporto di numerosi sponsor.

La chiesa di San Venceslao

La chiesa si trova al centro dell’ospedale psichiatrico di Bohnice, di fronte all’ingresso principale. È opera dell’architetto Václav Roštlapil. Attualmente viene utilizzata per le funzioni domenicali cattoliche, evangeliche e hussite e il lunedì si tengono incontri sulla Bibbia.

Oltre che per scopi liturgici e terapeutici, la chiesa dell’ospedale viene utilizzata per eventi culturali.

Il parco

Il parco dell’ospedale, che si estende per 64 ettari, è visitabile gratuitamente. Gli alberi che circondano l’intera area hanno raggiunto dimensioni impressionanti. Tra questi troviamo tigli, castagni, aceri, abeti, oltre a molti rari alberi.

La fattoria

L’area dell’ospedale comprende anche un’ex fattoria, dove attualmente opera una fattoria socioterapeutica.

Il giardinaggio, ad esempio, fa parte del regime di trattamento delle dipendenze. In generale, i lavori di giardinaggio rappresentano un modo per tranquillizzare e curare alcune tipologie.

Sono noti, inoltre, gli effetti benefici della ippoterapia e la presenza di altri animali da cortile allieta la vita dei pazienti di questo areale.

Il cimitero storico e la lapide in memoria dei pazienti italiani

Il cimitero istituzionale si trova all’esterno dell’ospedale. Le sepolture sono cessate nel 1951 e il cimitero è stato trasferito al servizio funebre della città di Praga, che non lo ha utilizzato e lo ha lasciato in sostanziale abbandono.

Oggi ha una immagine piuttosto tetra, tuttavia, esistono delle pagine web dedicate che raccolgono la storia di questo posto a testimonianza del fatto che non cadrà nel dimenticatoio.

Nelle pagine web sono presenti anche alcune informazioni in italiano, in quanto nel cimitero si trova un monumento commemorativo di pazienti psichiatrici italiani evacuati a Bohnice dalla zona di Trento durante la Grande Guerra e venuti a mancare. Fu consacrato il 16 ottobre 1932 dall’arcivescovo di Praga, Karl Cardinal Kašpar, alla presenza dell’ambasciatore italiano. Consiste in due lapidi di marmo di Carrara incastonate nelle pareti all’ingresso della cappella del cimitero con un’iscrizione in italiano e in ceco.

Sotto la lapide furono collocate delle cassette di rame contenenti la terra del cimitero Trento, a ricordo del suolo della propria patria. Per la cronaca, i profughi italiani affetti da malattie psichiatriche trasporti dal Trentino a Praga furono 281.

La storia

L’inizio del XX secolo ha portato nuove condizioni economiche e sociali. Soprattutto il rapido sviluppo dell’industrializzazione e il conseguente aumento dei ritmi di vita e delle situazioni di stress sono stati responsabili dell’inasprimento delle condizioni di vita e sociali.

L’industrializzazione ha imposto un aumento del numero di letti psichiatrici, poiché le città in crescita e i sobborghi affollati presentavano condizioni di assistenza domiciliare per i familiari malati di mente ancora peggiori rispetto alle zone rurali.

Nel 1903, dopo aver constatato che la capacità di posti letto di altri istituti, soprattutto di quello di Praga, era costantemente superata, il comitato provinciale decise di costruire un istituto per malati mentali a Bohnice, vicino a Praga. A questo scopo, decise di acquistare la tenuta di Bohnice, compresi gli edifici, i campi e l’adiacente Čimický háje per la somma di 730.000 corone.

La fondazione viene fatta risalire al 1909. Si trattò di uno degli istituti più moderni e più grandi dell’Impero austro-ungarico, al pari di quello presente a Vienna.

L’architetto dell’ospedale fu Václav Roštlapil, un architetto ceco che lavorò principalmente a Praga per scopi scientifici, educativi e medici. L’estetica storicista fu scelta come stile perché esprimeva la visione del mondo rinascimentale e antropomorfa dell’epoca. A lui si devono, tra l’altro, la monumentale Accademia Straka e l’Accademia di Belle Arti di Praga.

Dal punto di vista organizzativo, l’istituto nascente entrò a far parte del sistema sanitario praghese in coordinamento con le altre strutte ospedaliere sul territorio ma mantenne una propria autonomia organizzativa data la specificità dei trattamenti.

Dei 303 ettari di terreno acquisiti, 64 ettari furono destinati all’istituto stesso e dal 1906 al 1912 vi furono costruiti inizialmente 28 padiglioni di cura.

Con l’occupazione dei Sudeti e l’occupazione nazista a partire dal 1938, si verificò un periodo di tempo in cui non solo l’assistenza ai malati cessò a livello di cura, ma anche l’istituto dovette autosostenersi economicamente per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

La fine della guerra e la liberazione nel 1945 portarono nuove speranze e anche una rinascita della psichiatria di Bohnice. Il personale si avvicinò con entusiasmo e le sue qualifiche vennero migliorate, vennero introdotti nuovi metodi di trattamento e vennero effettuati cambiamenti organizzativi.

Tuttavia, negli anni Cinquanta, per decisione della Presidenza del Governo cecoslovacco, l’ospedale venne designato alla chiusura e i suoi spazi vennero destinati ad essere riconvertiti a caserma militare per la difesa aerea.

Il piano prevedeva che i pazienti venissero trasferiti negli ospedali di appartenenza in base al loro domicilio. All’inizio del 1951 vennero attuate le risoluzioni del governo. Il ricovero dei pazienti fu interrotto e l’ospedale psichiatrico di Kosmonosy fu designato come bacino di utenza principale per la città di Praga. Tuttavia, si verificò un rapido sovraffollamento che portò alla revoca del provvedimento originario.

Alla fine, si decise di mantenere aperto l’areale di Bohnice con 1.000 posti letto sparsi in 17 padiglioni, ma accanto restava la struttura militare.

Il fatto che un’unità militare esistesse nei locali della struttura medica contravveniva a tutte le convenzioni internazionali.

Pertanto, nella seconda metà degli anni Cinquanta, nove padiglioni furono riadattati a scopi sanitari e ricostruiti. Il numero di letti e di unità mediche fu ampliato e il sistema sanitario di Praga fu riorganizzato. Da allora, l’areale ha ripreso a funzionare dedicato interamente alle cure dei pazienti

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Storia

Carlo IV: L’imperatore boemo, mecenate e filosofo del XIV secolo

In Repubblica Ceca, Carlo IV viene considerato dalla opinione pubblica il padre della patria e vince tutte le classifiche che periodicamente riportano i personaggi cechi ritenuti più importanti. Si tratta di un simbolo intoccabile, ammirato e certamente anche idealizzato.

Re della Boemia, poi successivamente Imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo IV ha lasciato la sua impronta indelebile nella storia boema, sia per la sua enorme intelligenza politica e culturale che gli ha permesso di raggiungere obbiettivi che varcano i confini di una singola regione, sia per l’ampia visione delle istituzioni realizzate e per la grandezza dei monumenti concepiti nel suo periodo di regno. È proprio negli anni della sua reggenza che Praga ha gettato le basi per divenire una delle più belle capitali del mondo.

Chi è Carlo IV – istruzione e ascesa al potere

Carlo IV. (nato a Praga il 14.5.1316 e deceduto sempre a Praga il 29.11.1378) apparteneva al casato dei Lussemburgo: figlio di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia deceduto in battaglia nel 1346, e della regina Elisabetta Premysl, figlia del re di Boemia, Polonia e Ungheria Venceslao III, ultimo della dinastia dei Premysl.

Educato in Francia, viene ricordato per la grande intelligenza e cultura, acquisita fin da bambino. Parlava correttamente cinque lingue e fu un grande viaggiatore. In effetti, a differenza di molti dei suoi contemporanei, Carlo IV viaggiò per tutta l’Europa. Questi viaggi non erano solo di natura diplomatica ma servivano anche per acquisire conoscenze, reliquie e ispirazione per il suo regno. La sua esperienza diretta con diverse culture e sistemi politici influenzò profondamente le sue politiche e la sua visione di governo.

Carlo IV è stato anche un abile diplomatico e stratega politico. La sua politica estera fu incentrata sulla stabilizzazione e l’espansione dell’influenza del Sacro Romano Impero e della Boemia. Stabilì alleanze attraverso una serie di matrimoni strategici per i suoi figli e per sé stesso, consolidando così il potere della sua dinastia in Europa.

Aveva un profondo interesse per l’astrologia e la numerologia, che influenzarono la scelta della data per la sua incoronazione come re di Boemia. Si dice che abbia scelto il giorno e l’ora specifici basandosi su calcoli astrologici per assicurarsi il maggior favore celeste possibile.

Carlo IV era inoltro noto per la sua devozione religiosa e per aver raccolto una notevole quantità di reliquie sacre. Inoltre, fece creare la Corona di San Venceslao, parte delle Insegne del Regno di Boemia, considerata uno dei tesori più preziosi del paese.

Si dice che la corona sia così sacra che solo i re di Boemia (e più tardi i presidenti cechi) avevano il diritto d’indossarla, e solo in occasioni particolarmente solenni. I tesori della corona sono conservati presso la cattedrale di San Vito, al castello di Praga, ma non sono accessibili e visitabili se non in occasioni straordinarie.

Contesto storico durante il regno di Carlo IV

Nel corso del XIV secolo si iniziarono a delineare i primi stati sovrani europei – per lo piú monarchici – che avrebbero dominato nei secoli successivi (Francia, Spagna, Inghilterra, Germania). L’Italia viceversa era divisa in signorie, Stato Pontificio e Regno di Napoli e Sicilia in un contesto piuttosto conflittuale e fatto di alleanze con ingerenze anche straniere. L’Euro

La Peste Nera, conosciuta anche come la Grande Pestilenza, fu un’epidemia devastante che colpì l’Europa nel XIV secolo, precisamente tra il 1347 e il 1351. È stata una delle malattie più letali nella storia umana e si stima che abbia ucciso tra i 75 e i 200 milioni di persone, cancellando circa un terzo della popolazione europea dell’epoca.

Le conseguenze della Peste Nera furono enormi, non solo in termini di perdite umane, ma anche per l’impatto sociale, economico e culturale sull’Europa medievale. La riduzione drastica della popolazione portò a carenze di manodopera, aumenti dei salari per i sopravvissuti, rivolte contadine e una profonda crisi delle strutture sociali ed economiche dell’epoca. Inoltre, la peste contribuì a un cambiamento nel panorama religioso e culturale, con un aumento della devozione e della ricerca di espiazioni per i peccati, vista da molti come causa della malattia.

Nei centri urbani si osservava il coprifuoco, che imponeva la chiusura di taverne e l’accesso alle città e strade con catene. I crimini notturni venivano puniti con maggiore severità rispetto a quelli diurni.

Durante il periodo di Carlo IV, la legge era specifica per ogni stato sociale. Solo i tribunali della Chiesa potevano giudicare gli ecclesiastici, esclusi dal giudizio dei tribunali laici eccetto che per le questioni legate ai beni. I nobili erano regolati dalle leggi locali e, in Boemia e Moravia, potevano essere giudicati esclusivamente nei tribunali locali. Per i cittadini delle città era in vigore una legislazione particolare. Le normative legali differivano da una città all’altra, ma generalmente seguivano o la legge di Norimberga o quella di Magdeburgo nel XIV secolo. Il re era considerato intoccabile dalla legge, non soggetto a giudizio. Carlo IV si vedeva come un monarca designato divinamente, con il potere di creare decreti e leggi grazie al suo status imperiale.

Carlo IV mecenate e promotore culturale

Carlo IV, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia, è celebrato come uno dei più grandi mecenati del Medioevo, il cui regno segnò un’epoca di straordinario sviluppo culturale e artistico. La sua passione per le arti, l’architettura e l’istruzione trasformò Praga in uno dei centri culturali più importanti d’Europa, attirando artisti, architetti, studiosi e pensatori da tutto il continente.

Inoltre, Carlo IV fu un sostenitore delle scienze e della letteratura, promuovendo la traduzione di importanti opere religiose e filosofiche e sostenendo la creazione di manoscritti illuminati, che contribuirono alla conservazione e alla diffusione della conoscenza in un’epoca dominata da conflitti e incertezze.

L’Università Carolina

Nel 1348, Carlo IV fondò l’Università Carolina di Praga, la prima università nell’Europa centrale e la più antica università ancora in funzionamento nella Repubblica Ceca. Questo atto non solo rafforzò il prestigio di Praga e della Boemia ma creò anche un importante centro di apprendimento e cultura che attirava studenti da tutta Europa.

Codex Carolina

la “Constitutio Criminalis Carolina”, nota anche come “Carolina”, che è un corpo di legge criminale dell’Impero tedesco promulgata nel 1532 sotto l’imperatore Carlo V. La Carolina è riconosciuta come il primo corpo di legge criminale comune per il Sacro Romano Impero e rappresentava un tentativo di unificare le diverse pratiche legali esistenti all’epoca. Includeva regolamenti su procedimenti legali, prove e pene, stabilendo un importante precedente per la codificazione del diritto penale in Europa.

La bolla d´oro del 1356

La Bolla d’Oro del 1356 fu emessa dall’Imperatore Carlo IV e rappresenta uno dei documenti costituzionali più importanti del Sacro Romano Impero. Aveva lo scopo di organizzare il sistema elettorale imperiale, stabilendo procedure precise per l’elezione del Re dei Romani, che sarebbe poi diventato l’Imperatore del Sacro Romano Impero, se coronato dal Papa. Questo documento codificava il numero e l’identità dei principi elettori, che includevano tre arcivescovi e quattro principi secolari, garantendo loro esclusivi privilegi e poteri. La Bolla d’Oro mirava a prevenire conflitti successori e stabilizzare il sistema politico dell’impero, consolidando il potere nelle mani delle famiglie principesche dominanti.

I contributi architettonici di un urbanista visionario

Il Ponte Carlo, uno dei simboli più riconoscibili di Praga, porta il suo nome. Questo ponte gotico fu commissionato da Carlo IV e la sua costruzione iniziò nel 1357 sotto la supervisione dell’architetto Petr Parléř. Si dice che Carlo IV abbia scelto personalmente la posizione e il design del ponte, basandosi anche qui su calcoli astrologici per determinarne l’inizio esatto della costruzione.

In generale Carlo IV trasformò Praga in una delle città più splendide del suo tempo. È considerato il “padre” della Nuova Città di Praga, che fondò nel 1348. Questa espansione significativa della città mostrava la sua visione urbanistica, anticipando un aumento della popolazione e la necessità di spazi per mercati, residenze e chiese.

L’imperatore si dedicò anche alla costruzione e al restauro di numerose chiese, monasteri e castelli, arricchendo la Boemia e i territori circostanti con capolavori dell’architettura gotica.

Carlo, insieme al padre Giovanni e al fratello Giovanni Enrico, posa la prima pietra della nuova cattedrale gotica di San Vito. Essa sorgerà sul sito della precedente basilica e di una rotonda ancora più antica. Dopo il costruttore Mattia d’Arras, la cattedrale viene costruita dal brillante architetto Petr Parléř, di soli ventitré anni. La cattedrale completa sarà terminata solo quasi 600 anni dopo, nel 1929.

Infine, come non menzionare il castello dedicato a Carlo IV: Karlštejn, a circa 20 km da Praga, meta turistica dei tempi moderni ambitissima. Carlo fondò il Castello di Karlštejn a partire dal 1348, dove dovevano essere conservati i gioielli della corona imperiale (in seguito anche ceca) e molte preziose reliquie che Carlo aveva raccolto nel corso della sua vita.

Il muro della fame

Il Muro della Fame, Hladová zeď in ceco, è un’antica fortificazione situata a Praga, la cui costruzione è tradizionalmente attribuita a Carlo IV, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia. Questo muro, eretto nella metà del XIV secolo, è avvolto da leggende e storie che riflettono la complessa storia sociale ed economica di Praga durante il regno di Carlo IV.

La costruzione del Muro della Fame iniziò nel 1360 o 1361, in un periodo di relativa pace, ma durante il quale la Boemia stava affrontando gravi problemi economici e carestie. Secondo la leggenda, Carlo IV ordinò la costruzione di questo muro per due motivi principali: rafforzare le difese della città e, contemporaneamente, fornire lavoro ai cittadini di Praga che stavano soffrendo la fame, da qui il nome “Muro della Fame”.

Il Muro della Fame era parte di un più ampio sistema difensivo intorno a Praga. Si estende per circa 4 chilometri, dal quartiere di Malá Strana fino alla collina di Petřín. Il suo scopo principale era difensivo, progettato per proteggere la città dagli attacchi esterni. Tuttavia, la sua costruzione servì anche come misura di soccorso economico, impiegando i cittadini poveri e disoccupati. La costruzione del muro è vista come un esempio precoce di “lavoro pubblico” destinato a mitigare le difficoltà economiche.

Carlo IV e l´Italia

Diversi luoghi italiani e in diversi periodi storici hanno visto il passaggio di Carlo IV.

il piccolo borgo toscano di Montecarlo, in Toscana, nei pressi di Lucca, ha una origine medioevale. Montecarlo deve la sua nascita proprio all´imperatore Carlo IV, che nel 1333 fortificò la rocca rendendola un presidio militare strategico durante le guerre del XIV secolo fra Lucca e Pisa, tanto da liberare Lucca dall’occupazione dei pisani.

Nel 1331, il giovane Carlo, quindicenne, venne inviato in Italia per difendere la signoria di Lussemburgo nell’Italia settentrionale. Poco dopo l’arrivo a Pavia, a Pasqua, si assiste a un tentativo di avvelenarlo. Carlo sfugge alla morte digiunando, ma parte del suo seguito perde la vita.

Nell’ottobre del 1332 il giovanissimo Carlo, alla testa di un esercito di almeno cinquemila soldati, vinse la sua prima battaglia a San Felice sul Panaro, vicino Modena, sconfiggendo una coalizione formata dagli Estensi, dagli Scaligeri e dai Gonzaga. La vittoria in quella battaglia avvenne nel giorno di Santa Caterina, santa alla quale Carlo rimase molto devoto per tutta la vita.

Nel 1355 Carlo riceve la corona lombarda a Milano in gennaio e, soprattutto, viene incoronato con la corona imperiale a Roma a Pasqua. La situazione in Italia è complicata: alla cerimonia d’incoronazione non partecipa il Papa, ma solo il cardinale Pierre de Colombiers. Sulla via del ritorno, Carlo sfugge nuovamente alla congiura di Pisa, salvandosi di notte dal palazzo in fiamme.

Le corrispondenze epistolari e gli incontri con Francesco Petrarca

Francesco Petrarca, poeta illustre del Trecento italiano, ebbe diversi scambi epistolari con Carlo IV e si incontrarono personalmente almeno tre volte nel corso di quasi un ventennio. Petrarca vedeva l´imperatore come una persona illuminata, che avrebbe potuto restaurare la grandezza romana.

In effetti, varie lettere di Petrarca a Carlo IV tra il 1351 e il 1365, contenevano l´esortazione all´imperatore a scendere in Italia per risolvere i problemi politici che avevano frammentato l´Italia. Lo stile di scrittura utilizzato era ricco di citazioni storiche e di lodi, seppure non mancassero anche critiche dirette alla scarsa azione dell´imperatore.

Nel 1356 Petrarca visitò Praga per oltre 20 giorni in missione per conto di Visconti. Fu accolto calorosamente dalla comunità e Carlo IV lo nominò conte palatino.

Tuttavia, le aspettative di Francesco Petrarca non si realizzarono e indubbiamente portarono una certa delusione nel sommo poeta che terminò le sue corrispondenze nel 1365. Probabilmente aveva idealizzato la figura del sovrano, che in realtà non aveva particolari intenzioni belligeranti nella penisola italiana ritenendola probabilmente poco interessante dal punto di vista strategico.

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A oltre sette secoli dalla nascita di Carlo IV, le gesta e i lasciti culturali dell’imperatore hanno creato un segno indelebile nella storia europea e soprattutto ceca. Colpisce la visione a lungo termine delle riforme e dei provvedimenti attuati, oltre al patrimonio architettonico ideato.

Carlo IV si può definire come un visionario, che a buona ragione è un esempio per tutte le generazioni passate, presenti e future.

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Arte Storia

Il memoriale di Terezin – un viaggio nel triste passato per non dimenticare

Non è semplice scrivere questo post sul memoriale di Terezin: oltre al dramma dell’Olocausto, al quale si deve per forza accennare, nella fortezza convertita a prigione e campo di lavoro fu ospite per circa tre mesi anche mio nonno.

Questo luogo viene seguito con dedizione per garantire la memoria delle orribili vicende che accaddero. Oggi viene visitato da migliaia di persone, sia straniere, che ceche in tutti i periodi dell´anno. Le pagine web dedicate sono al seguente indirizzo: https://www.pamatnik-terezin.cz/.

Nonostante le tragiche vicende, la storia di quanto accaduto a Terezín presenta anche dei messaggi di speranza per il futuro. La cultura trovò in effetti spazio per resistere all’orrore. Fu un tentativo per restare umani e una indicazione per le future generazioni.

Terezín – la cittadina fortezza

Terezín (in tedesco Theresienstadt) è una piccola cittadina situata nel Nord Ovest della Boemia. Rientra nel distretto della città di Litoměřice – regione di Ústí nad Labem – a circa 70 chilometri da Praga. La città si trova su entrambe le sponde del fiume Ohře, che la divide in Fortezza Piccola e Fortezza Principale. Il fiume poi sfocia nell’Elba a nord della città.

Questa località è conosciuta principalmente per il campo di concentramento creato dai Nazisti durante la II Guerra Mondiale.

Circa 150 000 prigionieri ebrei – uomini, donne e bambini – passarono per il ghetto di Terezín. Inizialmente furono alloggiati in caserme, ma dopo lo sfratto degli abitanti di Terezín a metà del 1942, furono alloggiati anche in case civili. A Terezín giunsero trasporti di ebrei non solo dal Protettorato (74.000), ma anche da Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e, alla fine della guerra, da Slovacchia e Ungheria. Circa 35.000 prigionieri morirono a causa dello stress, della fame e delle terribili condizioni abitative e sanitarie. Sessantatré trasporti con 87.000 prigionieri furono spediti dal ghetto di Terezín, la maggior parte dei quali diretti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau che si trova nel sud della Polonia.

La Fortezza piccola e la Fortezza grande

Terezín fu fondata come fortezza alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Giuseppe II e chiamata così in onore della madre Maria Teresa. Fin dall’inizio, la fortezza fu concepita come prigione e durante la costruzione furono costruite delle celle. Qui vennero imprigionati prigionieri militari e politici. Nel corso del tempo, la fortezza perse il suo scopo militare e di fatto servì solo come prigione e campo di lavoro.

La Fortezza piccola

Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte di Hitler tra il 1938 ed il 1939, i nazisti notarono i “vantaggi” della Fortezza Piccola e nel giugno 1940 vi stabilirono una prigione di polizia, dove in particolare la Gestapo inviava i suoi prigionieri.

Questi detenuti provenivano principalmente dalla Boemia e dalla Moravia, ma vi furono rinchiusi anche polacchi, slavi del sud, francesi, italiani, prigionieri di guerra inglesi e membri di altre nazioni.

Nell’agosto del 1940 mio nonno venne imprigionato per circa tre mesi, avendo cercato la fuga dalle fabbriche tedesche dove era stato deportato nel 1939. Dai documenti recuperati, venne trasferito dalla Gestapo di Litoměřice alla piccola Fortezza dove rimase per alcuni mesi, prima di essere destinato nuovamente deportato, questa volta nelle fabbriche della città di Vienna dove rimase fino alla fine del conflitto mondiale.

Le condizioni di vita dei prigionieri peggiorarono di anno in anno e furono costretti a svolgere un estenuante lavoro da schiavi. I cosiddetti commandos interni erano responsabili della manutenzione e del funzionamento della prigione, della coltivazione dei campi adiacenti e della costruzione di vari edifici.

La maggior parte dei prigionieri, tuttavia, lavorava fuori dalla fortezza in varie aziende della zona e partecipava alla produzione bellica e al lavoro per il Reich fino agli ultimi giorni di guerra.

A partire dal 1943, nella Fortezza piccola furono eseguite anche esecuzioni senza processo. In totale, più di 250 prigionieri furono fucilati in questa località.

La Fortezza piccola era una prigione di passaggio, da cui i prigionieri venivano inviati dopo un certo periodo di tempo per il processo o per i campi di concentramento. 2.600 prigionieri morirono qui a causa di fame, abusi e cure mediche e igieniche inadeguate.

La Fortezza grande

Durante le trattative per la creazione di un ghetto ebraico sul territorio del Protettorato, Terezín fu scelto come il più adatto a questo scopo. Il primo trasporto verso la Fortezza principale arrivò il 24 novembre 1941. Era composto da 342 giovani uomini, per lo più operai, artigiani e altri lavoratori professionisti. Questo gruppo fu designato AK I (commando interno). I trasporti arrivarono gradualmente, ogni volta con migliaia di persone, e vennero occupate le singole baracche. All’inizio i trasporti provenivano solo da Praga e Brno, ma nel gennaio 1942 cominciarono ad arrivare trasporti da tutto il Paese e dall’Europa. Questi trasporti divennero sempre più piccoli fino a fermarsi il 23 ottobre 1942. A metà del 1942, anche la popolazione civile fu sfrattata dalla città e i prigionieri occuparono tutti gli spazi disponibili. Fino a quel momento, i prigionieri non potevano lasciare le caserme, poi furono autorizzati a muoversi per la città.

I nazisti cercarono di dare al ghetto l’aspetto di una normale città. C’era un bar con caffè sostitutivo, ma solo su buoni, e alcuni negozi, ma di solito non c’era nulla da comprare. Il ghetto aveva il suo denaro, che veniva dato ai lavoratori come ricompensa, ma non potevano comprare nulla con esso. Per i bambini c’erano le altalene e le rotonde del parco, dove i bambini dovevano giocare obbligatoriamente quando arrivavano i visitatori stranieri.

Ma la vita “normale” qui era impensabile. La gente si accalcava nelle soffitte, nelle cantine, ecc. Il cibo era del tutto inadeguato e l’igiene assolutamente nulla. Chi poteva lavorare stava un po’ meglio. Era più facile per loro ottenere anche un piccolo sussidio, che ancora una volta aiutava a mantenere le forze per un po’. Chi era malato stava meglio in infermeria o in ospedale, dove i medici ebrei potevano esercitarsi. Il personale infermieristico aiutava giorno e notte. Grazie a questi lavoratori, venivano prestate cure speciali anche ai bambini.

Al momento della liberazione, nel maggio 1945, il campo contava 8.521 persone, tra cui circa 1.600 bambini sotto i 15 anni.

Campo di concentramento di Litoměřice e fabbriche sotterranee

Negli ultimi anni della guerra, quando l’industria tedesca delle armi era sempre più minacciata dai raid aerei alleati, i nazisti decisero di trasferire parte della produzione sottoterra. Anche a Litoměřice venne utilizzata l’ex miniera di calcare sotto la pianura di Bídnice.

Nella primavera del 1944 iniziarono a essere costruite fabbriche sotterranee con i nomi in codice Riccardo I e Riccardo II. Per la loro costruzione furono portati qui migliaia di prigionieri, soprattutto polacchi, slavi del sud, russi, francesi, belgi, italiani e di altre nazionalità. Nei pressi della fabbrica in costruzione fu allestito un campo di concentramento.

I prigionieri si occupavano di sbancare la superficie, scavare gallerie e preparare i capannoni della fabbrica. Individui appositamente selezionati furono poi coinvolti nella produzione di parti di motore per carri armati, veicoli militari pesanti e navi, insieme agli operai totali. Per diversi mesi, nella Fortezza Piccola lavorò anche un nutrito gruppo di prigionieri della Gestapo di Terezín.

Il trattamento disumano, la fame, il lavoro da schiavi nei sotterranei, dove si rischiavano crolli, e infine la diffusione dell’epidemia di tifo fecero sì che 4.500 dei 18.000 prigionieri deportati qui morissero in meno di un anno.

La propaganda Nazista del villaggio modello

I nazisti usarono Terezín per una famigerata campagna di propaganda. Nel 1944, permisero alla Croce Rossa di visitare il ghetto, che era stato trasformato in un “villaggio modello” per nascondere le reali condizioni di vita. Prima della visita, migliorarono le condizioni, ridussero la popolazione del campo e misero in scena eventi culturali per dare l’impressione di una comunità vivace.

Nonostante non fosse un campo di sterminio, le condizioni di vita erano estremamente dure, con sovraffollamento, malattie e scarsità di cibo. La fortezza, originariamente costruita per ospitare circa 7.000 soldati, in alcuni periodi conteneva oltre 50.000 prigionieri. Si stima che circa 33.000 persone siano morte a Terezín a causa delle dure condizioni, delle malattie e della fame.

Oltre alle malattie e alla violenza fisica, i prigionieri subivano anche delle violenze psicologiche. La costante paura delle deportazioni, la perdita di familiari e amici e la lotta quotidiana per la sopravvivenza avevano un impatto devastante sul benessere mentale dei detenuti.

Cultura come forma di resistenza

Nonostante le terribili condizioni, i prigionieri di Terezín mantennero un’attività culturale notevole. Ci furono concerti, conferenze, e lezioni, e gli artisti internati produssero disegni e poesie che documentavano la vita nel campo. Queste attività non solo fornivano una fuga psicologica, ma servivano anche come forma di resistenza spirituale e culturale contro l’oppressione nazista.

Uno degli episodi più noti è quello del compositore ceco Viktor Ullmann e del poeta e artista Petr Kien. Nonostante fossero prigionieri, continuarono a creare arte e musica. Ullmann compose diverse opere a Terezín, tra cui l’opera “L’Imperatore di Atlantide”, una satira contro Hitler.

Gli ebrei internati organizzarono un’orchestra che suonava regolarmente, dirigendo concerti nonostante le condizioni disperate. L’orchestra era composta da musicisti professionisti e dilettanti.

Ilse Weber, una scrittrice e poetessa ebraica internata a Terezín con la sua famiglia, scrisse poesie che descrivevano la vita nel campo. Le sue opere sono un commovente tributo alla speranza e alla sofferenza dei prigionieri. Tragicamente, Weber fu deportata ad Auschwitz nel 1944, dove morì insieme a uno dei suoi figli.

I disegni dei bambini di Terezín

Circa 15.000 bambini passarono attraverso Terezín. Solo poche centinaia sopravvissero alla guerra. Molte delle loro esperienze sono state documentate attraverso disegni e scritti che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.

Sotto la guida dell’insegnante e artista Friedl Dicker-Brandeis, i bambini crearono migliaia di disegni e dipinti. Questi lavori rivelano la vita quotidiana nel campo, ma anche le speranze e i sogni dei bambini. Molti di questi disegni sono stati conservati e sono oggi esposti come parte della memoriale di Terezín e presso la Sinagoga di Praga, nel quartiere ebraico.

In particolare, la collezione è la più grande raccolta al mondo di disegni di bambini del periodo della Shoah. Contiene un totale di 4.387 opere di bambini ebrei che hanno attraversato il ghetto di Terezín durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutti i disegni sono stati creati in un breve periodo di meno di due anni (1943-1944) durante i corsi di disegno organizzati da Friedl Dicker-Brandeis (1898-1944), una delle più importanti rappresentanti femminili dell’avanguardia tra le due guerre.

L’obiettivo di Friedl, non fu quello di crescere i bambini come artisti, ma di sviluppare la loro creatività e il loro intelletto emotivo e sociale.

Nell’autunno del 1944, Friedl e la maggior parte dei suoi alunni furono deportati verso est. Quasi tutti i bambini e la loro insegnante morirono nelle camere a gas di Auschwitz.

I quattromila e cinquecento disegni di bambini di Terezín, che la Friedl raccolse di ora in ora e conservò in due valigie che conservò prima della deportazione in uno degli orfanotrofi di Terezín, fanno parte delle collezioni del Museo ebraico di Praga dalla fine della guerra. Dal 1945 i disegni sono stati esposti in tutto il mondo, sono stati pubblicati molti libri su di essi e sono stati realizzati molti film, tra cui opere di animazione in cui i disegni sono protagonisti.

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Storia Turismo

Cristallo di Boemia: un capolavoro inscritto nell’UNESCO, tra eleganza e tradizione artistica

Il cristallo di Boemia è rinomato in tutto il mondo da molti secoli.

La tradizione artigianale presente in questa regione ha saputo affermarsi ovunque, creando una sorta di mito ed esclusività data dalla scala di produzione e dall’ampia gamma di prodotti, dal vetro da tavola cristallino, spesso tagliato, inciso e dipinto, ai gioielli, ai lampadari di cristallo giganti o al design originale di oggetti d’arte contemporanea.

Nel 2023 la produzione artigianale ceca è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

In effetti, la Repubblica Ceca occupa una posizione eccezionale nell’industria del vetro sotto diversi aspetti. A differenza di altri Paesi, la produzione locale vetraria comprende tecniche di lavorazione manuale come la soffiatura, la molatura, la pittura, l’avvolgimento di perle, la realizzazione di tubi, bastoncini per gioielli e altro ancora.

Per curiosità ho provato a ricercare su Google la differenza tra vetro e cristallo. La differenza sostanziale si può ricercare nella composizione chimica dei due materiali. Il vetro è composto prevalentemente da ossido di silicio, mentre il cristallo in aggiunta all’ossido di silicio presenta anche una percentuale minima del 24% di ossido di piombo. In ogni caso, si tratta di “parenti stretti”. Il cristallo si contraddistingue per una lucentezza e brillantezza più spiccata, appunto garantita dall’ossido di piombo.

Il vetro ceco e la Valle dei Cristalli

Il Museo del vetro e della bigiotteria di Jablonec nad Nisou e la Scuola secondaria di artigianato e servizi di Jablonec godono di una reputazione eccezionale. La scuola offre diversi corsi di lavorazione del vetro che non vengono impartiti in nessun altro luogo della Repubblica Ceca, e vi si insegnano anche i futuri creatori di gioielli in vetro e metallo, orafi e gioiellieri. Inoltre, nella regione di Liberec operano 160 aziende di vetro, gioielleria e bigiotteria, commercianti, studi, musei e scuole. La produzione di vetro, con un’alta percentuale di vetro fatto a mano, dà lavoro a migliaia di persone e il progetto della Valle dei Cristalli è propagato anche per turisti e visitatori.

Ulteriori informazioni sono accessibili direttamente al bellissimo sito della valle dei cristalli presente a questo link: https://crystalvalley.cz

I trofei per i concorsi nazionali e internazionali nascono nelle vetrerie ceche e i lampadari, le brocche e le sculture prodotti in vetro compaiono nei film di Hollywood.

Il vetro ceco, la fama mondiale e le collaborazioni internazionali

Gli artisti professionisti hanno iniziato a collaborare con le aziende vetrarie europee e ceche già nella seconda metà del XIX secolo. Tuttavia, una nuova dimensione dell’arte vetraria è stata introdotta a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando è nata la produzione del vetro libera espressione artistica. Le tradizioni del design del vetro ceco, associate ai nomi di Jan Kotěra, Josef Hoffmann, Ludvika Smrčková, Alois Metelák, Ladislav Sutnar e Adolf Loos, sono state portate avanti con successo da decine di artisti del vetro.

Lo sviluppo del vetro da studio e del design ceco è sostenuto anche dai simposi sul vetro e dall’educazione al vetro, che non ha eguali al mondo.

Tra i nomi più rinomati è da citare sicuramente Bořek Šípek, architetto, designer e visionario, purtroppo deceduto nel 2016. Bořek Šípek ha concepito il premio Thalia, il prestigioso premio per gli artisti teatrali che viene assegnato su base annua.

Le aziende ceche, alcune segnalazioni

Senza la pretesa di voler essere esaustivi, segnaliamo alcuni nomi di aziende affermate e di fama internazionale che vengono dalla Repubblica Ceca:

Moser – azienda di Karlový Vary nata nel 1857, specializzata nella lavorazione del cristallo di altissima qualità. Ha un punto vendita anche nella via Na Příkopě in Praga 1 da almeno cinquanta anni. A Karlový Vary é presente il museo Moser.

Preciosa – azienda di Jablonec nad Nisou e Liberec, affermata in tutto il mondo, ha uno spettacolare flag ship store principale in Praga 1, Rytířská 29

Crystalex – azienda di Nový Bor, attiva da oltre 50 anni.

La vetreria Rückl di Nížbor che fornisce anche il premio Český lev (Leone ceco) destinato alla produzione cinematografica ceca su base annuale fin dal 1993 (https://www.ruckl.com/cs/cms/2/cesky-lev).

Rautis: La produzione di perle di vetro soffiato e di decorazioni natalizie con perline ha una lunga tradizione nella zona di Poniklá, sui monti Krakonoše. L’artigianato della perlatura si è conservato qui come l’ultimo posto al mondo e viene ancora tramandato nelle famiglie di generazione in generazione. La prima azienda produttrice di perle fu fondata a Poniklá già nel 1902.

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cucina Storia

Magia del Natale in Repubblica Ceca: Tradizioni Uniche che Incantano

Il Natale in Repubblica Ceca ha degli aspetti tradizionali che lo rendono magico, specie per i bambini.

I miei ricordi risalgono anche al periodo natalizio vissuto prima della rivoluzione di velluto del 1989. Questa magica atmosfera, pur evolvendosi, ha mantenuto una sua tradizione che fortunatamente è solo in parte condizionata dal consumismo sfrenato, nonostante il massiccio bombardamento offerto dai media come in ogni paese occidentale.

L´albero di Natale in piazza della cittá vecchia a Praga (Natale 2023)

In generale, si ritiene che le origini del Natale siano prima di tutto pagane, legate alla celebrazione del solstizio d’inverno. Gli antichi slavi celebravano il ritorno della luce e la fine dei giorni più bui dell´anno. Successivamente, su queste tradizioni, si sono inseriti i valori portati dal Cristianesimo. La nascita di Gesù divenne il fulcro della stagione natalizia

Ježíšek (Gesù Bambino)

A differenza di molte culture occidentali che hanno Babbo Natale o Santa Claus, in Repubblica Ceca è Ježíšek che porta i regali.

Ježíšek è immaginato come un bambino angelico che distribuisce i doni, mantenendo un’atmosfera di magia e meraviglia intorno alla tradizione natalizia. Nelle settimane antecedenti il Natale, tutti i bambini hanno scritto la letterina indicando i regali attesi ed auspicati.

Nei miei ricordi di bambino, sentivo anche parlare anche di Děda Mráz (nonno ghiaccio)del tutto simile al Babbo Natale che conosciamo. In effetti Dědá Mráz venne inserito negli anni Cinquanta dal regime comunista, ereditando questa figura dalla tradizione sovietica. Tuttavia, questo tentativo non ebbe successo. Un aneddoto simpatico: nel 1952, l´allora Presidente della Cecoslovacchia socialista Zápotocký, si prese la briga di spiegare che Gesù era cresciuto, gli era venuta la barba ed era diventato Děda Mráz.

Ogni regione, ogni provincia e anche ogni famiglia ha delle proprie tradizioni che rendono il Natale unico. Sono rituali che vengono dal passato, condizionati anche dai paesi vicini e dalle situazioni contingenti. Siamo tuttavia in grado d’identificare dei tratti comuni peculiari di questa regione.

La vigilia di Natale

Questo giorno festivo è tradizionalmente trascorso in famiglia. Si decora l´albero, si predispone la cena, si finisce d’impacchettare i regali.

Il pranzo viene saltato, oppure viene fatto in forma leggera con una zuppa tradizionale (tipo la bramboračka, o una zuppa di funghi). Nell’immaginario collettivo viene citata spesso la leggenda di “zlaté prasátko”: secondo una antica leggenda, se viene mantenuto il digiuno, si avrà la possibilità di vedere il maialino d´oro

La televisione trasmette i film delle favole popolari, sia ceche, che straniere. Lo sport preferito del giorno è restare a letto o sul divano, osservando la televisione con i numerosi film e favole, guardando le luci dell´albero di Natale e delle candele che spesso vengono accese per creare l´atmosfera.

Non possono mancare le canzoni natalizie tradizionali e moderne. Si tratta delle vánoční koledy che i bambini imparano fin da piccolini.

L´albero di Natale è tradizionalmente l´abete, ma non mancano anche altre tipologie. Negli anni recenti si sono diffuse anche le versioni sintetiche. La tradizione in Repubblica Ceca risale a secoli fa, con influenze sia da tradizioni germaniche che slave. Inizialmente, gli alberi venivano decorati con mele e noci, simboleggianti abbondanza e fertilità. Tipiche erano anche le decorazioni di paglia. Le candele sono ormai oggi interamente sostituite dai led. Risalgono al periodo comunista le decorazioni in cioccolata con caramelle di svariati tipi. Ancora oggi sono venduti in abbondanza nei supermercati. Non mancano le palline di Natale, in plastica e vetro (alcune veramente belle e artigianali) e le stelline. Da piccolo mettevo anche le „prskavky“ sull´albero, ossia dei bastoncini che venivano accesi con la fiamma, emettendo poi delle scintille molto suggestive.

La cena di Natale è il momento centrale della vigilia che precede l´arrivo di Gesù Bambino.

Un rito onnipresente in tutte le famiglie è il taglio della mela che precede o conclude la cena della vigilia: la mela prescelta viene tagliata di traverso. Se nella mela si trova un torsolo a forma di stella, allora si può sperare nella salute e felicità per l’anno a venire. Se si trova un torsolo a forma di croce, si preannuncia l’arrivo della malattia della morte. Se la mela è con un ospite inatteso, tipo un vermicello, secondo la tradizione, vi aspetta la malattia.

Ci sono tante altre tradizioni, più o meno rispettate dalle famiglie. Alcune sono davvero carine, come le barchette fatte di noci riempite di candele (ogni membro della famiglia sceglie la propria barca, e il modo in cui galleggia può fornire risposte sul futuro prossimo) o il versamento di piombo fuso nell’acqua (sempre con la speranza di interpretare il futuro), che potrebbe anche avere origini celtiche.

Sul sontuoso tavolo natalizio, non possono mancare i křížaly (spicchi o fette di mela essiccata) e le frutte secche che ricordano le tradizioni del passato.

Una ulteriore tradizione diffusa è quella di lasciare un posto a tavola libero, pronto per essere occupato, dovesse presentarsi un ospite oppure per ricordare i familiari che non ci sono più.

Si ritiene che il festeggiamento del Natale nel giorno della vigilia venga dal passato: la giornata terminava con il tramonto del sole, pertanto, era lecito iniziare a festeggiare il Natale dalla cena.

Dopo la cena, si attende il tintinnare di un campanellino che segnala l´arrivo dei doni. Gesù bambino consegna i regali. Purtroppo non si è fatto vedere nemmeno questo anno. Eppure tutti i bambini guardano dalla finestra e cercano la sagoma tra le tante luci della notte. Inizia la tradizionale distribuzione dei regali, che coinvolge tutta la famiglia e rende questi momenti magici e indimenticabili.

Per i credenti, la messa di mezzanotte ha poi un significato religioso importante ricordando la nascita di Cristo. Ritrovarsi davanti alla Chiesa con familiari e amici, rende questa festa unica.

Vánoční cukroví (i dolcetti di Natale)

I vánoční cukroví (i dolcetti di Natale) sono l´orgoglio di ogni massaia. Il mese di dicembre si dedica a creare vari tipi di dolci nel rispetto delle tradizioni familiari, con ore dedicate a fare queste prelibatezze. Spesso si lavora anche di notte, oppure si cercano di coinvolgere i bambini nell´addobbare i dolcetti in modo impeccabile. L´abitudine più diffusa è lo scambio di questi dolcetti tra parenti e amici, con successive disquisizioni in famiglia su chi li faccia più buoni, più tradizionali, più belli esteticamente. Naturalmente i propri sono sempre i migliori.

Un ulteriore dolce natalizio molto diffuso è la Vánočka che avrebbe origini addirittura medioevali. Si tratta di un impasto dolce morbido, che viene intrecciato e poi le trecce vengono sovrapposte. Sopra la vánočka, abitualmente vengono messe le mandorle da tostare al forno durante la cottura. L´impasto contiene l´uvetta sultanina, e oltre alla farina zucchero e uova si usa inserire anche un poco di scorza di limone. La vánočka è soggetta a lievitazione, e talvolta viene mangiata con uno strato di burro che la rende più gradevole al palato e meno pastosa. Anche in questo caso, ogni famiglia ha la sua ricetta tradizionale. Personalmente ho avuto la fortuna di avere un nonno che aveva studiato da fornaio e pasticciere. La sua vánočka è inimitabile, e nel rientro in Italia dopo le vacanze natalizie passate in Cecoslovacchia, era un dono che portavamo a tutti i familiari italiani.

La carpa

La carpa è il piatto della vigilia per eccellenza. Per noi italiani si tratta di un fatto del tutto incomprensibile, dato che si tratta di un pesce d´acqua dolce, che vive nei fondali (dunque con un sapore piuttosto fangoso) e per giunta pieno di lische.

Ho provato a fare delle ricerche, e questa tradizione ha probabilmente delle radici storiche connesse al digiuno Cristiano, dove alla vigilia di Natale il pesce era un alimento consentito, e delle radici territoriali: la Cechia è ricca di fiumi e laghi e le carpe sono pesci molto diffusi capaci di resistere senza problemi nell´acqua fredda. La scelta di questo pesce è stata naturale e legata alla facile accessibilità sul mercato. Il posto più conosciuto per gli allevamenti di carpe è la cittadina di Třeboň, nel sud della Boemia. Sta di fatto, che può capitare ancora oggi, in certe famiglie, che la carpa venga acquistata qualche giorno prima e collocata nella vasca di casa per consentire uno „spurgo“ della fangosità in acqua dolce pulita.

Quale giorno prima di Natale, per le strade delle città ceche si vedono enormi vasche, con i commercianti che pernottano nell´automobile davanti a queste vasche e si dedicano alla preparazione del pesce dalla mattina alla sera (se il cliente lo richiede, il pesce viene ucciso seduta stante, ripulito e porzionato in pochi minuti). Questo rito talvolta barbarico persiste in Cechia, ma mi risulta sia stato vietato in Slovacchia.

La carpa porta tradizionalmente fortuna e e prosperità. È comune che le famiglie conservino le squame della carpa come portafortuna per l’anno nuovo nel portafoglio, oppure vengano messe sotto al piatto.

La carpa viene cucinata in svariati modi. Anzitutto, dalle parti interne e intestinali, può essere fatta una rybí polévka. Si tratta del tradizionale brodo di pesce che si propone come apertura dopo gli antipasti.

La carpa viene anche porzionata e proposta fritta. Si tratta della preparazione probabilmente più apprezzata e spesso è accompagnata dalla insalata di patate, con verdure, sottaceti e maionese. È il piatto principale della vigilia.

Come accennato, le lische sono molte e inoltre anche piuttosto grandi. Inghiottire una lisca di carpa non è affatto piacevole e alla vigilia di Natale i pronti soccorso sono presi letteralmente di assalto.

Risiedendo da molti anni in Repubblica Ceca, ho combattuto e combatto una battaglia contro la carpa. Devo dire che per fortuna non è stata una battaglia invana. Mi viene cotto un pesce di mare a parte, mentre i parenti locali seguono la tradizione. Con gli anni, anche i parenti si stanno gradualmente spostando su un pesce di mare.

Avendo accennato all’insalata di patate (detta talvolta anche insalata russa), aggiungo che ovviamente ogni famiglia ha una propria ricetta (migliore delle altre). Il quantitativo che viene prodotto, di solito supera abbondantemente le necessità di una famiglia media per vari giorni e pertanto questo piatto di accompagnamento viene riproposto nei giorni successivi al Natale nei più svariati modi divenendo quasi un incubo.

Come per i dolcetti natalizi, anche l’insalata di patate diviene merce di scambio tra parenti e amici

Film di Natale

I film legati alle favole locali sono un vero e proprio mito riproposto ogni anno dai vari canali televisivi. Si potrebbe dedicare un articolo intero a questa tematica.

Accenno a tre film veramente famosi:

  • “S tebou mě baví svět” (con te mi godo il mondo), commedia esilerante del 1982
  • “Tři oříšky pro Popelku” (tre noci per Cenerentola), film del 1973.
  • “S čerti nejsou žerty” (i diavoli non sono da prendere alla leggera), film del 1985.

Nella programmazione natalizia è sempre presente il film russo con la favola di „Mrazík“, del 1984, entrato a far parte della cultura popolare ceca. Nella programmazione non mancano ovviamente nemmeno i film americani, del tipo “Mamma ho perso l’aereo”, “La Vita è Meravigliosa”, e similari.

Tuttavia, Il film ceco più visto e amato con tema natalizio è certamente “Pelíšky”. Film capolavoro del 1999, nel quale si svolgono delle vicende familiari ambientate alla fine degli anni Sessanta, in occasione della invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia. L´umorismo e la amara malinconia si intrecciano al dramma inaspettato della occupazione che avrebbe cambiato il futuro di tutti.

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Storia Turismo

Praga e il suo BRUTALISMO

Il Brutalismo ceco è un movimento architettonico che ha avuto un impatto significativo sulla scena urbana del paese durante il XX secolo, indicativamente dal 1945 al 1989.

Caratterizzato dall’uso audace del cemento e da un design funzionale, il Brutalismo ha suscitato controversie ma ha anche contribuito a plasmare l’identità architettonica della Repubblica Ceca.

Il movimento ha avuto origine nel dopoguerra, quando la necessità di una rapida ricostruzione ha influenzato gli architetti a utilizzare materiali economici come il cemento armato, lamine in acciaio e vetro. In un periodo segnato dalla Guerra Fredda e dalla divisione politica, il Brutalismo ha assunto un ruolo simbolico nella rappresentazione di un’architettura moderna e funzionale.

Una caratteristica chiave del Brutalismo ceco è l’uso evidente del cemento, spesso a vista. Gli architetti hanno abbracciato questo materiale per la sua durabilità e il suo carattere rustico, sfidando gli standard estetici convenzionali.

Gli edifici brutalisti cechi spesso presentano forme geometriche audaci e irregolari, in un approccio noto come “brutalismo morfologico”. Questo stile conferisce agli edifici un’identità unica, esprimendo la loro funzione e rompendo con le tradizioni architettoniche precedenti.

Il Brutalismo ceco non è stato immune dalle critiche. Alcuni lo vedono come un simbolo di un’epoca grigia e austera, mentre altri lo elogiano per la sua audacia e originalità. La polarizzazione tra sostenitori e detrattori ha alimentato il dibattito sull’eredità di questo movimento.

Sebbene molti edifici brutalisti siano stati oggetto di demolizione nel corso degli anni, alcuni vengono ancora preservati come patrimonio culturale. La riscoperta di questi edifici è in corso, con molte persone che apprezzano ora il Brutalismo ceco per la sua unicità e il suo contributo all’architettura moderna.

Vediamo di seguito alcuni edifici “Brutalisti” per eccellenza, lungi dal poter essere del tutto esaustivi.

Hotel International, Praga 6

Progettato dall’architetto František Ježek e costruito tra il 1974 e il 1981, l’Hotel International è uno degli esempi più iconici di brutalismo a Praga. La sua imponente struttura a “Y” e la facciata di cemento a vista sono diventate caratteristiche distintive della skyline della città. L’hotel ha ospitato numerosi personaggi famosi e funzionari di governo durante il periodo comunista, gradualmente ha perso importanza divenendo obsoleto e meta da parte di gruppi turistici.

Si caratterizza per una enorme stella a capeggiare l’edificio centrale. L’hotel ha un marchingegno che permette di spostare la stella verso il basso per poterla pulire secondo necessità.

Palazzo Žižkov Television Tower

Costruita tra il 1985 e il 1992, la Torre della Televisione di Žižkov è un esempio di brutalismo tardivo. Progettata dagli architetti Václav Aulický e Jiří Kozák, la torre è alta 216 metri ed è caratterizzata da protuberanze in acciaio e una struttura geometrica. La sua funzione originale era quella di migliorare la trasmissione televisiva, ma è diventata anche una piattaforma panoramica e ospita un ristorante ed una stanza ad uso hotel esclusiva. Da oltre venti anni sulla torre sono visibili i bambini (miminka) a quattro zampe dell’architetto Černý.

Palazzo della Federazione (Budova Federálního Shromáždění) in Praga 1

Costruito tra il 1972 e il 1979, il Palazzo della Federazione è stato progettato da Věra and Vladimír Machonin. L’edificio, situato sulla famosa Piazza San Venceslao, presenta una facciata in cemento grezzo e forme geometriche audaci. Durante il periodo comunista, il palazzo ospitava organizzazioni governative e partiti politici.

Dopo il 1989 ha ospitato per diversi anni Radio Free Europe, mentre oggi é destinato ad alcune esposizioni del Museo Nazionale di Praga.

Kotva in Náměstí Republiky

Costruito tra il1970-1975, gli architetti furono Věra e Vladimír Machonin

Il Palazzo Kotva è un grande centro commerciale e ufficio situato nella zona centrale di Praga. La sua facciata in cemento grezzo e la struttura geometrica lo rendono un esempio significativo di architettura brutalista. L’edificio è diventato un punto di riferimento nella zona commerciale di Náměstí Republiky ed è stato oggetto di dibattito sulla sua conservazione e ristrutturazione.

Kotva appartiene oggi alle Assicurazioni Generali ed é imminente una ristrutturazione importante che inizierá nel 2024. La destinazione resterá commerciale, per il settore lusso.

Nová Scena in Narodni třída

La “Nová scena” a Praga è un teatro situato nella zona di Národní, nel centro della città. La Nová scena, che tradotto significa “Nuova scena”, è stata inaugurata nel 1983 e rappresenta un esempio di architettura brutalista.

La Nová scena è un teatro che ospita una varietà di spettacoli teatrali, musicali e culturali. Nel corso degli anni, ha continuato a essere un importante centro culturale nella città di Praga.

Palazzo Strojimport


Il Palazzo Strojimport a Praga è un noto edificio brutalista situato nella zona di Pankrác, costruito tra il 1972 e il 1977, durante il periodo comunista in Cecoslovacchia.

L’architetto responsabile del progetto fu Jiří Hozman. L’edificio fu commissionato dalla compagnia cecoslovacca Strojimport, un’azienda che si occupava di importazione ed esportazione di macchinari e attrezzature industriali.

Il palazzo era destinato a servire come sede per questa azienda.

Il progetto fu ritardato a causa di un complesso processo di selezione dei contraenti. A causa dell’esigenza di una struttura in acciaio e degli elevati requisiti di qualità della costruzione, che non potevano essere soddisfatti dalle aziende cecoslovacche, è stata scelta l’azienda italiana FEAL di Milano, con una grande esperienza in grattacieli simili, compresa la produzione e un grande ufficio di progettazione, che ha collaborato con il team di Kun alla concezione di tutti i dettagli (la ventilazione e il condizionamento dell’aria sono stati forniti da Marelli di Milano, l’ingegneria elettrica avanzata è stata realizzata ancora una volta in collaborazione con aziende straniere di alto livello (Magrini, PIVI Milano). La costruzione di questo edificio portò diversi italiani a trasferirsi temporaneamente in Cecoslovacchia negli anni Settanta.

Palazzo ČKD in zona Můstek


Il Palazzo ČKD (Českomoravská-Kolben-Daněk) a Můstek a Praga è un edificio noto per la sua architettura distintiva costruito negli anni ’70.Il progetto fu realizzato dagli architetti Věra Machoninová e Vladimír Machonin.Il Palazzo ČKD è stato originariamente concepito come la sede dell’azienda ČKD, che operava nell’ingegneria elettromeccanica e nella produzione di macchinari industriali.

La funzione dell’edificio includeva uffici, laboratori e spazi per esposizioni.

Hotel Jalta

L’Hotel Jalta è un hotel situato in Piazza San Venceslao (Václavské náměstí) a Praga, inaugurato nel 1958.

L’edificio è stato progettato dall’architetto Antonín Tenzer e presenta uno stile moderno funzionalista. In seguito, l’hotel è stato sottoposto a una ristrutturazione negli anni ’90 e poi nel 2013, quando è stata aggiunta una nuova ala moderna.

L’Hotel Jalta occupa una posizione prominente nella parte superiore di Piazza San Venceslao, offrendo una vista panoramica sulla piazza. Durante la Guerra Fredda, l’Hotel Jalta era frequentato da diplomatici e rappresentanti del governo, e la sua posizione centrale lo rendeva un luogo strategico per incontri e negoziati.

Durante l’occupazione sovietica nel 1968, l’Hotel Jalta fu il centro di attività di resistenza, e la sua facciata fu segnata dai proiettili delle truppe sovietiche.

L’hotel è noto per il suo orologio gigante che mostra la fase della luna. All’interno, ospita il Café Jalta, un luogo storico frequentato da intellettuali e artisti nel corso degli anni.

Palazzo Motokov in Pankrác

Il Palazzo Motokov a Praga è un edificio noto per la sua architettura brutalista e la sua storia legata all’epoca comunista.  Fu costruito tra il 1972 e il 1978, e progettato dagli architetti Václav Aulický e Jiří Eisenreich.

Il palazzo fu commissionato dall’azienda Motokov, che era un’importante società statale cecoslovacca che si occupava della produzione e dell’importazione di veicoli a motore e attrezzature correlate. L’edificio fungeva da sede per questa organizzazione.

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Storia Turismo

Orloj: l’affascinante orologio astronomico di Praga

Nel cuore della città di Praga, in piazza della città vecchia (Staroměstské náměstí), un’opera d’arte meccanica e astrale cattura l’attenzione di visitatori e cittadini che ad ogni ora formano un cappannello di curiosi in attesa dello scoccare dell´ora.

Si tratta dell’Orologio Astronomico di Praga. Situato nella Piazza della Città Vecchia, questo straordinario orologio non è solo un capolavoro ingegneristico, ma anche un simbolo ricco di storia e significato.

La sua maestosità e il suo significato storico lo rendono una tappa obbligata per chiunque voglia immergersi nella cultura e nella storia di Praga. La Piazza della Città Vecchia stessa è un luogo che palpita di vita, circondato da caffè accoglienti, ristoranti tradizionali e architettura magnifica.

La storia

L’Orologio Astronomico di Praga, conosciuto anche come l’Orloj, è un vero gioiello dell’architettura medievale. Costruito nel 1410 da Mikuláš di Kadaň e Jan Šindel, questo orologio è uno dei più antichi al mondo ancora in funzione. La sua costruzione fu un momento significativo per l’epoca, quando la scienza, l’arte e la tecnologia si fusero in opere senza precedenti.

Nel contesto rinascimentale, questo orologio rappresentava l´avanguardia ed era oggetto di ammirazione da parte di tutti i passanti.

Naturalmente, non mancano nemmeno le leggende legate a questo orologio. Alois Jirásek (scrittore vissuto a cavallo tra l´Ottocento e il Novecento) ci ha lasciato una leggenda secondo la quale il creatore dell’orologio era un certo maestro Hanuš. L’opera era così notevole che nulla al mondo poteva essere paragonato ad essa. Invece della gratitudine, però, Hanuš andò incontro a un destino orribile: i consiglieri lo fecero accecare in modo che non potesse accettare un incarico simile in un’altra città e Praga potesse continuare a vantare una completa unicità.

Hanuš tuttavia non fu il creatore dell´orologia, ma tuttavia, il Maestro non sembra essere un personaggio di fantasia. Si dice che si chiamasse Jan di Růže, che si occupò dell’orologio astronomico di Praga intorno al 1490 come addetto alla manutenzione e fu anche l’autore della nuova tavola del calendario.

Nel 1945 i nazisti diedero fuoco a parte dello stabile alla ricerca dei partigiani che si erano rifugiati nei sotterranei. Questo danneggiò in modo importante la struttura e anche l’orologio stesso. Anche gli apostoli oggi sono solo delle riproduzioni degli originali in quanto queste bruciarono. Il funzionamento di questo monumento fu ripristinato nel ’48, ma si perse l´ala alla destra dell’orologio che fu demolita del tutto ed oggi al suo posto esiste un giardino.

Nonostante le vicissitudini della storia e i conflitti che hanno interessato Praga, l’Orologio Astronomico ha resistito al passare del tempo ed è un gioiello che viene curato e ristrutturato costantemente.

Il funzionamento dell’orologio

Ciò che rende l’Orologio Astronomico di Praga unico è il suo complesso meccanismo che va oltre la semplice indicazione del tempo.

Ogni ora, dalle 9 del mattino alle 9 di sera, le figure dell’orologio prendono vita, offrendo uno spettacolo che affascina i presenti. Le dodici figure apostoliche si muovono lentamente attraverso le finestre superiori, mentre in basso si svolge un vero e proprio spettacolo di marionette che rappresenta il mondo terreno.

Il Teatro Terreno

L’orologio astronomico di Praga è intriso di simbolismo e significati astronomici. Le sue complicazioni includono indicatori del calendario, rappresentazioni dei segni zodiacali e posizioni astronomiche. Questi elementi non solo indicano l’ora, ma riflettono anche la concezione del tempo nel contesto della vita umana e celestiale.

Di seguito i principali personaggi raffigurati.

Il gallo d’orato, simbolo della vita, che con il suo chicchirichí chiude la “processione degli apostoli”.

Il vanitoso, che muove la propria testa guardandosi allo specchio,

L’avaro che muove il proprio bastone e la borsa dei vizi e dell´avarizia.

Lo scheletro caratterizzato da una clessidra, che gira come simbolo della misurazione del tempo della vita. Con il suo rintocco e il suo cenno di assenso, ricorda a tutti il loro inevitabile destino.

La figura del turco è raffigurata con un liuto. La xilografia policroma è spesso considerata un simbolo di dissolutezza o di piacere nel senso di vizio umano. Tuttavia, sono state avanzate altre spiegazioni.

Senza entrare nel dettaglio delle interpretazioni, sono inoltre presenti inoltre il filosofo, l’astronomo, l´arcangelo Michele, il cronista e l’angelo di pietra.

Non tutti questi personaggi furono presenti dall’inizio, alcuni furono inseriti nei secoli successivi. Durante la seconda guerra mondiale, diverse marionette furono ricostruite a seguito dei danni creati dai bombardamenti limitrofi.

Il movimento meccanico visto dall´interno degli apostoli che al battere dell’ora sono visibili dalla piazza antistante.

L’Orologio Astronomico di Praga è molto più di un semplice indicatore di tempo; è una testimonianza dell’ingegno umano, un simbolo di connessione tra passato e presente.

Mentre si visita la Piazza della Città Vecchia e si ammira questo capolavoro meccanico, si può apprezzare la ricchezza della storia di Praga e la maestosità dell’arte che ha resistito al passare dei secoli.

La torre dell’orologio è visitabile acquistando il biglietto di ingresso presso l’ufficio turistico nello stabile accanto. Ci sono due ascensori per accedere (il secondo è a pagamento), ma si accede alla torre anche attraverso una serie di comode rampe, per cui si tratta di una salita non particolarmente faticosa. La vista panoramica da sopra è molto suggestiva e merita un piccolo sforzo.

L’Orologio Astronomico allo scoccare dell’ora.

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Politica Storia

Le defenestrazioni di Praga

La storia della città di Praga, porta inevitabilmente a parlare delle defenestrazioni.

Defenestrare significa letteralmente lanciare dalla finestra, e secondo l´Academic Dictionary of Contemporary Czech, si tratta „del lancio di una o più persone, di solito di alto rango, da una finestra“.

La prima defenestrazione del 1419

La prima importante defenestrazione risale al 30 luglio 1419, quando circa una decina consiglieri comunali praghesi contrario ai riformisti hussiti, furono lanciati da questi dalle finestre del comune (Novoměstská radnice, in Karlovo Náměstí) dato che si rifiutavano di liberare alcuni prigionieri appartenenti al movimento riformista in questione.

La defenestrazione del luglio 1419 è generalmente considerata come inizio delle guerre hussite che si trascinarono per circa un ventennio. Portarono miseria, villaggi bruciati, chiese e monasteri saccheggiati, migliaia di morti e diedero al regno ceco la poco lusinghiera etichetta di terra di eretici.

Il movimento hussita aveva origine dalle prediche dell’eroe nazionale boemo Jan Hus, morto sul rogo come eretico nel 1415 per condanna della Chiesa cattolica, che si trascinarono per circa un ventennio. Portarono miseria, villaggi bruciati, chiese e monasteri saccheggiati, migliaia di morti e diedero al regno ceco la poco lusinghiera etichetta di terra di eretici. Jan Hus, in particolare, proponeva di riformare la Chiesa cattolica per un ritorno ai principi morali delle origini, e non volte a cumulare ricchezza e potere. In tal senso, i movimenti hussiti continuarono a propagare questi valori. In quel periodo, il padre spirituale fu Jan Želivský, che si contrapponeva alle idee dell’allora re di Boemia Venceslao IV.

Le Seconda Defenestrazione di Praga del 1483: Un Turbamento Religioso e Politico

Le tensioni religiose che agitavano la città di Praga nel XV secolo raggiunsero il loro apice con la Seconda Defenestrazione, un tragico evento che ebbe luogo il 24 settembre 1483 sotto il regno del re Vladislav Jagiellon. La lotta tra i cattolici, sostenitori del papato, e gli utocratici, che invece non accettavano l’autorità del Papa, si trasformò in una serie di disordini religiosi e politici, culminando in una rivolta che scosse profondamente la città.

Il contesto dell’epoca era già tumultuoso, con dispute ideologiche che permeavano la vita quotidiana. Quando la peste si abbatté su Praga, il re Vladislav Jagiellon lasciò la città, lasciando dietro di sé un vuoto di potere. La situazione si deteriorò rapidamente, e a settembre del 1483, l’atmosfera di scontento sfociò in una rivolta senza precedenti.

Le folle infuriate catturarono tutti e tre i municipi della città. Il Municipio Vecchio e il Municipio Nuovo divennero teatro di sanguinosi scontri, mentre la Città Piccola fu colpita da ondate di proteste. La violenza si estese anche ai monasteri, al Castello di Praga e a Vyšehrad, con il quartiere ebraico che, purtroppo, non fu risparmiato dalla furia delle folle.

Uno degli episodi più atroci della rivolta fu il cosiddetto “massacro dei conigli” e il lancio di persone, viventi e morte, dalle finestre della Città Nuova. Sebbene alcune fonti suggeriscano che questa orribile scena si sia svolta solo in determinate parti della città, altre raccontano che addirittura il sindaco volò fuori dalle finestre del Municipio della Città Vecchia.

Il caos e la violenza che insanguinarono Praga durante questa rivolta ebbero un impatto duraturo sulla comunità. Ci vollero due lunghi anni prima che la riconciliazione religiosa potesse finalmente emergere. La dichiarazione di uguaglianza delle due chiese avvenne solo nel 1485, durante la Dieta di Kutná Hora. Questo segnò un passo significativo verso la fine delle ostilità religiose, anche se le cicatrici della Seconda Defenestrazione di Praga avrebbero continuato a essere visibili nella memoria collettiva della città per generazioni a venire.

La terza defenestrazione del 1618

Le defenestrazioni del 1419 e del 1483 non furono dimenticate nei secoli successivi e fornirono un precedente storico significativo per le defenestrazioni del 1618. L’atmosfera di tensione e il desiderio di autonomia si intrecciarono attraverso le generazioni, creando un terreno fertile per l’ulteriore conflitto.

Per comprendere appieno le defenestrazioni di Praga, è essenziale immergersi nel contesto storico del periodo. Nel 1618, la Boemia era un territorio conteso all’interno del Sacro Romano Impero, e le tensioni religiose e politiche tra i cattolici e i protestanti erano crescenti.

Il 23 maggio 1618, un evento sconvolgente ebbe luogo al Castello di Praga. I governatori cattolici Jaroslav Bořita di Martinice e Vilém Slavata di Chlum e Košumberk con lo scriba Filip Fabricio volarono fuori dalle finestre defenestrati da una finestra del castello dai nobili boemi protestanti. Si dice che tutti e tre siano sopravvissuti alla caduta da un’altezza di circa diciassette metri solo perché sono atterrati su un pendio scosceso e su una discarica che si era creata sotto le finestre degli uffici grazie all’abitudine consolidata di gettare la spazzatura fuori dalle finestre. I due governatori furono salvati da un ulteriore linciaggio dalla signora Polissena di Lobkowicz, moglie del Cancelliere Supremo, nel Palazzo Lobkowicz.

Queste defenestrazioni sono spesso considerate il preludio della Guerra dei Trent’anni, un conflitto che coinvolse molte nazioni europee e durò dal 1618 al 1648. Questa guerra, caratterizzata da una complessa rete di alleanze e scontri religiosi, ebbe un impatto devastante sulla popolazione e sulla struttura politica dell’Europa. Praga e le terre boeme furono profondamente condizionate dalla Guerra dei Trent’anni, vedendo diversi conflitti e cambi di potere tra protestanti e cattolici, fino al celebre assedio degli Svedesi, protestanti, che portarono ulteriore distruzione e sofferenze alla popolazione. Praga inizió un declino economico e demografico ed a seguito del Trattato di Westfalia del 1648 fu costretta ad adattarsi ad un nuovo ordine geopolitico, finendo sotto l’influenza degli Asburgo per i successivi quasi trecento anni.

Il mistero della quarta defenestrazione

Risale al 1948 la morte del Ministro degli Esteri del Governo Jan Masaryk, figlio del primo Presidente della Cecoslovacchi Tomáš Garrigue Masaryk.

La morte del diplomatico e politico Jan Masaryk, è avvolta da mistero e controversie. Egli svolse un ruolo significativo nella politica cecoslovacca prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale, pur avendo delle debolezze caratteriali che ne condizionarono l’azione.

La sua morte avvenne il 10 marzo 1948. La versione ufficiale riportava che Jan Masaryk morì precipitando dalla finestra del suo appartamento al Černínský Palác a Praga. Tuttavia, le circostanze della sua morte sollevarono dubbi e interrogativi sulla reale dinamica degli eventi.

La versione ufficiale, presentata dal regime comunista che era salito al potere in Cecoslovacchia nel febbraio 1948, dichiarava che Masaryk si era suicidato. Tuttavia, molte persone, sia a livello nazionale che internazionale, contestarono questa spiegazione. La sua morte avvenne poco dopo il colpo di Stato comunista del 1948, che portò alla formazione di un governo comunista a guida filo-sovietica.

Il contesto politico tumultuoso e il coinvolgimento di forze esterne, come l’Unione Sovietica, portarono molte persone a sospettare che la morte di Jan Masaryk potesse essere stata un omicidio politico mascherato da suicidio. Le indagini ufficiali della polizia sotto il regime comunista sostennero la tesi del suicidio, ma la verità rimase oggetto di dibattito per molti anni.

Dopo la caduta del regime comunista nel 1989, la questione della morte di Jan Masaryk fu nuovamente esaminata. Nel 2004, un’indagine è stata riaperta e, sulla base delle nuove prove e di una revisione delle circostanze, la Corte Suprema della Repubblica Ceca concluse che Jan Masaryk era stato vittima di omicidio. Tuttavia, nonostante la dichiarazione di omicidio, il mistero della sua morte persiste, e non è chiaro chi siano stati gli autori materiali dell’omicidio e quali fossero le loro motivazioni seppure é risaputo che Masaryk fosse contrario ai comunisti.

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Politica Storia

1968 – La Primavera di Praga

La Primavera di Praga (in ceco Pražské jaro) rappresenta un breve periodo – appunto una stagione – intercorso a partire dal mese di marzo 1968 e terminato nella notte tra il 20 ed il 21 agosto dello stesso anno con l’invasione delle truppe del patto di Varsavia.

L’inizio fu sancito dalla nomina dei comunisti cosiddetti riformisti a capo del partito comunista cecoslovacco, capeggiati dal politico slovacco Alexander Dubček. Tale nomina fu seguita nel marzo del ’68 dalle dimissioni di Antonin Novotný dal ruolo di Presidente cecoslovacco e dalla successiva nomina del moderato Ludvík Svboda. Novotný rappresentava ancora la vecchia espressione dello “stalinismo” del dopoguerra, basato sul totalitarismo e la repressione, che aveva condizionato gli anni Cinquanta ed i primi anni Sessanta.

La Primavera di Praga in realtà non nacque casualmente.

La revisione della violenta politica stalinista a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta da parte del capo del PCUS Nikita Kruscev, non avevano ancora prodotto un ricambio nella classe politica cecoslovacca. Il sistema economico basato su piani quinquennali utopistici mostrava lacune di base e il sistema sociale era sempre più in crisi ed insofferente.

Negli anni Sessanta, gli intellettuali supportati dagli studenti e in certi momenti dalla importante classe operaia, iniziarono a sentire sempre più necessità di criticare il sistema e aspirare ad una riforma che portasse ad una progressiva democratizzazione del sistema e alla destituzione del presidente conservatore Novotný.

Il piano di azione dei “riformisti” nominati nel gennaio del 68, prevedeva cambiamenti che aspiravano ad un “socialismo dal volto umano”.

Nella pratica tentarono di riformare il sistema comunista introducendo una maggiore libertà di espressione abolendo la censura e cavalcando l’entusiasmo del popolo aspirarono a introdurre riforme politiche, sociali ed economiche. Tra le riforme principali, pur prevedendo sempre il ruolo centrale del partito comunista al servizio del popolo e non più alla guida, si auspicava la reintroduzione del diritto dei cittadini all’associazionismo, la libertà di circolazione e la possibilità di esercitare delle piccole attività imprenditoriali individuali. Nel 1968 la Cecoslovacchia divenne anche uno stato federale, riconoscendo maggiore autonomia alla regione slovacca, da sempre critica verso il cosiddetto “pragocentrismo”.

Aspramente criticato dall’URSS e dagli alleati del Patto di Varsavia, il piano d’azione fu al centro di numerosi tentativi di mediazione da parte dei politici cecoslovacchi di allora nei confronti della critica mossa dai partner alleati.

La crisi politica degenerò rapidamente: Leonid Breznev, capo del PCUS, riteneva che la situazione fosse sfuggita di mano e che occorreva rapidamente ripristinare la centralità del partito unico, abolendo la libertà di opinione e bloccando ogni velleità pluripartitica democratica. I paesi del patto di Varsavia, in particolare la Germania dell’Est e la Polonia, temevano un contagio delle idee riformiste, pertanto si mostrarono categorici nella condanna.

Dubcek e gli altri membri del presidium cecoslovacco cercarono sempre di ammorbidire le critiche, assicurando che la situazione fosse sotto controllo ed in certi momenti mostrarono anche la fermezza nel sostenere che alcuni argomenti ritenevano fossero un problema da risolvere internamente.

Tuttavia, la crescente tensione internazionale creò le condizioni per l’occupazione militare avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 da parte dei militari di 5 paesi alleati (Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Germania dell´Est). Restarono in disparte la Jugoslavia e la Romania.

Nelle settimane antecedenti erano state organizzate imponenti esercitazioni militari ai confini Cecoslovacchi. Si trattò del giusto pretesto per spostare truppe senza particolari imbarazzi.

Nel giro di breve, la libertà di espressione fu nuovamente imbavagliata e tutti i riformisti vennero gradualmente epurati dai posti di comando divenendo dei dissidenti. Diversi emigrarono all’estero (tra cui anche il direttore della TV cecoslovacca Jiří Pelikán che chiese asilo politico in Italia), altri furono incarcerati (tra questi anche il futuro presidente Václav Havel), altri si ritrovarono ai margini della società civile avendo interdetti tutti i posti di comando.

Il conservatore Gustav Husák venne nominato a capo del partito comunista e Presidente della Cecoslovacchia, rimanendo in carica per un ventennio, ossia fino al 1989, anno in cui la Rivoluzione di Velluto spazzò via il sistema socialista.

 L’occupazione del 1968 cancellò tutti i sogni riformisti, creando le basi per periodo denominato di „normalizzazione“ iniziato dal 1969.

Una delle conseguenze più tragiche fu l’accordo che sancì e legittimò l’invasione da parte delle truppe sovietiche del territorio cecoslovacco. Questa occupazione straniera terminò nel 1991.

L’invasione delle truppe del Patto di Varsavia non comportò fortunatamente delle stragi di piazza (seppure i morti ufficiali ammontarono a 137 ed i feriti furono oltre 500). I combattimenti più aspri si verificarono a Praga, davanti all’edificio della radio di Stato, Český rozhlas, sulla via Vinohradská in Praga 2 e in piazza San Venceslao, di fronte al museo nazionale.

I cittadini cecoslovacchi furono invitati anche dagli stessi politici riformisti a mantenere la calma e ad astenersi da comportamenti aggressivi.

Si trattò di una resistenza passiva che disorientò gli invasori stranieri, almeno nelle fasi iniziali.

I cecoslovacchi cercarono di spiegare il loro punto di vista ai militari sovietici, parlando la loro lingua. Questo fu anche uno dei motivi per cui si stima che il 70% dei militari venissero dalle regioni caucasiche dell’URSS centrale: le differenze linguistiche e culturali impedivano una comunicazione con i locali. Peraltro, le truppe militari ritenevano di essere i benvenuti in Cecoslovacchia e che venissero considerati dei liberatori.

Per il popolo cecoslovacco si trattò di un triste epilogo dalla portata storica indelebile alla pari della vicenda degli sciagurati patti di Monaco del 1938. Dubcek e i riformisti di spicco furono costretti a capitolare a Mosca negli immediati giorni successivi alla occupazione: sottoscrissero ed approvarono un ripristino delle normative totalitarie e per l’opinione pubblica si dimostrarono dei deboli perdenti che gradualmente finirono in un dimenticatoio.

Nel gennaio del 1969, l’autoimmolazione di Jan Palach in Piazza Venceslao rappresentò un gesto di protesta, ma soprattutto un grido di dolore angoscioso lanciato da un paese inerme al mondo intero. Purtroppo, questo gesto fu emulato successivamente da altri giovani.

La crisi cecoslovacca aveva tuttavia evidenziato al mondo intero la brutalità della politica imperialistica sovietica che non intendeva perdere il controllo delle zone di influenza. Le giustificazioni alla base di questo intervento, basate nell’affermare che vi fosse interesse dei paesi capitalisti occidentali a destabilizzare la situazione geopolitica dell’Est Europe e che nella Cecoslovacchia vi fosse in corso un colpo di stato nazionalista e neofascista si rivelarono essere del tutto inventate e volutamente diffuse per trasfigurare la realtà.

Da questo episodio si distanziarono anche i partiti comunisti occidentali (tra cui il PCI italiano). Ciò aprì le porte ad una loro maggiore inclinazione socialdemocratica negli anni successivi, portandoli ad un graduale distacco dalla politica sovietica.

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sport Storia

Emil e Dana Zátopek – essere leggende sportive nei difficili anni del dopoguerra

Ancora oggi, i coniugi Emil e Dana vengono ricordati come atleti primari del periodo a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. In effetti vinsero numerose medaglie, stabilirono vari record mondiali e nazionali, dando lustro alla Cecoslovacchia del dopoguerra.

In particolare Emil Zatopek, vincendo medaglie olimpiche sia nelle gare di mezzofondo che di fondo, resta ancora oggi una figura mitica dello sport mondiale. Nel 2012 fu incluso nella IAAF Hall of Fame, della federazione internazionale dell´atletica leggera, nella quale attualmente rientrano solo 24 atleti.

L´immagine di Dana è stata in parte messa in ombra da questi straordinari successi del marito, pur restando comunque un punto di riferimento del mondo atletico nazionale cecoslovacco per diversi decenni.

La loro storia è fatta di tante luci, e qualche ombra che per fortuna con il tempo sembrano sbiadirsi. D´altra parte, vissero negli anni della Cecoslovacchia comunista, e non poterono certamente restare chiusi in una bolla di vetro.

EMIL, LA LOCOMOTIVA UMANA e DANA, LA GIAVELlOTTISTA

Sia Emil che Dana, nacquero lo stesso giorno, il 19 settembre 2022. Si unirono in matrimonio nel 1948 dopo le olimpiadi di Londra.

Emil Zatopek nacque a Kopřivnice, in Moravia. Solo per caso, grazie al suo primo datore di lavoro Baťa, si avvicinò al mondo della corsa dimostrando fin dalla adolescenza un innato talento, ma anche una enorme forza di dedizione e passione che lo portò a trionfare in varie discipline olimpiche, tra il 1948 a Londra (oro nei 5 km ed argento nella 10 km) ed il 1952 a Helsinky (oro nei 5 km, nei 10 km e nella maratona), oltre a vincere diverse gare europee e nazionali. Probabilmente avrebbe potuto vincere ulteriori medaglie alle olimpiadi del ´56 di Melbourne se non avesse dovuto subire una operazione all´ernia qualche settimana prima dell´evento (giunse comunque sesto alla maratona).

Sviluppò un particolare metodo di allenamento all´avanguardia per il periodo, fatto di diverse ripetute alternate e di carichi di lavoro estenuanti. Il suo volto contratto dallo sforzo fisico e lo stile della corsa molto particolare, divennero famosi in tutto il mondo, e venne soprannominato “Emil il terribile” e “la locomotiva umana”.

Resta inoltre nella storia dell´atletica questa capacità di vincere in discipline diverse nella media e lunga distanza.

La moglie Dana Zátopková, originaria di Frýštat (paese nella provincia di Karvina situato nella regione della Slesia), fu campionessa olimpica nel 1952 nella disciplina di lancio del giavellotto e vinse gli europei del 1954 e del 1958. Alle olimpiadi di Roma, nel 1960, ottenne la medaglia d´argento.

Successivamente, Dana dedicò i suoi anni ad allenare le giovani promesse non perdendo mai la passione per lo sport. Visse sempre accanto al marito senza avere figli. Viene ricordata come una donna molto forte, con proprie opinioni e metodi, senza peli sulla lingua. Il rapporto con Emil fu molto schietto e sincero.

Si narra che nel 1952, Ťopek (cosí veniva chiamato Emil dalla moglie) vinse i 5.000 metri, e poi a distanza di pochi minuti Dana vinse l´oro nel lancio del giavellotto. Il marito in conferenza stampa fece capire che con la sua vittoria aveva probabilmente inspirato la moglie. Dana rispose „Davvero? Va bene, vai a cercare di ispirare qualche altra ragazza e vedi se anche lei riesce a lanciare un giavellotto a cinquanta metri!”.

* * *

Tuttavia, se le qualità straordinarie degli atleti Zatopek non si possono certamente mettere in discussione, i Zatopek „cittadini“, che hanno vissuto durante il regime comunista, sono spesso fonte di riflessione e critica da parte degli storici.

Le seguenti considerazioni si basano prevalentemente sulla figura del marito Emil, ma occorre tenere conto che Dana restò sempre al suo fianco e pertanto probabilmente condivise  le scelte del marito.

EMIL e LA POLITICA, NON SEMPRE UNA SCELTA DI COERENZA

Per farsi un´opinione, occorre calarsi nel contesto storico: senza dubbio, Emil Zatopek rappresentò una grande icona per il regime comunista, esprimeva la vita dello sportivo vincente, famoso in tutto il mondo e rappresentava un fiore all´occhiello a livello internazionale. D´altra parte, lo stesso Zatopek amava presentarsi pubblicamente, e non temeva di esprimere pubblicamente le proprie opinioni, senza particolari peli sulla lingua. Sono rimaste nella storia alcune sue affermazioni, che riportiamo in calce a questo articolo.

Visse l´apice della carriera sportiva negli anni dal 1948 al 1952 anni in cui il regime totalitario mostrò molti lati negativi ad iniziare dalle repressioni dei dissidenti e delle persone ritenute problematiche, passando per l´epurazione interna che portò a decretare la pena di morte per alcuni membri fondatori del regime, fino alla riforma monetaria che venne introdotta nel 1953 in Cecoslovacchia.

In questi anni, Zatopek, entro a far parte dell´esercito e aderì al partito comunista (tradizione di famiglia, dato che il padre ne era stato membro tra gli anni 20 e 30) e svolse fedelmente il ruolo che gli venne domandato dai gerarchi di partito, seppure non abbia celato alcune sue opinioni contrarie in difesa di alcuni atleti che lui conobbe e che il regime cercò di penalizzare e offuscare, forte – probabilmente – della sua pubblica immagina. Si dice che abbia espresso parere positivo alla condanna a morte di Milada Horakova e che rientrasse tra le persone catalogate come spie di regime nella polizia segreta STB, sotto lo pseudonimo di „Macek“.

Dopo aver terminato l´attività agonistica, nel 1956, continuò a svolgere una opera educativa incontrando scolari e studenti e promuovendo lo sport tra i giovani. Negli anni Sessanta, come dipendente del Ministero della Difesa, rientrò nel reparto che si occupava della preparazione fisica dei militari.

Con l´arrivo del 1968, Zatopek si schierò apertamente a favore delle riforme che la Primavera di Praga e il Governo Dubcek stava introducendo nella Cecoslovacchia. Sottoscrisse anche il manifesto pubblico denominato delle „2 mila parole“ a favore del riformismo, documento che poi successivamente venne definito controrivoluzionario.

In effetti, a partire dal 1969, durante il periodo c.d. della „normalizzazione“ nel quale il regime ristabilì i principi socialisti alla base dello Stato debellando qualsiasi velleità democratica, anche Zatopek fu oggetto di inchiesta, allontanato dall´esercito e assegnato a lavori geodetici di ricerca e scavo di pozzi per sei anni dato che nessuno voleva assumerlo. Furono indubbiamente anni duri per Emil: il regime lo stava cercando di portare nell´oblio collettivo, si narra avesse problemi con l´alcool e durante le settimane di duro lavoro, fu costretto a dormire in una c.d. „maringotka“ (caravan su ruote utilizzato dagli operai).

Zatopek in quegli anni rinnegò la sua adesione ai progetti riformistici ritenuti „rivoluzionari“ e pubblicamente dichiarò di ritirare la propria firma dal manifesto delle 2 mila parole che aveva sottoscritto assieme alla moglie.

Gradualmente fu riabilitato. Nel 1976 venne assunto presso il  centro di documentazione dell’Unione cecoslovacca di educazione fisica, per tornare ad essere negli anni 80 il simbolo della Cecoslovacchia riconosciuto a livello internazionale. Nel 1984 approvò pubblicamente la decisione della Cecoslovacchia di non partecipare alle olimpiadi di Los Angeles.

Nonostante questi cambiamenti di opinione del Zatopek „uomo“, l´immagine dell´atleta e del mito che rappresentó non furono mai offuscati, ed ancora oggi vengono largamente riconosciuti.

Gli storici discutono spesso se Zatopek non abbia mai pensato ad emigrare, come fecero alcuni sportivi e artisti durante gli anni Settanta. Il regime probabilmente lo avrebbe anche sostenuto in questa scelta, ma in realtà, tutti convergono nel ritenere che Zatopek  e la moglie non avrebbero mai lasciato la propria terra, alla quale erano profondamente legati.

* * *

Un ultimo ricordo di Zatopek, riguarda la sua amicizia con l´italiano Carlo Capalbo, l´organizzatore della maratona di Praga e delle numerose gare podistiche in Repubblica Ceca, nonché fondatore del progetto RUN CZECH riconosciuto a livello internazionale.

Si incontrarono negli anni novanta per discutere appunto della maratona di Praga, ed una foto li ritrae assieme sorridenti.

Zatopek morì nel 2000, dopo una lunga malattia. La moglie Dana nel 2020, a 98 anni.

Nel 2021 è stato presentato il film ceco „Zátopek“.

* * *

Le frasi celebri attribuite a Zatopek:

  • Non mi è stata data la possibilità di correre e sorridere allo stesso tempo
  • dovete sapere che non si tratta di ginnastica o di pattinaggio artistico
  • Se vuoi vincere qualcosa, corri 100 metri. Se vuoi fare un’esperienza, corri una maratona
  • Se non ce la fai, accelera
  • È la linea del dolore e della sofferenza che separa i ragazzi dagli uomini
  • Vincere è una grande cosa, ma l’amicizia è ancora meglio