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La forza del gesto – omaggio all´atleta Věra Čáslavská

Siamo nel 1968, alle Olimpiadi in Messico. Věra Čáslavská, la ginnasta cecoslovacca migliore al mondo, finisce prima nella disciplina del corpo libero a pari merito con l´atleta dell´URSS Petrikovova.

Durante l´inno sovietico, Věra abbassa la testa per non guardare la bandiera sovietica.

Si trattò di un chiaro gesto di protesta, istintivo, che rimase nella storia, in quanto tutto il mondo capí cosa stava comunicando. Per la ginnasta, tuttavia, si decretò la fine della sua carriera internazionale, a soli 26 anni.

Tichý protest

Rientrò in patria, ma il regime esistente la mise subito da parte, non consentendole più di competere a livello internazionale. Věra Časlávská rimase tuttavia un simbolo importante per i cecoslovacchi, pertanto anche il regime stesso, non fu in grado di oscurarla davanti alla pubblica opinione. Le fu consentito di accedere all´insegnamento della ginnastica, nel tentativo di portarla gradualmente al dimenticatoio.

„Quando arrivarono i carri armati, non sapevamo se avremmo potuto partecipare all´olimpiade. Il tutto era discusso tra Praga e Mosca e le comunicazioni furono molto intense. A un certo punto pareva che saremmo rimasti a casa, ma alla fine hanno capito che se fosse stato così, sarebbe stata ancora più chiaro l´orrore dell´occupazione, cosa che invece non desideravano. Breznev ci ha fatti andare. Fu un errore, poiché in Messico li misi in scacco (in ceco „dávat na frak“).

Era la mia motivazione morale, in quanto l´occupazione ci ha messi tutti in ginocchio, tutto il popolo, e per questo ho messo tutta la forza per dimostrare che non ci arrendiamo.“

Front foto

In realtà Věra era nell´occhio del mirino del regime, aveva infatti sottoscritto il c.d. „Manifesto delle due mila parole“, una carta nella quale si domandava pubblicamente un progresso nella democrazia dell´allora Cecoslovacchia.

Insegnante

Věra Čáslavská, nata a Praga il 3.5.1942. Nella sua carriera di ginnasta vinse 7 ori olimpici, 4 mondiali, 11 campionati europei. Dopo gli eventi sopra descritti, nel 1968 fu espulsa dalla squadra nazionale cecoslovacca. Le fu consentito in seguito l´insegnamento della ginnastica artistica. A cavallo tra gli anni settanta – ottanta, le fu permesso di andare in Messico dove rimase a insegnare ginnastica per tre anni. Rimase tuttavia sempre legata al suo paese, e non pensò mai di emigrare definitivamente. Dopo la rivoluzione di velluto del 1989, nel periodo dal 1990 al 1996 fu presidente del comitato olimpico cecoslovacco (divenuto poi dal ´93 comitato olimpico ceco) e nel periodo 1995-2001 fu anche membro del Comitato internazionale olimpico. Molto legata al presidente e drammaturgo Václav Havel – nel 1990 divenne consigliera del nuovo presidente democratico –  non ebbe una vita semplice anche dal punto di vista personale. Dal 1993 a seguito di alcune sfortunate vicende familiari, visse un periodo di forti depressioni che la costrinsero anche a vari ricoveri. Solo dopo sedici anni riuscì ad uscire dal tunnel della depressione ed a tornare attiva nella politica, sostenendo sempre le forze democratiche del paese. Morì a seguito di un tumore che le fu diagnosticato nel 2015.

Věra_oggi