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Storia Turismo

Sette chiavi, un segreto: i Gioielli della Corona di Boemia

Non capita tutti i giorni di poter ammirare i Gioielli della Corona di Boemia. Sono custoditi gelosamente nella Cattedrale di San Vito, dentro il Castello di Praga, e vengono mostrati al pubblico solo in occasioni davvero speciali. Nel settembre 2025, giorno in cui scrivo questo post, le porte sono aperte per una settimana e i visitatori possono finalmente lasciarsi incantare da uno dei tesori più preziosi della storia ceca.

Questa esposizione, fortemente voluta dall’attuale presidente in carica Petr Pavel, si dovrebbe ripetere nel prossimo futuro con cadenza annuale. Purtroppo questo non eviterà le abituali lunghe code e le ore di attesa, tuttavia, si tratta di uno spettacolo davvero unico.

Cosa comprende il tesoro

Il corredo comprende la Corona di San Venceslao (con tre cappucci, cuscino e custodia), lo scettro reale con custodia, la mela imperiale con custodia e il manto dell’incoronazione, oggi conservato in un deposito climatizzato delle Collezioni del Castello di Praga.

Questi simboli del potere regale sono stati usati nelle incoronazioni dei sovrani boemi, e ognuno di essi porta con sé un valore sia storico che religioso.

La leggenda dei sette custodi e la presunta maledizione

La camera blindata che custodisce i Gioielli, nella Cattedrale di San Vito, è il luogo più inaccessibile del Castello. La porta e la cassaforte sono protette da sette serrature: per aprirle devono riunirsi contemporaneamente i sette detentori delle chiavi, tra cui il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, l’Arcivescovo di Praga, i presidenti delle due Camere, la Metropolitana di San Vito e il Sindaco di Praga.

Questa tradizione risale al 1791, quando l’imperatore Leopoldo II restituì i gioielli da Vienna a Praga: da allora i cechi hanno voluto che la custodia fosse condivisa tra più autorità, per evitare che il tesoro finisse di nuovo lontano dalla città.

Secondo la leggenda, chiunque osi indossare la corona senza esserne legittimato troverà la morte entro un anno: un mito che ha contribuito ad alimentarne il fascino e il timore. Una storia che ha fatto tremare anche i potenti: secondo alcune cronache, il capo del protettorato nazista Reinhard Heydrich avrebbe osato posarla sulla propria testa… e pochi mesi dopo trovò la morte a Praga a seguito del noto attentato denominato Anthropoid nel 1942.

La Corona di San Venceslao

Il cimelio più famoso è la Corona di San Venceslao, realizzata in oro di altissima purezza (21–22 carati) e decorata con 91 pietre preziose (tra cui zaffiri, spinelli, rubini, smeraldi, tormaline e acquamarina) e 20 perle. Fu commissionata da Carlo IV nel 1346 per la propria incoronazione e dedicata a San Venceslao, patrono della Boemia. Ho dedicato un post a questo imperatore visionario che ha dato lustro alla città di Praga.

Con i suoi quasi due chili e mezzo di peso, 19 cm di altezza e di diametro, la corona impressiona ancora oggi per la sua bellezza. Carlo IV la fece più volte arricchire con nuove gemme durante la sua vita, dandole la forma definitiva che possiamo ammirare oggi.

Il tesoro nell’oscurità

Quest’anno (2025) la mostra si intitola “Il Tesoro nell’Oscurità” e si svolge nella Sala Vladislao dal 18 al 29 settembre. È un’occasione rara: di solito i Gioielli sono visibili solo poche volte nel corso del decennio. Per chi vuole approfittarne, conviene arrivare al mattino presto, preparandosi a code piuttosto lunghe. Non è consentito soffermarsi più del dovuto negli spazi dove sono esposti i cimeli principalmente per motivi di sicurezza, pertanto la visione durerà solo pochi minuti.

Vedere i Gioielli della Corona da vicino significa compiere un piccolo viaggio nel cuore della storia ceca. Non si tratta solo di oggetti preziosi, ma di simboli che raccontano il legame di questo paese con la sua identità e le sue tradizioni.

Allego la brochure ufficiale di questo evento che contiene molte informazioni aggiuntive anche di carattere storico. La potete scaricare al seguente link.

Se sarete a Praga nei giorni di apertura di questa esposizione, anche nel prossimo futuro dato che l’attuale presidente desidera che l’esposizioen si ripeta annulamente, vale davvero la pena affrontare la fila: è un privilegio raro poter dire di aver visto dal vivo la corona di Carlo IV.

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Storia

Praga – l’alluvione del 2002

Nell’agosto del 2002, Praga visse giorni che nessuno dimenticherà.


Piogge torrenziali avevano colpito l’Europa centrale per oltre una settimana. I fiumi, gonfiati oltre ogni limite, iniziarono a riversare la loro forza verso valle. La Moldava (in ceco Vltava), che di solito accompagna la città con un flusso tranquillo, diventò un fiume di potenza impressionante. Certamente, in passato non erano mancati momenti di piena, ma un complesso flusso di regolamentazione della portata del fiume ha sempre funzionato, portando a qualche straripamento sporadico nelle campagne lungo il letto del fiume che poi sfocia nell’Elba. In questo caso, tuttavia, le previsioni furono peggiori delle aspettative per diversi giorni e anche il sistema di gestione del volume delle acque del fiume andò fuori controllo.

Nella notte tra il 13 e il 14 agosto 2002, le sirene della città suonarono per segnalare una situazione di estremo pericolo: quartieri interi come Karlín, Holešovice, Libeň, Malá Strana furono invasi in parte dall’acqua. In poche ore, oltre 50 000 persone vennero evacuate.

La metropolitana si fermò: diverse stazioni finirono allagate. Si ricordanto in particolarequelle di Malastrana e Staroměstska, la cui chiusura prolungata per mesi tagliò in due parti la città, con binari sommersi e interi tunnel che richiesero una lunga manutenzione.

Le immagini fecero il giro del mondo: barche e canotti che navigavano in strade normalmente affollate, il Ponte Carlo sorvegliato da barriere di protezione, il Castello che vegliava su una città plumbea quasi irriconoscibile. La piena del fiume che sembrava non fermarsi mai, con continui bollettini che andavano oltre le più pessime previsioni.

Il problema principale era rappresentato dal fatto che la piena del fiume trascinava alberi, oggetti e detriti che rischiavano di danneggiare i ponti – come avvenne nel settembre 1890: una grande piena del fiume Moldava comportò al crollo di tre arcate centrali del Ponte Carlo e fu necessaria una ricostruzione che durò circa due anni.

Alla fine, il bilancio fu pesante: 17 vittime in tutta la Repubblica Ceca e danni per miliardi di corone. Ma da quell’evento nacque una nuova consapevolezza: Praga si dotò di imponenti barriere anti-alluvione, muri di contenimento e sistemi di pompaggio capaci di proteggere la città anche da piene che si verificano statisticamente una volta ogni 500 anni. Molti palazzi storici videro i loro scantinati riempirsi d’acqua. Al termine delle piogge, l’umidità e il caldo lasciarono delle situazioni da risanare molto complesse, oltre alla necessitá di organizzare sgomberi di materiali irrecuperabili. Le collezioni della Biblioteca Nazionale e della Biblioteca Municipale subirono danni severi; archivisti e bibliotecari intervennero congelando i volumi appena recuperati, per proteggerli dall’umidità e dalla muffa.

Oggi, guardando indietro a quelle foto e a quei giorni, vediamo non solo la fragilità di una città, ma anche la sua forza di rialzarsi. Restano impresse nella memoria collettiva le immagini dello splendido giardino zoologico di Praga, dove purtroppo alcuni animali persero la vita, ma la maggior parte furono salvati con gesti quasi eroici. Ancora oggi, nello zoo sono presenti bacheche a ricordo di queste giornate che misero in crisi tutto la città.

🐾 Lo zoo di Praga nell’alluvione del 2002: storie di salvataggi e perdite

Nell’agosto 2002, lo Zoo di Praga divenne uno dei luoghi simbolo dell’alluvione. Situato nella zona di Troja, fu colpito in pieno dalla piena cinquecentennale della Vltava: la parte bassa del parco venne quasi interamente sommersa.

  • Gaston – Il leone marino che, trascinato via dall’acqua, nuotò per oltre 100 km fino in Germania. Fu ricatturato vicino a Dresda, ma morì per sfinimento durante il rientro. Oggi una statua allo zoo ne ricorda la storia.
  • Slávek – L’ippopotamo ritrovato vivo al primo piano delle stalle, affacciato a una finestra, divenne un simbolo di speranza e resilienza.
  • Kadir(a) – L’anziano elefante che non poté essere evacuato in tempo e che i guardiani dovettero sopprimere per evitargli sofferenze estreme.
  • I gorilla – Un giovane maschio, Pong, morì annegato. Gli altri furono sedati e portati in salvo su zattere o trasferiti temporaneamente in altri zoo.

In totale, lo zoo perse oltre 130 animali, ma salvò centinaia di esemplari grazie al coraggio e alla rapidità del personale. L’evento portò alla creazione di nuovi piani di emergenza e sistemi di protezione, utili anche nelle piene successive.

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Storia

Storia del rychlodabing: doppiaggi clandestini in Cecoslovacchia

Durante le mie vacanze estive passate a Praga negli anni Ottanta, mi colpivano i doppiaggi dei film stranieri, che erano a mono voce e coprivano la lingua originale. Questo avveniva correntemente anche sui programmi TV statali. Rispetto a quanto eravamo abituati in Italia, si trattava di un doppiaggio spartano, mono tono e spesso senza l´enfasi delle azioni dei film. Insomma, mi stupiva questa cosa veramente fatta in casa.

Con il senno del poi, e grazie anche al film „Králove videa“ (i re del video) del 2020, ho capito i motivi di questo fenomeno, che non ha riscontro in Italia dove il doppiaggio invece era allora un lavoro prestigioso, evidentemente ben pagato e molto professionale.

rychlodabing

Durante gli anni Ottanta, gran parte dei film prodotti in Occidente non venivano trasmessi o proiettati nei cinema cecoslovacchi. I film occidentali erano davvero delle eccezioni, e fatto salvo per alcune rare perle (ricordo bene che alcuni film italiani arrivarono in Cecoslovacchia: Fantozzi, Bud Spence e Terence Hill, Amici miei, Ragazzo di Campagna, Celentano e la Muti,…), la censura non permetteva l´ingresso ufficiale sul mercato, dato che si trasmettevano valori e ideali non proprio consoni al pensiero socialista dominante a livello politico.

La diffusione delle prime videoregistrazioni, prima tramite il sistema Betamax di Sony, e poi successivamente con l´affermazione del VHS della JVC, consentì l´ingresso clandestino di film esteri (prevalentemente via Germania), che tuttavia necessitavano di una traduzione delle parti parlate delle sceneggiature. Nel grigiore del clima normalistico cecoslovacco la richiesta di film occidentali, con effetti speciali e spettacolari, era enorme. Ci si ritrovava a casa di qualcuno, anche oltre venti persone, per assistere alle imprese di Rocky, Rambo, Terminator, Indiana Jones, ET, i film di Disney… con i “rychlo dabing”, ossia i doppiaggi veloci, che venivano organizzati in clandestinità. Alcuni doppiatori sono entrati nel background collettivo, in quanto bravi e professionali, altri improvvisavano traduzioni e talvolta inventavano anche le trame. Si trattava di una attività completamente fuori controllo, ma che per i giovani dell´epoca, rappresentò un fenomeno nazionale.

Esisteva un mercato nero delle videocassette doppiate, così come si crearono anche delle competizioni tra vari gruppi di produzione. La velocità era essenziale. Peraltro, questo fenomeno non riguardò solo la Cecoslovacchia, ma anche altri paesi del blocco orientale, come ad esempio la Polonia e l´Ungheria.

Con l´avvento del 1989 e la rivoluzione di velluto, queste attività non cessarono. Anzi, la domanda di film nuovi, recenti e doppiati crebbe ulteriormente. Il mercato domandava i doppiaggi veloci delle ultime novitá cinematografiche, talvolta filmate tramite le telecamere direttamente nei cinema.

La fine

Tuttavia, man mano che questa attività cresceva, più i diritti di autore reclamavano una tutela e gradualmente (indicativamente dal ´95) anche Polizia e Magistratura iniziarono a occuparsi di queste tematiche, portando a delle condanne che fecero terminare questa era del doppiaggio super rapido, denominato „rychlodabing“.

Furono oggetto di doppiaggio anche i film erotici e porno, con traduzioni piuttosto ridicole con il senno del poi. Tuttavia, anche questo fece parte della voglia di capire e vivere all´occidentale.

Ancora oggi esistono dei gruppi di scambio e cultori del VHS, e dei film doppiati in ceco secondo questi standard che oggi appaiono quasi impossibili.

Resta uno splendido e romantico ricordo „retro“ – termine amato dai cechi (esiste anche una serie televisiva di successo) che richiama le situazioni e gli oggetti del passato che suscitano nostalgia in chi ha avuto modo di conoscere queste situazioni.

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Arte Storia

Večerníček: 60 anni di sogni per tutti i bambini

Da 60 anni, la favola della sera trasmessa ogni giorno nella serata dalla televisione ceca, allieta i piccoli prima di andare a dormire. Ad aprire questo momento, una sigla iconica, con appunto il personaggio di Večerníček.

Si tratta di un rituale quotidiano amato dai genitori e dai bambini cechi, e tanto amato da essere sopravvissuto a cambiamenti politici, tecnologici e culturali.

Ecco il cortometraggio che viene trasmesso dalla Česká Televize in occasione dei 60 anni di trasmissione.

Il personaggio di Večerníček

La attuale sigla di Večerníček

Il primo episodio fu trasmesso il 2 gennaio 1965 dalla televisione cecoslovacca che allora aveva un solo canale. Inizialmente venne trasmesso una volta alla settimana, dal 1967 si passò a tre giorni alla settimana per poi passare negli anni successivi ad una programmazione quotidiana.

La prima trasmissione fu ovviamente in bianco e nero, e solo a partire dal 1973 Večerníček fu regolarmente trasmesso a colori. Oggi viene trasmesso tutti i giorni alle 18:45 sul programma ČT 2 (la televisione di stato ceca).

Questo strano personaggio con un capellino di carta di giornale vola tra le stelle, cavalcando un cavallo a dondolo, guidando un’automobilina e distribuendo fogli. La sua struttura è rimasta invariata per decenni: una sigla animata – divenuta leggendaria – introduce un episodio autoconclusivo o parte di una miniserie solitamente animata, della durata di circa 10 minuti. Alla fine, la stessa sigla “al contrario” saluta i bambini con il classico gesto del cappellino.

La sigla del 1965 in bianco e nero

L’animazione fu opera di Radek Pilař, noto grafico e illustratore ceco, mentre la voce originale del saluto “Dobrý večer!” fu fin dall inizio quella dell’attore Michal Pavlata.

La musica, semplice e sognante, è parte della memoria collettiva ceca e slovacca. In effetti, nonostante la separazione della Slovacchia dalla Repubblica Ceca nel 1993, il programma ha mantenuto lo stesso nome e concetto anche nella televisione slovacca.

I cortometraggi animati ed i personaggi iconici

I personaggi più amati includono Krtek (la talpa), Maxipes Fík, Pohádky z mechu a kapradí, Rákosníček, Broučci, Pat a Mat, Křemílek a Vochomúrka, Mach a Šebestová, Krkonošské poháky, Ferda mravenec, Bob a Bobek, Rumcajs e cosí via. E’ impossibile stilare una classifica dato che ogni generazione ha avuto i propri eroi.

La talpa (Krtek) trasmesso anche in Italia negli anni Ottanta

Večerníček infatti ha ospitato centinaia di miniserie animate, molte delle quali realizzate con tecniche diverse: stop-motion, disegno classico, gomma, ritagli di carta e marionette. I principali attori cechi hanno fornito le voci ai tanti personaggi, tra questi anche la mitologica Jiřina Bohdalová.

La storia di Mach a Šebestová con la loro cornetta magica ha invece visto il passaggio da cartone animato a film, al quale hanno partecipato alcuni noti attori cechi.

Mach a Šebestová

Nel 1974 furono trasmesse i primi 20 episodi di Krkonošské pohádky (le favore di Krakonoš), che divennero estreamente popolari. Negli anni Ottanta, i cortometraggi iniziarono a divenire un fenomeno internazionale che collezionava premi di categorie in vari festivalal cintematrografici internazionali.

Alcuni personaggi arrivarono anche in Italia trasmessi in Rai tra gli anni Settanta e Ottanta: la talpa (krtek), creata da un famoso disegnatore e illustratore chiamato Zdeněk Miller, Maxipes Fík, oppure Rakosníček.

Il ponte tra generazioni

Večerníček è una leggenda che ha resistito nel tempo, che ovviamente ha subito qualche influsso ideologico nel periodo comunista, ma che fortunatamente ha mantenuto l´innocenza tipica dei bambini rendendo magica l´attesa per questo momento, specie per i piú piccini.

Nel 2005, quando la tv ceca propose di rimuovere Večerníček dal palinsesto e cambiarne l’orario, oltre 70.000 persone firmarono una petizione per mantenerlo com’era.

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Storia

14.2.1945 – Praga sotto le bombe: un ricordo doloroso della II. Guerra Mondiale

Esattamente ottant’anni fa, la città di Praga subiva un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, che causò la morte di centinaia di persone e la distruzione di numerosi edifici civili, sebbene l’obiettivo primario fossero le infrastrutture militari e industriali. Il 14 febbraio 1945, sessanta aerei alleati B-17 sganciarono oltre 150 tonnellate di esplosivo in meno di cinque minuti.

Contesto storico e la sorpresa

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Praga era sotto l’occupazione nazista, in quanto parte del protettorato tedesco. Praga, centro culturale e politico, rappresentava un obiettivo strategico per gli Alleati, che miravano a indebolire il regime nazista e supportare la resistenza ceca. La guerra terminò per Praga l’8 maggio 1945, quindi questa azione rappresentò un ulteriore passo verso l’indebolimento del regime dittatoriale, purtroppo con pesanti conseguenze per la popolazione civile innocente.

In realtà, Praga fu relativamente risparmiata dalle ondate di bombardamenti alleate che colpirono. Altre città come Dresda e Norimberga, dove i morti furono decine di migliaia e furono praticamente rase al suolo. Per questo motivo, l’attacco violento del 14 febbraio 1945 colse di sorpresa gran parte della popolazione civile.

I racconti dei testimoni storici narrano che le sirene dell’allarme antiaereo, che suonavano frequentemente in quel periodo, furono sottovalutate da molte persone, e questo contribuì al tragico bilancio di circa 700 morti e oltre 1200 feriti. Alcune fonti non confermate sostengono che gli aerei alleati abbiano addirittura confuso Praga per Dresda, il che spiegherebbe la violenza dell’attacco. Tuttavia, questa ipotesi non ha mai trovato riscontri ufficiali.

Obiettivi colpiti

I bombardamenti avevano lo scopo di distruggere le fabbriche di armamenti situate a Praga e di interrompere le linee di comunicazione tedesche. Tuttavia, a causa della scarsa precisione dei lanci, molte bombe caddero su aree residenziali e monumenti storici, causando gravi danni e perdite di vite civili.

Il bombardamento del 14 febbraio causò la distruzione e il danneggiamento di edifici storici, tra cui l’ospedale, la Casa dei Telefoni e il Faustův dům in Karlovo Náměstí, la chiesa di Emmaus nella zona limitrofa e circa 500 tra case e palazzi. Tra questi, il palazzo dove sorge oggi la famosa “Casa Danzante” fu completamente abbattuto, e l’odierna costruzione risale al 1996. Altre zone colpite furono Praga 2, in particolare la zona di Namesti Miru, il teatro di Vinohrady, la via Vinohradska e il parco di Grebovka, dove si trovava la sede dell’organizzazione giovanile nazista Hitlerjugend.

I bombardamenti ebbero un impatto profondo sulla popolazione di Praga. Molti testimoni ricordano ancora oggi la paura, il caos e la disperazione di quei giorni. Le testimonianze dei sopravvissuti offrono uno spaccato toccante sulla realtà della guerra e sulla resilienza della popolazione ceca.

Gli altri bombardamenti su Praga e la memoria odierna

Oltre al bombardamento del 14 febbraio, Praga subì un altro attacco aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. In particolare, il 25 marzo 1945, un altro bombardamento causò ulteriori danni e vittime, concentrandosi maggiormente sulle zone industriali di Praga 10 (Vrošovice) e Praga 5.

    Il ricordo dei bombardamenti di Praga è ancora vivo. Ogni anno, il 14 febbraio, vengono deposte corone di fiori nei luoghi colpiti e dove sono presenti lapidi commemorative per ricordare le vittime e ribadire l’importanza della pace.

    Presso l’ospedale in Karlovo náměstí, per la precisione sulla Všeobecné fakultní nemocnice, si trova una lapide commemorativa creata nel 2015 dallo scultore Petr Císařovský a ricordo del bombardamento del febbraio 1945, costruita con i residui delle bombe cadute sulla città. Non lontano da questa località si trovava uno dei più grandi rifugi antiaerei, che fu colpito da una bomba provocando la morte di oltre 130 persone, prevalentemente donne e bambini.

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    Politica Storia

    Ferdinand Vaňek, alias Václav Havel.

    Scenario: autunno 1989, a pochi giorni dall’inizio della Rivoluzione di Velluto. Non si era coscienti del fatto che il regime comunista stava per essere travolto, anche se stava scricchiolando da tempo.

    La scrittura clandestina si diffondeva con i Samizdat, l’elite culturale contraria alla dittatura continuava ad essere perseguitata, con interventi da parte dei servizi segreti STB, incarcerazioni e ostracismi di varia natura.

    Quale migliore occasione se non augurare con una inserzione il buon compleanno il 5.10.1989 a Ferdinand Vaňek, alias Václav Havel, sul giornale di partito? La foto naturalmente é quella di Havel.

    Una curiositá, nel corso di una manifestazione dei movimenti populisti nel 2022, il programma degli interventi fu interrotto con un messaggio “Si cerca Ferdinand Vaněk, il nipote lo sta aspettando qua sotto il cavallo (statua di San Venceslao nella omonima piazza, ndr). Potrebbe venire qua?”.

    E allora tanti auguri Ferdinand! Mi raccomando, non vogliamo dimenticarti!

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    Storia

    Tomáš Garrigue Masaryk, il primo predestinato Presidente cecoslovacco

    Tomáš Garrigue Masaryk, primo presidente della Cecoslovacchia eletto nel 1918, è stato una figura poliedrica: scienziato, professore, filosofo, educatore, politico e giornalista.

    Venne percepito come un uomo moderno per l’epoca, che dimostrava di voler perseguire i propri valori etici, democratici e di rispetto verso gli altri non esitando di scontrarsi anche con l’opinione pubblica comune.

    Non per nulla, il soprannome di Masaryk fu “tatíček”, che letteralmente tradotto in italiano significa papà, a considerazione del fatto che venne considerato fin da subito come il padre della moderna nazione cecoslovacco.

    Questa “aura magica” attorno a Masaryk nasce in parte dalla percezione del periodo democratico cecoslovacco (1918-1938) come un “età d’oro”, in cui il Paese raggiunse livelli elevati di industrializzazione e benessere per standard dell’epoca. Tuttavia, è importante non dimenticare la complessità di quel periodo storico, segnato dalla crisi economica mondiale e dall’ascesa di nazionalismi che avrebbero portato all’instaurazione dei totalitarismi e, infine, alla tragedia della Seconda guerra mondiale.

    Parliamo comunque di uno dei personaggi più importante della storia ceca, la cui immagine è riuscita a superare l’ostracizzazione da parte del regime comunista, così come il tentativo di lederne l’immagine durante il periodo del protettorato nazista post prima repubblica.

    Bibliografia di un predestinato

    Tomáš Garrigue Masaryk (indicato spesso anche solo come TGM, oppure talvolta con il nome Tomáš Garik Masaryk), nato il 7 marzo 1850 a Hodonín, nell’attuale Repubblica Ceca, proveniva da una famiglia di origini modeste. Suo padre lavorava come cocchiere per un aristocratico, mentre sua madre, di origini slovacche, svolgeva la mansione di domestica. Nonostante le ristrettezze economiche, Masaryk mostrò fin dalla giovane età una straordinaria intelligenza e una grande sete di conoscenza, qualità che lo spinsero a superare le difficoltà e a cercare un’educazione di alto livello.

    Dopo aver frequentato il ginnasio tedesco a Brno, proseguì gli studi a Vienna, dove si laureò in filosofia. Durante questo periodo, sviluppò un forte senso critico e un profondo interesse per le questioni sociali e politiche. Gli studi accademici e l’ambiente culturale viennese contribuirono a formare il suo pensiero progressista, gettando le basi per il suo futuro impegno politico.

    In questi anni, Masaryk si interessò particolarmente ai temi legati alla libertà individuale, all’etica e alla giustizia sociale, valori che avrebbero guidato tutta la sua carriera politica. Fu anche influenzato dalle correnti di pensiero europee dell’epoca, maturando una visione politica che si sarebbe rivelata fondamentale per il ruolo chiave che avrebbe giocato nella fondazione della Cecoslovacchia. La sua formazione intellettuale, unita a un forte senso morale, lo rese una delle figure centrali nella storia della nazione ceca e un esempio di integrità politica.

    Negli anni successivi, TGM, per sostenere economicamente la sua famiglia, accettò un posto come docente all’Università di Praga, dove si trasferì nel 1882. A quel tempo, la città era divisa tra le comunità ceca e tedesca. Masaryk si distinse subito per le sue idee innovative e il suo approccio non convenzionale agli studenti, trattando temi fino ad allora considerati tabù, come i problemi sociali e la prostituzione, sorprendendo l’ambiente conservatore. Sua moglie, un’americana emancipata, condivideva le sue opinioni progressiste.

    Nonostante le sue posizioni divergenti e alcune contraddizioni rispetto alla cultura dominante, Masaryk fu accettato e rispettato dalla società ceca fin dall’inizio. Da una prospettiva protestante, egli criticò alcune caratteristiche della Chiesa cattolica, chiedendo una riforma radicale, poiché riteneva la religione essenziale per una società moderna e moralmente giusta.

    Masaryk si creò una solida rete di amicizie, in particolare tra i suoi studenti e i collaboratori della rivista Athenaeum, che fondò lui stesso. Tuttavia, una delle controversie più significative della sua carriera riguardò l’autenticità dei manoscritti di Královédvorský e Zelenohorský, considerati tesori della letteratura ceca. Masaryk sostenne che fossero falsi, scatenando l’ira di molti nazionalisti, che lo considerarono un traditore. Questa vicenda segnò una frattura con una parte del movimento nazionalista, ma rafforzò la sua posizione di intellettuale coraggioso e indipendente.

    Masaryk, politico determinato

    Tomáš Garrigue Masaryk iniziò a lavorare attivamente nel campo della politica negli anni 1890, collaborando con figure come Josef Kaizl e Karel Kramář. Masaryk formulò un nuovo orientamento politico basato sul “realismo”, opponendosi al romanticismo nazionalista del suo tempo. Sosteneva l’importanza di una “conoscenza scientifica accurata delle cose”, un approccio razionale che cercava di superare le illusioni romantiche della politica. La rivista Čas (Tempo) divenne la tribuna dei realisti, attraverso la quale Masaryk e i suoi colleghi diffusero le loro opinioni, sebbene a un pubblico limitato.

    Nel 1891, Masaryk venne eletto al Parlamento austriaco e alla Dieta provinciale, rappresentando il Partito dei Giovani Boemi. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe temporaneamente quando la sua famiglia si allargò con la nascita di Jan e Olga. Durante questo periodo, si dedicò principalmente all’attività letteraria e accademica, pubblicando numerosi studi e articoli scientifici. Partecipò inoltre alla creazione del Dizionario Otto dell’apprendimento, un progetto enciclopedico di grande importanza, e contribuì a riviste come Naše doba e Čas.

    Masaryk non esitava a criticare apertamente la limitatezza di vedute della società ceca, opponendosi al nazionalismo basato su odio e pregiudizi, in particolare verso i tedeschi e gli ebrei. Nel 1899, difese pubblicamente Leopold Hilsner, un ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, esponendosi contro l’antisemitismo crescente.

    Durante la Prima guerra mondiale, Masaryk divenne un sostenitore dell’indipendenza della nazione ceca e della separazione dall’Impero austro-ungarico. Nel suo libro “Nuova Europa: un’opinione slava”, giustificava la necessità di un sistema statale migliore in Europa orientale e prefigurava una futura cooperazione tra Stati europei sotto forma di una federazione democratica. TGM riteneva infatti che fosse terminato il periodo delle teocrazie, ed era giunto il momento di consolidare i regimi democratici basati su principi etici moderni.

    Nel suo percorso verso l’indipendenza ceca, Masaryk lavorò per rendere visibile la causa ceca a livello internazionale. Nel 1915, lasciò l’Europa centrale per stabilire contatti diplomatici in Svizzera, Francia e Inghilterra, con il supporto di Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik. In seguito, si trasferì in Russia per organizzare le legioni ceche e slovacche. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, Masaryk si recò in America, dove lanciò una campagna di persuasione tra i cechi e slovacchi americani, e lavorò per influenzare il presidente Woodrow Wilson, contribuendo a cambiare la sua posizione riguardo alla monarchia austro-ungarica.

    Masaryk primo presidente della neonata Cecoslovacchia

    Il 14 novembre 1918, in seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico alla fine della Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia fu ufficialmente riconosciuta come Stato indipendente, e Tomáš Garrigue Masaryk fu eletto suo primo presidente. Questo evento rappresentava il coronamento di anni di lavoro diplomatico, politico e intellettuale da parte di Masaryk, che, insieme a Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik, aveva convinto le potenze occidentali della necessità di creare una nuova nazione. Il suo ruolo non fu solo quello di un leader simbolico, ma anche di un abile statista che guidò il Paese attraverso anni di grande incertezza e sfide complesse.

    Durante la sua presidenza, Masaryk si trovò ad affrontare una serie di difficoltà interne ed esterne. Una delle prime sfide fu l’integrazione di popolazioni con diverse etnie e culture, in particolare la convivenza tra cechi, slovacchi e le minoranze tedesche, ungheresi e ucraine. Il sistema politico cecoslovacco, ispirato ai principi democratici occidentali, si fondava su un governo parlamentare che cercava di bilanciare queste differenze etniche e culturali. Masaryk, che credeva profondamente nei valori della democrazia e del liberalismo, fu abile nel gestire le tensioni, promuovendo una visione di unità e coesistenza.

    Sul piano economico, il Paese dovette affrontare le difficoltà della ricostruzione postbellica e della modernizzazione. La Cecoslovacchia ereditava una parte significativa dell’industria austro-ungarica, ma il processo di integrazione delle varie componenti economiche non fu semplice. Masaryk sostenne politiche di sviluppo industriale e agricolo, cercando di bilanciare le necessità delle diverse regioni del Paese, con un’attenzione particolare alle problematiche sociali, che avevano sempre avuto un posto centrale nel suo pensiero. Alla fine degli anni Venti, il mondo dovette affrontare la Grande Depressione, che ebbe ripercussioni anche in Cecoslovacchia.

    Non mancarono le sfide internazionali. Le tensioni con i vicini, in particolare con la Germania e l’Ungheria, furono costanti, specialmente a causa delle rivendicazioni territoriali. La Cecoslovacchia dovette anche confrontarsi con il crescente nazionalismo in Europa e, negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Masaryk comprese presto i rischi rappresentati dai regimi totalitari e cercò di mantenere la Cecoslovacchia come un baluardo di democrazia in un continente sempre più polarizzato.

    Il suo approccio era improntato a un realismo politico, ma allo stesso tempo era guidato da un profondo senso morale. Masaryk si distingueva per la sua capacità di conciliare principi etici con le necessità pratiche della politica. Era noto per il suo motto, “Non temere e non rubare”, che rifletteva la sua visione di una leadership fondata sull’integrità personale e sulla giustizia. Questa integrità gli valse il rispetto non solo all’interno del Paese, ma anche sulla scena internazionale, dove veniva visto come un leader capace di mediare e costruire ponti.

    Nel 1935, Masaryk decise di abdicare per motivi di salute, lasciando la presidenza nelle mani del suo fedele collaboratore Edvard Beneš. Nonostante l’abbandono della vita politica attiva, Masaryk rimase una figura di riferimento morale per la nazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Lány, una residenza dove poteva ritirarsi in tranquillità, ma continuò a essere consultato su questioni di importanza nazionale.

    La sua morte, avvenuta il 14 settembre 1937 per polmonite, segnò la fine di un’era per la Cecoslovacchia. Per milioni di cittadini cecoslovacchi, che seguirono con emozione le sue ultime ore via radio, Masaryk rappresentava non solo il fondatore della Repubblica, ma anche un simbolo di grandezza morale e integrità politica.

    In definitiva, la figura di Masaryk, con tutte le sue luci e le poche ombre, rimane una pietra miliare della storia cecoslovacca, incarnando l’ideale di una leadership morale e democratica che ha resistito alle tempeste della storia. Solo il presidente Václav Havel, eletto nel 1989 dopo la rivoluzione di velluto, è in grado competere per popolarità e messaggio alle generazioni future.

    Masaryk e la moglie Charlotte – un grande amore

    Tomáš Masaryk e Charlotte Garrigue si conobbero nel 1877 a Lipsia, in Germania, mentre Masaryk stava completando i suoi studi. Il loro incontro fu immediatamente significativo, poiché entrambi condividevano una visione progressista della vita e una forte passione per le questioni sociali e intellettuali.

    Si sposarono il 15 marzo 1878 a Brooklyn, New York, dopo un periodo di corrispondenza, e Charlotte cambiò ufficialmente il suo nome in Charlotte Garrigue Masaryková, unendo il cognome del marito al suo. Anche il marito Tomáš cambiò il proprio cognome, inserendo il quello della moglie, Garrigue. Si trattó di un gesto simbolico di rispetto e parità tra i coniugi, molto innovativo per l’epoca. Questo rifletteva anche i valori di uguaglianza e modernità che caratterizzavano il loro pensiero e la loro visione della società.

    La coppia ebbe cinque figli, che contribuirono ulteriormente a rafforzare il legame familiare e l’equilibrio nella vita di Masaryk. Ricordiamo la primogenita Alice nata nel 1879, che di fatto ricoprì il ruolo di first lady e consigliera del padre negli anni della presidenza, e Jan Masaryk, nato nel 1866, che divenne uno statista e diplomatico di rilievo nella Cecoslovacchia postbellica e noto per la triste fine rappresentata da un suicidio, che tuttavia ha dei connotati di omicidio politico, proprio nei giorni successivi al colpo di stato che portò al potere i comunisti nel 1948. Nonostante il forte legame tra Masaryk e Charlotte, quest’ultima dovette affrontare gravi problemi di salute mentale negli ultimi anni della sua vita. A partire dai primi anni del XX secolo, Charlotte cominciò a manifestare sintomi di disturbi psichiatrici, probabilmente legati a depressione e a episodi psicotici. Questo rappresentò una sfida importante per la famiglia, ma Masaryk rimase sempre profondamente legato a lei e cercò di fornirle tutto il supporto possibile. La condizione di Charlotte peggiorò nel corso degli anni, influenzando anche la vita personale di Masaryk, che cercava di conciliare la cura della moglie con i suoi impegni politici. Charlotte morì nel 1923, lasciando un vuoto significativo nella vita di Masaryk, che la considerava non solo sua moglie, ma anche la sua più grande alleata.

    Masaryk e l’Italia

    Negli anni successivi alla fondazione della Cecoslovacchia, TGM compì diversi viaggi in Italia, soprattutto per motivi di salute. Il più significativo fu il suo soggiorno sull’isola di Capri nel 1921 e 1922, durante i quali cercò di riprendersi da una lunga malattia. Questo periodo rappresentò il primo viaggio all’estero prolungato del presidente dopo il suo ritorno in patria nel 1918. A causa delle sue condizioni fisiche, i medici consigliarono un soggiorno in un clima più mite, e fu scelta Capri, che Masaryk aveva già visitato nel 1913 con la figlia Alice, incontrando anche lo scrittore russo Maksim Gorkij.

    Nel maggio 1921, Masaryk e il suo entourage si recarono a Capri in treno e nave, soggiornando a Villa Sirena, mentre nel 1922 si stabilirono nella più modesta Villa Discopoli. I suoi viaggi non erano semplici ritiri, ma combinavano relax e cura con doveri ufficiali: Masaryk continuava a gestire la corrispondenza politica e gli affari di Stato, rimanendo in costante contatto con l’Ufficio presidenziale a Praga grazie al telegrafo e a corrieri diplomatici. La sua assenza, che durava diversi mesi, era attentamente pianificata e discussa con il governo per evitare ripercussioni sulla politica interna.

    Durante i soggiorni a Capri, Masaryk non si limitò a recuperare le energie, ma continuò a dedicarsi all’attività letteraria, iniziando a scrivere le sue memorie di guerra, “La rivoluzione mondiale”, nel 1922. Si dedicò anche alla vita sociale, ricevendo diplomatici, artisti e giornalisti, promuovendo così l’immagine della Cecoslovacchia all’estero. Masaryk, sempre attento a valorizzare il proprio Paese, regalava oggetti in vetro ceco a chi incontrava, dimostrando la sua capacità di coniugare interessi personali e promozione nazionale.

    I viaggi a Capri rafforzarono il presidente cecoslovacco, che poté così affrontare con maggiore vigore i compiti gravosi della sua presidenza negli anni successivi. Al contempo, questi soggiorni stabilirono una tradizione per i futuri presidenti cecoslovacchi, che avrebbero seguito un modello simile per i loro viaggi privati.

    Il legame tra Masaryk e l’Italia si consolidò ulteriormente durante questi soggiorni, mostrando un profondo rispetto per la cultura e il territorio italiani.

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    Economia Storia Turismo

    La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth: la matita Ceca conosciuta in tutto il mondo

    Quando pensiamo a Koh-i-Noor, molti di noi associano subito il nome al famoso diamante, ma per milioni di artisti, studenti e professionisti, Koh-i-Noor è sinonimo di qualità nei prodotti per l’arte e la scrittura. Questa è la storia di un marchio che, con le sue matite, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’industria mondiale degli strumenti per il disegno e la scrittura.

     Le origini di Koh-i-Noor Hardtmuth

    La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth inizia nel 1790 a Vienna, in Austria, quando Joseph Hardtmuth fondò la sua azienda. La sua invenzione rivoluzionaria fu la miscela di argilla e grafite per creare matite con diverse gradazioni di durezza. Prima di questa scoperta, le matite non offrivano molta varietà e precisione, ma grazie all’intuizione di Hardtmuth, divenne possibile produrre matite adatte sia al disegno artistico che alla scrittura tecnica.

    Nel 1848, l’azienda si trasferì a České Budějovice, città del Sud Boemia, dove ancora oggi continua la sua produzione. Koh-i-Noor Hardtmuth si affermò presto come una delle più antiche e rinomate case produttrici di matite al mondo.

     Il successo internazionale dal 1889

    Un momento chiave per Koh-i-Noor fu il 1889, quando l’azienda presentò la sua celebre matita gialla esagonale all’Esposizione Universale di Parigi. Questa matita non solo aveva una forma innovativa e una caratteristica estetica unica, ma portava anche il nome del leggendario diamante Koh-i-Noor, uno dei più grandi e famosi al mondo, il cui nome significa “Montagna di luce” in arabo. Questa scelta simbolica voleva sottolineare la straordinaria qualità e valore delle matite Koh-i-Noor, rendendole subito riconoscibili e apprezzate a livello internazionale.

     La statalizzazione e la successiva privatizzazione

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il regime comunista in Cecoslovacchia, l’azienda fu nazionalizzata, ma riuscì a mantenere la sua posizione di leader nel settore. Con la Rivoluzione di Velluto del 1989, che portò alla caduta del regime comunista, Koh-i-Noor Hardtmuth fu privatizzata e tornò a competere a pieno titolo nel mercato globale.

     Koh-i-Noor oggi

    Oggi Koh-i-Noor Hardtmuth è un nome di riferimento non solo per le matite, ma anche per una vasta gamma di prodotti per artisti, come matite colorate, gomme per cancellare, strumenti tecnici e materiali per il disegno professionale. Grazie alla sua dedizione all’innovazione e alla qualità, il marchio è amato da generazioni di artisti, studenti e professionisti in tutto il mondo.

    In generale l´azienda si definisce leader nella cancelleria scolastica e per ufficio, segmentata in varie linee di prodotti denominate: KIDs, Creative, Art, Office, DIY, linee specializzate e personalizzate volte a corpire le piú svariate esigenze.

    Koh-i-noor richiama immediatamente alla mente le matite di grafite, i colori, le tempere. Nel gruppo é presente anche la società Logarex specializzata nella produzione di materiali plastici quali righelli, compassi, e altri oggetti specialistici. Inoltre, esiste la divisione Koh-i-noor machineries che é specializzata in produzione di stampi ad iniezione e stampi tecnici per i piú svariati settori.

    Dal 2000 la holding Koh-i-noor é di proprietà dell’ing. Vlastilav Bříza che acquistò l´azienda dal noto imprenditore Petr Kellner. Il gruppo comprende quasi trenta società operanti in varie parti del mondo.

    La Koh-i-noor di Vršovice in Praga 10

    La fabbrica situata a Praga 10 non rientra nel gruppo KOH-I- NOOR HARDMUTCH, ma rientra oggi nel gruppo MASSAG (KOH-I-NOOR MASSAG, a.s.). L´azienda é specializzata nella produzione in serie di piccoli oggetti in metallo industriali, spille e altri articoli di merceria ed iniziò la produzione nel 1902 grazie agli imprenditori Jindřích Waldes e Hynek Puc. Miss Kin é la donna ritratta nel logo, assieme al prodotto che rese celebre questa azienda: il bottone a pressione brevettato.

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    Storia Turismo

    Il parco di Vyšehrad: un’oasi di storia, leggende e tranquillità a Praga

    Praga è una città straordinaria e romantica, piena di vicoli nascosti, palazzi pomposi in stile liberty, monumenti gotici e neogotici, e chiese barocche sinuose… ma Praga ha anche splendidi parchi pubblici che si integrano perfettamente alla città, offrendo oasi di tranquillità, riflessione e freschezza. Il parco nazionale di Vyšehrad è sicuramente uno dei parchi più importanti della città.

    Il parco di Vyšehrad

    La storia di Vyšehrad è strettamente legata allo sviluppo delle città di Praga e alla storia della nazione ceca. La imponente roccia, che svetta sul fiume Moldava, ha attirato insediamenti fin dai tempi più antichi ed è diventata oggetto di molte leggende. Tuttavia, la prima prova certa dell’esistenza della fortezza di Vyšehrad risale alla metà del X secolo, quando qui furono coniati i denari del principe Boleslav II. Da allora Vyšehrad ha cambiato più volte funzione e aspetto. È stato un castello reale, per un breve periodo anche residenza del monarca. Divenne una città e poi una fortezza barocca, di cui ha conservato la forma fino ad oggi.

    Ho un motivo personale per dedicare questo post a questo parco: una delle mie prime foto da bambino mi ritrae con i miei nonni nel verde di questi prati. Stiamo parlando dei primi anni Settanta, in un contesto che sembra lontanissimo nel tempo (e purtroppo lo è), ma che oggi mi sembra più vicino nella memoria passeggiando per questo parco.

    L’areale di Vyšehrad, oltre ad essere uno splendido parco con viste panoramiche mozzafiato, è un monumento culturale di interesse nazionale dove si svolgono eventi, rappresentazioni teatrali, visite guidate e matrimoni. I praghesi di ogni età, specie nei fine settimana primaverili, adorano le passeggiate per questo parco.

    Inoltre, è  facilmente raggiungibile attraverso la metropolitana linea C (rossa), dove è presente la fermata di Vyšehrad vicino al centro congressi di Praga 4 .

    Il programma culturale di Vyšehrad è ben illustrato nelle pagine web dedicate all´indirizzo https://www.praha-vysehrad.cz/.

    Le varie zone del parco

    Il parco circonda la Basilica (minor) dei Santi Pietro e Paolo, situata nel centro del parco accanto al cimitero nazionale costruito a partire dal XIX secolo, dove sono sepolte oltre 600 celebrità ceche dei più svariati settori, tra cui Antonin Dvořák, Petr Erben, Milada Horáková, e Karel Hynek Mácha.

    La neogotica Basilica di San Pietro e Paolo appare oggi interamente ristrutturata fu concepita nelle attuali fattezze nel corso del XIX secolo, ma da almeno un millennio questo luogo è stato adibito al culto religioso.

    Non appena si entra nel parco, è visibile inoltre una splendida chiesta romanica intitolata a San Martino (Rotunda), dove ancora oggi vengono svolti riti ecclesiastici. Si tratta della chiesa più datata presente sul territorio di Praga costruita attorno al 1.100, sopravvissuta a vari eventi che ne hanno anche cambiato anche la destinazione d´uso.

    L´areale ha al disotto un complicato sistema di passaggi sotterranei e aree adibite a magazzino in ceco „kasematy“) che complessivamente superano un chilometro di lunghezza. Furono creati per consentire gli spostamenti militari tra le varie zone limitrofe in tempi rapidi.

    La sala sotterranea Gorlice è il più grande spazio di questo tipo presente nell´areale, con una superficie di 290 m2 e un’altezza di 12 metri. Fu costruita nel 1656-1678 come sistema di protezione. In caso di minaccia bellica, Gorlice doveva servire come punto di raccolta per le truppe, le munizioni e il deposito di cibo. Nel secolo scorso è servito come rifugio antiaereo oltre che deposito di patate e verdure. Oggi l’area è utilizzata come galleria e dagli anni ’90 ospita sei sculture barocche originali del Ponte Carlo.

    Le leggende di Vyšehrad

    Ci sono diversi racconti legati alla magia e all’esoterismo di questo luogo.

    Čertuv sloup – la colonna del diavolo

    La colonna del diavolo si trova in Karlachovy sady, nel giardino accanto alla chiesa principale, dal 1888.

    I singoli pezzi sono lunghi da 160 a 240 cm.

    Secondo la leggenda, la colonna fu portata qui a seguito di una scommessa fatta dal diavolo con un prete locale: sarebbe stato in grado di portare una colonna della cattedrale di San Pietro di Roma prima che il sacerdote finisse la messa. 

    In realtà, la colonna del diavolo apparteneva alle colonne di sostegno della volta della chiesa originaria (oggi scomparsa) di San Pietro e Paolo a Vyšehrad. Nel 1503, tuttavia, accadde un fatto strano: la colonna si ruppe improvvisamente e crollò sul pavimento della chiesa abbattendo una volta. Fortunatamente, questo episodio avvenne in un momento in cui nessuno si trovava nella chiesa. Peraltro, a seguito di ulteriori analisi, si é scoperto che non si tratta dello stesso tipo di colonna, ma si tratterebbe di due colonne diverse. La pietra non sarebbe originaria della città di Praga, ma sarebbe originaria della cava di Krhanice, vicina a Kamenný Přívoz sul fiume Sazava, a circa 50 chilometri a Sud della capitale.

    Libuše e il tesoro nascosto

    La principessa Libuše – la storica regina che avrebbe dato origine alla dinastia dei Přemyslovci, i primi re boemi – avrebbe profetizzato proprio dalle alture di Vyšehrad la nascita e la fama di Praga „città, la cui gloria avrebbe toccato le stelle“.

    Il fantasma della famosa principessa, sotto forma di una dama bianca, apparirebbe ancora nell´areale. Si dice che custodisca i suoi tesori nascosti nella roccia sottostante insieme a un grosso cane nero. I due a volte posano lo sguardo su Praga dall’alto delle mura di Vyšehrad per vedere lo stato di salute odierno della città.

    I demoni di Vyšehrad

    Si dice che un demone sia imprigionato nella montagna assieme a immense ricchezze in attesa che qualcuno trovi la maniera di spezzare la catena magica che lo tiene imprigionato. Sarebbe presente una caverna piena di immense ricchezze e tesori, in coincidenza della chiesa principale. Chiaramente questa leggenda potrebbe richiamare la sala Gorlice a cui ho acennato in precedenza, che effettivamente esiste.

    I cavalieri

    La leggenda del cavaliere Bruncvík racconta di un viaggio avventuroso per guadagnare un simbolo del suo coraggio e della sua virtù. Dopo molte peripezie, ottenne una spada magica da un leone che aveva aiutato. La leggenda narra che la spada fu nascosta nelle mura di Vyšehrad e che Bruncvík tornerà a reclamarla in un momento di grande bisogno per il regno boemo.

    Infine, è presente nella memoria collettiva ceca il salto fatto dalle alte mura di Vyšehrad alla Moldava dal nobile cavaliere Horymir sul cavallo Šemik che lo portò alla salvezza dalla morte certa e dalle false accuse di tradimento. Per questo gesto eroico, Horymir fu graziato.

    * * *

    In conclusione, mi sento di suggerire di inserire la passeggiata per il parco di Vyšehrad sia per ritrovare un momento di tranquillità e riflessione, sia per uscire dai circuiti super tradizionali di percorsi praghesi oggi pieni di turisti. In ogni stagione questo posto è incantevole, ma i periodi primaverili e autunnali sono particolarmente consigliati.

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    Storia

    Otto Wichterle: l’inventore visionario

    Otto Wichterle è stato un chimico, scienziato e inventore ceco di fama mondiale, nato nel 1913 a Prostějov e deceduto nel 1998 nella località di Stražisko.

    Nei suoi ottantaquattro anni di vita ha vissuto la demolizione del suo lavoro da parte del regime comunista, ma anche vari momenti di gloria che lo fanno reputare come un genio visionario. Non si perse mai d’animo e affrontò ogni situazione che la vita gli presentò, restando una persona ottimista e creativa.

    È noto per essere la persona che ha inventato le lenti a contatto morbide o la fibra denominata silon. Nel complesso ha registrato circa 150 brevetti.

    È stato membro di molte società internazionali, titolare di numerosi premi stranieri, professore in molte università, autore o coautore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

    Biografia

    Wichterle proveniva da una famiglia di imprenditori e politici. Si laureò presso la Facoltà di Ingegneria Chimica e Tecnologica dell’Università Tecnica Ceca di Praga, dove lavorò come professore fino alla sua chiusura nel 1939.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale si recò a Zlín, dove lavorò nei laboratori di ricerca chimica della famosa azienda calzaturiera Bata. Questo scienziato ebbe mano libera nelle sue ricerche presso Bata e presto sviluppò un processo tecnologico per la produzione di fibre poliammidiche. Il nome silon fu scelto per questa invenzione perché esisteva già una fibra simile, chiamata nylon.

    Appena terminata la guerra, Wichterle tornò a Praga, dove iniziò la ricerca di materiali adatti per le protesi oculari presso l’Università di Tecnologia Chimica.

    Sviluppo di prototipi di lenti a contatto

    All’epoca del professor Wichterle esistevano già delle lenti, ideate dall’oftalmologo tedesco Adolf Gaston Eugen Fick, ma erano fatte di vetro e di plastica dura e inflessibile. Tuttavia, i piani di Wichterle furono vanificati dalle purghe politiche comuniste, durante le quali lui e alcuni altri insegnanti di spicco furono espulsi dalla scuola e la ricerca sulle lenti intraoculari fu temporaneamente abbandonata.

    Continuò quindi le sue ricerche presso la più liberale Accademia delle Scienze, dove divenne direttore del neonato Istituto di Chimica Molecolare. Nel 1961, a Natale, Wichterle condusse esperimenti cruciali per trasformare le lenti a contatto in gel in una forma adatta.

    Assemblò il primo prototipo di macchina per la fusione di lenti a contatto in gel da un kit di metallo per bambini (stavebnice Merkur – del tutto simile al Meccano, ndr) e ne colò i primi quattro pezzi. Questa famosa “macchina per lenti” è ora esposta al Museo Nazionale della Tecnica di Praga.

    Nonostante avesse brevettato le lenti a contatto, dovette iniziare diverse cause verso aziende straniere, specie americane, per la tutela del suo brevetto e le vinse tutte in modo definitivo.

    Durante il periodo denominato della Primavera di Praga, Wichterle firmò il manifesto delle 2.000 parole (il documento letterario di protesta piú importante contro l’occupazione da parte dei paesi del Patto di Varsavia avvenuta nell’Agosto ’68) e, durante un discorso in Parlamento, criticò apertamente le azioni delle autorità al potere dopo l’occupazione del Paese da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

    Nel 1970 fu quindi privato di tutte le cariche dirigenziali e destinato ad essere ostracizzato.

    Dopo la Rivoluzione di Velluto dell’89, fu eletto presidente dell’Accademia Cecoslovacca delle scienze, carica che mantenne fino alla divisione della Cecoslovacchia nel 1993.