Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.
Per i praghesi, la Matějská Pouť è una questione di cuore.
Da oltre quattro secoli, quando il gelo invernale inizia a sciogliersi, Praga si anima con i colori e i suoni della fiera che da semplice pellegrinaggio è diventata un’istituzione del divertimento.
Le attività spaziano da giostre tradizionali e autoscontri a moderne attrazioni adrenaliniche, il tutto accompagnato da stand gastronomici e dolciumi. Non mancano attrazioni anche per i più piccoli.
Nel 2025, la fiera celebra il suo 430º anniversario e segna il ritorno della leggendaria montagna russa “Cyklon”, alta 13 metri e con una lunghezza di 440 metri, che raggiunge una velocità di quasi 50 km orari. Le attrazioni presenti nell´area dedicata sono oltre 130, provenienti da vari paesi europei.
Considerata la prima fiera dell’anno a livello europeo, si svolge per la durata di circa due mesi, a partire metà febbraio fino a metà aprile. Ogni anno le date vengono modificate, dipendendo dai fine settimana e da altre festività, ma il periodo è più o meno sempre lo stesso.
Dove si svolge
La Matejska pout si svolge nell’areale denominato Výstaviště, presso il complesso fieristico del quartiere di Praga 7 Holešovice, a nord del centro città nella zona adiacente allo splendido parco di Stromovka. L’area è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: la linea C della metropolitana (fermata “Nádraží Holešovice”) e diverse linee di tram collegano efficacemente la zona al resto di Praga. Tuttavia, al momento in cui pubblico questo articolo, la zona fieristica è oggetto di una ampia ristrutturazione e anche la linea del tram non arriva proprio di fronte all’ingresso, come avviene normalmente, ma comunque la fermata si trova nei paraggi.
Origini Storiche
La Matějská Pouť è una delle fiere primaverili più antiche e rinomate d’Europa, con una storia che risale al 1595.
La tradizione iniziò come un pellegrinaggio religioso verso la chiesa di San Matteo (Kostel svatého Matěje) situata nella zona di Hanspaulka a Praga. I fedeli si recavano in questo luogo per celebrare la festa di San Matteo il 24 febbraio, data che segnava simbolicamente l’inizio della primavera. Nel tempo, accanto alle celebrazioni religiose, si svilupparono attività ludiche e mercati, trasformando gradualmente la festa in una fiera popolare.
A causa della crescente popolarità e dell’aumento del numero di visitatori, la fiera si spostò più volte. Dalla chiesa di San Matteo, si trasferì nelle vicinanze dell’attuale Vítězné náměstí (Piazza della Vittoria), nota anche come “Kulaťák”, dove oggi sorgono istituti universitari. Successivamente, negli anni ’60, la fiera trovò la sua sede attuale presso il complesso fieristico di Výstaviště Praha Holešovice, adiacente al parco Stromovka.
La passeggiata nel fine settimana
Che tu sia un amante delle emozioni forti o semplicemente in cerca di un pomeriggio spensierato, la Matějská Pouť è una tappa imperdibile per chi visita Praga in primavera.
Lasciatevi travolgere dai colori, dai rumori del luna park e dalla musica travolgente, dagli odori degli street food tipici, dalla gioia di grandi e piccini.
Nonostante le condizioni climatiche non ancora ottimali, la passeggiata per la fiera Matejska Pout rappresenta un ottimo diversivo nei weekend di fine inverno e inizio primavera, specie se il tempo è clemente.
Nel fine settimana, oltre al costo di ogni attrazione, si paga anche un biglietto di ingresso di 30 corone ceche per persona. Il biglietto é acquistabile on line sulle pagine del sito dedicato: https://www.matejskapout.cz/
Esattamente ottant’anni fa, la città di Praga subiva un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, che causò la morte di centinaia di persone e la distruzione di numerosi edifici civili, sebbene l’obiettivo primario fossero le infrastrutture militari e industriali. Il 14 febbraio 1945, sessanta aerei alleati B-17 sganciarono oltre 150 tonnellate di esplosivo in meno di cinque minuti.
Contesto storico e la sorpresa
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Praga era sotto l’occupazione nazista, in quanto parte del protettorato tedesco. Praga, centro culturale e politico, rappresentava un obiettivo strategico per gli Alleati, che miravano a indebolire il regime nazista e supportare la resistenza ceca. La guerra terminò per Praga l’8 maggio 1945, quindi questa azione rappresentò un ulteriore passo verso l’indebolimento del regime dittatoriale, purtroppo con pesanti conseguenze per la popolazione civile innocente.
In realtà, Praga fu relativamente risparmiata dalle ondate di bombardamenti alleate che colpirono. Altre città come Dresda e Norimberga, dove i morti furono decine di migliaia e furono praticamente rase al suolo. Per questo motivo, l’attacco violento del 14 febbraio 1945 colse di sorpresa gran parte della popolazione civile.
I racconti dei testimoni storici narrano che le sirene dell’allarme antiaereo, che suonavano frequentemente in quel periodo, furono sottovalutate da molte persone, e questo contribuì al tragico bilancio di circa 700 morti e oltre 1200 feriti. Alcune fonti non confermate sostengono che gli aerei alleati abbiano addirittura confuso Praga per Dresda, il che spiegherebbe la violenza dell’attacco. Tuttavia, questa ipotesi non ha mai trovato riscontri ufficiali.
Obiettivi colpiti
I bombardamenti avevano lo scopo di distruggere le fabbriche di armamenti situate a Praga e di interrompere le linee di comunicazione tedesche. Tuttavia, a causa della scarsa precisione dei lanci, molte bombe caddero su aree residenziali e monumenti storici, causando gravi danni e perdite di vite civili.
Il bombardamento del 14 febbraio causò la distruzione e il danneggiamento di edifici storici, tra cui l’ospedale, la Casa dei Telefoni e il Faustův dům in Karlovo Náměstí, la chiesa di Emmaus nella zona limitrofa e circa 500 tra case e palazzi. Tra questi, il palazzo dove sorge oggi la famosa “Casa Danzante” fu completamente abbattuto, e l’odierna costruzione risale al 1996. Altre zone colpite furono Praga 2, in particolare la zona di Namesti Miru, il teatro di Vinohrady, la via Vinohradska e il parco di Grebovka, dove si trovava la sede dell’organizzazione giovanile nazista Hitlerjugend.
In questa mappa le località colpite dal bombardamento (fonte ČTK)
I bombardamenti ebbero un impatto profondo sulla popolazione di Praga. Molti testimoni ricordano ancora oggi la paura, il caos e la disperazione di quei giorni. Le testimonianze dei sopravvissuti offrono uno spaccato toccante sulla realtà della guerra e sulla resilienza della popolazione ceca.
Gli altri bombardamenti su Praga e la memoria odierna
Oltre al bombardamento del 14 febbraio, Praga subì un altro attacco aereo durante la Seconda Guerra Mondiale. In particolare, il 25 marzo 1945, un altro bombardamento causò ulteriori danni e vittime, concentrandosi maggiormente sulle zone industriali di Praga 10 (Vrošovice) e Praga 5.
Il ricordo dei bombardamenti di Praga è ancora vivo. Ogni anno, il 14 febbraio, vengono deposte corone di fiori nei luoghi colpiti e dove sono presenti lapidi commemorative per ricordare le vittime e ribadire l’importanza della pace.
Non ci sono verità cattive, ma solo realtà cattive (J.Čapek) LAPIDE COMMEMORATIVA presso la VFN citata di seguito
Presso l’ospedale in Karlovo náměstí, per la precisione sulla Všeobecné fakultní nemocnice, si trova una lapide commemorativa creata nel 2015 dallo scultore Petr Císařovský a ricordo del bombardamento del febbraio 1945, costruita con i residui delle bombe cadute sulla città. Non lontano da questa località si trovava uno dei più grandi rifugi antiaerei, che fu colpito da una bomba provocando la morte di oltre 130 persone, prevalentemente donne e bambini.
In piazza Karlovo Náměstí n. 502/40, nel centro di Praga, sorge un edificio enigmatico e affascinante, il Faustův Dům, noto come la Casa di Faust. Questo luogo non è soltanto un esempio di architettura barocca, ma è soprattutto un simbolo di mistero, leggende e storie inquietanti che hanno affascinato generazioni di abitanti e visitatori della capitale ceca.
Con certezza si può affermare che hanno vissuto in questo posto diversi alchimisti e studiosi di scienze naturali, perfettamente ambientati nella Praga magica e occultista che ebbe il culmine nel XVI-XVII secolo con l’impero di Rodolfo II.
Faustuv Dum
Il dottor Faust che vendette l’anima al diavolo
La prima leggenda narra del dottor Faust, Faust avrebbe vissuto in questa casa durante la sua permanenza a Praga. La casa sarebbe stata teatro di esperimenti alchemici e pratiche occulte, attirando un alone di mistero che perdura ancora oggi. Si narra che Faust fosse solito evocare il diavolo proprio nelle stanze di questo edificio e che il pavimento dell’ultimo piano porti ancora i segni lasciati dalle sue invocazioni. Faust avrebbe venduto l’anima al diavolo, per cercare di carpire i segreti alchemici e raggiungere il successo.
Si racconta che una notte Faust fu trascinato all’inferno attraverso un buco nel soffitto. Questo buco, secondo la leggenda, non fu mai completamente riparato: ogni tentativo di chiuderlo risultava vano, come se la casa stessa fosse marchiata dal tocco del soprannaturale.
Edward Kelly, il conte Mladota e il parroco Jaenig – i personaggi che alimentarono le leggende
Nel 1590 la casa fu acquistata dall’alchimista, spia e ciarlatano Edward Kelly che visse alla corte di Rodolfo II. Kelly vi installò un laboratorio e condusse vari esperimenti alchemici, principalmente era alla ricerca della ricetta alchemica per trasformare il piombo in oro.
Nel 1591, infrangendo l’editto imperiale sui duelli, uccise un borghese di Praga. Fu quindi imprigionato nel castello di Křivoklát a pochi km da Praga, da dove tentò presto di fuggire. In quella fuga fallita, si ferì così gravemente a una gamba che dovette essere amputata e sostituita da una protesi di legno. Il governatore ebbe pietà di lui e lo graziò dopo questo incidente. Nonostante questo, però, finì in disgrazia. In seguito perse l’altra gamba, fuggì da Praga nella città di Most, che si dice abbia maledetto, e infine si suicidò a Hněvín a Most (all’età di 42 anni).
Un altro proprietario, che contribuì anch’egli alla misteriosa reputazione della casa, fu il conte Ferdinand Antonín Mladota di Solopysk, un uomo strano che possedeva diversi dispositivi realizzati secondo i principi dell’ottica, dell’elettricità e del magnetismo, o manichini che si muovevano su corde tese, oltre ad altre cose inspiegabili all’epoca, che davano l’impressione che fosse in combutta con il diavolo.
Negli anni successivi, il parroco Karl Jaenig, proveniente dalla vicina chiesa di San Giovanni Nepomuceno di Skalka, si stabilì lì. Pur essendo un ecclesiastico di professione, anche in questo caso era un uomo strano. Si dice che avesse una vasta collezione di oggetti funerari legati alla morte. Le storie che circolano lo incarnano talvolta nel ruolo di vampiro, che dorme in una bara in un interno circondato da teschi di ogni tipo, ossa e persino pezzi di forca.
Il Faustův dům narrato da Alois Jirásek
Il racconto narrato dallo scrittore Alois Jirásek, nel suo libro “Gli antici racconti cechi” pubblicato per la prima volta nel 1894, parla di uno studente molto povero, che ebbe il coraggio di entrare nel Faustuv dům, nonostante la popolazione locale temesse la presenza del diavolo e di spettri che impedivano di frequentare questo stabile.
Il povero giovane, gradualmente prese possesso di questa casa, pur ritrovando oggetti e libri tipici della magia nero, ma soprattutto iniziò a trovare ogni giorno una moneta (il tallero) d’oro che gradualmente gli permise di migliorare il suo stile di vita e di condurre una vita agiata frequentando le birrerie. La bramosia del denaro e della ricchezza prese il sopravvento, e l’unica attività che esercitò divenne quella di leggere gli antichi libri alchemici ed esoterici presenti in casa. Un giorno, il ragazzo sparì e quando i suoi amici andarono a cercarlo, non trovarono che un buco sul soffitto e segni di lotta.
Il giovane vendette l’anima al diavolo che era venuto evidentemente a domandare il conto.
Alcune curiosità che alimentano le leggende
Il sito dell’attuale palazzo era un tempo un luogo di sacrificio pagano. Lungo il sito correva un’importante strada che collegava il Castello di Praga e Vyšehrad ed era anche il percorso dei cortei di incoronazione.
Nelle finestre ad angolo della Casa Faust, durante la ricostruzione, sono state trovate preziose pitture murali. Sotto la scala a chiocciola adiacente si pensa che ci sia una sorgente mitica. Nel soffitto della scala è stato trovato un buco costruito con pali, abbastanza grande da poter essere attraversato da un uomo adulto (una possibile fonte della nota leggenda). Altri ritrovamenti includono un soffitto splendidamente dipinto, scarpe per bambini murate e resti scheletrici di sette gatti.
Nel corso della sua storia, l’edificio ha subito diverse aperture nel tetto. L’ultima è stata creata alla fine della II. Guerra mondiale da una bomba americana inesplosa.
Oggi la casa di Faust é parte del complesso ospedaliero dell’ospedale Karlova e ospita una farmacia, nel rispetto delle tradizioni passate. Non sono consentite visite allo stabile.
Praga, con il suo fascino senza tempo, si trasforma durante il periodo natalizio in un luogo incantato grazie ai suoi mercatini di Natale, noti come “vánoční trhy”. Questi mercatini, tra i più rinomati d’Europa, offrono un’esperienza unica che combina tradizione, artigianato e gastronomia locale.
Date e Orari
I principali mercatini di Natale di Praga si svolgono abitualmente da fine novembre fino alla vigilia di Natale e per quelli del centro storico, fino al 6 gennaio. Le bancarelle sono aperte tutti i giorni indicativamente dalle 10:00 alle 22:00, mentre gli stand gastronomici dovrebbero avere un orario prolungato fino a mezzanotte, specie nelle zone della Città vecchia ovvero della piazza dell’Orologio.
Il mercatino principale di Natale a Praga apre dal 29 novembre 2025 al 6 gennaio 2026. Gli stand sono attivi tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 22:00.
Nota: il 24 dicembre chiude anticipatamente, e gli orari nei giorni di festa possono variare — consiglio di verificarli prima della visita.
Altri mercatini in cittá
Ecco alcune alternative più “locali”, con orari e durate diverse:
Náměstí Míru (quartiere Vinohrady): dal 20 novembre 2025 al 24 dicembre 2025. Náměstí Republiky: dal 25 novembre 2025 al 24 dicembre 2025. Zona pedonale Anděl (Smíchov): dal 24 novembre 2025 al 23 dicembre 2025.
Principali Mercatini
Piazza della Città Vecchia (Staroměstské náměstí): Il mercatino più grande e suggestivo, situato nel cuore storico della città. Qui, tra edifici gotici e barocchi, si erge un maestoso albero di Natale decorato con migliaia di luci e viene montato un palco dove si propongono danze e canti tradizionali. Le bancarelle offrono una vasta gamma di prodotti artigianali, decorazioni natalizie e specialità culinarie ceche e internazionali. Sono i mercatini che nel weekend registrano la maggiore affluenza, per cui occorre fare attenzione ai borseggiatori.
Piazza Venceslao (Václavské náměstí): A pochi minuti a piedi dalla Piazza della Città Vecchia, in zona Můstek, questo mercatino offre chalet in legno con regali fatti a mano, prodotti gastronomici e bevande calde come vin brulé (in ceco “svařák”) e un liquore al miele (“medovina”).
Piazza della Repubblica (Náměstí Republiky): Situato di fronte al centro commerciale Palladium, questo mercatino più piccolo ma caratteristico offre circa 30 bancarelle con articoli natalizi, artigianato e specialità locali.
Náměstí Míru in Praga 2: Di fronte alla Basilica neogotica intitolata a Santa Ludmilla, questo mercatino offre circa 60 bancarelle con una grande selezione di prodotti natalizi tradizionali, tra cui ghirlande, candele, giocattoli e decorazioni. Non mancano poi gli stand gastronomici, con il marzapane (“perníky”), il trdlo e i famigerati “langoše” oltre alle bevande tipiche del periodo natalizio. È presente anche uno stand con prodotti italiani. Nel centro del mercato è collocato un presepe ed un albero di circa 5 metri decorato. A pochi passi, in Tylovo náměstí presso la fermata I.P. Pavlova, sono presenti altre bancarelle.
Cosa Aspettarsi
I mercatini di Natale di Praga sono celebri per l’atmosfera festosa e l’ampia offerta di prodotti:
Artigianato Locale: oggetti in ceramica, legno e ferro battuto, corone d’Avvento, candele profumate e decorazioni natalizie uniche. Personalmente adoro guardare le decorazioni per l’albero di Natale, che mi ricordano con nostalgia l’infanzia passata a Praga con la famiglia e soprattutto i nonni.
Gastronomia Tradizionale: specialità come il “trdelník” (dolce arrotolato alla griglia), salsicce alla griglia, maiale arrosto e dolci natalizi cechi. Per riscaldarsi, non mancano svařák (vin brulé), grog e medovina.
Intrattenimento: concerti di cori natalizi, spettacoli folkloristici e, in alcune piazze, piste di pattinaggio su ghiaccio per grandi e piccini dove è possibile noleggiare i pattini.
Alberi natalizi: nelle zone limitrofe ai mercati, nel mese di dicembre iniziano le vendite degli alberi natalizi, del vischio e delle corone dell’avvento (“adventní věnce”).
Consigli utili
Abbigliamento Adeguato: le temperature invernali a Praga possono essere rigide; è consigliabile vestirsi a strati e indossare abbigliamento caldo…. altrimenti vi vedrete costretti a bere diverse bevande calde più o meno alcoliche.
Valuta Locale: la moneta ufficiale è la Corona Ceca. Sebbene diverse bancarelle accettino carte di credito o gli euro, è consigliabile avere con sé contanti per piccoli acquisti. Ogni bancarella dovrebbe avere esposto il cambio applicato per l’euro, purtroppo vengono applicati cambi poco vantaggiosi di solito.
Trasporti: Praga dispone di un efficiente sistema di trasporto pubblico. Le principali piazze sono facilmente raggiungibili in metro, tram o eventualmente in autobus.
Attenzione ai borseggiatori: la presenza di un forte numero di persone consente ai borseggiatori di ricercare delle facile prede, per cui attenzione al portafoglio, al telefonino e alle borse in generale.
L’acquisto al mercatino deve essere valutato attentamente, in quanto spesso vengono proposti prezzi con importi superiori ai normali negozi.
Curiosità: gli alberi di Natale della Repubblica
L’Albero di Natale della Repubblica è una tradizione prenatalizia istituita a Brno il 13dicembre 1924, che consiste nell’addobbare un albero di conifere maturo nelle piazze, sotto il quale si organizza una raccolta a favore dei bisognosi, in particolare dei bambini abbandonati.
Nel 1919, prima delle vacanze di Natale, lo scrittore Rudolf Těsnohlídek trovò una bambina quasi congelata nel bosco vicino a Brno. Questo evento diede origine alla tradizione degli alberi di Natale della Repubblica, sotto i quali si fanno collette per sostenere i bisognosi, in particolare i bambini abbandonati. Il primo albero di Natale della Repubblica fu eretto infatti nel 1924 a Brno, copiando una idea proveniente dalla Danimarca.
A Praga, il primo albero della Repubblica comparve nel 1931, con una raccolta dedicata ai figli di genitori disoccupati.
Oggi, gran parte di quese iniziative caritatevoli si sono perse per strada, ma gli alberi di natale sono una tradizione ben radicata e amata da ogni ceco.
Il teatro nero, in ceco černé divadlo, è una delle forme d’arte più suggestive e innovative di Praga, capace di catturare l’immaginazione con giochi di luce, colori vividi e movimenti coreografici surreali. Questa tradizione teatrale, sviluppata proprio nella capitale ceca, è diventata un simbolo di Praga, attirando appassionati e curiosi da ogni angolo del mondo.
La storia del teatro nero: dove tutto è iniziato
Il teatro nero ha radici antiche che affondano nelle tradizioni teatrali asiatiche, in particolare nel teatro di marionette della Cina e del Giappone. Tuttavia, è stato a Praga negli anni ’50 che questa forma d’arte è stata reinterpretata e sviluppata in una versione moderna e unica. Fu il regista Jiří Srnec a dare vita al teatro nero ceco come lo conosciamo oggi. Srnec, con il suo talento per la sperimentazione e la sua passione per il movimento e l’arte visiva, fondò il primo teatro nero a Praga negli anni ’60, rivoluzionando il modo di fare spettacolo. La sua intuizione di combinare la pantomima con giochi di luce ultravioletta e abiti neri su sfondo nero creò un effetto quasi magico, che fece presto il giro del mondo.
L’idea alla base del teatro nero è semplice ma molto intrigante: gli attori, vestiti di nero su un fondo nero, sono invisibili agli occhi dello spettatore, mentre gli oggetti illuminati sembrano fluttuare e muoversi da soli. Questo permette una vasta gamma di illusioni ottiche e scene surreali, che affascinano e stupiscono il pubblico di ogni età.
Dopo la Rivoluzione di Velluto, Praga è diventata la base mondiale e la patria del genere del teatro nero. Per molti anni, Praga ha ospitato circa 10 compagnie teatrali che, al di fuori delle loro sedi permanenti, hanno viaggiato con successo in tutto il mondo. Dopo la pandemia COVID-19 nel 2022, a Praga ci sono solo 4 sedi permanenti del black light theatre che trovate di seguito.
Curiosità: il segreto della “magia” del teatro nero
Il segreto del teatro nero risiede nella sua capacità di giocare con la percezione. Uno degli aspetti più interessanti è la coordinazione impeccabile richiesta agli attori, che devono muoversi in sincronia perfetta per creare l’illusione desiderata. Inoltre, tutto ciò che appare sul palco è fatto di materiali altamente riflettenti o fluorescenti, che reagiscono alla luce ultravioletta, rendendo possibile l’effetto di oggetti sospesi o persone che “scompaiono” davanti ai nostri occhi.
Un’altra curiosità? Durante uno spettacolo, gli attori in nero lavorano spesso a pochi centimetri dai loro colleghi visibili, ma devono rimanere perfettamente immobili per non interferire con l’illusione creata. Questo rende ogni rappresentazione non solo un’esperienza visiva unica, ma anche un’impresa di precisione e controllo.
Dove vedere uno spettacolo di teatro nero a Praga
Praga offre diversi teatri dedicati a questa forma d’arte, ognuno con una propria interpretazione e stile. Ecco gli attuali luoghi per immergersi nella magia del teatro nero praghese:
Black Light theatre di Srnec (https://www.srnectheatre.com) Il teatro fondato dal maestro stesso, Jiří Srnec, è ancora uno dei migliori luoghi per vivere un’esperienza autentica di teatro nero. Qui, è possibile ammirare spettacoli che hanno fatto la storia del teatro nero, con pezzi classici e moderni che catturano la tradizione e l’innovazione.
Hilt Theatre (https://www.hilt-theatre.cz/cz/) Questo teatro si trova a Praga 6 e offre una varietà di spettacoli che fondono teatro nero e illusionismo.
Image Theatre (https://www.imagetheatre.cz) Questo teatro mescola teatro nero con danza e pantomima, creando uno stile unico e coinvolgente. Ogni spettacolo è un viaggio onirico in un mondo surreale, dove i confini tra realtà e illusione si confondono, portando il pubblico in una dimensione quasi ipnotica.
Wow black light theatre (https://www.wow-show.com) in Praga 1 sulla centralissima Na Příkopě. Si tratta di un teatro molto innovativo e meta di tanti turisti.
Il fascino del teatro nero: un must per chi visita Praga
Il teatro nero è un’esperienza che non lascia indifferenti. Per chi visita Praga, assistere a uno di questi spettacoli è un’immersione nella creatività e nell’immaginazione, un viaggio che permette di vedere la realtà con occhi nuovi. Molti spettatori escono da un teatro nero con un senso di meraviglia e sorpresa, catturati dalla magia di questa forma d’arte unica al mondo. Sono presenti inoltre anche programmi per famiglie e bambini.
Oggi, ho avuto il piacere di visitare la Botanická Zahrada di Praga, un luogo che combina la bellezza della natura con eventi culturali che richiamano tradizioni internazionali. Durante questi giorni di fine ottobre i giardini all’aperto si sono trasformati per ospitare una speciale celebrazione del Día de los Muertos. L’atmosfera che si respira è unica, con decorazioni che evocano leggende e colorati altari messicani dedicati alla celebrazione della vita e della memoria dei defunti. Il tutto negli splendidi colori autunnali e belle viste panoramiche.
La storia della Botanická Zahrada
Situata nel quartiere di Troja, la Botanická Zahrada ha una storia relativamente recente, se paragonata a giardini botanici storici di altre città europee. La sua apertura risale agli anni ’60, ma è negli ultimi decenni che ha davvero conquistato il cuore di residenti e turisti, grazie a un costante impegno nel preservare e promuovere la biodiversità. Ogni angolo della Botanická Zahrada racconta una storia, con collezioni di piante rare e ambienti che spaziano dal paesaggio mediterraneo ai giardini giapponesi.
Il padiglione denominato Fata Morgana ricostriusce climi tropicali dove sono visibili le piante di paesi lontani, pesci colorati e farfalle. É davvero uno spasso passeggiare per queste vie immerse nel verde.
Perché visitare la Botanická Zahrada?
La Botanická Zahrada di Praga è una meta perfetta per chi desidera trascorrere qualche ora lontano dal caos della città e immergersi nella natura. Durante l’anno, il giardino ospita una varietà di eventi tematici che offrono uno sguardo a tradizioni culturali da tutto il mondo, senza dimenticare l’obiettivo di sensibilizzare i visitatori verso la conservazione delle specie botaniche.
Che siate appassionati di botanica, in cerca di una passeggiata rilassante o curiosi di scoprire nuove culture, la Botanická Zahrada non vi deluderà.
Praga è una delle capitali europee più amate dai visitatori, con le sue antiche architetture, i romantici vicoli e una vivace scena culturale.
Tuttavia, c’è un lato meno visibile che i praghesi vivono intensamente: un ritmo di vita rilassato, lontano dalla frenesia che caratterizza molte altre metropoli. Talvolta accade che i turisti provenienti da città maggiormente caotiche, si accorgano di questa diversitá, e finiscano per aprezzarla e in certi momenti rimpiangerla.
Esplorare questa dimensione “slow” di Praga non solo arricchisce l’esperienza di chi la visita, ma svela un aspetto autentico e prezioso dello spirito cittadino.
Prendersi il proprio tempo
Chi passeggia per Praga non può fare a meno di notare l’atmosfera calma e raccolta, soprattutto nei parchi, lungo la Moldava o nei caffè storici. Gli abitanti della città sono abituati a dedicare tempo a sé stessi e alle attività che amano, evitando il ritmo vorticoso che spesso domina le capitali moderne. Nel week-end, per esempio, molti praghesi si ritagliano un momento di respiro dalle attività quotidiane, trascorrendo ore all’aperto con amici e familiari.
Questa calma si percepisce anche nei caffè, considerati veri e propri luoghi di ritrovo, dove il caffè si gusta lentamente, magari accompagnato da una fetta di dolce tradizionale (dort o koláč) o una fetta di strudel alle mele. Molti caffè non sono solo posti in cui passare velocemente per prendere un caffè al volo, ma sono arredati per far sentire i clienti a proprio agio e spingerli a fermarsi, a leggere un libro o a fare due chiacchiere.
Ci sono decine di caffetterie (kavárny) a Praga, ne segnalo alcune, senza la pretesa di poter fornire una indicazione sufficiente: Café Imperial in Na Pořičí, Café Savoy in zona Malá Strana, Il café Louvre al primo piano in via Narodní.
La ricerca del verde nei parchi
A Praga, il verde è vissuto come uno spazio essenziale, tanto che i suoi numerosi parchi sono frequentati non solo da chi vuole fare sport ma anche da chi cerca momenti di relax. Luoghi come Petřín, Letná, Rygrový Sady e il parco di Vyšehrad diventano veri e propri rifugi urbani dove le persone possono rilassarsi all’ombra degli alberi o godersi il panorama mozzafiato sulla città. I praghesi si prendono il tempo per una passeggiata, un picnic o una semplice lettura all’aria aperta, riflettendo un attaccamento profondo alla natura.
In questi spazi verdi non è raro vedere famiglie fare lunghe camminate, giovani coppie che si fermano per un momento romantico, o gruppi di amici che si ritrovano senza la fretta di dover andare altrove. Questo uso quotidiano degli spazi pubblici rappresenta una caratteristica peculiare dello stile di vita praghese, quasi come se la città avesse una dimensione di piccolo borgo, dove il tempo sembra scorrere in modo diverso.
Perdersi per Praga
Uno dei modi più autentici per sperimentare la vita slow dei praghesi è quello di lasciarsi guidare dalla città stessa, passeggiando senza fretta e permettendo agli incontri casuali di arricchire la giornata. Camminare per le viuzze della „Malá Strana“, scoprire angoli nascosti della Città Vecchia o fermarsi lungo il fiume Moldava, sono tutte occasioni per incrociare vecchie conoscenze e fare nuove amicizie. È quasi un’abitudine spontanea per i praghesi concedersi una pausa per due chiacchiere senza che l’orologio diventi un limite: Praga, in questo senso, favorisce una cultura del ritrovo semplice, senza pressioni o schemi rigidi.
Una mentalità legata alle tradizioni
Il ritmo slow dei praghesi non è solo un elemento visibile, ma anche una componente culturale che ha radici profonde nella storia e nelle tradizioni locali. Anche se la città ha subito trasformazioni economiche e culturali nel corso dei decenni, l’identità ceca rimane fortemente legata all’idea di una vita equilibrata, in cui il lavoro e il dovere si alternano a momenti di godimento e riflessione. La famosa tradizione di “andare per funghi” nei boschi, ad esempio, è un rito ancora molto sentito che richiama l’idea di trascorrere il tempo nella natura e apprezzarne la bellezza.
Inoltre, la famiglia e le amicizie sono centrali nella vita praghese, e spesso si preferisce investire il tempo libero in attività che rafforzino i legami piuttosto che in progetti individuali o ambizioni frenetiche. È una mentalità in cui il valore delle piccole cose, del tempo passato con chi si ama, ha un peso particolare e significativo.
Praga continua a sorprendere con il suo patrimonio culturale e artistico, e una delle ultime aggiunte alla città è una splendida statua dedicata alla leggendaria ginnasta ceca Věra Čáslavská, realizzata dal celebre scultore David Černý. Questa opera d’arte non solo celebra una delle figure più amate e rispettate della storia sportiva ceca, ma si inserisce anche come simbolo di eccellenza e resistenza, rendendo omaggio ai successi di Věra in un contesto tanto nazionale quanto internazionale.
Ho già dedicato in passato un post a Věra Čáslavská e al suo gesto che l’ha resa celebre e immortale nella storia della Repubblica Ceca, fermo restando l’immensità sportiva nel vincere sette medaglie d’oro.
Il contesto olimpico: l’opera in mostra a Parigi al villaggio sportivo allestito dalla Repubblica Ceca
La statua, creata in occasione dei Giochi Olimpici, ha visto la sua prima installazione nel cuore di Parigi, al Parco della Villette, durante i Giochi Olimpici del 2024. In quel contesto, la scultura di Věra Čáslavská è diventata un’attrazione per i visitatori della Casa Ceca, rubando la scena con la sua imponenza e simbolismo. In mezzo all’atmosfera festosa e competitiva dei giochi, la statua di Černý si è distinta come uno degli elementi artistici più potenti e rappresentativi dell’eredità sportiva della Repubblica Ceca.
La statua di David Černý: un gioco di eleganza e meccanica
La scultura, alta oltre 9 metri e dal peso di ben 7,5 tonnellate, è un esempio brillante della capacità di Černý di fondere ingegno meccanico e simbolismo artistico. Composta da tre figure ginniche che richiamano i colori del tricolore ceco, l’opera rappresenta non solo l’abilità fisica di Věra Čáslavská, ma anche la sua grazia, che ha incantato il mondo durante le sue esibizioni. Il movimento della scultura, basato sul principio della cerniera cardanica, permette alla parte centrale di ruotare liberamente lungo tutti e tre gli assi del sistema cartesiano, evocando la fluidità e la libertà del corpo di un ginnasta in azione.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Věra Čáslavská, con le sue sette medaglie d’oro olimpiche, è stata una figura simbolo della ginnastica mondiale e una delle atlete più vincenti e amate della storia della Repubblica Ceca. Oltre ai suoi successi sportivi, ha incarnato anche una voce forte e coraggiosa in un periodo di turbolenze politiche nel paese, diventando un’icona di resistenza e determinazione.
David Černý, con questa opera, riesce a catturare non solo il successo sportivo, ma anche lo spirito indomabile di Věra. Le figure ginniche, sospese nel movimento e illuminate dai colori nazionali, sono una metafora potente della sua carriera: un equilibrio perfetto tra potenza e delicatezza, tra disciplina e libertà.
Il ritorno a Praga: una nuova attrazione alla Casa Tyrš
Dopo aver brillato a Parigi, la statua è stata trasportata a Praga, dove ora ha trovato una sede permanente nel parco della Casa Tyrš (Tyršuv Dům) che si trova nella zona di Újezd, nei pressi dell’isola di Kampa. Questo luogo, riconosciuto a tutti gli effetti come la casa dello sport e pertanto già simbolo della ginnastica e dell’attività sportiva nella capitale ceca, è la cornice perfetta per ospitare l’opera, un ricordo tangibile della grandezza di Věra e un tributo visivo alla sua eredità.
Per i visitatori e per tutti coloro che amano lo sport e la storia ceca, questa statua rappresenta un punto di riferimento imperdibile.
Mappa della posizione del Tyršuv dům dove si trova l’opera dedicata a Věra Čáslavská
Scenario: autunno 1989, a pochi giorni dall’inizio della Rivoluzione di Velluto. Non si era coscienti del fatto che il regime comunista stava per essere travolto, anche se stava scricchiolando da tempo.
La scrittura clandestina si diffondeva con i Samizdat, l’elite culturale contraria alla dittatura continuava ad essere perseguitata, con interventi da parte dei servizi segreti STB, incarcerazioni e ostracismi di varia natura.
Quale migliore occasione se non augurare con una inserzione il buon compleanno il 5.10.1989 a Ferdinand Vaňek, alias Václav Havel, sul giornale di partito? La foto naturalmente é quella di Havel.
Una curiositá, nel corso di una manifestazione dei movimenti populisti nel 2022, il programma degli interventi fu interrotto con un messaggio “Si cerca Ferdinand Vaněk, il nipote lo sta aspettando qua sotto il cavallo (statua di San Venceslao nella omonima piazza, ndr). Potrebbe venire qua?”.
E allora tanti auguri Ferdinand! Mi raccomando, non vogliamo dimenticarti!
Tomáš Garrigue Masaryk, primo presidente della Cecoslovacchia eletto nel 1918, è stato una figura poliedrica: scienziato, professore, filosofo, educatore, politico e giornalista.
Venne percepito come un uomo moderno per l’epoca, che dimostrava di voler perseguire i propri valori etici, democratici e di rispetto verso gli altri non esitando di scontrarsi anche con l’opinione pubblica comune.
Non per nulla, il soprannome di Masaryk fu “tatíček”, che letteralmente tradotto in italiano significa papà, a considerazione del fatto che venne considerato fin da subito come il padre della moderna nazione cecoslovacco.
Questa “aura magica” attorno a Masaryk nasce in parte dalla percezione del periodo democratico cecoslovacco (1918-1938) come un “età d’oro”, in cui il Paese raggiunse livelli elevati di industrializzazione e benessere per standard dell’epoca. Tuttavia, è importante non dimenticare la complessità di quel periodo storico, segnato dalla crisi economica mondiale e dall’ascesa di nazionalismi che avrebbero portato all’instaurazione dei totalitarismi e, infine, alla tragedia della Seconda guerra mondiale.
Parliamo comunque di uno dei personaggi più importante della storia ceca, la cui immagine è riuscita a superare l’ostracizzazione da parte del regime comunista, così come il tentativo di lederne l’immagine durante il periodo del protettorato nazista post prima repubblica.
Bibliografia di un predestinato
Tomáš Garrigue Masaryk (indicato spesso anche solo come TGM, oppure talvolta con il nome Tomáš Garik Masaryk), nato il 7 marzo 1850 a Hodonín, nell’attuale Repubblica Ceca, proveniva da una famiglia di origini modeste. Suo padre lavorava come cocchiere per un aristocratico, mentre sua madre, di origini slovacche, svolgeva la mansione di domestica. Nonostante le ristrettezze economiche, Masaryk mostrò fin dalla giovane età una straordinaria intelligenza e una grande sete di conoscenza, qualità che lo spinsero a superare le difficoltà e a cercare un’educazione di alto livello.
Dopo aver frequentato il ginnasio tedesco a Brno, proseguì gli studi a Vienna, dove si laureò in filosofia. Durante questo periodo, sviluppò un forte senso critico e un profondo interesse per le questioni sociali e politiche. Gli studi accademici e l’ambiente culturale viennese contribuirono a formare il suo pensiero progressista, gettando le basi per il suo futuro impegno politico.
In questi anni, Masaryk si interessò particolarmente ai temi legati alla libertà individuale, all’etica e alla giustizia sociale, valori che avrebbero guidato tutta la sua carriera politica. Fu anche influenzato dalle correnti di pensiero europee dell’epoca, maturando una visione politica che si sarebbe rivelata fondamentale per il ruolo chiave che avrebbe giocato nella fondazione della Cecoslovacchia. La sua formazione intellettuale, unita a un forte senso morale, lo rese una delle figure centrali nella storia della nazione ceca e un esempio di integrità politica.
Negli anni successivi, TGM, per sostenere economicamente la sua famiglia, accettò un posto come docente all’Università di Praga, dove si trasferì nel 1882. A quel tempo, la città era divisa tra le comunità ceca e tedesca. Masaryk si distinse subito per le sue idee innovative e il suo approccio non convenzionale agli studenti, trattando temi fino ad allora considerati tabù, come i problemi sociali e la prostituzione, sorprendendo l’ambiente conservatore. Sua moglie, un’americana emancipata, condivideva le sue opinioni progressiste.
Nonostante le sue posizioni divergenti e alcune contraddizioni rispetto alla cultura dominante, Masaryk fu accettato e rispettato dalla società ceca fin dall’inizio. Da una prospettiva protestante, egli criticò alcune caratteristiche della Chiesa cattolica, chiedendo una riforma radicale, poiché riteneva la religione essenziale per una società moderna e moralmente giusta.
Masaryk si creò una solida rete di amicizie, in particolare tra i suoi studenti e i collaboratori della rivista Athenaeum, che fondò lui stesso. Tuttavia, una delle controversie più significative della sua carriera riguardò l’autenticità dei manoscritti di Královédvorský e Zelenohorský, considerati tesori della letteratura ceca. Masaryk sostenne che fossero falsi, scatenando l’ira di molti nazionalisti, che lo considerarono un traditore. Questa vicenda segnò una frattura con una parte del movimento nazionalista, ma rafforzò la sua posizione di intellettuale coraggioso e indipendente.
Masaryk, politico determinato
Tomáš Garrigue Masaryk iniziò a lavorare attivamente nel campo della politica negli anni 1890, collaborando con figure come Josef Kaizl e Karel Kramář. Masaryk formulò un nuovo orientamento politico basato sul “realismo”, opponendosi al romanticismo nazionalista del suo tempo. Sosteneva l’importanza di una “conoscenza scientifica accurata delle cose”, un approccio razionale che cercava di superare le illusioni romantiche della politica. La rivista Čas (Tempo) divenne la tribuna dei realisti, attraverso la quale Masaryk e i suoi colleghi diffusero le loro opinioni, sebbene a un pubblico limitato.
Nel 1891, Masaryk venne eletto al Parlamento austriaco e alla Dieta provinciale, rappresentando il Partito dei Giovani Boemi. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe temporaneamente quando la sua famiglia si allargò con la nascita di Jan e Olga. Durante questo periodo, si dedicò principalmente all’attività letteraria e accademica, pubblicando numerosi studi e articoli scientifici. Partecipò inoltre alla creazione del Dizionario Otto dell’apprendimento, un progetto enciclopedico di grande importanza, e contribuì a riviste come Naše doba e Čas.
Masaryk non esitava a criticare apertamente la limitatezza di vedute della società ceca, opponendosi al nazionalismo basato su odio e pregiudizi, in particolare verso i tedeschi e gli ebrei. Nel 1899, difese pubblicamente Leopold Hilsner, un ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, esponendosi contro l’antisemitismo crescente.
Durante la Prima guerra mondiale, Masaryk divenne un sostenitore dell’indipendenza della nazione ceca e della separazione dall’Impero austro-ungarico. Nel suo libro “Nuova Europa: un’opinione slava”, giustificava la necessità di un sistema statale migliore in Europa orientale e prefigurava una futura cooperazione tra Stati europei sotto forma di una federazione democratica. TGM riteneva infatti che fosse terminato il periodo delle teocrazie, ed era giunto il momento di consolidare i regimi democratici basati su principi etici moderni.
Nel suo percorso verso l’indipendenza ceca, Masaryk lavorò per rendere visibile la causa ceca a livello internazionale. Nel 1915, lasciò l’Europa centrale per stabilire contatti diplomatici in Svizzera, Francia e Inghilterra, con il supporto di Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik. In seguito, si trasferì in Russia per organizzare le legioni ceche e slovacche. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, Masaryk si recò in America, dove lanciò una campagna di persuasione tra i cechi e slovacchi americani, e lavorò per influenzare il presidente Woodrow Wilson, contribuendo a cambiare la sua posizione riguardo alla monarchia austro-ungarica.
Masaryk primo presidente della neonata Cecoslovacchia
Il 14 novembre 1918, in seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico alla fine della Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia fu ufficialmente riconosciuta come Stato indipendente, e Tomáš Garrigue Masaryk fu eletto suo primo presidente. Questo evento rappresentava il coronamento di anni di lavoro diplomatico, politico e intellettuale da parte di Masaryk, che, insieme a Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik, aveva convinto le potenze occidentali della necessità di creare una nuova nazione. Il suo ruolo non fu solo quello di un leader simbolico, ma anche di un abile statista che guidò il Paese attraverso anni di grande incertezza e sfide complesse.
Durante la sua presidenza, Masaryk si trovò ad affrontare una serie di difficoltà interne ed esterne. Una delle prime sfide fu l’integrazione di popolazioni con diverse etnie e culture, in particolare la convivenza tra cechi, slovacchi e le minoranze tedesche, ungheresi e ucraine. Il sistema politico cecoslovacco, ispirato ai principi democratici occidentali, si fondava su un governo parlamentare che cercava di bilanciare queste differenze etniche e culturali. Masaryk, che credeva profondamente nei valori della democrazia e del liberalismo, fu abile nel gestire le tensioni, promuovendo una visione di unità e coesistenza.
Sul piano economico, il Paese dovette affrontare le difficoltà della ricostruzione postbellica e della modernizzazione. La Cecoslovacchia ereditava una parte significativa dell’industria austro-ungarica, ma il processo di integrazione delle varie componenti economiche non fu semplice. Masaryk sostenne politiche di sviluppo industriale e agricolo, cercando di bilanciare le necessità delle diverse regioni del Paese, con un’attenzione particolare alle problematiche sociali, che avevano sempre avuto un posto centrale nel suo pensiero. Alla fine degli anni Venti, il mondo dovette affrontare la Grande Depressione, che ebbe ripercussioni anche in Cecoslovacchia.
Non mancarono le sfide internazionali. Le tensioni con i vicini, in particolare con la Germania e l’Ungheria, furono costanti, specialmente a causa delle rivendicazioni territoriali. La Cecoslovacchia dovette anche confrontarsi con il crescente nazionalismo in Europa e, negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Masaryk comprese presto i rischi rappresentati dai regimi totalitari e cercò di mantenere la Cecoslovacchia come un baluardo di democrazia in un continente sempre più polarizzato.
Il suo approccio era improntato a un realismo politico, ma allo stesso tempo era guidato da un profondo senso morale. Masaryk si distingueva per la sua capacità di conciliare principi etici con le necessità pratiche della politica. Era noto per il suo motto, “Non temere e non rubare”, che rifletteva la sua visione di una leadership fondata sull’integrità personale e sulla giustizia. Questa integrità gli valse il rispetto non solo all’interno del Paese, ma anche sulla scena internazionale, dove veniva visto come un leader capace di mediare e costruire ponti.
Nel 1935, Masaryk decise di abdicare per motivi di salute, lasciando la presidenza nelle mani del suo fedele collaboratore Edvard Beneš. Nonostante l’abbandono della vita politica attiva, Masaryk rimase una figura di riferimento morale per la nazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Lány, una residenza dove poteva ritirarsi in tranquillità, ma continuò a essere consultato su questioni di importanza nazionale.
La sua morte, avvenuta il 14 settembre 1937 per polmonite, segnò la fine di un’era per la Cecoslovacchia. Per milioni di cittadini cecoslovacchi, che seguirono con emozione le sue ultime ore via radio, Masaryk rappresentava non solo il fondatore della Repubblica, ma anche un simbolo di grandezza morale e integrità politica.
In definitiva, la figura di Masaryk, con tutte le sue luci e le poche ombre, rimane una pietra miliare della storia cecoslovacca, incarnando l’ideale di una leadership morale e democratica che ha resistito alle tempeste della storia. Solo il presidente Václav Havel, eletto nel 1989 dopo la rivoluzione di velluto, è in grado competere per popolarità e messaggio alle generazioni future.
Masaryk e la moglie Charlotte – un grande amore
Tomáš Masaryk e Charlotte Garrigue si conobbero nel 1877 a Lipsia, in Germania, mentre Masaryk stava completando i suoi studi. Il loro incontro fu immediatamente significativo, poiché entrambi condividevano una visione progressista della vita e una forte passione per le questioni sociali e intellettuali.
Si sposarono il 15 marzo 1878 a Brooklyn, New York, dopo un periodo di corrispondenza, e Charlotte cambiò ufficialmente il suo nome in Charlotte Garrigue Masaryková, unendo il cognome del marito al suo. Anche il marito Tomáš cambiò il proprio cognome, inserendo il quello della moglie, Garrigue. Si trattó di un gesto simbolico di rispetto e parità tra i coniugi, molto innovativo per l’epoca. Questo rifletteva anche i valori di uguaglianza e modernità che caratterizzavano il loro pensiero e la loro visione della società.
La coppia ebbe cinque figli, che contribuirono ulteriormente a rafforzare il legame familiare e l’equilibrio nella vita di Masaryk. Ricordiamo la primogenita Alice nata nel 1879, che di fatto ricoprì il ruolo di first lady e consigliera del padre negli anni della presidenza, e Jan Masaryk, nato nel 1866, che divenne uno statista e diplomatico di rilievo nella Cecoslovacchia postbellica e noto per la triste fine rappresentata da un suicidio, che tuttavia ha dei connotati di omicidio politico, proprio nei giorni successivi al colpo di stato che portò al potere i comunisti nel 1948. Nonostante il forte legame tra Masaryk e Charlotte, quest’ultima dovette affrontare gravi problemi di salute mentale negli ultimi anni della sua vita. A partire dai primi anni del XX secolo, Charlotte cominciò a manifestare sintomi di disturbi psichiatrici, probabilmente legati a depressione e a episodi psicotici. Questo rappresentò una sfida importante per la famiglia, ma Masaryk rimase sempre profondamente legato a lei e cercò di fornirle tutto il supporto possibile. La condizione di Charlotte peggiorò nel corso degli anni, influenzando anche la vita personale di Masaryk, che cercava di conciliare la cura della moglie con i suoi impegni politici. Charlotte morì nel 1923, lasciando un vuoto significativo nella vita di Masaryk, che la considerava non solo sua moglie, ma anche la sua più grande alleata.
Masaryk e l’Italia
Negli anni successivi alla fondazione della Cecoslovacchia, TGM compì diversi viaggi in Italia, soprattutto per motivi di salute. Il più significativo fu il suo soggiorno sull’isola di Capri nel 1921 e 1922, durante i quali cercò di riprendersi da una lunga malattia. Questo periodo rappresentò il primo viaggio all’estero prolungato del presidente dopo il suo ritorno in patria nel 1918. A causa delle sue condizioni fisiche, i medici consigliarono un soggiorno in un clima più mite, e fu scelta Capri, che Masaryk aveva già visitato nel 1913 con la figlia Alice, incontrando anche lo scrittore russo Maksim Gorkij.
TGM e Gorkij
Nel maggio 1921, Masaryk e il suo entourage si recarono a Capri in treno e nave, soggiornando a Villa Sirena, mentre nel 1922 si stabilirono nella più modesta Villa Discopoli. I suoi viaggi non erano semplici ritiri, ma combinavano relax e cura con doveri ufficiali: Masaryk continuava a gestire la corrispondenza politica e gli affari di Stato, rimanendo in costante contatto con l’Ufficio presidenziale a Praga grazie al telegrafo e a corrieri diplomatici. La sua assenza, che durava diversi mesi, era attentamente pianificata e discussa con il governo per evitare ripercussioni sulla politica interna.
Durante i soggiorni a Capri, Masaryk non si limitò a recuperare le energie, ma continuò a dedicarsi all’attività letteraria, iniziando a scrivere le sue memorie di guerra, “La rivoluzione mondiale”, nel 1922. Si dedicò anche alla vita sociale, ricevendo diplomatici, artisti e giornalisti, promuovendo così l’immagine della Cecoslovacchia all’estero. Masaryk, sempre attento a valorizzare il proprio Paese, regalava oggetti in vetro ceco a chi incontrava, dimostrando la sua capacità di coniugare interessi personali e promozione nazionale.
I viaggi a Capri rafforzarono il presidente cecoslovacco, che poté così affrontare con maggiore vigore i compiti gravosi della sua presidenza negli anni successivi. Al contempo, questi soggiorni stabilirono una tradizione per i futuri presidenti cecoslovacchi, che avrebbero seguito un modello simile per i loro viaggi privati.
Il legame tra Masaryk e l’Italia si consolidò ulteriormente durante questi soggiorni, mostrando un profondo rispetto per la cultura e il territorio italiani.