Da 60 anni, la favola della sera trasmessa ogni giorno nella serata dalla televisione ceca, allieta i piccoli prima di andare a dormire. Ad aprire questo momento, una sigla iconica, con appunto il personaggio di Večerníček.
Si tratta di un rituale quotidiano amato dai genitori e dai bambini cechi, e tanto amato da essere sopravvissuto a cambiamenti politici, tecnologici e culturali.
Ecco il cortometraggio che viene trasmesso dalla Česká Televize in occasione dei 60 anni di trasmissione.
Il personaggio di Večerníček
La attuale sigla di Večerníček
Il primo episodio fu trasmesso il 2 gennaio 1965 dalla televisione cecoslovacca che allora aveva un solo canale. Inizialmente venne trasmesso una volta alla settimana, dal 1967 si passò a tre giorni alla settimana per poi passare negli anni successivi ad una programmazione quotidiana.
La prima trasmissione fu ovviamente in bianco e nero, e solo a partire dal 1973 Večerníček fu regolarmente trasmesso a colori. Oggi viene trasmesso tutti i giorni alle 18:45 sul programma ČT 2 (la televisione di stato ceca).
Questo strano personaggio con un capellino di carta di giornale vola tra le stelle, cavalcando un cavallo a dondolo, guidando un’automobilina e distribuendo fogli. La sua struttura è rimasta invariata per decenni: una sigla animata – divenuta leggendaria – introduce un episodio autoconclusivo o parte di una miniserie solitamente animata, della durata di circa 10 minuti. Alla fine, la stessa sigla “al contrario” saluta i bambini con il classico gesto del cappellino.
La sigla del 1965 in bianco e nero
L’animazione fu opera di Radek Pilař, noto grafico e illustratore ceco, mentre la voce originale del saluto “Dobrý večer!” fu fin dall inizio quella dell’attore Michal Pavlata.
La musica, semplice e sognante, è parte della memoria collettiva ceca e slovacca. In effetti, nonostante la separazione della Slovacchia dalla Repubblica Ceca nel 1993, il programma ha mantenuto lo stesso nome e concetto anche nella televisione slovacca.
I cortometraggi animati ed i personaggi iconici
I personaggi più amati includono Krtek (la talpa), Maxipes Fík, Pohádky z mechu a kapradí, Rákosníček, Broučci, Pat a Mat, Křemílek a Vochomúrka, Mach a Šebestová, Krkonošské poháky, Ferda mravenec, Bob a Bobek, Rumcajs e cosí via. E’ impossibile stilare una classifica dato che ogni generazione ha avuto i propri eroi.
La talpa (Krtek) trasmesso anche in Italia negli anni Ottanta
Večerníček infatti ha ospitato centinaia di miniserie animate, molte delle quali realizzate con tecniche diverse: stop-motion, disegno classico, gomma, ritagli di carta e marionette. I principali attori cechi hanno fornito le voci ai tanti personaggi, tra questi anche la mitologica Jiřina Bohdalová.
La storia di Mach a Šebestová con la loro cornetta magica ha invece visto il passaggio da cartone animato a film, al quale hanno partecipato alcuni noti attori cechi.
Mach a Šebestová
Nel 1974 furono trasmesse i primi 20 episodi di Krkonošské pohádky (le favore di Krakonoš), che divennero estreamente popolari. Negli anni Ottanta, i cortometraggi iniziarono a divenire un fenomeno internazionale che collezionava premi di categorie in vari festivalal cintematrografici internazionali.
Alcuni personaggi arrivarono anche in Italia trasmessi in Rai tra gli anni Settanta e Ottanta: la talpa (krtek), creata da un famoso disegnatore e illustratore chiamato Zdeněk Miller, Maxipes Fík, oppure Rakosníček.
Il ponte tra generazioni
Večerníček è una leggenda che ha resistito nel tempo, che ovviamente ha subito qualche influsso ideologico nel periodo comunista, ma che fortunatamente ha mantenuto l´innocenza tipica dei bambini rendendo magica l´attesa per questo momento, specie per i piú piccini.
Nel 2005, quando la tv ceca propose di rimuovere Večerníček dal palinsesto e cambiarne l’orario, oltre 70.000 persone firmarono una petizione per mantenerlo com’era.
Il teatro nero, in ceco černé divadlo, è una delle forme d’arte più suggestive e innovative di Praga, capace di catturare l’immaginazione con giochi di luce, colori vividi e movimenti coreografici surreali. Questa tradizione teatrale, sviluppata proprio nella capitale ceca, è diventata un simbolo di Praga, attirando appassionati e curiosi da ogni angolo del mondo.
La storia del teatro nero: dove tutto è iniziato
Il teatro nero ha radici antiche che affondano nelle tradizioni teatrali asiatiche, in particolare nel teatro di marionette della Cina e del Giappone. Tuttavia, è stato a Praga negli anni ’50 che questa forma d’arte è stata reinterpretata e sviluppata in una versione moderna e unica. Fu il regista Jiří Srnec a dare vita al teatro nero ceco come lo conosciamo oggi. Srnec, con il suo talento per la sperimentazione e la sua passione per il movimento e l’arte visiva, fondò il primo teatro nero a Praga negli anni ’60, rivoluzionando il modo di fare spettacolo. La sua intuizione di combinare la pantomima con giochi di luce ultravioletta e abiti neri su sfondo nero creò un effetto quasi magico, che fece presto il giro del mondo.
L’idea alla base del teatro nero è semplice ma molto intrigante: gli attori, vestiti di nero su un fondo nero, sono invisibili agli occhi dello spettatore, mentre gli oggetti illuminati sembrano fluttuare e muoversi da soli. Questo permette una vasta gamma di illusioni ottiche e scene surreali, che affascinano e stupiscono il pubblico di ogni età.
Dopo la Rivoluzione di Velluto, Praga è diventata la base mondiale e la patria del genere del teatro nero. Per molti anni, Praga ha ospitato circa 10 compagnie teatrali che, al di fuori delle loro sedi permanenti, hanno viaggiato con successo in tutto il mondo. Dopo la pandemia COVID-19 nel 2022, a Praga ci sono solo 4 sedi permanenti del black light theatre che trovate di seguito.
Curiosità: il segreto della “magia” del teatro nero
Il segreto del teatro nero risiede nella sua capacità di giocare con la percezione. Uno degli aspetti più interessanti è la coordinazione impeccabile richiesta agli attori, che devono muoversi in sincronia perfetta per creare l’illusione desiderata. Inoltre, tutto ciò che appare sul palco è fatto di materiali altamente riflettenti o fluorescenti, che reagiscono alla luce ultravioletta, rendendo possibile l’effetto di oggetti sospesi o persone che “scompaiono” davanti ai nostri occhi.
Un’altra curiosità? Durante uno spettacolo, gli attori in nero lavorano spesso a pochi centimetri dai loro colleghi visibili, ma devono rimanere perfettamente immobili per non interferire con l’illusione creata. Questo rende ogni rappresentazione non solo un’esperienza visiva unica, ma anche un’impresa di precisione e controllo.
Dove vedere uno spettacolo di teatro nero a Praga
Praga offre diversi teatri dedicati a questa forma d’arte, ognuno con una propria interpretazione e stile. Ecco gli attuali luoghi per immergersi nella magia del teatro nero praghese:
Black Light theatre di Srnec (https://www.srnectheatre.com) Il teatro fondato dal maestro stesso, Jiří Srnec, è ancora uno dei migliori luoghi per vivere un’esperienza autentica di teatro nero. Qui, è possibile ammirare spettacoli che hanno fatto la storia del teatro nero, con pezzi classici e moderni che catturano la tradizione e l’innovazione.
Hilt Theatre (https://www.hilt-theatre.cz/cz/) Questo teatro si trova a Praga 6 e offre una varietà di spettacoli che fondono teatro nero e illusionismo.
Image Theatre (https://www.imagetheatre.cz) Questo teatro mescola teatro nero con danza e pantomima, creando uno stile unico e coinvolgente. Ogni spettacolo è un viaggio onirico in un mondo surreale, dove i confini tra realtà e illusione si confondono, portando il pubblico in una dimensione quasi ipnotica.
Wow black light theatre (https://www.wow-show.com) in Praga 1 sulla centralissima Na Příkopě. Si tratta di un teatro molto innovativo e meta di tanti turisti.
Il fascino del teatro nero: un must per chi visita Praga
Il teatro nero è un’esperienza che non lascia indifferenti. Per chi visita Praga, assistere a uno di questi spettacoli è un’immersione nella creatività e nell’immaginazione, un viaggio che permette di vedere la realtà con occhi nuovi. Molti spettatori escono da un teatro nero con un senso di meraviglia e sorpresa, catturati dalla magia di questa forma d’arte unica al mondo. Sono presenti inoltre anche programmi per famiglie e bambini.
Praga si è arricchita di una opera d’arte grazie al celebre artista David Černý, conosciuto per le sue provocatorie e innovative sculture sparse per la città.
Le due sculture, rappresentanti farfalle con ali di aerei Spitfire di un colore vivido viola – blu, sono state recentemente installate sulle facciate del rinnovato centro commerciale Máj, situato tra le vie Národní e Spálená a Praga 1. Le ali di farfalla si muovono periodicamente in modo delicato, come l’elica delle fusoliere.
Il Significato delle sculture
Queste opere d’arte sono state commissionate dalla società immobiliare che ha curato la ristrutturazione dell’edificio in questione, e intendono principalmente rendere omaggio ai piloti cecoslovacchi che hanno combattuto nella Royal Air Force britannica durante la Seconda Guerra Mondiale, ma anche far riflettere del contrasto e del delicato equilibrio tra la guerra – simboleggiata dalle fusoliere degli aerei Spitfire – e la pace – rappresentata dalle ali di farfalla.
Questo progetto si inserisce nel contesto storico e culturale di Praga, specialmente per la sua posizione in Národní, un luogo significativo per le manifestazioni della Rivoluzione di Velluto del 1989 che ha segnato la fine del regime comunista in Cecoslovacchia.
È inoltre chiaro il richiamo alle vicende dei piloti cecoslovacchi che da veri eroi presero parte alla RAF per combattere le forze naziste, ma che al ritorno in patria, negli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, furono confinati nel dimenticatoio e mandati ai lavori forzati da parte dei comunisti saliti al potere. Diversi di loro furono costretti anche ad emigrare all’estero e solo dopo il 1989 ricevettero il giusto riconoscimento da parte dell’opinione pubblica.
La Ristrutturazione del Centro Commerciale Máj
Il centro commerciale Máj riapre ufficialmente il 24 giugno 2024, dopo una ristrutturazione durata alcuni anni. Questo edificio storico, originariamente aperto negli anni ’70, è stato modernizzato per offrire una vasta gamma di negozi, ristoranti e spazi per l’intrattenimento, distribuiti su undici piani e coprendo oltre 17.000 metri quadrati. La riapertura del Máj rappresenta non solo un’importante rinascita architettonica, ma anche un punto di riferimento culturale arricchito dall’arte di Černý.
Concludiamo segnalando che, come per ogni opera di Černý, ci siano aperti dibattiti sulla opportunità di tali sculture, essendo considerate da alcuni come troppo chic e provocanti.
Insomma, si tratta proprio di una classica scultura di David Černý da non perdere! É inoltre un’ opera a scadenza: entro un paio di anni, andranno smantellate… pertanto si consiglia di non tralasciare questo angolo praghese
Praga è famosa per il suo patrimonio culturale ricco e un’atmosfera unica che attrae visitatori da tutto il mondo. Ma ciò che rende Praga veramente speciale non è solo la sua bellezza architettonica o le strade vivaci piene di storia; è anche il suo profondo legame con il teatro. Il teatro a Praga non è semplicemente un’arte; è una parte viva dell’anima della città, un ponte tra il passato e il presente che ci permette di intravedere la ricchezza della cultura ceca. Il ruolo del teatro ha anche una valenza sociale, non a caso le voci del dissidio al regime comunista si originavano in questi ambienti. Anche la famosa Rivoluzione di Velluto del 1989 ha visto l’affiancamento degli attori teatrali agli studenti fin dai primi momenti. Non a caso, il primo presidente democratico fu Václav Havel, di professione drammaturgo.
L’etimologia della parola “teatro ” in ceco “divadlo” può essere tracciata fino alla radice proto-slava, che si riferisce all’atto di vedere o guardare. Questo termine è correlato al verbo ceco “dívat se”, che significa “guardare”.
Nell’antica lingua slava, il termine per indicare lo spettacolo o il teatro aveva connotazioni legate all’osservazione e alla visione. Con il tempo, questo concetto si è evoluto per includere non solo l’atto di vedere, ma anche il luogo in cui gli spettacoli venivano presentati al pubblico. Così, “divadlo” è venuto a designare non solo l’azione di assistere a uno spettacolo, ma anche il luogo fisico in cui si svolgono le rappresentazioni teatrali.
Il teatro ha radici profonde nella storia di Praga, essendo un elemento centrale della vita culturale cittadina per secoli. Dai tempi del Rinascimento, quando le rappresentazioni teatrali erano appannaggio delle corti reali, fino all’era moderna, il teatro a Praga ha continuato a evolversi, diventando uno specchio dei cambiamenti sociali, politici ed estetici che hanno attraversato la città e la nazione.
La scena teatrale di Praga non solo arricchisce culturalmente la città, ma funge anche da importante veicolo di espressione linguistica e creativa. Attraverso il teatro, storie universali e questioni contemporanee trovano voce, permettendo agli spettatori di esplorare nuove prospettive e connessioni emotive.
Inoltre, i teatri di Praga giocano un ruolo cruciale nel sostenere il turismo e l’economia locale. Le stagioni teatrali attraenti portano nella città un flusso costante di visitatori, felici di immergersi nella sua offerta culturale unica. Allo stesso tempo, il teatro offre alla comunità locale uno spazio per il dialogo culturale e la riflessione, rafforzando il tessuto sociale di Praga.
I teatri praghesi piú importanti
Praga vanta una varietà di teatri storici e moderni che offrono un ampio spettro di esibizioni, dalla tradizionale opera e balletto, al dramma moderno e sperimentale. Ecco i tre più importanti:
Teatro Nazionale (Národní divadlo)
Storia: Icona culturale ceca, il Teatro Nazionale è un simbolo di identità nazionale e di orgoglio, inaugurato nel 1881.
Si ricorda che il teatro a fine Ottocento fu danneggiato da un rovinoso incendio ma prontamente il popolo volle ricostruire questo luogo alla base della identità nazionale ceca.
Spettacoli: È rinomato per le sue produzioni di opere, balletti e drammi di alta qualità.
Visitare i teatri di Praga non è semplicemente passare una serata fuori; è un’immersione in un mondo di tradizione, innovazione e bellezza senza tempo. Ecco alcune ragioni per cui i teatri di Praga meritano un posto d’onore nel vostro itinerario:
Tradizione e Innovazione
I teatri di Praga sono testimoni viventi della storia culturale ceca, custodendo tradizioni secolari. Allo stesso tempo, sono all’avanguardia nell’esplorare nuove forme d’arte e performance sperimentali, offrendo una fusione unica di classico e contemporaneo.
Varietà di Spettacoli
Con un’offerta che spazia dalla classica opera e balletto a drammi moderni e teatro sperimentale, c’è sempre qualcosa che può catturare l’interesse di tutti. Che siate appassionati di storie classiche o in cerca di nuove esperienze artistiche, i teatri di Praga vi accoglieranno a braccia aperte.
Esperienza Culturale Autentica
Assistere a uno spettacolo in uno dei teatri storici di Praga offre un’opportunità unica di connettersi con l’essenza culturale della città. È un modo per vivere la storia e l’arte ceche in maniera autentica e memorabile.
Architettura Impressionante
Oltre agli spettacoli, l’architettura dei teatri di Praga è di per sé degna di ammirazione. Dall’opulento stile barocco al modernismo elegante, i teatri sono capolavori architettonici che raccontano la storia della città anche attraverso i loro muri.
Accoglienza Internazionale
Molti teatri offrono sottotitoli in inglese per le loro produzioni principali o programmi in lingua inglese, rendendo l’esperienza accessibile ai visitatori internazionali. Questa accoglienza rende facile per tutti godere della magia del teatro praghese.
Il teatro a Praga è più di una forma d’arte; è un pilastro della cultura e dell’identità della città, un ponte che collega il passato glorioso di Praga al suo presente vibrante e dinamico. Esplorare i teatri di Praga significa immergersi in un mondo di storie, emozioni e bellezza, offrendo un’esperienza culturale profonda e arricchente.
Personalmente adoro i teatri estivi, all’aperto. Sono splendidi gli spettacoli dedicati alle opere di Schakespeare nell´ambito del festival estivo denominato Shakespearovské slavnosti. Questo splendido festival si tiene anche nelle città di Brno e Ostrava.
La scultura Pegasus di David Černý è presente all’aeroporto dal 2023.
Pegaso, il cavallo alato mitologico, simbolo della elevazione sovranaturale, della ricerca di libertá e dell’intuizione, rivive in questa immagine moderna che l’artista ci ha voluto proporre anche per ricordare una storia industriale gloriosa da non dimenticare.
Pegasus presso l´aeroporto di Praga
La prima versione dell’opera, per mezzo cavallo e per mezzo motore meccanico, risale al 1991.
Il motore che movimenta l’elica é il Walter Pegas – motore storico recuperato dai musei militari – prodotto dalla impresa Motorlet meglio conosciuta come Walter a.s., una azienda praghese che nella prima metá del secolo scorso fu all’avanguardia tecnologica nella produzione meccanica.
Oggi questa realtá purtroppo non esiste più. La zona industriale dove si collocavano gli stabilimenti è stata convertita in un quartiere residenziale, denominato Waltrovka sviluppato dal developer Penta Investments.
Proprio nel piazzale di questo areale, sono collocate altre tre opere Pegas di David Černý, concepite assieme all’architetto Jakub Ciegler per ricordare il passato dell’areale e la gloriosa storia industriale della Walter, che produsse anche automobili e motocicli oltre ai menzionati motori per l’aviazione.
Non è semplice scrivere questo post sul memoriale di Terezin: oltre al dramma dell’Olocausto, al quale si deve per forza accennare, nella fortezza convertita a prigione e campo di lavoro fu ospite per circa tre mesi anche mio nonno.
Questo luogo viene seguito con dedizione per garantire la memoria delle orribili vicende che accaddero. Oggi viene visitato da migliaia di persone, sia straniere, che ceche in tutti i periodi dell´anno. Le pagine web dedicate sono al seguente indirizzo: https://www.pamatnik-terezin.cz/.
Nonostante le tragiche vicende, la storia di quanto accaduto a Terezín presenta anche dei messaggi di speranza per il futuro. La cultura trovò in effetti spazio per resistere all’orrore. Fu un tentativo per restare umani e una indicazione per le future generazioni.
Terezín – la cittadina fortezza
Terezín (in tedesco Theresienstadt) è una piccola cittadina situata nel Nord Ovest della Boemia. Rientra nel distretto della città di Litoměřice – regione di Ústí nad Labem – a circa 70 chilometri da Praga. La città si trova su entrambe le sponde del fiume Ohře, che la divide in Fortezza Piccola e Fortezza Principale. Il fiume poi sfocia nell’Elba a nord della città.
Questa località è conosciuta principalmente per il campo di concentramento creato dai Nazisti durante la II Guerra Mondiale.
Circa 150 000 prigionieri ebrei – uomini, donne e bambini – passarono per il ghetto di Terezín. Inizialmente furono alloggiati in caserme, ma dopo lo sfratto degli abitanti di Terezín a metà del 1942, furono alloggiati anche in case civili. A Terezín giunsero trasporti di ebrei non solo dal Protettorato (74.000), ma anche da Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e, alla fine della guerra, da Slovacchia e Ungheria. Circa 35.000 prigionieri morirono a causa dello stress, della fame e delle terribili condizioni abitative e sanitarie. Sessantatré trasporti con 87.000 prigionieri furono spediti dal ghetto di Terezín, la maggior parte dei quali diretti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau che si trova nel sud della Polonia.
La Fortezza piccola e la Fortezza grande
Terezín fu fondata come fortezza alla fine del XVIII secolo dall’imperatore Giuseppe II e chiamata così in onore della madre Maria Teresa. Fin dall’inizio, la fortezza fu concepita come prigione e durante la costruzione furono costruite delle celle. Qui vennero imprigionati prigionieri militari e politici. Nel corso del tempo, la fortezza perse il suo scopo militare e di fatto servì solo come prigione e campo di lavoro.
La Fortezza piccola
Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte di Hitler tra il 1938 ed il 1939, i nazisti notarono i “vantaggi” della Fortezza Piccola e nel giugno 1940 vi stabilirono una prigione di polizia, dove in particolare la Gestapo inviava i suoi prigionieri.
Questi detenuti provenivano principalmente dalla Boemia e dalla Moravia, ma vi furono rinchiusi anche polacchi, slavi del sud, francesi, italiani, prigionieri di guerra inglesi e membri di altre nazioni.
Nell’agosto del 1940 mio nonno venne imprigionato per circa tre mesi, avendo cercato la fuga dalle fabbriche tedesche dove era stato deportato nel 1939. Dai documenti recuperati, venne trasferito dalla Gestapo di Litoměřice alla piccola Fortezza dove rimase per alcuni mesi, prima di essere destinato nuovamente deportato, questa volta nelle fabbriche della città di Vienna dove rimase fino alla fine del conflitto mondiale.
Le condizioni di vita dei prigionieri peggiorarono di anno in anno e furono costretti a svolgere un estenuante lavoro da schiavi. I cosiddetti commandos interni erano responsabili della manutenzione e del funzionamento della prigione, della coltivazione dei campi adiacenti e della costruzione di vari edifici.
La maggior parte dei prigionieri, tuttavia, lavorava fuori dalla fortezza in varie aziende della zona e partecipava alla produzione bellica e al lavoro per il Reich fino agli ultimi giorni di guerra.
A partire dal 1943, nella Fortezza piccola furono eseguite anche esecuzioni senza processo. In totale, più di 250 prigionieri furono fucilati in questa località.
La Fortezza piccola era una prigione di passaggio, da cui i prigionieri venivano inviati dopo un certo periodo di tempo per il processo o per i campi di concentramento. 2.600 prigionieri morirono qui a causa di fame, abusi e cure mediche e igieniche inadeguate.
La Fortezza grande
Durante le trattative per la creazione di un ghetto ebraico sul territorio del Protettorato, Terezín fu scelto come il più adatto a questo scopo. Il primo trasporto verso la Fortezza principale arrivò il 24 novembre 1941. Era composto da 342 giovani uomini, per lo più operai, artigiani e altri lavoratori professionisti. Questo gruppo fu designato AK I (commando interno). I trasporti arrivarono gradualmente, ogni volta con migliaia di persone, e vennero occupate le singole baracche. All’inizio i trasporti provenivano solo da Praga e Brno, ma nel gennaio 1942 cominciarono ad arrivare trasporti da tutto il Paese e dall’Europa. Questi trasporti divennero sempre più piccoli fino a fermarsi il 23 ottobre 1942. A metà del 1942, anche la popolazione civile fu sfrattata dalla città e i prigionieri occuparono tutti gli spazi disponibili. Fino a quel momento, i prigionieri non potevano lasciare le caserme, poi furono autorizzati a muoversi per la città.
I nazisti cercarono di dare al ghetto l’aspetto di una normale città. C’era un bar con caffè sostitutivo, ma solo su buoni, e alcuni negozi, ma di solito non c’era nulla da comprare. Il ghetto aveva il suo denaro, che veniva dato ai lavoratori come ricompensa, ma non potevano comprare nulla con esso. Per i bambini c’erano le altalene e le rotonde del parco, dove i bambini dovevano giocare obbligatoriamente quando arrivavano i visitatori stranieri.
Ma la vita “normale” qui era impensabile. La gente si accalcava nelle soffitte, nelle cantine, ecc. Il cibo era del tutto inadeguato e l’igiene assolutamente nulla. Chi poteva lavorare stava un po’ meglio. Era più facile per loro ottenere anche un piccolo sussidio, che ancora una volta aiutava a mantenere le forze per un po’. Chi era malato stava meglio in infermeria o in ospedale, dove i medici ebrei potevano esercitarsi. Il personale infermieristico aiutava giorno e notte. Grazie a questi lavoratori, venivano prestate cure speciali anche ai bambini.
Al momento della liberazione, nel maggio 1945, il campo contava 8.521 persone, tra cui circa 1.600 bambini sotto i 15 anni.
Campo di concentramento di Litoměřice e fabbriche sotterranee
Negli ultimi anni della guerra, quando l’industria tedesca delle armi era sempre più minacciata dai raid aerei alleati, i nazisti decisero di trasferire parte della produzione sottoterra. Anche a Litoměřice venne utilizzata l’ex miniera di calcare sotto la pianura di Bídnice.
Nella primavera del 1944 iniziarono a essere costruite fabbriche sotterranee con i nomi in codice Riccardo I e Riccardo II. Per la loro costruzione furono portati qui migliaia di prigionieri, soprattutto polacchi, slavi del sud, russi, francesi, belgi, italiani e di altre nazionalità. Nei pressi della fabbrica in costruzione fu allestito un campo di concentramento.
I prigionieri si occupavano di sbancare la superficie, scavare gallerie e preparare i capannoni della fabbrica. Individui appositamente selezionati furono poi coinvolti nella produzione di parti di motore per carri armati, veicoli militari pesanti e navi, insieme agli operai totali. Per diversi mesi, nella Fortezza Piccola lavorò anche un nutrito gruppo di prigionieri della Gestapo di Terezín.
Il trattamento disumano, la fame, il lavoro da schiavi nei sotterranei, dove si rischiavano crolli, e infine la diffusione dell’epidemia di tifo fecero sì che 4.500 dei 18.000 prigionieri deportati qui morissero in meno di un anno.
La propaganda Nazista del villaggio modello
I nazisti usarono Terezín per una famigerata campagna di propaganda. Nel 1944, permisero alla Croce Rossa di visitare il ghetto, che era stato trasformato in un “villaggio modello” per nascondere le reali condizioni di vita. Prima della visita, migliorarono le condizioni, ridussero la popolazione del campo e misero in scena eventi culturali per dare l’impressione di una comunità vivace.
Nonostante non fosse un campo di sterminio, le condizioni di vita erano estremamente dure, con sovraffollamento, malattie e scarsità di cibo. La fortezza, originariamente costruita per ospitare circa 7.000 soldati, in alcuni periodi conteneva oltre 50.000 prigionieri. Si stima che circa 33.000 persone siano morte a Terezín a causa delle dure condizioni, delle malattie e della fame.
Oltre alle malattie e alla violenza fisica, i prigionieri subivano anche delle violenze psicologiche. La costante paura delle deportazioni, la perdita di familiari e amici e la lotta quotidiana per la sopravvivenza avevano un impatto devastante sul benessere mentale dei detenuti.
Cultura come forma di resistenza
Nonostante le terribili condizioni, i prigionieri di Terezín mantennero un’attività culturale notevole. Ci furono concerti, conferenze, e lezioni, e gli artisti internati produssero disegni e poesie che documentavano la vita nel campo. Queste attività non solo fornivano una fuga psicologica, ma servivano anche come forma di resistenza spirituale e culturale contro l’oppressione nazista.
Uno degli episodi più noti è quello del compositore ceco Viktor Ullmann e del poeta e artista Petr Kien. Nonostante fossero prigionieri, continuarono a creare arte e musica. Ullmann compose diverse opere a Terezín, tra cui l’opera “L’Imperatore di Atlantide”, una satira contro Hitler.
Gli ebrei internati organizzarono un’orchestra che suonava regolarmente, dirigendo concerti nonostante le condizioni disperate. L’orchestra era composta da musicisti professionisti e dilettanti.
Ilse Weber, una scrittrice e poetessa ebraica internata a Terezín con la sua famiglia, scrisse poesie che descrivevano la vita nel campo. Le sue opere sono un commovente tributo alla speranza e alla sofferenza dei prigionieri. Tragicamente, Weber fu deportata ad Auschwitz nel 1944, dove morì insieme a uno dei suoi figli.
I disegni dei bambini di Terezín
Circa 15.000 bambini passarono attraverso Terezín. Solo poche centinaia sopravvissero alla guerra. Molte delle loro esperienze sono state documentate attraverso disegni e scritti che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.
Sotto la guida dell’insegnante e artista Friedl Dicker-Brandeis, i bambini crearono migliaia di disegni e dipinti. Questi lavori rivelano la vita quotidiana nel campo, ma anche le speranze e i sogni dei bambini. Molti di questi disegni sono stati conservati e sono oggi esposti come parte della memoriale di Terezín e presso la Sinagoga di Praga, nel quartiere ebraico.
In particolare, la collezione è la più grande raccolta al mondo di disegni di bambini del periodo della Shoah. Contiene un totale di 4.387 opere di bambini ebrei che hanno attraversato il ghetto di Terezín durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutti i disegni sono stati creati in un breve periodo di meno di due anni (1943-1944) durante i corsi di disegno organizzati da Friedl Dicker-Brandeis (1898-1944), una delle più importanti rappresentanti femminili dell’avanguardia tra le due guerre.
L’obiettivo di Friedl, non fu quello di crescere i bambini come artisti, ma di sviluppare la loro creatività e il loro intelletto emotivo e sociale.
Nell’autunno del 1944, Friedl e la maggior parte dei suoi alunni furono deportati verso est. Quasi tutti i bambini e la loro insegnante morirono nelle camere a gas di Auschwitz.
I quattromila e cinquecento disegni di bambini di Terezín, che la Friedl raccolse di ora in ora e conservò in due valigie che conservò prima della deportazione in uno degli orfanotrofi di Terezín, fanno parte delle collezioni del Museo ebraico di Praga dalla fine della guerra. Dal 1945 i disegni sono stati esposti in tutto il mondo, sono stati pubblicati molti libri su di essi e sono stati realizzati molti film, tra cui opere di animazione in cui i disegni sono protagonisti.
In un suggestivo angolo di Praga 1, quasi nascosta, la scultura ‘Embryo’ di David Černý si attacca con audacia ad una grondaia su un edificio, proprio vicino al rinomato teatro Na zábradlí (Divadlo Na zábradlí, Anenské náměstí, Praha 1).
Questa posizione non è casuale: ‘Embryo’ non è solo un’opera d’arte che cattura l’attenzione dei passanti, ma è anche un omaggio alla storia culturale di Praga. Installata per commemorare il 50° anniversario del teatro nel 2008, la scultura crea un ponte tra l’arte visiva contemporanea e il ricco patrimonio teatrale della città.
Il teatro Na zábradlí, un pilastro della scena culturale praghese, è conosciuto per la sua programmazione innovativa e il suo spirito sperimentale.
In questo contesto, ‘Embryo’ rispecchia perfettamente l’ethos del teatro: sfidare, esplorare e stimolare. La sua presenza non è solo un’espressione artistica ma diventa un simbolo di celebrazione e riflessione sul passato, presente e futuro dell’arte e della cultura a Praga. Sulle pagine web di Černý, si specifica che „la notta emana luce, e dipende dalla vostra immaginazione da cosa vorrete vedere “.
L’opera di Černý, audace e talvolta controversa, come sappiamo dalle numerose opere che ha realizzato. Con ‘Embryo’, offre una visione dell’inizio della vita in una forma che evoca un feto umano. Di giorno, la sua struttura in plastica trasparente cattura la luce naturale in modi sorprendenti, mentre di notte si trasforma, illuminandosi per creare un’atmosfera quasi surreale. Naturalmente non sono mancate le critiche a questa opera contestando il cattivo gusto della immagine trasmessa, che non avrebbe nulla di artistico.
Da quando è stata installata nel 2008, ‘Embryo’ è diventata un punto di riferimento significativo, non solo per i cittadini di Praga ma anche per i visitatori di tutto il mondo. La sua ubicazione insolita e il design intrigante non solo attirano l’attenzione ma stimolano discussioni e interpretazioni variegate.
L’aspetto più affascinante di ‘Embryo’ è forse il modo in cui riesce a connettersi con il pubblico. Non si tratta solo di una scultura da ammirare da lontano; è un’opera d’arte che invita gli spettatori a interagire con essa, a riflettere sul significato della vita e sulla nostra esistenza. In un mondo dove l’arte contemporanea spesso sfida le convenzioni e cerca di stabilire un dialogo con il suo pubblico, ‘Embryo’ di David Černý rappresenta un esempio di come l’arte possa essere allo stesso tempo provocatoria, stimolante e profondamente significativa.
Per chiunque visiti Praga, ‘Embryo’ non è solo un’opera d’arte da vedere; è un’esperienza che invita a riflettere, a interrogarsi e, forse, a vedere il mondo da una prospettiva leggermente diversa. Sappiamo che le opere di David Černý non sono mai banali e vengono appositamente concepite per creare una discussione e suscitare anche delle critiche.
Viaggiando per la via Sokolovksá a ridosso della zona di Rohanské nábřeží, nel quartiere di Karlín (Praga 8), ci si imbatte in una gigante statua di donna in acciaio, che sostiene un edificio.
Si tratta di una incredibile scultura concepita dal mitico David Černý, ricca di simboli e messaggi che vuole trasmettere.
Installata a fine 2022, la donna gigantesca raffigura il mito di Lilith: la prima donna che vide la luce ancora prima di Eva e che era uguale ad Adamo. Rifiutò di obbedire ad Adamo e, secondo una leggenda della Bibbia, fu dannata.
Tuttavia, non si tratta dell’unica statua in questo contesto, sono presenti anche un braccio ed una gamba giganti nel contesto denominato FRAGMENT (FRGMNT). Il peso totale delle sculture raggiunge le 60 tonnellate e sono realizzate in acciaio inossidabile con una superficie lucidata a specchio.
La scultura più grande è quella di Lilith, alta 24 metri e pesante 35 tonnellate, che regge simbolicamente l’intera casa tra le sue braccia. La statua gira meccanicamente la testa di 180° dopo la mezzanotte.
La casa – la cui forma ricorda una figura reclinata si dice essere un omaggio all’architetto Kilian Dientzenhofer che progettó la zona contigua denominata Invalidovna – è sostenuta da queste tre monumentali sculture iconiche.
Si tratta appunto del progetto denominato FRAGMENT, una casa che simboleggia la comunità umana e la sua capacità di sostenersi a vicenda in caso di necessità, nonché il potere che ha l’appartenenza umana. La casa stessa ospita 140 unità abitative per una superficie di 10.500 m2.
Fragment è eccezionale anche per la sua architettura. La sua facciata divisa in modo non convenzionale, fatta di blocchi modulari (frammenti) che vengono poi stratificati in una struttura funzionale, simboleggia la natura multistrato della vita, che è composta da un numero infinito di piccole parti, dalle esperienze minime a quelle più formative.
Le statue iconiche che sostengono l’edificio richiamano l’attenzione sul fatto che l’uomo ha bisogno della comunità di altre persone per vivere, simboleggiano la solidarietà e la socialità e raffigurano in modo fantasioso le cellule che compongono il corpo umano.
Le attrezzature tecnologiche sono un altro elemento che contraddistingue questo fantastico progetto. Tra le tecnologie utilizzate vi sono, ad esempio, le pompe di calore ad acqua di falda con un sistema di 30 pozzi geotermici a 180 m di profondità, la climatizzazione con recupero del calore, la filtrazione e il trattamento dell’umidità e della temperatura dell’aria in entrata, il riscaldamento e il raffreddamento degli appartamenti tramite soffitti attivi, l’utilizzo dell’acqua di pozzo e dell’acqua piovana per coprire i consumi operativi (scarico dei bagni e innaffiatura del verde). Inoltre, tutti i tetti del nuovo complesso sono stati progettati come “tetti verdi” con vegetazione.