Negli ultimi giorni del 2025 la Repubblica Ceca ha completato la transizione politica successiva alle elezioni parlamentari di ottobre. Il nuovo Governo è stato ufficialmente nominato e insediato, aprendo una fase politica che segna una discontinuità rispetto all’esecutivo precedente.
Chi guida il nuovo Governo
Il Presidente della Repubblica, Petr Pavel, ha affidato l’incarico di formare il Governo ad Andrej Babiš, leader del movimento ANO 2011, che torna così alla guida del Paese per la terza volta.
La maggioranza parlamentare si fonda su una coalizione composta da:
ANO 2011, primo partito con il 34,51% dei voti ottenuti alle elezioni autunnali;
SPD – Libertà e Democrazia Diretta, formazione di destra critica verso UE e immigrazione;
Motoristi per sé, partito apertamente contrario alle politiche climatiche europee.
Nel complesso, la coalizione dispone di 108 seggi su 200 nella Camera dei Deputati, una maggioranza numericamente solida.
Andrej Babiš – PremierPetr Pavel – Presidente Ceco
I nodi politici emersi fin da subito
La fase di formazione del Governo non è stata priva di tensioni. Il Presidente Pavel ha esercitato un ruolo attivo di garanzia istituzionale, ponendo particolare attenzione ai potenziali conflitti di interesse legati alle attività imprenditoriali di Babiš, in particolare alla holding Agrofert.
Un secondo punto critico ha riguardato la proposta del partito Motoristi di nominare Filip Turek Ministro degli Esteri. A seguito di posizioni emerse sui social, considerate incompatibili con il ruolo istituzionale, Pavel ha posto il veto sulla nomina. La gestione temporanea degli Esteri e dell’Ambiente è quindi confluita nelle mani del leader del partito, Petr Macinka.
Da segnalare anche la nomina del leader SPD Tomio Okamura a Presidente della Camera dei Deputati.
Le priorità del programma di Governo
Il programma presentato dall’esecutivo individua alcune chiare direttrici:
Energia ed economia: riduzione dei costi energetici, forte rilancio del nucleare, maggiore controllo statale sui settori strategici, opposizione a nuove imposte ambientali europee.
Sanità: rafforzamento del sistema pubblico, riduzione delle liste d’attesa, prevenzione e investimenti in strutture e personale.
Abitazione: edilizia residenziale come interesse pubblico, procedure edilizie semplificate, sostegno a giovani, famiglie e anziani.
Pensioni e welfare: età pensionabile massima a 65 anni, rivalutazioni legate all’inflazione, maggiore tutela sociale.
Sicurezza e migrazione: rafforzamento di polizia ed esercito, linea dura sull’immigrazione illegale.
Politica estera: permanenza in UE e NATO, ma con maggiore enfasi sulla sovranità nazionale e un approccio pragmatico.
Imprese e lavoro: nessun aumento delle imposte, meno burocrazia, sostegno a PMI e investimenti.
Istruzione e infrastrutture: più risorse per scuole e insegnanti, grandi investimenti in trasporti.
La Camera dei Deputati
Come interpreto questa fase politica
Dal punto di vista economico, il bilancio statale continua a chiudere in deficit dal periodo Covid. Il debito pubblico, pur in crescita, rimane contenuto rispetto alla media europea (circa 43,3% del PIL nel 2024).
È realistico attendersi che l’attuale coalizione privilegi misure di sostegno sociale e consenso elettorale, rendendo complesso il raggiungimento di un pareggio di bilancio nel breve periodo.
Il rifiuto dell’euro mantiene inoltre la leva del cambio come possibile strumento di politica economica, già utilizzato in passato dai governi guidati da Babiš.
In politica estera, è prevedibile un riallineamento verso il gruppo V4 (Polonia, Ungheria, Slovacchia), con posizioni più critiche su politiche ambientali e migratorie europee nei confronti della Unione Europea. É prevedibile anche una modifica nell´atteggiamenti nei confronti della guerra in Ucraina a seguito dell´invasione Russa, con un sostegno condizionato e volto alla soluzione del conflitto.
Nel complesso, pur in presenza di forze populiste e sovraniste, non ritengo si tratti di un Governo estremista. I ministeri chiave restano nelle mani di figure esperte di ANO 2011, come Karel Havlíček all’Economia e Alena Schillerová alle Finanze. Eventuali posizioni estremiste degli altri partiti in coalizione si dovranno misurare con la forza politica di ANO 2011 e come giá accaduto in passato, le regole verranno dettate dal partito leader.
Le valutazioni contenute nell’articolo hanno finalità informative e divulgative. Ogni analisi economica, fiscale o finanziaria richiede sempre un esame specifico del contesto normativo e dei dati aggiornati.
Quando pensiamo a Koh-i-Noor, molti di noi associano subito il nome al famoso diamante, ma per milioni di artisti, studenti e professionisti, Koh-i-Noor è sinonimo di qualità nei prodotti per l’arte e la scrittura. Questa è la storia di un marchio che, con le sue matite, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’industria mondiale degli strumenti per il disegno e la scrittura.
Le origini di Koh-i-Noor Hardtmuth
La storia di Koh-i-Noor Hardtmuth inizia nel 1790 a Vienna, in Austria, quando Joseph Hardtmuth fondò la sua azienda. La sua invenzione rivoluzionaria fu la miscela di argilla e grafite per creare matite con diverse gradazioni di durezza. Prima di questa scoperta, le matite non offrivano molta varietà e precisione, ma grazie all’intuizione di Hardtmuth, divenne possibile produrre matite adatte sia al disegno artistico che alla scrittura tecnica.
Nel 1848, l’azienda si trasferì a České Budějovice, città del Sud Boemia, dove ancora oggi continua la sua produzione. Koh-i-Noor Hardtmuth si affermò presto come una delle più antiche e rinomate case produttrici di matite al mondo.
Joseph HardtmuthLo stabilimento di České Budějovice
Il successo internazionale dal 1889
Un momento chiave per Koh-i-Noor fu il 1889, quando l’azienda presentò la sua celebre matita gialla esagonale all’Esposizione Universale di Parigi. Questa matita non solo aveva una forma innovativa e una caratteristica estetica unica, ma portava anche il nome del leggendario diamante Koh-i-Noor, uno dei più grandi e famosi al mondo, il cui nome significa “Montagna di luce” in arabo. Questa scelta simbolica voleva sottolineare la straordinaria qualità e valore delle matite Koh-i-Noor, rendendole subito riconoscibili e apprezzate a livello internazionale.
La statalizzazione e la successiva privatizzazione
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante il regime comunista in Cecoslovacchia, l’azienda fu nazionalizzata, ma riuscì a mantenere la sua posizione di leader nel settore. Con la Rivoluzione di Velluto del 1989, che portò alla caduta del regime comunista, Koh-i-Noor Hardtmuth fu privatizzata e tornò a competere a pieno titolo nel mercato globale.
Koh-i-Noor oggi
Oggi Koh-i-Noor Hardtmuth è un nome di riferimento non solo per le matite, ma anche per una vasta gamma di prodotti per artisti, come matite colorate, gomme per cancellare, strumenti tecnici e materiali per il disegno professionale. Grazie alla sua dedizione all’innovazione e alla qualità, il marchio è amato da generazioni di artisti, studenti e professionisti in tutto il mondo.
In generale l´azienda si definisce leader nella cancelleria scolastica e per ufficio, segmentata in varie linee di prodotti denominate: KIDs, Creative, Art, Office, DIY, linee specializzate e personalizzate volte a corpire le piú svariate esigenze.
Koh-i-noor richiama immediatamente alla mente le matite di grafite, i colori, le tempere. Nel gruppo é presente anche la società Logarex specializzata nella produzione di materiali plastici quali righelli, compassi, e altri oggetti specialistici. Inoltre, esiste la divisione Koh-i-noor machineries che é specializzata in produzione di stampi ad iniezione e stampi tecnici per i piú svariati settori.
Dal 2000 la holding Koh-i-noor é di proprietà dell’ing. Vlastilav Bříza che acquistò l´azienda dal noto imprenditore Petr Kellner. Il gruppo comprende quasi trenta società operanti in varie parti del mondo.
La Koh-i-noor di Vršovice in Praga 10
La fabbrica situata a Praga 10 non rientra nel gruppo KOH-I- NOOR HARDMUTCH, ma rientra oggi nel gruppo MASSAG (KOH-I-NOOR MASSAG, a.s.). L´azienda é specializzata nella produzione in serie di piccoli oggetti in metallo industriali, spille e altri articoli di merceria ed iniziò la produzione nel 1902 grazie agli imprenditori Jindřích Waldes e Hynek Puc. Miss Kin é la donna ritratta nel logo, assieme al prodotto che rese celebre questa azienda: il bottone a pressione brevettato.
L’hockey su ghiaccio occupa un posto speciale nei cuori dei cechi. La passione per questo sport è iniziata molto tempo fa, durante l’era della Cecoslovacchia, e continua a brillare nella Repubblica Ceca di oggi.
Il palmarès è impressionante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Cecoslovacchia ha vinto la Coppa del Mondo nel 1947, 1949, 1972, 1976, 1977 e 1985. La Repubblica Ceca ha proseguito questa tradizione vincente, ottenendo sette ori nel 1996, 1999, 2000, 2001, 2005, 2010 e 2024. In numerose edizioni, i cechi hanno conquistato anche argenti e bronzi.
La vittoria più importante della storia dell’hockey ceco risale alle Olimpiadi invernali di Nagano del 1998. Infatti, i Mondiali si giocano ogni anno, solitamente nel mese di maggio, mentre le Olimpiadi Invernali si disputano solo ogni quattro anni.
Le regole in estrema sintesi
L’hockey su ghiaccio si gioca in tre periodi di 20 minuti ciascuno, per un totale di 60 minuti di tempo effettivo. Questo significa che il tempo si ferma durante le pause, garantendo che ogni secondo di gioco sia conteso. Tra un periodo e l’altro ci sono due intervalli di 15 minuti ciascuno, durante i quali le squadre possono riposarsi e riorganizzarsi.
La partita si svolge su una pista da hockey, con sei giocatori per squadra: un portiere e cinque giocatori di movimento, tutti dotati di pattini e bastoni da hockey. Le sostituzioni possono avvenire in qualsiasi momento, tranne in caso di “icing”, una particolare infrazione che interrompe il gioco. I cinque giocatori di movimento sono divisi in tre attaccanti (ala sinistra, centro e ala destra) e due difensori.
Questo hockey su ghiaccio da tavolo gode sempre di una popolarità enorme tra i bambini cechi
Le regole dell’hockey su ghiaccio sono rigorose e il rispetto per l’avversario è fondamentale. Al termine della partita, i giocatori delle due squadre si scambiano una stretta di mano, un gesto di sportività nonostante l’intensa competizione. Le penalità sono previste per gioco scorretto, falli e uso improprio del bastone. L’antisportività è particolarmente punita, per mantenere l’integrità del gioco.
Questo sport è noto per la sua velocità, dinamicità e, a volte, per la sua violenza. La bellezza di assistere a una partita di hockey risiede nel ritmo di gioco costantemente elevato. Durante le pause, l’attenzione del pubblico è mantenuta viva grazie a mascotte, cheerleader e giochi interattivi. Questi elementi contribuiscono a rendere l’hockey su ghiaccio uno sport molto popolare e affascinante da vedere.
Di seguito ripercorriamo alcuni momenti salienti della storia dell´hockey ceco con alcune curiosità storiche.
Le origini e i primi trofei
La storia dell’hockey su ghiaccio in Cecoslovacchia inizia negli anni ’20 del XX secolo. La federazione di hockey su ghiaccio della Cecoslovacchia fu fondata nel 1908, ma fu solo dopo la Prima Guerra Mondiale che il paese iniziò a emergere come una potenza nel mondo dell’hockey. Tuttavia, il primo grande successo internazionale arrivò nel 1947, quando la Cecoslovacchia vinse il suo primo Campionato Mondiale di Hockey su Ghiaccio.
La ČSSR divenne campione del mondo nel 1949 a Stoccolma, ma l´anno successivo, a seguito di un boicotto del mondiale di Londra imposto dal partito, si svolse un processo politico volto a punire i giocatori che criticarono aspramente il regime per tale decisione.
In quella occasione, i dirigenti comunisti temettero che alcuni giocatori potessero emigrare e preferirono vietare questa trasferta adducendo ragioni diplomatiche (mancati accrediti ad alcuni giornalisti). I giocatori delusi e sorpresi da questa decisione, si spostarono successivamente in alcuni locali pubblici praghesi dove si lasciarono andare a severe critiche al regime, evidentemente anche sotto l´influenza di alcolici. Purtroppo, queste dichiarazioni e atteggiamenti vennero immediatamente giudicati come sovversivi.
Nel pieno della repressione comunista, il processo giudiziario si svolse nell’ostracismo generale nell´autunno del 1950. Sulla panchina degli imputati sedettero dodici giocatori di hockey, undici dei quali rappresentanti nazionali. Il processo si concluse con severe condanne per gli imputati e tutti i dodici imputati furono dichiarati colpevoli. Le condanne furono le seguenti: Bohumil Modrý (15 anni), Augustin Bubník (14 anni), Stanislav Konopásek (12 anni), Vladimír Kobranov (10 anni), Václav Roziňák (10 anni), Josef Jirka (6 anni), Zlatko Červený (3 anni), Mojmír Ujčík (3 anni), Jiří Macelis (2 anni), Přemysl Hainý (1 anno), Antonín Španinger (8 mesi), Josef Stock (8 mesi).
Gli anni d’oro dell’hockey su ghiaccio
Il periodo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta viene ricordato come l’età d’oro dell’hockey cecoslovacco.
Durante questo periodo, la squadra nazionale cecoslovacca vinse numerosi titoli mondiali. I trionfi più memorabili furono la vittoria ai Campionati Mondiali del 1972, 1976, 1977 e 1985, che consolidarono la reputazione della Cecoslovacchia come una delle migliori squadre di hockey su ghiaccio del mondo.
La squadra cecoslovacca campione del mondo (1985)
Uno dei momenti più iconici fu la vittoria ai Giochi Olimpici Invernali del 1968 a Grenoble, dove la Cecoslovacchia conquistò la medaglia d’argento, dietro solo all’Unione Sovietica. Questo successo non solo portò orgoglio nazionale, ma anche un’immensa popolarità al gioco dell’hockey su ghiaccio nel paese.
Nella primavera del 1969, i giocatori di hockey cecoslovacchi portarono a casa con orgoglio la medaglia di bronzo del Campionato mondiale. La nazione li accolse come se avessero vinto l’oro. I cecoslovacchi considerarono queste vittorie come una dolce vendetta dato che sconfissero per ben due volte l´Unione Sovietica.
Il totale dei punti assegnò la medaglia d’oro all’Unione Sovietica. Ma fu una vittoria amara. I cecoslovacchi vincitori della medaglia di bronzo tornarono a casa come se avessero vinto la guerra. Il 31 marzo furono accolti a Ruzyně da una folla infinita di tifosi, che festeggiavano soprattutto le due partite vittoriose contro i rappresentanti della potenza occupante. Significativi furono anche alcuni episodi di teppismo avvenuti a Praga, come la distruzione degli uffici della compagnia aerea sovietica Aeroflot.
La leadership dell’URSS non lasciò che tutto ciò andasse dimenticato. Inviò immediatamente a Praga il maresciallo Grechko, che minacciò di intervenire militarmente. La crisi politica culminò con la rimozione di Alexander Dubček da primo segretario del Partito Comunista ceco e la sostituzione dell’intero presidium. L’atmosfera della Primavera di Praga si esaurì e iniziò il periodo c.d. della normalizzazione, accompagnato da una nuova repressione dei diritti umani e delle libertà.
i festeggiamenti del 1969
La transizione alla Repubblica Ceca dopo la rivoluzione di velluto
Dopo la divisione pacifica della Cecoslovacchia nel 1993, la Repubblica Ceca continuò a costruire sulla solida base lasciata dai suoi predecessori.
La squadra nazionale ceca non perse tempo nel farsi un nome sulla scena internazionale. Nel 1996, solo tre anni dopo la divisione dalla Slovacchia, la Repubblica Ceca vinse la Coppa del Mondo di Hockey, battendo squadre come il Canada e la Russia.
Il Miracolo di Nagano 1998
Uno dei capitoli più gloriosi della storia dell’hockey ceco è senza dubbio la vittoria alle Olimpiadi Invernali del 1998 a Nagano. La squadra, guidata dal leggendario portiere Dominik Hašek, superò squadre potenti come gli Stati Uniti e il Canada prima di battere la Russia in una finale memorabile. Questo trionfo olimpico è considerato uno dei più grandi successi sportivi nella storia della Repubblica Ceca.
Si trattò di una generazione d´oro, al punto che la Rep. Ceca dominò i mondiali del 1999,2000 e 2001. Oltre al già menzionato Hašek, un vero e proprio eroe nazionale che risale a quegli anni è sicuramente Jaromir Jágr, giocatore che ancora oggi è in attività e che ha conseguito record di presenze, assist e goals anche nella NHL americana.
Successi recenti
La Repubblica Ceca ha continuato a essere una forza da non sottovalutare nei tornei internazionali. La vittoria ai Campionati Mondiali del 2010 è stata una testimonianza della continua qualità e dedizione che la squadra nazionale mette in ogni competizione.
Nel 2024 la Repubblica Ceca ha trionfato al mondiale svoltosi a Praga ed Ostrava, ritornando a festeggiare meritatamente in piazza della città vecchia a Praga. Si è trattata dell´edizione dei mondiali con la maggior presenza di spettatori (quasi 797 mila).
L’hockey su ghiaccio è più di un semplice sport nella Repubblica Ceca; è parte integrante della cultura e dell’identità nazionale. Dai primi trionfi della Cecoslovacchia agli incredibili successi moderni, la storia dell’hockey ceco è ricca di momenti di gloria e di passione. Con una tradizione così forte e una dedizione costante che inizia fin dalle scuole specializzate per bambini, possiamo essere certi che la Repubblica Ceca continuerà a mietere successi nel panorama internazionale dell’hockey su ghiaccio per molti anni a venire.
La campana del progetto #9081 é stata inaugurata ufficiale il 28 agosto 2022 e per il momento é esposta a Praga lungo la Moldava su un pontone ormeggiato sulla riva destra della Moldava, nell’immaginario collegamento tra il Castello di Praga e il Teatro Nazionale.
Nel prossimo futuro troverá la sua definitiva collocazione nella zona di Rohanský ostrov nel corso del 2024.
la vista verso il castello di Pragal´inaugurazione della campana
Non é una campana qualunque: ha il compito di ricordare le 9.801 campane che i Nazisti fecero raccogliere e convogliare nella zona di Maniny – Rohanský ostrov nel 1941 per poi trasferirle in Germania via fiume, fonderle e destinarle alla produzione di armi.
Circa il 90% delle campane presenti sul territorio dell´allora protettorato ceco sparirono. Il suono di questa campana ha il compito di ricordare le 9.801 campane sottratte ed ammutolite. Una imposizione che ha penalizzato lo spirito di comunità di città e villaggi, in uno dei momenti più tristi della storia ceca.
La frase incisa sulla nuova campana
La campana 9081, prodotta dalla azienda leader austriaca Grossmayr di Innsbruck, pesa 9.801 chilogrammi, é alta 187 centimetri e il corpus centrale pesa 300 kg. La base ha oltre 2,5 metri di larghezza. La progettazione ha coinvolto i campanari praghesi, che nell´involucro esterno hanno voluto inserire i frammenti delle campane perdute per sempre. Per suonarla, occorrono almeno 4 campanari.
Modello di prova della nuova campana del progetto #9081
Il costo ha superato i 12 milioni di corone (circa 500 mila EUR). La raccolta fondi, tutt´ora in corso sul sito 9801.cz, è stata organizzata dalla associazione no profit Sanctus Castulus, z. s., in collaborazione con le principali fondazioni e associazioni no profit ceche.
La campana non ha ancora un nome, secondo gli ideatori il nome verrà scelto dalla gente, come nel caso della famosa campana del Castello di Praga (presso la cattedrale di San Vito) denominata Zikmund – fusa nel 1549 e che pesa oltre 16 tonnellate – o delle campana di Vaclav, che si trova presso la Chiesa di San Havel, vicino a piazza della città vecchia, che è stata creata per in memoria del drammaturgo ed ex presidente Vaclav Havel.
Fonti: il sito 9801.cz, il podcast Přepiště dějiny, Wikipedia, vari articoli dei quotidiani.