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All Runners Are Beautiful – la maratona di Praga. Storia di un visionario di nome Carlo Capalbo

RunCzech: trent’anni di corsa, passione e innovazione

RunCzech è molto più di un semplice organizzatore di eventi podistici: è un simbolo di eccellenza nel mondo delle corse su strada. Fondata nel 1995, questa organizzazione ha trasformato la Repubblica Ceca in un punto di riferimento per maratone, mezze maratone e gare da dieci chilometri, attirando atleti da tutto il mondo e ottenendo riconoscimenti internazionali di alto livello.

Le origini: Carlo Capalbo, la corsa verso un sogno

Tutto ebbe inizio nel 1994, quando Carlo Capalbo, un italiano originario di Napoli ma con esperienze aziendali importanti negli USA, appassionato di sport, ebbe l’idea di creare una maratona internazionale a Praga. Con il supporto dell’amico e campione olimpico Gelindo Bordin e della leggenda ceca Emil Zátopek, nacque il progetto che avrebbe dato vita al primo Prague International Marathon nel 1995, con 958 partecipanti. Da allora, la visione di Capalbo ha guidato la crescita e l’espansione di RunCzech, portando l’organizzazione a ospitare eventi in diverse città della Repubblica Ceca e a collaborare con partner internazionali .

Carlo Capalbo, persona gentile e molto disponibile, negli ultimi anni organizza anche la mezza maratona che si tiene solitamente a febbraio nella sua amata città di Napoli.

RunCzech oggi: un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo

Oggi, RunCzech è riconosciuta a livello globale per la qualità e l’organizzazione dei suoi eventi. Il Prague International Marathon è stato insignito dell’Elite Label da World Athletics, un riconoscimento che attesta l’eccellenza dell’evento nel panorama mondiale delle corse su strada .

Nel 2025, la maratona celebrerà la sua 30ª edizione, e sono attesi oltre 13.000 partecipanti, consolidando la sua reputazione come una delle maratone più prestigiose al mondo.

La mezza maratona di Praga, tenuta nell´aprile 2025 ha registrato oltre 16.000 partecipanti.

L´organizzazione è incredibile e vede la partecipazione di centinaia di volontari.

Accanto alla gara principale, si sviluppano altre corse podistiche che riguardano svariate categorie: dalle famiglie, ai disabili, fino ad arrivare alle gare dedicate ai ragazzi, alle donne, a San Valentino, alle brevi distanze (5 km e 7 km). Un entusiasmo che coinvolge tutti e per i partecipanti rappresenta una emozione unica.

Eventi e sponsor: una collaborazione vincente

RunCzech organizza una serie di eventi in diverse città ceche, non solo nella capitale di Praga. Si tratta di eventi dove partecipano migliaia di podisti, animati dalla passione per lo sport.

Questi eventi sono resi possibili grazie al supporto di sponsor di rilievo come il partner storico  delle acque minerali Mattoni, UniCredit Bank, ORLEN, Generali, Mattoni, Adidas, Volskwagen, DM e Birrel. A livello mediatico gli eventi sono coperti dalla radio e televisione ceca nazionale. Ulteriori partner di rilevo sono l´aeroporto di Praga, Vodafone, Hilton hotels, e così via.

Adidas è partner principale di RunCzech e ha sviluppato una collezione esclusiva di prodotti per tutte le dieci gare, promuovendo la filosofia “All Runners Are Beautiful”. La piattaforma Runczech si trova a Holešovice, Praga 7. Si tratta del luogo dove opera il management del gruppo, oltre ad essere il punto dove si tengono rassegne stampa, seminari, incontri con sportivi e corsi di formazione legati al mondo della corsa e della alimentazione connessa.

Un Impegno per la comunità e l’ambiente

Oltre all’organizzazione di eventi di alto livello, RunCzech si impegna attivamente nella promozione di uno stile di vita sano e sostenibile. L’iniziativa “All Runners Are Beautiful” mira a coinvolgere persone di tutte le età e livelli di abilità, sottolineando l’inclusività e la bellezza della corsa. Inoltre, l’organizzazione ha adottato misure per ridurre l’impatto ambientale dei suoi eventi, come l’eliminazione della plastica monouso e l’uso di materiali sostenibili.

Le immagini nel presente post sono tratte dalle gallerie ufficiali di RunCzech disponibili sul sito.

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sport Turismo

La statua di David Černý dedicata a Věra Čáslavská: tributo alla grandezza olimpica

Praga continua a sorprendere con il suo patrimonio culturale e artistico, e una delle ultime aggiunte alla città è una splendida statua dedicata alla leggendaria ginnasta ceca Věra Čáslavská, realizzata dal celebre scultore David Černý. Questa opera d’arte non solo celebra una delle figure più amate e rispettate della storia sportiva ceca, ma si inserisce anche come simbolo di eccellenza e resistenza, rendendo omaggio ai successi di Věra in un contesto tanto nazionale quanto internazionale.

Ho già dedicato in passato un post a Věra Čáslavská e al suo gesto che l’ha resa celebre e immortale nella storia della Repubblica Ceca, fermo restando l’immensità sportiva nel vincere sette medaglie d’oro.

Il contesto olimpico: l’opera in mostra a Parigi al villaggio sportivo allestito dalla Repubblica Ceca

La statua, creata in occasione dei Giochi Olimpici, ha visto la sua prima installazione nel cuore di Parigi, al Parco della Villette, durante i Giochi Olimpici del 2024. In quel contesto, la scultura di Věra Čáslavská è diventata un’attrazione per i visitatori della Casa Ceca, rubando la scena con la sua imponenza e simbolismo. In mezzo all’atmosfera festosa e competitiva dei giochi, la statua di Černý si è distinta come uno degli elementi artistici più potenti e rappresentativi dell’eredità sportiva della Repubblica Ceca.

La statua di David Černý: un gioco di eleganza e meccanica

La scultura, alta oltre 9 metri e dal peso di ben 7,5 tonnellate, è un esempio brillante della capacità di Černý di fondere ingegno meccanico e simbolismo artistico. Composta da tre figure ginniche che richiamano i colori del tricolore ceco, l’opera rappresenta non solo l’abilità fisica di Věra Čáslavská, ma anche la sua grazia, che ha incantato il mondo durante le sue esibizioni. Il movimento della scultura, basato sul principio della cerniera cardanica, permette alla parte centrale di ruotare liberamente lungo tutti e tre gli assi del sistema cartesiano, evocando la fluidità e la libertà del corpo di un ginnasta in azione.

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Věra Čáslavská, con le sue sette medaglie d’oro olimpiche, è stata una figura simbolo della ginnastica mondiale e una delle atlete più vincenti e amate della storia della Repubblica Ceca. Oltre ai suoi successi sportivi, ha incarnato anche una voce forte e coraggiosa in un periodo di turbolenze politiche nel paese, diventando un’icona di resistenza e determinazione.

David Černý, con questa opera, riesce a catturare non solo il successo sportivo, ma anche lo spirito indomabile di Věra. Le figure ginniche, sospese nel movimento e illuminate dai colori nazionali, sono una metafora potente della sua carriera: un equilibrio perfetto tra potenza e delicatezza, tra disciplina e libertà.

Il ritorno a Praga: una nuova attrazione alla Casa Tyrš

Dopo aver brillato a Parigi, la statua è stata trasportata a Praga, dove ora ha trovato una sede permanente nel parco della Casa Tyrš (Tyršuv Dům) che si trova nella zona di Újezd, nei pressi dell’isola di Kampa. Questo luogo, riconosciuto a tutti gli effetti come la casa dello sport e pertanto già simbolo della ginnastica e dell’attività sportiva nella capitale ceca, è la cornice perfetta per ospitare l’opera, un ricordo tangibile della grandezza di Věra e un tributo visivo alla sua eredità.

Per i visitatori e per tutti coloro che amano lo sport e la storia ceca, questa statua rappresenta un punto di riferimento imperdibile.

Mappa della posizione del Tyršuv dům dove si trova l’opera dedicata a Věra Čáslavská
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Hockey su ghiaccio in Repubblica Ceca: dai trionfi della Cecoslovacchia ai giorni nostri

L’hockey su ghiaccio occupa un posto speciale nei cuori dei cechi. La passione per questo sport è iniziata molto tempo fa, durante l’era della Cecoslovacchia, e continua a brillare nella Repubblica Ceca di oggi.

Il palmarès è impressionante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Cecoslovacchia ha vinto la Coppa del Mondo nel 1947, 1949, 1972, 1976, 1977 e 1985. La Repubblica Ceca ha proseguito questa tradizione vincente, ottenendo sette ori nel 1996, 1999, 2000, 2001, 2005, 2010 e 2024. In numerose edizioni, i cechi hanno conquistato anche argenti e bronzi.

La vittoria più importante della storia dell’hockey ceco risale alle Olimpiadi invernali di Nagano del 1998. Infatti, i Mondiali si giocano ogni anno, solitamente nel mese di maggio, mentre le Olimpiadi Invernali si disputano solo ogni quattro anni.

Le regole in estrema sintesi

L’hockey su ghiaccio si gioca in tre periodi di 20 minuti ciascuno, per un totale di 60 minuti di tempo effettivo. Questo significa che il tempo si ferma durante le pause, garantendo che ogni secondo di gioco sia conteso. Tra un periodo e l’altro ci sono due intervalli di 15 minuti ciascuno, durante i quali le squadre possono riposarsi e riorganizzarsi.

La partita si svolge su una pista da hockey, con sei giocatori per squadra: un portiere e cinque giocatori di movimento, tutti dotati di pattini e bastoni da hockey. Le sostituzioni possono avvenire in qualsiasi momento, tranne in caso di “icing”, una particolare infrazione che interrompe il gioco. I cinque giocatori di movimento sono divisi in tre attaccanti (ala sinistra, centro e ala destra) e due difensori.

Le regole dell’hockey su ghiaccio sono rigorose e il rispetto per l’avversario è fondamentale. Al termine della partita, i giocatori delle due squadre si scambiano una stretta di mano, un gesto di sportività nonostante l’intensa competizione. Le penalità sono previste per gioco scorretto, falli e uso improprio del bastone. L’antisportività è particolarmente punita, per mantenere l’integrità del gioco.

Questo sport è noto per la sua velocità, dinamicità e, a volte, per la sua violenza. La bellezza di assistere a una partita di hockey risiede nel ritmo di gioco costantemente elevato. Durante le pause, l’attenzione del pubblico è mantenuta viva grazie a mascotte, cheerleader e giochi interattivi. Questi elementi contribuiscono a rendere l’hockey su ghiaccio uno sport molto popolare e affascinante da vedere.


Di seguito ripercorriamo alcuni momenti salienti della storia dell´hockey ceco con alcune curiosità storiche.

 Le origini e i primi trofei

La storia dell’hockey su ghiaccio in Cecoslovacchia inizia negli anni ’20 del XX secolo. La federazione di hockey su ghiaccio della Cecoslovacchia fu fondata nel 1908, ma fu solo dopo la Prima Guerra Mondiale che il paese iniziò a emergere come una potenza nel mondo dell’hockey. Tuttavia, il primo grande successo internazionale arrivò nel 1947, quando la Cecoslovacchia vinse il suo primo Campionato Mondiale di Hockey su Ghiaccio.

La ČSSR divenne campione del mondo nel 1949 a Stoccolma, ma l´anno successivo, a seguito di un boicotto del mondiale di Londra imposto dal partito, si svolse un processo politico volto a punire i giocatori che criticarono aspramente il regime per tale decisione.

In quella occasione, i dirigenti comunisti temettero che alcuni giocatori potessero emigrare e preferirono vietare questa trasferta adducendo ragioni diplomatiche (mancati accrediti ad alcuni giornalisti). I giocatori delusi e sorpresi da questa decisione, si spostarono successivamente in alcuni locali pubblici praghesi dove si lasciarono andare a severe critiche al regime, evidentemente anche sotto l´influenza di alcolici. Purtroppo, queste dichiarazioni e atteggiamenti vennero immediatamente giudicati come sovversivi.

Nel pieno della repressione comunista, il processo giudiziario si svolse nell’ostracismo generale nell´autunno del 1950. Sulla panchina degli imputati sedettero dodici giocatori di hockey, undici dei quali rappresentanti nazionali. Il processo si concluse con severe condanne per gli imputati e tutti i dodici imputati furono dichiarati colpevoli. Le condanne furono le seguenti: Bohumil Modrý (15 anni), Augustin Bubník (14 anni), Stanislav Konopásek (12 anni), Vladimír Kobranov (10 anni), Václav Roziňák (10 anni), Josef Jirka (6 anni), Zlatko Červený (3 anni), Mojmír Ujčík (3 anni), Jiří Macelis (2 anni), Přemysl Hainý (1 anno), Antonín Španinger (8 mesi), Josef Stock (8 mesi).

Gli anni d’oro dell’hockey su ghiaccio

Il periodo tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta viene ricordato come l’età d’oro dell’hockey cecoslovacco.

Durante questo periodo, la squadra nazionale cecoslovacca vinse numerosi titoli mondiali. I trionfi più memorabili furono la vittoria ai Campionati Mondiali del 1972, 1976, 1977 e 1985, che consolidarono la reputazione della Cecoslovacchia come una delle migliori squadre di hockey su ghiaccio del mondo.

Uno dei momenti più iconici fu la vittoria ai Giochi Olimpici Invernali del 1968 a Grenoble, dove la Cecoslovacchia conquistò la medaglia d’argento, dietro solo all’Unione Sovietica. Questo successo non solo portò orgoglio nazionale, ma anche un’immensa popolarità al gioco dell’hockey su ghiaccio nel paese.

Nella primavera del 1969, i giocatori di hockey cecoslovacchi portarono a casa con orgoglio la medaglia di bronzo del Campionato mondiale. La nazione li accolse come se avessero vinto l’oro. I cecoslovacchi considerarono queste vittorie come una dolce vendetta dato che sconfissero per ben due volte l´Unione Sovietica.

Il totale dei punti assegnò la medaglia d’oro all’Unione Sovietica. Ma fu una vittoria amara. I cecoslovacchi vincitori della medaglia di bronzo tornarono a casa come se avessero vinto la guerra. Il 31 marzo furono accolti a Ruzyně da una folla infinita di tifosi, che festeggiavano soprattutto le due partite vittoriose contro i rappresentanti della potenza occupante. Significativi furono anche alcuni episodi di teppismo avvenuti a Praga, come la distruzione degli uffici della compagnia aerea sovietica Aeroflot.

La leadership dell’URSS non lasciò che tutto ciò andasse dimenticato. Inviò immediatamente a Praga il maresciallo Grechko, che minacciò di intervenire militarmente. La crisi politica culminò con la rimozione di Alexander Dubček da primo segretario del Partito Comunista ceco e la sostituzione dell’intero presidium. L’atmosfera della Primavera di Praga si esaurì e iniziò il periodo c.d. della normalizzazione, accompagnato da una nuova repressione dei diritti umani e delle libertà.

La transizione alla Repubblica Ceca dopo la rivoluzione di velluto

Dopo la divisione pacifica della Cecoslovacchia nel 1993, la Repubblica Ceca continuò a costruire sulla solida base lasciata dai suoi predecessori.

La squadra nazionale ceca non perse tempo nel farsi un nome sulla scena internazionale. Nel 1996, solo tre anni dopo la divisione dalla Slovacchia, la Repubblica Ceca vinse la Coppa del Mondo di Hockey, battendo squadre come il Canada e la Russia.

Il Miracolo di Nagano 1998

Uno dei capitoli più gloriosi della storia dell’hockey ceco è senza dubbio la vittoria alle Olimpiadi Invernali del 1998 a Nagano. La squadra, guidata dal leggendario portiere Dominik Hašek, superò squadre potenti come gli Stati Uniti e il Canada prima di battere la Russia in una finale memorabile. Questo trionfo olimpico è considerato uno dei più grandi successi sportivi nella storia della Repubblica Ceca.

Si trattò di una generazione d´oro, al punto che la Rep. Ceca dominò i mondiali del 1999,2000 e 2001. Oltre al già menzionato Hašek, un vero e proprio eroe nazionale che risale a quegli anni è sicuramente Jaromir Jágr, giocatore che ancora oggi è in attività e che ha conseguito record di presenze, assist e goals anche nella NHL americana.

 Successi recenti

La Repubblica Ceca ha continuato a essere una forza da non sottovalutare nei tornei internazionali. La vittoria ai Campionati Mondiali del 2010 è stata una testimonianza della continua qualità e dedizione che la squadra nazionale mette in ogni competizione.

Nel 2024 la Repubblica Ceca ha trionfato al mondiale svoltosi a Praga ed Ostrava, ritornando a festeggiare meritatamente in piazza della città vecchia a Praga. Si è trattata dell´edizione dei mondiali con la maggior presenza di spettatori (quasi 797 mila).

L’hockey su ghiaccio è più di un semplice sport nella Repubblica Ceca; è parte integrante della cultura e dell’identità nazionale. Dai primi trionfi della Cecoslovacchia agli incredibili successi moderni, la storia dell’hockey ceco è ricca di momenti di gloria e di passione. Con una tradizione così forte e una dedizione costante che inizia fin dalle scuole specializzate per bambini, possiamo essere certi che la Repubblica Ceca continuerà a mietere successi nel panorama internazionale dell’hockey su ghiaccio per molti anni a venire.

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sport Storia

Emil e Dana Zátopek – essere leggende sportive nei difficili anni del dopoguerra

Ancora oggi, i coniugi Emil e Dana vengono ricordati come atleti primari del periodo a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. In effetti vinsero numerose medaglie, stabilirono vari record mondiali e nazionali, dando lustro alla Cecoslovacchia del dopoguerra.

In particolare Emil Zatopek, vincendo medaglie olimpiche sia nelle gare di mezzofondo che di fondo, resta ancora oggi una figura mitica dello sport mondiale. Nel 2012 fu incluso nella IAAF Hall of Fame, della federazione internazionale dell´atletica leggera, nella quale attualmente rientrano solo 24 atleti.

L´immagine di Dana è stata in parte messa in ombra da questi straordinari successi del marito, pur restando comunque un punto di riferimento del mondo atletico nazionale cecoslovacco per diversi decenni.

La loro storia è fatta di tante luci, e qualche ombra che per fortuna con il tempo sembrano sbiadirsi. D´altra parte, vissero negli anni della Cecoslovacchia comunista, e non poterono certamente restare chiusi in una bolla di vetro.

EMIL, LA LOCOMOTIVA UMANA e DANA, LA GIAVELlOTTISTA

Sia Emil che Dana, nacquero lo stesso giorno, il 19 settembre 2022. Si unirono in matrimonio nel 1948 dopo le olimpiadi di Londra.

Emil Zatopek nacque a Kopřivnice, in Moravia. Solo per caso, grazie al suo primo datore di lavoro Baťa, si avvicinò al mondo della corsa dimostrando fin dalla adolescenza un innato talento, ma anche una enorme forza di dedizione e passione che lo portò a trionfare in varie discipline olimpiche, tra il 1948 a Londra (oro nei 5 km ed argento nella 10 km) ed il 1952 a Helsinky (oro nei 5 km, nei 10 km e nella maratona), oltre a vincere diverse gare europee e nazionali. Probabilmente avrebbe potuto vincere ulteriori medaglie alle olimpiadi del ´56 di Melbourne se non avesse dovuto subire una operazione all´ernia qualche settimana prima dell´evento (giunse comunque sesto alla maratona).

Sviluppò un particolare metodo di allenamento all´avanguardia per il periodo, fatto di diverse ripetute alternate e di carichi di lavoro estenuanti. Il suo volto contratto dallo sforzo fisico e lo stile della corsa molto particolare, divennero famosi in tutto il mondo, e venne soprannominato “Emil il terribile” e “la locomotiva umana”.

Resta inoltre nella storia dell´atletica questa capacità di vincere in discipline diverse nella media e lunga distanza.

La moglie Dana Zátopková, originaria di Frýštat (paese nella provincia di Karvina situato nella regione della Slesia), fu campionessa olimpica nel 1952 nella disciplina di lancio del giavellotto e vinse gli europei del 1954 e del 1958. Alle olimpiadi di Roma, nel 1960, ottenne la medaglia d´argento.

Successivamente, Dana dedicò i suoi anni ad allenare le giovani promesse non perdendo mai la passione per lo sport. Visse sempre accanto al marito senza avere figli. Viene ricordata come una donna molto forte, con proprie opinioni e metodi, senza peli sulla lingua. Il rapporto con Emil fu molto schietto e sincero.

Si narra che nel 1952, Ťopek (cosí veniva chiamato Emil dalla moglie) vinse i 5.000 metri, e poi a distanza di pochi minuti Dana vinse l´oro nel lancio del giavellotto. Il marito in conferenza stampa fece capire che con la sua vittoria aveva probabilmente inspirato la moglie. Dana rispose „Davvero? Va bene, vai a cercare di ispirare qualche altra ragazza e vedi se anche lei riesce a lanciare un giavellotto a cinquanta metri!”.

* * *

Tuttavia, se le qualità straordinarie degli atleti Zatopek non si possono certamente mettere in discussione, i Zatopek „cittadini“, che hanno vissuto durante il regime comunista, sono spesso fonte di riflessione e critica da parte degli storici.

Le seguenti considerazioni si basano prevalentemente sulla figura del marito Emil, ma occorre tenere conto che Dana restò sempre al suo fianco e pertanto probabilmente condivise  le scelte del marito.

EMIL e LA POLITICA, NON SEMPRE UNA SCELTA DI COERENZA

Per farsi un´opinione, occorre calarsi nel contesto storico: senza dubbio, Emil Zatopek rappresentò una grande icona per il regime comunista, esprimeva la vita dello sportivo vincente, famoso in tutto il mondo e rappresentava un fiore all´occhiello a livello internazionale. D´altra parte, lo stesso Zatopek amava presentarsi pubblicamente, e non temeva di esprimere pubblicamente le proprie opinioni, senza particolari peli sulla lingua. Sono rimaste nella storia alcune sue affermazioni, che riportiamo in calce a questo articolo.

Visse l´apice della carriera sportiva negli anni dal 1948 al 1952 anni in cui il regime totalitario mostrò molti lati negativi ad iniziare dalle repressioni dei dissidenti e delle persone ritenute problematiche, passando per l´epurazione interna che portò a decretare la pena di morte per alcuni membri fondatori del regime, fino alla riforma monetaria che venne introdotta nel 1953 in Cecoslovacchia.

In questi anni, Zatopek, entro a far parte dell´esercito e aderì al partito comunista (tradizione di famiglia, dato che il padre ne era stato membro tra gli anni 20 e 30) e svolse fedelmente il ruolo che gli venne domandato dai gerarchi di partito, seppure non abbia celato alcune sue opinioni contrarie in difesa di alcuni atleti che lui conobbe e che il regime cercò di penalizzare e offuscare, forte – probabilmente – della sua pubblica immagina. Si dice che abbia espresso parere positivo alla condanna a morte di Milada Horakova e che rientrasse tra le persone catalogate come spie di regime nella polizia segreta STB, sotto lo pseudonimo di „Macek“.

Dopo aver terminato l´attività agonistica, nel 1956, continuò a svolgere una opera educativa incontrando scolari e studenti e promuovendo lo sport tra i giovani. Negli anni Sessanta, come dipendente del Ministero della Difesa, rientrò nel reparto che si occupava della preparazione fisica dei militari.

Con l´arrivo del 1968, Zatopek si schierò apertamente a favore delle riforme che la Primavera di Praga e il Governo Dubcek stava introducendo nella Cecoslovacchia. Sottoscrisse anche il manifesto pubblico denominato delle „2 mila parole“ a favore del riformismo, documento che poi successivamente venne definito controrivoluzionario.

In effetti, a partire dal 1969, durante il periodo c.d. della „normalizzazione“ nel quale il regime ristabilì i principi socialisti alla base dello Stato debellando qualsiasi velleità democratica, anche Zatopek fu oggetto di inchiesta, allontanato dall´esercito e assegnato a lavori geodetici di ricerca e scavo di pozzi per sei anni dato che nessuno voleva assumerlo. Furono indubbiamente anni duri per Emil: il regime lo stava cercando di portare nell´oblio collettivo, si narra avesse problemi con l´alcool e durante le settimane di duro lavoro, fu costretto a dormire in una c.d. „maringotka“ (caravan su ruote utilizzato dagli operai).

Zatopek in quegli anni rinnegò la sua adesione ai progetti riformistici ritenuti „rivoluzionari“ e pubblicamente dichiarò di ritirare la propria firma dal manifesto delle 2 mila parole che aveva sottoscritto assieme alla moglie.

Gradualmente fu riabilitato. Nel 1976 venne assunto presso il  centro di documentazione dell’Unione cecoslovacca di educazione fisica, per tornare ad essere negli anni 80 il simbolo della Cecoslovacchia riconosciuto a livello internazionale. Nel 1984 approvò pubblicamente la decisione della Cecoslovacchia di non partecipare alle olimpiadi di Los Angeles.

Nonostante questi cambiamenti di opinione del Zatopek „uomo“, l´immagine dell´atleta e del mito che rappresentó non furono mai offuscati, ed ancora oggi vengono largamente riconosciuti.

Gli storici discutono spesso se Zatopek non abbia mai pensato ad emigrare, come fecero alcuni sportivi e artisti durante gli anni Settanta. Il regime probabilmente lo avrebbe anche sostenuto in questa scelta, ma in realtà, tutti convergono nel ritenere che Zatopek  e la moglie non avrebbero mai lasciato la propria terra, alla quale erano profondamente legati.

* * *

Un ultimo ricordo di Zatopek, riguarda la sua amicizia con l´italiano Carlo Capalbo, l´organizzatore della maratona di Praga e delle numerose gare podistiche in Repubblica Ceca, nonché fondatore del progetto RUN CZECH riconosciuto a livello internazionale.

Si incontrarono negli anni novanta per discutere appunto della maratona di Praga, ed una foto li ritrae assieme sorridenti.

Zatopek morì nel 2000, dopo una lunga malattia. La moglie Dana nel 2020, a 98 anni.

Nel 2021 è stato presentato il film ceco „Zátopek“.

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Le frasi celebri attribuite a Zatopek:

  • Non mi è stata data la possibilità di correre e sorridere allo stesso tempo
  • dovete sapere che non si tratta di ginnastica o di pattinaggio artistico
  • Se vuoi vincere qualcosa, corri 100 metri. Se vuoi fare un’esperienza, corri una maratona
  • Se non ce la fai, accelera
  • È la linea del dolore e della sofferenza che separa i ragazzi dagli uomini
  • Vincere è una grande cosa, ma l’amicizia è ancora meglio