Siamo nell’ottobre 1968, alle Olimpiadi che si svolgono in Messico. Věra Čáslavská, la ginnasta cecoslovacca migliore al mondo, finisce prima nella disciplina del corpo libero a pari merito con l´atleta dell’URSS Petrikovova.
Durante l’inno sovietico, Věra abbassa la testa per non guardare la bandiera sovietica.
Si trattò di un chiaro gesto di protesta, istintivo, che rimase nella storia, in quanto tutto il mondo capí cosa stava comunicando: lo sdegno per l’invasione dei paesi del Patto di Varsavia avvenuta il 20 agosto 1968, la fine del periodo di riforme denominato Primavera di Praga imposto con la forza.
Per la ginnasta, tuttavia, si decretò la fine della sua carriera internazionale, a soli 26 anni.

Rientrò in patria, ma i gerarchi di partito la misero subito da parte, non consentendole più di competere a livello internazionale. Věra Časlávská rimase tuttavia un simbolo importante per i cecoslovacchi, pertanto anche il regime stesso, non fu in grado di oscurarla davanti alla pubblica opinione. Le fu consentito di accedere all’insegnamento della ginnastica, nel tentativo di portarla gradualmente al dimenticatoio.
„Quando arrivarono i carri armati, non sapevamo se avremmo potuto partecipare all’olimpiade. Il tutto era discusso tra Praga e Mosca e le comunicazioni furono molto intense. A un certo punto pareva che saremmo rimasti a casa, ma alla fine hanno capito che se fosse stato così, sarebbe stata ancora più chiaro l’orrore dell’occupazione, cosa che invece non desideravano. Breznev ci ha fatti andare. Fu un errore, poiché in Messico li misi in scacco (in ceco „dávat na frak“).
Era la mia motivazione morale, in quanto l´occupazione ci ha messi tutti in ginocchio, tutto il popolo, e per questo ho messo tutta la forza per dimostrare che non ci arrendiamo.“

In realtà, Věra era già nell’occhio del mirino dei burocrati di partito. Aveva infatti sottoscritto il c.d. „Manifesto delle due mila parole“, una carta nella quale si domandava pubblicamente un progresso nella democrazia dell’allora Cecoslovacchia.

Věra Čáslavská, nacque a Praga il 3.5.1942. Nella sua carriera di ginnasta vinse 7 ori olimpici, 4 mondiali, 11 campionati europei. Terminata per imposizione la carriera sportiva, Věra si dedicó negli anni successivi all’insegnamento. A cavallo tra gli anni Settanta – Ottanta, le fu permesso di andare in Messico dove rimase a insegnare ginnastica per tre anni (in Messico era considerata un mito, visto quanto aveva dimostrato nel 1968). Rimase tuttavia sempre legata al suo paese, e non pensò mai di emigrare definitivamente. Dopo la rivoluzione di velluto del 1989, nel periodo dal 1990 al 1996 fu presidente del comitato olimpico cecoslovacco (divenuto poi dal ’93 comitato olimpico ceco) e nel periodo 1995-2001 fu anche membro del Comitato internazionale olimpico. Molto legata al presidente e drammaturgo Václav Havel – nel 1990 ne divenne consigliera – non ebbe una vita semplice anche dal punto di vista personale. Dal 1993 a seguito di alcune sfortunate vicende familiari, visse un periodo di forti depressioni che la costrinsero anche a vari ricoveri. Solo dopo sedici anni riuscì ad uscire dal tunnel della depressione ed a tornare attiva nella politica, sostenendo sempre le forze democratiche ceche. Morì nel 2016 a seguito di un tumore che le fu diagnosticato l’anno prima.

Nel 2024, in occasione delle Olimpiadi estive che si sono svolte a Parigi, il noto scultore David Černý ha dedicato una scultura visibile a Praga a Věra Čáslavská. Una statua a movimentazione cinetica che ricorda la ginnasta con i colori della Repubblica Ceca.