Visitando Praga è impossibile non notare un gigantesco metronomo collocato al di sopra del parco di Letná. I più fortunati possono vedere questa enorme asta in movimento, tuttavia, non sembra esserci una periodicitá data a questa movimentazione cinetica.

La storica di questo luogo e di questo monumento, merita di essere approfondita, dato che racchiude il ricordo di un’epoca passata e simboleggia la trasformazione.
La macchina del tempo
Il metronomo (in ceco kyvadlo) si chiama “Stroj času”, cioè “macchina del tempo”. Creato nel 1991 dallo scultore ceco Vratislav Karel Novák, rappresenta non solo un’installazione artistica, ma un vero e proprio simbolo del passaggio da un’epoca di oppressione a una nuova stagione di libertà e creatività.
Il Metronomo di Letná non è un orologio. Non misura il tempo con precisione, non batte i secondi regolarmente. Al contrario: il suo ritmo è irregolare, misterioso, a volte si ferma, a volte riprende a muoversi. Non è chiaro secondo quali logiche venga attivato, ma forse sta proprio lì il suo fascino. Non tanto una misura del tempo, quanto un monito visivo: il tempo passa, ma la memoria resta.

L’imponente scultura pesa sette tonnellate e fu installata in modo spettacolare, non con una gru ma calata dall’alto con un elicottero gigante. Un gesto teatrale per un’opera altrettanto scenografica.
La statua di Stalin
Nella posizione imponente dove si trova il metronomo, venne installato un colossale monumento a Stalin nel 1955.
Si trattó di una imponente scultura dello scultora Otakar Švec, alta 15 metri (e lunga 22), realizzata con 17.000 tonnellate di granito e un costo stratosferico per l’epoca: 140 milioni di corone, l’equivalente di 42.000 automobili. Una espressione del culto della personalità che caratterizzò il periodo staliniano, ma che negli anni successivi fu oggetto di una profonda revisione promossa dal successore Krushev.

Il periodo revisionistico comportò che negli anni successivi si decise la distruzione del monumento, cosa che avvenne nel 1962 con diverse tonnellate di dinamite che crearono molte macerie da smaltire. Si dice che la distruzione sia riuscita al terzo tentativo.
Ci vollero quasi trenta anni per ideare un nuovo monumento.
I cechi, con il loro umorismo sottile, soprannominarono il monumento “fronta na maso”, la “fila per la carne” data la staticità delle figure e la penuria di carne tipica degli anni Cinquanta.
Il metronomo oggi, un ponte sul passato
Oggi, il luogo sotto al Metronomo è tutt’altro che monumentale nel senso classico del termine. È un punto di ritrovo informale, uno spazio urbano riappropriato. Skater, pattinatori, ragazzi con la musica nello zaino e la vita davanti, si allenano qui ogni giorno. La vita notturna, specie nel periodo estivo, lo rende uno dei posti più frequentati da giovani.
Ma è anche uno dei migliori punti panoramici di Praga: da qui si gode una vista eccezionale sui ponti della città, sul fiume che scorre lento, sul Castello che si vede all’orizzonte. È un punto perfetto per riflettere su quanto le città cambino, eppure restino le stesse, testimoni immobili del passare del tempo e delle epoche.
