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Libuše: la principessa veggente che immaginò Praga

A Vyšehrad, c’è un gruppo scultoreo che quasi tutti i visitatori fotografano senza sapere bene chi ritragga: una donna in piedi, lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, e accanto a lei un uomo seduto, con l’aria un po’ spaesata di chi è stato appena strappato dai campi.

Sono Libuše e Přemysl l’Aratore, realizzate dallo scultore Myslbek, che oggi si trovano all´interno del parco, dopo essere state trasferite nel dopoguerra dal ponte Palacky , danneggiato dai bombardamenti durante la II. Guerra mondiale.

Secondo la leggenda, Libuše e Přemysl sono i fondatori della città di Praga e si narra diedero origine all’intera dinastia che avrebbe governato la Boemia per oltre quattro secoli.

Ne ho già accennato scrivendo dell’origine del nome della città di Praga, ma questa figura merita un capitolo a sé, non fosse altro perché è la prima leggenda che qualsiasi guida turistica racconta salendo a Vyšehrad.

Tre sorelle, tre doni

La fonte più antica che racconta la storia di Libuše è la Chronica Boemorum di Cosma di Praga, scritta attorno al 1120 d.C., quindi già a distanza di secoli dai fatti narrati, con tutta la libertà interpretativa che questo comporta. Secondo Cosma, il capostipite mitico delle tribù boeme, un certo Krok, ha tre figlie, ciascuna dotata di un talento particolare: Kazi, esperta di piante ed erbe curative; Teta, devota agli dei pagani fino al sacrificio; e la più giovane, Libuše, capace di giudizio saggio e dotata del dono della profezia.

Alla morte del padre, è Libuše a essere scelta come guida del popolo.

Non è un dettaglio banale per una leggenda di origine altomedievale attribuire il potere non al primogenito maschio ma alla figlia più capace. Le cronache la descrivono mentre amministra la giustizia seduta su un trono, dirimendo le controversie tra i sudditi con equità tale da essere ricordata, secoli dopo, come modello di governo saggio.

“Avete voluto un duca”: il matrimonio con Přemysl

Il potere di una donna sola, però, non basta a placare i malumori di una parte della popolazione, che chiede a Libuše di prendere marito. Lei acconsente, ma a modo suo: racconta di una visione in cui il proprio cavallo, lasciato libero, avrebbe condotto gli inviati fino al futuro sposo: un uomo che, secondo la leggenda, gli emissari avrebbero trovato intento ad arare un campo nei pressi del villaggio di Stadice, con un bue azzoppato o, in alcune varianti, con un sandalo rotto.

L’uomo si chiama Přemysl (in ceco questo nome porta l´etimologia di “colui che riflette”) ed è un contadino libero, non un nobile. Prima di seguire i messaggeri a Vyšehrad, secondo la leggenda pianta nel terreno il proprio bastone di legno di nocciolo, che avrebbe messo radici, e porta con sé le proprie ciocie (calzature medievali, n.d.r.) di corteccia di tiglio, conservate per ricordare ai discendenti le origini umili della famiglia.2

Sposando Přemysl, Libuše avrebbe pronunciato (secondo la tradizione riportata dal cronista Dalimil nel XIV secolo) un monito che i cechi ripetono ancora oggi come proverbio: “Avanti, sceglietevi un duca, ma fatelo con saggezza, perché è facile mettere un uomo sul trono, difficile poi liberarsene.” Un avvertimento che, considerata la storia successiva della Boemia fatta di occupazioni, dinastie straniere, regimi imposti dall’esterno, suona quasi profetico più della celebre visione sulla fondazione di Praga.

La profezia di Praga

È sempre a Libuše che la tradizione attribuisce la profezia della nascita di Praga: la visione di una città la cui “gloria toccherà le stelle”, nata nel punto in cui un uomo stava costruendo la soglia (práh) di una casa. Ho già raccontato questa storia e le diverse teorie etimologiche legate al nome della città, in un post dedicato. Qui mi limito a ricordare che è proprio a questa profezia che si deve il nome più diffuso della capitale ceca, e che il luogo da cui Libuše avrebbe avuto la visione, secondo le leggende più tarde, è situato a Vyšehrad.

Dopo Libuše: la guerra delle fanciulle

C’è un capitolo meno noto della leggenda, che raramente viene raccontato ai turisti ma che vale la pena menzionare. Alla morte di Libuše, secondo Cosma di Praga, scoppia una rivolta guidata da una donna di nome Vlasta, un tempo compagna della principessa, che rifiuta di sottomettersi al governo maschile di Přemysl rimasto vedovo. Vlasta raduna un esercito di sole donne, fortifica un proprio castello chiamato Děvín (“il castello delle fanciulle”, significativamente situato secondo la tradizione proprio di fronte a Vyšehrad, sulla sponda opposta della Moldava), e scatena quella che le cronache chiamano dívčí válka — la “guerra delle fanciulle”.

L’episodio più celebre di questa guerra leggendaria è quello di Šárka, luogotenente di Vlasta, che si finge prigioniera legata a un albero per attirare in trappola un gruppo di guerrieri guidati da Ctirad: convinti a liberarla e a bere con lei dell’idromele drogato, i soldati vengono massacrati nel sonno dalle donne nascoste nei boschi. È una storia cupa, quasi una controparte oscura della saggezza pacifica di Libuše, e non stupisce che sia stata ripresa nell’Ottocento romantico ceco come soggetto operistico e pittorico, insieme naturalmente alla stessa figura di Libuše.

Libuše oggi: dal Risorgimento nazionale a Vyšehrad

Se oggi Libuše è così presente nell’immaginario praghese con statue, nomi di vie e persino una pianura sul pianeta Venere che porta il suo nome, il merito è in larga parte del národní obrození, il risveglio nazionale ottocentesco. È in quel clima che il noto compositore ceco Bedřich Smetana compone l’opera Libuše, scelta non a caso per inaugurare il Teatro Nazionale di Praga nel 1881: raccontare le origini leggendarie della nazione, in un momento in cui i cechi stavano ricostruendo la propria identità culturale sotto il dominio asburgico, era un atto politico oltre che artistico.

Oggi chi sale a Vyšehrad, un luogo che consiglio sempre a chi visita Praga, meno affollato del Castello ma altrettanto suggestivo specie durante la bella stagione, con il panorama sulla Moldava e il cimitero monumentale dove riposano Smetana e Dvořák, passa quasi sempre accanto a questa statua senza sapere che sta guardando l’immagine di una leggenda costruita non nell’VIII secolo in cui la storia è ambientata, ma nel XII secolo di Cosma di Praga, e poi rimodellata ancora nell’Ottocento per dare a una nazione senza indipendenza politica qualcosa che nessun impero poteva togliere: un’origine tutta propria, raccontata da una donna saggia che aveva visto, prima di chiunque altro, la grandezza di una città che ancora non esisteva. È un buon punto da cui far partire la storia vera e documentata della Boemia: quella che, con la Grande Moravia e con Cirillo e Metodio, di cui ho già scritto nel post dedicato, comincia a lasciare le prime tracce scritte certe.

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Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

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