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Alfons Mucha: l’art nouveau alla ribalta

Alfon Mucha, celebre artista, rappresentante dell’art nouveau e simbolo della I repubblica cecoslovacca

Passeggiando per Praga, ci si imbatte facilmente in immagini femminili tipiche dello stile liberty, lustro della prima Repubblica e legate ad un periodo di sviluppo florido della Cecoslovacchia. Vedremo che questa produzione artistica non si limita solo a queste immagini, ma abbraccia una moltitudine di opere di quel periodo.

Il principale artista di questa corrente di inizio Novecento è certamente Alfons Mucha nato in Moravia nel 1860 e morto a Praga nel 1939. Probabilmente, si tratta dell’artista più noto al mondo.

Il suo lustro, tuttavia, nasce prima a Parigi, per poi divenire celebre nella sua terra.

Il periodo parigino del giovane moravo

Mucha nasce il 24 luglio 1860 a Ivančice, piccola città della Moravia meridionale, in quello che all’epoca era ancora l’Impero austro-ungarico. Studia pittura a Monaco, poi a Vienna e infine approda a Parigi. Parigi in quel periodo era certamente all’apice della produzione culturale europea e mondiale. Come italiani ricordiamo il nostro Modigliani, che nello stesso periodo visse a Parigi (e certamente i due artisti si incontrarono).

Siamo nei primi anni Novanta dell’Ottocento. Mucha ha trent’anni, qualche commissione sporadica, e si mantiene illustrando libri e riviste.

La svolta arriva il 26 dicembre 1894. Sarah Bernhardt, la più grande attrice di teatro del suo tempo, ha bisogno di un poster urgente per il suo spettacolo Gismonda al Théâtre de la Renaissance. I grafici abituali sono in vacanza. Mucha è disponibile.

Il risultato — una figura allungata, quasi ieratica, con un’aureola floreale e colori pastello che non assomigliavano a nulla di quello che Parigi aveva visto fino ad allora — diventa in pochi giorni un caso. I collezionisti pagano gli attacchini per avere una copia. Qualcuno li ritaglia direttamente dal muro con la lametta.

Mucha diventa famoso praticamente dall’oggi al domani. Sarah Bernhardt lo vuole sotto contratto esclusivo per sei anni. Nasce lo style Mucha, che poi diventerà sinonimo di Art Nouveau, in italiano lo stile liberty.

I successivi anni parigini sono quelli della consacrazione. Mucha produce manifesti per spettacoli, per prodotti commerciali, per esposizioni universali. Le sue figure femminili, sempre avvolte in panneggi sinuosi, sempre circondate da elementi naturali come fiori, foglie, stelle e colori, ridefiniscono l’estetica della comunicazione visiva dell’epoca e gettano le basi per le promozioni e comunicazioni di tutto il Novecento che trovano spunto nell’arte.

La Massoneria: fratellanza e simbolismo in uno stile di vita

Negli anni parigini Mucha entra in contatto con la Massoneria, di cui diventa membro attivo. Non è una parentesi marginale della sua biografia: è una chiave di lettura di tutta la sua opera matura.

Eppure, nonostante il successo, Mucha non si sente a casa a Parigi. Si sente un moravo a Parigi, non un parigino. Questa distanza, col passare degli anni, diventa sempre più difficile da ignorare.

Per Mucha la Massoneria non è una questione di riti segreti o di networking tra potenti. È una visione del mondo: la fratellanza universale tra i popoli, la ricerca di un ordine morale fondato sulla ragione e sulla spiritualità, l’idea che l’arte possa essere uno strumento di elevazione collettiva. Valori che, guardando il suo quadro più celebre, denominato l’Epopea slava, si leggono chiaramente nelle tele: una tensione verso qualcosa di più grande del singolo individuo o della singola nazione.

Tuttavia, nonostante la fama e il successo, Mucha non si sente a casa a Parigi. Si sente un moravo a Parigi, non un parigino. E questa distanza, col passare degli anni, diventa sempre più difficile da ignorare.

Il ritorno in patria e l’Epopea slava

Nel 1910 Mucha torna definitivamente in Boemia. Lascia lo stile decorativo dei manifesti (in patria non particolarmente apprezzato, considerato troppo parigino). Riceve immediatamente l’incarico di decorare il Municipio di Praga (Obecní dům), in particolare la Sala del Sindaco.

Tuttavia, nello stesso periodo ha inizio un progetto completamente diverso. Il progetto della sua vita: l’Epopea slava.

La Slovanská epopej è il progetto della sua vita. Venti tele di dimensioni colossali (le più grandi misurano 8,10 per 6,10 metri), destinate a raccontare la storia e la mitologia dei popoli slavi: dalla Grande Moravia di Cirillo e Metodio, fino alla rinascita nazionale ceca nel XIX secolo. Mucha lavora a questo ciclo dal 1910 al 1928, finanziato in parte da un mecenate americano, il magnate Charles Crane. Una curiosità: questo lavoro richiedeva spazi enormi e il luogo di lavoro, o meglio l’atelier, divenne il castello di Zbiroh, che si trova tra Praga e Pilsen, oggi visitabile con una piacevole gita fuori porta.

Il risultato è qualcosa di completamente diverso dai manifesti parigini. Colori cupi, atmosfere quasi solenni, figure che non seducono ma interrogano. Non è l’Art Nouveau dei poster. È qualcosa di più antico e più ambizioso: un tentativo di costruire, attraverso la pittura, un’identità culturale per un popolo che stava riconquistando la propria indipendenza. La Cecoslovacchia nasce nel 1918 dopo la I guerra mondiale, esattamente a metà del lavoro sull’Epopea.

L’accoglienza, però, è fredda. I critici dell’epoca trovano lo stile anacronistico, lo spirito nazionalista fuori luogo in un paese che aveva appena conquistato la modernità repubblicana. Mucha dona il ciclo alla città di Praga nel 1928, chiedendo in cambio che venga costruito un padiglione apposito per esporlo. Il padiglione non verrà mai costruito.

Chi desidera ammirare oggi la Slovanská epopej deve recarsi al castello di Zámek Moravský Krumlov, in Moravia meridionale, vicino alla città natale di Mucha, a pochi chilometri da Brno. Le venti tele sono attualmente esposte qui e l’accordo di prestito con la città di Praga è stato prorogato fino al 2031.

La vetrata di San Vito e la fine

C’è un’opera di Mucha che chiunque visiti il Castello di Praga vede, spesso senza sapere di chi sia. La vetrata absidale della Cattedrale di San Vito, commissionata nel 1931, rappresenta Cirillo e Metodio con scene della vita dei santi boemi. È un lavoro imponente, dove lo stile decorativo di Mucha convive con lo stile dell’edificio gotico in un modo che funziona sorprendentemente bene.

Nel 1939 i nazisti entrano in Cecoslovacchia. Mucha, che inoltre aveva progettato la grafica della prima banconota e del primo francobollo della Repubblica cecoslovacca, ed era considerato un simbolo del nazionalismo ceco, viene arrestato dalla Gestapo e interrogato. Ha settantanove anni. La situazione lo debilita fisicamente. Muore il 14 luglio 1939, pochi mesi dopo l’occupazione.

L’Apoteosi degli Slavi, nella tela n. 20 che risale al 1926, conclude la monumentale Slovanská epopej di Alfons Mucha. In questa immensa tela l’artista immagina un futuro di pace e cooperazione tra i popoli slavi, dopo secoli di guerre, invasioni e lotte per l’indipendenza. È probabilmente il dipinto che meglio rappresenta il sogno ideale che accompagnò Mucha per tutta la vita.

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Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

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