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Jan Hus: l’uomo che cambiò la Boemia bruciando sul rogo

Jan Hus: teologo, predicatore, rettore dell’università. Morto sul rogo il 6 luglio 1415 a Costanza. Martire per i cechi, eretico per la Chiesa Cattolica di Roma.

Se la Cechia rappresenta il paese con maggiore ateismo in Europa, uno dei motivi è certamente da ricondurre al ruolo di Jan Hus e al movimento Hussita.

Comprendere la figura del martire Jan Hus significa capire qualcosa di fondamentale sull’anima ceca — una certa tendenza a resistere, a non piegarsi e una scarsa attitudine ai poteri forti.

Jan Hus: teologo, predicatore, rettore dell’università. Morto sul rogo il 6 luglio 1415 a Costanza. Martire per i cechi, eretico per la Chiesa Cattolica di Roma.

Un ragazzo povero arriva a Praga

Jan Hus nasce attorno al 1371 a Husinec, un piccolo borgo nella Boemia meridionale. Il nome di famiglia — Hus — significa oca in ceco. Una curiosità che i cechi conoscono bene e che ha dato origine a una profezia attribuita proprio a lui, sul letto di morte: “Oggi bruciate un’oca, ma fra cent’anni verrà un cigno che non potrete bruciare.” Il cigno, secondo la tradizione, era Lutero. Che la profezia sia autentica o meno, il simbolismo ha attraversato i secoli.

Jan arriva a Praga nel 1390, giovane studente senza soldi ma con tanta fame di conoscenza. Si laurea, insegna filosofia, nel 1400 viene ordinato sacerdote. Due anni dopo diventa predicatore della Cappella di Betlemme (Betlemská kaple, sita nella piazza Betlemské náměstí nel centro di Praga) — uno spazio fondato nel 1391 proprio per predicare in lingua ceca, non in latino, e raggiungere il popolo comune.

Questo dettaglio non è secondario. Le predicazioni di Hus, fortemente incentrate sulle Sacre Scritture, sono molto apprezzate dal popolo praghese di condizioni più modeste, a cui Hus si rivolge parlando la sua lingua, mentre il tedesco era la lingua delle élite. È già un atto politico, oltre che religioso.

La corruzione della Chiesa

All’ inizio del Quattrocento l’Europa è un continente in crisi profonda. La Chiesa vive il Grande Scisma d’Occidente: ci sono contemporaneamente due — a tratti tre — papi che si combattono per il ruolo di vero pontefice. Le indulgenze si vendono come merce. I vescovi accumulano ricchezze. Il clero vive ben lontano dall’ideale evangelico e lontano dalla massa, dal popolo.

Già prima dell’arrivo di Hus all’università, quasi il 40% delle terre della Boemia apparteneva alla Chiesa. Significa che dietro la critica religiosa c’è anche una tensione sociale e nazionale molto concreta che parte dal basso.

Jan Hus si nutre delle idee del teologo inglese John Wyclif — la necessità di una chiesa povera, libera dal potere temporale, fondata sulla Scrittura. Condanna la corruzione del clero, della simonia e della vendita di indulgenze. Sostiene il rifiuto di obbedienza alla chiesa istituzionale quando essa non si conforma agli insegnamenti di Cristo.

Il punto di rottura arriva nel 1412, quando viene messa in vendita una nuova serie di indulgenze per finanziare una crociata papale. Hus si scaglia contro dal pulpito della Cappella di Betlemme. A quel punto è già troppo tardi per tornare indietro.

Betlemská kaple oggi

Rettore, scomunicato ed esiliato

Nel frattempo, la sua posizione all’università si era rafforzata. Una riforma dell’amministrazione dell’Università di Praga, decisa da re Venceslao, rovesciò la norma vigente in cui l’elemento tedesco aveva diritto a tre voti e ogni altro ad uno, attribuendo ora tre voti all’elemento nazionale boemo. I professori e studenti tedeschi abbandonarono Praga fondando l’università di Lipsia. Hus viene eletto rettore.

La protezione del re, però, non dura. La scomunica arriva nel 1412. Praga viene posta sotto interdetto — nessun rito religioso è consentito in città finché Hus è presente. Per non danneggiare la popolazione, Jan Hus si ritira volontariamente in campagna.

In quegli anni di esilio scrive la sua opera teologica principale, De ecclesia, e lavora anche alla riforma dell’ortografia ceca — introducendo i segni diacritici che la lingua ceca utilizza ancora oggi nelle parole come č, š, ž.

Un riformatore religioso che lascia un segno sulla lingua: non è cosa da poco.

Costanza, 1414: il viaggio senza ritorno

Nel 1414 Hus viene convocato al Concilio di Costanza, riunito per risolvere lo scisma. Avendo ricevuto un salvacondotto imperiale, pensava di poter difendere con successo il suo credo. Si sbagliava. All’arrivo viene imprigionato. Il processo è una farsa: ogni volta che tenta di spiegare le proprie posizioni viene zittito. Gli viene chiesto di ritrattare. Rifiuta.

Negli interrogatori prima del rogo, Jan Hus aveva fatto notare come proprio il Concilio che lo stava giudicando si reggeva senza Papa, visto che Giovanni XXIII era fuggito e deposto, mentre ancora non se n’era eletto un altro. Un’ironia acuta, in un momento in cui l’istituzione che lo accusava di eresia era essa stessa in uno stato di caos istituzionale.

Il 6 luglio 1415 viene bruciato sul rogo. Le sue ceneri vengono gettate nel Reno, per evitare che qualcuno le conservi come reliquie. Non servirà in quanto la memoria di Jan Hus resta viva e alimenta la cultura boema.

Le guerre hussite e l’eredità

La notizia dell’esecuzione arriva a Praga come una scossa. Un formale documento di protesta sul processo e sull’esecuzione viene sottoscritto da 472 esponenti della nobiltà. È l’inizio di qualcosa di enorme.

Le Guerre Hussite durano dal 1419 al 1434. I cechi respingono cinque crociate bandite contro di loro. Il condottiero Jan Žižka — cieco da un occhio, poi da entrambi — guida eserciti che sembrano imbattibili. Le tattiche militari hussite, basate sui carri armati (vozová hradba), erano così innovative da risultare quasi inattaccabili.

Un secolo più tardi, il 90% degli abitanti delle Terre ceche era rimasto anti-cattolico, aderendo alla Riforma protestante oppure entrando a far parte dell’Unione dei Fratelli Boemi, diretti successori del movimento hussita. Lutero stesso, scoprendo le tesi di Hus, disse: “Siamo stati tutti hussiti senza saperlo.”

Hus oggi: dove trovarlo a Praga

La statua in Piazza della Città Vecchia è il riferimento più ovvio — inaugurata nel 1915, esattamente cinquecento anni dopo la morte. Ma c’è un altro luogo che vale la pena visitare: la Cappella di Betlemme (Betlémská kaple), in Betlémské náměstí, nel quartiere di Staré Město. L’edificio originale fu demolito nel XVIII secolo e ricostruito negli anni Cinquanta del Novecento sulla base dei resti originali. Non è un capolavoro architettonico, ma è un luogo che ha una sua atmosfera. È qui che Hus predicava, in ceco, a migliaia di persone che capivano le sue parole.

Il 6 luglio — giorno della sua morte — è festa nazionale in Repubblica Ceca. Uno dei pochi paesi al mondo che commemorano un eretico medievale come eroe nazionale.

Jan Hus e l’Italia: un legame inaspettato

Hus non era del tutto sconosciuto in Italia: Garibaldi lo citava, e il poeta Giosue Carducci lo menzionò nella sua Ode a Satana tra le figure emblematiche del progresso umano. Sul monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori a Roma, un medaglione raffigura proprio Jan Hus. Segno che nell’Ottocento italiano, anticlericalismo e libertà di pensiero trovavano in Hus un riferimento naturale.

Ma il caso più singolare è quello di Benito Mussolini. Nel 1913 — quando era ancora un giovane giornalista socialista, direttore dell’Avanti! e fervente anticlericale, ben lontano dal diventare il Duce — pubblica a Roma un volumetto intitolato Giovanni Huss il Veridico, per i tipi di Podreca e Galantara. L’opera apparve nella collana Collezione storica dei Martiri del libero pensiero.

L’occasione per scrivere il libro fu data a Mussolini dalla Conferenza Internazionale del Libero Pensiero che avrebbe dovuto tenersi a Praga nel 1915 per commemorare il 500° anniversario della morte di Hus. Il giovane Benito mantenne contatti stretti con František Loskot, rappresentante della sezione ceca dell’organizzazione internazionale del libero pensiero, che gli fornì probabilmente diverso materiale per redigere il libretto.

Il libro — strutturato in sei capitoli, dalla Boemia del Trecento fino alle guerre hussite — è uno scritto anticlericale in cui Hus diventa lo strumento ideale per attaccare la corruzione della Chiesa. Jan Hus non è usato solo per illuminare le perversioni delle autorità ecclesiastiche, ma costituisce anche un modello ideale di leader capace, grazie al suo forte istinto sociale e alla profonda fiducia in un ideale, di fare presa sulle masse, guidarle e difenderle dalle divisioni. Una lettura, quest’ultima, che rivela già qualcosa del Mussolini futuro.

L’opera fu tradotta in ceco nel 1937 e in inglese nel 1929, a New York. È oggi un testo raro, curiosità bibliografica più che fonte storica — ma resta una delle connessioni più inaspettate tra l’Italia e la Boemia del Quattrocento.

Jan Hus non era un rivoluzionario nel senso moderno del termine. Era un uomo di fede che credeva che la Chiesa dovesse essere migliore di quello che era. Eppure quello che ha innescato — con le sue parole, con il suo rifiuto di ritrattare, con la sua morte — ha cambiato la storia dell’Europa centrale in modo irreversibile. Ogni volta che passo davanti alla statua in Piazza della Città Vecchia, mi chiedo quante persone che la fotografano abbiano un’idea di cosa rappresenti davvero, dato che personalmente ci ho impiegato parecchio tempo.

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Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

One reply on “Jan Hus: l’uomo che cambiò la Boemia bruciando sul rogo”

[…] Jan Hus è il nome che divide la storia ceca in un prima e un dopo. Teologo, rettore dell’università di Praga, critico feroce della corruzione della Chiesa, viene bruciato sul rogo a Costanza nel 1415. La sua morte innesca le Guerre hussite: un conflitto che dura decenni e che anticipa di un secolo la Riforma protestante. Ho dedicato un articolo alla figura di questo eroe nazionale (link articolo Jan Hus). […]

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