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Tomáš Garrigue Masaryk, il primo predestinato Presidente cecoslovacco

Tomáš Garrigue Masaryk, primo presidente della Cecoslovacchia eletto nel 1918, è stato una figura poliedrica: scienziato, professore, filosofo, educatore, politico e giornalista.

Venne percepito come un uomo moderno per l’epoca, che dimostrava di voler perseguire i propri valori etici, democratici e di rispetto verso gli altri non esitando di scontrarsi anche con l’opinione pubblica comune.

Non per nulla, il soprannome di Masaryk fu “tatíček”, che letteralmente tradotto in italiano significa papà, a considerazione del fatto che venne considerato fin da subito come il padre della moderna nazione cecoslovacco.

Questa “aura magica” attorno a Masaryk nasce in parte dalla percezione del periodo democratico cecoslovacco (1918-1938) come un “età d’oro”, in cui il Paese raggiunse livelli elevati di industrializzazione e benessere per standard dell’epoca. Tuttavia, è importante non dimenticare la complessità di quel periodo storico, segnato dalla crisi economica mondiale e dall’ascesa di nazionalismi che avrebbero portato all’instaurazione dei totalitarismi e, infine, alla tragedia della Seconda guerra mondiale.

Parliamo comunque di uno dei personaggi più importante della storia ceca, la cui immagine è riuscita a superare l’ostracizzazione da parte del regime comunista, così come il tentativo di lederne l’immagine durante il periodo del protettorato nazista post prima repubblica.

Bibliografia di un predestinato

Tomáš Garrigue Masaryk (indicato spesso anche solo come TGM, oppure talvolta con il nome Tomáš Garik Masaryk), nato il 7 marzo 1850 a Hodonín, nell’attuale Repubblica Ceca, proveniva da una famiglia di origini modeste. Suo padre lavorava come cocchiere per un aristocratico, mentre sua madre, di origini slovacche, svolgeva la mansione di domestica. Nonostante le ristrettezze economiche, Masaryk mostrò fin dalla giovane età una straordinaria intelligenza e una grande sete di conoscenza, qualità che lo spinsero a superare le difficoltà e a cercare un’educazione di alto livello.

Dopo aver frequentato il ginnasio tedesco a Brno, proseguì gli studi a Vienna, dove si laureò in filosofia. Durante questo periodo, sviluppò un forte senso critico e un profondo interesse per le questioni sociali e politiche. Gli studi accademici e l’ambiente culturale viennese contribuirono a formare il suo pensiero progressista, gettando le basi per il suo futuro impegno politico.

In questi anni, Masaryk si interessò particolarmente ai temi legati alla libertà individuale, all’etica e alla giustizia sociale, valori che avrebbero guidato tutta la sua carriera politica. Fu anche influenzato dalle correnti di pensiero europee dell’epoca, maturando una visione politica che si sarebbe rivelata fondamentale per il ruolo chiave che avrebbe giocato nella fondazione della Cecoslovacchia. La sua formazione intellettuale, unita a un forte senso morale, lo rese una delle figure centrali nella storia della nazione ceca e un esempio di integrità politica.

Negli anni successivi, TGM, per sostenere economicamente la sua famiglia, accettò un posto come docente all’Università di Praga, dove si trasferì nel 1882. A quel tempo, la città era divisa tra le comunità ceca e tedesca. Masaryk si distinse subito per le sue idee innovative e il suo approccio non convenzionale agli studenti, trattando temi fino ad allora considerati tabù, come i problemi sociali e la prostituzione, sorprendendo l’ambiente conservatore. Sua moglie, un’americana emancipata, condivideva le sue opinioni progressiste.

Nonostante le sue posizioni divergenti e alcune contraddizioni rispetto alla cultura dominante, Masaryk fu accettato e rispettato dalla società ceca fin dall’inizio. Da una prospettiva protestante, egli criticò alcune caratteristiche della Chiesa cattolica, chiedendo una riforma radicale, poiché riteneva la religione essenziale per una società moderna e moralmente giusta.

Masaryk si creò una solida rete di amicizie, in particolare tra i suoi studenti e i collaboratori della rivista Athenaeum, che fondò lui stesso. Tuttavia, una delle controversie più significative della sua carriera riguardò l’autenticità dei manoscritti di Královédvorský e Zelenohorský, considerati tesori della letteratura ceca. Masaryk sostenne che fossero falsi, scatenando l’ira di molti nazionalisti, che lo considerarono un traditore. Questa vicenda segnò una frattura con una parte del movimento nazionalista, ma rafforzò la sua posizione di intellettuale coraggioso e indipendente.

Masaryk, politico determinato

Tomáš Garrigue Masaryk iniziò a lavorare attivamente nel campo della politica negli anni 1890, collaborando con figure come Josef Kaizl e Karel Kramář. Masaryk formulò un nuovo orientamento politico basato sul “realismo”, opponendosi al romanticismo nazionalista del suo tempo. Sosteneva l’importanza di una “conoscenza scientifica accurata delle cose”, un approccio razionale che cercava di superare le illusioni romantiche della politica. La rivista Čas (Tempo) divenne la tribuna dei realisti, attraverso la quale Masaryk e i suoi colleghi diffusero le loro opinioni, sebbene a un pubblico limitato.

Nel 1891, Masaryk venne eletto al Parlamento austriaco e alla Dieta provinciale, rappresentando il Partito dei Giovani Boemi. Tuttavia, la sua carriera politica si interruppe temporaneamente quando la sua famiglia si allargò con la nascita di Jan e Olga. Durante questo periodo, si dedicò principalmente all’attività letteraria e accademica, pubblicando numerosi studi e articoli scientifici. Partecipò inoltre alla creazione del Dizionario Otto dell’apprendimento, un progetto enciclopedico di grande importanza, e contribuì a riviste come Naše doba e Čas.

Masaryk non esitava a criticare apertamente la limitatezza di vedute della società ceca, opponendosi al nazionalismo basato su odio e pregiudizi, in particolare verso i tedeschi e gli ebrei. Nel 1899, difese pubblicamente Leopold Hilsner, un ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, esponendosi contro l’antisemitismo crescente.

Durante la Prima guerra mondiale, Masaryk divenne un sostenitore dell’indipendenza della nazione ceca e della separazione dall’Impero austro-ungarico. Nel suo libro “Nuova Europa: un’opinione slava”, giustificava la necessità di un sistema statale migliore in Europa orientale e prefigurava una futura cooperazione tra Stati europei sotto forma di una federazione democratica. TGM riteneva infatti che fosse terminato il periodo delle teocrazie, ed era giunto il momento di consolidare i regimi democratici basati su principi etici moderni.

Nel suo percorso verso l’indipendenza ceca, Masaryk lavorò per rendere visibile la causa ceca a livello internazionale. Nel 1915, lasciò l’Europa centrale per stabilire contatti diplomatici in Svizzera, Francia e Inghilterra, con il supporto di Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik. In seguito, si trasferì in Russia per organizzare le legioni ceche e slovacche. Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, Masaryk si recò in America, dove lanciò una campagna di persuasione tra i cechi e slovacchi americani, e lavorò per influenzare il presidente Woodrow Wilson, contribuendo a cambiare la sua posizione riguardo alla monarchia austro-ungarica.

Masaryk primo presidente della neonata Cecoslovacchia

Il 14 novembre 1918, in seguito alla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico alla fine della Prima guerra mondiale, la Cecoslovacchia fu ufficialmente riconosciuta come Stato indipendente, e Tomáš Garrigue Masaryk fu eletto suo primo presidente. Questo evento rappresentava il coronamento di anni di lavoro diplomatico, politico e intellettuale da parte di Masaryk, che, insieme a Edvard Beneš e Milan Rastislav Štefánik, aveva convinto le potenze occidentali della necessità di creare una nuova nazione. Il suo ruolo non fu solo quello di un leader simbolico, ma anche di un abile statista che guidò il Paese attraverso anni di grande incertezza e sfide complesse.

Durante la sua presidenza, Masaryk si trovò ad affrontare una serie di difficoltà interne ed esterne. Una delle prime sfide fu l’integrazione di popolazioni con diverse etnie e culture, in particolare la convivenza tra cechi, slovacchi e le minoranze tedesche, ungheresi e ucraine. Il sistema politico cecoslovacco, ispirato ai principi democratici occidentali, si fondava su un governo parlamentare che cercava di bilanciare queste differenze etniche e culturali. Masaryk, che credeva profondamente nei valori della democrazia e del liberalismo, fu abile nel gestire le tensioni, promuovendo una visione di unità e coesistenza.

Sul piano economico, il Paese dovette affrontare le difficoltà della ricostruzione postbellica e della modernizzazione. La Cecoslovacchia ereditava una parte significativa dell’industria austro-ungarica, ma il processo di integrazione delle varie componenti economiche non fu semplice. Masaryk sostenne politiche di sviluppo industriale e agricolo, cercando di bilanciare le necessità delle diverse regioni del Paese, con un’attenzione particolare alle problematiche sociali, che avevano sempre avuto un posto centrale nel suo pensiero. Alla fine degli anni Venti, il mondo dovette affrontare la Grande Depressione, che ebbe ripercussioni anche in Cecoslovacchia.

Non mancarono le sfide internazionali. Le tensioni con i vicini, in particolare con la Germania e l’Ungheria, furono costanti, specialmente a causa delle rivendicazioni territoriali. La Cecoslovacchia dovette anche confrontarsi con il crescente nazionalismo in Europa e, negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazionalsocialismo. Masaryk comprese presto i rischi rappresentati dai regimi totalitari e cercò di mantenere la Cecoslovacchia come un baluardo di democrazia in un continente sempre più polarizzato.

Il suo approccio era improntato a un realismo politico, ma allo stesso tempo era guidato da un profondo senso morale. Masaryk si distingueva per la sua capacità di conciliare principi etici con le necessità pratiche della politica. Era noto per il suo motto, “Non temere e non rubare”, che rifletteva la sua visione di una leadership fondata sull’integrità personale e sulla giustizia. Questa integrità gli valse il rispetto non solo all’interno del Paese, ma anche sulla scena internazionale, dove veniva visto come un leader capace di mediare e costruire ponti.

Nel 1935, Masaryk decise di abdicare per motivi di salute, lasciando la presidenza nelle mani del suo fedele collaboratore Edvard Beneš. Nonostante l’abbandono della vita politica attiva, Masaryk rimase una figura di riferimento morale per la nazione. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Lány, una residenza dove poteva ritirarsi in tranquillità, ma continuò a essere consultato su questioni di importanza nazionale.

La sua morte, avvenuta il 14 settembre 1937 per polmonite, segnò la fine di un’era per la Cecoslovacchia. Per milioni di cittadini cecoslovacchi, che seguirono con emozione le sue ultime ore via radio, Masaryk rappresentava non solo il fondatore della Repubblica, ma anche un simbolo di grandezza morale e integrità politica.

In definitiva, la figura di Masaryk, con tutte le sue luci e le poche ombre, rimane una pietra miliare della storia cecoslovacca, incarnando l’ideale di una leadership morale e democratica che ha resistito alle tempeste della storia. Solo il presidente Václav Havel, eletto nel 1989 dopo la rivoluzione di velluto, è in grado competere per popolarità e messaggio alle generazioni future.

Masaryk e la moglie Charlotte – un grande amore

Tomáš Masaryk e Charlotte Garrigue si conobbero nel 1877 a Lipsia, in Germania, mentre Masaryk stava completando i suoi studi. Il loro incontro fu immediatamente significativo, poiché entrambi condividevano una visione progressista della vita e una forte passione per le questioni sociali e intellettuali.

Si sposarono il 15 marzo 1878 a Brooklyn, New York, dopo un periodo di corrispondenza, e Charlotte cambiò ufficialmente il suo nome in Charlotte Garrigue Masaryková, unendo il cognome del marito al suo. Anche il marito Tomáš cambiò il proprio cognome, inserendo il quello della moglie, Garrigue. Si trattó di un gesto simbolico di rispetto e parità tra i coniugi, molto innovativo per l’epoca. Questo rifletteva anche i valori di uguaglianza e modernità che caratterizzavano il loro pensiero e la loro visione della società.

La coppia ebbe cinque figli, che contribuirono ulteriormente a rafforzare il legame familiare e l’equilibrio nella vita di Masaryk. Ricordiamo la primogenita Alice nata nel 1879, che di fatto ricoprì il ruolo di first lady e consigliera del padre negli anni della presidenza, e Jan Masaryk, nato nel 1866, che divenne uno statista e diplomatico di rilievo nella Cecoslovacchia postbellica e noto per la triste fine rappresentata da un suicidio, che tuttavia ha dei connotati di omicidio politico, proprio nei giorni successivi al colpo di stato che portò al potere i comunisti nel 1948. Nonostante il forte legame tra Masaryk e Charlotte, quest’ultima dovette affrontare gravi problemi di salute mentale negli ultimi anni della sua vita. A partire dai primi anni del XX secolo, Charlotte cominciò a manifestare sintomi di disturbi psichiatrici, probabilmente legati a depressione e a episodi psicotici. Questo rappresentò una sfida importante per la famiglia, ma Masaryk rimase sempre profondamente legato a lei e cercò di fornirle tutto il supporto possibile. La condizione di Charlotte peggiorò nel corso degli anni, influenzando anche la vita personale di Masaryk, che cercava di conciliare la cura della moglie con i suoi impegni politici. Charlotte morì nel 1923, lasciando un vuoto significativo nella vita di Masaryk, che la considerava non solo sua moglie, ma anche la sua più grande alleata.

Masaryk e l’Italia

Negli anni successivi alla fondazione della Cecoslovacchia, TGM compì diversi viaggi in Italia, soprattutto per motivi di salute. Il più significativo fu il suo soggiorno sull’isola di Capri nel 1921 e 1922, durante i quali cercò di riprendersi da una lunga malattia. Questo periodo rappresentò il primo viaggio all’estero prolungato del presidente dopo il suo ritorno in patria nel 1918. A causa delle sue condizioni fisiche, i medici consigliarono un soggiorno in un clima più mite, e fu scelta Capri, che Masaryk aveva già visitato nel 1913 con la figlia Alice, incontrando anche lo scrittore russo Maksim Gorkij.

Nel maggio 1921, Masaryk e il suo entourage si recarono a Capri in treno e nave, soggiornando a Villa Sirena, mentre nel 1922 si stabilirono nella più modesta Villa Discopoli. I suoi viaggi non erano semplici ritiri, ma combinavano relax e cura con doveri ufficiali: Masaryk continuava a gestire la corrispondenza politica e gli affari di Stato, rimanendo in costante contatto con l’Ufficio presidenziale a Praga grazie al telegrafo e a corrieri diplomatici. La sua assenza, che durava diversi mesi, era attentamente pianificata e discussa con il governo per evitare ripercussioni sulla politica interna.

Durante i soggiorni a Capri, Masaryk non si limitò a recuperare le energie, ma continuò a dedicarsi all’attività letteraria, iniziando a scrivere le sue memorie di guerra, “La rivoluzione mondiale”, nel 1922. Si dedicò anche alla vita sociale, ricevendo diplomatici, artisti e giornalisti, promuovendo così l’immagine della Cecoslovacchia all’estero. Masaryk, sempre attento a valorizzare il proprio Paese, regalava oggetti in vetro ceco a chi incontrava, dimostrando la sua capacità di coniugare interessi personali e promozione nazionale.

I viaggi a Capri rafforzarono il presidente cecoslovacco, che poté così affrontare con maggiore vigore i compiti gravosi della sua presidenza negli anni successivi. Al contempo, questi soggiorni stabilirono una tradizione per i futuri presidenti cecoslovacchi, che avrebbero seguito un modello simile per i loro viaggi privati.

Il legame tra Masaryk e l’Italia si consolidò ulteriormente durante questi soggiorni, mostrando un profondo rispetto per la cultura e il territorio italiani.

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Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

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