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Storia

Cirillo e Metodio: le origini glagolitiche delle identità slave

Cirillo e Metodio – dove nasce l´identitá dell´Europa centro orientale

Ci sono storie che, a prima vista, sembrano lontane. Nomi difficili, IX secolo, missioni religiose… e invece, se vivi a Praga abbastanza a lungo, capisci che Cyril e Metoděj non sono solo due santi: sono una chiave per leggere l’anima dell’Europa centrale e orientale.

Peraltro, il 5 luglio è festa nazionale in Repubblica Ceca in onore di questi missionari che furono santificati. Nel 1980 Giovanni Paolo II li ha inoltre proclamati compatroni d’Europa (con San Benedetto da Norcia).

Due fratelli, una visione moderna (con 1.200 anni di anticipo)

Nati a Thessaloniki, in una città già allora multiculturale, questi due fratelli crescono in un ambiente dove il greco si mescola con le lingue slave, e con impronta bizantina.

Uno è più concreto, amministrativo che guadagna anche la posizione di amministratore di una zona dell’Impero bizantino (Metodio, di nome Michele).

L’altro è un intellettuale puro, che riceve un’istruzione raffinata a Costantinopoli fatta di grammatica, retorica, astronomia e musica (Cirillo, al secolo Costantino).

Cirillo viene chiamato in causa dall’imperatore Michele III attorno ai 35 anni di etá: i Cazari del Mar d’Azov vogliono un dotto capace di confrontarsi con ebrei e saraceni sul piano teologico. È in questa occasione che i due fratelli si riuniscono, dando vita alla prima di una lunga serie di missioni comuni.

Due anni più tardi, nell’863, arriva la chiamata della Grande Moravia. Questa volta la posta in gioco è politica oltre che religiosa: occorre arginare l’influenza germanica, e per farlo occorrono missionari che conoscono la lingua slava.

In Moravia svolgono una grande opera di proselitismo, avvicinandosi alla popolazione locale.

Cirillo e Metodio spingono il loro lavoro ben oltre i confini della missione. Rendendosi conto dell’ostacolo insormontabile che il latino e il greco rappresentavano per la trasmissione delle Scritture ai popoli slavi, i due fratelli — dopo digiuni e preghiere, secondo la tradizione — creano un alfabeto del tutto nuovo: il glagolitico, passato alla storia anche con il nome di cirillico. Quaranta caratteri, derivati per la maggior parte dal corsivo greco medievale.

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Storia della scrittura

L’alfabeto glagolitico

Perché il cirillico si fermò alla frontiera

La risposta è quasi matematica: la diffusione della scrittura cirillica presso i popoli slavi seguì fedelmente il confine tra le due chiese — quella di Roma e quella di Costantinopoli. Chi fu evangelizzato da Roma adottò il latino; chi lo fu da Bisanzio adottò il cirillico.

La Moravia — cuore dell’odierna Repubblica Ceca — ricadde nel primo campo. Ma la storia ha un’ironia: fu proprio qui che Cirillo e Metodio operarono. Quando nell’870 il principe Rastislav fu deposto dal nipote Svatopluk, più accondiscendente verso il clero franco-tedesco, si scatenò una persecuzione contro Metodio e i suoi discepoli, accusati di eresia, incarcerati o venduti come schiavi. Il glagolitico fu bandito dalla Moravia.

L’alfabeto slavo sopravvisse dunque altrove — in Bulgaria, in Serbia, nei territori ortodossi — mentre la Boemia e la Moravia rimanevano saldamente nell’orbita latina. La linea di confine tra i due alfabeti coincide ancora oggi con l’antica frontiera religiosa tra Roma e Costantinopoli: una divisione che nessuna rivoluzione politica, nemmeno il comunismo del Novecento, è riuscita davvero a cancellare.

I caratteri glagolitici e le corrispondenze latine
* Le corrispondenze latine indicano il valore fonetico approssimativo di ciascun carattere glagolitico
Glagolitico Slavi Moravia Storia medievale
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“Se vuoi che un popolo ti capisca, devi parlare la sua lingua”

Può sembrare ovvio, tutto questo. Non lo era affatto.

All’epoca la liturgia aveva tre lingue ammesse: latino, greco, ebraico. Punto. L’idea che Dio potesse essere pregato in slavo — una lingua “barbara”, priva persino di una scrittura propria — era, per i contemporanei, quasi scandalosa.

Cirillo e Metodio rompono questo schema con una semplicità disarmante: inventano un alfabeto, traducono i testi sacri, e facendo questo riconoscono alla lingua degli Slavi una dignità che nessuno le aveva mai attribuito. Non a caso vengono accusati di eresia. Eppure alla fine è Roma stessa, con papa Adriano II, a dar loro ragione (si narra che andó loro incontro in processione).

Ma la portata di quello che stavano facendo andava ben oltre la missione religiosa. Ogni popolo che ottiene una scrittura propria smette di essere periferia di qualcun altro. Cirillo e Metodio non stavano solo evangelizzando: stavano costruendo identità.

L’opera straordinaria di Cirillo e Metodio

Le grandi fatiche cui si sottopongono minano la salute del più giovane. Il 14 febbraio 869 Cirillo, divenuto monaco, muore dopo una malattia. Metodio viene consacrato vescovo e continua la missione di sempre in Moravia, superando ostilità e incomprensioni, e istruendo discepoli nella traduzione dei testi sacri. Si spegne nell’885 e viene sepolto nella cattedrale di Velehrad, oggi luogo di culto nella regione morava.

Cirillo e Metodio non hanno lasciato solo un alfabeto. Hanno lasciato l’idea — rivoluzionaria per il loro tempo — che ogni popolo meritasse di pregare, pensare e scrivere nella propria lingua. Un’idea che ha plasmato l’identità culturale di metà Europa molto più di qualsiasi conquista militare.

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Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

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