Categorie
Arte Storia

Paneláky: gli edifici che hanno costruito la Cecoslovacchia

Le conigliere, simboli dell´est europeo, analizzati con gli occhi contemporanei.

Un recente articolo pubblicato dalla Accademia della Scienza ceca ha analizzato sotto di versi punti di vista la realtá dei paneláky, ossia delle costruzioni a pannelli frutto del boom edilizio degli anni 60-80 che ha interessato l’allora Cecoslovacchia. Ho trovato questo articolo molto interessante e pertanto ha ispirato questo post.

I paneláky sono grandi edifici residenziali prefabbricati in cemento, spesso associati a un’estetica severa, ripetitiva, talvolta giudicata fredda e ricordo del periodo totalitario.  Non sono una prerogativa della Repubblica Ceca, ma hanno condizionato l’edilizia urbana di tutti i paese del c.d. blocco sovietico.

Eppure, dietro queste facciate grigie (che fortunatamente oggi hanno colori diversi a seguito di ristrutturazioni) si nasconde una storia molto più complessa, fatta di urgenze sociali, pianificazione urbana e vita quotidiana di milioni di persone. Si stima che un terzo della popolazione ceca vive in questi edifici, pertanto la valenza negativa è solo apparente, e circoscritta solo ad alcune zone che ricordano dei ghetti (peraltro non nella capitale Praga, ma in zone più disagiate).

Ma cosa sono davvero i paneláky? E perché continuano a essere così centrali nel paesaggio urbano ceco?

Un fenomeno abitativo di massa

I paneláky nascono come risposta rapida alla drammatica carenza di alloggi nel secondo dopoguerra. Il principio era semplice e, per certi versi, rivoluzionario:

  • prefabbricare gli elementi strutturali in stabilimento;
  • assemblarli rapidamente in loco;
  • ridurre tempi e costi di costruzione.

Il risultato è stato impressionante: in pochi decenni sono sorti interi quartieri residenziali, i cosiddetti sídliště, capaci di ospitare centinaia di migliaia di persone. Si tratta di una componente importante del sistema abitativo nazionale.

Era corrente che le famiglie giovani attendessero l’attribuzione di un alloggio da parte del Comune e gli appartamenti dei paneláky rappresentavano un punto di arrivo. Alcune aziende statali inoltre avevano i propri edifici che venivano assegnati alle famiglie dei lavoratori.

Non solo edifici, ma quartieri completi

Uno degli errori più frequenti è valutare i paneláky come singoli palazzi isolati. In realtà, essi sono stati progettati come parti di un ecosistema urbano più ampio.

I sídliště includevano:

  • scuole e asili;
  • negozi e servizi di base;
  • trasporti pubblici;
  • spazi verdi e aree gioco.

Dal punto di vista urbanistico, l’obiettivo non era soltanto “dare un tetto”, ma creare quartieri autosufficienti, in cui la vita quotidiana potesse svolgersi senza lunghi spostamenti.

Con il senno del poi, furono sottovalutati i posti auto (d’altra parte la motorizzazione degli anni Sessanta e Settanta era ben diversa da quella attuale).

Il peso degli stereotipi: le “králíkárny”

Nel linguaggio comune ceco, i paneláky sono spesso stati definiti králíkárny, letteralmente “conigliere”: un termine ironico, a volte sprezzante, che richiama spazi ridotti, anonimato e omologazione. Certamente, le pareti “di cartone” e gli isolamenti non proprio ideali sono rimasti nel sottobosco culturale dei cechi come elemento di derisione.

Tuttavia, le previsioni negative che talvolta si facevano per questi luoghi fin dagli anni Ottanta (ghetti, poco resistenti al tempo, destinati alla demolizione), tranne che per alcune eccezioni, non si sono realizzate. Al contrario, con la situazione attuale sul mercato immobiliare, dove il costo delle case é lievitato a prezzi proibitivi, i paneláky rappresentano oggi una soluzione funzionale e tutto sommato piú economica per poter vivere (seppure oggi, a Praga, il prezzo per m2 supera i 3/4.000 eur per m2 anche in queste abitazioni).

Possiamo affermare che la percezione negativa, fortunatamente, non racconta tutta la verità.

Molti appartamenti risultano funzionali, ben distribuiti e, soprattutto, inseriti in quartieri con servizi e verde che non sempre si ritrovano nelle nuove periferie moderne.

Perché i paneláky continuano a funzionare

Come già sottolineato, a distanza di decenni, questi edifici restano attrattivi per diversi motivi:

  • prezzi relativamente accessibili rispetto al nuovo costruito;
  • coefficienti energetici estremamente positivi che consentono un risparmio dei costi correnti;
  • buona infrastruttura urbana già esistente;
  • collegamenti efficienti con il centro città;
  • comunità consolidate e funzionanti

Negli ultimi anni, inoltre, molti paneláky sono stati ristrutturati: isolamento termico, nuovi ascensori, facciate colorate, miglioramenti energetici. Interventi che hanno contribuito a cambiare radicalmente la percezione di questi edifici, senza snaturarne la funzione originaria. In parte tali costi sono stati coperti con i sussidi europei.

Un’eredità urbana da comprendere, non da rimuovere

Che piaccia o no, i paneláky fanno parte della storia urbana e sociale della Repubblica Ceca. Sono il riflesso di un’epoca, di un modello economico e di una precisa idea di welfare abitativo.

Liquidarli come un “errore del passato” è una semplificazione. Più corretto è considerarli per ciò che sono: una risposta concreta a un bisogno reale, con limiti evidenti, ma anche con elementi di sorprendente resistenza al tempo.

Certamente, i paneláky non sono capolavori architettonici, ma nemmeno semplici mostri di cemento. Sono luoghi vissuti, abitati, adattati nel tempo che rappresentano un giusto equilibrio tra costi, servizi e qualità della vita.

Capirli significa capire un pezzo fondamentale della società ceca contemporanea.

Avatar di RM

Di RM

Vivere in un altro Paese non è immediato.
È una serie di adattamenti quotidiani.
Alcuni piccoli, altri decisivi.
Dopo un po’, ti accorgi che le cose che per te sono normali,
per altri non lo sono affatto.
E viceversa.
Questi sono appunti.
Appunti da Praga.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.